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1 L intervista Il medico alla guida dell'università Il rettore Aldo Tomasi scommette sulle grandi potenzialità della ricerca applicata partner giusti Ipartner Siamo i giusti per puntare per scommettere sull sull'innovazione innovazione «Vogliamo puntare di più sui dottorandi di ricerca: non sono semplicemente giovani neolaureati prestati all'azienda per seguire un progetto. Sono figure importanti che portano l'approccio universitario alla ricerca dentro l impresa, coinvolgendola in una crescita in cui ognuno dà qualcosa e aiuta l altro a migliorare» Il ruolo della ricerca universitaria nella battaglia delle imprese per affrontare la crisi, i tecnopoli, le prospettive di crescita degli spin-off: ecco un quadro d insieme dell Università di Modena e Reggio Emilia di Felicia Buonomo L'«economia della conoscenza» è un tema emergente negli scenari economici attuali. Un'economia quest'oggi dilaniata da una congiuntura sfavorevole, che rischia di disperdere quel patrimonio di risorse umane che costituiscono il fattore distintivo di ogni contesto economico. Oggi più che mai puntare sull'innovazione e lo sviluppo significa interazione tra università e impresa. Abbiamo approfondito questo tema con il rettore dell'università di Modena e Reggio Emilia Aldo Tomasi. In che modo il connubio università-impresa, sul fronte dell'innovazione, dello sviluppo industriale, del rinnovamento, può essere utile per 58 OUTLOOK OUTLOOK 59

2 L intervista uscire dalla crisi? «Penso che nell'attuale contesto di crisi mondiale, una crisi che sta in qualche modo cambiando profondamente anche i comportamenti dei consumatori, le abitudini di vita, le priorità, gli stessi assetti industriali e il protagonismo dei mercati, si richieda uno sforzo congiunto di comprensione che veda prioritario un ripensamento della relazione tra mondo universitario e sistema delle imprese. Dalla crisi, è mia convinzione, non si esce con le solite ricette, immaginando che passata le difficoltà finanziarie tutto possa tornare come prima. Occorre soffermarsi ad analizzare quanto accade, occorre definire un nuovo sistema di valori entro il quale indirizzare un rinnovato modello di consumi e questo comporterà necessariamente l'introduzione di forti elementi di innovazione per quanto riguarda i prodotti, ma anche per quanto riguarda l'organizzazione della produzione. Su questa direzione la nostra Università è già incamminata da tempo, ma abbiamo bisogno di far conoscere e trasferire all'esterno la nostra competenza, la capacità di divulgare le esperienze acquisite e le prassi consolidate per coniugare i nostri sforzi nell'ambito della ricerca con le esigenze della realtà delle imprese». Come si può raggiungere questo obiettivo? «Da parte del governo si sta elaborando il nuovo Piano nazionale per la ricerca. Uno dei suoi aspetti più rilevanti, benché non sia ancora conclusa la sua definizione, riguarda l'obiettivo strategico di "come" la ricerca universitaria possa concorrere e sollecitare le esigenze innovative delle imprese. Come rettori pensiamo sia indispensabile individuare una sede, una struttura comune, che agisca da interfaccia tra il nostro mondo e quello delle imprese, affidata a un governo congiunto, condiviso, riconosciuto per la sua autorevolezza da entrambi i partner. Anche a Modena da molto tempo tentiamo di portare avanti un progetto simile». Ce ne vuole parlare? «A livello di Ateneo questo sforzo è stato accompagnato dalla istituzione di Ilo (acronimo di Industrial Liaison Office), inteso Il profilo Il rettore con la laurea in medicina A ldo Tomasi è nato a Trento nel Da novembre 2008 è il nuovo rettore dell'università di Modena e Reggio Emilia. Si è laureato a Modena nel È specializzato in Igiene e in Oncologia. Nel 1979 si è trasferito a Londra, dove ha svolto attività di ricerca scientifica per un decennio. Rientrato a Modena, dal 2005 al 2008 è stato preside della facoltà di Medicina e Chirurgia di Modena e dal 2007 al 2009 presidente dell'osservatorio regionale per le professioni sanitarie. È autore di oltre un centinaio di pubblicazioni su riviste internazionali. come incubatore di idee capace di promuovere il trasferimento tecnologico e delle conoscenze maturate in ambito universitario. Ma penso anche a Democenter a Modena e a Reggio Emilia Innovazione nell'omonima città. Se vogliamo, anche Crit Research è un'altro di questi enti che si propone come raccordo tra università e industria. Le ho fatto l'esempio di alcune società miste dove si persegue come finalità il trasferimento