ESSERE E LINGUAGGIO IN HEIDEGGER

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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PALERMO FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA CORSO DI LAUREA IN FILOSOFIA ESSERE E LINGUAGGIO IN HEIDEGGER Tesi di Laurea di: Calogero Turco Relatore: Ch.mo Prof.Pietro Palumbo ANNO ACCADEMICO 2004/2005

2 I. LA RIFLESSIONE HEIDEGGERIANA FINO A ESSERE E TEMPO 1 - Dall essere al linguaggio Martin Heidegger (Messkirch, ), può essere a pieno titolo considerato il principale filosofo tedesco del secolo scorso. Tra i lavori più importanti ricordiamo: Essere e tempo 1 2, (1927), Sentieri interrotti (1950), In 3 cammino verso il linguaggio (1959). L opera di Martin Heidegger è una delle espressioni più interessanti della filosofia contemporanea, e certamente la più influente nell ambito del pensiero novecentesco, il quale si è rispecchiato nel programma di una messa in questione della metafisica, non finalizzata ad ottenere un 1 cfr. M. Heidegger, Essere e tempo, trad. it. di P. Chiodi Longanesi, Milano cfr. M. Heidegger, Sentieri interrotti, trad. it. di P. Chiodi, La Nuova Italia Editrice, [1968] Firenze cfr. M. Heidegger, In cammino verso il linguaggio, trad. it. di A. Caracciolo e M. Caracciolo Perotti, Mursia, Milano

3 alternativo sistema di idee, ma proponendo il definitivo accantonamento della stessa idea di sistema filosofico. La lezione heideggeriana ha determinato una trasformazione di enorme portata nel panorama della cultura post-moderna, la quale è stata capace di ridefinire i rapporti tradizionali, interni alla storia della metafisica, e anche concezioni ormai consolidate, che del discorso metafisico sono le estreme conseguenze, effettuando un incredibile capovolgimento di prospettive. Heidegger ha innescato una vera e propria rivoluzione filosofica fondata su presupposti fenomenologici, esistenziali ed ermeneutici, forse non ancora pienamente decifrati in tutta la loro innegabile profondità e rilevanza. Fino alle soglie della nascita dell analitica esistenziale, il pensiero metafisico ha posto il pensiero a notevole distanza dall esser-ci Dasein). ( 2

4 Questa concezione giustifica la straordinaria importanza della prospettiva heideggeriana, animata dalla scelta decisiva di abbandonare la classica identificazione tra essere e sostanza. I congegni filosofici ereditati dalla tradizione occidentale, lo stesso svolgersi della metafisica nella storia, hanno sempre più allontanato l uomo da sé stesso, imbrigliando la mente con formule e schemi inautentici. Il risultato di questa operazione ermeneutica, radicata su u profondo ragionato e motivato ripensamento dell ontologia tradizionale, è stato epocale, rilanciando una visione del mondo che colloca in primo piano l esser-ci, nel suo costitutivo rapporto con l essere e la sua concretezza. Con Heidegger dunque emerge un interpretazione in chiave esistenziale dell essere, che perde i suoi caratteri formalistici e generici. Ne deriva una riqualificazione dell essere a partire dal suo rapporto con l esserci, 3

5 finalmente emancipato da tante ormai logore determinazi dell onto-teologia, della logica e della metafisica tradizionali. Un altro aspetto rilevante della concezione filosofica heideggeriana, che ne conferma l innegabile modernità, è l idea di una connessione più esplicita tra dimensione ontologica e dimensione linguistica, tra essere e linguaggio. L analitica esistenziale esprime un interesse tutt altro che marginale per i vari aspetti dell esperienza del linguaggio nelle sue relazioni con il problema dell approfondimento del senso dell essere, attraverso le caratteristiche modalità che vi danno forma. Già in Essere e tempoil problema del linguaggio è presente in maniera diffusa e articolata. La stessa analitica esistenziale pone dei continui interrogativi di carattere linguistico. Heidegger procede infatti esaminando vari 4

