Marketing dei Prodotti Tipici

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1 Marketing dei Prodotti Tipici A cura di: Greta Cancellieri Giulia Fabbri Alessandra Pretelli Carlo Bo Corso di Marketing agroalimentare Prof. Gervasio Antonelli

2 Sommario Introduzione ai concetti di marketing Marketing Agroalimentare La Grande Distribuzione Comunication & Promotion Prodotti Tipici delle Marche 2

3 MARKETING CONCEPT Aperto e multifunzionale: assume forme e contenuti nuovi e diversi a seconda delle sfumature dell ambiente economico; Orientamento al cliente: un efficace processo di marketing consiste prima di tutto nell individualizzazione dei bisogni del cliente e solo successivamente nella ricerca dei prodotti o dei servizi più idonei a soddisfare tali bisogni.. (Peter e Donnelly jr,1999); Marketing inteso come specifica modalità di gestione dei rapporti tra imprese e mercato. 3

4 I concetti fondamentali del marketing Determinanti della domanda e individuazione bisogni Individuazione di prodotti/servizi Marketing Per creare valore e generare soddisfazione In grado di garantire: scambio, transazioni, relazioni Condizione necessaria per garantire l equilibrio di mercato Equilibrio di mercato:si fa riferimento all efficienza tecnico-economica della produzione per la massimizzazione del profitto dell impresa e dell utilità da parte del consumatore/acquirente. 4

5 La rappresentazione della funzione di marketing IMPRESA AMBIENTE INTERNO Obbiettivi e valori Risorse e competenze Struttura e sistemi organizzativi Attività aziendali Strategie aziendali MARKETING (implementazione efficace) MARKETING MIX SETTORE/MERCATO AMBIENTE ESTERNO (Cooperativo,competitivo,e conomico,sociale,politico,i stituzionale, legale) Concorrenti Clienti Fornitori INFORMAZIONI E TECNOLOGIA Fonte:elaborazione da Antonelli (2002) 5

6 MARKETING MANAGEMENT O AZIENDALE: si occupa della gestione coordinata delle leve del marketing mix (4P) MARKETING RELAZIONALE: relazione, interazione, network. Lo scambio è inteso come un attività di relazione, il mercato come sistema organizzato di relazioni di lungo periodo. MARKETING SOCIALE: l efficienza tecnico-economica dell impresa è raggiunta cercando di creare e rafforzare il benessere dei consumatori e della società nel suo complesso. MARKETING TERRITORIALE: tentativo di valorizzare il prodotto per rivalutare e promuovere il territorio e le sue potenzialità. 6

7 Marketing Agroalimentare 7

8 Agricultural Marketing Tradizionalmente era visto come un approccio all analisi dello studio del funzionamento dei mercati delle produzioni agricole e delle politiche di intervento in agricoltura. MARKETING AGROALIMENTARE: è considerato come un evoluzione autonoma del marketing agricolo. ELEMENTI DI EVOLUZIONE DEL MARKETING AGRICOLO: cambiamento del comportamento dei consumatori verso i prodotti alimentari. Consumatori più informati che hanno una maggiore percezione del rischio; il governo diventa partecipante sociale nell attività dell impresa (quindi cambia il ruolo governativo); cambiamento nella costruzione dell identità del prodotto alimentare e di conseguenza dei processi di lavorazione del prodotto agricolo; cambiamento dei canali distributivi per i prodotti alimentari. 8

9 NUOVI ORIZZONTI DEL MARKETING AGROALIMENTARE La domanda richiede: comunicazione informativa (completa, credibile e fondata su elementi oggettivi); trasparenza nella valutazione di tutti gli elementi; certificazione che garantisce integrità e sicurezza ai prodotti; miglioramento nel rapporto qualità/prezzo. Il marketing agroalimentare gioca un ruolo importante nel mantenimento dell equilibrio dei mercati date le forti relazioni presenti tra prodotti agroalimentari e salute umana e tra produzione e ambiente,al fine di garantire il benessere collettivo. 9

