Leadership femminile e agenda per lo sviluppo

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1 Leadership femminile e agenda per lo sviluppo Formazione, Ricerca, Innovazione, Imprenditorialità Venerdì 21 Giugno 2013 ore 10:30 15:00 CNR-Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali Sala Europa Via Palestro 32, Roma

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3 3 Leadership femminile e agenda per lo sviluppo Formazione, Ricerca, Innovazione, Imprenditorialità Il tavolo di discussione è stato organizzato su invito del Parlamento Europeo da ITWIIN Italian Women Inventors & Innovators Network Sono intervenute Rita Assogna, Pres. ITWIIN, Dir. adv. European Patent Office Sveva Avveduto, Dir. CNR-IRPPS Floriana Beretta, VPres. AARGA S.p.A. Anna Maria Cherubini, Dipartimento di Matematica e Fisica, Università del Salento Elisabetta Durante, Giornalista Scientifica, Resp. DISTI Alessandra Fierabracci, Senior Scientist, Ospedale Bambino Gesù Letizia Gabaglio, giornalista scientifica Fernanda Irrera, Dip. Ingegneria Elettronica, Università La Sapienza Ersilia Liguigli, Resp. Sostenibile, Roma Elisa Manacorda, Amministratore Galileo srl Cristina Mangia, Pres. Donne e Scienza, ISAC- CNR Irene Martini, Dir. scientifica SmartBank s.r.l Giovanna Rossiello, giornalista, RAI Tg1 Flavia Zucco, già Dir. Ricerca, CNR-INMM

4 4 Progetto grafico di Angela De Meo (ITG, Torino)

5 5 Indice Floriana Beretta 6 Siamo tutti/e startupper? Anna Maria Cherubini 10 Le donne nella ricerca scientifica e il progetto STReGA Alessandra Fierabracci 12 Fernanda Irrera 15 Formazione, Ricerca, Innovazione: Il contributo femminile nell ambiente degli Ingegneri, tradizionalmente declinato per il genere maschile Elisa Manacorda, Letizia Gabaglio 18 Il fattore C Irene Martini 21 Gran parte del progresso sta nella volontà di progredire (Lucio A. Seneca) Flavia Zucco 25

6 6 Floriana Beretta Floriana Beretta Laureata in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano, progetta e coordina iniziative di formazione e comunicazione nell ambito delle nuove tecnologie. Dal 2001 è consulente presso università, enti e aziende. Dal 1991 al 2000, presso il Centro di Cultura Scientifica A.Volta di Como: ha curato iniziative di trasferimento tecnologico dal mondo accademico a quello dell impresa promuovendo il programma Università & Impresa ; in qualità di responsabile del CSTI (Centro Servizi Tecnologie Informatiche) ha realizzato e coordinato progetti di informatica e telecomunicazioni in ambito locale, regionale, nazionale ed europeo. Dal 1987 al 1990 è stata responsabile di progetto di reti telecomunicazioni per grandi utenti (banche, imprese a carattere nazionale, assicurazioni, enti pubblici) presso la Divisione Italia di Olivetti Milano. Dal 1981 al 1986 ha partecipato allo sviluppo di progetti di telecomunicazioni presso grandi aziende internazionali a Milano (ITT FACE Standard) e Anversa (Bell Telephone Manufacturing), Ivrea (Olivetti) e Denver (AT&T). È vicepresidente di AARGA Spa. È consigliere dell Ordine degli degli Ingegneri della Provincia di Como. È membro del Consiglio Direttivo di ITWIIN Associazione Italiana Donne Inventrici e Innovatrici, in qualità di Segretaria. Riassunto Negli Stati Uniti sono nate diverse iniziative dedicate alla formazione di nuovi imprenditori. Le scuole per startupper offrono lezioni di programmazione informatica, contatti con venture capitalist, business angel e persone di successo nel contesto delle startup digitali, sessioni di mentoring con icone dell industria. Importanti istituzioni accademiche come Harvard si sono attivate per attrarre gli studenti con attitudini imprenditoriali, hanno istituito uffici di imprenditorialità, ospitano gare di business plan e offrono servizi di tutoraggio. Ma cercare di produrre in serie start-up è come cercare di produrre musicisti o pittori, non tutti sono nati per essere imprenditori. Esiste una via italiana per le startup? Quale nuovo modello di business proporre ai futuri imprenditori? E soprattutto qual è la presenza femminile in questa prospettiva?

