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1 &$5$77(5,67,&+( '(, 352'87725, &$/$%5(6, ', 2/,2 ', 2/,9$ /HD]LHQGHROLYLFROH L olivicoltura in Calabria vanta tradizioni secolari ed oggi rappresenta una delle risorse economiche più rilevanti della regione. Il settore olivicolo calabrese conta all'ultimo censimento ISTAT (1991), oltre 135 mila aziende operanti che insieme coltivano più di 155 mila ettari investiti ad olivo, in massima parte da olio. Volendo fornire delle misure di paragone si evidenzia che la Calabria è la seconda regione italiana per produzione dopo la Puglia. L'incidenza percentuale sul totale nazionale del numero di aziende operanti è pari al 12,3% mentre la superficie investita ad olivo è il 15,5% di quella italiana. Rapportando poi il comparto olivicolo con la restante parte agricola si rileva la sua consistente rilevanza sia in termini di aziende impegnate (64,8%), sia in superficie investita (23,7%). Il comparto in questione contribuisce mediamente alla formazione del PLV agricola totale regionale per quasi il 31%. FIG. 1.9,QFLGHQ]DVHWWRUHROLYLFRORFDODEUHVHVXOWRWDOHQD]LRQDOH Italia Calabria $]LHQGH ROLYLFROH 6XSHUILFLH ROLYLFROD Fonte:HODERUD]LRQL$JULWHUUDPVXGDWL,67$7 Emergono, dai suddetti dati, tanto l'importanza dell'olivicoltura nell'economia regionale, quanto i principali problemi che assillano tale settore. Se calcoliamo infatti la dimensione media aziendale in termini di superficie investita ad ulivo, abbiamo un risultato sconfortante che testimonia la elevatissima polverizzazione produttiva. Con una superficie media olivetata al di sotto di 2 ettari, le aziende olivicole calabresi, si collocano in maggior parte nelle prime classi di superficie, in altri termini si rileva che ben l'89% è al di sotto dei 5 ettari di superficie e che solo lo 0,6% del totale regionale ha una superficie olivetata superiore ai 50 ettari. 28

2 Il dato è tanto più allarmante se si considera la bassissima propensione allo associazionismo rilevabile nella regione. La maggior parte delle aziende olivicole sono condotte a livello familiare e in maniera despecializzata. La coltura dell'olivo interessa l'intero territorio regionale su cui coesistono sistemi di coltivazione avanzati, per lo più interessano territori ed aree vocate, pianeggianti investite ad oliveti specializzati, da una parte; sistemi antiquati che insistono prevalentemente in aree fortemente marginali in cui la coltivazione dell'olivo rappresenta oggi più un valore di salvaguardia ambientale e paesaggistica che una propria attività produttiva. FIG &DODEULD$]LHQGHROLYLFROHSHUFODVVHGLVXSHUILFLH 'DÃÃHGÃROWUH 0HQRÃGL Fonte: QRVWUDHODERUD]LRQHVXGDWL,67$7 La coltivazione dell'olivo in Calabria interessa per la maggior parte (67%) terreni collinari, e per il 21,7% aree di montagna. In queste ultime ed in parte quelle collinari interne si rilevano metodologie di produzione arcaiche, derivanti dalla tradizione ed usi locali, ma anche e soprattutto da condizioni pedologiche difficilmente superabili per sviluppare una olivicoltura moderna. I problemi più evidenti si hanno nelle forme di allevamento delle piante, che giungono ad avere dimensioni difficilmente governabili, soprattutto nelle operazioni di raccolta che vengono realizzate con la raccattatura a terra delle olive cadute naturalmente. Da qui deriva la bassa qualità che si ottiene mediamente nella produzione olivicola regionale. Detta produzione in olio si è attestata nella campagna olivicola 97/98 a circa 152 mila tonnellate, pari cioè al 24% nazionale. La produzione di olio in Calabria subisce in misura molto evidente il fenomeno dell'alternanza produttiva. Per i motivi precedentemente esposti ad annate di carica si succedono annate di scarica, condizionando pesantemente il settore a trovare una sua stabilizzazione. 29

3 Le caratteristiche pedologiche dei terreni coltivati ad olivo, non consentono per altro la meccanizzazione di importanti fasi del ciclo di coltivazione, quali la potatura e la raccolta. Solo da pochi anni si adoperano le reti per la raccolta delle olive che si effettuava direttamente sul terreno. In vasti territori olivicoli della Calabria a forte concentrazione produttiva è uso raccogliere le olive a terra servendosi di scope. Tali metodologie non consentono di ottenere alti livelli qualitativi nell'olio estratto. Secondo alcune rivelazioni sulle caratteristiche merceologiche degli oli calabresi più del 50% è classificabile come lampante mentre meno del 30% può ritenersi di qualità extra-vergine. (Agricoltura N.240) FIG &DODEULD6XSHUILFLHLQYHVWLWDDGROLYRSHU]RQDDOWLPHWULFD Montagna Collina Pianura Fonte:HODERUD]LRQL$JULWHUUDPVXGDWL,67$7 /HD]LHQGHGLWUDVIRUPD]LRQH La presenza di frantoi oleari in Calabria è molto accentuata a conferma degli elevati volumi produttivi rilevabili nella regione. Secondo i dati disponibili di Agecontrol nel 1995 sono stati attivati in Calabria ben 1342 impianti pari al 21,1% del totale dei frantoi italiani attivati nello stesso anno. L'attivazione di un impianto oleario nella regione risulta fortemente condizionata dalle diverse annate produttive per colpa dell'alternanza produttiva fortemente accentuata. Nei suddetti impianti sono state lavorate oltre 10 milioni e mezzo di quintali di olive (30,1%) ottenendo quasi 2 milioni e 200 mila quintali di olio con una resa pari al 20,64%. La localizzazione degli impianti, come è logico che sia, vede la loro concentrazione nelle diverse aree produttive della regione. 30