10 IL CONCETTO DI TIPICITA -Sono prodotti legati al territorio, realizzati attraverso la valorizzazione delle risorse locali -Il consumo di questi prodotti non scaturisce solo da bisogni di natura funzionale, ma anche da altre esigenze sintetizzate nei valori che tali prodotti esprimono -La strategia risulta vincente quando riesce a comunicare e a far percepire al consumatore i caratteri differenziali dei prodotti tipici FATTORI DI SUCCESSO -la presenza di fattori che qualificano un prodotto tipico -la presenza di fattori istituzionali e organizzativi nei processi di valorizzazione dei prodotti -la presenza di risorse paesaggistiche, naturalistiche, culturali (risorse territoriali) PRODOTTO LOCALE: bene che viene prodotto in una determinata area, pur senza essere legato alla sua cultura e tradizione. PRODOTTO TIPICO: bene con caratteri unici ben specifici, identificabili e ripetibili nel tempo. Oltre a essere legato ad un area territoriale, esso si colloca nella cultura locale e nella sua tradizione. 10

11 ELEMENTI DETERMINANTI -RILEVANZA: se il differenziale viene percepito, il consumatore è disposto a pagare di più per quel prodotto -PERCEZIONE: attraverso i segnali di qualità -CREDIBILITA : necessità di assolvere gli impegni assunti; in caso contrario si generano effetti negativi sulla reputazione dei prodotti -SPECIFICITA DEL PRODOTTO: è legata all origine geografica nel quale i prodotti vengono realizzati, compresi i fattori naturali e umani. Per quanto riguarda la specificità della domanda dei prodotti tipici, si osserva che l apprezzamento del valore di questi prodotti si riduce all aumentare della distanza culturale tra la zona di origine e il mercato di sbocco finale. 11

12 RUOLO DEL MARKETING AGROALIMENTARE Il marketing ha la funzione di trasmettere i segnali di valore; qualora il consumatore percepisce e riconosce tali segnali, esso sarà disposto a pagare un premium price per quel determinato prodotto. DOMANDA AGROALIMENTARE Il consumatore non è in grado di valutare il differenziale qualitativo tra i prodotti e tende per natura a scegliere quelli che hanno un prezzo più basso; a questo proposito il marketing dovrà intervenire con politiche rivolte al consumatore e alla sua percezione. 12

13 STRUMENTI DISTINTIVI DEI PRODOTTI AGROALIMENTARI TIPICI -CONSORZIO: aggregazione volontaria legalmente riconosciuta che coordina e regola le iniziative comuni per lo svolgimento di determinate attività di imprese o enti pubblici. -MARCHIO: qualunque segno che sia in grado di distinguere i prodotti/servizi di un impresa da quelli delle altre. MARCHI DOP E IGP Le DOP (Denominazioni di Origine Protetta) e le IGP (Indicazioni Geografiche Protette), sono entrambe definite dal nome di una regione,di un luogo determinato, in casi eccezionali, di un paese che serve a designare un prodotto agricolo o alimentare e originario di tale regione, di tale luogo determinato o di tale paese. DIFFERENZE DOP: il vincolo prodotto-territorio e massimo, cioè tutte le fasi del processo produttivo devono fare riferimento ad una zona geografica delimitata. IGP: non tutti i fattori che concorrono all ottenimento del prodotto provengono dal territorio indicato;spesso è necessario uscire dalla zona di produzione per effettuare una fase della lavorazione del prodotto. 13

14 SCHEMA SINTETICO DELL ITER DI REGISTRAZIONE Associazione Domanda di registrazione corredata da: disciplinare, relazione tecnica, storia socioeconomica e cartografica Regione Prima valutazione tecnica disciplinare/parere (entro 120 giorni dalla ricezione dei documenti) MIPAAF Verifica requisiti Reg.(CE)510/06, produzione di eventuali rilievi e pubblicazione del disciplinare in Gazzetta Ufficiale COMMISSIONE UE Gazzetta Ufficiale UE Registro DOP e IGP UE Esame formale entro 6 mesi Nessuna obiezione entro 6 mesi Fonte:elaborazione Norisma su Regolamento (CE)510/2006 e D. M. 21/5/

15 BENEFICI DEI MARCHI DOP E IGP I marchi DOP e IGP possono fornire benefici importanti: -elevato livello informativo relativo al prodotto -sicurezza alimentare Il differenziali di prezzo fra i prodotti DOP/IGP e quelli senza marchio,potrà quindi essere percepito come vantaggioso rapportando i costi e i benefici ricavabili dall acquisto del prodotto certificato. LIMITI LEGATI AI MARCHI DOP E IGP A livello europeo tuttavia, le indagini rivelano un grado di conoscenza dei marchi DOP e IGP molto basso, e quindi una bassa notorietà del marchio e del suo reale significato presso il consumatore. I risultati dell indagine dimostrano come tale valore aggiunto, legato al marchio di certificazione, nella maggior parte dei casi non viene accolto principalmente a causa di una scarsa informazione. Necessaria è un adeguata azione di pianificazione di marketing. 15