7 Floriana Beretta 7 Siamo tutti/e startupper? Galvanize gschool è una delle numerose iniziative avviate negli Stati Uniti per incentivare la formazione di nuovi imprenditori. Un grande edificio di mattoni rossi al centro di Denver ospita la scuola per startup, spazi di lavoro affittabili da aziende già attive e seed investors, una palestra, una sala giochi con tavolo da ping-pong, il solito calcio balilla, videogiochi, un ristorante e bar, spazi comuni ideali per chiacchierare, per incontrare clienti o per favorire la nascita del prossimo progetto. Il fondatore di Galvanize è un business angel, ex startupper di successo, che ha deciso di investire l ingente capitale guadagnato dalla vendita dell ultima impresa da lui avviata, una società di sviluppo software, che ha lanciato nel 2003 e venduto per 50 milioni di dollari nel Non solo finanza nei suoi obiettivi, ma la ricerca di un modo nuovo di essere venture capitalist, includendo principi quali etica e sostenibilità. Nella scuola di startup si offrono lezioni di programmazione informatica, contatti con venture capitalist, business angel e persone di successo nel contesto delle start-up digitali, sessioni di mentoring con icone dell industria. Il fascino di lanciare una start-up high-tech non è mai stato così forte, ma avere una laurea non è sufficiente, c è un paradigma completamente nuovo, che si deve imparare e non si insegna nei tradizionali corsi universitari. Importanti istituzioni accademiche si sono attivate per attrarre gli studenti, che mostrano attitudini imprenditoriali, istituendo centri propri, corsi ad hoc e connessioni a capitali di rischio; ad Harvard e all Università di George Washington operano uffici di imprenditorialità, che ospitano gare di business plan e offrono servizi di tutoraggio. Le scuole di startup sono solo l ultima di una serie di iniziative nate nel corso degli anni per dare una struttura all imprenditorialità nel campo della tecnologia. Internet ha dato origine a un nuovo tipo di piccola impresa con grandi prospettive di crescita, ma troppi rischi per attrarre finanziamenti da parte delle grandi banche. Di conseguenza vi è stata una proliferazione di incubatori, che offrono gli spazi e servizi di supporto alla gestione aziendale, e acceleratori, che prestano una piccola somma in cambio di una quota di partecipazione al business nascente.

8 8 Floriana Beretta Cercare di produrre in serie startup è come cercare di produrre musicisti o pittori, ma non tutti sono nati per essere imprenditori. La questione cruciale è: si può produrre in serie la serendipità, la capacità di intercettare le riflessioni, intuizioni, impressioni personali dei singoli lavoratori e metterle al servizio dell intera società, provandone l efficacia nel contesto d impresa *, che costituisce il nucleo di tante imprese innovative? E in Italia? La patria delle PMI e delle aziende di famiglia, dei cavalieri (e delle dame), che fecero l impresa ai tempi del boom economico. Qual è la via italiana per le startup? In generale, il concetto di startup è legato all ICT, ma una startup non è necessariamente una nuova azienda del settore digitale. La traduzione letterale startup=avviamento rende meglio il vero significato del termine, che individua l operazione e il periodo durante il quale si avvia un impresa. In questa prospettiva, a fianco delle tecnologie digitali, possono giocare un ruolo importante i settori del made in Italy e l esperienza di quelle donne e quegli uomini, che, partendo dalle macerie, hanno fatto grande il nostro Paese. E le donne? È possibile allevare un figlio e avviare una società nello stesso tempo, rispondendo alle necessità di cura di entrambi? Secondo una ricerca della Ewing Marion Kauffman Foundation, negli Stati Uniti le donne rappresentano il 10% dei fondatori di imprese high tech e hanno più difficoltà dei colleghi maschi nell accesso al capitale. L immagine dello startupper è quella di un maschio single totalmente dedito al proprio business, ma qualcosa sta lentamente cambiando. In questo scenario sono nate iniziative quali Girls in Tech, un social network enterprise globale focalizzato sull empowerment, l impegno e la formazione delle donne nel settore della tecnologia e nel mondo startup. Fondato nel 2007 nella Silicon Valley, oggi il network comprende 37 sezioni attive in US (San Francisco, NYC, Boston, Las Vegas..etc.), Europa, Asia, Africa e Sud America. * Definizione di Ikujiro Nonaka.

