Abstracts. Alessia Adriana Aletta, Andrea Paribeni, I "luoghi" del diritto nel Paris. Suppl. gr. 1085, tra parole scritte e immagini dipinte

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1 Vie per Bisanzio VII Congresso Nazionale dell Associazione Nazionale di Studi Bizantini Abstracts Alessia Adriana Aletta, Andrea Paribeni, I "luoghi" del diritto nel Paris. Suppl. gr. 1085, tra parole scritte e immagini dipinte Il Paris. Suppl. gr è uno dei più antichi testimoni del Nomocanone in XIV titoli, tramandato nella cosiddetta recensione pseudo-foziana. Il prezioso manufatto, da ricondurre al primo secolo X, costituisce un vero unicum nel quadro della produzione di argomento canonico bizantina in ragione del sontuoso apparato ornamentale del quale è corredato, cui è affidata la consueta funzione di inquadrare i titoli dei capitoli, ovvero, di chiosare il testo. Il vocabolario esornativo, di natura prettamente aniconica, attinge a motivi fitomorfici che si svolgono in maniera quanto mai originale. Nel quadro di questi temi ornamentali, si distinguono alcune strutture architettoniche la cui realizzazione, accurata nei vari dettagli strutturali, parrebbe alludere ai luoghi fisici nei quali si svolsero le importanti adunanze conciliari. Sotto il profilo critico, il Paris. Suppl. gr è conteso, per così dire, tra Oriente e Occidente, giacché se studiosi come André Grabar avevano ricondotto le peculiarità iconografiche del testimone ad ambito italo-greco, Kurt Weitzmann, che in un primo momento lo attribuiva alla Bitinia, ha poi accolto l'ipotesi di una sua provenienza da ambito palestinese. Ciò probabilmente in ragione degli avanzamenti degli studi paleografici che nel frattempo registravano una sempre maggiore attenzione per quelle aree sottoposte all'influsso di Bisanzio. In particolare, Lidia Perria si è soffermata in più occasioni sul manoscritto parigino, per il quale ha colto interessanti assonanze grafiche con altri manoscritti riconducibili ad ambito siro-palestinese. La presente ricerca, che procede su un binario parallelo tra storia dell'arte e paleografia, intende soffermarsi sul ricco apparato iconografico a corredo del Suppl. gr e sulle sue componenti grafiche e testuali, con il proposito di coglierne la genesi e il milieu culturale di riferimento. Andrea Babuin, La decorazione ad affresco della chiesa dell arcangelo Michele a Kostàniani, in Epiro La chiesa dell arcangelo Michele di Kostàniani sorge a una ventina di chilometri a sud ovest di Ioannina, uno dei principali centri dell Epiro. Quasi del tutto ignorato dalla bibliografia specialistica, questo monumento conserva probabilmente il più vasto complesso di affreschi tardo bizantini di tutta la Grecia nord-occidentale. La qualità e il relativo buono stato di conservazione dei cicli pittorici che lo decorano ne fanno un interessante oggetto di studio e uno dei rari esempi di edifici del periodo del Despotato d Epiro giunti integri fino a noi. Francesca Prometea Barone, Per un edizione critica della Synopsis Scripturae Sacrae dello pseudo-giovanni Crisostomo La Synopsis Scripturae Sacrae dello pseudo-crisostomo (PG 56, , CPG 4559) è un testo di grande interesse per la storia del canone biblico come pure per la storia della lettura della Bibbia, giacché si presenta come la più antica collezione di sintesi dei testi biblici. Di tale testo non esiste

2 alcuna edizione critica condotta secondo i parametri della filologia contemporanea. Nel corso del mio studio presenterò i problemi critici posti da tale testo. In primo luogo, discuterò della sua attribuzione (la pseudoepigrafia di tale opera non è indiscussa), quindi della sua datazione. Presenterò in seguito la tradizione diretta di tale testo (una dozzina di testimoni), la tradizione indiretta (per quanto la Clavis Patrum Graecorum non segnali né frammenti dispersi né traduzioni orientali né, ancora, testi compilati a partire dal nostro, Klostermann parla di capitula in siriaco e latino), la storia delle edizioni moderne (Montfaucon, riprodotto da Migne; il lavoro di Philotheos Bryennios sul ms. Hierosolymitanus Sancti Sepulcri 54; il lavoro di Paul de Lagarde sul Napolitanus II A 12). Il nostro testo sarà quindi confrontato con le due altre Sinossi ad oggi conosciute: quella dello pseudo-atanasio, pubblicata da Felkmann; il testo contenuto nel Barberinianus gr. 317 (III 36). Claudia Barsanti, Una ricerca sulle sculture in opera nelle cisterne bizantine di Istanbul Negli ultimi anni sono state restaurate diverse cisterne bizantine di Istanbul, rendendole agibili e dando così modo di esaminare la cospicua serie di materiali marmorei (colonne, basi e, soprattutto capitelli) utilizzati nelle loro articolate strutture architettoniche. La ricerca, condotta dall Università di Roma Tor Vergata negli anni , si è focalizzata sulla cospicua serie di capitelli in opera nella grande Sultan Sarnici, situata in prossimità della Selim Camii (è la n 9 nel catalogo delle cisterne costantinopolitane pubblicato nel 1893 da Ph. Forchheimer e J. Strzygowski). Essi offrono una importante documentazione per alcune tipologie di capitelli prodotti su scala industriale, tra V e VI secolo, dagli opifici che lavoravano il marmo proconnesio. Marina Bazzani, Diversi livelli di stile e significato nella poesia di Manuele File La presente relazione analizza vari aspetti della poesia di Manuele File, uno dei più prolifici autori di età paleologa. Partendo dall esame di alcune poesie di natura occasionale dedicate a influenti membri della corte, benefattori e protettori del poeta, in segno di omaggio o, molto spesso, al fine di richiedere doni e denaro, si cercherà di dimostrare come il tono delle composizioni vari e si adatti agli interlocutori, e come l autore giochi abilmente con la scelta delle parole così da creare una rete di allusioni e metafore che conferisce al testo unità, e al tempo stesso produce complessità e molteplicità di significati. Claudio Bevegni, Osservazioni sui manoscritti bizantini dei Moralia di Plutarco utilizzati da Angelo Poliziano Il manoscritto II I 99 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze è un vero e proprio zibaldone che raccoglie una grande quantità di estratti greci e latini, derivati dalle opere dei più svariati autori e trascritti per la maggior parte dalla mano di Angelo Poliziano, o, comunque, sotto la sua supervisione. Tra le opere greche epitomate da Poliziano troviamo anche i Moralia di Plutarco, e con una selezione molto corposa. Gli estratti dei Moralia si presentano ripartiti in quattro distinte tranches e appartengono a 32 diversi opuscoli morali: tali estratti risultano per la maggior parte autografi di Poliziano, il quale trascrive i passi greci alla lettera, oppure (ma meno frequentemente) li traduce o li parafrasa in latino. La presente comunicazione focalizza l attenzione sui manoscritti greci dai quali Poliziano ha desunto gli estratti plutarchei: l identificazione di tali manoscritti è stata in parte appurata, ma necessita di ulteriori precisazioni. In particolare, verrà esaminata la quarta tranche di estratti, concernente le sole Quaestiones convivales, per epitomare le quali Poliziano ha verosimilmente utilizzato il Laurenziano 80,5. Infine saranno indicate alcune linee di ricerca in