16 PROBLEMATICHE Il paniere tutelato italiano è frammentato e polverizzato. Da un lato emergono denominazioni ad elevato volume di offerta, dall altro piccole produzioni che concentrano piccole quantità di prodotto certificato. In particolare emerge: scarsa organizzazione della filiera (soprattutto per le big Dop ),che si traduce in: -scarsa concentrazione dell offerta -elevata polverizzazione produttiva -scarsa capacità di commercializzazione La capacità per le imprese di riuscire ad organizzare in maniera più efficiente la fase di commercializzazione,non solo permetterebbe di incrementare l accesso al mercato e il potere contrattuale delle stesse aziende nei confronti degli interlocutori distributivi,ma consentirebbe anche di cogliere tutte quelle opportunità di crescita all estero. volumi di offerta ridotti (soprattutto per le piccole denominazioni) che impedisce di raggiungere mercati più profittevoli condannando le aziende a rimanere bloccate solo sul mercato locale. OPPORTUNITA Necessità esportare e conquistare quote di mercato all estero per due ragioni di fondo: -il mercato nazionale per quanto reattivo al consumo di prodotti tipici, è ormai saturo -ottenere una maggiore redditività 16

17 I CANALI DI COMMERCIALIZZAZIONE Occorre principalmente attuare un riposizionamento dei prodotti tipici in canali distributivi che sappiano andare incontro ad un consumatore sempre più esigente, che ricerca qualità,convenienza e comodità. I prodotti certificati privilegiano la GD (Grande Distribuzione), mentre hanno un ruolo marginale i negozi al dettaglio tradizionale e faticano a decollare altre forme distributive come la vendita diretta. Altri Ortofrutta Olio di oliva Formaggi Distribuzione Moderna Dettaglio tradizionale Ristorazione Vendita diretta Altro carni preparate 0% 20% 40% 60% 80% 100 % Fonte:elaborazioni Norisma su dati Consorzi di tutela Il canale della Distribuzione Moderna è oggi un interlocutore del quale non si può fare a meno sia a livello nazionale che internazionale. 17

18 La Grande Distribuzione 18

19 Perché sono nati i prodotti tipici a marca del distributore (MDD)? Diversificare l assorbimento dei prodotti offerti Sviluppare la quota di mercato della MDD Creare un processo di rinforzo del posizionamento ed identità dell insegna Creare con un legame forte con il mondo imprenditoriale del territorio Acquisire una reputazione di marca Innovazione di offerta e di prodotto 19

20 Fattori che influenzano la percezione di autenticità dei prodotti tipici nella Grande distribuzione: Fattori personali Conoscenza Esperienza Autenticità percepita Fattori di prodotto Etichetta Apparenza Packaging Descrizioni Fattori ambientali P.d.V. Luoghi di consumo Visitatore/Turista 20

21 Valorizzazione dei prodotti tipici della MDD: ESPOSIZIONE E MERCHANDISING (facing di prodotto, n di ripiani occupati, qualità posizione sullo scaffale, prodotti evidenziati con elementi di comunicazione). ADIACENZE, COMPLEMENTARIETA, SOSTITUIBILITA (adiacenze fra prodotti complementari sollecita maggiormente l utilizzo del prodotti che altrimenti rimarrebbero relegati solo in alcune occasioni. Sostituibilità di prodotti alternativi: Es.: Domani a pranzo al posto della bistecca assaggia i 3 formaggi con la mostarda). PROMOZIONE E PRICING (Spesso alcune insegne valorizzano i prodotti tipici tramite periodiche promozioni. Quindi il cliente che ha provato quel prodotto in promozione non è più in grado di ritrovarlo,avendo cosi una non fidelizzazione. Invece i prodotti tipici MDD sono sempre presenti nel pdv e spesso questi prodotti fanno da marca-ombrello per alcuni prodotti di piccole aziende affiancando i prodotti. Il prezzo dei prodotti tipici MDD è detto prezzo premium cioè si collocano nella fascia medio-alta o alta di prezzo nella scala prezzi di una categoria di prodotti. Sono comunque prezzi sempre inferiori rispetto alle boutique eno-gastronomiche. Il prezzo dei prodotti MDD tende a rimanere stabile tranne ovviamente nelle promozioni). 21