tecnologico, ma nelle quali si cerca anche di collaborare nell attività di ricerca. Sul rafforzamento e sviluppo di questi strumenti ho investito molte energie del mio rettorato. Vorremmo, ragionando insieme agli enti locali interessati e alle Camere di Commercio, verificare se sia possibile affidare nuovi compiti a queste strutture e magari anche cambiarne la gestione e l'organizzazione, rendendole più efficienti e più agili. Riteniamo, infatti, che le strutture attuali così come sono ora risentano di una rigidità e manchino di una mission precisa, anche perché fino ad ora sono state circoscritte a un utilizzo che privilegia la piccola e media impresa, quando invece secondo noi la condivisione e la gestione dovrebbero essere allargati anche al sistema della grande impresa, magari consegnando a questi centri, come ad altri che potrebbero nascere, compiti di promozione all'estero, facendoli diventare ponti tra Modena, Reggio Emilia, l'europa e il mondo». Continua a nominare Reggio Emilia. OUTLOOK 61

3 L intervista Il medico alla guida dell Università Finprogex il passaporto per la competizione globale Finprogex, il finanziamento per l internazionalizzazione flessibile, conveniente, garantito da SACE Messaggio pubblicitario con finalità promozionali. Per tutte le condizioni contrattuali si rinvia ai fogli informativi a disposizione della clientela presso ogni filiale della Banca o sul sito web - febbraio 2009 I numeri Flash d ateneo Idati dell anno accademico 2008/2009 offrono una fotografia dell'università di Modena e Reggio Emilia. Rispetto all'anno precedente, l'ateneo vede un incremento degli iscritti, in controtendenza col dato nazionale: da sono passati a (+1,7 per cento), cui corrisponde una leggera crescita dei fuori sede (sul totale degli iscritti, gli studenti provenienti da un'altra regione sono 4.315, il 22,6 per cento), e degli stranieri (957, il 5 per cento). In aumento anche le lauree di secondo livello, mentre si riduce l'incidenza dei fuori corso. Sale il peso relativo della sede di Reggio Emilia, con studenti (26,9 per cento del corpo studentesco generale dell Ateneo), ma cresce anche la popolazione della sede di Modena, che tocca quota studenti. Tra le dodici facoltà spiccano, in termini assoluti, quella di Economia, con un incremento di 180 unità (+5,6 per cento), quella di Ingegneria (Modena) con 99 iscritti in più (+4,2 per cento) e quella di Medicina e Chirurgia con una crescita di 99 unità (+4,1 per cento). Il segno meno caratterizza, invece, la facoltà di Giurisprudenza, con un calo di 211 iscritti (-9,6 per cento), di Scienze della comunicazione e dell economia che arretra di 91 iscritti (-4,5 per cento). Dall alto, due delle sedi universitarie di Reggio Emilia: l ex caserma Zucchi, recentemente restaurata, e la facoltà di Agraria «Sì, continuo a nominarla perché siamo mossi dalla determinazione di unificare queste strutture, quantomeno Democenter e Reggio Emilia Innovazione, facendo convergere questi soggetti in un'unica struttura, affinché diventino volano per allargare e unificare altre iniziative di questo tipo tra le due città». Perché? «Innanzitutto perché ho potuto constatare che Modena e Reggio Emilia hanno una struttura socioeconomica fondamentalmente uguale: molta capacità di fare impresa e grande voglia di innovazione all'interno di due territori che, se presi complessivamente, diventano il polo produttivo e manifatturiero più importante in Emilia-Romagna, e non solo per dimensione. In questi primi mesi di mandato ho cercato di seminare l'idea di lavorare su progetti condivisi per giungere a una visibilità e capacità competitiva internazionale molto più efficace di quella attuale». In un sistema economico globalizzato dove l'intervallo di tempo tra la fase di ricerca e sviluppo e l'ingresso del nuovo prodotto sul mercato tende ad essere sempre più breve, è necessario avvicinare gli attori coinvolti. Oltre alle strutture di cui ha parlato ora, c'è altro che si potrà fare? «C'è un'iniziativa della Regione che troviamo di forte interesse ed è quella del cosiddetto tecnopolo. Tradotto, si tratta di un investimento (l'accordo è cosa fatta) con cui la Regione affida all'università, e questa è una novità, il compito di capo fila nella promozione della ricerca traslazionale. Questo significa che il tec- UNIVERSITÀ DI MODENA E REGGIO EMILIA Anno accademico sedi 12 facoltà iscritti (+1,7% studenti fuori corso (-1,1% sull'anno precedente) sull'anno precedente) «Gli spin-off nascono da ricercatori universitari edauna o più aziende, che insieme decidono di investire su un progetto. La cultura d'impresa è fondamentale per portare innovazione nel nostro tessuto» OUTLOOK 63

