ASPETTI EVOLUTIVI NELLA GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO ALLA LUCE DEL DETERIORAMENTO DELLA QUALITÀ DEI PRESTITI BANCARI

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1 ASPETTI EVOLUTIVI NELLA GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO ALLA LUCE DEL DETERIORAMENTO DELLA QUALITÀ DEI PRESTITI BANCARI MARIA CRISTINA QUIRICI * 1. La qualità degli impieghi bancari: problemi definitori A ragione è stato detto che una banca è solida quando lo sono i suoi prestiti 1. La buona qualità dei finanziamenti erogati dagli organismi creditizi rappresenta, in effetti, una condizione della massima importanza per il regolare funzionamento del settore finanziario di un sistema economico. Tale funzionamento risulta, di fatto, influenzato dallo standard qualitativo dei finanziamenti sotto un duplice aspetto, sia micro che macroeconomico. A livello microeconomico, gli istituti di credito capaci di gestire prestiti qualitativamente fisiologici si trovano ad operare con un grado di efficienza più elevato rispetto a quelli che non agiscono in circostanze analoghe. E questo è fondamentale in un contesto operativo sempre più competitivo quale l attuale, che rende necessaria una continua ricerca del mantenimento del proprio equilibrio economico patrimoniale 2. A livello macroeconomico, invece, la migliore qualità dei crediti erogati all interno di un sistema finanziario si ripercuote, in primo luogo, sulle caratteristiche di stabilità dello stesso, dal momento che una maggiore rischiosità del portafoglio impieghi può facilitare lo svolgimento di operazioni non del tutto corrette nei diversi settori * L autrice, ricercatrice presso il Dipartimento di Economia Aziendale «E. Giannessi» dell Università di Pisa, desidera ringraziare il professor Roberto Caparvi per gli utili suggerimenti forniti durante la stesura del lavoro e al termine dello stesso, del cui contenuto rimane, ovviamente, unica responsabile. ¹ J. Revell, Rischio e solvibilità delle banche, Milano, Ed. Comunità, 1978, pag. 32 e segg. ² In merito si veda C. Cacciamani, Qualità dei prestiti ed equilibri di gestione delle aziende di credito, in Il Risparmio, n. 4, 1992, pag

2 dell intermediazione da parte degli organismi creditizi 3. In secondo luogo, finisce per influire pure sullo sviluppo operativo della politica monetaria, la cui efficacia appare certamente più incisiva in presenza di un circoscritto grado di rischiosità dei finanziamenti erogati dagli intermediari finanziari. In questo quadro, la grossa crescita registrata nel corso degli ultimi anni dall ammontare dei crediti in sofferenza nell ambito del sistema creditizio italiano non può che essere motivo di crescente preoccupazione tra gli studiosi e gli operatori del settore, che si vanno occupando con sempre maggiore insistenza del problema del deterioramento della qualità degli impieghi bancari. A questo proposito, occorre però sottolineare come sia molto difficile dare una definizione completa ed esaustiva di qualità degli impieghi bancari. Da un lato, infatti, essa allude ad un insieme eterogeneo di caratteristiche intrinseche ed estrinseche dei prestiti bancari, dall altro ad essa può essere attribuito un ambito di applicazione più o meno esteso 4. In senso restrittivo, infatti, essa fa riferimento principalmente al buon fine delle operazioni sulla base delle modalità e dei tempi stabiliti all atto della concessione degli affidamenti, riflettendo così il grado di solvibilità della clientela finanziata. Sotto questo profilo, la qualità degli impieghi dipende dalle condizioni prospettiche di equilibrio economico e finanziario delle aziende affidate, equilibrio che deve essere visto come il presupposto fondamentale della solvibilità delle stesse, intendendo con essa la capacità di rimborso che si manifesta attraverso una adeguata dinamica dei flussi di cassa prodotti dalla gestione corrente, ovvero mediante una fisiologica ed ordinata sostituzione dei finanziamenti 5. In realtà, la definizione di qualità dei prestiti bancari risulta più complessa, dal momento che la convenienza di un affidamento non ³ «In realtà, per le nostre Autorità Monetarie è sempre più pressante l esigenza di assicurare la stabilità del sistema creditizio in relazione all aumentato grado di concorrenza ed alla progressiva attuazione di una politica di vigilanza sempre meno strutturale e sempre più prudenziale». Cfr. C. Cacciamani, Qualità dei prestiti ed equilibri di gestione delle aziende di credito, cit., pag ⁴ F. Cesarini, La qualità degli impieghi bancari: tendenze e problemi, in Banche e Banchieri, n. 2, 1983, pag. 91 e segg. ⁵ A questo proposito è infatti importante ricordare come da un punto di vista economico non debba essere attribuito un differente peso qualitativo a diverse forme di impiego in funzione della entità e della possibilità di realizzo delle garanzie che lo assistono. La capacità per l affidato di restituire le somme dovute risiede nel suo reddito futuro. Come autorevolmente affermato in dottrina «La capacità di produrre reddito, ossia di produrre economicamente, si palesa dunque come la condizione fondamentale per ottenere credito». Cfr. T. Bianchi, I fidi bancari, Torino, Utet, 1977, pag In merito si vedano pure U. Caprara, La banca. Principi di economia delle aziende di credito, Milano, Giuffrè, 1954, pag. 91 e G. Dell Amore, Economia delle aziende di credito. I prestiti, Milano, Giuffrè, 1965, pag. 15 e segg. 68

3 M. C. QUIRICI, ASPETTI EVOLUTIVI NELLA GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO... dipende esclusivamente dal relativo rendimento e rischio di insolvenza, ma anche dalle sue interrelazioni reddituali e finanziarie con le altre operazioni di investimento 6. Pertanto, la valutazione di un singolo impiego se non effettuata anche in relazione alla composizione sia del portafoglio prestiti, sia dell attivo e del passivo globali, non può che risultare incompleta 7. L apprezzamento qualitativo degli impieghi bancari dovrà quindi considerare, in generale, il profilo del loro frazionamento, quello della loro diversificazione, nonché il contributo che da essi deriva all equilibrio economico-finanziario dell impresa bancaria. Ne consegue che la valutazione complessiva dei prestiti di una banca, seppur complessa e difficoltosa, risulta indubbiamente utile nella misura in cui può condurre, considerando le diverse interrelazioni tra di essi, ad un migliore apprezzamento della rischiosità e dell effettivo rendimento del singolo credito. Passando, poi, da una visione teorica ad una prettamente gestionale, si pongono indubbiamente rilevanti problemi, dal momento che risulta arduo codificare regole di validità generale atte a misurare in modo oggettivo il grado qualitativo del portafoglio bancario Il deterioramento della qualità dei crediti: alcuni caratteri qualiquantitativi della crescita delle sofferenze Come autorevolmente affermato in dottrina «il rischio di un prestito è un concetto notevolmente ampio e diversificato ed è espresso dalla probabilità che l operazione non dia alcun contributo positivo alla redditività dell azienda finanziatrice o incida addirittura sfavorevolmente sui suoi risultati d esercizio» 9. ⁶ Cfr. T. Bianchi, I fidi bancari, cit., pagg ; C. Demattè, La valutazione della capacità di credito nelle analisi di fido, Torino, Vallardi, 1974, pag. 23 e segg.; F. Cesarini, La qualità degli impieghi bancari: tendenze e problemi, cit., pag. 91. ⁷ A1 riguardo, nei controlli della Banca d Italia si parla di «rischio attuale» e di «rischio potenziale» con riferimento appunto ai diversi possibili livelli di analisi del rischio (singolo affidamento o intero portafoglio). Per un maggiore approfondimento in relazione al processo di valutazione del profilo di rischiosità attuato dalla Banca d Italia analizzando la politica allocativa seguita dalla singola banca, si veda Banca d Italia, L analisi delle banche nell attività di vigilanza, in Bollettino Economico, n. 26, febbraio 1996, pag. 7 e segg. ⁸ Ovviamente, ciò nella consapevolezza che l apprezzamento della qualità dei crediti effettuata dagli amministratori bancari sia durante l esercizio, sia in sede di redazione del bilancio annuale deve rispettare necessariamente le norme dettate dal legislatore e dall organo di vigilanza, cioè la Banca d Italia. Se fino al 1993, per la valutazione dei prestiti, si poteva far riferimento ai principi generali del Codice civile, oggi occorre tener conto delle novità introdotte dal D.Lgs. n. 87 del recante la disciplina relativa ai conti annuali ed ai conti consolidati delle banche e degli altri intermediari finanziari in attuazione della Direttiva CEE n. 635 del In merito cfr. C. Cacciamani, Qualità dei prestiti ed equilibri di gestione delle aziende di credito, cit., pag. 749 e F. Riolo, Convenzioni interbancarie per la soluzione di crisi aziendali, Milano, Edibank, 1994, pag. 55. ⁹ Cfr. G. Dell Amore, Economia delle aziende di credito. I prestiti, cit., pag. 20 e segg. 69