22 Conad e Coop: 22

23 Conad e la linea Sapori e Dintorni Conad nasce nel 1962 dalla volontà di piccoli commercianti di associarsi in forma organizzata al fine di realizzare economie di approvvigionamenti in una fase di modernizzazione e sviluppo dimensionale delle Grande Distribuzione. Negli anni 90 si svilupparono i primi prodotti a marchio Conad, soprattutto nei prodotti freschi. Proprio nei prodotti freschi che si sviluppò la marca Percorso Qualità Conad, che rappresentava la garanzia del controllo della filiera dei prodotti freschi. Nel 2001 prese il via il lancio dei prodotti Sapori e Dintorni cioè una selezione di oltre 3000 prodotti tipici. Conad dedicò a questa linea un sito web dove ad ogni prodotto era dedicato una scheda di informazioni sull origine del prodotto ma anche sui luoghi e sui territori. Per questa linea Conad ha utilizzato una forte pressione pubblicitaria tramite il web, riviste e pubblicità sui media grazie alla quale riuscì ad avere successo. 23

24 Coop e la linea Fior Fiore Coop è il marchio leader in Italia della distribuzione di Largo Consumo ed è uno dei principali attori in questi ultimi anni della storia e della evoluzione delle MDD in Italia. L origine primaria dei prodotti Coop risale al 1896 quando L Unione Cooperativa Milanese confezionò con il proprio nome il panettone a all Alleanza Torinese che nel 1899 commercializzava già numerosi articoli a marchio esclusivo. Nel 1987 Coop introdusse la Linea Prodotti con Amore per carni, frutta e verdure fresche. Nel 2007 nasce la Linea Fior Fiore cioè 91 prodotti confezionati a temperatura ambiente e freschi e 115 freschissimi (carne e prodotti ortofrutticoli) Leva di Coop su questa linea: l accessibilità a questi prodotti attraverso la distribuzione, la comunicazione e valorizzazione su territorio nazionale. 24

25 Comunication & Promotion 25

26 La comunicazione dei prodotti tipici Il legame tra prodotto tipico e territorio permette di realizzare economie di scala nell ambito delle politiche di marketing. Infatti iniziative di promozione del territorio, attraverso interventi di marketing territoriale, e di valorizzazione dei prodotti tipici locali possono essere sviluppate, in modo parallelo, con importanti effetti sinergici. Le azioni collettive più comuni sono la realizzazione di fiere, feste enogastronomiche e altri tipi di manifestazioni locali, affiancate da attività di promozione, condotte direttamente dalle imprese o dal Consorzio, attraverso forme che non richiedono elevati investimenti finanziari quali la cartellonistica stradale, la pubblicità presso i punti vendita, i messaggi sulla stampa locale, la diffusione di cataloghi, ecc. 26

27 Il marketing territoriale Il marketing territoriale viene definito come L insieme delle azioni individuali e collettive per attirare nuove attività sul proprio territorio, favorire lo sviluppo delle imprese locali e promuovere globalmente un immagine favorevole. Nasce in ambito industriale per la localizzazione delle aree industriali quindi un offerta sul mercato di tali aree. Il marketing territoriale per i prodotti tipici 27

28 Il marketing territoriale rappresenta una strategia volta ad accrescere il valore percepito dal consumatore attraverso il rafforzamento del legame tra il prodotto e il suo territorio di origine. Può essere utilizzato come supporto rispetto a due elementi: IMMAGINE: la fase di costruzione dell immagine è molto importante perché determina la visibilità e quindi richiama investimenti. Inoltre molto importante è la credibilità acquisita. Bisogna quindi aumentare sì la visibilità, ma anche e soprattutto la credibilità. Credibilità alta + Visibilità alta territorio in evidenza SISTEMA DI ORGANIZZAZIONI PRODUTTIVE, CONDIZIONI ECONOMICHE ED ISTITUZIONALI: aiuti economici-finanziari, creazione di forme di organizzazione tra soggetti sia pubblici che privati, creazione di un marchio collettivo e gestione della comunicazione sistemica e integrata. 28