3 merito alla conoscenza e al riuso delle Quaestiones convivales da parte di Poliziano e saranno esaminate in breve alcune citazioni delle QC nel Commento all Odissea e nella prima centuria dei Miscellanea. Livia Bevilacqua, Basilio parakoimomenos e i manoscritti miniati: impronte di colore nell Ambrosiano B 119 sup. Il parakoimomenos Basilio, figlio illegittimo di Romano Lecapeno e cognato di Costantino VII Porfirogenito, non fu solo uno dei personaggi politici più influenti della seconda metà del X secolo alla corte bizantina, ma si distinse anche per la sua intensa attività di committente di opere d arte. Oltre a celebri opere di oreficeria quali la stauroteca di Limburg an der Lahn, il calice e la patena di diaspro del Tesoro di San Marco a Venezia (ora reliquiario della testa del Battista) e il reliquiario di san Simeone Stilita a Camaldoli, si possono attribuire alla sua committenza anche alcuni manoscritti, oggi conservati sul monte Athos (Dionysiou 70), a San Pietroburgo (Publ. Libr. gr. 55) e nella Biblioteca Ambrosiana di Milano (Ambr. B 119 sup.). Quest ultimo codice è di estremo interesse sia dal punto di vista testuale sia per il corredo decorativo che lo impreziosisce. Esso contiene il testo di alcuni trattati tardoantichi di materia militare, e di uno dedicato alle battaglie navali, composto, quest ultimo, su richiesta dello stesso Basilio. Sfortunatamente il cattivo stato di conservazione del manoscritto, che è mancante di numerosi fascicoli e presenta una serie di tagli dovuti all asportazione di fogli o parti di foglio, e il fatto che la rilegatura attuale non rispetti la reale sequenza dei fascicoli, non consente di valutare correttamente l aspetto originario del manufatto. Tuttavia, è possibile formulare alcune osservazioni sulla sua decorazione, sopravvissuta solo in parte. Gli incipit dei trattati sono quasi sempre marcati da pylai in blu e oro che ne incorniciano i titoli; inoltre il testo è corredato da una serie di illustrazioni schematiche, spesso sotto forma di veri e propri grafici, che illustrano visivamente quanto spiegato a parole nei trattati. Il caso più interessante si osserva però sul verso di uno dei fogli, dove sono visibili tracce di colore che denunciano la presenza, in origine, di una miniatura a piena pagina che si trovava sul recto del foglio seguente, ora scomparsa insieme al foglio stesso, maldestramente tagliato. Ad un attenta osservazione è perfino possibile riconoscere il singolare soggetto che vi era stato rappresentato. Il manoscritto ambrosiano, dunque, in origine non era aniconico, come generalmente si ritiene, bensì il suo apparato illustrativo constava anche di elaborate miniature che dovevano collocarlo tra le alte realizzazioni della produzione libraria mediobizantina. Anna Maria Ieraci Bio, Giovanni Argiropulo e la medicina Attraverso l analisi delle opere mediche e delle testimonianze relative alle conoscenze mediche di Giovanni Argiropulo si cercherà di individuare gli autori e i testi della sua formazione. Chiara Bordino, I Padri della Chiesa e le immagini nella Refutatio et Eversio di Niceforo di Costantinopoli Il contributo vuole proporre alcune piste di riflessione all interno della Refutatio et eversio definitionis synodalis anni 815, scritta nel IX secolo da Niceforo, patriarca iconofilo di Costantinopoli, per confutare la definizione del concilio dell 815, che era tornato ad affermare le posizioni degli iconoclasti, rifiutando la restaurazione del culto delle immagini decretata nel 787 dal Concilio Niceno II. In particolare, si intende puntare l attenzione in questa sede sul tema del rapporto fra pittura e scrittura. Niceforo stabilisce un equiparazione fra la rappresentazione visiva e

4 quella che si ha attraverso il discorso, scritto o pronunciato. Con ciò non intende semplicemente dire che la pittura traduce in immagine i contenuti del discorso, ma piuttosto che ambedue i canali espressivi possono raggiungere, ciascuno con i mezzi che gli sono propri, una rappresentazione di grande vividezza, capace di toccare profondamente lo spettatore, la reazione emotiva del quale ha un ruolo di fondamentale importanza nella contemplazione dell immagine cristiana. Il patriarca riprende una linea di pensiero che parte dagli autori cristiani del IV-V secolo (soprattutto i Cappadoci e Asterio di Amasia), collocandola sulla base di una ormai solida e coerente teoria cristiana dell immagine e arricchendola con una meditazione raffinata e sottile sulle relazioni fra il piano delle immagini artistiche e quello della rappresentazione verbale. Se, a livello teorico, Niceforo pone la parola e l immagine sullo stesso piano, di fatto nella Refutatio si volge a considerare testi scritti, senza lasciarci intuire molto riguardo a quanto conoscesse dell arte del suo tempo. Sporadici sono i riferimenti in qualche modo collegabili al panorama artistico coevo: talvolta l autore cita opere che dovevano ancora esistere ai suoi giorni; altre volte la sua cultura visiva emerge indirettamente dal modo in cui interpreta i passi patristici. Luciano Bossina, Falsi bizantini nel corpus di Nilo di Ancira Benché vari trattati siano stati restituiti con successo a Evagrio Pontico, il corpus delle opere attribuite a Nilo di Ancira rimane uno dei più cospicui del monachesimo antico. Spicca tra tutte l'enorme epistolario, che contiene più di un migliaio di lettere, destinate a centinaia di diversi corrispondenti. Questa fonte, tuttora accessibile nell'edizione di Leone Allacci riprodotta nel 79 volume della Patrologia Graeca, e dunque pregiudicata da uno stato ecdotico che non ne ha mai facilitato lo studio, presenta oltretutto vari motivi di sospetto. Il contributo intende analizzare vari casi in cui si configura con tutta chiarezza l'ipotesi di una falsificazione postuma: lettere che, per motivi storici, linguistici e contenutistici, Nilo non può avere composto e che furono fabbricate a secoli di distanza dai redattori che raccolsero le collezioni delle sue epistole nell'ambito della costruzione leggendaria e agiografica della sua figura. Tommaso Braccini, Tra aquile e campane: araldica bizantina dopo la caduta di Costantinopoli La consuetudine occidentale dei blasoni sembra essere comparsa a Bisanzio già dai primi decenni del XV secolo, adottata dalla stessa famiglia imperiale, che arrivava a concedere ai Latini benemeriti il diritto di inquartare il proprio stemma con l aquila bicefala. Negli anni successivi alla caduta di Costantinopoli, numerosi esuli greci e balcanici che si rifugiarono in Occidente rivendicavano una vera o presunta discendenza dalle famiglie nobili di Bisanzio; non stupisce che, per rimarcare il proprio status aristocratico, spesso avessero adottato anche uno stemma. Non c era solo la consueta aquila bicefala: i Cantacuzeni (che tra l altro vantavano connessioni anche con i paladini di Francia) sfoggiavano un leone, i Notaras anche; e le famiglie, come quella albanese degli Arianiti, che si proclamavano discendenti dei Comneni giunsero ad adottare, a partire dalla fine del XV secolo, un curioso stemma, dall origine non chiara, che effigiava alcune campane. Questa araldica bizantina, non sorprendentemente, conobbe una sorta di revival dopo la caduta di Cipro e la battaglia di Lepanto, quando suscitò l interesse di nuovi esuli greci. Gastone Breccia, Armi antiche nella Nuova Roma. La memoria delle guerre greche e romane nella letteratura bizantina Dai grandi personaggi (Alessandro, Annibale, Scipione, Cesare) ai grandi eventi, la relazione analizza le tracce superstiti lasciate dalle guerre del mondo antico nella letteratura bizantina:

5 vengono presi in esame sia i manuali «tecnici» (dallo Strategikon di Maurizio alle Tacticae constitutiones di Leone VI) sia i testi storiografici e cronachistici, tentando una prima valutazione del significato di presenze e omissioni, e dunque del carattere e della funzione della memoria del passato greco-romano nell ambito della cultura militare della Nuova Roma. Donatella Bucca, Per la storia della tradizione manoscritta del Commentario ai XII Profeti di Teodoreto di Cirro Numerosi sono i testimoni del Commentario ai XII Profeti di Teodoreto di Cirro rinvenuti nel corso degli ultimi due secoli. Lo spoglio dei cataloghi e delle liste autorevoli di manoscritti contenenti il testo oggetto di studio, effettuato in vista di una sua edizione critica, ha permesso di compilare un elenco di un centinaio di manoscritti, databili lungo un ampio arco di tempo, dal X al XVII secolo, e provenienti da diverse aree geografiche. L'esame, finora effettuato, di una parte di questo materiale ha permesso di confermare o meno la presenza del Commentario che talora è stato confuso con testi affini e di individuare e specificare la tipologia e la porzione di testo tràdita. Valutazioni di carattere soprattutto paleografico hanno consentito inoltre di precisare e integrare le informazioni contenute nei vecchi cataloghi riguardo alla datazione e all eventuale localizzazione dei singoli testimoni. Alessandra Bucossi, Dibattiti teologici alla corte di Manuele Comneno Le fonti storiche attestano numerose visite a corte da parte di ambascerie papali durante il regno di Manuele Comneno e nutrita è la schiera degli autori che hanno scritto dei dibattiti relativi a queste ambascerie e alle altre discussioni teologiche che ebbero luogo in questo periodo. Ma chi sono questi autori? Che tipo di relazione li collega? Chi influenza e chi copia? E infine, quale ruolo gioca l imperatore nella composizione di queste opere? Questo contributo vuole chiarire la rete di relazioni esistente tra gli scrittori presenti alla corte imperiale nella seconda metà del XII secolo e propone alcuni spunti di riflessione sulla figura di Manuele Comneno quale committente di opere teologiche. Filippo Burgarella, Cristiani ed Ebrei a Bisanzio: il canone XI del Concilio Quinisesto Dei 102 canoni del Concilio Quinisesto (692) merita particolare attenzione l XI, poiché riguarda le relazioni dei cristiani con gli ebrei. Vi si definisce infatti la norma che ai cristiani, sia a quelli di condizione laicale sia a quanti appartengono ai ranghi ecclesiastici, impone severi divieti al riguardo, la cui trasgressione comporta, per i primi, la pena spirituale della scomunica e, per i secondi, una censura ben più grave, quale la sospensione o la deposizione dagli ordini sacri. Il canone elenca i seguenti divieti: non mangiare gli azzimi dei giudei; non aver con loro rapporti di assiduità e dimestichezza; non consultare, in caso di malattia, medici della loro religione e non seguirne le cure e le prescrizioni; non frequentare i bagni pubblici insieme con i medesimi. Sono divieti manifestamente volti a separare e distinguere la maggioranza cristiana, soprattutto quella di tradizione e confessione ortodossa e d obbedienza patriarcale costantinopolitana, dalle comunità giudaiche, sparse in seno all Impero bizantino e forti di una loro peculiare identità etnica e religiosa. Sono divieti ispirati, in ogni caso, a scopi d indole pastorale e dottrinale, di vigilanza cioè sull insieme dei cristiani, più che di discriminazione degli appartenenti a quelle comunità. Il chiaro intento dei padri conciliari, e per loro tramite del legislatore ecclesiastico, è di preservare gli uni da forme di contaminazione rituale e di promiscuità e osmosi sociale e culturale con gli altri. Sugli azzimi viene ribadita una proibizione precedente, che qui vale perciò come ulteriore legittimazione