4 L intervista Il medico alla guida dell Università «Per il tecnopolo di Modena la Regione Emilia-Romagna investirà circa 20 milioni di euro nel prossimo triennio» L ateneo a Modena: sopra, la biblioteca della facoltà di Economia; a sinistra, la sede della facoltà di Lettere; a destra, la Fondazione universitaria Marco Biagi nopolo favorirà investimenti in ricerca. Avremo, quindi, una parte di risorse destinate alla costruzione, o ristrutturazione di edifici esistenti, finalizzati alla ricerca, così come per spin-off, ovvero imprese che sfruttano brevetti prodotti dalla ricerca. Un'altra parte delle risorse sarà, invece, investita sul capitale umano impegnato nei progetti. E, infine, una terza parte andrà per l'acquisto di materiali necessari alla ricerca (macchinari, strumentazioni e altro)». Il polo di Modena e Reggio Emilia quali tecnologie ospiterà? «Per quanto riguarda la parte economica la Regione investirà su questo obiettivo circa 20 milioni di euro nei prossimi tre anni che, se ben spesi, concorreranno in favore di iniziative di trasferimento tecnologico, oltre che di ricerca e di innovazione. Gli investimenti riguarderanno principalmente tre settori. La parte più importante del progetto interessa ingegneria meccatronica, ma anche comunicazione e ingegneria elettronica. Esiste poi un secondo fronte che per la prima volta ha assunto valore strategico, cioè la medicina rigenerativa, il quale può avere un forte impatto in termini industriali sul segmento del biomedicale. Si tratta di una novità importante, che contiamo sviluppi opportunità di ricerca, perché l'ateneo in questo campo può recitare un ruolo da protagonista. In questo ambito, l'università e la Regione, ma anche gli enti locali, non hanno ancora saputoi cogliere le potenzialità che il territorio presenta anche in campo universitario. È di circa un anno fa l'inaugurazione del Centro di medicina rigenerativa "Stefano Ferrari", che ospita laboratori certificati e molto innovativi, con cui si aprono possibilità di ricerca molto interessanti. Parliamo in questo caso di cellule staminali, che nella medicina e non solo rappresentano la nuova frontiera dello sviluppo industriale, tanto è vero che i nostri laboratori sono riconosciuti come struttura industriale produttiva e ciò che viene realizzato e offerto segue i medesimi criteri internazionali applicati all industria del farmaco. Il terzo settore riguarda il segmento agroalimentare, della sicurezza e qualità, delle produzioni geneticamente modificate». OUTLOOK 65

5 L intervista Il medico alla guida dell Università Come saranno distribuite le iniziative a livello territoriale? «I progetti saranno equamente distribuiti su Modena e Reggio Emilia: l'agroalimentare troverà una maggiore concentrazione su Modena, la meccatronica invece sarà distribuita tra i due poli universitari, mentre la medicina rigenerativa farà capo quasi esclusivamente, se non esclusivamente su Modena». Come si potrebbe configurare la struttura dei nuovi tecnopoli? «La progettualità è già definita. Se parliamo di sedi, a Modena si prevede il completamento del Centro per spin-off, già aperto un anno fa presso il campus di Ingegneria. Esiste poi un'idea di utilizzo del comparto ex-sipe di Spilamberto, del quale stiamo definendo le dimensioni, mentre è ancora in fase di progetto un intervento presso le ex Fonderie di Modena, per laboratori di design industriale. A Reggio Emilia, invece, è già stata acquisita dal Comune una struttura delle Officine Meccaniche Reggiane che verrà, grazie ai fondi dei tecnopoli, messa a disposizione di strutture di spin-off. Già da quest'anno cominceremo ad aprire spazi per la selezione del personale, di addetti, di giovani che andranno a lavorare in queste strutture e su questi progetti». Quanta strada bisogna ancora fare prima che si completi il progetto? «Non appena firmato il protocollo, avremo le prime erogazioni di fondi (già disponibili presso la Regione e provenienti da finanziamenti europei specifici per queste finalità). Concretamente è possibile far partire le prime iniziative entro quest'anno». Nei progetti non è citato il settore ceramico. «Lo sviluppo di un'iniziativa regionale sul campo della ceramica segue regole diverse da quelle del tecnopolo e deve essere ancora definito. La Regione, comunque, intende portare avanti un investimento destinato al settore e anche in questo caso sarà definito tra industria e università, superando le