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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELLA TUSCIA DIPARTIMENTO DI ISTITUZIONI LINGUISTICO- LETTERARIE, COMUNICAZIONALI E STORICO- GIURIDICHE DELL EUROPA DISTU Corso di laurea in Scienza della Pubblica Amministrazione INNOVAZIONE SOCIALE E AZIONE IN UNA THINK TANK DEL LAZIO Cattedra Psicologia delle organizzazioni RELATORE Gianluca Biggio CANDIDATO Diego Bevilacqua matr ANNO ACCADEMICO 2012/2013

2 INDICE INTRODUZIONE LE ORGANIZZAZIONI NONPROFIT Sviluppo del nome Cenni storici delle ONP : la tradizione inglese Cenni storici delle ONP: l esperienza americana Cenni storici delle ONP: il contesto italiano L importanza sociale del settore nonprofit Fonti di finanziamento del settore nonprofit Conclusioni sulle ONP I THINK TANK Storia delle TT negli anni I TT nel trentennio conservatore Il mercato delle idee I prodotti offerti dai TT I TT e i rapporti con l esecutivo Conclusioni sui TT... 45

3 3.... I THINK TANK INGRANAGGIO DELL INNOVAZIONE SOCIALE Sull innovazione sociale: come si rigenera la società civile Nonprofit e TT nel ruolo di innovatori sociali TT nel concetto di social innovation: Young Foundation TT nel concetto di social innovation: Kennisland IL CENTRO DI SVILUPPO POLITICO E SOCIALE Introduzione Staff L aspetto psicologico Legittimarsi nei confronti delle istituzioni I social network Spazi di intervento e progetti SINTESI E CONCLUSIONI ABSTRACT BIBLIOGRAFIA SITOGRAFIA

4 INTRODUZIONE L argomento di trattazione presenta un progetto che si prefigge di essere innovativo e caratteristico di un cambiamento di idee e approcci alle public policy. La tesi ha riguardo lo sviluppo di un think tank locale nato a Civitavecchia, composto da ragazzi con competenze diversificate e con titolo di laurea o laureandi. Si tratta di introdurre, nel contesto sociale attuale, un elemento innovativo di non appartenenza al sistema costituito. In una realtà politico-istituzionale formata da membri di maggioranza e membri di disturbo che spesso si autoproclamano come dissidenti, è ben visibile come il sistema di riferimento si basi su due entità politicamente contrapposte ed individuabili in ideologie e programmi. Il progetto del think tank qui proposto, invece, sfrutta l innovazione apportata da studi e freschezza di pensiero ragionato, che propone o cerca di proporre le idee migliori e valevoli per lo sviluppo sociale della comunità. Il think tank in questione prende il nome di Centro di Sviluppo Politico e Sociale (CSPS). 4

5 L argomentazione si svilupperà in capitoli che percorreranno differenti tipologie di organizzazioni fino alla trattazione finale del think tank di riferimento. Nel primo capitolo verrà analizzato il settore del non profit e delle organizzazioni che vi rientrano, secondo un analisi storica, sociale ed economica del loro sviluppo. Il secondo capitolo verte invece sulla tipologia principale della trattazione: il think tank. Dopo un primo excursus storico e la differenziazione tra le università senza studenti e i think tank politici conservatori, saranno esaminati il concetto di mercato delle idee e i prodotti impiegati dai think tank, spendibili all interno del mercato di riferimento. Successivamente a questo argomento, si torna sulla generalizzazione del tema con l analisi dell innovazione sociale e di come i think tank possano considerarsi ingranaggi fondamentali della trasformazione del sistema. La trattazione dell innovazione sociale prevede, in primis, la trattazione del concetto classico di innovazione sociale secondo la teoria di Merton, seguito da una rapida illustrazione su come la società civile è in grado di 5