9 Floriana Beretta 9 Da quest anno Girls in Tech è presente in Italia e ha già in programma una serie di attività, a partire da dopo l estate fino all intero 2014: incontri, workshop tematici, conferenze, e la creazione di un network di donne startupper. GiT ha elaborato il primo elenco ufficiale delle donne italiane creatrici di startup. La lista comprende più di 50 imprenditrici nei più svariati settori dalla mobilità alla moda, all intrattenimento, al biotech, alle tecnologie del verde, all ingegneria e altri ancora.

10 10 Anna Maria Cherubini Anna Maria Cherubini Sono laureata in matematica, e ho un PhD in matematica, entrambi conseguiti a Bologna. Sono ricercatrice di fisica matematica presso il Dipartimento di Matematica e Fisica dell università del Salento. Il mio lavoro di ricerca si è svolto in vari ambiti della meccanica classica e semiclassica, in particolare della teoria delle perturbazioni Hamiltoniana. Recentemente ho iniziato a occuparmi di segnali precoci di transizioni critiche in sistemi complessi. Mi occupo da qualche anno di temi di genere e scienza: ho fatto parte del comitato di pari opportunità dell università del Salento e da qualche mese della neo-nominata commissione per le pari opportunità nella matematica dell Unione Matematica Italiana: in questo ambito, ho coordinato dal 2008 al 2011 il progetto STReGA, progetto di azioni positive di università del Salento e associazione Donne & Scienza, finanziato dal Ministero del Lavoro e Politiche Sociali (http://strega.unisalento.it) Riassunto Ho discusso il tema della presenza delle donne nelle discipline scientifiche e tecnologiche, e della loro sottorappresentazione nei livelli decisionali, a partire dai dati dell ultimo rapporto europeo She Figures 2012 e dei dati USA presentati nel numero dedicato alle donne nella ricerca scientifica in Nature del 7 marzo Ho brevemente esposto l attività del Progetto STReGA (presso l univesità del Salento, ) in questo ambito. Le donne nella ricerca scientifica e il progetto STReGA I più recenti dati sulla presenza delle donne nell accademia e nella ricerca mostrano il ben noto andamento a forbice, corrispondente ad una progressiva diminuzione del numero di donne con il progredire della carriera. Questo andamento è ancora più spiccato nelle discipline scientifiche, che vedono una

11 Anna Maria Cherubini 11 scarsissima presenza di donne nei livelli più elevati e decisionali (vedi She Figures 2012 per i dati europei, e il numero dedicato di Nature 495 (7439), 7 March 2013, pp per i dati statunitensi). Un simile svantaggio per le donne è osservato in vari aspetti delle carriere scientiifiche, in particolare nella distribuzione di fondi per la ricerca. Molti dei meccanismi di valutazione e promozione, apparentemente neutri, anche i più recenti, svantaggiono le donne, (in particolare in Italia e nelle discipline scientifiche, vedi dati MIUR sulle variazioni nelle distribuzioni di uomini e donne nelle carriere e, per esempio, De Paola, Scoppa, La voce, 8/3/2011). Tutto questo implica la perdita o la sotto-utilizzazione di competenze specialistiche e richiederebbe azioni di sistema mirate per produrre cambiamenti. Il progetto STreGA, dell Università del Salento e dell associazione Donne e Scienza, ha messo in atto, dal 2008 al 2011, varie azioni volte all informazione e all empowerment di donne ricercatrici, in particolare in discipline scientifiche, e all orientamento a studi e lavori scientifici di studentesse. Il sito del progetto è