6 termini che compongono il suo dizionario ontologico come un navigato filologo, e tende a presentare i diversi dilemmi filosofici anche nella forma di fraintendimenti o incomprensioni linguistiche. La lezione heideggeriana elabora un progetto innovativo e costruttivo di recupero del senso dell essere, nel quale il rapporto al linguaggio emerge come nesso vitale capace di realizzare un approccio più autentico con la verità. 2 - Il superamento del neokantismo Agli esordi Heidegger guardò con un certo interesse al Neocriticismo, che aveva aggiornato la prospettiva kantiana. Ne è in qualche modo testimonianza l argomento della tesi di laurea, La dottrina del giudizio nello psicologismo. Contributo critico-positivo sulla 4. logic 4 cfr. M. Heidegger, La dottrina del giudizio nello psicologismo. Contributo critico-positivo sulla logica, trad. it. di A. Babolin, La Garangola, Padova

7 È un saggio di notevole rilevanza, non solo perché si tratta del debutto assoluto di Heidegger come filosofo, ma soprattutto perchè manifesta un determinante interesse per alcuni temi che saranno ampiamente sviluppati nel corso del suo lungo percorso di ricerca. La tesi analizza, criticandola, la prospettiva di Wundt, Brentano, Lipps e altri filosofi della mente, i quali avevano concepito una revisione della logica in chiave psicologistica. L opera prima di Heidegger esibisce chiaramente una vicinanza concettuale con il Neokantismo, mentre nella successiva tesi di dottorato La dottrina delle categorie e del significato in Duns Scoto 5 riprende l interesse per la logica ma lo rivolge ad una ricostruzione storico-filosofica di alcuni motivi essenziali della Scolastica medioevale, 5 cfr. M. Heidegger, La dottrina delle categorie e del significato in Duns Scoto, Laterza, Roma-Bari

8 rivisitati in una prospettiva, di fatto, se non già ufficialmente, fenomenologica. Da questo momento in avanti Heidegger sarà sempre più attratto nell orbita della Fenomenologia di Edmund Husserl, un pensiero radicato sull esperienza vissuta ( Erlebnis ) e non più sulle astratte categorie della logica tradizionale. Husserl si proponeva di osservare i vari fenomeni adottando la prospettiva trascendentale kantiana, e quindi prescindendo dalla contrapposizione soggetto-oggetto, m interpretata in una maniera più dinamica e moderna. 3 - Fatticità e storicità della vita Prima di Essere e tempo (1927) il pensiero heideggeriano è contrassegnato dalla problematica della storicità e della fatticità della vita. 7

9 Heidegger darà alla fenomenologia una curvatura innovativa personale, che lo porterà anche a distanziarsi da Husserl. L intento di Heidegger era quello di giungere fenomenologicamente ad una comprensione della vita stes nella sua genesi, schivando la mancanza di concretezza di un approccio eccessivamente accademico, di derivazione neokantiana. Sin d ora, comunque, Heidegger mirava principalmente a ritrovare un più profondo significato esistenziale dell interrogazione filosofica. Prendendo spunto dai termini e dalla concezione tipica del neokantismo, maturano in Heidegger problemi ed esigenze che in tale ambito non si lasceranno più risolvere 6, e che sono direttamente rinviabili al problema, niente affatto scontato nell ambito della filosofia scientifica del 6 cfr. G. Vattimo, Introduzione ad Heidegger, Laterza, Roma-Bari 2002, p.8. 8

10 Novecento, di riconoscere la storicità dello spirito vivente 7. In altri termini, Heidegger orienta il suo discorso sulla base della prospettiva di Dilthey, che scorgeva nella dimensione storica una forza dinamica e irrazionale, espressione della libertà, della vitalità e della creatività dell uomo, e come tale irriducibile a schemi e categorie di origine kantiana. E sarà proprio la scoperta della vita della coscienza come storicità che schiuderà ad Heidegger un concetto di temporalità irriducibile al concetto di tempo usato nelle scienze fisiche 8 Ammettere i caratteri di storicità dello spirito, cioè della realtà umana nel suo complesso come contrapposta alle scienze della natura (Naturwissenschaften), implica direttamente quel fenomeno che in seguito Heidegger 7 cfr. G. Vattimo, Introduzione ad Heidegger, op. cit., p.8. 8 Ibidem 9

11 definirà l effettività dell esistenza, la quale rende impossibile vedere il soggetto della conoscenza come quel soggetto puro che è presupposto di ogni posizione di tipo trascendentale 9. L effettività non è, e non può essere presa in considerazione dalle scienze esatte, che adoperano una metodologia di ricerca che mette tra parentesi la vita vissuta dell uomo, il suo esser-ci. [..]Non solo o non tanto, incontrato a un certo punto il problema della storicità, Heidegger riconosce che anch'esso può trovare soluzione adeguata solo dal punto di vista di una nuova impostazione ontologica osserva Vattimo ma più fondamentalmente è proprio il fenomeno della 9 cfr. G. Vattimo, Introduzione a Heidegger, op. cit., p. 8 10