6 rinnovarsi. In seguito sarà poi affrontato il concetto dell innovazione sociale nel contesto contemporaneo e di come i think tank possono influire su di essa. In merito, saranno portati due esempi molto interessanti di think tank incentrati sulla social innovation: la Young Foundation e Kennisland. L ultimo capitolo vedrà l analisi del progetto in studio, di come è nato e delle difficoltà iniziali. Saranno illustrati lo staff che compone il CSPS, i fattori di difficoltà personali riscontrabili nell andamento del progetto da un punto di vista psicologico da parte dei membri stessi e i diversi compiti che essi assolvono. La trattazione avrà poi termine con lo studio circa le difficoltà riscontrate con il livello amministrativo di Civitavecchia, con l analisi della comunicazione via web e con l esposizione di progetti futuri e ambizioni a lungo termine. In chiusura, sintesi e conclusioni saranno importanti per sostenere la tesi e la linea di pensiero che hanno condotto alla nascita del CSPS. 6

7 1. LE ORGANIZZAZIONI NONPROFIT Per organizzazione nonprofit (di prosieguo nel testo ONP) si fa riferimento alla tipologia di organizzazioni accomunate dalla caratteristica di non distribuire a soci o dipendenti gli eventuali profitti derivati dall amministrazione dell attività. Questi profitti vengono invece investiti per aumentare la qualità e la quantità di servizi erogati, contraddistinti da peculiarità che rendono ben identificabile il settore di intervento della nonprofit. La qui presente sezione tratta delle ONP nei dettagli generali, partendo dai cenni storici e dalla terminologia di queste specifiche organizzazioni per poi arrivare ad illustrare l impatto sociale e il rapporto con l economia e gli attori economici. 1.1 Sviluppo del nome. Al fine di evitare confusione nell ambito della trattazione storica è utile ripercorrere come si è arrivati alla terminologia oggi largamente diffusa per intendere le organizzazioni senza scopo di lucro. 7

8 In passato veniva adottato il termine volontariato, di origine sociologica. Usato agli inizi degli anni Ottanta, si riferisce ad un atteggiamento individuale o collettivo nei confronti dei bisogni sociali. Ne sono caratteristiche fondamentali la gratuità dell attività e la solidarietà investita nei confronti dei soggetti sociali più deboli, portando al contempo i volontari a ricercare quel senso di identità e di appartenenza al gruppo e alle attività di servizio del volontariato che caratterizzano la vita di chi vi partecipa (Biggio, 2011). Le associazioni di volontariato (e con esse tutte le altre tipologie di nonprofit), quindi, sono considerabili a tutti gli effetti come soggetti sociali con una dimensione psicologica propria e bisogni diversi dai singoli individui (Lewin, 1951). Con l avvento del termine associazionismo si fa riferimento a gruppi di persone organizzate nell impegno di attività differenti dalla natura lucrativa. Nel complesso, l espressione indica semplicemente quel mondo di organismi espressione della società civile organizzata e collettiva, 8

9 quella stessa di cui parlò ampiamente Alexis de Tocqueville nel libro La democrazia in America 1. Fu intorno alla metà degli anni Novanta che si affacciò il termine impresa sociale, connubio tra due attività che sembrano essere lontane, ma presentano in realtà tratti comuni da prendere in considerazione. Nella pratica, il termine cerca di coniugare la solidarietà dei diritti (che queste organizzazioni hanno sempre professato) con l esercizio di un azione economica diretta a produrre beni e servizi, che possano sia essere distribuiti gratuitamente, sia venduti a soggetti pubblici o privati previa pagamento. È così che si è giunti alle odierne definizioni di un settore venuto alla luce in maniera tanto innovativa da esser preso fortemente in considerazione dagli attori sociali. Affatto dissociati dalla volontà di dare un ordine alle definizioni, si sono individuati progressivamente anche i caratteri che fanno parte della nozione di nonprofit. 1 Nel testo dell autore, frutto dell esperienza in America tra il 1835 e il 1840, si può leggere: «Se si tratta di occuparsi di attività di intrattenimento della collettività, subito vengono create associazioni per dare carattere continuativo e splendore all intrattenimento». 9

10 Debbono essere considerate in tal modo quelle organizzazioni che: - sono formalmente costituite; - hanno natura giuridica privata; - si autogovernano; - non possono distribuire profitti a soci dirigenti; - sono volontarie. Concludendo questa sezione nozionistica a proposito di un settore così ampio, che prevede diverse tipologie di enti nonprofit, è necessario realizzare specifiche esclusioni, basate su criteri differenti. In primo luogo, sono da escludersi tutte quelle organizzazioni informali prive di uno statuto, di un atto costitutivo o di qualunque altro documento ufficiale che dimostri la consistenza organizzativa dell istituzione e la sua stabilità nel tempo. La seconda esclusione, invece, riguarda le società cooperative che violano il vincolo di non distribuzione dei profitti. 1.2 Cenni storici delle ONP: la tradizione inglese. Le ONP poggiano le basi nella cultura anglosassone. Comunemente chiamate nella tradizione inglese charitable organisation, si è rinunciato a 10

