Criminologia INTELLIGENCE E GESTIONE. Attività preventiva contro i traffici illeciti. con il contributo di FRANCOANGELI DELLE INFORMAZIONI

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1 Stefano Izzi INTELLIGENCE E GESTIONE DELLE INFORMAZIONI Attività preventiva contro i traffici illeciti con il contributo di Antonello Colosimo Criminologia FRANCOANGELI

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4 Stefano Izzi INTELLIGENCE E GESTIONE DELLE INFORMAZIONI Attività preventiva contro i traffici illeciti Prefazione di Manlio Strano Contributi di Antonello Colosimo Alessandro Zanasi Postfazione di Giorgio Toschi Criminologia FRANCOANGELI

5 Il volume segue e si collega a due precedenti testi da me realizzati con la FrancoAngeli sui temi della lotta alla contraffazione e della sicurezza nelle infrastrutture intermodali. Questo libro conclude una trilogia che è il frutto di un ciclo di studio effettuato in collaborazione con il prof. Antonello Colosimo, che prevedeva proprio l approfondimento di specifiche tematiche sotto il profilo dell analisi di intelligence, della sicurezza e della conseguente applicabilità di metodologie operative per quelle strutture, pubbliche e private, che fanno della sicurezza e della prevenzione una priorità a salvaguardia del bene individuale ed aziendale. I testi quindi seguono tutti un criterio basilare, per chi studia scientificamente la materia, che è quello di rendere nota e pubblica tutta la procedura di lavoro, affinché le tesi affrontate ed esposte possano essere oggetto di confronto e verifica. Per questo motivo, allo studio ed allo sviluppo delle idee viene sempre affiancata l applicazione pratica nelle strutture di security. Ringrazio per i contributi nel testo: Manlio Strano: Consigliere della Corte dei Conti, Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dal 1973 in servizio presso l Ufficio legislativo della Presi denza del Consiglio dei Ministri. È autore di pubblicazioni su temi giuridici. Giorgio Toschi: Generale di Divisione Comandante della Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza. Ha comandato il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria ed il Regionale di Firenze. Svolge attività di docenza presso gli Istituti d Istruzione del Cor po e presso varie Università. Alessandro Zanasi: Membro ESRIF (presso Commissione Europea) in qualità di esperto di intelligence e sicurezza. Docente di Knowledge Management e Data Mining presso le Università di Bologna e di Modena. Inoltre per l attività di studio svolta dall Unità Analisi dei Rischi della IzziConsulting, Chiara Balestri, Barbara Balzano, Massimo Cicatelli ed i miei collaboratori Angela D Ettorre, Emilio Luchetta, Massimo Cotrozzi. Copyright 2011 by FrancoAngeli s.r.l., Milano, Italy. L opera, comprese tutte le sue parti, è tutelata dalla legge sul diritto d autore. L Utente nel momento in cui effettua il download dell opera accetta tutte le condizioni della licenza d uso dell opera previste e comunicate sul sito

6 Indice Prefazione, di Manlio Strano Introduzione 1. Intelligence dalle fonti aperte 1. L Intelligence e metodo di analisi preventiva 2. L Intelligence e la minaccia 3. Intelligence e security 4. Il valore storico dell analisi dalle Fonti Aperte, di Antonello Colosimo 5. I cambiamenti dopo l 11 settembre 5.1. Il ruolo dell analisi 5.2. Intelligence tecnico-militare 6. L analisi d intelligence come strumento di prevenzione 6.1. Le tipologie di analisi tra strategia ed operatività 6.2. L intelligence investigativa 6.3. L inferenza e gli indicatori 6.4. Intelligence e investigazione antiterrorismo 6.5. L analista di intelligence investigativa 7. La riforma dei servizi in Italia, di Antonello Colosimo 7.1. Lo scenario nazionale 7.2. I servizi di informazione e sicurezza e le ostilità 7.3. Le regole contro la destabilizzazione 8. Servizi di informazione e Forze di Polizia, di Antonello Colosimo 8.1. La legge n. 801/ La progressiva estensione delle collaborazioni operative 8.3. La legge n. 124/2007 e le ipotesi di coordinamento pag. 9» 11» 15» 15» 19» 21» 24» 28» 30» 32» 33» 35» 38» 39» 40» 42» 43» 47» 48» 50» 53» 56» 58» 61 5

