Recensione di Gianpaolo Pegoretti 26 maggio Abstract. Recensione

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1 Gardner Howard, Five Minds for the Future, Harvard Business School Press, Boston 2006; tr. it. Cinque chiavi per il futuro, Feltrinelli, Milano 2007; tr. di Ester Dornetti, pp. 197 Recensione di Gianpaolo Pegoretti 26 maggio 2008 Abstract Five minds for the future outlines the mental abilities that will be more likely sought and cultivated in the years ahead. The Disciplinary Mind: the mastery of major schools of thought, including science, mathematics, and history, and of at least one professional craft. The Synthesizing Mind: the ability to integrate ideas from different disciplines or spheres into a coherent whole and to communicate that integration to others. The Creating Mind: the capacity to uncover and clarify new problems, questions and phenomena. The Respectful Mind: awareness of and appreciation for differences among human beings and human groups. The Ethical Mind: fulfillment of one's responsibilities as a worker and as a citizen. Cinque chiavi per il futuro tratta delle capacità mentali che saranno verosimilmente ricercate e coltivate negli anni a venire. L'intelligenza disciplinare: la capacità di impadronirsi di un sapere, sia scientifico, sia umanistico, sia professionale. L'intelligenza sintetica: l'abilità di integrare idee provenienti da ambiti diversi in un pensiero chiaro e coerente. L'intelligenza creativa: l'attitudine a scoprire nuovi problemi e nuove soluzioni. L'intelligenza rispettosa: la consapevolezza e l'apprezzamento delle differenze tra gli esseri umani. L'intelligenza etica: l'agire in maniera responsabile come cittadini e come lavoratori. Recensione Attraverso il presente saggio Gardner intende proporre un punto di vista su come si dovrebbe utilizzare la mente. Con questo scopo egli elabora cinque intelligenze ben diverse dalle nove descritte in precedenza, si tratta infatti di cinque mentalità utili ad affrontare il mondo moderno e il prossimo futuro. Gardner si rivolge in particolare al mondo dell'educazione, sia quella scolastica sia quella permanente, perché ritiene che le istituzioni educative continuino in linea di massima ad impartire una preparazione adatta al mondo del passato anziché ai possibili mondi del futuro. Quindi esamina le cinque intelligenze : disciplinare, sintetica, creativa, rispettosa, etica. Intelligenza disciplinare Si tratta del primo abito mentale che Gardner analizza. Possederla significa aver imparato a pensare come un esperto in un dato campo: non semplice accumulo di conoscenze, ma modo peculiare di guardare il mondo. É l'intelligenza tipica del professionista. Gardner cita una ricerca a dimostrazione di quanto le scuole siano carenti nel trasmettere questo tipo di intelligenza: quando si chiede a degli studenti di scuola superiore o universitari di spiegare un fatto o un fenomeno che non conoscono, ma che si presta ad essere illustrato secondo i termini di una teoria o di un concetto già affrontati durante le lezioni, la maggior parte degli studenti, compresi quelli con voti alti, non sono stati in grado di spiegare il fenomeno in merito al quale venivano interrogati. Molti di essi hanno fornito le stesse semplicistiche risposte di chi non aveva mai ricevuto un'istruzione in materia. In biologia gli studenti concepiscono quasi sempre l'evoluzione come un processo teleologico, nonostante la chiara spiegazione fornita dalla selezione naturale. In storia, pur essendo in grado di spiegare in maniera articolata le complesse cause di eventi passati, non sono capaci di dare interpretazioni altrettanto valide di eventi contemporanei. Questa situazione è stata riscontrata in tutte le materie e in ogni parte del mondo. Gli studenti accumulano conoscenze, ma mantengono i loro vecchi modi di pensare, quelli che erano validi in precedenza, senza sottoporli a critica. In questo modo si possono ottenere ottimi voti, tuttavia è difficile 1