11 dare una normativa dettagliata e precisa di questo tipo di organizzazioni, preferendo indicare nella legge le finalità da esse perseguite. Riguardo la quantità legislativa che ad esse si riferisce, il diritto britannico fa affidamento su ben poca normazione, tanto da poter individuare soltanto due testi legislativi di fondo: - Statute of charitable law del 1601, in cui sono stabiliti gli scopi caritatevoli perseguiti dalle charitable organisation, come il sostegno dei poveri e degli anziani, la riparazione dei ponti e delle strade, la protezione delle scuole libere e molto altro ancora. - L atto del 1891, che non fa altro che interpretare il precedente statuto del 1601 e tramite cui vengono prese decisioni sulla natura di un organizzazione. In merito alle charitable law, sono previste attività caritatevoli come: il soccorso della povertà, il progresso della religione, il progresso dell educazione e tutte le altre attività dalle quali la comunità tragga beneficio. 1.3 Cenni storici delle ONP: l esperienza americana. Cambiando continente, l esperienza americana può considerarsi simile a quella inglese, con un processo di sviluppo molto più ampio in termini di diversificazione delle ONP. 11

12 Una testimonianza fondamentale ci viene dal già citato Alexis de Tocqueville. Il magistrato e sociologo francese ha interamente dedicato un libro di grande portata sulla società americana, in cui illustra quanto importante fosse il sistema associazionistico americano. La democrazia in America è frutto di un viaggio realizzato per conoscere le istituzioni democratiche americane, durante il quale rimase impressionato dalla capacità di quella società di costituire associazioni di cittadini. Tocqueville stesso afferma come: in nessun paese del mondo il principio associativo è stato usato con maggiore successo o applicato ad un maggior numero di casi rispetto agli Stati Uniti e prosegue: [ ] le associazioni vengono create per promuovere la sicurezza pubblica, i commerci, l industria, la moralità e la religione. Non c è fine che gli uomini non pensino di poter raggiungere attraverso la forza combinata degli individui uniti in società. Gli Stati Uniti presentano dunque una radicata esperienza associativa di ampio respiro e grande forza, supportata da innumerevoli esempi storici che mostrano l unione tra solidarietà sociale e patriottismo nei cittadini americani. Nel tempo il nonprofit americano ha mutato volto, trasformandosi per far fronte alle diverse necessità che i cambiamenti storici e sociali hanno 12

13 comportato. Alle associazioni si sono affiancate numerose organizzazioni il cui elemento costitutivo è rappresentato dal patrimonio e dove la natura associativa è meno evidente: le fondazioni, che non svolgono altra attività che erogare contributi a soggetti terzi (dette anche grant-making foundations). Queste sono la derivazione di un periodo di intensa industrializzazione, con l accumulo di ricchezze immense concentrate nelle mani di pochi. Industriali come Andrew Carnegie, John Rockefeller o Henry Ford, hanno così dato vita a istituzioni filantropiche, mettendo a disposizione il loro patrimonio per attività solidali e fungendo da fondazioni grantmaking. 1.4 Cenni storici delle ONP: il contesto italiano. Se il settore nonprofit nella realtà anglosassone è di derivazione sociale e culturale (come afferma anche Tocqueville), lo stesso non può dirsi per il contesto italiano. Esso può essere considerato, in un primo periodo, come l esito di una battaglia tra la nuova élite politica nata con il governo nazionale e la Chiesa cattolica, mentre in seguito sarà il partito socialista a fare pressione sull arena pubblica e a contribuire allo sviluppo delle ONP. 13

