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1 Market Report ECONOMIA &MERCATO ATTUALITÀ - PERSONAGGI - TRENDS Influenza A Attualità: What s On Influenza A Inizia il conto alla rovescia Medicina personalizzata I farmaci intelligenti Laboratorio in miniatura La diagnosi è tascabile Centri di ricerca Accorpamenti convenienti Inizia il conto alla rovescia Anche se i bambini dovrebbero esserne i più colpiti, per loro non è stato approntato alcun vaccino. Le informazioni sono contrastanti e i farmaci forse troppi. Nel nostro paese poca chiarezza e qualche allarmismo eccessivo sul virus Mentre Anthony Fauci, massimo esponente della ricerca americana sulle malattie infettive, ha aperto una conferenza stampa sul virus H1N1 affermando: "Non chiedetemi cosa accadrà perché non lo so", scienziati e ministri prendono tempo e usano il condizionale, senza sapere cosa realmente dovremmo aspettarci sull evoluzione della malattia. Intanto, il tempo stringe e coloro ai quali spettano decisioni epocali non possono più rimandare. In tutto il mondo, infatti, i governi allestiscono piani anti- pandemici. Ecco qual è la situazione italiana. Cosa deve fare chi si accorge di avere i sintomi dell'influenza? Andare al pronto soccorso? Cercare una farmacia che gli venda il Tamiflu? La Gran Bretagna ha le idee molto chiare e molto drastiche: il National Pandemic Flu Service raccomanda prima di tutto di non uscire di casa, controlla per telefono i sintomi e, se c'è un fondato sospetto che si tratti di nuova influenza, rilascia un numero che autorizza un familiare a ritirare gratuitamente il medicinale in farmacia. Un sistema che evita l'aggirarsi per le città di gente infetta e alleggerisce il carico di lavoro sui medici, ma rischia di provocare un abuso del medicinale. Abuso che, ad oggi, è la regola in Italia: il governo ha raccomandato di utilizzare il prodotto con parsimonia, ma un'inchiesta condotta da Altroconsumo ha mostrato che, alla fine di luglio, 14 farmacie su 20, tra Milano e Roma, hanno venduto l'antivirale senza richiedere la ricetta del medico, un comportamento che danneggia il malato (il farmaco ha controindicazioni ed effetti collaterali), e rischia di esaurire le scorte disponibili e di favorire la comparsa di resistenze. "Nella stragrande maggioranza dei casi la malattia si cura a casa come una comune influenza", raccomanda Andrea Gori, primario di malattie infettive al San Gerardo di Monza: "E per quanto riguarda il farmaco, va riservato ai casi a rischio e ricoverati in ospedale. Non ha senso usarlo a tappeto perché non modifica in maniera significativa l'andamento della malattia, che di solito passa da sola". Per quelle categorie a rischio, soprattutto obesi e donne in gravidanza, che sembrano particolarmente esposti ai rischi di questa nuova infezione gli stessi medici di famiglia si trovano in difficoltà nel fornire precise indicazioni. Vaccino oppure no? "Senza vaccino le previsioni indicano che ci saranno più di 10 milioni di casi il prossimo inverno", spiega Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell'istituto superiore di sanità: "Una cifra che con il piano vaccinale contiamo di ridimensionare sotto i 4 milioni, un numero non troppo lontano dalla quantità di casi che si verificano durante una normale stagione invernale". Il problema è che questi casi non sostituiranno, se non in parte, quelli dell'influenza stagionale: sebbene i dati raccolti nell'emisfero sud del mondo, dove l'inverno sta per finire, mostrano che il nuovo virus ha dominato la scena, gli altri non sono certo spariti: "Ecco perché è importante che le tradizionali categorie a rischio per l'influenza stagionale non rinuncino al loro abituale vaccino, raccomanda Gori: "Per chi li deve fare entrambe, non ci dovrebbero essere interazioni o neutralizzazioni reciproche". Ma di questa cosa purtroppo nessuno è davvero certo, nemmeno Fauci, stando a quanto ha dichiarato. "Del vaccino pandemico è difficile stabilire per ora il rapporto tra rischi e benefici", conclude Remuzzi. Non solo, il piano del ministero prevede di vaccinare il 40% della popolazione