12 storicità e della <<vita>> quello che impone la riproposizione del problema 10 dell'essere [ ]. Per Heidegger il senso della temporalità acquista valore solo relativamente al nostro essere-nel-mondo. Nel decisivo passaggio dal Neocriticismo alla Fenomenologia, è doveroso riflettere sulla autonoma presa di posizione di Heidegger, maturata da un originale ripensamento della prospettiva kantiana svolto a prescindere dall adozione del punto di vista trascendenta Del resto, non ha senso pensare che Heidegger si avvicini a Husserl anzitutto nella misura in cui, anche per lui, è centrale la tematica trascendentale 11. Evidentemente il futuro autore di Essere e tempo era in cerca di un nuovo metodo filosofico, al fine da liberarsi 10 cfr. G. Vattimo, Introduzione a Heidegger, op. cit., p cfr. G. Vattimo, Introduzione a Heidegger, op. cit., p

13 dalla maniera astratta di presentare i problemi filosofici tipica del Neokantismo. È vero che, per molti aspetti [..] la fenomenologia husserliana, con il programma della riduzione trascendentale, presenta profonde affinità con il neokantismo. Ma proprio il fatto che Essere e tempo, che con il neokantismo non ha più nulla da spartire, sia dedicato a Husserl, dimostra che Heidegger vedeva in Husserl e nella fenomenologia, più che una variazione e un approfondimento del punto di vista trascendentale neokantiano, il modo per allargare il suo discorso proprio nella direzione di quelle dimensioni di storicità, di effettività, potremmo dire di concretezza, a cui alludevano le pagine conclusive della tesi su Scoto cfr. G. Vattimo, Introduzione a Heidegger, Laterza, Roma-Bari 2002, op. cit., pp

14 In altre parole, Heidegger non guarda alla fenomenologia con le stesse motivazioni con cui si era accostato al criticismo neokantiano, ma per ragioni di tutt altro segno, Heidegger è particolarmente interessato a quello che potrebbe essere considerato un semplice motto o un aforisma, ma che rappresenta molto di più, cioè l invito di Husserl di andare alle cose stesse, verso la concretezza della vita reale. Mentre il neokantismo privilegiava la scienza - scrive Vattimo - nel suo carattere costruttivo e matematizzante, come unica forma di conoscenza valida, per Husserl l atto conoscitivo si risolve nella Anschauung, l intuizione (delle essenze), che non si riduce alla conoscenza scientifica, ma è un incontrare le cose, per dir così, in carne e ossa cfr. G. Vattimo, Introduzione a Heidegger, op. cit., p. 9 13

15 Heidegger concorda con Husserl nel considerare estremamente riduttivo il punto di vista delle scienze esatte, che pongono una sorta di velo fatto di schemi matematici e formule operative, impedendo all uomo di raggiungere quel tipo di conoscenza pre-categoriale che, per la Fenomenologia, garantisce dell unico vero sapere. Pre-categoriale è quella conoscenza che prescinde e supera quell apparato di categorie che per i neokantiani era indispensabile al raggiungimento di un metodo certo e rigoroso di risolvere i problemi scientifici. La conoscenza pre-categoriale, rifiutando la prevedibilità la consequenzialità dell approccio matematizzante all essere, si basa sull intuizione, l Anschauung, che in Husserl non è una forza irrazionale, o un impulso mistico alla maniera romantica, ma indica semplicemente un percorso di avvicinamento alla realtà delle cose. 14

16 È a questa concezione husserliana dell intuizione che si ricollegherà l interpretazione heideggeriana del concetto di fenomeno in Essere e tempo, - puntualizza Vattimo - che non intende più questo concetto, come il neokantismo, in contrapposizione alla cosa in sé, ma come <<manifestazione>> positiva dell essenza stessa della 14. cosa L intuizione concepita come avviamento alla conoscenza pre-categoriale, non vuole negare l esperienza della realtà ma approfondirla. In questo senso, rappresenta un antecedente necessario dell analitica esistenziale, che v rivolgersi all autenticità dell essere e quindi al ripristino di un rapporto trasparente con la verità. Giustamente è stato notato che la sostituzione della Anschauung alla scienza, che costruisce il mondo dell esperienza in rigorose strutture matematiche, è un 14 cfr. G. Vattimo, Introduzione a Heidegger, op. cit., p