14 La prima parte del conflitto si aprì nel In quegli anni molti servizi sanitari e assistenziali erano amministrati da istituzioni religiose. L assistenza sociale era fornita principalmente dalle Opere pie il cui patrimonio consisteva soprattutto di lasciti e donazioni accumulate nel tempo, tutte sotto il controllo diretto delle congregazioni religiose. L attacco dello Stato si fece sentire tra il 1866 e il 1890 sotto il profilo giuridico con le c.d. «leggi eversive». In questo periodo, lo Stato italiano mirò a confiscare i patrimoni di diversi ordini e congregazioni religiose, obbligando le Opere pie a sottomettersi al controllo pubblico. Nel 1866 il r.d previse la soppressione di circa 1800 ordini e congregazioni religiose, finalizzata alla confisca dei loro beni. L anno successivo, con la legge 3848 per la liquidazione dell Asse ecclesiastico, altre istituzioni religiose di matrice assistenziale e sanitaria si videro confiscare e vendere all asta i propri patrimoni. L ultimo colpo fu poi assestato con la l. 6972/1890 (nota anche come Legge Crispi ), con cui si sottomettevano al controllo pubblico le Opere pie che fornivano servizi di tipo assistenziale, sanitario, educativo 2 La sigla sta per «Regio decreto». 14

15 e di formazione professionale, imponendo ad ogni istituzione di assistenza che avesse rilevanza economica di assumere natura giuridica pubblica. Queste misure, tuttavia, non abbatterono completamente l autonomia religiosa del settore nonprofit, che anzi ottenne nuova autonomia sull onda della secolarizzazione e dei rapporti con l istituzione durante e dopo il periodo fascista. Al contrasto tra istituzione statale ed ecclesiastica seguì un altro fenomeno sociale di grande importanza che contribuì alla formazione del settore nonprofit in Italia: l integrazione della classe operaia. Essa può essere considerata come la seconda sfida cui dovette far fronte l élite del governo post-unitario, in particolare con l avvio dell industrializzazione. Il periodo storico in questione ( ) vide una delicata ponderazione degli interessi coinvolti a livello sociale, economico e lavorativo, tanto da decidere l individuazione di un punto di accordo tra l aumento della protesta sociale da un lato e il processo di industrializzazione dall altro. Fu così che vennero costituite le società operaie di mutuo soccorso, che nel lungo periodo ebbero l effetto di far sparire progressivamente le istituzioni assistenziali e sanitarie 15

16 autonomamente create dai lavoratori per sostituirle con istituzioni pubbliche, oltre che assumersi la responsabilità di soddisfare bisogni collettivi con prime misure di welfare state. 1.5 L importanza sociale del settore nonprofit. Nel seguente capitolo verrà discusso l apporto che dà il terzo settore al sociale in termini di attività, occupazione, produzione di prodotti e di servizi offerti alla persona. Prima di intraprendere le diverse tematiche è opportuno però illustrare qualche numero a titolo statistico, preso da una pionieristica ricerca sulle ONP condotta da Lester Salamon ed Helmut Anheier, della John Hopkins University di Baltimora (USA) 3. Questa ricerca ha coinvolto anche studi sul versante italiano, raccogliendo dati curati dall Istat e dei quali si hanno stime più recenti a partire dal 1999, dalle quali emerge come lavoratori trovassero un impiego retribuito nel terzo settore. È proprio da questo dato che il nonprofit può definirsi come creatore di lavoro, nonostante l offerta lavorativa non sia la priorità finale delle 3 È possibile trovare riferimenti della ricerca nel libro The emerging nonprofit sector: An overview ; Salamon e Anheier, 1996, Manchester University Press. 16

17 organizzazioni. È un settore che ogni anno aumenta notevolmente l occupazione rispetto al sistema economico generale, tanto che la percentuale arriva al 4% in paesi come la Francia, la Germania, la Gran Bretagna e l Olanda (dati della John Hopkins University). La miscela vincente sembra risiedere nella specializzazione settoriale richiesta che il settore nonprofit è in grado di dare e il vincolo alla distribuzione dei profitti. Se quest ultimo è considerabile come garanzia per i consumatori e dona un aria di onestà e solidarietà al contesto delle ONP, la specializzazione settoriale consente al terzo settore di rispondere adeguatamente alla crescente domanda di servizi alla persona che soltanto le nonprofit possono dare. Tuttavia esiste un altro elemento meno intuitivo, ma di grande importanza e ricchezza: la possibilità di fungere da palestra di formazione e viatico per altre professioni. Il terzo settore è in grado di mettere in risalto la motivazione delle persone e la capacità di cooperare con altri individui per gestire situazioni complesse, adeguando le scelte ad analisi dei rischi e a strategie di problem solving. Il nonprofit, inoltre, è anche un laboratorio di autoimprenditorialità, in grado di far lavorare le persone su 17