7 2. Contrasto ai traffici illeciti 1. Smaltimento rifiuti: la geografia dei traffici, di Antonello Colosimo 1.1. La tracciabilità contro il traffico illecito dei rifiuti 2. Traffico illegale di animali 3. Traffico di armi illegali 3.1. Le armi illegali e i conflitti 4. Tratta delle persone in Italia 4.1. Il fenomeno dello sfruttamento delle persone in Italia 5. Il fenomeno della contraffazione nel mondo (aggiornamento 02/2010), di Antonello Colosimo 6. Il traffico illecito dei farmaci, di Antonello Colosimo 7. Il traffico internazionale di sostanze dopanti 7.1. Intelligence applicata alle informazioni 7.2. Il ruolo della criminalità dei paesi ex sovietici 7.3. Il doping dall Asia 7.4. Il ruolo della Cina 8. I traffici via Internet 9. Il doping nell Europa occidentale 9.1. La situazione italiana 10. Le principali rotte del doping 11. I traffici illeciti tra ecomafia e archeomafia 3. Analisi e sistemi tecnologici 1. Intelligence, ricerca e scenari in Europa, di Alessandro Zanasi 1.1. Nuove minacce, nuova intelligence 1.2. L impatto della tecnologia sul fare intelligence 1.3. Internet ed i terroristi 1.4. Lo scenario della Netwar: Intelligence aperta, comunità virtuali, terrorismo 1.5. Come i terroristi usano Internet 1.6. Internet Centers: aspetti tecnologici 1.7. Internet Centers e attività HUMINT 1.8. Internet Center: prospettive operative 1.9. Quali passi per costituire, e poi utilizzare, un Internet Center La sfida del terrore, l aiuto della tecnologia e la reazione europea SAFIRE (Scientific Approach to Fighting Radical Extremism) VIRTUOSO-Versatile InfoRmation Toolkit for end- Users oriented Open-Sources exploitation pag. 65» 65» 68» 70» 73» 75» 76» 79» 83» 87» 88» 92» 96» 97» 101» 103» 104» 107» 108» 112» 121» 121» 122» 124» 124» 126» 129» 132» 135» 136» 138» 141» 146» 147 6

8 2. Metodo di analisi e moralità, di Antonello Colosimo 3. Illeciti e sistemi informatici 3.1. Il trattamento delle informazioni e la banca dati delle Forze di Polizia 3.2. La privacy e gli illeciti contro la riservatezza informatica e telematica 3.3. La regolamentazione delle banche dati: la legge 675/ Prevenzione e sicurezza a tutela della riservatezza informatica e telematica 3.5. Sicurezza delle reti ICT 3.6. L analisi dell art. 615 ter. c.p. 4. Privacy e sicurezza: l equilibrio necessario 4.1. La difficile convivenza 4.2. Ciclo operativo del Sistema di Sicurezza 4.3. Un cambiamento epocale: l esigenza di sicurezza ed il rispetto della privacy 4.4. Intercettazioni ed informazioni 4. Intelligence e aziende 1. Introduzione 1.1. Business intelligence e trasporti 1.2. Analisi e statistiche 1.3. Tecnologie ITS per i Sistemi di Trasporto 1.4. Aspetti Regolatori e Implementazione 2. Security Governance: analisi e gestione dei rischi 2.1. Security, facility management & outsourcing 2.2. L outsourcing dei servizi di sicurezza Conclusioni Postfazione, di Giorgio Toschi Appendice. I servizi di intelligence nel mondo Bibliografia pag. 150» 151» 152» 154» 155» 157» 160» 162» 167» 168» 171» 175» 180» 185» 185» 187» 188» 189» 192» 195» 197» 202» 207» 209» 213» 225 7