4 In sostanza, il rischio di credito è un elemento connaturato alla stessa operazione creditizia: non ci possono essere finanziamenti immuni da tale rischio, anche se concessi in forme tecnicamente corrette e con adeguate garanzie. Inoltre, è opportuno sottolineare come il rischio in esame non sia determinato solo dall insolvenza del cliente affidato, poiché può essere pregiudizievole per la banca anche il semplice ritardo del rimborso 10. È tuttavia evidente, sotto il profilo operativo e con particolare riferimento alla funzione di vigilanza bancaria, la necessità di definire empiricamente almeno i contorni di quelle classi di rischio che caratterizzano in negativo la qualità degli impieghi. Il parametro tipico può essere individuato nelle aspettative di insolvenza desumibili da valutazioni fatte proprie dalla consolidata esperienza e prassi bancaria. Le stesse procedure adottate dall Organo di vigilanza per il controllo del rischio di credito prevedono l identificazione delle cosiddette «posizioni anomale», definite sulla base della deviazione di determinati indicatori rispetto a standard prefissati. Consapevoli delle difficoltà insite in tali classificazioni, si possono comunque individuare tre principali categorie di prestiti che devono essere distinte dalle partite che accolgono gli impieghi cosiddetti «vivi»: a) i crediti incagliati; b) i crediti in sofferenza; c) i dubbi esiti 11. Volendo effettuare una graduatoria della qualità dei crediti, possiamo così individuare al primo posto i crediti stimati interamente recuperabili, poi i crediti verso clienti che si trovano in transitoria difficoltà (crediti incagliati), successivamente i crediti verso clienti in stato di insolvenza per cause non transitorie (sofferenze) e infine i crediti che si stimano in tutto o in parte persi (dubbi esiti) 12. ¹⁰ Al riguardo, occorre rilevare come il rischio di credito possa a sua volta essere suddiviso in: a) rischio di immobilizzo, legato al mancato rispetto delle scadenze da parte dei clienti; b) rischio di anelasticità finanziaria, relativo alla eventuale impossibilità di smobilizzare le operazioni prima della loro scadenza mediante un loro trasferimento a banche maggiori; c) rischio di insolvenza, connesso alla possibilità di inadempienze dei clienti affidati; d) rischio di anelasticità economica, che si manifesta allorché la banca, a fronte di mutamenti delle condizioni del mercato del credito, si trova nella impossibilità di variare le condizioni già pattuite. Cfr. M. Lorusso, La politica dei fidi e il rischio nelle operazioni bancarie, Bari, Cacucci, 1979, pag. 15 e segg.; J. Revell, Rischio e solvibilità delle banche, cit., pag. 51 e segg.; G. Forestieri, Il sistema bancario italiano: alcuni commenti su rischi e competitività tratti dalla relazione della Banca d Italia, in Zenit, n. 2, 1990, passim. ¹¹ Cfr. Banca d Italia, Appendice alla Relazione Annuale, 1978, pag. 333; B. Rossignoli, Rischio del credito e qualità dei prestiti bancari, in Il Risparmio, n. 6, 1982, pag ¹² Più in dettaglio, le posizioni incagliate sono rappresentate dalle esposizioni nei confronti di affidati che versano in difficoltà finanziarie, patrimoniali o economiche che si prevede possano essere rimosse in un limitato periodo di tempo. Nelle sofferenze, invece, sono da iscrivere i crediti verso quei clienti: a) per i quali siano stati avviati atti giudiziari da parte della banca o siano state proposte azioni esecutive da terzi; b) per i quali la pratica sia stata affidata ad un legale per il relativo recupero 70

5 M. C. QUIRICI, ASPETTI EVOLUTIVI NELLA GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO... Poiché quantitativamente non vi sono serie di dati disponibili relative ai dubbi esiti ed agli incagli, l unica voce utilizzabile per analizzare l andamento della qualità dei crediti è rappresentata dalle sofferenze, seppure con molti limiti di significatività. Tali limiti sono da ricollegare sia al margine di discrezionalità concessa agli amministratori bancari nella valutazione delle posizioni in sofferenza 13, sia al fatto che le banche possono essere indotte a dare incompleta o tardiva evidenziazione di alcuni crediti siffatti, nonostante ve ne siano i presup- del credito; c) che siano stati segnalati in sofferenza da altre banche; d) che presentino persistenti morosità. L esposizione del cliente deve figurare alla voce sofferenze per intero, cioè per quota capitale e quota interessi e spese. Recentemente Bankitalia ha allargato il concetto di sofferenza intendendola come credito nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche se non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili, a prescindere dalle correlate garanzie e dalle previsioni di perdita. Da quanto esposto, si può quindi rilevare che l Organo di vigilanza ha basato il posizionamento dei crediti a sofferenza sulla base di un giudizio che non dipende soltanto dall inadempimento del singolo rapporto contrattuale, né dalla presenza o meno di garanzie, ma soprattutto dalla acquisita consapevolezza che il debitore è ormai incapace di assolvere con regolarità alle proprie obbligazioni, indipendentemente dalla circostanza che siano o meno iniziate azioni mirate, giudiziali e non, nei suoi confronti. I dubbi esiti, invece, sono costituiti da quelle quote di sofferenze e impieghi vivi per le quali sussiste una ragionevole probabilità di tradursi in perdite sulla base di elementi di giudizio acquisiti. La loro definizione, a differenza di quanto previsto per le sofferenze, fa perno sul concetto di futura perdita e cioè sulla valutazione della obiettiva incapacità del patrimonio del debitore e dei suoi eventuali garanti ad assicurare il pieno soddisfacimento delle ragioni creditorie della banca. Sotto il profilo della vigilanza, poi, il concetto di dubbio esito costituisce lo strumento di attuazione del principio civilistico della valutazione dei crediti al loro presunto valore di realizzo. In relazione a ciò si vedano: E. Masucci, Le sofferenze dei crediti bancari, in Economia e Credito, n. 1, 1988, pag. 7; G. Tierno, I crediti in sofferenza nei bilanci bancari, in Amministrazione & Finanza, n. 12, 1993, pag. 725 e segg. ¹³ Tale discrezionalità deriva dal fatto che nelle sofferenze possono essere incluse posizioni per le quali non sono state ancora intraprese azioni giudiziali di recupero del credito, il cui inserimento è appunto lasciato nel prudente apprezzamento della banca. Cfr. C. Cacciamani, Qualità dei prestiti ed equilibri di gestione delle aziende di credito, cit., pag. 749 e segg. Tuttavia, la pressante esigenza di avere criteri valutativi più oggettivi ha indotto la Banca d Italia a pensare e predisporre una disciplina più idonea, introducendo tra l altro la nozione di sofferenza «rettificata», intesa come l esposizione complessiva di un affidato qualora sia segnalata: a) in sofferenza dall unica banca che ha erogato il credito; b) in sofferenza da una banca e tra gli sconfinamenti dell unica altra banca esposta; c) in sofferenza da una banca e l importo della sofferenza sia almeno il 70 per cento dell esposizione complessiva ovvero vi siano sconfinamenti pari o superiori al 10 per cento; d) in sofferenza da almeno due banche per importi pari o superiori al 10 per cento dell utilizzato complessivo per cassa. Ma se in tal modo si è potuto accrescere la bontà delle informazioni, per avere più precise indicazioni circa i criteri seguiti nelle valutazioni dagli amministratori e le possibili perdite future si è reso necessario introdurre la nuova normativa sulla «matrice unica dei conti» che, applicata a partire dal 1995, prevede criteri più stringenti per la valutazione dei crediti bancari. Si veda in merito L. Cortese, Le sofferenze bancarie nel sistema creditizio italiano, in Zenit, n. 3, 1994, pagg