18 loro stesse e permettendo di coltivare determinati aspetti che potrebbero essere rilevanti nel contesto lavorativo futuro. Nonostante le positività date al settore lavorativo, l Italia ha ancora una percentuale bassa di peso occupazionale rispetto ad altri paesi dell Unione 4. Le ragioni di fondo risiedono, con grande probabilità, nel complesso normativo complessivamente sfavorevole e una tradizione politica che ha sempre fatto coincidere il servizio pubblico con le pubbliche amministrazioni, dimenticando spesso quanto fondamentali siano le ONP in queste aree di intervento. 1.6 Fonti di finanziamento del settore nonprofit. Prima di affrontare le diverse fonti d entrata, è opportuno distinguere tra diverse «dicotomie» di ONP che contribuiscono a creare una diversificata varietà interna. La prima dicotomia mostra come il settore nonprofit sia spaccato tra un numero elevato di organizzazioni piccole o piccolissime, gestite 4 Si parla del 2,7% dell occupazione complessiva contro il 12,4% dell Olanda, o l 11,5% dell Irlanda e il 10,4% del Belgio. Anche nei confronti di Francia (4,9%), Gran Bretagna (6,2%), Spagna e Germania (4,5%), paesi europei simili al nostro, abbiamo una percentuale piuttosto bassa di peso occupazionale. 18

19 prevalentemente da volontari, e un numero ridotto di enti di grandi dimensioni, gestite perlopiù da personale retribuito 5. La seconda dicotomia riguarda le fonti di finanziamento, ove si contraddistinguono casi di ONP in cui le entrate pubbliche prevalgono sulle private. È il caso del settore sanitario o dell inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. Una terza dicotomia, infine, corre lungo l asse di demarcazione tra le organizzazioni identificabili come vere e proprie imprese e quelle fondate sul carattere prevalentemente distributivo. Le prime presentano un processo produttivo caratterizzato da un valore aggiunto sotto forma di retribuzioni di lavoratori dipendenti e di creazione di un utile da riutilizzare nell organizzazione, derivante dalla vendita di servizi. Le altre si limitano invece a redistribuire ai soggetti beneficiari le donazioni ricevute sotto diverse forme. Conclusosi il distinguo tra le varie organizzazioni secondo criteri finanziari ed organizzativi, è ora il momento di illustrare le diverse categorie di entrate finanziarie 5 Dai dati Istat emerge che il 70% delle ONP censite ha entrate complessive annue < , mentre il 9% delle ONP censite ha entrate medie > La forza lavoro delle organizzazioni minori è composta dal 90% di volontari, mentre le organizzazioni più grandi retribuiscono circa l 80% della propria forza lavoro. 19

20 Le entrate private si distinguono in due tipologie. La prima riguarda quelle entrate derivanti da beni e servizi venduti a soggetti privati e provenienti da contratti e convenzioni stipulati con enti pubblici (e sono il 54% delle entrate di natura privata). La seconda tipologia comprende le donazioni private, che tuttavia sono una parte esigua delle entrate di tal fattura (solo il 3%). Il finanziamento pubblico riveste un importanza rilevante per il sostegno e la sopravvivenza delle nonprofit, ma, come già illustrato nella seconda dicotomia, si concentra in particolari aree specifiche. In questo contesto è visibile lo stretto legame tra terzo settore e politiche pubbliche, che mirano a fornire specifici servizi ai cittadini grazie alle organizzazioni non lucrative. La contrapposizione tra enti pubblici e ONP è, in conclusione, errata e fuorviante. Traducibile come «raccolta fondi», il fund raising si rivela uno strumento complesso e di difficile attuazione. Le cause di queste difficoltà sono molteplici e possono andare da una legislazione poco incentivante o una scarsa cultura della donazione, fino ad una limitata professionalità da parte degli enti nonprofit nell esercizio della raccolta. 20