12 12 Alessandra Fierabracci Alessandra Fierabracci La Dottoressa Alessandra Fierabracci si è laureata in Medicina e Chirurgia presso la Università di Pisa. Dopo aver frequentato la Clinica Medica della medesima Università in qualità di specializzanda, è risultata vincitrice di una borsa di studio per l estero del Centro Nazionale delle Ricerche (CNR). Ha pertanto continuato i suoi studi sulla patogenesi delle malattie autoimmuni, con particolare riferimento al diabete mellito insulino-dipendente, presso il Dipartimento di Immunologia del Queen Mary Westfield College di Londra (UK). Nel 1996 ha conseguito il titolo di Doctor of Phylosophy (PhD) in Immunologia presso la Università di Londra. al 1997 ha ricoperto l incarico di Lettore universitario a Londra. Nel 1999 ha trascorso un anno sabbatico come visiting scientist presso il Dipartimento di Immunogenetica della Università di Pittsburgh in Pensilvania (USA). Dal 2001 lavora come Senior Scientist Responsabile del Laboratorio di Autoimmunità presso l Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. È membro del Consiglio Direttivo di ITWIIN Associazione Italiana Donne Inventrici ed Innovatrici in qualità di Vice-Presidente. Riassunto Tutti comprendono quanto sia importante la ricerca e soprattutto la qualità ed il dinamismo dei ricercatori per lo sviluppo del nostro Paese. Tuttavia nel loro percorso spesso i giovani ricercatori, spinti da una forte motivazione, sono costretti ad emigrare all estero per la loro formazione e per poter svolgere la loro attività. Talora dopo diversi anni trovano la opportunità di rientrare e continuare i loro studi nel paese di origine. Alessandra Fierabracci racconta la sua personale esperienza, illustrando il suo percorso formativo ed attività di ricerca in Italia, Gran Bretagna ed USA. Sono nata a Volterra, in provincia di Pisa, una città ricca di storia etrusca, romana e medievale, nella ridente campagna toscana. Sin dagli anni della Scuola Secondaria ho sempre manifestato un vivo interesse nello studio delle scienze ed in particolare della biologia umana. Dopo aver conseguito il diploma di Maturità classica presso il Liceo Giosuè Carducci

13 Alessandra Fierabracci 13 di Volterra (Pisa), mi sono iscritta alla Facoltà di Medicina e Chirurgia della Università di Pisa. Da allora ho sviluppato la curiosità nel cercare di comprendere le cause della malattia nell uomo. Una volta conseguita la Laurea mi sono dedicata alla pratica clinica frequentando come specializzanda il Dipartimento di Medicina Interna nella Clinica Medica della medesima Università. Sin dagli inizi della mia carriera avvertivo un forte desiderio di dedicarmi alla ricerca sulle cause delle malattie nell uomo ed in particolare approfondire le mie conoscenze riguardo al diabete mellito insulino-dipendente e le patologie endocrine autoimmuni. Usufruendo di una borsa di studio per l estero del CNR ho lasciato la Toscana e mi sono quindi trasferita a Londra (UK) per partecipare al corso di Doctor of Phylosophy in Immunologia presso il Queen Mary Westfield College di Londra dove mi sono dedicata allo studio della patogenesi del diabete mellito insulino-dipendente. Non era facile allora come non è tutt ora facile riuscire ad avere una posizione di ricercatore in Italia. Pertanto conseguito il dottorato ho partecipato ad un concorso presso il medesimo College in cui sono risultata vincitrice. Sono stata assunta a tempo indeterminato come Lettore universitario, posizione che mi consentiva di dedicarmi alla attività didattica e di ricerca. Ho anche trascorso un anno sabbatico come Visiting Scientist presso la Università di Pittsburgh in Pensilvania (USA) frequentando il Dipartimento di Immunogenetica. Studiare e lavorare all estero per me è stata una esperienza di grande valore formativo non solo da un punto di vista professionale ma anche come esperienza di vita. Sebbene la permanenza in Gran Bretagna e negli Stati Uniti per un periodo di ben nove anni possa aver presentato delle difficoltà di ambientamento, mi ha comunque consentito di confrontarmi con culture diverse e profondamente arricchito anche da un punto di vista umano. Dal 2001 ho avuto la opportunità di rientrare in Italia per continuare i miei studi una volta assunta a tempo indeterminato come Medico Ricercatore Responsabile di Laboratorio presso l Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Le mie ricerche sono volte a comprendere quali sono i fattori genetici ed ambientali responsabili della insorgenza delle malattie autoimmuni ed in particolare del diabete mellito insulino-dipendente. In questa ultima condizione il sistema immune, deputato a proteggere il nostro organismo dagli agenti esterni, erroneamente aggredisce le cellule beta delle isole pancreatiche, che producono insulina. Sebbene il paziente diabetico abbia in circolo autoanticorpi diretti contro proteine delle isole, utilizzati attualmente come marcatori di predizione dell insorgenza della malattia nel periodo prediabetico, si ritiene