6 all intransigenza greca, destinata a ben più drastici esiti, in fatto di peculiarità liturgiche di altre chiese, in particolare la latina, tenaci nell uso degli azzimi nella celebrazione eucaristica e perciò ritenute giudaizzanti. Nel divieto di una comune frequentazione delle terme si può forse cogliere l eco delle pesanti riserve morali suggerite dalla satira antica riguardo ai circoncisi. L avvertenza di evitare i medici ebrei e le loro cure si presta a interessanti considerazioni: se lo scopo evidente è di sottrarre i cristiani all influenza del sapere ebraico, mediata dall approccio terapeutico e dai mezzi connessi con la gestione della salute del corpo, l esito si coglie nella vicenda culturale dei secoli posteriori. Il primato della taumaturgia sulla medicina, proclamato specialmente nella letteratura agiografica, sembra il naturale sviluppo del canone XI, come si vede anche in àmbito periferico, segnatamente nell Italia bizantina. Qui, in pieno X secolo, sant Elia lo Speleota e san Nilo da Rossano si adoperano a darne concreta applicazione. Specialmente il secondo dissimula almeno a giudicare da quel che ci narra l agiografo il suo rapporto come paziente del medico ebreo Donnolo sotto le apparenze della disputa o controversia dottrinale fra sapienti delle due fedi: apparenze legittime perché conformi agli schemi della letteratura bizantina, tanto più che fra i due personaggi dovette pur esserci una simile forma di dialogo interreligioso. Anna Caramico, Policromatismo semantico nel De animalium proprietate di Manuele File? La lingua del De animalium proprietate di Manuele File si può definire policromatica; termini appartenenti a un consolidato lessico zoologico si intrecciano con termini provenienti da svariati lessici specialistici: botanico, medico, ottico, marinaro, musicale, architettonico, teologico, militare. Il poeta adegua il mezzo espressivo all immagine che intende rappresentare: crea delle serie metaforiche mescolando termini generici con termini tecnici, sottoponendone alcuni a processi di traslazione semantica; il fine è una sorta di straniamento, il cosiddetto audacior ornatus. Le metafore, insieme con le molteplici digressioni presenti nell opera, possono forse apparire un nonsense; eppure esse sono la trovata retorica del poeta per ravvivare un nozionismo zoologico spesso noioso e per tenere alta l attenzione del lettore. Il continuo rimescolamento lessicale (che è anche sintattico, tonale, topico, tematico) provoca un abilissimo gioco di evocazioni, di allusioni letterarie, a volte enigmatiche per il lettore moderno, ma sicuramente familiari all élite colta paleologa profondamente impregnata di Antico, o, se si vuole, di Ellenismo. Il policromatismo semantico filiano è il risultato naturale del classicismo bizantino, che non è fanatica devozione verso le auctoritates, ma matura selezione, discernimento e ricreazione dell Antico. Caterina Carpinato, Analisi testuale del canto di Armuris: una traduzione come strumento di studio Verrà presentato criticamente il testo del canto di Armuris (edizione Alexiou), con osservazioni filologiche e linguistiche, per una lettura analitica del componimento inserito nel suo contesto storico letterario. Verrà inoltre proposta una traduzione italiana come strumento per una più diretta conoscenza della produzione letteraria in greco alle origini del volgare. Tale versione letteraria, che impone scelte lessicali e stilistiche specifiche, comporta non solo complesse questioni realtive alla traspozione da una lingua ad un'altra, ma pone anche quesiti relativi alla fruizione e destinazione scientifica degli studi nell'ambito del greco medievale in lingua volgare. Annaclara Cataldi Palau, Un manoscritto di Simeon Uroš Il codice di Basilea (Bas. A. III. 16), appartenuto a Giovanni Stojković (1390/ ), cartaceo, contenente un Sinassario (set.-feb.), databile dalle filigrane alla seconda metà del XIV secolo, è

7 stato vergato da un cartofilace che nella sottoscrizione posta a fine testo non ha rivelato il suo nome. Sotto la sottoscrizione ho notato alcune scritte in greco, disordinate ed evanide, tra le quali ho letto a fatica le parole Symeon e gambros, nonché poco sotto...maidos e nymfes. In queste parole ho identificato Simeon Uroš Paleologo, re di Serbia (ca ca ) e la moglie Tomaide Orsini (1327/1336-dopo 1359). Simeon è definito gambros in quanto genero del suocero Giovanni II Doukas Orsini, Despota dell'epiro, e cognato di Niceforo II Orsini, ultimo Despota della stessa regione fino alla sua improvvisa morte (1359); la qualifica è importante perché precisamente su questo legame di parentela egli basava la sua pretesa al Despotato dell'epiro. Questa identificazione può essere interessante in quanto Simeon Uroš, malgrado fosse all'epoca molto potente e famoso, è rimasto una figura nebulosa; si hanno solo tre documenti suoi. Nell'intervento si delineano brevemente le genealogie delle due famiglie Nemanja e Orsini in quegli anni e si formulano alcune ipotesi riguardo allo scriba del codice. Sono brevemente investigati alcuni manoscritti appartenuti al figlio di Simeon Uroš, Giovanni Uroš Paleologo (nato dopo il morto dopo il 1423), per breve tempo imperatore poi monaco alle Meteore con il nome di Ioasaph. Paola Cassella, Questioni lessicali in Eustazio di Tessalonica La relazione intende esaminare alcuni fra i luoghi più significativi dell'imponente opera di Eustazio, relativi a problemi di natura lessicale ed etimologica. Si esamineranno casi differenti per stabilire differenti tipologie di problemi, e nel farlo si terrà presente soprattutto il commento alla Orbis descriptio di Dionigi il Periegeta. Si tenterà inoltre di definire il rapporto di Eustazio con le sue fonti, per esempio Erodoto, al quale il nostro autore spesso si richiama per discutere problemi di lessico. Marina Cavana, Daniele Calcagno, La Croce degli Zaccaria da Bisanzio a Genova (secoli IX- XIII) La comunicazione prenderà brevemente in esame la storia della Croce degli Zaccaria un opera d arte bizantina risalente ai secoli IX-XIII e, in particolare, il suo arrivo a Genova. Recenti scoperte d archivio hanno potuto dimostrare che la tradizione locale, secondo la quale la Croce, alla fine del secolo XV, sarebbe venuta in possesso degli Zaccaria, una importante famiglia di ammiragli e mercanti legati alla Chiesa genovese, è oggi da ritenersi autentica, da retrodatare anzi di alcuni anni. Verrà inoltre puntualizzato il ruolo della croce all interno del tesoro della Repubblica di Genova e la sua funzione in ambito liturgico, in particolare durante la benedizione del nuovo Doge; per la croce, infatti, si attua un percorso di sacralizzazione simile a quello di altre opere d arte utilizzate durante le cerimonie di consacrazione di re e imperatori. Salvatore Cosentino, Danzando il gotthikon (De cerim. I, 92) Il cap. 92 del I libro del De cerimoniis (ed. Vogt) contiene una danza rituale che veniva messa in scena nel palazzo imperiale, nel triclinio dei Diciannove letti, il nono giorno del dodekaēmeron (2 gennaio). Si tratta di un testo piuttosto stratificato quanto a contenuto, di cui si riconoscono almeno due nuclei compositivi: la cosiddetta danza gotica e l alphabētarion o alphabēticon. Quest ultimo nucleo, probabilmente più recente, è una declinazione della forza universale della basileia modulata sulle lettere dell alfabeto, ognuna delle quale funge da spunto per un acclamazione all imperatore. La danza gotica è invece una drammatizzazione dello scontro tra ordine universale garantito dal sovrano e il disordine belluino del barbaricum con una finalità chiaramente magica e apotropaica.