21 La complessità che coinvolge il mondo del fund raising e il sentito bisogno di effettuare un marketing delle donazioni, ha portato nel tempo la nascita di figure professionali specializzate nelle raccolte fondi che prendono il nome di fund raiser, veri e propri esperti per ONP. Affinché si possa realizzare una buona raccolta fondi, è necessario fugare ogni dubbio circa il trasparente uso dei soldi, alimentando la buona reputazione dell organizzazione; l esternalizzazione di un immagine etica e pulita è di fondamentale importanza per raggiungere traguardi vantaggiosi. In merito, la Carta della donazione è uno degli strumenti più interessanti. Essa è un incentivo alla diffusione delle informazioni necessarie per conoscere e valutare tutte le attività poste in essere dalle organizzazioni nonprofit che aderiscono a questo c.d. codice di autoregolamentazione, che va a vantaggio dei cittadini donatori e crea al contempo una buona immagine organizzativa, essenziale per il successo della raccolta. Ci sono, infine, le fondazioni di erogazione (grant-making foundation, già trattate in precedenza), enti che amministrano il proprio patrimonio per finanziare il terzo settore. 21

22 Sono organizzazioni che alla realizzazione in prima persona preferiscono «far fare agli altri», esercitando la funzione di mecenati che fanno crescere il settore nonprofit attraverso il vaglio di progetti alternativi e suggerendo le strade più opportune e professionali. 1.7 Conclusioni sulle ONP. Il terzo settore ha acquisito un peso rilevante nel corso del tempo che va via via aumentando nei momenti di difficoltà e di crisi. Le azioni di volontariato, la solidarietà, i tentativi di superare condizioni gravi e di depressione, sono le armi principali che hanno condotto allo sviluppo di enti del genere. Laddove il mercato for-profit sembra aver fallito, il mercato delle nonprofit cerca in questi tempi di ergersi a possibile via risolutoria, che vede nel comportamento etico e nella bontà degli uomini un potente fertilizzante. La situazione italiana del terzo settore è però ancora poco sfruttata e sviluppata, colpa di preconcetti culturali e di una legislazione che non offre le giuste tutele e prerogative di crescita. Il rallentamento del settore trova riscontro nelle percentuali presentate in precedenza, mostrando 22

23 come l Italia abbia il tasso di investimento nel terzo settore tra i più bassi, anche rispetto quelle nazioni che più gli si avvicinano. Eccezion fatta per alcune tipologie di ONP, spesso anche strettamente legate al contesto religioso, possiamo concludere che il motore di sviluppo è lento nel mettersi in moto, per cause addebitabili a numerose variabili e contesti spesso diversissimi. Eppure vi sono altre istituzioni simili che si differenziano per scopi e strumenti dalle organizzazioni fin qui descritte e che andremo di seguito ad illustrare: i think tank. 23

24 2. I THINK TANK Non c è da attendersi che i re filosofeggino o che i filosofi diventino re, e neppure è da desiderarlo, perché il possesso della forza corrompe il libero giudizio della ragione. Ma che un re o un popolo sovrano non lascino ridurre al silenzio la classe dei filosofi, ma la lascino pubblicamente parlare, è indispensabile agli uni e agli altri per avere luce sui loro affari. (Per la pace perpetua. Un progetto filosofico. Immanuel Kant) La seconda sezione della tesi vede al centro della trattazione una peculiare tipologia di ONP tipica del mondo anglosassone e diffusasi con il tempo nel resto dell Europa, assumendo delle volte caratteri diversi. Queste nonprofit prendono il nome di think tank (di prosieguo TT). In sede, l attenzione si concentrerà maggiormente sul modello americano, in cui si ritrovano tutti quei caratteri e quelle diversificazioni che permetteranno di estrapolare al meglio i concetti, le idee, i contesti storico-sociali in grado di evidenziare l innovazione sociale che hanno comportato nel tempo e perché esse sono di fondamentale importanza nel policy process. 24

25 Il termine think tank deriva dal gergo militare, indicante l istituzione di sezioni speciali da parte del Dipartimento della Difesa per l analisi dell andamento della guerra. Solo in seguito fu affiancato alla nascita di centri di ricerca creati per aiutare il governo a pensare (non a caso il nome può tradursi con la locuzione «serbatoio di pensiero») e divenuti con gli anni veri e propri strumenti per la promozione delle idee nell arena pubblica. Questi istituti sono divenuti dei punti di riferimento per molti presidenti americani e, in seguito, anche di leader europei, che si dotarono di propri pensatoi personali. È così che sono divenuti noti al mondo TT quali l American Enterprise Institute (di prosieguo Aei), il Project for the New American Century, l Heritage Foundation e l attuale Centre for the American Progress, punto di riferimento di Obama. Il TT si rivela come la forma storica e la speranza che la conoscenza, la dottrina, il sapere e la razionalità influenzino l azione dei sovrani e delle istituzioni (Diletti, 2009). 25