14 14 Alessandra Fierabracci che i linfociti T autoreattivi siano i reali aggressori della cellula beta. La mia ricerca è volta a migliorare le attuali misure di predizione della insorgenza della malattia e quindi la sua prevenzione. Un progetto di ricerca è inoltre volto a studiare le proprietà immunoregolatorie delle microvescicole ottenute da cellule staminali mesenchimali con prospettiva nel trattamento delle malattie autoimmuni. I risultati preliminari conseguiti sul diabete mellito insulino-dipendente sono oggetto di un Brevetto Europeo per il quale ho ricevuto il Premio EUWIIN (European Women Inventors and Innovators Network) di Migliore inventrice Europea (Categoria alta Formazione) a Reykjavic (Islanda) nella Conferenza tenutasi il 6-9 Settembre È stato un importante riconoscimento per l impegno, la determinazione, l onesto impegno con cui ho da sempre condotto i miei studi, confidando nelle mie forze e nei miei ideali. A seguito di tale riconoscimento ITWIIN mi ha eletto Vice-Presidente. Svolgo pertanto attività nell ambito della Associazione tramite la quale ho realizzato importanti contatti professionali, impegnandomi anche nella organizzazione di interessanti conferenze presso la sede in Roma del Parlamento Europeo, il CNR e del Premio ITWIIN. Non è facile fare ricerca in Italia, senz altro c è meno tradizione nel nostro Paese che all estero e non ci sono molti fondi a disposizione. Paesi quali gli USA investono certamente molto di più nella ricerca. L iniziativa personale del ricercatore è fondamentale per realizzare i propri obiettivi. È necessario impegnarsi molto per ricevere finanziamenti dalle varie fondazioni ed è importante rafforzare la collaborazione tra mondo accademico ed industria. Alla base c è sempre però un forte entusiasmo che guida il ricercatore per riuscire conseguire risultati che siano utili per la comunità scientifica e consentano di migliorare la qualità di vita dei pazienti.