6 posti, per molteplici motivi, quali la politica di immagine, i rapporti con la concorrenza, la logica strategico-operativa seguita nella conduzione dei rapporti con la clientela e le politiche di bilancio 14. Oltre a ciò, le sofferenze possono non offrire una rappresentazione adeguata della reale dimensione del rischio potenziale di insolvenza dal momento che le difficoltà delle imprese possono riflettersi sui propri rapporti di debito con un ritardo temporale di circa due anni, per cui parte degli impieghi e parte delle sofferenze possono presentare una dinamica parallela ma caratterizzata da ritmi di incremento sfasati nel tempo, compromettendo così la significatività del confronto dei dati contabilizzati nel medesimo anno 15. Poiché nell analisi della qualità degli impieghi bancari viene assunto quale indicatore chiave proprio il rapporto tra le sofferenze e gli impieghi in essere in un determinato momento, alla luce dei limiti di significatività testé indicati è necessario ritenere tale quoziente indicativo solo dell evoluzione delle qualità del portafoglio prestiti di una banca, non potendo essere considerato «totalmente significativo né della qualità reale dei crediti, né dell effettivo rischio creditizio sopportato dal sistema bancario» 16. Comunque, pur nella consapevolezza dei limiti esposti, l analisi dell andamento del quoziente sofferenze/impieghi permette di evidenziare da un punto di vista quantitativo il generale deterioramento qualitativo dei crediti erogati dalle nostre banche. Non potendo in questa sede condurre una specifica e dettagliata analisi dell andamento di tale rapporto, ci si limiterà, in estrema sintesi, a rilevare come l incidenza delle sofferenze sugli impieghi a livello di sistema abbia manifestato una tendenza pressoché continua all aumento, seppur con velocità non costante, nell arco degli ultimi due decenni osservati, interessando tutte le categorie di aziende di credito e i diversi settori produttivi 17. ¹⁴ Cfr. C. Monti, Le partecipazioni bancarie e le sofferenze, in G. Carli (a cura di), La struttura del sistema creditizio italiano. Elementi per un riesame, Roma, Einaudi, 1976, pag. 303 e segg., nonché E. Masucci, Le sofferenze dei crediti bancari, cit., pag. 9. ¹⁵ M. Corbellini, Come diagnosticare le patologie creditizie, in Il giornale della Banca, n. 48/1993, pag. 63. ¹⁶ C. Cacciamani, Qualità dei prestiti ed equilibri di gestione delle aziende di credito, cit., pagg ¹⁷ Alla luce di analisi quantitative condotte in merito, si può facilmente osservare come il rapporto sofferenze/impieghi, dopo un periodo di forte ascesa che ha trovato il culmine nel 1987, arrivando fino all 8,22 per cento, sia ridisceso, mantenendosi tuttavia su un livello assai superiore rispetto a quello degli ultimi anni Settanta, per poi ricominciare a salire nel 1993, arrivando al 6,78 per cento; nel corso del 1994 il rapporto in esame ha di nuovo toccato e superato il livello massimo del 1987 salendo fino all 8,8 per cento, crescendo così di due punti percentuali rispetto all anno precedente. Si vedano in proposito i dati esposti da F. Riolo, Convenzioni interbancarie per la soluzione di crisi aziendali, Milano, Edibank, 1994, pag. 18. Si vedano anche: A. Tedeschi, Le sofferenze nel nostro sistema creditizio: un indagine di lungo periodo, in Bancaria, 72

7 M. C. QUIRICI, ASPETTI EVOLUTIVI NELLA GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO... È possibile rilevare, infatti, come anche in relazione al decremento del rapporto in esame ravvisato nel biennio , questo non debba esser visto come sintomatico di una reale inversione di tendenza del rischio creditizio, risultando imputabile ad elementi accidentali quali l introduzione, a partire dalla fine del 1986, della nuova normativa fiscale che ha consentito alle banche di portare a perdita una parte consistente dei crediti in sofferenza accumulati negli anni precedenti, nonostante che le relative procedure di contenzioso non fossero ancora concluse 18. La portata del fenomeno, poi, si evince ancora meglio se si considerano distintamente il tasso di incremento delle sofferenze e quello degli impieghi, dal momento che il primo è risultato spesso sensibilmente superiore al secondo, segno evidente che «a livello di sistema bancario il deterioramento della qualità dei prestiti non è da considerare un fenomeno che risente esclusivamente di fattori macroeconomici congiunturali» 19. Per avere poi un idea del fenomeno in valori assoluti, basti pensare che tra il 1992 e il 1993 le sofferenze delle aziende di credito sono cresciute di oltre il 20 per cento fino a raggiungere nel 1993 i miliardi, mentre alla stessa data le partite incagliate sono salite dai miliardi del 1992 fino ai circa miliardi del A livello internazionale, comunque, è possibile rilevare come la situazione italiana, seppur assai difficile, non risulti più drammatica rispetto a quella di altri paesi, dal momento che le sofferenze bancarie sono presenti in misura rilevante tanto nel sistema creditizio del Regno Unito quanto in quello degli Stati Uniti, con una tendenza ad un ulteriore peggioramento in Francia, Germania e Spagna 21. Occorre sottolineare, poi, come il problema del deterioramento del n. 5-6/1985; Banca Commerciale Italiana, Il mercato degli impieghi bancari: evoluzione recente e prospettive, tendenze monetarie, n. 66/1992, passim; F. Arrigoni, La qualità del portafoglio entra nel mirino, in Supplemento a Mondo Economico, giugno 1993; A. Omarini, Sofferenze bancarie e gestione del rischio di credito, in Banche e Banchieri, n. 12/1993. ¹⁸ Nel fare ciò, le banche sono state favorite sia da un andamento positivo della redditività aziendale, sia dalla presenza in bilancio di un livello soddisfacente di fondi rischi precedentemente accumulati. Cfr. A. Rigon, Il rischio di credito nell attività bancaria, in Cassa Marca, n. 3/4, 1990, pag. 49. ¹⁹ C. Cacciamani, Qualità dei prestiti ed equilibri di gestione delle aziende di credito, cit., pag. 755 e segg. ²⁰ F. Riolo, Convenzioni interbancarie per la soluzione di crisi aziendali, cit., pagg ²¹ In particolare, il sistema creditizio italiano può contare sul recente aumento dei patrimoni di vigilanza delle aziende bancarie per fronteggiare le crescenti perdite su crediti. Nel medio periodo, comunque, il miglioramento della qualità degli impieghi bancari dipenderà anche dai tempi e dalle modalità con cui si provvederà alla sistemazione dei crediti divenuti inesigibili. Al riguardo cfr. Banca d Italia, Relazione annuale per l anno 1994, Roma, 31 maggio 1995, pag Si veda anche L. Cortese, Le sofferenze bancarie nel sistema creditizio italiano, cit., pagg