26 2.1 Storia dei TT negli anni 20. L attività dei primi TT prese piede grazie a due fattori essenziali: il nascente movimento progressista americano del 1890 e il contributo di Lester Ward, che lanciò la sociologia scientifica. Primo presidente della American Sociological Association, Ward sostenne l importanza di una scienza nuova guidata dal metodo sperimentale, con l obiettivo di migliorare le condizioni di vita dell uomo. La teorizzazione della sociologia scientifica culminò nel 1883 con il libro Dynamic Sociology, nel quale si sosteneva l intervento governativo nella vita collettiva e del ruolo degli scienziati sociali in qualità di pianificatori 6. Dovettero passare venti anni per vedere la nascita di una nuova cultura civica e scientifica che fosse in grado di mettere a disposizione del 6 «To overcome [the] manifold hindrances to human progress, to check this enormous waste of resources, to calm these rhythmic billows of hyper-action and reaction, to secure the rational adaptation of means to remote ends, to prevent the natural forces from clashing with the human feelings, to make the current of physical phenomena flow in the channels of human advantage - these are some of the tasks which belong to the great art which forms the final or active department of the science of society - this, in brief, is DYNAMIC SOCIOLOGY» dal libro di Lester Ward, Dynamic Sociology,

27 governo il metodo di ricerca sperimentale ed il pragmatismo di risoluzione dei problemi sociali ed istituzionali. Tutto ciò coincise con nuovi fabbisogni della classe politica, la quale necessitava di idee e proposte per rendere operativa l amministrazione pubblica e dotarsi al contempo di risorse intellettuali. Fu con questi requisiti che iniziò il periodo dei TT. Nati con il contributo della prima ricchissima generazione dei filantropi americani, si possono annoverare nel primo periodo centri quali la Russel Sage Foundation e la Brookings Institution. La Russel Sage Foundation fu fondata nel 1907 con la finalità di «sostenere il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro negli Stati Uniti», grazie ad un finanziamento iniziale di 10 milioni di dollari donati da Margaret Olivia Slocum Sage, vedova di Russel Sage e ai tempi borghese più ricca del mondo. Il punto di vista tenuto dalla Sage era quello dell Età progressista, occupandosi di sanità pubblica, condizione carceraria, infanzia, lavoro femminile e promozione degli operatori sociali esperti in questi problemi, tanto da avere un ruolo di rilievo nel processo di professionalizzazione di ricercatori e operatori che si occupavano di disagio sociale. 27

28 La Brookings Institution ha seguito tutto un altro percorso. Tralasciando gli slums urbani, i ricercatori della Brookings si occuparono del bilancio federale, fino a quel momento definito in assenza di regole e procedure standardizzate, sostenendo al contrario la riforma dei procedimenti di approvazione del bilancio e di una burocrazia che fosse composta da esperti in discipline economiche. L obiettivo in questo caso era duplice: razionalizzare la spesa pubblica da un lato e indebolire il controllo legislativo su di essa dall altro. Il board della Brookings era costituito da alcune delle menti più brillanti del paese, con ampia rappresentazione di posizioni politiche. Fu grazie all elevata competenza che riuscì a dimostrare e all indipendenza dalle posizioni partitiche che la Brookings ha giocato un ruolo di primo piano nelle diverse fasi storiche degli US, rimanendo tutt oggi uno dei primi TT al mondo in fatto di studi e competenze. In una rapida digressione cronologica, essa si oppose alla politica del New Deal professata dal presidente F. D. Roosevelt, partecipò alla stesura della proposta di istituzione delle Nazioni Unite avanzata proprio dallo stesso presidente, contribuì al progetto del Piano Marshall, supportò il presidente Kennedy e i programmi della Great Society di Lyndon Johnson, fino all inclusione nella lista nera di Nixon. 28

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