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10 Prefazione di Manlio Strano Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri Quest ultimo decennio porta in dote dal passato una serie di cambiamenti epocali e, con essi, evoluzioni e crisi. Se il crollo del muro di Berlino e del blocco sovietico hanno infatti determinato una profonda trasformazione degli assetti geopolitici e strategici globali, se la rivoluzione tecnologica ha ridotto le distanze tra luoghi e persone un tempo molto lontani tra loro e la globalizzazione ha mostrato tutti i suoi effetti, è toccato poi alla crisi economica evidenziare le vulnerabilità relative al sistema che non ha saputo prevedere, rimanendone coinvolto totalmente. A questi elementi si è aggiunta una lunga serie di dinamiche ed eventi, ben conosciuti ed a volte purtroppo tragici, derivati in parte proprio da questi fattori. La nuova dimensione degli equilibri internazionali ha mostrato quindi anche nel settore economico la faccia più preoccupante e meno attenta dei sistemi bancari, la cui governance si è manifestata con gravi carenze nella tutela degli utenti, colpiti e coinvolti in una crisi economica senza precedenti, alla quale solo un intervento da parte delle istituzioni statali ed internazionali ha cercato di far fronte. Un accurata analisi strategica ed una mirata attività di prevenzione, anche in questo ambito, ha portato infine a limitare i danni verso i soggetti coinvolti. Diversi provvedimenti adeguati sono stati intrapresi con rigore nei confronti dei responsabili. Con una crisi di queste dimensioni, è ancora poco quello che si sta facendo nel mondo contro il proliferare di traffici illeciti generati anche da conflitti interni su base etnico-religiosa, da forti violazioni dei diritti umani ed accompagnati dal preoccupante problema dei rifugiati e degli sfollati. Nonostante che il problema del terrorismo sia di fatto globale e nonostante i controlli e le procedure di sicurezza che ogni Stato ha implementato dopo l 11 settembre e dopo gli ultimi recenti eventi, si è visto come sia ancora possibile che qualche Agenzia mantenga per sé informazioni im- 9

11 portanti, senza condividerle, mettendo così a serio rischio l incolumità di estranei passeggeri e ridicolizzando il sistema di sicurezza internazionale. Tutto questo mentre evolve e si diffonde il world wide web, con l accesso ad internet virtualmente disponibile ormai a tutti ed a basso costo, determinando una rivoluzione nel mondo dell informazione e della conoscenza e consentendo ai singoli individui di ottenere e scambiare informazioni con tutti in modo immediato, economico e sostanzialmente libero da qualsiasi controllo. Non ultimo, internet contribuisce alla formazione di una cultura globale e di molte culture ad essa antagoniste, determinando nuove dinamiche nei fenomeni di integrazione e di contrapposizione tra individui e Stati. Del resto, già la Relazione sulla Politica dell Informazione per la Sicurezza del 2008 indicava che l accentuato dinamismo dello scenario internazionale e i correlati mutamenti del quadro della minaccia hanno reso necessario un costante mutamento di strumenti, capacità (umane e tecnologiche) e strutture del comparto di intelligence. Questo innovativo contesto apre e segna indelebilmente il nuovo millennio con innumerevoli sfide, pericoli ed opportunità fino a pochi anni orsono impensabili. Nell accelerazione generalizzata che caratterizza la politica, l economia e la cultura del nostro tempo, gli elementi storicamente considerati prioritari, quali la sensibilità sociale legata alla percezione del pericolo e la necessità di tutelare i diritti individuali, rimangono sempre determinanti. Con questa pubblicazione l autore, avvalendosi anche del contributo di autorevoli esponenti del mondo professionale ed accademico, svolge ed offre quindi una analisi di insieme del contesto storico in cui si trovano ad operare i servizi di intelligence e della conseguente necessità di procedere ad un continuo aggiornamento e miglioramento degli strumenti tecnologici e delle risorse umane a supporto proprio dell attività di intelligence. Si tratta di elementi di estrema importanza che incidono significativamente anche nell ambito dell attività imprenditoriale. L adeguamento di ogni settore alle nuove tipologie di traffici e di criminalità è un elemento necessario affinché l attività di prevenzione e di contrasto possa continuare ad essere incisiva ed efficace anche in futuro mantenendo il passo coi tempi. 10