8 portafoglio impieghi delle nostre banche risulti oggi molto preoccupante dal punto di vista qualitativo oltre che quantitativo, essendo ormai diventato un fenomeno trasversale che investe tutte le attività industriali e coinvolge ogni classe di affidamento, affliggendo la grande industria come i medi e piccoli imprenditori, senza risparmiare poi le famiglie ed il credito al consumo. Anzi, dall analisi effettuata per settori produttivi ciò che emerge con maggiore chiarezza è proprio la forte crescita delle sofferenze in questo ultimo ambito del credito al consumo, ritenuto dalle banche molto promettente e redditizio proprio in virtù della sua scarsa sensibilità al tasso di interesse. Si è finito, così, per sottovalutare i grandi pericoli che si nascondono dietro le piccole partite, i micro impieghi che sfuggono al controllo della Centrale dei Rischi e che si trasformano quasi sempre in perdite secche in caso di insolvenza, a causa delle loro limitate dimensioni che non rendono economicamente convenienti le procedure di rivalsa 22. Per quanto riguarda, poi, le considerazioni ritraibili da un analisi del deterioramento degli impieghi effettuata in relazione alle classi dimensionali bancarie, sembrerebbero le banche maggiori, o quantomeno le grandi, a registrare le peggiori performance. In realtà, occorre molta cautela nel giungere a simili conclusioni, poiché i migliori risultati mostrati dalle banche di piccole dimensioni non sempre coincidono con una minore rischiosità dei loro impieghi. Anzi, di fatto le banche locali presentano spesso un rischio di credito maggiore a causa delle forti pressioni cui sono soggette, essendo particolarmente coinvolte, nel bene e nel male, nelle vicende economiche, sociali ed istituzionali del contesto di riferimento in cui esse operano Le principali cause del deterioramento qualitativo degli impieghi bancari Tracciata, a grandi linee, l evoluzione che hanno avuto nel tempo le sofferenze, viste come espressione, seppur con i limiti di significatività in precedenza indicati, del deterioramento della qualità degli impieghi, risulta opportuno cercare di individuare, seppur in sintesi, quali possano essere state le cause di tale deterioramento. ²² In merito si vedano: R. Ruozi, Alcuni pericoli del credito al consumo, in Banche e Banchieri, n. 10, 1989, pagg ; R. Ruozi, Riflessioni sul credito delle famiglie, in Zenit, n. 4, 1991, pagg ; P. Innocenti, Il deterioramento della qualità degli impieghi, in Banche e Banchieri, n. 2, 1993, pagg ²³ In sostanza, la banca locale risulta generalmente maggiormente esposta ai rischi di insolvenza rispetto ad intermediari che godono di condizioni di maggiori mobilità in virtù del fatto che questi ultimi risultano non avere una esposizione decisiva nei confronti dell impresa affidata e non sono soggetti alla pressione ambientale. Cfr. R. Bottiglia, Gestione dei prestiti e politica di mercato nelle aziende di credito, Padova, Cedam, 1990, pag. 39 e segg. 74

9 M. C. QUIRICI, ASPETTI EVOLUTIVI NELLA GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO... È parere concorde degli esperti che l aggravarsi delle condizioni di realizzabilità dei crediti debba essere ricondotto, in primo luogo, all andamento dell economia. In altri termini, la fase di recessione economica, a livello non solo nazionale ma internazionale, sarebbe la causa principale dell incremento delle sofferenze 24. In realtà, attribuire quest ultimo fenomeno esclusivamente al degrado della generale situazione economica può essere considerato fin troppo semplicistico. Se è indubbio, infatti, che il deterioramento della qualità degli attivi bancari costituisce una caratteristica fisiologica della recente fase recessiva internazionale, quindi comune ai diversi sistemi bancari, è possibile rilevare come il fenomeno delle sofferenze bancarie in Italia sia ricollegabile ad un insieme di elementi strutturali peculiari del nostro sistema produttivo, nonché di quello finanziario e creditizio. In sostanza, la notevole crescita delle sofferenze starebbe a indicare il venire al pettine di nodi prodotti da alcune caratteristiche negative proprie del nostro sistema, quali l insufficienza di capitali di rischio da parte delle imprese, un atteggiamento generalizzato di accondiscendenza finanziaria che ha permesso o addirittura favorito il sovraindebitamento delle aziende, nonché il persistere della prassi del frazionamento dei rischi mediante affidamenti multipli 25. È nota infatti la cronica carenza di capitali di diretta pertinenza da parte delle nostre imprese, che ha portato il sistema creditizio a concedere vere e proprie anticipazioni di capitale proprio sotto forma di capitale di credito al fine di colmare dette carenze. I motivi che hanno spinto a ciò sono ricollegabili essenzialmente all inefficiente funzionamento, seppur in fase di progressiva attenuazione, di strumenti e canali finanziari alternativi al credito bancario, data la presenza di un mercato mobiliare poco sviluppato e di istituti di credito specializzati (ora ex ICS) scarsamente attivi, viste le proprie difficoltà di provvista 26. Si è, in pratica, giunti a concedere un eccesso di finanziamento rispetto alla potenzialità economico-patrimoniale dei prenditori dei fondi, con un conseguente rapporto banca-impresa non fisiologico ed una sempre più manifesta difficoltà per le imprese di rimborsare i prestiti ottenuti 27. ²⁴ Cfr. A. Moretti, Rischio bancario ed evoluzione della struttura operativa delle aziende di credito, in Il Risparmio, n. 5/1984, pag. 953 e segg. ²⁵ F. Cesarini, La qualità degli impieghi bancari: tendenze e problemi, cit., pag ²⁶ T. Bianchi, Stabilità del sistema creditizio e valutazione del rischio nell attività di prestito, in Banche e Banchieri, n. 1, 1993, pagg Al riguardo si vedano anche: G. Pivato, Trattato di finanza aziendale, Milano, F. Angeli, 1987, pag. 125 e segg.; M. Onado, Banca e sistema finanziario, Bologna, Il Mulino, 1982, pag ²⁷ Relativamente all atteggiamento generalizzato di accondiscendenza finanziaria, occorre sottolineare come esso abbia permesso e addirittura favorito il sovraindebitamento delle imprese che, premendo insistentemente sul sistema bancario, sono riuscite ad ottenere dallo stesso mezzi aggiuntivi a breve sempre meno correlati alle rispettive 75

10 Tale situazione si è poi sicuramente consolidata ed aggravata alla luce della tendenza alla riduzione dei profitti che, manifestatasi a partire dalla fine degli anni Ottanta, ha ridotto le possibilità di sviluppo autonomo delle imprese, costringendole ad aumentare ulteriormente la loro dipendenza dal finanziamento esterno 28. Se si considera, poi, che in un ambito caratterizzato dalla netta intensificazione della concorrenza si creano pure i presupposti per una più aspra competitività, risulta inevitabile per le nostre imprese dare avvio ad un opera globale di ristrutturazione aziendale, sia riconvertendo intere linee di produzione sia specializzandosi in relazione a nuove nicchie di mercato, al fine di riguadagnare soddisfacenti livelli di produttività e di competitività 29. Ciò, ad evidenza, significa, soprattutto per le imprese con strutture del passivo squilibrate ed instabili, ulteriori difficoltà economico-finanziarie nell ambito di tale fase di transizione e, verosimilmente, in un ottica di medio periodo, la possibilità di un ulteriore incremento delle sofferenze bancarie. Oltre a ciò, un ulteriore elemento, relativo in particolare al nostro sistema creditizio, che ha concorso all emergere del fenomeno del deterioramento della qualità dei prestiti è rappresentato dai mutamenti intervenuti, a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, nella struttura dell offerta di credito. Infatti, con la rimozione dei controlli amministrativi sugli impieghi, la liberalizzazione dell apertura degli sportelli e l eliminazione di ogni segmentazione dell attività creditizia, le banche sono state spinte ad intensificare l attività di impiego in prestiti, adottando aggressive politiche di espansione dimensionale. Al fine di ricercare nuove quote di mercato, le banche soprattutto quelle di dimensione minore e con prevalente rilievo locale si sono spinte al di là dei tradizionali ambiti di specializzazione, muovendo verso maggiori livelli dimensionali spesso, però, senza avere una precisa conoscenza delle caratteristiche della domanda di credito nei mercati in cui entravano, rivolgendosi talvolta verso fasce di clientela di ridotto standing qualitativo 30. Di fatto, le banche hanno visto gradualmente ridursi quei van- potenzialità economico-patrimoniali, fino alla concessione di un eccesso di finanziamento che risulta altrettanto dannoso di una sua insufficienza. In proposito si veda A. Geremia, Quando eccesso è pari a insufficienza, in Supplemento a Mondo Economico, giugno 1993, pag. 26 e segg. ²⁸ Cfr. G. Forestieri, Aumenta il rischio del credito bancario, in Zenit, n. 3, 1992, pag. 3. Dello stesso autore, si veda pure Rischio di credito e finanza d impresa, in Economia & Management, n. 6/1992, pag. 39 e segg. ²⁹ Banca d Italia, Grandi e piccole imprese negli anni ottanta: la ristrutturazione dell industria in un analisi di dati di bilancio, in Temi di Discussione, n. 157/1991, pag. 127 e segg. ³⁰ Al riguardo si veda T. Bianchi, Stabilità del sistema creditizio e valutazione del rischio dell attività di prestito, in Atti del convegno, Sistema creditizio e sofferenze bancarie, Milano, Egea, 1992, pag. 10 e segg. 76

