Comunicato stampa. Inchiesta congiunturale 2013/2014

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1 Comunicato stampa Inchiesta congiunturale 2013/2014 Sensibile miglioramento nel 2013 per le aziende ticinesi dopo le difficoltà degli ultimi anni. Previsioni sostanzialmente positive anche per il 2014, in linea con la tendenza rilevata a livello svizzero. Preoccupazioni per una certa stagnazione degli investimenti dovuti alle incertezze indotte dall estero e create all interno della Svizzera e i dati sul reclutamento di manodopera proveniente dall Unione europea pongono interrogativi sul nostro sistema formativo. Rispetto agli ultimi 3 anni, contrassegnati dalle forti difficoltà legate sostanzialmente alla situazione del franco forte e alle difficoltà della zona-euro, il 2013 per le aziende ticinesi ha fatto registrare un miglioramento della situazione generale. Parlare di ripresa generalizzata è eccessivo, anche perché il quadro può variare molto fra i vari settori e all interno dei settori stessi, ma è innegabile che da un quadro generale improntato ad una comunque positiva stabilità nelle difficoltà, si è passati ad una situazione molto più positiva e con prospettive pure di segno positivo. L andamento degli affari nel 2013 è infatti stato giudicato positivo dal 75% delle imprese, contro il 67% rilevato nel 2012, mentre il 74% delle aziende prevede un andamento degli affari da soddisfacente a buono per il La stabilizzazione del tasso di riferimento a 1,20 per il cambio franco-euro ha senza dubbio ulteriormente confermato la sua utilità, visto che ha permesso alle nostre aziende di consolidare l adattamento ad una situazione difficile, contraddistinta anche dalle forti e permanenti crisi tuttora in atto in alcuni importanti mercati di riferimento (ad es. Francia e Italia). La diversificazione del tessuto economico interno e la costante ricerca di nuovi sbocchi di mercato hanno però permesso di attenuare gli effetti negativi, benché sussista qualche preoccupazione quanto ai margini che rimangono a disposizione delle aziende e alla relativa capacità di investimento. Con un 46% delle aziende che hanno operato investimenti, si può ritenere che il livello generale di investimenti sia stato soddisfacente, con un valore sostanzialmente in linea con quello dello scorso anno. Preoccupa però il fatto che, malgrado il miglioramento generale della situazione, gli investimenti effettuati e la propensione agli stessi sia stagnante. Questo è senza dubbio legato all erosione dei margini, ma anche e soprattutto alla situazione di instabilità creata dagli attacchi alla Svizzera provenienti dall estero e dalle continue sollecitazioni interne volte al cambiamento del sistema elvetico che hanno creato e creano incertezze sulla stabilità giuridica del nostro paese. Questo porta evidentemente le aziende a ponderare con maggiore prudenza le decisioni relative agli investimenti. Dal punto di vista occupazionale, è stata registrata una stabilità dell effettivo per il 61% delle aziende, mentre il 23% ha aumentato il personale e il 16% lo ha ridotto, con valori sostanzialmente in linea con quanto le aziende avevano previsto alla fine del Rispetto allo scorso anno vi è però una leggera tendenza al miglioramento.