15 Fernanda Irrera 15 Fernanda Irrera Laureata in Fisica nel 1984 presso l Università di Padova. Dal 1989 è docente della Facoltà di Ingegneria dell Università di Roma La Sapienza, dove insegna Tecnologie dei Circuiti Integrati e Componenti Nanoelettronici Integrati. I suoi campi di ricerca attuali sono nell ambito delle strutture e dei materiali innovativi per dispositivi CMOS di bassa potenza, della affidabilità in tecnologia CMOS, delle memorie non volatili. Nel 1995 F.I. vince un Premio Nazionale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica con un brevetto su sensori di immagine a film sottile; dal 2003 è Senior Member del IEEE; nel 2006 è socio fondatore del Consorzio Universitario per la Nanoelettronica IU.NET e del Centro di Ateneo CNIS per le Nanotecnologie; nel 2007 è Direttore del Master di secondo livello Tecnologie per la Micro e Nanoelettronica ; nel 2009 è finalista del Premio ITWIIN categoria Inventrici e sempre nel 2009 riceve alla Sapienza un premio dal Presidente della Repubblica Napolitano per le Ricerche Eccellenti in Ingegneria; nel 2010 assume la carica di Coordinatore del Chapter Italiano della Società Dispositivi Elettronici della IEEE. Nell arco della sua carriera conta circa 300 pubblicazioni tra riviste e conferenze internazionali. Riassunto Le discipline della Ingegneria sono da sempre in Italia, come anche negli altri paesi europei, riservate al genere maschile. La presenza di studentesse nelle Facoltà di Ingegneria è comunque andata crescendo linearmente negli anni, giungendo oggi ad una percentuale di laureati in Ingegneria di sesso femminile di circa il 25% della popolazione totale di laureati, mediata sul territorio nazionale e sull intero ventaglio delle specializzazioni. Tale percentuale si abbassa notevolmente per le specializzazioni più sporche, come Ingegneria Meccanica o Elettronica, mentre sale fino al 80% per Ingegneria Biomedica, a testimoniare, una volta di più, il fascino che studi bio-compatibili e bio-correlati esercitano sull individuo di sesso femminile.

16 16 Fernanda Irrera Formazione, Ricerca, Innovazione: Il contributo femminile nell ambiente degli Ingegneri, tradizionalmente declinato per il genere maschile Le discipline della Ingegneria sono da sempre in Italia, come anche negli altri paesi europei, riservate essenzialmente al genere maschile. La presenza di studentesse nelle Facoltà di Ingegneria è ancora molto bassa, anche se è andata crescendo linearmente nella prima decade del 2000, giungendo oggi ad una percentuale di laureati in Ingegneria di sesso femminile di circa il 25% della popolazione totale dei laureati Ingegneri. Estrapolando la retta nel tempo, si ottiene che circa nel 2035 dovremmo avere in Italia un ugual numero di laureati in Ingegneria di sesso femminile e di sesso maschile. Tale percentuale è mediata sul territorio nazionale e, soprattuttoz, sulle varie branche dell Ingegneria. Essa, infatti, è notevolmente più bassa per le specializzazioni sporche, come Ingegneria Elettronica o Meccanica (dove scende addirittura al 7%!), mentre sale al 40 % per Ingegneria Gestionale e addirittura fino al 80% per Ingegneria Biomedica. La mia personale esperienza è che è assolutamente normale, da sempre, partecipare a convegni di Elettronica in cui il numero di donne presenti in sala sia di poche unità. Se poi si contano le donne che presentano contributi tecnici specialistici tale numero molto spesso scende a zero. Inoltre, posso testimoniare che gli editorial board delle riviste specializzate di Ingegneria, così come i comitati tecnici delle conferenze internazionali sono (quasi) monoliticamente declinati al maschile. Il dato anomalo di Ingegneria Biomedica (80% di laureati di sesso femminile) offre lo spunto di una riflessione (quasi scontata): non v è dubbio che studi bio-compatibili e bio-correlati esercitino sull individuo di sesso femminile un fascino particolare. È facile immaginare che la motivazione di ciò sia nella ineluttabile connessione fisiologica tra il sesso femminile e la sua capacità di dare la vita. Questo è un dato di fatto a cui nessun argomento può essere opposto e che sembrerebbe un importante strumento per la affermazione della donna in un settore specifico quale la Bioingegneria, praticamente senza reali rivali e concorrenti di genere maschile. Eppure anche nel settore dell Ingegneria Biomedica si assiste allo squallido duplice meccanismo delle selezioni in base