in due fasi successive (la prima tra ottobre e novembre, e la seconda nei primi mesi del 2010). Il vaccino sarà offerto gratuitamente nelle strutture pubbliche ma non obbligatorio. Molte persone si chiedono se ne vale la pena, visto che la copertura non risulta del 100%, e se è sicuro visto che è stato approvato con una procedura più rapida, senza aspettare i risultati dei test clinici che ne accertino la sicurezza. "Il prodotto dovrebbe essere sicuro", sostiene Emanuele Montomoli, dell'università di Siena: "Perché solo il ceppo virale è nuovo, ma il suo vettore e il procedimento con cui è prodotto erano già stati approvati in precedenza, in previsione dell'aviaria". Prosegue Remuzzi: "Gli unici dati finora a disposizione riguardano soltanto cento persone vaccinate. Per vedere se ci sono rischi, bisogna aspettare che lo ricevano in un numero almeno mille volte superiore". A preoccupare è il ricordo di una vaccinazione di massa effettuata in fretta e furia negli Stati Uniti nel 1976 che indusse gravi effetti collaterali (come la paralisi temporanea chiamata sindrome di Guillain Barrè) nella popolazione vaccinata. Ma secondo gli esperti, il danno sarebbe inferiore a quello indotto dalla malattia stessa. Tenera età Il tema bambini è quello più caldo: negli USA infatti saranno vaccinati per primi, anche per bloccare la trasmissione del contagio che spesso passa proprio attraverso piccoli e ragazzi. A New York, il comune ha arruolato i 'Flu Fighters' che andranno a vaccinare i bimbi nelle scuole elementari (ma opereranno anche nei centri per gli anziani, nei luoghi di culto e nei ritrovi pubblici). Il piano del governo italiano, invece, lascia i più giovani alla seconda fase di vaccinazione mentre alle donne in gravidanza non fa riferimento. Eppure anche l'apposito Comitato europeo le ha inserite nei gruppi a maggiore priorità. "Stiamo aspettando i risultati degli studi clinici che rassicurino sulla sicurezza del vaccino in questa categoria così delicata", spiega Rezza: "Non appena ne sapremo di più potremo inserirle subito nel piano". settembre

2 ATTUALITÀ - Medicine intelligenti a cura di Maria Elena Monti I farmaci personalizzati Presto la mappatura genetica del DNA costerà solo 1000 dollari e grazie alle molecole biotech vi saranno cure efficaci per ogni paziente. Le grandi multinazionale hanno gia spostato le loro risorse in questa direzione È molto più importante conoscere la persona affetta dalla malattia che la malattia stessa : ecco, la risposta sta tutta qui, nel concetto espresso da Ippocrate, padre della medicina, nel lontanissimo 400 A. C. che risulta oggi di estrema attualità con lo sviluppo della medicina personalizzata e dei farmaci cosiddetti intelligenti. Il medico, il chirurgo, sono sempre più proiettati nel cuore della cellula malata. Senza distruggere, ma correggendo l errore, quindi, e conoscendo il Dna di un paziente si può curarlo in modo specifico, adatto alle sue caratteristiche. Conoscendo solo la malattia, invece, così come è accaduto fino ad oggi, con la medicina moderna, si puntava su farmaci di massa mai davvero in grado di curare tutti i pazienti. Spesso, come nel caso dei tu mori, arrecando alla fine più danni che benefici. Per questo motivo, le multinazionali del farmaco hanno cambiato rotta. Pfizer, Novartis, Sanofi- Aventis, GlaxoSmithKline, Roche, As tra zeneca, J&J, Merck Serono, Eli Lilly, Wyeth, Amgen- Dompè, hanno spostato capitali verso il biotech, sviluppandolo o acquisendo aziende leader del settore, ed è partita la corsa all oro dei farmaci personalizzati e dei kit diagnostici per leggere i geni di una persona. A fini di prevenzione e allo scopo di individuare le mutazioni che favoriscono i tumori o le malattie rare: tutte situazioni che possono, o potranno, venire corrette da rimedi ad hoc. In ballo ci sono miliardi di euro. Novecento nuove molecole intelligenti a vari livelli di sperimentazione. Prima di tutto proprio per quanto riguarda i tumori, ma anche relativamente alle malattie auto- immunitarie, ematologiche. E ancora, per l artrite reumatoide, l allergia, la maculopatia degenerativa