2 2 Per il 2014 le stime prevedono un andamento degli affari da soddisfacente a buono per il 73% delle imprese nei prossimi sei mesi e per il 74% delle imprese nel periodo oltre i sei mesi. Per l occupazione si stima un buon livello di stabilità con il 75% delle aziende che segnala l intenzione di mantenere l effettivo attuale. La propensione agli investimenti è confermata dal 41% delle imprese, dato in linea con le previsioni prudenziali espresse anche nel Va però rilevato che, come rilevato in precedenza, anche per gli investimenti futuri sembra esservi una pericolosa posizione attendista, per verificare se i vari tentativi di abbattere alcuni capisaldi del sistema svizzero avranno successo in consultazione popolare. Basti pensare, dopo le turbolenze legate all iniziativa 1:12, alla proposta di introduzione di un imposta di successione federale, alla votazione sul reddito minimo a livello federale di 4'000 franchi o all introduzione di un reddito di cittadinanza garantito. Questa incertezze minano alla base non solo l attrattività della Svizzera nel contesto internazionale, bensì anche la propensione all investimento delle aziende già presenti sul territorio, il che stride con il dato positivo sull andamento degli affari. Queste preoccupazioni sono condivise anche negli altri cantoni e non a caso, i dati del 2013 e le previsioni per il 2014 sono, come negli anni precedenti, in linea con quanto rilevato dai nostri colleghi romandi. Hanno partecipato all inchiesta 305 aziende commerciali, industriali, artigianali e dei servizi, in rappresentanza di 20'771 di lavoro in Ticino. Le aziende sono state suddivise in due gruppi: industria/artigianato (124 aziende) e servizi/commercio (181 imprese). Il campione di aziende è ormai consolidato da quattro anni, per cui i risultati possono essere considerati attendibili e di regola sono sempre confermati dalle analisi scientifiche condotte dagli istituti federali e cantonali specializzati. Ovviamente l inchiesta mira a dare indicazioni sulle tendenze generali dell economia ticinese e non intende sostituire analisi più mirate effettuate dai singoli settori economici. 1. Andamento degli affari L andamento degli affari per il 2013 è giudicato sostanzialmente buono o eccellente dal 32% delle aziende (27% nel 2012), soddisfacente dal 43% (40% nel 2012), mediocre dal 21 (28% nel 2012) e negativo dal 4% (5% nel 2012). La situazione può quindi essere considerata sostanzialmente migliore rispetto al Le prospettive per il primo semestre del 2014 sono pure contraddistinte dalla positività. Il 27% delle aziende prevede un buon andamento, il 46% si attende risultati soddisfacenti, il 24% mediocri e il 3% negativi. Le aspettative sono migliori rispetto a quelle espresse alla fine del 2012 per il primo semestre del Salvo situazioni particolari, di regola la tendenza prevista per i primi sei mesi si conferma per tutto l anno. Anche le previsioni oltre i 6 mesi sono di segno positivo, visto che la parte di aziende che prevede un buon andamento è del 23% e chi si aspetta risultato soddisfacenti è il 51%. Risultati mediocri sono previsti dal 22% e negativi dal 3%. I dati indubbiamente migliori rispetto agli scorsi anni permettono di guardare con una certa fiducia agli sviluppi nel prossimo futuro. Importante da questo punto di vista è anche il dato sull auto-finanziamento delle aziende che si conferma su buoni livelli e comunque ancora migliori rispetto allo scorso anno, con il 6% che lo definisce eccellente (3% nel 2012), il 35% buono (a fronte del 32% del 2012), il 37% soddisfacente (34% nel 2012), il 17% mediocre (26% nel 2012) e solo il 5% negativo (contro il 7% nel 2012).