29 Esempio di marketing territoriale applicato ai prodotti agroalimentari Il Tartufo Bianco di Acqualagna La Fiera Nazionale del Tartufo Bianco di Ottobre e Novembre è l evento più importante che ha permesso ad Acqualagna di diventare la Capitale del Tartufo. Ogni anno é raggiunta da una folla di turisti non solo Italiani ma anche molti tedeschi e inglesi per non parlare di alcune comitive di giapponesi e americani. La fiera é una grande vetrina, il volano di tutta l'economia territoriale, il punto di partenza delle strategie di marketing territoriale che contraddistinguano Acqualagna nella Regione Marche. 29

30 Comunicazione attraverso il web il più importante portale italiano dedicato al mondo dell'enogastronomia tradizionale e del turismo enogastronomico in Italia; dove si possono trovare tutti i prodotti tipici e tradizionali italiani, le sagre e gli eventi, i produttori, gli agriturismo e bed and breakfast e i ristoranti. dove si trovano le tipicità italiane. Oltre al canale internet si impegnano a promuovere il sito anche con la classica pubblicità dei media tradizionali. : presenta i siti di Enti, consorzi, aziende, produttori e negozi specializzati in prodotti tipici tradizionali; oltre ad essere una guida delle specialità regionali, in continuo aggiornamento, fornendo informazioni sui principali eventi enogastronomici: Sagre, Fiere, Saloni, Mercatini e tanto altro. 30

31 Social Networks Facebook solo 4 Fun page Twitter nessun Tweet per prodotti tipici marche e per agroalimentare marche 31

32 Pubblicità 1/2 Affinché un messaggio comunicativo sia efficace ed abbia successo è assolutamente importante che rispetti talune condizioni: - La comprensione: il significato del messaggio deve essere chiaro, semplice ed accessibile; - L identificazione: il messaggio deve potersi identificare in quel prodotto agroalimentare senza dare adito ad eventuale deviazioni; - L interesse: il messaggio deve provocare un minimo di interesse sufficiente ad indirizzare il consumatore verso il prodotto, anche se non ancora verso l acquisto; - La suggestività: il contenuto del messaggio deve avere un significato simbolico in grado di provocare nel consumatore un atteggiamento favorevole verso il consumo e quindi l acquisto del prodotto. 32

33 Pubblicità 2/2 Il comune denominatore che caratterizza oggi la comunicazione sui prodotti agroalimentari è la sicurezza alimentare. Inoltre il buon intervento pubblicitario deve tenere presente la tipologia di acquisto alla quale far pervenire il suo messaggio: 1) prodotti di valore molto limitato il cui atto d acquisto è conseguenza di un impulso immediato, è molto importante incidere con messaggi rapidi e continuativi attraverso i mass media. 2) beni che richiedono una maggiore riflessione prima di procedere all acquisto è necessario un sostegno ed un intervento pubblicitario più convincente e in grado di rispondere a motivazioni ponderate, più complete e più serie ricorrendo a riviste specializzate, articoli redazionali, publi-redazionali, ecc. 33

34 Iniziative statali Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf), in qualità di Autorità nazionale competente nel campo della politica agricola, forestale, agroalimentare e per la pesca a livello nazionale, europeo ed internazionale, sostiene e favorisce il sistema delle denominazioni che l Europa ha adottato per sviluppare e proteggere i prodotti alimentari. È stato realizzato un portale, Naturalmente Italiano (www.naturalmenteitaliano.it) per guidare il consumatore tra i prodotti dell'agroalimentare italiano di qualità. Il sito è nato nell'ambito del programma interregionale "Promozione commerciale sui mercati esteri", promosso dal Mipaaf e dalle Regioni italiane. 34

35 Internazionalizzazione 1/2 Il Caso Buonitalia s.p.a Buonitalia, società per la promozione, l'internazionalizzazione e la tutela dell'agroalimentare italiano, promossa dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, realizza iniziative specifiche sui mercati esteri. Buonitalia si propone di promuovere e veicolare i prodotti agroalimentari italiani nelle reti distributive italiane all estero e attraverso punti vendita specializzati situati all interno di luoghi di richiamo per il grande pubblico straniero. 35