11 M. C. QUIRICI, ASPETTI EVOLUTIVI NELLA GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO... taggi informativi e transattivi di cui avevano beneficiato per molto tempo operando in ambiti chiusi e protetti e tutto ciò si è tradotto in un incremento potenziale dei rischi di insolvenza, connesso sia all espansione dei prestiti, sia all ingresso in nuovi segmenti di mercato 31. In sostanza, si giunge a rilevare come sull aumento della rischiosità del portafoglio prestiti delle banche abbiano inciso i comportamenti concorrenziali di queste ultime, tese a perseguire politiche meramente volte all acquisizione di nuove quote di mercato ed all espansione dell offerta di impieghi, senza però tenere in debito conto il relativo maggior rischio creditizio e reddituale ed allentando il rigore nel processo di selezione degli affidamenti In particolare: la necessità di una revisione del processo di valutazione del merito di credito 4.1. L inadeguatezza degli attuali criteri di selezione dei crediti Ma tra i fattori che presumibilmente hanno inciso in misura più determinante sul deterioramento della qualità del credito bancario spiccano senza dubbio quelli legati all inadeguatezza dei processi di valutazione dell affidabilità e di controllo del rischio di credito. Risulta opportuno, quindi, analizzare se le banche italiane, soprattutto in questi ultimi anni caratterizzati da rilevanti mutamenti strutturali ed ambientali, abbiano adottato criteri e strumenti adeguati per una efficiente gestione di tale tipologia di rischio. Purtroppo, si deve rilevare come ancora oggi la «prassi operativa» della valutazione dell affidabilità della clientela da parte delle banche presenti diversi scollamenti rispetto alle indicazioni tradizionalmente fornite dalla teoria dei fidi bancari 33 e questo rappresenta un motivo di debolezza per le aziende di credito, traducendosi in un fattore di peggioramento della qualità dei propri impieghi. La principale frattura tra prassi e teoria riguarda la scelta dei criteri da utilizzare nella valutazione delle imprese richiedenti credito, dal momento che attualmente, come rilevano diverse indagini empiri- ³¹ È noto, infatti, come alla categoria dei prestiti siano connessi rischi significativamente maggiori rispetto a quelli tipici delle altre componenti dell attivo, come i titoli, e che l ingresso in nuove aree e segmenti di mercato implichi spesso trovarsi in una situazione di svantaggio relativo per quanto concerne le valutazioni dei rischi, con una maggiore probabilità di accogliere fra la propria clientela soggetti insolventi. Ciò sarebbe confermato pure da riscontri empirici, secondo i quali il segmento delle imprese nuove affidate, da parte soprattutto delle piccole banche, contiene una elevata percentuale di casi ad alto rischio. Si veda al riguardo Banca d Italia, Politica di offerta e riallocazione del credito bancario negli anni ottanta, in Temi di Discussione, n. 151, 1991, pag. 23. ³² Ibidem, pag. 25. Cfr. anche G. Forestieri, Aumenta il rischio del credito bancario, cit., pag. 4. ³³ Si veda in proposito G. De Laurentis, Il rischio di credito - I fidi bancari nel nuovo contesto teorico normativo e di mercato, Milano, Egea,

12 che, i criteri adottati dalla maggior parte delle banche italiane non risultano pienamente focalizzati sull apprezzamento della capacità di reddito delle imprese nel medio-lungo periodo, risultando così troppo sbilanciati verso una difesa di seconda linea, connessa cioè al recupero coattivo del credito 34. In altri termini, la critica mossa dalla dottrina alla prassi adottata dagli intermediari creditizi riguarda l eccessivo peso che da questi ultimi viene attribuito ai criteri valutativi a carattere garantisticopatrimoniale, che privilegiano la disponibilità da parte delle imprese affidate di garanzie patrimoniali, sulle quali il creditore può rifarsi coattivamente, rispetto ai criteri reddituali, tesi invece a valutare ed a misurare l idoneità a conseguire stabilmente un equilibrio economicofinanziario, da cui dipende la solvibilità futura dell azienda stessa 35. È evidente che tale prassi operativa non può che presentare diversi elementi di debolezza. In primo luogo, considerando l ipotesi di patologia del rapporto, la stima delle garanzie e del patrimonio aziendale non può che essere fatta sulla base di valori di liquidazione di difficile determinazione. Inoltre, la prudenza delle banche nel cautelarsi da un eventuale infruttuoso realizzo forzoso del credito conduce, in definitiva, ad una maggior richiesta di garanzie per la concessione di uno stesso ammontare di fido, con effetti discriminanti verso quelle imprese che, pur essendo dotate di buone prospettive reddituali, non possono contare su un elevato livello del proprio patrimonio o sulla disponibilità di cespiti da offrire in garanzia 36. La prassi garantista può condurre, quindi, ad una non efficiente allocazione del credito, poiché in base ai criteri su cui tale prassi si fonda si può giungere a non concedere un prestito ad imprese potenzialmente solvibili ed economicamente sane solo in quanto prive di idonee garanzie reali, su cui soddisfarsi in una eventuale fase di realizzo forzoso del credito, concedendolo, viceversa, a prescindere dalla situazione reddituale dell azienda richiedente credito, solo perché le garanzie offerte sono ritenute adeguate a scongiurarne l esito negativo 37. ³⁴ Cfr. R. Bottiglia, Gestione dei prestiti e politica di mercato nelle aziende di credito, cit., pag. 118; G. De Laurentis, II rischio di credito, cit., pag. 26 e segg. ³⁵ Sulla distinzione tra probabilità di patologia del rapporto ed il grado di recupero coattivo del credito si sofferma ampiamente G. De Laurentis, Il rischio di credito, cit., pagg ³⁶ Tale discriminazione è ancora più accentuata quando il finanziamento viene richiesto da un impresa di medio-piccole dimensioni, in quanto le banche, in tali casi, tendono a rafforzare il ruolo delle garanzie proprio in relazione alle dimensioni dell impresa, senza tenere nella giusta considerazione altri aspetti importanti nella valutazione di affidabilità, come per esempio il grado di flessibilità operativa che caratterizza certe piccole imprese industriali. Si veda in merito R. Bottiglia, Gestione dei prestiti e politica di mercato nelle aziende di credito, cit., pag ³⁷ Occorre rilevare che, anche nel caso di una perfetta valutazione della capacità di recupero coattivo del credito, la prassi garantista presenta un ulteriore fattore di debolezza. Infatti, si può affermare che la clientela così selezionata «può generare un rischio 78