12 Introduzione La minaccia del terrorismo internazionale rimane costante tornando a spaventare tutti ed evidenziando sotto il profilo tecnico quella che è da tempo la maggiore vulnerabilità del sistema antiterrorismo di intelligence: lo scambio di informazioni. Un chiarimento della situazione in Italia, nel più ampio contesto internazionale delle minacce e del rischio, ci viene puntuale dall ultima Relazione dei Servizi di Informazione e Sicurezza al Parlamento 1 che evidenzia come il nostro Paese rimanga comunque costantemente esposto. Il rischio terrorismo islamico è oggi rappresentato da cellule non organiche di Al Qaida, dedite essenzialmente ad attività di supporto logistico, potenzialmente in grado di effettuare un salto di qualità e di passare alla fase operativa di attacco. Permane il rischio che soggetti free lance isolati o micronuclei pronti ad entrare in azione anche in via del tutto autonoma vicini all ideologia salafita-jihadista, impossibilitati a raggiungere i teatri di crisi, possano decidere azioni ostili sul territorio nazionale. Possano convogliare sentimenti antioccidentali e anti italiani contro personalità istituzionali o personaggi noti ritenuti colpevoli di comportamenti dissacratori nei confronti dell Islam. Ne è stata la prova il fallito attentato suicida del 12 ottobre alla caserma Santa Barbara di Milano che costituisce il primo attacco jihadista sul territorio nazionale. Allo stesso tempo resta persistente la minaccia terroristica di matrice brigatista e anarco-insurrezionalista. Il pericolo riguarda germinazioni o contaminazioni che, quant anche di ridotta consistenza numerica, potrebbero risultare di rinnovata e grave offensiva. A questo proposito il Governo stesso ha segnalato la minaccia collegata all estremismo interno tra gli obiettivi prioritari dell attività informativa. 1. Cfr. Tratto da: Presidenza del Consiglio dei Ministri (2009), Relazione sulla Politica dell Informazione per la Sicurezza, a cura del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza. 11

13 Un altro fronte sempre aperto è quello che riguarda l attività di contrasto a Cosa Nostra che oggi la citata Relazione descrive come costretta ad inabissarsi dall aggravarsi delle fasi critiche e che starebbe cercando di recuperare figure carismatiche, segnatamente storici capimafia che, accanto alle giovani leve, in una prospettiva temporale di medio-lungo termine siano in grado di ripristinare modelli organizzativi più efficaci ed idonei a superare le attuali difficoltà. Una Cosa Nostra che sembra voglia tornare all antico, dunque, secondo i Servizi, con gli storici e carismatici capimafia recuperati anche per risolvere altre problematiche: riempire i vuoti di potere a livello apicale, specie di alcune articolazioni strategiche del Palermitano, ormai decapitate; riaffermare la presenza mafiosa sul territorio e recuperare risorse economiche tramite l esercizio estorsivo, l ingerenza persistente e sistematica negli appalti e nell esecuzione di lavori pubblici e privati, anche per soddisfare le crescenti esigenze di un circuito carcerario sempre più influente. Sul fronte tecnologico di comunicazione ed informazione, rimane invece aperta la minaccia cibernetica che ha assunto caratura strategica, tanto da essere considerata dai principali attori internazionali un fattore di rischio di prima grandezza, direttamente proporzionale al grado di sviluppo raggiunto dalle tecnologie dell informazione. La cyber security rappresenta, dunque, un fondamentale campo di sfida per l intelligence, in relazione alla sicurezza economica del Paese e all architettura di sistema che sorregge il concreto funzionamento, le attività quotidiane e i programmi di sviluppo della Nazione. La minaccia cibernetica, infatti, pur riguardando la dimensione intangibile del cyberspazio risulta, infatti, in grado di incidere su una pluralità di settori interconnessi, inclusi quelli delle infrastrutture critiche. Questo ultimo tema si collega poi anche alle minacce alla sicurezza economica nazionale accentuate dalla crisi economico-finanziaria. Aumentano quindi le frodi, specie quelle finanziarie, spinte anche dalla crescita di esposizione di piccole e medie imprese in crisi di liquidità, che inevitabilmente porta ad un aumento delle pericolose derive usuraie e predatorie. Il protrarsi degli effetti della crisi lascia emergere una persistente criticità nel panorama nazionale, soprattutto per quel che concerne i processi di penetrazione criminale nel circuito economico-finanziario legale. Sulla base di questo scenario, in evoluzione certo, ma su tematiche ormai ricorrenti, basandomi sugli studi precedentemente svolti e pubblicati con il Prof. Antonello Colosimo, questo libro intende quindi rivolgere una particolare attenzione all intelligence come dottrina, ai suoi metodi ed agli strumenti utilizzati per la difesa e la sicurezza del Paese come delle aziende. Nella consapevolezza che trattare ed esporre temi che riguardano il settore dell intelligence, vista la complessità, comporta conoscenza approfondita, abbiamo quindi cercato di ristringere e focalizzare l analisi all intelligence dalle fonti aperte (OSINT/OSI Open Source Intelligence), e poi 12