17 Fernanda Irrera 17 al quale le donne Ingegneri Biomediche hanno un tasso di occupazione e uno stipendio inferiori ai pari di genere maschile (evidentemente accuratamente cercati con il lanternino!). Come si può salvare una donna Ingegnere in una giungla di uomini, in cui le regole della competizione sono fatte da uomini e, quindi, a misura di uomo? Porto di nuovo la mia esperienza di ricercatrice trentenne, neo-mamma del primo figlio, che, stressatissima, provava a fare fronte alle continue richieste di disponibilità materiale e temporale per presenziare a importanti riunioni, eventi scientifici, convegni in giro per l Europa, ma con la testa (e con il telefono) stava continuamente concentrata altrove, insoddisfatta del proprio lavoro e piena di sensi di colpa verso il figlio. Come ho risolto? Molto semplicemente ho deciso di non partecipare più alla competizione con quelle regole per me insostenibili, ho lasciato andare avanti i colleghi maschi (che sono effettivamente andati MOLTO più avanti di me) e ho ricominciato a essere serena. Sono passati più di vent anni dalla mia presa di coscienza, c è stato un secondo figlio, e ora, negli ultimi dieci anni, ho fatto (un po ) di bella carriera prendendomi soddisfazioni e riconoscimenti che i miei coetanei maschi già avevano incassato da parecchio tempo. Qual è la morale di questa storia? Che in un ambiente così tecnico e aggressivo come quello dell Ingegneria le donne che si affacciano sul mondo del lavoro hanno due strade alternative: o rinunciano a vivere pienamente e serenamente la maternità o rinunciano alle soddisfazioni professionali, accodandole ad altre priorità. Questo malcostume potrà cambiare solo cambiando i termini della competizione, la mentalità e le modalità con cui si valuta la professionalità di un ricercatore. Cioè, quando al tavolo di chi fa le regole siederanno delle donne.

18 18 Elisa Manacorda Letizia Gabaglio Elisa Manacorda Letizia Gabaglio La nostra società Galileo servizi editoriali è una azienda con una forte impronta di genere. Per la sua composizione femminile, ma anche per alcune caratteristiche organizzative: una gerarchia variabile a seconda delle competenze e delle esigenze del progetto professionale, la flessibilità nei tempi e nelle modalità lavorative, la collaborazione, la conciliazione con le esigenze esterne al luogo di lavoro. Esistono però anche criticità, come la valorizzazione economica del lavoro, la gestione del personale, le capacità di delega. Riassunto Galileo servizi editoriali, la società che abbiamo fondato nel 2004, è una azienda con una forte impronta di genere. Non soltanto perché ha una fortissima rappresentanza femminile (3 soci su quattro sono donne, così come la totalità dei dipendenti), ma anche per una serie di caratteristiche che viviamo quotidianamente e che tuttavia raramente abbiamo cercato di analizzare in un ottica di genere, spunto che invece ci è offerto da questo workshop. Riflettendo sulle caratteristiche del nostro luogo di lavoro, che abbiamo certamente creato a nostra immagine e somiglianza, abbiamo stilato una lista di concetti che ci sembravano adeguatati a descrivere la nostra specificità. E, riprendendo il titolo del nostro libro sulla medicina di genere, Il Fattore X (Castelvecchi 2010), abbiamo voluto chiamarla Il Fattore C. C come Competenza Il fattore C Siamo convinte che la competenza sia il nostro punto di forza. Sappiamo che per farci strada in questo mondo dobbiamo essere più competenti degli altri, non possiamo permetterci nessun errore, né come imprenditrici, né come donne. Soprattutto, però, sappiamo che le nostre competenze sono diverse da persona a persona. Io so fare bene delle cose, e certamente non ne so fare altre. La mia collega sa fare molto meglio di me alcune cose, io ne so fare altre