17 passo avanti verso la liberazione dai limiti del trascendentalismo neokantiano 15. L intuizione fenomenologica viene dopo l esperienza, non prima; non è un presupposto da assumere dogmaticamente, in astratto, bensì un punto d arrivo concreto, un modello di conoscenza aperta, da costruire passo a passo, in una ravvicinata presa di contatto con i fenomeni. 4 L analitica esistenziale In Essere e tempo, Heidegger parlerà esplicitamente di integrare l impostazione fenomenologica e la prospettiva diltheyana di un contatto più esplicito con il mondo-dellavita; si tratta di esigenze diverse ma non troppo, che confluiranno in quella complessa struttura di pensiero che è l analitica esistenziale. Heidegger non poteva non giungere al definitivo e fatale distacco da Husserl, che con operazioni artificiose come 15 cfr. G. Vattimo, Introduzione a Heidegger, cit., p

18 l epochè, o sospensione del giudizio, rendeva pressoché impossibile risalire alle ragioni stesse dell esistenza, e riuscire finalmente a rispondere alla domanda che cos è l essere. La riproposizione del problema del senso dell essere rappresenta infatti la questione fondamentale cui Heidegge dedica la sua intera ricerca filosofica. La metafisica ha tematizzato in molteplici forme il problema ontologico, ma, secondo Heidegger, nel suo nucleo più profondo questo tema d indagine è rimasto in realtà inascoltato. Per Heidegger è indispensabile dunque ritornare all essere e porsi in ascolto di una dimensione troppo spesso trascurata o considerata a torto risolta una volta per tutti. L interrogazione di senso che ha come suo fine l accertamento della questione dell essere può e deve 17

19 proseguire, a condizione di rimuovere i vari pregiudizi che circolano intorno ad essa. Heidegger nel primo capitolo di Essere e tempo pone l accento sulla necessità di una ripetizione esplicita del problema ontologico. Il filosofo tedesco riflette sul fatto che il concetto di essere sia ad oggi completamente caduto in oblio. Ormai è venuta meno l esigenza di un confronto costruttivo e di un approfondimento del senso dell essere. Heidegger vuol farsi portavoce di un ritorno in grande stile alla tematica ontologica e a tale scopo intende ricollegarsi agli sforzi greci per giungere all interpretazione dell essere 16. Heidegger parla con cognizione di causa della costituzione di un vero e proprio dogma filosofico, che oltre a 16 cfr. M. Heidegger, Essere e tempo, op.cit., p.17 18

20 dichiarare superfluo il problema del senso dell essere, ne legittima la omissione 17. In altri termini, c è stata e c è una tendenza, pressoché universale, a non tematizzare più l essere, a non considerarlo più qualcosa di essenziale ai fini di una ricerca speculativa seria e rigorosa. Scrive Heidegger: Il concetto di<<essere>> è il più generale e vuoto di tutti e resiste perciò a qualsiasi tentativo di definirlo. D altra parte, in quanto generalissimo, e come tale, non ha neppur bisogno di essere definito. Tutti lo impiegano continuamente e anche già comprendono che cosa si intende con esso. In tal modo, ciò che, per il suo nascondimento, sospinse e mantenne nell inquietudine il filosofare degli antichi, è divenuto chiaro ed ovvio, a tal punto 17 cfr. M. Heidegger, Essere e tempo, trad. it. di P. Chiodi, Longanesi, Milano 1970, op. cit. p

21 che colui che si ostina a farlo oggetto di ricerca è accusato di errore metodologico 18. Sein und Zeit si apre con la delineazione della necessità, struttura e primato del problema dell essere, che non si può trattare come un concetto qualsiasi dell indagine filosofica, ma deve tornare a interpretare un ruolo da protagonista. Heidegger intende l essere in maniera diversa da come lo intendevano i pensatori che se ne erano occupati dopo Platone ed Aristotele. InEssere e tempo giunge addirittura a definire i filosofi successivi quali autori capaci di realizzare solo modifiche e ritocchi ai loro sistemi speculativi: Quanto essi acquisirono si è mantenuto fino alla Logica di Hegel, scrive Heidegger attraverso una serie di modifiche e di ritocchi. Ciò che quell estremo sforzo del pensiero riuscì allora a 18 cfr. M. Heidegger, Essere e tempo, op. cit., p