8 Tale nucleo appare più arcaico ed e forse stato trasmesso al cerimoniale di corte bizantino da una tradizione proveniente dalle scholae palatinae tardoantiche. Raffaella Cresci, La poesia del X secolo Analisi di passi in cui l'accentuazione della self -assertiveness (per usare la terminologia adottata da Lauxtermann) rispetto alla tradizione offre spunti per una possibile contestualizzazione di alcuni poemi di Giovanni Geometra. Carmelo Crimi, Gli anni costantinopolitani di Gregorio Nazianzeno in due testi bizantini All interno della tradizione nazianzenica, ottimamente rappresentata a Bisanzio dove il Padre cappàdoce è tra gli autori più letti e citati in assoluto, emergono due testi significativi, la Vita di Gregorio il Teologo di Gregorio Presbitero (da porre, secondo il recente editore, tra la seconda metà del VI e i primi trent anni del VII secolo) e l Encomio di Gregorio il Teologo composto da Niceta David Paflagone agli inizi del X secolo. Entrambi riservano molto spazio agli anni che il Nazianzeno trascorse a Costantinopoli ( ), dove il Cappàdoce fu inizialmente chiamato a guidare la piccola comunità nicena. I due testi pur caratterizzati dal comune intento di costruire una immagine compatta ed esemplare di santità episcopale a partire dagli scritti stessi del Padre divergono in misura consistente nella scelta degli episodi significativi da mettere in luce e di quelli, viceversa, da sminuire o da passare sotto silenzio. Distinte appaiono le preoccupazioni da cui sono mossi gli agiografi e distinti ne sono gli esiti letterari. In particolare, l Encomio di Niceta David Paflagone costituisce una rilettura delle vicende del Gregorio costantinopolitano fortemente impregnata degli umori e delle tensioni personalmente sperimentate dall agiografo. Barbara Crostini, Paola Degni, Una Bibbia pandetta appartenuta a Bessarione: il codice Ferrara, Biblioteca Ariostea, Cl. II, 187 Questa comunicazione ha per oggetto il manoscritto del sec. XIV, Ferrara, Biblioteca Ariostea, Cl. II, 187, una rara Bibbia pandetta in tre volumi con in margine note della mano del Cardinale Bessarione. Questo cimelio non è stato finora, a nostra conoscenza, oggetto di studi specifici. Oltre ad approfondire l'aspetto codicologico e paleografico, affronteremo questioni più ampie come la committenza e la contestualizzazione storica di questa Bibbia greca nell'ambito degli studi filologici del famoso Cardinale. Francesco D'Aiuto, Andrea Luzzi, Sul progetto di costituzione di un database relativo ai manoscritti innografici bizantini antiquiores Il progetto interuniversitario (Università di Messina, Roma «La Sapienza» e Roma Tor Vergata) di cui si presentano obiettivi e primi risultati è rivolto allo studio dei più antichi manoscritti superstiti dei libri innografico-liturgici della Chiesa bizantina (Triodio, Pentecostario, Ottoeco-Paracletica, Menei, e così via). A tutt'oggi, infatti, non se ne ha un censimento, e si ignora quasi tutto della struttura stessa dei più antichi codici di ciascuna collezione innografica: restano così nell ombra, sotto molti punti di vista, i primi secoli della storia dell innografia bizantina, e in particolare alcuni aspetti dell evoluzione dei generi innografici e delle modalità di costituzione e sistemazione delle raccolte di inni. Ci si attende, dunque, in primo luogo una positiva ricaduta del progetto nell'ambito generale dell'euristica dei manoscritti referenti testi innografici; ma un indagine sistematica

9 condotta anche su testimoni frammentari, compresi i papiri e i membra disiecta da recuperi codicologici o da palinsesti, potrebbe contribuire a far luce su certe primitive forme innografiche come si dirà accennando a una scoperta recente, o, ancora, a chiarire origini e diffusione di talune arcaiche forme di notazione musicale. La base di dati relativa alla preliminare descrizione dei testimoni manoscritti di cui sopra (descrizione approntata secondo un modello catalografico ad hoc, derivante da quello impiegato per la realizzazione del censimento, in fieri, dei manoscritti italogreci, finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali nell'ambito delle Celebrazioni per il Millenario dell'abbazia di San Nilo a Grottaferrata), sarà interrogabile on line. Tale base di dati, della quale viene presentata la struttura, si giova delle più moderne tecnologie all'uopo attualmente disponibili nell'ambito dell'informatica umanistica (SQL Server 2008, XML, HTML, CSS, XSLT, ASP.NET 3.5, Unicode, per citare solo le principali). Particolarmente rilevante è l'interconnessione di tale base di dati con il database costituito dalla versione digitale elettronica degli Initia Follieri e relativo aggiornamento, in corso di costituzione già da tempo presso l'università di Roma «Sapienza» e basato sulle medesime tecnologie, la cui definitiva realizzazione costituisce uno dei prodotti del presente progetto di ricerca. Manuela De Giorgi, La decorazione pittorica della chiesa di Agios Nikolaos a Kyriakoselia. Considerazioni preliminari Ubicata poco fuori il centro abitato di Kyriakoselia (Apokorona, Chania), la chiesa di Agios Nikolaos è uno dei siti di maggiore interesse tra le centinaia di edifici bizantini dell isola di Creta, un monumento che a tutt oggi attende ancora un analisi esauriente. La fabbrica, che sulla base di una serie di confronti sia icnografici sia della tettonica muraria, si può ragionevolmente datare tra la fine dell XI secolo e gli inizi del successivo, conserva ancora in buon stato le pitture murali originarie, da ascriversi agli Trenta del 1200, espressione qualitativamente tra le più alte della diffusione dello stile tardo-comneno nelle periferie dell Impero. La decorazione che vi si dispiega propone un programma iconografico classico nei contenuti, ma adattato a una scatola architettonica non conforme al più diffuso modello medio-bizantino della cross-in-square church: a un ciclo cristologico, arricchito di scene relative alla vita della Vergine, si associa un variegato santorale, completato quest ultimo da un interessante ciclo agiografico di san Nicola. Di particolare interesse è inoltre il ricchissimo patrimonio epigrafico, a mia conoscenza finora del tutto ignorato. Mauro della Valle, Vita dell imperatrice Zoe Ritratta a mosaico nella Santa Sofia di Costantinopoli, a smalto sulla corona del Monomaco a Budapest, a miniatura nel cod. Sinaitico gr. 364, in oro nei coni monetari battuti durante il breve regno congiunto con la sorella Teodora, in piombo su un raro sigillo passato una ventina di anni fa sul mercato, l immagine dell imperatrice Zoe dovette essere piuttosto diffusa nella capitale e nell Impero durante il suo lungo governo. Accanto ai prodotti storico-artistici a lei contemporanei (ma si veda pure il ritratto delle due donne nel più tardo Zonara di Modena), disponiamo anche di un mini-ciclo della sua vita miniato in uno dei più celebri manoscritti greci giunto fino a noi. Nello Skylitzes di Madrid, infatti, ben dodici miniature la raffigurano, o raffigurano episodi della sua vita in relazione con Teodora, miniature che certo sono minoritarie per numero rispetto agli spazi dedicati ai suoi tre mariti e al figlio adottivo ma che pure costituiscono un corpus unico nel suo genere perché dedicato ad una donna, anzi due donne, fatto più unico che raro nel mondo bizantino e più ampiamente medievale. Pur essendo state di frequente impiegate per illustrare trattazioni storiche a lei dedicate, a partire almeno dallo Schlumberger alla fine dell Ottocento, queste immagini non sono, mi sembra, mai state studiate in tutta la loro complessità, tranne che, forse, in un articolo di Hill, James, Smythe, e solo per quanto riguarda i matrimoni-incoronazione