36 Internazionalizzazione 2/2 Prossima apertura Roma Il caso Eataly L obiettivo che si pone è provare a percorrere una nuova via nel sistema della distribuzione alimentare e della commercializzazione dei migliori prodotti artigianali, ispirandosi a parole chiave quali sostenibilità, responsabilità e condivisione. Eataly vuole dimostrare che esiste la possibilità di offrire a un pubblico ampio cibi di alta qualità a prezzi sostenibili comunicando, al tempo stesso, i criteri produttivi, il volto e la storia di tanti produttori che costituiscono il meglio dell enogastronomia italiana. Italia :Torino, Asti, Pinerolo, Milano e Bologna Giappone e Stati Uniti 36

37 Prodotti Tipici della regione Marche La regione Marche vanta un gran numero di prodotti tipici, una varietà che esplode con caratteristiche e metodiche di lavorazione e conservazione consolidate nel tempo. Alcuni hanno avuto il riconoscimento comunitario, tra le DOP, DOC e IGP 37

38 La Casciotta di Urbino D.O.P. La D.O.P. sancisce che la Casciotta d Urbino è un prodotto le cui caratteristiche organolettiche e merceologiche derivano prevalentemente dalle condizioni ambientali e dalle consuetudini di fabbricazione esistenti nella zona di produzione. La vera Casciotta d Urbino è prodotta esclusivamente nel territorio della provincia di Pesaro-Urbino, secondo tecniche casearie di radici antiche, consolidate nei secoli, rigidamente regolamentate. 38

39 Il prosciutto di Carpegna D.O.P. La produzione di prosciutto Carpegna è disciplinata severamente. Ad esempio le fasi di lavorazione e stagionatura devono essere svolte rigorosamente nel comune di Carpegna e, nel dettaglio, la lavorazione non deve durare meno di 13 mesi. 39

40 Oliva Ascolana del Piceno D.O.P. Le olive già riempite, vengono passate nella farina, nell'uovo e quindi nel pan grattuggiato. Si friggono immerse in abboddande olio extra vergine di oliva. Le olive all'ascolana possono essere servite come antipasto caldo, oppure inserite come secondo piatto. 40

41 Lacrima di Morro D Alba D.O.P. La Denominazione di origine controllata del vino Lacrima di Morro d Alba, per essere tale, deve essere composta dal vitigno lacrima per almeno l 85% con l aggiunta di Montepulciano e/o Verdicchio nella misura del 15% massimo. Originariamente comprendeva solo il comune di Morro d Alba in Provincia di Ancona. Ora la zona è stata estesa anche a tutti i comuni della Provincia di Ancona. 41

42 La comunicazione dei valori dei prodotti marchigiani 1/3 Guida ai prodotti tipici delle Marche Il più grande archivio dei prodotti tipici marchigiani, dei produttori, degli agriturismi, dei ristoranti, delle sagre ed eventi che celebrano le specialità della tradizione gastronomica marchigiana. 42

43 La comunicazione dei valori dei prodotti marchigiani 2/3 Il Marchio QM Il Marchio QM è un marchio di qualità collettivo, istituito dalla Regione Marche ai sensi della Legge regionale n. 23 del 10 dicembre 2003, art. 8 ed approvato dalla Commissione Europea, che rappresenta uno strumento di valorizzazione del sistema agroalimentare marchigiano. Il marchio QM viene dato in concessione d uso a quelle aziende agroalimentari che si impegnano a rispettare tutte le prescrizioni previste dal marchio stesso nonché a sottoporsi ai controlli da parte di un ente terzo di controllo. 43

44 La comunicazione dei valori dei prodotti marchigiani 3/3 Il Festival dei prodotti tipici delle Marche Promuovere insieme produzioni e territorio, in un unica affascinante confezione! Festival dei prodotti tipici delle Marche, una rassegna che propone una completa panoramica delle squisitezze tipiche di questa suggestiva terra. Con la sua esclusiva formula multitarget, TIPICITÀ si configura come scenografica vetrina delle eccellenze made in Marche ma, soprattutto, come grande contenitore di eventi: degustazioni guidate di piatti e prodotti tipici, banchi d assaggio di vini ed olio extravergine d oliva, dimostrazioni dal vivo realizzate da professionisti del settore, in-contri con la cucina di altri territori e, infine, un intenso programma congressuale. 44

45 Grazie per l attenzione! Ricerca a cura di: Greta Cancellieri Giulia Fabbri Alessandra Pretelli 45

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