14 sull importanza degli strumenti di intelligence e sulle sue possibili evoluzioni, soprattutto nell uso di metodi con supporto di tecnologie. Questo perché, nella lotta al terrorismo internazionale, è di grande attualità il tema dell impiego delle tecnologie informatiche per l identificazione dei rischi e per la difesa nazionale. Un impiego che vede quindi sempre in prima linea le tecnologie d intelligence, le stesse che stanno oggi progressivamente entrando nell uso comune delle aziende, per lo studio e l analisi degli orientamenti commerciali dei clienti, comportamenti post vendita di prodotti e servizi o finalizzate alla individuazione delle nuove opportunità di business e molto altro ancora. Su questo particolare tema di intelligence e sicurezza abbiamo avuto il prezioso contributo di uno dei maggiori esperti internazionali del settore, il Prof. Alessandro Zanasi. Si tratta, insomma, di un lavoro impegnativo che si sofferma non solo sulle informazioni in merito alla evoluzione delle strutture di intelligence nazionale, ma anche sull analisi di alcuni traffici illeciti la cui tracciabilità è resa sempre più difficile. Non sono affrontati i traffici illeciti più conosciuti, come quelli della droga o dei tabacchi, bensì quelli comunque pericolosi, come il traffico dei rifiuti, il crescente traffico di animali, quello di armi illegali, la tratta delle persone, merci contraffatte, il traffico dei farmaci, delle sostanze dopanti e dei beni culturali. Un altro aspetto importante riguarda il dibattito che ruota attorno al binomio privacy-sicurezza e che può certamente essere considerato oggi uno degli aspetti più discussi e controversi, la cui importanza va sicuramente oltre la ricerca di un equilibrio tra le contrapposte esigenze volte, da un lato, a garantire la sempre maggiore richiesta di sicurezza e, dall altro, a tutelare le libertà civili tipiche di una società democratica. A tutti sono note le implicazioni di una possibile contrapposizione sostanziale fra i due concetti, ma la scarsa chiarezza esistente a proposito dell origine del problema non favorisce il venir meno dei dubbi. L equilibrio deve essere di volta in volta individuato nelle situazioni contingenti attraverso la sinergia fra i diversi attori preposti all attività, prima preventiva e poi di contrasto alla minaccia. Dal momento che tale equilibrio risente anche delle necessità politiche, ritengo che sia utile fare il punto della situazione mediante l analisi di ciò che a riguardo è stato scritto, delle leggi che alla materia fanno capo, nonché della ragione di alcune scelte relative a sicurezza e privacy. Pertanto, il riferimento alla L. 675/96 appare più opportuno di quanto potrebbe esserlo quello al D. Lgs. 196/2003. Su questi temi l approccio nel testo vuole essere costruttivo con una attenzione alle problematiche legate alla conoscenza che sappiamo essere soggetta ad errori ed interpretazioni errate 2. In questa nostra interpretazio- 2. Cfr. Morin Edgar (2001), I sette saperi necessari all educazione del futuro. Ed RaffaelloCortina Milano. 13

15 ne, per evitare quindi nel limite del possibile gli errori, abbiamo cercato di analizzare scrupolosamente il rapporto tra la nostra conoscenza e l interpretazione, al solo fine di avere una percezione corretta della conoscenza che, in particolare nell analisi di queste tematiche, dovrebbe rimanere il più possibile distaccata dalla sensibilità umana e dell emozione che possono essere causa di errore nella formulazione di soluzioni e giudizi. Il libro è il frutto di ricerca, analisi e studio. Una parte del testo è, come al solito, una guida anche applicativa alle attività di prevenzione mediante l implementazione di metodologie di security in azienda. Raccoglie molte citazioni ed estratti di studi già effettuati da altri autori, migliori certo, e comunque indispensabili a rendere questo testo il più possibile ampio, non credo completo. La prefazione puntuale del Cons. Manlio Strano sottolinea come l attività di prevenzione e di contrasto, con il supporto dell intelligence, debba continuare ad essere incisiva, efficace ed al passo con i tempi. La postfazione è a firma di Giorgio Toschi, Generale di Divisione della Guardia di Finanza, concreta testimonianza di attività operativa e di cultura di intelligence. L appendice del libro infine, elenca le agenzie internazionali di intelligence suddivise per nazioni con quanto è possibile reperire dalle fonti aperte, nome e sito web. Nell ambito del possibile, sono stati molti gli autori che ho contattato ed a cui ho personalmente scritto per informarli delle citazioni e, con grande soddisfazione, da tutti ho ricevuto pieno consenso e supporto documentale. Diverse ed interessanti anche le tesi di studenti universitari da me consultate proprio nelle fonti aperte di internet. Il testo nasce dall applicazione scrupolosa dei principi del ciclo di intelligence. Le note del testo e la completa bibliografia raccolgono tutti gli elementi per risalire agli autori citati. Spero di non averne dimenticato nessuno ma, se così fosse, colgo l occasione per esprimere il mio ringraziamento a tutti, anche a coloro che non ho citato. 14