2 diventare esperti. Al fine di imparare a pensare come un avvocato o un giornalista o un medico non basta lo studio della materia. Gardner sottolinea la differenza tra materia e disciplina. Dove la prima è composta da una serie di contenuti teorici, la seconda è di natura applicativa. Gli stessi insegnanti raramente sono esperti, professionisti, in genere conoscono solo la materia e non della disciplina. Come si può porre rimedio a tutto questo? Gardner indica che ogni disciplina si costruisce a partire dai contenuti e dai metodi, che vanno appresi bene, ossia dedicandoci un tempo ragguardevole e offrendo numerose prospettive diverse, per poi essere affinata con la pratica, che serve per verificare il livello di comprensione. Tale pratica deve diventare costante nel tempo, un professionista deve continuare ad aggiornarsi per tutta la vita in maniera quotidiana o quasi. Intelligenza sintetica Ci sono numerosi esempi storici di tentativi di dare un assetto ordinato alla conoscenza, di operare una sintesi del sapere globale sulla realtà. Si pensi a personaggi come Aristotele nell'antichità, San Tommaso nel Medioevo, Leonardo da Vinci durante il Rinascimento, gli enciclopedisti dell'illuminismo, fino alla recentissima Wikipedia. Tessere in un insieme coerente informazioni provenienti dalle fonti più diverse rappresenta una risorsa utilissima. La sintesi è un'operazione molteplice, esistono numerosi modi di operarla: ordinare, selezionare, usare metafore, produrre schemi, usare analogie, evidenziare punti in comune e connessioni. La forma di sintesi maggiormente ambiziosa si realizza in ambito interdisciplinare, presuppone la conoscenza di almeno due discipline, che dovrebbero integrarsi, e non semplicemente affiancarsi, si ricerca un'integrazione sinergica grazie a cui sia possibile raggiungere una comprensione superiore. Gardner ammette di essere in grado di fornire pochi consigli su come sviluppare l'intelligenza sintetica. Egli ritiene auspicabile che gli studenti riescano a trasferire abilità apprese in una lezione all'interno di altre cornici. Per esempio trasferire la capacità di comporre in prosa sviluppata con l'italiano, alle relazioni di biologia; oppure l'uso del ragionamento causale appreso in fisica all'argomentazione storica. Purtroppo in situazioni normali l'intelligenza sintetica riceve poca attenzione durante gli anni della scuola. Questo soprattutto per via della divisione del sapere in materie. Lezioni aventi un taglio integrativo sarebbero di giovamento. Cita in proposito degli studi riportati da Richard Light in Making the Most of College. Questi studi testimoniano come l'opportunità di lavorare spalla a spalla con persone provenienti da ambienti significativamente diversi sia uno dei maggiori vantaggi offerti dalle università dotate di un ambiente culturale variegato. Intelligenza creativa La creatività è considerata un bene prezioso nella società contemporanea, l'invenzione è un motore dell'economia. La ricerca psicologica sulla creatività ha fatto molti passi avanti a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso, seguendo un iter simile a quella sull'intelligenza. Di recente si è passati da un'idea di creatività globale, chiamata spesso pensiero laterale, ad un concetto di varie forme, tra loro indipendenti, di sforzo creativo. Quindi si ritiene che un musicista possegga creatività per il campo della composizione, e questo non implica che sia creativo anche nel campo della pittura o della robotica. La creatività più che una dote è un fenomeno sociale: è necessario un ambiente sociale che accolga la novità in maniera positiva per poter parlare di creatività, se l'originalità non viene trovata utile da nessuno è mera eccentricità; inoltre sia in ambito scientifico sia in quello artistico il lavoro viene svolto da ampi gruppi di esperti. Il genio sregolato e solitario è l'eccezione. Si pensi, per esempio, all'elevato numero di persone che lavorano assieme per la realizzazione di un film o di una ricerca biomedica. Inoltre le persone che creano hanno bisogno di impossessarsi di una disciplina prima di poter innovare. Senza solide conoscenze alla base, pur potendo essere originali, non si hanno gli strumenti per porre a critica il 2