differenziazionieicompartimentistagnidelpassato, in cui ognuno agiva per sé. Devo dire che oggi la situazione è cambiata, perché Sassuolo ha un nuovo sindaco e i passi avanti che si erano fatti con il primo cittadino precedente, in questo momento, sono fermi. Non ci sono ancora stati incontri con la nuova amministrazione comunale e dovremo confrontarci sulle nuove prospettive di collaborazione. Attendo di incontrare il sindaco per conoscere i suoi propositi e se confermerà supporto per l'edificazione del nuovo Centro ceramico. Il Centro attuale fu costituito quarant'anni fa e allora la scelta logistica cadde su Bologna. Ma si tratta di una realtà 66 OUTLOOK distante dal contesto produttivo del comprensorio delle piastrelle. Ritengo che portare il Centro da Bologna a Sassuolo sia fondamentale. Con Confindustria Ceramica avevamo avuto numerosi contatti e sviluppato una proposta già molto avanzata: è da verificare se questa è solo una pausa momentanea o un cambio di direzione. Occorre che le varie istituzioni pubbliche, Comune e Provincia, ma anche private, la Camera di Commercio e l'università riprendano le fila del progetto». Come si può generare nuova conoscenza per trasformarla in un valore economico? Lei prima ha parlato di spin-off industriali. «Gli investimenti del tecnopolo riguarderanno principalmente tre settori: l ingegneria meccatronica, la medicina rigenerativa e l agroalimentare, equamente distribuiti tra Modena e Reggio Emilia» LE FACOLTÀ PIÙ GETTONATE Economia +5,6% +4% sull anno precedente Ingegneria sull anno precedente L esterno della sede e un aula della facoltà di Ingegneria di Modena Medicina e Chirurgia +4,1% sull anno precedente la Posta testimone della nostra Storia OGGETTI PER CHI AMA COLLEZIONARE EMOZIONI

6 L intervista Il medico alla guida dell Università «Gli spin-off nascono da progettualità condivise tra uno, due o tre ricercatori universitari e una o più industrie, che insieme decidono di investire su un progetto, su un'idea, destinandovi soprattutto capitale umano. Mentre per le strutture di supporto ci dovrà pensare il tecnopolo, ciò che a noi interessa è stimolare la voglia di investire, di ricercare e di alimentare lo spirito imprenditoriale. Perché gli spin-off inizialmente si appoggiano su risorse miste, cui concorrono tanto l'università, col suo capitale umano, quanto l'industria, con il suo sostegno economico, e questo per il primo triennio; dopo questo periodo, gli spin-off devono essere in grado di proseguire in modo autonomo, cioè devono diventare una vera e propria impresa. La cultura d'impresa è fondamentale per portare innovazione nel nostro tessuto. Questo farà sì che la ricerca non continui a essere slegata dall'industria, ma si fonderà sulla condivisione di progetti utili al mondo produttivo. La cultura degli spin-off si è sviluppata negli Usa, ma è ormai presente in tutto il mondo da molti anni. Le grosse industrie americane, ad esempio, molto spesso sono nate da spin-off universitari. Gli spin-off sono sostanzialmente degli incubatori di impresa, che poggiano inizialmente su quella risorsa insostituibile che è il capitale umano, strumenti che sanno valorizzare e ottimizzare l'apporto di intuizioni, conoscenze e competenze che maturano nel mondo della ricerca. Noi vorremmo che tanti nostri studenti, o ex studenti, indirizzati a lavorare su un progetto fossero in grado di dar vita a nuove imprese». Altri progetti in questa ottica di rapporto più stretto con l'impresa? «Tra i tanti, un progetto già attivo ma che vorrei vedere incrementato in termini di opportunità: mi riferisco agli stage offerti ai nostri studenti. In particolare, vorrei vedere estese queste opportunità più che ai laureandi, soprattutto ai dottorandi. E le spiego perché: il dottorando di ricerca non è semplicemente un giovane neolaureato che per un certo periodo si trova a lavorare su un progetto all'interno di un'azienda, ma una figura di grande rilievo che porta l'approccio universitario alla ricerca dentro l'impresa, coinvolgendola in una crescita in cui ognuno dà qualcosa e aiuta l'altro a migliorare. I dottorandi tra l'altro possono entrare anche in spin-off. Una risorsa importante per il mondo produttivo, che va sfruttata di più e meglio». ph: Ivano Di Maria investiamo in cose vere e tra questec è la tua impresa Banca CRV, insieme dal 1874, semprecon te, specialmente per te, sempre più forti 68 OUTLOOK Tu ci affidi i tuoi risparmi noi li investiamo qui nella tua impresa nella nostra terra V.le Ciro Menotti, 72/ Modena Tel Fax Cell

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