13 M. C. QUIRICI, ASPETTI EVOLUTIVI NELLA GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO... In definitiva, le valutazioni d affidabilità poste sinora in essere dalle nostre banche risultano incomplete e non adeguate per un corretto esame del rischio creditizio, dal momento che la richiesta di garanzie e l apprezzamento della consistenza patrimoniale delle aziende richiedenti il fido dovrebbero avere solo funzioni di presidio collaterale e non assumere un ruolo determinante nella concessione del prestito Possibilità e principali limiti della ratio analysis quale strumento maggiormente utilizzato nelle analisi di affidamento La scelta di criteri di valutazione a carattere garantistico-patrimoniale presuppone, poi, l utilizzo di strumenti di analisi che, basandosi sulla valutazione di dati storici di bilancio anziché di dati aziendali prospettici, hanno essenzialmente una natura statica che non li rende idonei al fine di definire e misurare correttamente la probabilità di futura insolvenza dell impresa richiedente credito. Attualmente, uno degli strumenti di analisi più utilizzato nella prassi operativa di concessione di fido bancario è rappresentato dall analisi per indici (o ratio analysis) che si fonda sull elaborazione di quozienti di bilancio rapporti tra le varie classi dello Stato Patrimoniale e del Conto Economico opportunamente riclassificati aventi un rilevante potere segnaletico in relazione alla struttura finanziaria e patrimoniale dell impresa richiedente fido ed ai relativi risultati aziendali 38. La ratio analysis rappresenta senza dubbio un primo approccio all analisi della realtà aziendale con sue proprie potenzialità e la relativa semplicità di applicazione ne ha permesso un elevata diffusione presso tutto il sistema bancario. L analista, però, deve sempre averne presente gli innegabili limiti diagnostici, nella consapevolezza che l impiego dei ratios, risentendo oltretutto del grado di attendibilità e trasparenza del bilancio oggetto di elaborazione, non deve costituire un procedimento esclusivo di analisi, ma un utile elemento sussidiario ad altre elaborazioni 39. di mercato con effetti prospettici». Infatti, è sufficiente un leggero peggioramento delle performance aziendali a costringere il creditore ad attivare le procedure di liquidazione forzata delle garanzie acquisite. Cfr. G. De Laurentis, Il rischio di credito, cit, pagg Per un approfondimento si veda anche U. Fava, La politica dei prestiti, in R. Caparvi (a cura di), Istituzioni di tecnica bancaria, Pisa, Il Borghetto, 1992, pagg ³⁸ Gli strumenti tradizionalmente utilizzati per le analisi di bilancio sono rappresentati dall analisi per indici e dall analisi per flussi. Poiché la seconda di tali metodologie non può essere oggetto di una specifica disamina nell ambito del presente lavoro, si rimanda, tra gli altri, a R. Caparvi, Il Cash Flow, Pisa, Cursi, 1972, passim. Invece, per una disamina approfondita dei maggiori contributi che in dottrina si hanno in relazione all analisi di bilancio per indici si veda G. Birindelli, Aspetti tecnico evolutivi e concettuali delle analisi di bilancio, Pisa, SEU, 1994, pag. 71 e segg. ³⁹ In realtà, come evidenziato da diverse rilevazioni empiriche, le banche attribuiscono all analisi di bilancio per indici una valenza significativa forse eccessiva nel processo di determinazione del giudizio di affidabilità. Al riguardo si veda l indagine riportata da G. De Laurentis, Il rischio di credito, cit., pag. 52 e segg. 79

14 In sostanza, la ratio analysis, che utilizzando dati di bilancio storicamente osservabili consente di stimare le performance passate e presenti dell azienda analizzata, si dovrebbe accompagnare all impiego di strumenti di previsione economico-finanziaria, basati sull esame di dati aziendali prospettici 40, da considerare maggiormente efficaci nella valutazione della capacità di reddito futura dell azienda richiedente credito 41. Inoltre, a causa di un non adeguato uso degli stessi strumenti tradizionali, è possibile rilevare come non si abbia sempre un pieno sfruttamento delle informazioni ritraibili dalle analisi in tal modo compiute. Come confermato da alcune indagini empiriche, vi è infatti una scarsa diffusione di logiche di coordinamento e collegamento a sistema degli indici di bilancio. In altri termini, gli indicatori vengono spesso esaminati in maniera isolata l uno dall altro e confrontati con valori «soglia» per lo più definiti in maniera soggettiva, senza essere ancorati a caratteristiche strutturali e di mercato dell impresa analizzata, laddove la tecnica in esame è in grado di manifestare appieno la sua efficacia soltanto se utilizzata nell ambito di confronti di tipo spaziale e temporale 42. Ne deriva che la mancanza di un sistema di coordinamento dei vari indicatori di bilancio impedisce ai valutatori di legare la lettura del bilancio stesso ai fenomeni ambientali ed alle strategie e politiche di gestione intraprese a livello d azienda. In definitiva, si può osservare che gli strumenti di analisi ad oggi maggiormente utilizzati dalle banche italiane ed ai quali viene attribuito un ruolo rilevante nei processi decisionali di affidamento non risultano pienamente efficaci nel valutare adeguatamente e tempestivamente i rischi d impresa in quanto, sopratutto per le specifiche ⁴⁰ Con dati aziendali prospettici si fa riferimento a dati relativi ai bilanci preventivi redatti dalle aziende oppure ai bilanci prospettici formulati dalle stesse banche tenendo conto sia dei dati storici, sia delle tendenze in corso, nonché di probabili variazioni che interverranno in futuro nella struttura patrimoniale e reddituale dell azienda. Al riguardo cfr. G. Grassano, L affidamento bancario e l analisi di bilancio, parte terza, in Contabilità e bilancio, n. 32, 1987, pag. 32 e segg. ⁴¹ Al riguardo cfr. AA.VV., Teoria e tecnica della valutazione dei fidi, Milano, IPSOA, 1989, pag. 161 e segg. ⁴² Le analisi spaziali, infatti, consentono di confrontare gli indicatori di un impresa con quelli tipici di aggregati di riferimento costruiti avendo riguardo a parametri di tipo merceologico, dimensionale e/o territoriale. Ne conseguono i presupposti di base per impostare corretti giudizi di valore in relazione all impresa esaminata nel proprio contesto operativo. Per quanto riguarda, poi, i confronti temporali, essi si riferiscono all analisi del trend dei diversi indicatori. In realtà, spesso la costruzione dei rapporti fa riferimento ai dati di un solo bilancio, non permettendo così all analisi di assumere un carattere dinamico, tale da consentire di ragionare in termini di tendenze delle principali variabili d impresa, in modo da non assegnare un peso eccessivo al valore numerico dei ratios calcolati. Cfr. AA.VV., Analisi di bilancio, Milano, Giuffrè, 1987, pag. 127 e segg., nonché M. Onado, Analisi finanziaria per i fidi bancari, Milano, F. Angeli, 1979, pagg

15 M. C. QUIRICI, ASPETTI EVOLUTIVI NELLA GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO... modalità con cui vengono condotte le analisi, non sono volti ad individuare l evoluzione della gestione e la futura solvibilità dell azienda analizzata 43. Viceversa, gli strumenti ritenuti dalla dottrina più efficaci per una corretta valutazione dei rischi sono poco diffusi, oppure viene loro assegnato un ruolo secondario nei processi decisionali. 5. Le nuove opportunità normativamente offerte per un miglioramento delle procedure di affidamento bancario I delineati fattori di debolezza che tuttora caratterizzano i criteri e gli strumenti di analisi sinora utilizzati nella valutazione dell affidabilità della clientela, sono strettamente connessi allo scarso apprezzamento della capacità reddituale prospettica delle imprese richiedenti il fido, hanno reso la gestione del rischio di credito sempre più critica. La distonia tra prassi e dottrina che al riguardo si evidenzia è da collegare probabilmente alla ricerca del contenimento del costo della procedura d affidamento. È necessario rilevare, infatti, che il costo di una valutazione di affidamento attuata con criteri reddituali presenta una soglia minima piuttosto rigida, con particolare riferimento alla quantità e alla qualità delle informazioni di cui è necessario dotarsi 44. D altra parte, la diffusione di strutture organizzative di gruppo anche fra imprese di dimensioni minori comporta necessariamente una maggiore complessità nella valutazione dei rischi di credito. In tali casi i finanziatori, oltre ad esaminare la situazione dell impresa richiedente fido, devono proiettare la stessa nel futuro considerando l appartenenza al gruppo nonché i piani strategici dello stesso, poiché il fido accordato affluirà in primis all impresa affidata ma, considerata l unità della gestione, anche al gruppo nel suo complesso. Un analisi di fido così estesa e complessa, soprattutto se condotta in ⁴³ Ne consegue che gli indici di bilancio vengono tendenzialmente utilizzati per il perseguimento di obiettivi, come quello della solvibilità contabile, strettamente legati alla scelta di criteri di valutazione a carattere garantistico patrimoniale. Per un maggiore approfondimento circa i diversi aspetti relativi all analisi per indici nell ambito della pressoché sterminata letteratura sui ratios, si vedano, tra gli altri: G. Ferrero, Le analisi di bilancio, Milano, Giuffrè, 1961; C. Caramiello, Indici di bilancio. Strumenti per l analisi della gestione aziendale, Milano, IPSOA, 1986; O. Paganelli, Analisi di bilancio: indici e flussi, Torino, Utet, 1991; AA.VV., Analisi di bilancio e diagnosi strategica, Milano, Etas Libri, 1990; A. Alberici, Analisi di bilancio per i fidi bancari, Milano, F. Angeli, 1987; M. Onado, Analisi di bilancio per i fidi bancari, cit.; C. Demattè, La valutazione del capitale di credito nelle analisi di fido, Torino, Vallardi, 1980; G. Grassano, L affidamento bancario e analisi di bilancio, cit.; U. Caprara, Gli indicatori per la valutazione dell affidabilità creditizia, in Bancaria, 1983; J. N. Myer, L analisi dei bilanci, Milano, Etas Libri, Si rinvia, inoltre, a G. Birindelli, Aspetti tecnico-evolutivi e concettuali delle analisi di bilancio, cit., ed all ampia bibliografia ivi citata. ⁴⁴ Cfr. G. De Laurentis, Il rischio di credito, cit., pagg In merito si veda anche R. Bottiglia, Gestione dei prestiti e politica di mercato nelle aziende di credito, cit., pag