3 proprio lavoro. Gli innovatori si distinguono per la personalità in eterna ricerca: l'insoddisfazione verso quanto esiste e il desiderio di migliorarlo costituiscono la motivazione dei creativi. Questa propensione a distinguersi e a criticare è verosimilmente il motivo per cui la maggior parte dei creativi hanno avuto un cattivo rapporto con la scuola. Come si può migliorare il rapporto tra educazione e creatività? Gardner affronta la questione confrontando il sistema scolastico americano con quello cinese. Le sue esperienze si basano su studi compiuti durante gli anni ottanta. Rilevò due momenti critici per la creatività: l'età prescolare e l'adolescenza. I bambini piccoli dimostrano grandissima fantasia e voglia di esplorare, gli adolescenti attraversano una fase di forte critica e desiderio di cambiamento. Gardner notò che in Cina i bambini erano soggetti ad insegnamenti rigidissimi, mentre in America erano lasciati decisamente più liberi. Entrambi i modelli didattici presentano pro e contro per quanto concerne la creatività. La soluzione migliore è alternare: dopo aver lasciato liberi di esprimersi i bambini durante la prima e seconda infanzia, a partire dai sette anni circa è opportuno perseguire la padronanza dei linguaggi e delle tecniche; all'ingresso dell'adolescenza tornare a proporre una maggiore libertà offrendo punti di vista diversi, dando più di una soluzione ai problemi e lasciando agli allievi la possibilità di interpretare liberamente i contenuti. Intelligenza rispettosa Gardner inizia il discorso notando che gli esseri umani mostrano una radicata tendenza a costituirsi in gruppi e ad assumere atteggiamenti nettamente positivi o nettamente ostili nei confronti di altre aggregazioni. Dimostrano sia tendenze aggressive e antagonistiche, sia tendenze associative e altruistiche. Anche se queste tendenze hanno una radice biologica ciascuno ha il dovere morale di combattere pregiudizi e stereotipi. Il modo migliore per farlo è attraverso l'educazione. In un mondo globalizzato come quello in cui viviamo il rispetto reciproco diventa fondamentale; lo stesso Gardner, oltre a parlare del razzismo statunitense, tocca il problema di immigrazione e integrazione in Europa occidentale. Fenomeni come violenza etnica e terrorismo sono frutto di una scarsa intelligenza rispettosa. Sin dal primo mese di vita i bambini preferiscono vedere volti di persone appartenenti al proprio gruppo etnico o a gruppi esteticamente simili, tuttavia questo non succede nelle società fortemente cosmopolite. All'età di cinque anni le linee dell'amicizia o dell'ostilità sono già state tracciate. Questi fatti sottolineano l'importanza dell'educazione al rispetto nei primissimi anni di vita. Gardner inoltre cita gli esiti di un esperimento mirato a individuare pregiudizi inconsapevoli tramite i tempi di reazione agli stimoli: i soggetti rispondono con maggiore rapidità quando un'etichetta positiva viene annessa ai gruppi che stimano, e una negativa ai gruppi che disprezzano. Questi esperimenti hanno dimostrato che gli adolescenti, tanto americani quanto giapponesi, prediligono i membri del proprio gruppo e quelli dei gruppi più prestigiosi. Pertanto durante l'adolescenza i pregiudizi sono già fissati. Gardner si augura che i bambini fin da piccoli vedano gli adulti mescolarsi con persone di altre etnie e parlare più lingue. Nella scuola ritiene che si dovrebbero studiare numerose tradizioni culturali diverse; occorrerebbe poi attribuire peso alla formazione umanistica al fine di sviluppare senso critico, e in particolare allo studio della storia, che permette di osservare gli errori commessi. Il rispetto è prezioso anche al di fuori delle questioni di tolleranza e pregiudizio: è altrettanto utile nei luoghi di lavoro per collaborare in vista di obbiettivi comuni. Se si vuole creare un buon gioco di squadra è importante ascoltare i colleghi, saper prendere delle decisioni collegiali ed essere in grado di mettersi nei panni di chi svolge incarichi diversi rispetto ai propri. Intelligenza etica 3