19 Elisa Manacorda Letizia Gabaglio 19 meglio di lei. Il riconoscimento delle nostre reciproche competenze ha, secondo noi, molto a che vedere con il genere. Da questo riconoscimento delle competenze deriva il principio della autorevolezza variabile. Ciascuna di noi ha un etichetta che è funzionale al mondo là fuori (vice direttore, direttore, amministratore, responsabile di settore ). Dentro, noi sappiamo che il saper tenere i conti in ordine, prendere delle decisioni di tipo giornalistico o editoriale, la capacità di scrivere o di programmare, la sapienza nello scegliere una foto, l abilità nel fare rete, sono tutte cose ugualmente importanti e ugualmente funzionali alla buona riuscita del progetto. La catena gerarchica, che pure deve esistere perché ciascuno si assuma delle responsabilità precise, tiene conto delle competenze, che possono variare a seconda del progetto. Una gerarchia variabile, dove a seconda del progetto cambia il vertice della piramide, ha secondo noi molto a che fare con il genere femminile. C come Conciliazione La vita di ciascuna di noi è fatta di tante cose: c è la famiglia, ovviamente. Ma ci sono anche gli interessi, i piaceri, il divertimento, le passioni. Già la vita quotidiana è avara di tempo dedicato ad altro che non siano i doveri. Allora abbiamo capito che non è possibile ridurre le nostre vite solo al lavoro. Così cerchiamo, per quanto possibile, di fare entrare le nostre vite nel luogo di lavoro, e di far uscire il lavoro dalle nostre vite. La flessibilità è certamente importante: il nostro obiettivo è che il progetto di cui si è responsabili venga portato a compimento nel migliore dei modi. Non è importante quanto si lavora al progetto, né dove. Si può lavorare da casa, in treno, di notte se non si riesce a dormire o la mattina presto prima che si sveglino i bambini. Ma soprattutto, abbiamo cercato di non negarci mai i piaceri (piccoli): dunque conciliazione significa accettare il fatto che ci si assenti qualche ora, compatibilmente con le esigenze di tutti, non solo per assistere al saggio di judo o per portare il bambino dal pediatra, ma anche per portare un gatto dal veterinario (non discutiamo sulle scale di importanza altrui), per andare dal parrucchiere o a farsi dei massaggi. Si torna di buon umore e si lavora meglio. C come Criticità Sappiamo bene che la nostra ottica di genere deve comprendere anche quello che (ancora) non funziona nella nostra azienda. Uno dei principali punti

20 20 Elisa Manacorda Letizia Gabaglio critici, che secondo noi ha molto a che vedere con il genere, è il saper dare valore al lavoro. Da sempre le donne sono meno capaci degli uomini di valorizzare economicamente le loro competenze. Per essere non solo competenti, ma anche competitive, bisogna imparare a dare il giusto valore economico al proprio lavoro, e questo ci crea sempre delle difficoltà. C è sempre una sottovalutazione atavica delle proprie capacità sul mercato: sono le donne le prime colpevoli, ma questo non è certo un mondo abituato a valorizzare la cura, la qualità, il tempo. La sfida è quella di stare sul mercato senza rinunciare alle nostre caratteristiche, anzi valorizzandole al meglio. Un secondo punto critico riguarda invece la capacità di gestire i distacchi. La nostra azienda è da sempre è un luogo accogliente. Tuttavia, a volte capita che un dipendente non sia funzionale all organizzazione. E in tempi di crisi, ci è capitato di dover ripensare all organigramma. Ebbene, abbiamo capito che non siamo brave a gestire i distacchi (una gestione troppo materna dell azienda?). Tagliare il personale è sempre sgradevole, ma può essere necessario. Noi non abbiamo sviluppato quella pulizia e quella chiarezza che consiste nel parlarsi in modo franco per trovare una soluzione. Così si prende (e si perde) tempo prezioso per tutti. Il terzo punto critico riguarda invece le capacità di delega. Da sempre sappiamo, in quanto donne, che chi fa da sé fa per tre. Ma questo, in un ottica aziendale, non va bene. Bisogna saper delegare, non soltanto per liberarsi tempo, ma anche per far crescere le persone con cui si lavora. Non c è un ansia accentratrice, nell incapacità di delegare, ma soltanto un atavica consapevolezza per cui sovraccaricarsi di incombenze è sempre meglio che farle svolgere da altri, con tutta la fatica dell educazione altrui. Il nostro futuro Cosa vogliamo dimostrare? Che un azienda femminile non è necessariamente composta da sole donne. È un modo di essere e di lavorare, nel quale crediamo, che però può essere adatto anche ai maschi. Dunque stiamo allevando una nuova generazione di giovani collaboratori, donne e uomini, che capiscano, apprezzino e sposino il nostro modo di vedere le cose. E che magari arricchiscano il nostro modo di vedere le cose con il loro sguardo, e le loro competenze di genere.

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