Ma c è un priorità che è necessario porre fin dall inizio dei nostri lavori.

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1 COMUNICAZIONE DI UGO BALZAMETTI RESPONSABILE DIP.NAZ.LE POLITICHE SOCIALI - SALUTE E SICUREZZA Gentili ospiti, care compagne e cari compagni, l intervento di Merida rende più facile il mio compito di presentare il resoconto di attività della Fisac, sui temi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, relativo a questi ultimi tre anni. Tuttavia è un impegno non privo di insidie, perché spesso, si corre il rischio di tracciare un burocratico ed arido elenco di cose realizzate o non realizzate. Spero di non incorrere in questo errore, perché le compagne e i compagni che ho incontrato lungo questo percorso, hanno reso possibile la condivisione di un esperienza di lavoro, contrassegnata da passione e dalla tenacia di non fermarsi mai alla superficie dei problemi, ma avere la capacità di ascoltare, analizzare, sperimentare, sviluppare insieme la sensibilità e l intelligenza di trovare risposte non banali, alle tante domande che caratterizzano i temi del benessere e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Compagne e compagni che si sono spesi e che ringrazio. E stata un esperienza che mi ha coinvolto e vi ha coinvolto, ha richiesto studio, ricerca, aggiornamento e la voglia di cimentarsi con problemi a volte inediti, che solo in apparenza esulano dalla nostra pratica politica quotidiana. Inoltre il nostro sforzo, sicuramente ambizioso, è stato rivolto soprattutto ad educare sul piano culturale e politico tutta l Organizzazione, non sempre sufficientemente attenta a cogliere, conoscere e gestire problematiche che investono le condizioni organizzative in cui si lavora, le condizioni di vita professionali e sociali dei nostre colleghe e colleghi. Naturalmente su alcune questioni, in particolare rischio rapina e rischi stress correlati al lavoro, sarà opportuno che da questa Assemblea, venga definito un percorso omogeneo circa i comportamenti da tenere con le controparti. Spesso abbiamo registrato orientamenti disarticolati nelle scelte delle strutture sindacali e, in alcuni casi, scelte non in sintonia con le disposizione del D.Lgs 81/08. Ma c è un priorità che è necessario porre fin dall inizio dei nostri lavori. Da anni continuiamo a denunciare che la presenza dei/delle Rls nelle aziende di credito non raggiunge il 40%, anzi in alcuni casi, a causa dei processi di ristrutturazione e/o di fusioni, questa percentuale scende in modo vertiginoso. Nel 1

2 settore assicurativo la presenza dei Rls è una realtà consolidata, così nelle BCC, in Banca d Italia e nel settore riscossione. Tutti le nostre riflessioni che faremo in queste due giornate, avranno maggior peso, a condizione che venga condiviso un obiettivo politico, non più rinviabile: eleggere i Rls in tutti i luoghi di lavoro. Questo obiettivo non dobbiamo solo affermarlo, ma dovremo praticarlo da subito, attraverso un rigoroso e capillare progetto di lavoro unitario nel settore bancario e che dovrà vedere impegnata tutta l organizzazione, dal Segretario Generale alle strutture dei Cac-Can aziendali, ai grandi gruppi, alle nostre rappresentanze aziendali. Se non sapremo esprimere questa naturale coerenza rispetto alle nostre opzioni politiche, rischiamo di essere subalterni alle aziende e non saremo credibili agli occhi delle lavoratrici e dei lavoratori. Le responsabilità sono di natura sindacale, le aziende giocano sulle nostre contraddizioni. Voglio, inoltre, segnalare che ormai sempre più spesso ci troviamo a dover gestire anomale proposte aziendali di nominare o designare Rls di gruppo che mal si coniugano con la filosofia e con quanto previsto dal decreto 81/08. Il tema sarà affrontato dal compagno Bellatalla. Fin dal settembre 2007 tutta la Fisac, insieme alla CGIL Nazionale, si è trovata impegnata