16 relazione ad un orizzonte temporale non breve, non può che comportare elevati costi di screening e di monitoring, data la necessità di un controllo costante dell esposizione della banca verso il gruppo industriale, nonché di quella del secondo nei confronti del sistema in generale 45. Con particolare riferimento a ciò, emerge anche il non efficiente funzionamento dell attuale Centrale dei Rischi, nonché la necessità di creare una «Centrale dei Rischi di gruppo», in un ottica però di maggiore cooperazione tra organismi creditizi, indispensabile soprattutto ora in presenza della normativa sui grandi fidi 46. Infatti, se è pur vero che le informazioni elaborate e trasmesse dalla Centrale dei Rischi sono fonte di innegabili elementi di giudizio per la valutazione del rischio creditizio 47, è necessario sottolineare che l utilizzo di tali dati, come già riscontrato per l uso degli indici di bilancio, non è effettuato in modo sistematico, secondo una logica di coordinamento e di integrazione tra le varie informazioni ricevute o disponibili. Questo contribuisce a far sì che gli addetti al controllo non siano in grado di conoscere in modo adeguato le condizioni di salute delle imprese affidate, in modo da prevenire l insorgenza di situazioni patologiche, limitandosi così a percepirne l esistenza solo allorché queste ultime si sono pressoché manifestate, cosa che ovviamente permette alla banca solo una mera difesa di seconda linea, tesa cioè al recupero coattivo del credito. Del resto, la stessa Banca d Italia, conscia dei limiti dell attuale sistema di controllo dei fidi bancari, sta mettendo a punto un progetto di riforma della Centrale dei Rischi che dovrebbe partire già dal prossimo anno 48. Queste considerazioni evidenziano pure il problema delle cosiddet- ⁴⁵ Sulla complessità valutativa degli affidamenti alle strutture di gruppo si veda lo studio effettuato dalla Banca Commerciale Italiana, L emergenza sofferenze: gestione attiva e tecnologica della prevenzione, in Tendenze Monetarie, n. 70, 1994, pag. 13. Al riguardo cfr. anche A. Omarini, Sofferenze bancarie e gestione del rischio di credito, in Banche e Banchieri, n. 12, 1993, pag ⁴⁶ Cfr. in merito M. Comana, Grandi fidi e rapporti banca impresa, in Banche e Banchieri, n. 9, 1992, pag. 557 e segg., nonché R. Locatelli, La politica degli impieghi delle banche italiane alla luce della normativa sui grandi fidi, in Banche e Banchieri, n. 6, 1992, pag ⁴⁷ Le informazioni provenienti dalla Centrale dei Rischi permettono alle banche di conoscere l ammontare del credito totale concesso ai clienti a livello di sistema bancario, stante l obbligo di segnalazione per affidamenti (sia per cassa, sia di firma) superiori ai 150 milioni. La grande rilevanza riservata a tale tipo di informazioni è comprovata dal fatto che circa il 90 per cento delle banche risulta collegato alla Centrale in esame via terminale dalle singole dipendenze. Cfr. in merito F. Riolo, Convenzioni interbancarie per la soluzione di crisi aziendali, Milano, Edibank, 1994; G. De Laurentis, II rischio di credito, cit., pag. 92. ⁴⁸ In merito al progetto di riforma della Centrale dei Rischi elaborato dal governatore della Banca d Italia Antonio Fazio si veda R. Dimito, Fazio cambia la Centrale, in Milano Finanza dell

17 M. C. QUIRICI, ASPETTI EVOLUTIVI NELLA GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO... te «asimmetrie informative» tra datori e prenditori di risorse. Infatti, mentre questi ultimi conoscono il valore delle garanzie che rilasciano ai finanziatori e sono maggiormente in grado di valutare la qualità e la rischiosità dei propri progetti d investimento, sui finanziatori ricadono tutti gli oneri dell attività di screening e di monitoring dei rischi. Il tema del costo della procedura d affidamento è quindi strettamente connesso alla difficoltà di reperimento delle informazioni. Analisi di fido più accurate ed approfondite, tali da consentire alla banca di riequilibrare il proprio svantaggio informativo rispetto al cliente, comportano infatti costi assai elevati, che incidono fortemente sui margini di intermediazione delle banche. In sostanza, le banche oggi si trovano costrette a dover scegliere tra la decisione di un contenimento degli oneri connessi alla procedura d affidamento, sopportando però maggiori costi per perdite su crediti domani, e la decisione di sostenimento di più elevate spese di screening e di monitoring oggi, riducendo la possibilità di perdite su crediti domani 49. Poiché la concorrenza comporta l inderogabile esigenza di individuare un portafoglio clienti su cui poter contare nel tempo e su cui investire in termini di marketing, per garantirsi nel tempo una adeguata quota di mercato, presumibilmente oggi, in misura maggiore rispetto al passato, risulterà più conveniente la scelta di adottare procedure per le valutazioni d affidabilità costose e complesse, ma più efficaci e selettive. Inoltre le possibilità operative oltre il breve termine introdotte dalla nuova legge bancaria, nonché gli effetti dell intensificazione della concorrenza sui mercati creditizi costituiranno senza dubbio un incentivo sempre più forte per le istituzioni bancarie ad adottare criteri e strumenti di valutazione più efficaci ed adeguati alle nuove circostanze. Infatti, la despecializzazione operativa e temporale sancita dal nuovo Testo Unico, permettendo alle banche di accordare finanziamenti caratterizzati da scadenze protratte nel tempo, accresce l esigenza delle aziende bancarie di superare la tradizionale prassi garantista, portandole a basare effettivamente le valutazioni di affidabilità sulla capacità di reddito prospettica delle aziende richiedenti il fido. Oltre a ciò, la possibilità concessa alle banche di partecipare al capitale di rischio delle imprese affidate, che affianca alla tradizionale attività creditizia la possibilità di svolgere un attività di merchant banking seppur con le modalità indicate dal TU, oltre a migliorare l efficienza allocativa del credito, renderà possibile e favorirà la diffusione di rapporti più duraturi e caratterizzati da una maggior collaborazione tra banca e impresa, consentendo alla prima di ottenere notevoli vantaggi in termini di capacità informativa circa le reali condizioni di salute dell impresa richiedente il fido. ⁴⁹ In proposito si veda G. De Laurentis, Il rischio di credito, cit., pagg