che porta alla cecità, la psoriasi. Il test per analizzare il genoma di ognuno di noi si muove verso prezzi sempre più economici: nel 2010, da una goccia di sangue, sarà possibile ricavare la fotografia di tutti i nostri geni a un costo che secondo le previsioni potrebbe non superare di molto i mille dollari. Nell arco del ventesimo secolo si è assistito a una riduzione dei tassi di mortalità senza precedenti nella storia dell umanità. Nei Paesi sviluppati l aspettativa di vita alla nascita è aumentata di circa trent anni. Il filone dei primi farmaci intelligenti, gli antiangiogenetici (quelli che impediscono ai tumori di sviluppare una loro rete sanguigna per alimentarsi), è nato grazie agli studi innovativi di Judah Folkman, ispirato (per sua stessa ammissione) dalle ricerche di un italiana, Elisabetta Dejana. Diceva Folkman: Non importa distruggere il tumore, è sufficiente tenerlo sotto controllo. Trasformarlo in ma lattia cronica, quindi, che non impedisca una buona qualità della vita. Lo sviluppo dei farmaci sulfamidici e della penicillina nella prima metà del secolo, quelli antipertensivi, diuretici, betabloccanti, e Ace inibitori a partire da gli anni Cinquanta, le terapie anti-retrovirali e le nuove medicine oncologiche dagli anni No vanta in poi rappresentano solo alcune delle innovazioni farmaceutiche fondamentali che hanno maggiormente contribuito all abbattimento dei tassi di mortalità. Eppure, a parte i più recenti medicinali messi a punto, i farmaci di solito riescono a curare completamente solo il 40% della popolazione malata di una determinata malattia. Con la personalizzazione quindi si punta al 100%. Si legge nell ultimo rapporto del Cerm (Competitività- Regolazione- Mercati): «Gli studi condotti da Frank Lichtemberg (Columbia University, New York) e Bengt 22 settembre 2009

3 Medicine intelligenti Jönsson (Istituto Karolinska, Stoccolma) mostrano in particolare come, a parità di altre condizioni, una maggiore disponibilità di medicinali innovativi abbatte il tasso di mortalità». La probabilità di sopravvivenza dei pazienti appare inversamente correlata rispetto all età media dei prodotti farmaceutici impiegati, misurata a partire dal primo lancio mondiale di tali farmaci. Quindi maggiori risultati di cura se si riduce il periodo intercorrente tra la prima immissione del farmaco in commercio (tipicamente negli Stati Uniti) e il lancio in Italia. E se i nuovi trattamenti sostituiscono rapidamente le vecchie cure (effetto diffusione). Altro effetto importante è il cambiamento della ricerca. Anche in Italia, dove i fondi non sono molti come è noto, stanno sorgendo le torri biologiche per cell-factory, nanotecnologie e produzione di molecole biotech. Ecco la coltivazione di fattori di crescita, di rigenerazione, di cellule staminali (per lo studio di quelle tumorali), la terapia genica, bombe radioterapiche che esplodono solo nel tumore, i bio-enzimi che correggono malattie rare, i biovettori che portano i killer solo nelle cellule malate da eliminare. A Milano, Genova, Roma, Palermo (a Carini), a Forlì-Cesena, a Napoli. Investimenti di milioni di Euro a cui partecipano associazioni come l Airc e Telethon, aziende farmaceutiche, fondazioni bancarie. È il presente della medicina, e l Italia potrebbe vera mente decollare investendo in cervelli e ricerca, attirando da altri Paesi scienziati, pazienti e studenti in biotecnologie. E convogliando investimenti dalle multinazionali che ora si concentrano nei laboratori americani (Boston in particolare) e in quelli inglesi. Intanto i farmaci intelligenti contro i cosiddetti big killer, arrivano, via via, all approvazione, costosi ma efficaci. Bersagli: cancro ai polmoni, alla mammella, alla prostata. Come i radiofarmaci che consentono di riconoscere, colpire e curare alcune serie patologie quali tumori tiroidei, neuroendocrini, tumori al cervello, linfomi e altri ancora. Ogni anno centinaia di pazienti arrivano anche dall estero, in particolare da Spagna, Francia e pure dagli Stati Uniti. Al congresso 2009 dell American society for clinical oncology (Asco), svoltosi a