4 In particolare il 23,86% è localizzato nella provincia di Cosenza ed il 41,49% in quella di Reggio Calabria (la rilevazione è precedente alla formazione delle due nuove province di Vibo Valentia e Crotone). Analizzando i dati relativi alle classi di potenzialità produttiva si rileva che oltre il 42% dei frantoi ha una capacità produttiva inferiore a 4 tonnellate di olive lavorate nelle 8 ore, lavorando appena il 17,7% della produzione regionale. Viceversa i frantoi con capacità produttiva superiore alle 10 tonnellate giornaliere rappresentano il 13,6% del totale e lavorano quasi il 34% delle olive raccolte. FIG &DODEULD,QFLGHQ]DQXPHURGLIUDQWRLHGROLYHPROLWH SHUFODVVHGLFDSDFLWjSURGXWWLYD 2OWUH 'DD )LQRD % olive molite % frantoi Fonte:,1($ Questi dati, messi in relazione con quelli delle altre regioni, evidenziano una forte polverizzazione anche nelle imprese di prima trasformazione, dove si rileva la presenza di molti frantoi di piccola capacità che quasi sempre utilizzano il metodo della pressione meno produttivo con maggiori criticità per il rispetto della qualità del prodotto finito. Secondo i dati messi a disposizione dalla Camera di Commercio di Cosenza, sul territorio regionale operano circa 63 aziende che si dedicano all'imbottigliamento dell'olio da essi prodotti acquistando nella regione. Infatti la quasi totalità delle suddette aziende conducono principalmente l'attività di trasformazione, integrando questa attività con la commercializzazione allo stato sfuso o imbottigliato. Il ruolo dei frantoi nel settore è infatti fondamentale poiché svolgono il compito di aggregazione della produzione. La quasi totalità dei frantoi operanti in Calabria svolge attività di estrazione per conto terzi, anche nei confronti di piccoli partitari. L'enorme numero di micro aziende produttrici di olive confluisce verso i frantoi della zona presso cui molisce il proprio raccolto che in genere va a soddisfare il consumo familiare di olio. La Calabria infatti oltre ad essere una regione che produce molto olio, è altresì interessata a elevati livelli di consumo appagati prevalentemente dall'auto 31

5 approvvigionamento. Molte famiglie che non possiedono oliveti sono solite acquistare partite di olio direttamente al frantoio di fiducia o presso produttori. Il frantoio è un punto di aggregazione di una parte della produzione olivicola regionale per via della forma di pagamento utilizzata per il conto-terzismo: la molenda. Questa consiste, com'è noto, nel retribuire il servizio di estrazione con una parte dell'olio ottenuto. Tale forma di pagamento è molto diffusa sul territorio regionale anche se le mutate condizioni di mercato dell'olio lampante che, presenta forti oscillazioni da un anno all'altro, stanno facendo cambiare tale abitudine e sempre più frantoi si fanno retribuire direttamente in denaro. Al frantoio resta il compito di smaltire le acque di vegetazione prodotte durante la lavorazione nonché quello di rivendere le sanse che contengono ancora una percentuale minima di olio. Le sanse vengono quindi consegnate ai sansifici presenti numerosi nella regione dove con processi industriali viene estratto tutto l'olio residuo. Negli anni è molto cambiato il mercato dell'olio di sansa di olive con una sensibile diminuzione dei prezzi che orienta qualche frantoiano ad avere più convenienza a compostare la sansa da utilizzare poi come ammendante che a rivendere la stessa ai sansifici. L'olio raccolto dai frantoi, opportunamente classificato viene stoccato e rivenduto ai grossisti che trattano enormi quantitativi di olio da destinare alle raffinerie e alle industrie di trasformazione alimentari (olio vergine). La frammentazione esistente anche nel comparto della prima trasformazione rappresenta uno dei principali punti di debolezza e di perdita di potere contrattuale da parte dei frantoiani rispetto ai grossisti che invece sono in numero assai limitato. In conclusione, è possibile affermare che nella regione la tipologia aziendale prevalente nel settore olivicolo è quella tradizionale a conduzione familiare avente più un orientamento alla produzione piuttosto che al mercato. E' pur vero che stanno emergendo e si vanno consolidando realtà produttive che riescono a penetrare nei mercati più maturi, nazionali ed esteri, riuscendo a sconfiggere la triste nomea di terra di olio lampante. Guardando a queste imprese leader bisogna avviare un rinnovato sforzo per innovare la produzione olivicola regionale, apprendendo politiche di miglioramento qualitativo, di riduzione dei costi produttivi, di razionalizzazione, di promozione e valorizzazione commerciale. A tal proposito, è opportuno ricordare che già due oli calabresi possono pregiarsi del marchio europeo DOP. Le denominazioni protette Bruzio e Lamezia sono state riconosciute dall'unione Europea ottenendo l'ambita tutela, mentre è già a buon punto l'iter per l'accreditamento di un altro olio regionale che intende ottenere la DOP( Hera Lacinia nella provincia di Crotone). 32

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