22 strappare ai fenomeni, sia pure in modo frammentario e rudimentale, si è da tempo trivializzato 19. Tuttavia non si tratta di rifare il verso agli antichi, ma di creare una nuova filosofia dell essere, centrata sull esistenza. Finalità della ricerca filosofica diventa la concretezza di situazioni reali e realmente coinvolte nella progettualità dell Esser-ci. L essere della metafisica, visto perlopiù come sostanza, ousia, per quanto declinabile in diverse categorie e modalità differenti, restava avvolto da un alone di astrattezza. 19 cfr. M. Heidegger, Essere e tempo, op. cit., p

23 Heidegger distingue il piano ontico, relativo all essere tradizionalmente inteso come sostanza e come genere, dal piano ontologico. L essere in senso tradizionale è velato dalle sovrastrutture categoriali, cioè dagli elementi formali che ne hanno nascosto l intima essenza, quel significato originario che l analitica esistenziale intende ripristinare. La dimensione ontica collegava l essere al genere e alle categorie più che alla verità come a-lètheia, nonnascondimento. È quanto emerge sin dagli esordi Essere di e tempo, che delinea il destino della tradizione metafisica nella forma di un graduale oblio dell essere. Rispetto ai modi tradizionali di pensare l essere, Heidegger afferma: L <<essere>>, secondo la denominazione dell ontologia medioevale, è un trascendens. Già Aristotele aveva riconosciuto nell unità di questo <<generale>> trascendentale, contrapposta alla 22

24 molteplicità reale dei sommi concetti di genere, l unità dell analogia. Nonostante la sua dipendenza dalla impostazione ontologica di Platone, Aristotele, con questa scoperta, ha posto il problema dell essere su una base fondamentalmente nuova. Ma non si può dire che egli abbia anche illuminato l oscurità di queste connessioni categoriali. L ontologia medioevale, specialmente nelle correnti tomistiche e scotistiche, ha discusso ampiamente questo problema, senza tuttavia giungere a una chiarificazione di fondo. E quando Hegel, infine, definisce l <<essere>> come l <<immediato indeterminato >> e pone questa definizione a base di tutte le sue successive elaborazioni categoriali, non si discosta dalla visuale della ontologia antica, con la differenza che egli pone in disparte il problema aristotelico 23

25 dell unità dell essere rispetto al molteplice reale delle <<categorie 20 >>. La grande svolta di Heidegger rispetto alla metafisica tradizionale consiste nel porre in primo piano il problema dell essere in chiave esistenziale. Con Heidegger, l essere cessa di porsi come un mero contenitore di cose, di enti confusi e immedesimati in un genere sommo dai tratti piuttosto vaghi. Il discorso speculativo heideggeriano basa il pensiero dell essere sulla riflessione del modo proprio di essere dell esser-ci, odasein, termine che in tedesco significa anche esistenza. L uso del termine analitica getta luce sull esigenza di volgere in senso esistenziale il metodo fenomenologico, che si basava sull interpretazione di eventi ontologici 20 cfr. M. Heidegger, Essere e tempo, op. cit., p

26 individuati complessivamente sulla base dell esperienza vissuta ( Erlebnis ). Esistono comunque rilevanti differenze che vanno ben oltre la pur significativa analogia di metodo tra fenomenologia husserliana e analitica heideggeriana, che riguardano il merito, ovvero la scelta di fini del tutto diversi e per taluni aspetti inconciliabili. L esperienza vissuta di Husserl, a furia di utilizzare schemi e formule astratte, si allontanava da una comprensione autentica del vero significato dell esistenza, la quale non può realizzarsi prescindendo dai dati emozionali e dalla situazione concreta sperimentabile sul piano dell esser- Analitica è un termine che entra nel dizionario filosofico contemporaneo grazie a Kant, il quale lo conia riprendendo l antico verbo greco analùo, che significa fare in parti da cui il nostro verbo analizzare. 25