Orlando, oltre 200 lavori scientifici riguardavano le nuove vie di diagnosi precoce e controllo dell evoluzione della malattia (come i biomarcatori), che tengano conto della variabilità umana e degli aspetti molecolari della patologia. È stata sdoganata an che come clinica, e non solo come ricerca, la «medicina personalizzata». In particolare i biomarcatori sono un elemento centrale durante tutto il ciclo di vita di un farmaco intelligente, dall identificazione del bersaglio fino alla messa a disposizione per i pazienti. E sono arrivati importanti medicine che hanno dimostrato di offrire benefici in termini di sopravvivenza per diverse tipologie di tumori... oggi si mira a un particolare obiettivo molecolare presente solo nelle cellule tumorali, con una strategia che risparmia anche la tossicità», dice Filippo De Braud (dello Ieo di Milano). Il bersaglio è spesso comune a più tumori. Prima però bisogna scoprire (lettura del Dna) se su quel paziente funziona. L importante è che non si escludano pazienti per ragioni di budget. Del resto anche l agenzia del farmaco italiana, l Aifa, ha studiato meccanismi di pagamento da parte delle aziende sanitarie che tengono conto dei benefici effettivi del trattamento e, quindi, dell efficacia. Il meccanismo prevede che anche l azienda partecipi al rischio dal punto di vista finanziario. Stesse novità al congresso sulle malattie autoimmuni in campo reumatologico. All Eular 2009 è stata la consacrazione delle nuove molecole. Spiega Gianfranco Ferraccioli, reumatologo dell Università Cattolica di Ro - ma: Dopo oltre dieci anni, il percorso terapeutico è quello di combinare un farmaco tradizionale con un anti-tnf (anti-angiogenesi) per bloccare il danno alle articolazioni. Il risultato di questa combinazione è la remissione nel 40-50% dei pazienti con attività di malattia prolungata e oltre il 50% nei casi di malattia di recente insorgenza. La ricerca italiana: eccellente lentezza Il recente studio del CERM (Competitività, Regolazione, Mercati) è frutto di un indagine condotta dal presidente dell Ente, Fabio Pammolli in collaborazione con Massimo Riccaboni dell Università di Trento, sui nuovi farmaci, che ha rilevato i guadagni effettivi in termini di sopravvivenza dei pazienti. Tale studio evidenzia l importanza della qualità della ricerca scientifica in campo oncologico all interno di un Paese. In particolare, il focus è sull Italia. Pammolli afferma che è stata verificata una buona qualità della ricerca sul nostro territorio ma con spiccate differenziazioni. Emergono poli di qualità come a Milano e a Roma, tuttavia sarà molto importante per il futuro aumentare e rendere più efficiente la circolazione delle informazioni sui protocolli di trattamento e sulle diversità in termini di outcome sanitario in territori differenti. Da un altro lato, dunque, è sempre più importante saper scegliere i centri di ricerca e i gruppi migliori da parte dei finanziatori. In questo senso sono molto rilevanti e apprezzabili le iniziative intraprese negli ultimi anni da importanti fondazioni bancarie come la Carialo, la Monte dei Paschi di Siena, la San Paolo per identificare nuovi e più rigorosi criteri per il finanziamento dei progetti concentrando le risorse su target ad alta rilevanza terapeutica e nel contempo caratterizzati dalla presenza di squadre di ricerca italiane d avanguardia. Analoghe considerazioni riguardano la fondazione Telethon. Il dato che emerge sul nostro paese rileva che è possibile ancora migliorare in termini di tempi di registrazione e d immissione in commercio di nuove medicine tumorali: ciò è vero rispetto ai paesi nord europei come la Svezia ed è altrettanto vero soprattutto nel passaggio tra autorizzazione all immissione in commercio a livello nazionale e immissione dei farmaci nei protocolli terapeutici regionali. I costi dei nuovi farmaci tenderanno inevitabilmente a un prezzo unitario elevato. Appare quindi opportuno razionalizzare ulteriormente i rapporti tra Governo, Regioni e Imprese, prevedendo assolutamente delle forme di cosiddetto risk sharing (condivisione del rischio), appunto, tra imprese private e pubblica amministrazione. settembre