16 1. L intelligence dalle fonti aperte 1. Intelligence e metodo di analisi preventiva Il primo passo verso la comprensione della dottrina dell intelligence è lo studio. Lo studio inteso come rapporto diretto tra l analisi dell informazione ed ogni elemento che la identifica (da chi, come, perché, quando e processo di orientamento o direzione verso chi, in che modo). Lo studio inteso come fine conoscitivo. Il primo passo nell attività di intelligence viene fatto da tutti nel settore delle fonti aperte. Una definizione dell intelligence delle fonti aperte condivisa da più parti configura l open source intelligence come un processo di raccolta, selezione, distillazione e diffusione di informazioni non classificate ad una comunità ristretta di operatori ed in relazione a specifici argomenti. L OSINT (Open Source Intelligence) costituisce quindi il primo passo, un punto di partenza, un indicatore importante per altre forme d intelligence e, quando viene svolta in modo sistematico, può ridurre notevolmente la richiesta di intelligence classificata (non per tutti disponibile ed accessibile), limitandone il bisogno alle sole questioni che non possono trovare una risposta in ambiti accessibili sia legalmente che economicamente. Bisogna però anche sapere che l OSINT, o la ricerca dalle fonti aperte, è qualcosa di profondamente diverso dalla ricerca accademica, economica o giornalistica, nella misura in cui fa uso di strumenti d intelligence di provata efficienza, applicandoli ad una più ampia tipologia di fonti. In particolare, il tratto che maggiormente caratterizza l open source intelligence è il fatto di essere un processo concepito non per acquisire o generare conoscenza, quanto piuttosto per mettere uno o più individui nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro attraverso la predisposizione delle sole informazioni necessarie. Le fonti aperte non sono oggi un settore di pertinenza esclusiva dell intelligence, ma sono divenute uno strumento indispensabile e molto più fa- 15

17 miliare anche ad altri ambienti del settore privato ed aziendale. La comunità dell intelligence mondiale ha in parte già precorso i tempi ed analisti e staff intelligence dovrebbero cercare di interfacciarsi al meglio con questo tipo di fonti, per consentire a chi ne ha bisogno di accedere ad informazioni di carattere rilevante senza richiedere autorizzazioni particolari. Si tratta di una necessità che diventa sempre più cruciale nel tempo, nella misura in cui i vecchi, solidi e monolitici principi guida dell intelligence tradizionale si trovano a dover fare i conti con una struttura della Difesa e della sicurezza che il nuovo contesto globale vuole più dinamica, dispersa, ma soprattutto più collaborativa. Da tempo ormai le minacce ed il terrorismo globale rendono i sistemi- Paese più uniti nella stessa vulnerabilità, facendo emergere la necessità ormai chiara che settori una volta ostili ed estranei al dialogo forzino tra loro una condivisione di intelligenza. Il dialogo, nell intelligence, è sempre stato un elemento problematico: non solo gli Stati hanno sempre manifestato una certa difficoltà nello scambiarsi informazioni più o meno classificate per la necessità di proteggere i propri interessi, le proprie procedure e non ultimo le proprie fonti, ma anche al proprio interno hanno sempre vissuto un ampia frattura tra la vita quotidiana della società civile ed il lavoro discreto dei servizi di sicurezza. Questa situazione è destinata a cambiare, ma si pone il problema di come far coesistere un ampio bisogno di comunicazione con tutti i problemi connessi alla protezione di quelle informazioni ritenute sensibili. L intelligence delle fonti aperte, la sua diffusione ed il suo interscambio sembrano costituire la miglior risposta a quest esigenza. Affinché l OSINT possa dare i suoi frutti, tuttavia, alle fonti aperte dovrebbero essere applicati i tradizionali processi, di ormai provata efficacia, relativi al trattamento delle informazioni nella intelligence tradizionale. Tutto ciò al fine di garantire una maggiore qualità dei dati in uscita ed alimentare al meglio il successivo assemblaggio di prodotti che integrano informazioni provenienti dalle varie componenti di intelligence (all-source intelligence), fornendo una guida ed una solida base informativa per gli analisti. Per questo motivo è necessario accostarsi all OSINT come ad una disciplina scientifica; in questo senso, si possono identificare almeno quattro elementi da tenere in considerazione: le definizioni, le fonti, la direzione ed il ciclo dell OSINT. In realtà, l esigenza di conoscere le capacità, le potenzialità e la volontà del nemico (o di coloro che solo potenzialmente sono tali) non appartiene al presente, ma è regola che risale agli albori dei conflitti e addirittura all origine dell uomo. Il bisogno di informazioni, infatti, può essere fatto risalire al momento in cui dallo scontro tra singoli si passò allo scontro fra tribù, cioè tra agglomerati sociali distinti, laddove diventava fondamentale, ai fini 16