18 6. Nuovi strumenti e metodologie per la prevenzione del deterioramento qualitativo dei crediti bancari 6.1. Strategie e modelli organizzativi per la gestione del portafoglio crediti Alla luce del nuovo contesto normativo e di mercato, le banche hanno quindi la reale possibilità, oltre che necessità, di affrontare il problema del deterioramento della qualità degli affidamenti, rivedendo e rivalorizzando l intero processo gestionale del rischio di credito, in modo da prevenire quanto più possibile l insorgenza stessa del fenomeno. A tal fine, una problematica che certamente riveste un ruolo di primo piano è quella relativa alla scelta di una struttura organizzativa appropriata della funzione crediti. La problematica tra gestione accentrata o decentrata rappresenta, infatti, un elemento di fondamentale importanza nella valutazione microeconomica delle sofferenze bancarie. Sulla scelta tra un modello di gestione crediti «centralizzato» ed uno «decentrato» incidono in modo determinante le strategie definite dagli organi direzionali dell impresa bancaria, nonché i costi e i benefici di un modello rispetto all altro 50. In particolare, le analisi strategiche connesse alla gestione del portafoglio crediti si basano essenzialmente sulla valutazione di alcuni elementi principali di vantaggio competitivo, facendo con ciò riferimento ai vantaggi di tipo informativo e transattivo, che tendono ad assumere sempre più rilievo nell attuale contesto operativo 51. Con il susseguirsi degli eventi recenti, il mondo bancario è infatti passato da una posizione più o meno stabile di leadership ad una situazione assai meno favorevole di progressiva perdita del proprio potere contrattuale e di graduale riduzione di quei vantaggi competitivi di cui aveva goduto per molto tempo potendo operare in mercati protetti da barriere all entrata 52. ⁵⁰ Si veda in proposito Banca Commerciale Italiana, L emergenza sofferenze: gestione attiva e tecnologica della prevenzione, cit., pag. 13 e segg. ⁵¹ Occorre al riguardo precisare come il vantaggio informativo sia legato alla posizione favorevole che l intermediario può ricoprire nel valutare le prospettive di reddito degli operativo finanziati e/o le determinanti comportamentali degli investitori. Tale posizione scaturisce sia dalla possibilità di avere una approfondita conoscenza dei problemi finanziari e dei progetti di sviluppo del cliente, sia dalla capacità di disporre di segnali anticipatori dell insolvenza e del dissesto delle imprese e, più in generale, delle aree e dei settori serviti. Il vantaggio transattivo, invece, si manifesta nella relazione storica tra banca ed impresa, derivando quindi, dalla realizzazione di rendimenti di scala e di scopo connessi all instaurarsi fra le due parti di rapporti esclusivi e duraturi. Si veda in merito R. Maino, Le banche italiane e la gestione del rischio di credito: indicazioni per una nuova strategia, in Bancaria, n. 5, 1995, pagg ⁵² Si vedano in proposito: E. Filippi, Fabbisogno finanziario delle imprese italiane e ruolo degli intermediari con prevalente rilievo locale, in Il Risparmio, n. 1, 1994, pagg ; G. Forestieri, Rischio del credito e finanza d impresa, in Economia & Management, n. 6, 1992, pag

19 M. C. QUIRICI, ASPETTI EVOLUTIVI NELLA GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO... Ad indebolire la posizione delle banche ha poi concorso la prassi dei fidi multipli che, collegato a logiche di coassicurazione e di corresponsabilità tra i vari finanziatori, ha portato a non instaurare relazioni di clientela esclusive e durature, ostacolando l acquisizione di informazioni relative alla politica gestionale ed alle strategie attuate dall azienda affidata e riducendo, così, la capacità di percezione da parte dei finanziatori dei rischi assunti 53. Si può quindi supporre che l obiettivo di fondo dell azione di molti intermediari creditizi sia oggi rappresentato dalla ricerca di una nuova posizione di privilegio, nell ambito di un mercato divenuto marcatamente più concorrenziale. Pertanto, i vantaggi competitivi, non più fondati su soli elementi istituzionali, dovranno essere ricercati e maggiormente valorizzati 54. Dal momento che le nuove e più ampie potenzialità operative che la riforma bancaria offre alle banche tendono a favorire la concentrazione dei rapporti bancari, inducendo le imprese ad intrattenere relazioni approfondite e durature con pochi intermediari creditizi, si rendono necessari comportamenti strategici profondamente diversi 55. In tale contesto, una scelta conveniente per massimizzare il controllo della posizione commerciale e di relazione della banca può essere quella di mantenere e valorizzare il rapporto con il cliente. Ciò richiede, in definitiva, un avvicinamento ad esso e quindi un ruolo più rilevante della periferia della struttura organizzativa della funzione crediti. Un sistema di gestione del portafoglio crediti decentrato permette, in effetti, una migliore attività di produzione dell informazione e di monitoraggio dei crediti e, di conseguenza, un potenziamento delle azioni di salvaguardia della qualità media del credito 56. ⁵³ Riguardo alle principali cause e agli effetti negativi prodotti dalla prassi dei fidi multipli si veda, tra gli altri, M. C. Quirici, Aspetti innovativi connessi alla partecipazione delle banche al capitale di rischio di imprese non finanziarie, in Studi e Note di Economia, n. 1, 1996, passim. ⁵⁴ Al fine di riguadagnare posizioni di leadership, una strategia attuabile potrebbe essere quella di investire nel vantaggio informativo per trasformarlo successivamente in vantaggio transattivo. In merito si veda ABI (Lavori delle commissioni Tecniche), Metodi avanzati per la gestione del rischio di credito, Roma, 1995, pagg ⁵⁵ Cfr. in proposito R. Maino, Le banche italiane e la gestione del rischio di credito: indicazioni per una strategia, cit., pagg ; G. Forestieri, Crisi economica e rischio del credito. Verso una redifinizione dei rapporti banca-impresa, in Zenit, n. 4, 1993, passim. ⁵⁶ L instaurarsi di un rapporto più stretto tra creditore e cliente, fondato sulla cooperazione e fiducia reciproca, consente alle banche sia di procurarsi informazioni approfondite sullo stato di salute delle imprese, migliorando così la propria valutazione dei rischi assunti (vantaggio di tipo informativo), sia di costruire relazioni stabili di clientela che si riflettono, poi, in più elevati rendimenti di scala e di scopo (vantaggio transattivo). Si vedano in merito Banca Commerciale Italiana, L emergenza sofferenze, cit., pag. 13 e A. Foglia, Il finanziamento delle imprese in Italia: considerazioni teoriche e aspetti empirici, in Banca, Impresa e Società, n. 1, 1995, pagg

20 Un ulteriore strada percorribile per riguadagnare posizioni di leadership può essere, poi, quella orientata a sfruttare i vantaggi strutturali derivanti da una maggiore capacità di produrre credito di qualità. Dal momento che i recenti fenomeni concorrenziali hanno potenzialmente reso meno selettive le politiche di finanziamento di molte banche, rendendo assai precarie le posizioni di mercato da queste assunte, si avverte da parte di molti operatori la necessità di rivalutare e migliorare l intero processo di valutazione, erogazione e controllo dei rischi su crediti, soprattutto in relazione all analisi dei segnali precoci di deterioramento del credito ed alla ricerca di più raffinate segmentazioni dei debitori, da realizzare attraverso innovazioni sia tecnologiche, sia organizzative. La sempre maggiore importanza attribuibile alla selezione ed al monitoraggio dei rischi si evince anche dal fatto che la clientela migliore, in virtù delle maggiori possibilità d accesso diretto al mercato dei capitali, può trovare conveniente rendersi sempre più indipendente dal sistema bancario, con la conseguenza che all interno dei bilanci bancari si può giungere a veder figurare solo gli impieghi mediamente più rischiosi. In tale contesto, il dominio del rischio può arrivare ad assumere un rilievo strategico determinante, capace di discriminare tra i diversi operatori. Risulta dunque necessario, al fine di produrre ed erogare credito di qualità, intervenire attraverso alcuni miglioramenti di processo, che comportano un accentramento della struttura organizzativa della funzione crediti. Un modello di gestione del credito centralizzato, a differenza di un modello decentrato, può infatti consentire: a) una visione complessiva e coordinata del portafoglio crediti della banca, sia a livello settoriale sia a livello territoriale (per aree geografiche), che permette il conseguimento di economie di scala, soprattutto di tipo informativo; b) la cognizione dell accumularsi di rischi sistematici all interno del portafoglio clienti della banca 57. In tal modo, si rende possibile per le banche l elaborazione a livello centrale di politiche di diversificazione dei propri impieghi che consentono una migliore gestione dell attivo di bilancio. La definizione a livello centrale della distribuzione degli impieghi tra i diversi settori di attività produttiva o tra i vari ambiti territoriali permette, infatti, un continuo riaggiustamento del portafoglio crediti verso allocazioni più efficienti, riducendo in tal modo la rischiosità del portafoglio stesso. Oltre a ciò, una strategia di diver- ⁵⁷ Cfr al riguardo R. Maino, Le banche italiane e la gestione del rischio di credito: indicazioni per una nuova strategia, cit., pagg ; ABI, Metodi avanzati per la gestione del rischio di credito, cit., pagg

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