4 ATTUALITÀ - Laboratorio in miniatura a cura di Elisa Burlaschi La diagnosi è tascabile foto di Volker Steger Grazie ai recenti progressi nel settore delle immagini biomediche, si potranno diagnosticare i tumori appena iniziano a svilupparsi, abbattendo quindi il tasso di mortalità per questa malattia, nella popolazione Le statistiche forniscono un dato purtroppo inequivocabile: nove decessi su dieci sono causati dal diffondersi della malattia. Per sconfiggerla, quindi, occorre trovarla in tempo. Immaginiamo a questo punto di dover sottoporre periodicamente l'intera popolazione ad una Tac o ad una risonanza magnetica. Grazie ai progressi degli ultimi anni nel settore delle immagini biomediche, saremmo in grado di diagnosticare i tumori appena iniziano a svilupparsi. Una soluzione migliore per la diagnosi precoce del cancro è in arrivo dalla Harvard Medical School di Boston, grazie al Ctc-chip, un dispositivo che permette di rilevare in modo affidabile e accurato la presenza di cellule tumorali nel sangue. L'acronimo Ctc indica appunto le cellule tumorali circolanti, ossia, quei frammenti di cancro che viaggiano nell'organismo e, quando escono dai vasi sanguigni, danno origine alle metastasi. Sono le cellule che finiscono con l'uccidere la gente, spiega Mehmet Toner, professore d ingegneria biomedica e inventore del Ctc-chip. Trovarle è finora stato difficilissimo, perché c è una Ctc per ogni miliardo di cellule normali. Il nuovo chip è però cento volte, più sensibile delle tecnologie esistenti e può isolarne fino a duecento con un cucchiaino di sangue 24 settembre 2009 prelevato da un paziente malato. Il Ctc-chip è un gioiello di microfluidica, la scienza multidisciplinare che, combinando ingegneria, fisica, chimica, microtecnologia e biotecnologia, crea dei nano laboratori per l'analisi di sostanze biologiche. Grande come un biglietto da visita, il chip é una piastrina di silicio, dalla quale spuntano 78mila microscopiche colonnine, rivestite da uno strato di anticorpi in grado di catturare le Ctc. Le applicazioni del chip sono varie. Possiamo pensarlo come una biopsia del sangue, dice Mehmet Toner. Inizialmente i medici potrebbero usarlo per dosare i farmaci, contando le Ctc per monitorare in modo non invasivo l'efficacia di una terapia. Tuttavia più avanti, attraverso l'analisi genetica di queste cellule tumorali, potrebbero scegliere terapie mirate per ciascun paziente. L'obiettivo concreto è quello di trasformare il cancro in una qualsiasi malattia cronica, continuamente tenuta sotto controllo con un semplice esame del sangue. Il sogno, però, resta quello di debellarlo per sempre e le speranze oggi risiedono solo nella diagnosi precoce. Per Toner, proprio questa sarà l'applicazione a lungo termine della sua scoperta. Con un semplice ed economico screening annuale della popolazione, sarà possibile individuare i primissimi segnali dello sviluppo di un tumore e localizzarne il tessuto di origine, per rimuoverlo tempestivamente. I primi risultati, pubblicati sulla rivista Nature, sono promettenti e hanno suscitato l'entusiasmo della comunità medica e scientifica, tanto da far vincere a Toner nel 2008 un Breakthrough Award, il premio per le innovazioni che cambieranno il mondo. Il prossimo passo sarà aumentare la potenza diagnostica e la sensibilità del Ctc-chip e poi applicarlo alla diagnosi di altri tipi di tumori. La nostra vita, insomma, sarà salvata da oggetti sempre più piccoli e meno invasivi. Come funziona il Ctc-chip Il Ctc - chip riconosce, separa e conta le cellule tumorali circolanti. Ma come? Quando il sangue viene spinto dentro al chip, si divide all interno del labirinto di micro-colonnine (circa 78 mila) che bloccano le cellule tumorali ma lasciano passare tutto il resto. Le Ctc che restano così incollate vengono contate (e già questo è un ottimo dato sullo stato di avanzamento della malattia) e vengono poi analizzate. Successivamente all analisi si capirà da quale parte del corpo esse provengono e quindi procedere alla miglior terapia possibile.