nella battaglia sostenuta dal Governo Prodi nel definire, dopo trent anni di occasioni mancate, un Testo Unico sui temi della salute e della sicurezza. Questo obiettivo si è concretizzato pochi giorni prima della fine della legislatura nel marzo del 2008, con l emanazione del D.LGS 81/08, Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, che tutti ormai conosciamo e abbiamo imparato ad apprezzare, perché, nonostante alcuni limiti, si caratterizza come un lavoro serio e razionale, volto ad organizzare la materia in modo sistemico. In questa fase si è consolidato il rapporto politico con la CGIL nazionale, il cui contributo e sostegno ha permesso di realizzare un rapporto positivo, circa le coerenze delle nostre scelte contrattuali in materia di politiche sociale e di benessere lavorativo. Con l emanazione del Decreto, l impegno della Federazione e del Dipartimento è stato caratterizzato da una diffuso lavoro assembleare in quasi tutti i territori, circa 13 riunioni regionali con la presenza del Dipartimento Nazionale, che si sono concluse in autunno del 2009, volte a sensibilizzare i Rls e le nostre strutture territoriali ed aziendali, sui contenuti e sui temi che nascevano con il nuovo Testo Unico. 2

3 Forse per la prima volta, siamo riusciti a realizzare un intervento capillare che ha visto coinvolti compagne e compagni con i quali abbiamo scoperto come apprezzare, far conoscere ed analizzare la ricchezza e le opportunità offerte dal decreto 81/08, sia come strumento di legge che disciplina e garantisce spazi d intervento alle rappresentanze sindacali ed ai lavoratori, sia come sistematico richiamo normativo ai temi dell organizzazione del lavoro, intesi come uno dei principali fattori primari di rischio da cui non si può prescindere. L obiettivo era ed è quello di far crescere la consapevolezza di un lavoro coordinato e collettivo, tra rappresentanze sindacali aziendali, di gruppo e territoriali, al fine di stimolare un qualificato confronto negoziale di merito rispetto alle scelte delle controparti aziendali. In tale contesto si è consolidata la consapevolezza di molte strutture territoriali ed aziendali, di dare ai temi del benessere e della sicurezza una dimensione strutturata nel contesto della loro strategia sindacale, non solo sul piano organizzativo, individuando responsabilità specifiche per tali materie, ma soprattutto avviando, in modo sistematico, iniziative, anche di qualificato livello scientifico, che sicuramente hanno permesso e permettono, di far crescere su questi temi, l attenzione e la maturità di tutta la Fisac. La vostra presenza così ampia, è il risultato concreto di questo impegno collettivo. A partire dall autunno 2009, inoltre, si è avviata una intensa e proficua attività unitaria che ci ha permesso di aprire cantieri su tre obiettivi importanti: 1) aver partecipato, insieme alla Fiba ed alla Uilca, anche grazie alla sensibilità dell Ufficio formazione nazionale della Fisac, ai lavori della Commissione tecnica del Fondo Banche ed Assicurazioni, FBA, (nato dalla divisione di FORTE) dove, dopo un approfondito confronto con Abi, si sono realizzate le condizioni per definire un pacchetto di moduli formativi, in materia di benessere lavorativo e di sicurezza, da condividere con i/le Rls, predisposti dall Inail e finanziati dal Fondo stesso (sono stati stanziati 10 milioni di euro). Si è trattato di un progetto che, per la prima volta, in una logica di buone prassi, è stato condiviso dalle parti sociali, ed ha offerto alle lavoratrici ed ai lavoratori l opportunità di utilizzare strumenti formativi di elevata qualità, per conoscere e valutare con più consapevolezza le proprie condizioni di vita nei luoghi di lavoro. Sarebbe utile verificare se e come le aziende abbiano progettato e realizzato la loro attività formativa, se e come le rappresentanze sindacali siano state coinvolte, quali risultati siano stati realizzati, perché questi progetti sono pagati con soldi anche dei lavoratori, e, come abbiamo sempre affermato, non possono sostituire la formazione obbligatoria per contratto. 2) aver unitariamente proposto, a partire dall autunno del 2008 e come previsto dal CCNL, la revisione del vecchio Regolamento (1997) per l elezione dei/delle Rls, e 3