3 3 2. Salari nel 2013 e previsioni per il 2014 Per quanto riguarda l evoluzione salariale media all inizio del 2013, solo il 5% delle aziende non ha fatto registrare aumenti, mentre il 76% delle aziende ha concesso aumenti varianti fra l 1 e il 6%. Per il 2014, il 3% delle imprese non prevede aumenti, mentre la percentuale delle imprese con aumenti medi previsti dall 1 al 6% è dell 84% Il 27% delle aziende ha effettuato un adattamento generale dei salari di senso positivo nel corso del Tutti i valori rilevati nel contesto dell evoluzione salariale sono migliori rispetto al 2012 e chiaramente superiori ai dati rilevati dagli altri Cantoni. 3. Evoluzione dell effettivo del personale I dati che emergono sono complessivamente stabili rispetto al 2012, visto che nel 2013 si è registrata una stabilità dell effettivo del personale per il 61% delle imprese (64% nel 2012), a fronte di un aumento per il 23% (2012: 21%) e una diminuzione per il 16% (2012: 15%) delle aziende. In sostanza si sono confermate le previsioni formulate alla fine del Per il 2014, il 75% delle aziende prevede una stabilità dell effettivo, mentre il 14% si attende un aumento e il 12% una diminuzione. 3.1 Il settore industria/artigianato ha fatto registrare valori stabili per il 57% delle aziende, con diminuzioni per il 20% e un aumento per il 23%, con valori leggermente peggiori dello scorso anno, senza dubbio legati alle difficoltà legate al contesto internazionale e alle incertezze politico-strutturali interne, soprattutto per le aziende molto votate all export. Per il 2014 si prevede una sostanziale stabilità, espressa dal 75% delle aziende, a fronte di un 17% che ipotizza diminuzioni e un altro 8% che prevede aumenti. Nel settore servizi/commercio vi è invece stata una stabilità per il 64%, con diminuzione per il 13% e aumento per il 23%. Per il 2014, il 74% dichiara di mantenere l effettivo, mentre si registra un 8% per la riduzione e un 18% per l aumento del personale. 3.2 Dati specifici per le aziende attive nell export Per le aziende con una quota-parte di export fino al 20%, l effettivo è rimasto stabile nella misura del 56% delle risposte, con diminuzione per il 15% delle imprese e aumento per il 28%. Per il 2014 si prevede una stabilità nella misura dell 72%, una riduzione per il 15% e un aumento per un altro 13% delle aziende. Per le aziende con quota-parte di export dal 21 al 79%, l effettivo è rimasto stabile per il 50% dei casi, con diminuzione per il 23% e aumento per il 28%. Per il 2014 è prevista una stabilità per l 81% dei casi, una riduzione per il 5% e un aumento per il 14% delle aziende. Per le aziende con quota-parte di export fra l 80 e il 100%, l effettivo è rimasto stabile nella misura del 47%, mentre il 24% delle aziende ha disposto riduzioni e il 29% aumenti di effettivo. Per il 2014 le previsioni vanno verso la stabilità dell effettivo per il 73% delle aziende, mentre il 12% prevede riduzioni e il 14% ha in programma aumenti.

4 4 Chi è invece orientato solo sul mercato interno ha fatto registrare una stabilità del 70% nel 2013, con diminuzioni nel 12% dei casi e aumenti per il 18%. E queste aziende prevedono per il 2014 una stabilità nella misura del 74%, con diminuzioni nel 12% dei casi e un aumento per il 14%. 4. Investimenti Nel corso del 2013 il 46% delle aziende hanno effettuato investimenti, che costituisce un buon valore. Come rilevato in precedenza, considerato però il migliore andamento generale rispetto agli scorsi anni, questo valore non può essere considerato esaltante, visto che è in linea con quello espresso in tempi decisamente più difficili (ad esempio nel 2012 era il 47% ad avere dichiarato investimenti). Anche in questo contesto svolgono un ruolo importante le continue sollecitazioni a cambiare il sistema elvetico che creano incertezze e frenano in parte gli investimenti aziendali. Il livello generale di investimenti previsto per il 2014, attestato al 41%, conferma questa tendenza alla prudenza negli investimenti, malgrado un quadro generale più positivo. Nell ambito industria/artigianato la percentuale delle aziende che hanno effettuato investimenti nel 2013 e che ne prevedono nel 2014 passa dal 58% al 53%. Per la categoria commercio/servizi si passa dal 39% di aziende che hanno investito al 33% che prevedono di farlo per il Come sempre, la maggiore predisposizione all investimento è delle strutture aziendali grandi (con oltre 100 collaboratori). 73% di esse progetta investimenti per il 2014, mentre il tasso percentuale scende al 51% per le aziende di media grandezza (fra 30 e 100 collaboratori) e al 29% per le piccole aziende (con meno di 30 collaboratori). La propensione all investimento delle aziende ticinesi resta comunque superiore a quella delle aziende degli altri cantoni che hanno partecipato all inchiesta. Il Ticino, con il 41%, precede Neuchâtel (38%), Vaud (35%) e Ginevra (30%). 5. Libera circolazione e manodopera estera Le domande concernenti la presenza e i motivi di assunzione di personale provenienti in particolari dai paesi dell Unione europea non erano previste dall inchiesta 2012/2013. Non vi sono quindi termini di paragone su eventuali aumenti. Da un punto di vista generale, l 83% delle aziende ha rilevato che impiega manodopera proveniente dall Unione europea. Solo nel 10% dei casi è impiegato anche personale extra-ue. Negli altri cantoni le proporzioni sono un po diverse (Vaud 53-15, Ginevra 71-17, Neuchâtel 55-15). Sull effettivo generale, nel 40% dei casi la proporzione di lavoratori provenienti dall UE supera il 50% del totale del personale. Nei rami industria/artigianato questo dato si verifica per il 53% delle aziende e per servizi/commercio il valore si attesta sul 31%.