5 ATTUALITÀ - Centri di ricerca Sede del CRA L unione fa la forza Con l intento di ridurre le spese e ottimizzare la produttività, cinque istituti di ricerca attualmente dislocati tra Lodi, Milano e Bergamo potrebbero trasferirsi in un'unica sede, presso il Parco Tecnologico Padano, creando sinergie con grandi aziende e consorzi per garantirsi la sopravvivenza dopo i tagli ai fondi statali Laboratorio d analisi nel settore lattiero-caseario 26 settembre 2009 Il Parco Tecnologico Padano (PTP) svolge un ruolo centrale all interno del Polo di Eccellenza per le Biotecnologie Agro-Alimentari promosso a Lodi dalla Regione Lombardia con il sostegno degli Enti Territoriali e dell Università degli Studi di Milano. Raccogliendo intorno a sé una forte presenza universitaria, centri di ricerca privati, un incubatore di impresa di 2000 m 2 e un business park, il Polo si candida a diventare un motore di sviluppo per il territorio e il cluster agrobiotecnologico del Sud- Europa. Il PTA dispone di un proprio centro di ricerca: il Centro Ricerche e Studi Agroalimentari (CERSA), al cui interno operano sei sezioni con lo scopo di svolgere ricerche genomiche innovative per ottenere colture e animali più sani. Accanto ad esse una sezione dedicata alla cooperazione internazionale mira a faciltare la condivisione dei risultati delle ricerche sia con i paesi tecnologicamente avanzati, sia con quelli in via di sviluppo. Il CERSA svolge, inoltre, un intensa attività didattica e di divulgazione scientifica. In particolare le ricerche del PTP sono concentrate su temi di: sicurezza alimentare, tutela della biodiversità, tracciabilità e difesa della tipicità, miglioramento genetico, resistenza alle patologie. Il Cluster di Lodi nasce per rispondere alle esigenze di innovazione tecnologica caratteristiche dell'agricoltura padana attraverso la costruzione di una massa critica di competenze pubbliche e private che sappiano interagire costruttivamente diventando motore di sviluppo e benessere condiviso. Quattro sono in particolare gli obiettivi di ricerca del Parco Tecnologico: migliorare la competitività nel miglioramento genetico animale e vegetale, aumentare per via genetica la resistenza ai patogeni delle specie animali e vegetali, Assicurare la sicurezza alimentare tramite la diagnostica molecolare, Preservare le varietà e le razze locali e i loro prodotti. Accanto alle attività di ricerca, il Parco promuove la cultura scientifica attraverso iniziative di divulgazione e dialogo con la società civile, e l'utilizzo responsabile dell'innovazione tecnologica attraverso una sezione dedicata alla cooperazione internazionale. E proprio presso il PTA potrebbero accorparsi cinque istituti di ricerca che sono attualmente dislocati tra le province di Lodi, Bergamo e Milano e che fanno riferimento al Cra - Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura che dipende dal MInistero per le Politiche Agricole. Attorno ai 5 Istituti ruotano circa 300 persone, tra cui ben 50 ricercatori. Unendo le forze, quindi, raggiungerebbero due scopi: da un lato potenziare lo stesso Parco Tecnologico facendo di Lodi un vero e proprio cluster agroalimentare; dall altro, invece, garantire una boccata d ossigeno alla ricerca, che oggi annaspa per reperire finanziamenti. Dei 5 centri, tre sono nel lodigiano: gli Istituti per le produzioni foraggere e latterio casearie di Lodi, per l Agricoltura di Montanaso Lombardo e per la cerealicoltura di Sant Angelo Lodigiano, specailizzato su orso e frumento. Si aggiungono, quindi, l Istituto per la valorizzazione tecnologica dei prodotti agricoli di Milano, e l Istituto per la cerealicolutra di Bergamo, focalizzato sul mais. Recentemente, proprio il direttore generale del Cra, Giovanni Lo Piparo è stato in visita a Lodi. Gli Enti locali come Comune e Provincia, caldeggiano l approvazione del trasloco da parte del Consiglio per la Ricerca. Tra le conseguenze si libererebbero gli immobili attuali che potrebbero facilmente essere riconvertiti. Per la nuova sede sono aperte due opzioni: l area del Parco Tecnologico oppure i terreni della vicina Cascina Baroncina dove l Istituto Lattiero Caseario sta edificando un caseificio sperimentale. Per Luigi Degano, primo ricercatore dell Istituto per le produzioni foraggere e lattiero casearie e responsabile del gruppo di lavoro delle aziende agrarie del Cra, riunire i centri eviterebbe duplicazioni e garantirebbe sinergie, visibilità, integrazione scientifica fornendo più opportunità di poter accedere ai bandi europei. Inoltre, evitando l attuale parcellizzazione in sedi diverse con gli onerosi costi di gestione che ne conseguono, porterebbe ad un notevole risparmio di centinaia di migliaia di Euro semplicemente condividendo alcune apparecchiature. In attesa di novità, dunque, due istituti si sono già fusi tra loro, il centro di Luigi Degano, infatti, è il risultato dell accorpamento, da gennaio, tra l Istituto per le colture foraggere e il lattiero caseario. Quest ultimo nel 2007 ha gestito un milione e 400 mila euro in finanziamenti pubblici ma soprattutto privati. Tra i sostenitori della struttura (140 mila metri quadrati e 80 persone all opera, tra cui 18 ricercatori e 20 borsisti) vi sono i Consorzi di produzione del Grana Padano (Desenzano), del Parmigiano Reggiano (Reggio Emilia) e del Gorgonzola (Novara). Degano afferma, tra l altro: le grosse aziende hanno cominciato ad appaltare la ricerca a Istituti specializzati, una vera fortuna...

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