27 Heidegger modifica il senso del termine analitica, con la semplice aggiunta di un aggettivo tutt altro che decorativo, come esistenziale. L analitica esistenziale è una metodologia di ricerca che vuole ribadire l esigenza di un ritorno all essere; come dic il nome, finalizzato a recuperare quell eccezione ontolo che sfugge tanto alla scienza-tecnica moderna quanto alla metafisica tradizionale. Ma entrambi i punti di vista, metafisico e scientifico, hanno di fatto perso di vista il genuino e profondo significato della parola essere. Secondo Heidegger per poter indagare il senso dell essere bisogna interrogare quell ente peculiare che, per essere tale, deve necessariamente sperimentare e porre in discussione il suo essere. Pertanto solo l esser-ci o esistenza (Dasein), può mettersi sulle tracce dell essere; ed 26

28 a ciò è destinato perché gli è essenzialmente familiare il domandare, e con il domandare, l essere 21. L esser-ci infatti è l unico ente capace di interrogarsi completamente e compiutamente su se stesso, soggetto privilegiato e nello stesso tempo posto in gioco di continuo. Questo essere che noi stessi siamo - osserva Leonardo Amoroso il protagonista dell analitica esistenziale, è introdotto e ribattezzato proprio in riferimento al suo essere interrogante 22 La stessaanalitica esistenziale non pretende di pervenire a risultati certi e inoppugnabili, è provvisoria almeno come il suo tema di indagine, l esser-ci. L analitica esistenziale rivela così i tratti di una forma del tutto inedita di discussione in merito alla questione dell essere. 21 L. Amoroso, Lichtung. Leggere Heidegger, Rosenberg & Sellier, Torino 1993, p Ibidem 27

29 Con l analitica esistenziale Heidegger ritiene di aver scoperto l ontologia fondamentale, sulla quale può basarsi il pensiero dell essere. L analitica esistenziale getta le basi di un ontologia che vuole superare la concezione metafisica. L analisi dell esistenza risponde all interrogazione ineluttabile circa il nostro essere-nel-mondo. In questo senso, rinvia alla possibilità di una piena consapevolezza dell esser-ci circa il proprio essere e il proprio riferimento al mondo; presuppone inoltre un approfondimento del concetto tradizionale di essere, che in fin dei conti porta a ridefinirlo in termini oggettivamente discordanti rispetto alla prospettiva metafisica antico-medioevale, e in parte a quella moderna. L analitica esistenziale pertanto risulta il primo approccio necessario per tentare di rispondere alla domanda che cos è l essere?. 28

30 L interrogativo sollecita una riflessione fondata storicamente, che intende riproporre il problema del senso dell essere. Individuando il programma di una riproposizione della questione dell essere, l analitica esistenziale sembra apparentemente riprendere dei temi di carattere tradizionale. Ma l attenzione all essere invocata da Heidegger non è rivolta nostalgicamente al passato ed è animata anzi dal proposito di revisionare l approccio tradizionale, in considerazione del fatto che tutta la storia della metafisica ha parlato dell essere in maniera inadeguata, confondendo l essere con semplice la presenza. L analitica esistenziale segue un orientamento ben preciso, che contempla l elaborazione di una ricerca riguardante in prima istanza il rinvenimento del senso dell essere. Non si tratta tuttavia di un ontologia definitiva, anzi. Siamo di fronte ad una nuova analisi dell essere che, diversamente 29

31 da quelle tradizionali tendenti a costruire un compiuto e completo sistema di pensiero, viene a caratterizzarsi come incompleta e addirittura provvisoria. Heidegger, infatti, non mira a risolvere la questione dell essere una volta per tutte, ma a sollevare l attenzione su un modello d interrogazione filosofica che per sua stessa natura sfugge a qualsiasi sistematicità, rispecchiando la struttura dinamica e flessibile dell esistenza nel suo evidente legame con la verità e l essere, due concetti che nel contesto heideggeriano risultano intimamente connessi tra di loro. Se fin dai tempi più lontani la filosofia ha congiunto verità ed essere puntualizza Amoroso a proposito della correlazione tra l istanza veritativa e la problematica ontico-ontologica riproponendo la 30

32 questione dell essere, non può non riproporre anche, al contempo la questione della 23 verità. Nella prospettiva dell analitica esistenziale non è possibile pensare l essere al di fuori del suo rapporto alla verità. L essere, descritto da Heidegger come un livello di realtà più profondo rispetto a come lo descrive la tradizione metafisica, confluisce e tende a confondersi con la verità stessa. Ma per Heidegger occorre ridefinire la verità classicamente intesa, in modo da porre le basi per una riproposizione del problema dell essere 24. In altri termini, è necessario ristabilire il significato originario della verità come alètheia, non nascondimento, concetto che risulta più profondo dell identificazione classica tra verità e adeguazione. 23 cfr. L. Amoroso, Lichtung. Leggere Heidegger, op. cit, p Ibidem 31