4 presentato ad Abi nel febbraio del Quella proposta, fortemente innovativa e che assumeva il D.LGS 81 come riferimento, ancora oggi giace nei cassetti di ABI, forse con qualche responsabilità anche da parte del sindacato. 3) aver avviato nel corso del 2009 un intenso lavoro sul rischio rapina che ha preso spunto da un dispositivo dalla ASL Centro di Milano che presentava importanti novità interpretative sul rischio in esame, emesso dal Dott. Giovanni Pianosi, presente ai nostri lavori. In particolare, rispetto a quest ultima tipologia di rischio, è opportuno osservare che in Italia, nonostante che negli ultimi due anni le rapine in banca siano diminuite, nel 2009 si sono verificati ancora atti criminosi, che rappresentano circa il 50% delle rapine consumate nei principali paesi europei: in Francia sono state 157, in Spagna 373, in Germania 420. (Fonte: La sicurezza bancaria in Europa-Ossif) Nel 1 semestre del 2010, si conferma la tendenza alla riduzione delle rapine, 758 meno 14,2%. Le realtà territoriali maggiormente colpite rimangono la Lombardia (con 445 episodi), il Lazio (209),la Sicilia (177), l Emilia (151). Dobbiamo registrare che, nonostante il trend di riduzione, ci sono regioni dove le rapine continuano ad aumentare come nel Lazio (+ 9,4%) insieme alla Basilicata, la Campania, le Marche, il Piemonte e il Veneto. Il bottino medio è stato di euro, mentre il danno patrimoniale anche nel 2009, è ammontato a 36,8 milioni, che rappresenta circa il 50% del totale delle somme rapinate nei principali paesi europei. Nel 2009 le rapine ogni 100 sportelli sono state lo 0,6% in Francia, lo 0,9 in Spagna, l 1,0% in Germania, il 5,1% in Italia. In Europa la media è di 2,4%. Una valutazione corretta, inoltre, dovrebbe tener conto anche delle rapine tentate; in Italia nel 2009 sono state 364, perché, spesso, possono provocare danni psicofisici come le rapine realizzate. L anomalia italiana, almeno in parte è legato ai sistemi di pagamento. Secondo i dati Banca d Italia e della BCE, l Italia è ancora in ritardo nell utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici: basti pensare che nel nostro paese il 90% dei pagamenti avviene ancora in contanti, contro il 78% della Germania, il 69% del Belgio, il 67% dell Olanda, il 65% della Gran Bretagna e il 59% della Francia. La media europea è del 69%. 4

5 Il volume dei pagamenti con carte di credito e bancomat, in Italia è pari all 8% del totale europeo, contro il 33,6% inglese, il 19% francese, l 11,6% tedesco e il 5,5% spagnolo. L impegno economico per la sicurezza è quantificata dall Abi in circa 750 milioni di euro. Cifra notevole. Tuttavia scaturisce una naturale riflessione: se a fronte di una somma così elevata impiegata dal sistema finanziario, i risultati realizzati ancora non garantiscono una adeguata tutela, c è da constatare che non sia tanto o solo un problema di mezzi impiegati, ma più verosimilmente le aziende dovrebbero ripensare alla qualità del loro intervento, come coordinarlo, come rendere efficaci le strategie, anche in termini di formazione, di informazione per tutelare le persone che lavorano ed entrano nelle nostre agenzie, e gestire in modo efficace situazioni delicate sul piano fisico e psicologico. Ma oltre ai dati statistici c è da osservare che tante lavoratrici e tanti lavoratori coinvolti in una rapina, una media di l anno, sono considerati danni collaterali, non rientrano nelle statistiche ufficiali, sono vittime senza storia, sono invisibili. Le aziende, se