10 (superficialmente trattati anche dal Walter). A quanto mi consta una vera e propria monografia non è mai stata dedicata a Zoe: se così fosse, sarebbe una lacuna che si dovrebbe presto colmare. Marco Di Branco, Da Bisanzio ad al-andalus: storie di libri e ambascerie Uno dei problemi più complessi e affascinanti concernenti il cosiddetto Kitâb Hurûšiyûš (la traduzione araba delle Historiae adversus paganos di Paolo Orosio, già oggetto di un mirabile studio di Giorgio Levi Della Vida) è certamente quello dell ambasceria bizantina alla corte dei califfi cordobesi, al quale è connessa la questione dell identità dell imperatore Armâniyûs, che secondo una fonte araba nel 948 o 949 avrebbe donato al califfo di Cordoba Abd al-rahmân III al- Nâsir due importanti manoscritti: le Historiae di Orosio e il De materia medica di Dioscoride. Per Giorgio Levi Della Vida, non vi è ragione di dubitare del dono di Dioscoride, mentre quello dell Orosio sarebbe più sospetto. Per quanto riguarda la cronologia, egli nota invece come nel 948 o 949 l imperatore bizantino non fosse Armâniyûs, cioè a suo avviso Romano I Lecapeno, bensì Costantino VII Porfirogenito, e ricorda come gli storici maġribini e andalusi riferiscano di sue ambasciate a Cordoba, nel 336/947-8 e nel 338/949: le fonti arabe confonderebbe dunque Romano con Costantino. Tuttavia, è possibile proporre una ricostruzione diversa, in grado di salvare tutti i dati a disposizione: questi ultimi, infatti, al di là dei loro aspetti apparentemente contraddittorî, sembrano costituire un insieme piuttosto coerente e di notevole interesse. Vera von Falkenhausen, La pubblicazione degli atti greci del fondo Messina dell Archivio Ducal Medinaceli a Toledo Nel 1679, in seguito al fallimento di una rivolta dei Messinesi contro la Spagna, i privilegi e atti della città di Messina furono confiscati dal vice-re spagnolo Francisco Benavides, conte d Esteban. Dopo un iter archivistico alquanto complicato, i documenti del fondo Messina, tra cui 213 in lingua greca, si trovano oggi nell Archivio Ducal Medinaceli nel Palazzo Tavera a Toledo. Per quanto riguarda la pubblicazione, i documenti privati vengono editi da Cristina Rognoni, mentre quelli pubblici da Vera von Falkenhausen. La relazione darà un panorama della consistenza del fondo greco, indicazioni relative alla provenienza dei documenti e ai problemi di carattere diplomatico e informazioni sullo stato della pubblicazione. Marina Falla Castelfranchi, L'iconostasi di Montecassino e i suoi modelli Il prezioso manufatto descritto con dovizia di particolari da Leone Ostiense, e di cui esiste una ricostruzione di Conant, non ha finora suscitato studi specifici. Anche nel recente lavoro sulla Cronaca di Montecassino, curato da Aceto e Lucherini, ci si è limitati alla traduzione del lungo passo latino, senza approfondire, p.e., i legami con la bella iconostasi lignea di Santa Maria in Valle Porclaneta nella Marsica, verosimilmente esemplata da quella cassinese: quest'ultima mostrava una ricca decorazione, con icone "tonde" e quadrate dipinte e d'argento massiccio. In area bizantina, l'iconostasi può presentare sia trabeazioni lignee - mi riferisco al periodo mediobizantino - sia soprattutto marmoree, specie a Costantinopoli e in Asia Minore, dove vanno in parte ricercati i modelli per quella di Montecassino. Come si vedrà, la linea genealogica affonda le radici nel primo periodo bizantino: mi riferisco specificatamente alla trabeazione della Santa Sofia giustinianea, in cui erano incastonate immagini di Cristo e santi entro clipei, che a sua volta, nel gioco fra l'abside dal decoro non figurativo, e le immagini scivolate sulla trabeazione, evoca il caso romano, costantiniano, della chiesa laterana: si ricordi anche, come è noto, che le icone stesse giunsero da Costantinopoli, come anche alcuni artisti chiamati dall' abate Desiderio. Le icone "tonde" di