4 Gardner ripropone uno dei temi classici dell'educazione: l'idea che si dovrebbe educare non solo trasmettendo conoscenze, ma soprattutto formando una persona buona, con dei principi. Gardner ritiene che l'intelligenza etica sia presente quando c'è la responsabilità delle proprie azioni, quindi la capacità di astrarre dal presente per poter prevedere i risultati dell'agire e il desiderio di fare del bene alla comunità e non solo a se stessi. L'argomento è stato ampiamente trattato fin dall'antichità, ma Gardner non si riallaccia alla tradizione classica. Si focalizza sul buon lavoro, ovvero l'etica nella professione. Nota come i valori si apprendano grazie all'esempio, i bambini assorbono il comportamento che i loro genitori tengono come cittadini, come lavoratori e come persone. Gli adulti sono influenzati dagli atteggiamenti tenuti dai colleghi sul posto di lavoro. Gli adolescenti sono fortemente condizionati dai propri coetanei e dai gruppi che frequentano. I modelli a cui guarda Gardner sono due: quello dell'etica degli affari, che contribuisce alla solidità economica, e quello della responsabilità civile, che è foriero di un più alto standard di vita. Come esempio cita Reggio nell'emilia, città con bassa disoccupazione, redditi medi di conseguenza piuttosto alti, elevata qualità della vita e un sistema educativo di ottimo livello. In generale quando si parla di etica è fondamentale avere chiari i fini che si stanno perseguendo. Più in dettaglio nei primi anni di vita è la famiglia a plasmare l'atteggiamento morale, durante l'adolescenza si mettono in discussione i modelli e le idee apprese in precedenza; dunque è l'adolescenza il momento in cui le scuole dovrebbero proporre riflessioni a carattere etico. Per quanto concerne il mondo lavoro Gardner ritiene importante individuare le aziende che ricercano la qualità di ciò che fanno. Indice 1 Intelligenze utili per la scena globale 2 L'intelligenza disciplinare 3 L'intelligenza sintetica 4 L'intelligenza creativa 5 L'intelligenza rispettosa 6 L'intelligenza etica 7 Conclusione Autore Howard Gardner è professore di Cognition and Education alla Harvard Graduate School of Education, è condirettore del Progetto Zero, un programma sperimentale sui meccanismi dell'apprendimento che ha avviato ricerche in collaborazione con analoghe iniziative in altri paesi del mondo. Noto a livello mondiale per la sua teoria delle intelligenze multiple, Gardner critica l'idea che vi sia un'unica intelligenza globale, egli parla di intelligenze come di un articolato insieme di fattori indipendenti gli uni dagli altri. Ha individuato in Frames of Mind sette tipi di intelligenza: logico-matematica, linguistica, spaziale, musicale, cinestetica, interpersonale, intrapersonale. In Intelligence Reframed ha aggiunto l'intelligenza naturalistica e quella esistenziale. Negli ultimi anni sta dedicando la sua attenzione all'intelligenza etica. Bibliografia essenziale Howard Gardner (1983), Frames of Mind: The Theory of Multiple Intelligence, New York: Basic Books Howard Gardner (1985), The Mind's New Science: A History of Cognitive Revolution, 4

5 New York: Basic Books Howard Gardner (1989), To Open Minds: Chinese Clues to the Dilemma of Contemporary Education, New York: Basic Books Howard Gardner (1991), The Unschooled Mind: How Children Think and How Schools Should Teach, New York: Basic Books Howard Gardner (1993), Multiple Intelligences: The Theory in Practice, New York: Basic Books Howard Gardner (1994), Creating Minds: An Anatomy of Creativity Seen Through the Lives of Freud, Einstein, Picasso, Stravinsky, Eliot, Graham and Gandhi, New York: Basic Books Howard Gardner (1995), Leading Minds: an Anatomy of Leadership, New York: Basic Books Howard Gardner (1999), Intelligence Reframed: Multiple Intelligences for the 21st Century, New York: Basic Books Howard Gardner (2006), Five Minds for the Future, Boston: Harvard Business School Press Howard Gardner (2006), Multiple Intelligences: New Horizons in Theory and Practice, New York: Basic Books Links [Sito ufficiale] [Pagina personale al Project Zero di Harvard] [Sito di una scuola superiore che basa il proprio insegnamento sulla teoria delle intelligenze multiple] 5

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