non in casi particolari, non denunciano all Inail le rapine subite, quindi non denunciano i danni fisici o psichici che ne possono derivare. In tale contesto il tema del rischio rapina è stato per tanti anni terreno di scontro con Abi e con le Aziende, in particolare per un uso improprio che veniva fatto dei Protocolli sottoscritti presso le Prefetture. Nel 2009, come già detto in precedenza, si è avviato un intenso e franco confronto tra le parti sociali e la Conferenza Stato-Regioni, il cui contributo propositivo è stato decisivo per arrivare a definire, nel marzo scorso, le Linee d indirizzo per prevenire o ridurre i danni fisici e psicofisici dei lavoratori bancari correlati alle rapine Si tratta di una esperienza unica nel settore privato, che punta a tutelare la salute attraverso una reale cultura della prevenzione, ed è un atto di coordinamento degli organi ispettivi delle Asl. La prima importante novità già la troviamo nel titolo quando si afferma che le Linee sono volte a prevenire o ridurre i danni fisici e psichici dei lavoratori bancari correlati alle rapine. Il messaggio politico è chiaro: deve esser protetto non solo il patrimonio aziendale, ma il datore di lavoro, attraverso un corretta elaborazione del DVR, come prevede il D.Lgs 81/08 ha l obbligo, in via preventiva, di organizzare, in ogni sede bancaria, 5

6 le misure necessarie per gestire e ridurre, eventuali danni psicofisici che potrebbero subire le persone che entrano o lavorano in banca. Finalmente si riconosce il rischio rapina come rischio connesso all attività lavorativa bancaria. Finora l Associazione datoriale lo aveva, nei fatti, sempre negato. Le Linee d indirizzo, inoltre, mettono in evidenza il ruolo dei RLS, le loro competenze e il loro peculiare contributo nella definizione della valutazione del rischio rapina, valorizzando il patrimonio di conoscenze derivanti dalla quotidiana esperienza dei lavoratori, attraverso l effettiva disponibilità all ascolto da parte dei soggetti aziendali. Il reale coinvolgimento dei/delle Rls, permetterebbe una valutazione più efficace del rischio rapina, il cui scopo ultimo non è tanto di stimare l intensità del rischio, ma individuare possibili e concrete misure per ridurre i danni fisici e psicologici delle persone coinvolte. In questo contesto è rilevante l affermazione che i Protocolli sottoscritti presso le Prefetture non sono..nè pretendono di essere un surrogato della valutazione dei rischi, come richiesto dal D.Lgs 81. Tali accordi riguardano, infatti, la prevenzione della criminalità in banca. Spetta alle FF.OO, fuori dalla sede bancaria, svolgere un ruolo primario di prevenzione, attraverso un adeguato controllo e presidio del territorio, anche se siamo ben consapevoli delle drammatiche condizioni in cui operano i lavoratori di polizia a causa dei tagli del governo. L aspetto di maggior novità delle Linee d Indirizzo è di aver equiparato il concetto di rapina a quello di emergenza, ovvero quando le misure antirapina non hanno impedito l ingresso dei criminali, i lavoratori sono esposti ad un pericolo grave ed immediato, legato al comportamento del rapinatore e alle reazione che ne conseguono. Di conseguenza i datori di lavoro, nelle loro scelte operative, non possono privilegiare unicamente le tecniche di difesa e valutare le risorse investite solo in una logica costi/benefici, come qualsiasi altra merce, perdendo di vista i rischi psicofisici che investono i nostri colleghi e colleghe, coinvolti in situazioni imprevedibili e violente. Al di là delle tante buone intenzioni espresse nei convegni, per i datori di lavoro deve essere fondamentale investire sulle persone, mettere in campo strategie efficaci di sistema volte ad assumere in via preventiva misure di carattere informativo, realizzare progetti formativi effettivi e certificati, definire politiche di addestramento 6