18 della sopravvivenza, acquisire il maggior numero possibile d informazioni sull avversario e sul possibile terreno di scontro. Di pari passo con la consapevolezza della necessità di acquisizione delle informazioni, crebbe la consapevolezza che il compito di procurare le notizie necessarie non poteva essere svolto da chiunque, ma che al contrario fossero necessari individui in possesso di caratteristiche particolari che consentissero loro di penetrare lo schieramento dell avversario al fine di carpirne i segreti. Di questo troviamo traccia anche nel testo di Chester G. Starr, il quale afferma: da un lato gli Stati greci non avevano necessità di avere sotto controllo l evoluzione tecnologica dei loro vicini, dal momento che i mutamenti in tale settore erano assai limitati nel mondo antico. D altro canto, però, il mondo egeo era un tessuto costituito dal delicato intreccio di centinaia di unità politiche indipendenti, le cui fortune o i cui rovesci dipendevano in egual misura da fattori esterni o interni. D altra parte, sebbene fino a tutto il VII sec. a.c. le polis non fossero ancora entità del tutto cristallizzate che si erano divise fra loro l intero territorio ellenico, in seguito ciascuna entità appartenente a questa molteplicità di Stati si interessò sempre più direttamente ai propri vicini, all interno di un sistema fortemente competitivo che trova giusta sintesi nel principio formulato da Democrito: il potere appartiene per natura al più forte 1. Lo stesso Platone si espresse sull argomento con una frase che rimane di incredibile attualità e, da sé, basterebbe a dare il senso dell importanza delle informazioni: nella realtà delle cose, per forza di natura ogni Stato è in continuo stato di guerra, pur se non dichiarata, con ogni altro 2. È evidente che lo spionaggio politico, strettamente collegato a quello militare, non avrebbe potuto, allora come adesso, evitare le guerre, ma resoconti dettagliati di problemi insorti fra Stati devono aver contribuito ad accomodamenti per vie più pacifiche. Del resto, qualsiasi studio sulle relazioni politiche, economiche e commerciali dell epoca, potrà illustrare i frequenti mutamenti di alleanze diplomatiche e militari che si verificavano. Ciononostante, in nessuno studio sulla Grecia classica si fa riferimento alla parola spionaggio o si accenna alla fonte delle informazioni, tant è che le notizie si danno esclusivamente come acquisite. È anche vero che non bisogna pensare allo spionaggio come ad una caratteristica tipica esclusiva dei popoli occidentali. Sulla materia si esprime compiutamente anche Sun Tzu nel suo celeberrimo L arte della guerra 3, 1. Cfr. Chester G. Starr (1993), Lo spionaggio nella Grecia Classica, Sellerio ed., Palermo. 2. Già citato Chester G. Starr. 3. Cfr. Sun Tzu, L arte della guerra, Guida ed., Napoli, Risulta particolarmente interessante ai fini del nostro studio la frase: La raccolta sistematica di informazioni, che consente una previsione al di fuori della portata della gente comune, permette al sovrano e al generale di combattere e vincere (pag. 135). 17

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