5 5 I dati che precedono dimostrano la forte dipendenza delle nostre aziende da manodopera proveniente dall Unione europea. Interessante l analisi delle risposte sui motivi che portano all assunzione di tale manodopera. Il 50% delle aziende rileva che la manodopera locale è quantitativamente insufficiente, il che non rappresenta una sorpresa particolare, considerando la scarsità di manodopera indigena in taluni settori come l edilizia o parti dell industria. Nei cantoni Vaud e Ginevra questa percentuale si attesta addirittura sul 70%, mentre a Ginevra raggiunge il 68%. Più preoccupante è il 26% di risposte che sottolineano come la manodopera straniera sia meglio formata (Vaud: 11%, Ginevra 15%, Neuchâtel 12%) e il 13% che rileva come talune competenze in Svizzera siano totalmente inesistenti (Vaud: 15%, Ginevra 14%, Neuchâtel 13%). Questo è un chiaro campanello d allarme sul nostro sistema formativo. Infine, l 11% delle aziende ammette di far capo a manodopera estera perché meno costosa (Vaud; 4%, Ginevra 3%, Neuchâtel: 5%). Comportamento legittimo, ma che non possiamo considerare soddisfacente, anche se una percentuale di questo tipo è probabilmente sistematica, benché chiaramente superiore ai valori fatti registrare da Vaud, Ginevra e Neuchâtel. I nostri sforzi saranno pertanto concentrati soprattutto nel tentativo di correggere le due percentuali menzionate in precedenza e che coinvolgono direttamente le nostre strutture formative e quindi il bagaglio di competenze e la capacità concorrenziale di lavoratrici e lavoratori indigeni. Un 39% che non ci lascia indifferenti e su cui stiamo già lavorando, un esempio su tutti è la creazione di un specifico programma formativo nel settore del commercio delle materie prime. 6. Telelavoro Le ultime domande riguardavano il telelavoro, strumento sempre più utilizzato nei grandi centri svizzeri. Le aziende ticinesi lo utilizzano meno delle altre con il 7%, mentre il 19% delle imprese vodesi, il 9% di quelle ginevrine e il 13% di quelle neocastellane vi fanno capo. Si tratta di un elemento ancora da sviluppare e che per il momento rimane abbastanza marginale nell attività aziendale, malgrado possa, in determinate circostanze, presentare indubbi vantaggi, ad esempio per chi deve accudire figli o per chi vuole evitare spostamenti. Molto dipende però dalla tipologia delle aziende e dal lavoro che viene svolto, per cui il tema merita approfondimenti particolari per caprine il vero potenziale e la possibilità di diffusione. L inchiesta è stata effettuata fra i mesi di settembre e ottobre del I risultati completi sono disponibili sul sito della Cc-Ti, Lugano, 18 dicembre 2013

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