7 attivo, anche di tipo psicologico/comportamentale, che rendano più sicura l interazione nella fase delicatissima dell impatto con i rapinatori. Nulla può essere lasciato all improvvisazione, perché i rischi diventano esponenziali. ( Ad esempio lavoratori presi in ostaggio) Infine mi preme sottolineare il lavoro egregio e scientificamente valido in materia di rischio rapina, realizzato unitariamente in Abruzzo, in collaborazione con sociologi e medici dell Università di Chieti-Pescara, che, tra l altro, ha permesso di accertare un quadro sintomatico di disturbo post traumatico da stress PTSD,su soggetti plurirapinati. Si conferma una intuizione che da tempo avevamo evidenziato. Una ricerca di alto valore, sia per il livello di qualità scientifico, sia per la valenza politica. Quanto finora evidenziato ci porta a valutare che la Commissione Nazionale Unitaria su salute e sicurezza abbia svolto un lavoro egregio, anche se, nell ultimo periodo, ci sono state pause nell operatività che, come nel caso dell intervento sui rischi stress lavoro correlato, hanno determinato un vuoto d indirizzo politico. In queste ultime settimane, abbiamo riattivato il confronto unitario, con l obiettivo primario di definire, in tempi rapidi, una nota, volta a garantire una analisi interpretativa e una gestione operativa omogenea di una materia così complessa. Tuttavia è doveroso sottolineare che questo impegno unitario, essenziale per ridefinire, in modo qualificato, l intervento su una materia che coinvolge in modo drammatico migliaia di lavoratrici e lavoratori, spesso non vive a sufficienza nella pratica quotidiana. I Dirigenti sindacali delle nostre strutture territoriali o segretari di primari gruppi bancari, non sempre, hanno ben chiari e le metodologie o le misure da adottare, previste dalle Linee d indirizzo definite dalla Conferenza Stato-Regioni, con il risultato che anche il confronto di merito con le controparti bancarie, ne risulta fortemente condizionato. Siamo convinti che proprio iniziative come quella di oggi, debbano essere volano per colmare pigrizie e ritardi culturali che registriamo ancora sulle problematiche del benessere lavorativo, ma sono anche il segno di una volontà unitaria forte, utile a qualificare e dare concretezza alle politiche di contrattazione su tali temi. Come ha già ricordato Merida nel suo intervento, grande rilievo credo debba essere dato all indagine nei call center e banche telefoniche nel settore assicurativo e bancario e della Riscossione, volta a conoscere e valutare le condizioni di vita, di lavoro, di salute e benessere organizzativo, delle migliaia di lavoratrici e lavoratori che vivono questa pesante realtà di lavoro, non abbastanza indagata e conosciuta. 7

8 Proprio quest ultima valutazione mi porta a riflettere quanto sia importante recuperare un intervento più concreto su materie come ad esempio il lavoro ai V/T o le fonti di inquinamento ambientale, spesso veicolo di danni psicofisici, attraverso un aggiornamento sistematico delle nostre conoscenze ed una selezionata politica informativa. Il nostro impegno non è stato e non deve essere quello di sommergere le compagne ed i compagni con quintali di carta, ma fare una selezione tematica del materiale disponibile, perchè anche lo strumento informativo possa essere sempre collocato all interno di un percorso ragionato e fruibile per le nostre rappresentanze sindacali. Un ragionamento a parte lo dobbiamo fare su come ha operato la Commissione Nazionale salute e Sicurezza della Fisac, dove l apporto delle compagne e dei compagni, anche in termini di analisi e di proposta, è stato garantito da un puntuale lavoro collegiale che ha permesso di dare risposte adeguate alle problematiche di volta in volta poste. In particolare, significativo è stato il contributo dato per il rinnovo del regolamento per l elezione dei Rls, l impegno