11 Montecassino, tipologia che in alcuni inventari bizantini viene etichettata come "a forma di scudo" - p.e. nel testamento di Eustazio Boilas, del , trovano confronto in casi di simili manufatti menzionati anche in alcune fonti medievali campane, e si tratta di una forma che deriva dalle imagines clipeatae romane con funzione funeraria, categoria di immagini tradizionalmente legata anche all'origine dell'icona stessa. Proiettato entro più vasti orizzonti, il caso dell'iconostasi di Montecassino, seppure apparentemente desueto alle nostre latitudini, mostrerà, intatto, il suo DNA consentendo anche una migliore conoscenza di queste peculiari strutture e della loro decorazione negli stessi ambiti bizantini, in sincronia con il momento più significativo della trasformazione del templon in iconostasi. Marco Fanelli, Il problema della destinazione degli Amori degli Inni divini di Simeone il Nuovo Teologo Il carattere estremamente elevato, sublime e trascendente di questi scritti, l altezza della teologia e la profondità della loro manifesta conoscenza contemplativa credo che non siano a tutti comprensibili ed accessibili. Il significato profondo e la tensione estatica di queste parole che aprono la praefatio con la quale Niceta Stethatos introduce la raccolta degli Inni di Simeone il Nuovo Teologo da lui edita, uniti all intento apologetico, che nel complesso è possibile ascrivere alla medesima, hanno determinato un univoca interpretazione del corpus innologico simeoniano. La convergenza di queste tre motivazioni e la certezza del fatto che Simeone in vita non ritenne mai conveniente ed opportuno pubblicare i suoi Inni hanno tacitamente avvalorato l ipotesi che gli scritti del Nuovo Teologo siano stati composti al solo scopo di verbalizzare i numerosi rapimenti estatici ed i dialoghi mistici con l Altissimo che si ripeterono con varia intensità durante l esistenza dell igumeno di san Mamas. Un siffatto presupposto ha conseguentemente condizionato gli studi moderni, concentrando l attenzione degli specialisti in particolare su due settori di ricerca tra loro interdipendenti: la definizione dei contenuti teologici e mistici ed il rilevamento del portato autoreferenziale caratteristico della lingua e dello stile del nostro poeta. L accertamento di ortodossia della mistica simeoniana ed il conseguente studium esclusivo dei contenuti teologici hanno allontanato la critica dall osservazione analitica del corpus. Si potrebbero indicare numerosi nuovi ambiti di studio tra i quali, ad esempio, l identificazione del pubblico al quale Simeone rivolge la sua fatica poetica. Chiara Faraggiana, Una anonima "Relation" in antico tedesco, da originali veneziani e ragusini, circa eventi costantinopolitani del Il documento che prenderemo in esame, finora sfuggito all attenzione degli storici di vicende turche e veneziane, è propriamente una Flugschrift, uno di quegli opuscoletti oggi divenuti materiale librario rarissimo, in quanto non erano di per sé destinati a essere archiviati nelle pubbliche biblioteche. Quanto alle fonti diplomatiche veneziane a cui l anonimo traduttore dice di attingere, non se ne conosce una edizione a stampa e solo un accurata ricerca negli archivi, che non si è potuta purtroppo intraprendere, potrà accertare se siano conservate o no. Il frontespizio recita: Warhafftige Relation Was gestalt zu Constantinopel die Janitscharen gemeutet / den Sultan Osman gefangen genommen / den Mustafa zu einem Sultan auffgeworffen / welcher den 2. Junii den Osman stranguliren lassen. Aus glaubwirdigen Schreiben von Ragusi und Venedig gezogen / und aus Italianischer Sprache in die Teutsche ubergesetzt, gedruckt im Jahr Relazione veritiera, in che modo i giannizzeri sono insorti, hanno fatto prigioniero il sultano Osman, hanno eletto sultano Mustafà, che il 2 giugno di quest anno ha fatto strangolare Osman. Tratta da scritti degni di fede di Ragusa e Venezia e tradotta dalla lingua italiana nella tedesca. Stampata nell anno 1622.

12 Si tratta di una pubblicazione stampata forse nella Germania centro-orientale, poiché è stata riciclata (forse illegalmente?) una marca che compare in una Flugschrift uscita dai torchi di uno stampatore in Lipsia, attivo nella prima metà del secolo XVI, inoltre i soli quattro esemplari che si sono potuti reperire come ancora esistenti a livello mondiale sono custoditi in biblioteche site nell area relativamente ridotta della Germania centro-orientale che è compresa fra Gottinga a occidente e Dresda a oriente. Il suo interesse maggiore è costituito dalla testimonianza inedita su un sultano anomalo, Mustafà I. La Relation pare confermare quanto si ricava anche da altre fonti storiche e diplomatiche occidentali e dai pregevoli codici greci che facevano parte della sua biblioteca personale: che si trattasse di una personalità estremamente propensa a una vita religiosa, con gusti e inclinazioni più da asceta che da sovrano, un individuo molto colto e assolutamente privo di ostilità nei confronti della civiltà cristiana. Un sultano davvero molto particolare. Gianfranco Fiaccadori, Kalenderhane Camii: prima e dopo In base a documenti greci e soprattutto arabi fin qui trascurati, la grande basilica costantinopolitana nota col nome turco di Kalenderhane Camii, presso il centro della vecchia Istanbul, deve identificarsi non già, secondo l opinione corrente, con la chiesa della Theotokos Kyriotissa, ma con quella del Christos Akataleptos, menzionata in una serie di fonti bizantine dal XIII al XV secolo. Ugualmente da riconsiderare è l identità dell edificio nella sua fase latina ( ), con il famoso ciclo di dipinti sulle storie di san Francesco. Roberta Flaminio, I sarcofagi bizantini del Museo di Santa Sofia a Istanbul Oggetto della comunicazione, che si inserisce nell ambito del progetto di ricerca delle università di Roma La Sapienza e Roma Tor Vergata (coordinato dalle Prof.sse A. Guiglia e C. Barsanti) sulle sculture dell Ayasofya Müzesi di Istanbul, sono i sarcofagi marmorei della collezione lapidaria del Museo di Santa Sofia a Istanbul. Essi costituiscono un insieme di grande interesse comprendente esemplari di diverse tipologie che si distinguono sia per il materiale sia per il decoro ed appartengono per lo più alla prima età bizantina. Come altre categorie di materiali scultorei che, fin dalla fondazione, hanno accresciuto a più riprese la collezione del Museo, anche i sarcofagi provengono da differenti siti e contesti della Costantinopoli bizantina, come il complesso del Pantokrator, il monastero di Lips o gli scavi di Beyazid. Giovanni Gasbarri, Gli avori bizantini del Museo Civico Medievale di Bologna: arte, collezionismo e imitazioni in stile Il Museo Civico Medievale di Bologna custodisce una piccola ma notevole raccolta di opere d età medievale in avorio e osso, costituita da otto oggetti di varia tipologia: una valva di dittico ecclesiastico, una cassettina a rosette, e alcune placche appartenute in parte a cofanetti. Ad esse, va aggiunto un interessante rilievo in osso raffigurante un Cristo benedicente in trono, che fin dai primi anni del XX secolo è stato riconosciuto come non autentico. Il presente contributo, frutto di una ricerca condotta su documentazione d archivio inedita o poco nota, vuole tentare di ripercorrere la storia della formazione e della musealizzazione della suddetta raccolta. Sebbene tali vicende si presentino piuttosto discontinue e difficilmente ricostruibili nella loro interezza, è comunque possibile rintracciare alcuni interessanti informazioni in merito alla conservazione e alla tesaurizzazione delle opere, alla luce del complesso panorama del collezionismo italiano di antichità medievali dei secoli XVIII e XIX. Emerge con particolare rilievo la figura del pittore Pelagio Palagi ( ), precedente proprietario di gran parte degli oggetti eburnei più interessanti oggi a