33 In tale prospettiva il concetto di verità cessa di essere connesso alla metafora della luce, cioè di un rischiaramento assoluto dei fenomeni, e, immedesimandosi con l essere e il linguaggio come sua emanazione, viene presentata in modo molto peculiare come Lichtung, termine traducibile approssimativamente come radura. La Lichtung è appunto la radura in cui la luce della verità (Licht in tedesco) si mostra a macchia di leopardo. L essere non è più una sostanza dai contorni netti e precisi, ma piuttosto una sintesi di ombra e luce, di trasparenza e nascondimento, di presenza e nulla. E il linguaggio, tornato protagonista dell esperienza speculativa contemporanea, viene posto in risalto non già solo come modalità di espressione dell uomo ma, in senso ermeneutico e dialettico, quale casa dell essere e cifra di quell interrogazione continua che costituisce l essenza di 32

34 un pensiero finalmente emancipato dall ipoteca metafisica dalle sue facili certezze. 5 - I pregiudizi ontologici Nell interpretazione di Heidegger la questione ontologica richiede un ripensamento radicale, al fine di coglierne il valore di principio dinamico, libero dai condizionamenti della tradizione metafisica, per poi riuscire, mediante le risorse linguistiche dell analitica esistenziale, non già a rimuovere i vari pregiudizi ontologici, ma a dar loro adeguata collocazione. Il supremo esercizio teoretico che vuole rispondere alla questione sull essenza dell essere può e deve avvalersi di presupposti apparentemente negativi, che sono appunto i vari pregiudizi metafisici. Questi travisamenti del modo corretto di impostare l interrogazione dell essere sono rivelativi nel certificare l omissione della risposta alla questione fondamentale de 33

35 filosofia, che è la tematica ontologica. Omissione che, affermando superficialmente la superfluità e l improponibilità della risposta al quesito che cos è l essere?, consente tuttavia di trovare degli spunti positivi, come punto di partenza di un percorso finalizzato a ridefinire lo statuto della verità, in contrapposizione al pensiero metafisico tradizionalmente inteso. Non si tratta di semplici fraintendimenti da risolvere una volta per tutte, ma di presupposti indispensabili, che rendono possibile una preventiva ripetizione esplicita del problema dell essere 25. BENCHÉ la rinascita della <<metafisica>> sia un vanto del nostro tempo, il problema dell essere è oggi dimenticato. Si crede infatti di potersi sottrarre a una rinnovata. Eppure non si tratta di un problema qualsiasi. Esso ha ispirato il pensiero di Platone e Aristotele, anche 25 cfr. M. Heidegger, Essere e tempo, op. cit., p

36 se ha senz altro taciuto dopo di loro, come il problema tematico di una vera ricerca 26. Heidegger ribatte ai pregiudizi ontologici peculiari della tradizione metafisica, argomentando che l indefinibilità e la presunta ovvietà del concetto di essere rendono indispensabile un indagine profonda e variegata per contenuti, temi e variazioni. Heidegger critica chi professa l impossibilità per l uomo di definire l essere o chi lascia cadere il discorso ontologico, considerandolo superfluo, e del tutto indegno un analisi speculativa sui generis. Dire infatti che quello di <<essere>> è il più generale dei concetti, non equivale a dire che è anche il più chiaro e che non richiede alcuna ulteriore discussione. Il concetto di <<essere>> è anzi il più oscuro di tutti cfr. M. Heidegger, Essere e tempo, op. cit., p Ibidem 35

37 Per l autore di Essere e tempo non bisogna fermarsi alle apparenze, ma scavare in fondo per risalire alle sorgenti stesse dei diversi equivoci ontologici, presenti addirittura prima che si coniasse la significativa espressione metafisica. Si dice: il concetto di <<essere>> è il più generale e vuoto di tutti e resiste perciò a qualsiasi tentativo di definirlo. D altra parte, in quanto generalissimo, e come tale indefinibile, non ha neppur bisogno di essere definito. Tutti lo impiegano continuamente e anche già comprendono che cosa si intende con esso. In tal modo, ciò che, per il suo nascondimento, sospinse e mantenne nell inquietudine il filosofare degli antichi, è divenuto chiaro e ovvio, a tal punto che 36

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