forte sul Decreto 81, sui temi classici del rischio rapina e dei rischi stress lavorativo, ed infine, di recente, sulle proposte di modifica del capitolo delle Politiche Sociali, avanzate per il rinnovo del CCNL dei bancari. A partire proprio da questa Assemblea è necessario avviare una riflessione collettiva, per rendere più incisivo e sistematico l operato della Commissione, sia nell affrontare i temi che caratterizzano il settore bancario, sia quelli del settore assicurativo, esattoriale, della Banca d Italia e delle BCC, al fine di realizzare quel salto di qualità che coinvolga in modo adeguato tutti i comparti dell Organizzazione. La Federazione Nazionale dovrà dare un segnale forte per rilanciare l iniziativa sui temi del benessere lavorativo e sulle condizioni di sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori, perché si tratta di mettere in campo intelligenze capaci di analizzare come stanno cambiando il lavoro e le condizioni di lavoro nel mondo finanziario, ritrovando il gusto di ritornare ad indagare i processi legati all organizzazione del lavoro e su questi sviluppare il confronto e la contrattazione nelle aziende. Su questo terreno si gioca la sfida vera con le aziende. In questo contesto si pone con forza l esigenza di realizzare, in raccordo con l ufficio nazionale di formazione, il vecchio progetto di formazione sui temi della salute e della sicurezza, utilizzando le esperienze già realizzate, rivolto a compagne e compagni che operano a livello decentrato. Si tratta di un obiettivo complesso ed ambizioso, perché permetterebbe di socializzare conoscenze e definire linee di comportamento omogenee e coerenti con le scelte della Fisac e della CGIL Nazionale. 8

9 Infine va affrontato il tema complesso dei rischi collegati allo stress correlato al lavoro, non solo analizzando i contenuti dell art.28 e le Linee Guida emanate dalla Commissione Consultiva Nazionale, ma facendo diventare dirimente come tutti i comparti dell organizzazione, ad iniziare dai/dalle Rls fino alle segreterie di gruppo, vivranno questa opportunità. Il nostro impegno deve essere rivolto a definire opzioni politiche coerenti tra le valutazioni, anche critiche, circa la corretta applicazione delle disposizioni di legge, e il nostro agire quotidiano, evitando, da parte delle nostre rappresentanze sindacali, di definire soluzioni di adattabilità negoziali che in alcuni casi rischiano nei fatti di mettere in discussione i nostri orientamenti. A tale proposito, la settimana scorsa, unitariamente, abbiamo definito insieme all Inail/Ispesl, un progetto di ricerca Sulla partecipazione attiva del lavoratore alla prevenzione dei rischi psicosociali che coinvolgerà, in tempi brevi, i/le Rls attraverso due questionari preparati dall Istituto. A tale iniziativa abbiamo sollecitato ed auspicato anche la partecipazione di Abi, al fine di avere una gestione condivisa di questa tipologia di rischio, in una logica di buone pratiche. Si tratta di una ricerca che prende in considerazioni gli aspetti fondamentali della vita aziendale legati al benessere lavorativo che dovranno confrontarsi con la capacità di analisi complessiva e di proposta, avanzate dalle rappresentanze sindacali a tutti i livelli, volta ad incidere, in modo efficace, sui processi di riorganizzazione del lavoro. Sono convinto che oggi abbiamo costruito e siano mature le condizioni necessarie per trovare risposte concrete da parte del sindacato a temi sensibili come il diritto alla salute ed il diritto ad un lavoro dignitoso, che travalicano la dimensione categoriale, per assumere un connotato di carattere confederale. Tutto ciò ci impegna a rendere ancor più incisive e concrete le nostre risposte ai bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori, ad iniziare dalle prossime scadenze contrattuali. 9

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