13 Bologna. Le numerose carte dell archivio Palagi conservate presso le istituzioni locali hanno restituito una personalità di collezionista originale, sfaccettata e poliedrica: la fitta corrispondenza intrapresa con la famiglia di antiquari veneziani Sanquirico consente infatti di verificare l attenzione con cui il Palagi s interessò dell acquisto di pezzi anche assai lontani dagli orizzonti estetici e culturali del tempo, com è il caso dei suddetti avori. Una raccolta, questa, che si dimostra caratterizzata da una propria specifica anche se ancora nebulosa identità, sullo sfondo del panorama del collezionismo e della cultura artistica dell Italia centro-settentrionale a cavallo tra 700 e 800. Renata Gentile, Sulle relazioni internazionali di Bisanzio durante il regno di Isacco II Angelo Sulla scorta di fonti storiche e retoriche saranno studiati i rapporti di Bisanzio con l estero durante il regno di Isacco II Angelo ( ), un decennio rilevante per l evoluzione interna dell Impero bizantino e per la ridefinizione delle sue relazioni con le potenze straniere alla vigilia della IV Crociata. Si appunterà l attenzione, in particolare, sui rapporti con l Europa occidentale. Alessandra Guiglia, Il progetto di ricerca sulle sculture della Santa Sofia di Istanbul: bilancio e prospettive Un monumento straordinario e complesso come la Santa Sofia di Istanbul offre innumerevoli possibilità di lettura e di analisi lungo lo stratificato scorrere della sua plurisecolare esistenza. La chiave interpretativa scelta dal progetto di ricerca, ormai giunto al decimo anno, è quella della decorazione scultorea, osservata da diverse angolazioni e considerata in primo luogo nel contesto della fabbrica giustinianea, in particolare plutei, transenne e soffitti marmorei che di essa costituiscono una vera e propria ossatura. Agli arredi in opera è stato poi indispensabile, in una seconda fase, aggiungere quelle sculture che con la storia dell edificio sono strettamente connesse ma che giacciono oggi nel giardino circostante, ospiti del moderno Ayasofya Müzesi, nato nel Il progetto si è così esteso a questa ricca raccolta lapidaria che costituisce, per la varietà e l importanza dei pezzi, un assai significativo punto di riferimento per lo studio della scultura bizantina nel contesto dell antica Costantinopoli. A corollario di questa linea-guida, coordinata dalle università romane della Sapienza e di Tor Vergata, sono via via maturate le ricerche parallele su altri aspetti della decorazione della Grande Chiesa connessi con il settore della scultura, come i rivestimenti marmorei in opus sectile o i manufatti bronzei, dalle porte agli arredi minori. Si cercherà dunque di offrire un bilancio complessivo del lavoro concluso e nel contempo di delineare in prospettiva le nuove tappe del progetto di ricerca. Antonio Iacobini, Annalisa Gobbi, Il progetto Portae byzantine Italiae: corpus delle opere e documentazione informatizzata Il progetto Portae byzantine Italiae avviato nel 2004 dalla Sapienza Università di Roma con il coinvolgimento di numerosi enti e istituzioni che hanno competenza sulla tutela e la conservazione del patrimonio artistico ha per obiettivo lo studio unitario delle porte bronzee mediobizantine fabbricate a Costantinopoli e destinate sin dall origine agli ingressi di alcuni dei più prestigiosi monumenti dell Italia romanica (ad Amalfi, Montecassino, Roma, Monte Sant Angelo, Atrani, Salerno, Venezia). Le otto coppie di battenti giunsero nella penisola tra il 1060 e il 1120 circa su specifica richiesta di committenti italiani. Quattro di esse (Amalfi, Montecassino, Roma, Monte Sant Angelo) vennero eseguite grazie al coinvolgimento di due esponenti della nobile famiglia amalfitana de Maurone comite. Ma anche per altre tre è documentata la committenza di personaggi di rilievo: Pantaleone Viarecta per la porta di Atrani; il protosebastos Landolfo Butrumile per la

14 porta di Salerno; il procuratore Leo da Molino per la porta centrale di S. Marco a Venezia. Questi preziosi manufatti di cui nelle regioni dell impero d Oriente non sono sopravvissuti altri esemplari non rappresentano solo un fenomeno di gusto legato al sempre più largo successo riscosso in Italia dalle arti suntuarie bizantine, ma sono anche un documento di primaria importanza per ricostruire quelle rotte commerciali e artistiche mediterranee nelle quali svolsero un ruolo decisivo le Repubbliche marinare. Per ogni coppia di battenti, il progetto di ricerca prevede la messa a punto di un «edizione critica», basata sull analisi e la descrizione del pezzo, la raccolta e la schedatura della letteratura relativa, della documentazione archivistica e dell iconografia storica (disegni, incisioni, fotografie antiche). Il lavoro, che sarà condotto sulla base di un protocollo comune, provvederà a riunire per la prima volta sistematicamente i dati metrici e quantitativi, i soggetti iconografici dei programmi, i testi delle iscrizioni, i dati relativi ai restauri e alle condizioni conservative, alle tecniche e ai materiali impiegati. Strettamente complementare sarà l esecuzione di una documentazione grafica e fotografica completa ed omogenea su supporto digitale per tutte le otto porte bronzee, oggetto fino ad oggi solo di riproduzioni parziali realizzate in epoche e con criteri diversi. Questo duplice approccio consentirà la messa a punto di una banca dati che offrirà la possibilità di consultare simultaneamente schede di rilevamento e immagini, dando l opportunità di effettuare specifiche interrogazioni di tipo storico e tecnico. Obiettivo finale della ricerca sarà la preparazione di un corpus composto di otto monografie, ciascuna articolata in capitoli dedicati ai diversi aspetti del manufatto analizzato ed accompagnata da un atlante di immagini. Frederick Lauritzen, La digitalizzazione dei Sinodi bizantini e postbizantini La Fondazione per le Scienze di Bologna (www.fscire.it) ha intrapreso un progetto di digitalizzazione della collezione dei concili e sinodi del Mansi al fine di rendere accessibili online tutti i volumi del Mansi e di aggiornare i testi editi all epoca con edizioni criticamente aggiornate. Per questo è stato effettuato un accordo con il progetto Thesaurus Linguae Graecae di Irvine, California, per quanto riguarda i decreti sinodali greci bizantini e postbizantini. Il progetto sarà costituito da due parti principali: 1. Immagini digitali ad alta risoluzione del testo originale del Mansi; 2. i testi bizantini, oltre che dei testi del mondo ortodosso slavo, rumeno e georgiano. Questa sovvraposizione permetterà di avere accesso ai testi del Mansi e di studiare le versioni critiche più recenti. L utilizzo della mappatura dei caratteri di Unicode 5.1 permette di utilizzare con facilità il motore di ricerca da qualsiasi piattaforma. Lo scopo di tale progetto è anche di rendere visibile il ruolo delle assemble conciliari nella tradizione cristiana. Per quanto riguarda il mondo ortodosso questa è un opportunità per accostare digitalmente i testi delle varie tradizioni bizantine e postbizantine sia di lingua greca sia di altre aree ortodosse e per promuovere le nuove edizioni critiche di decreti importanti della tradizione orientale. Renata Lavagnini, Un pioniere degli studi di filologia greca medievale: Spyridon Zambelios Spyridon Zambelios ( ) è noto come autore di romanzi a sfondo storico, e come antesignano della riabilitazione di Bisanzio nel nuovo regno di Grecia. Meno conosciuto è il suo interesse erudito per alcuni dei più antichi testi della letteratura greca volgare, che fa di lui anche per questo aspetto un pioniere.

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