Change. Global. motore di crescita. nove miliardi. futuro? Dove. emergenti. mondiale? persone? I paesi. Ritratto 2012.

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1 I paesi emergenti rimangono il motore di crescita dell economia mondiale? Come nutrire nove miliardi persone? Global Change Ritratto 2012 Dove trovare gli investimenti del futuro?

2 Il Gruppo Vontobel Il Gruppo Vontobel unisce il know-how di una banca privata svizzera indipendente alla forza innovativa di un gestore patrimoniale attivo, operante su scala internazionale. Il nostro business model integrato, con le tre divisioni Private Banking, Investment Banking e Asset Management, garantisce iter brevi e un efficace combinazione di capacità e risorse a vantaggio dei nostri clienti e partner di cooperazione. Ogni giorno, in tutto il mondo, circa 1500 collaboratori si adoperano per generare un valore aggiunto duraturo: gestiscono e controllano costantemente i patrimoni affidati al nostro istituto, osservano con attenzione i mercati finanziari e analizzano gli sviluppi macroeconomici mondiali. Nelle nostre diciannove sedi internazionali dal centro di Zurigo fino a New York, Hong Kong e Dubai i nostri specialisti sono impegnati a captare e analizzare i nuovi trend e rispondervi con prodotti e strategie innovative. La pietra angolare del Gruppo Vontobel è stata gettata nel 1924 a Zurigo. Oggi l azione nominativa di Vontobel Holding AG è quotata alla borsa SIX Swiss Exchange. Il nostro istituto poggia su fondamenta solide e affidabili grazie a una cons i- stente dotazione di capitale proprio e un azionariato stabile che vede l impegno di azionisti di maggioranza orientati sul lungo termine e dotati di spirito imprenditoriale. Le famiglie Vontobel dispongono di una maggioranza di circa il 52% dei voti e del capitale. I rapporti con i nostri clienti e partner si fondano sulla performance e la fiducia. Restiamo fedeli al nostro sistema di valori e al nostro atteggiamento prudenziale nei confronti del rischio. Solidità, stabilità e affidabilità sono il nostro credo. < Foto di copertina: una strada a Mumbai, India Stephen Wilkes, Gallerystock Cifre sull India Superficie 3,2 mln. km 2 Superficie coltivabile 53% Popolazione 1,2 mrd. Crescita media della popolazione p.a. 1,43% Popolazione sotto 15 anni 30,8% Popolazione sopra 60 anni 7,5% Percentuale popolazione urbana 30% Cellulari registrati * 545 mln. Fonti: The Economist, 2012; * ONU, 2010

3 Il Gruppo Vontobel Cifre e dati al 31 dicembre 2011 Patrimoni della clientela (in mrd. CHF) 131,6 82,2 41,7 7,7 patrimoni amministrati 28,5 Private Banking 7,9 Investment Banking 45,8 Asset Management 1 patrimoni in custodia prodotti strutturati in circolazione 1 senza i patrimoni gestiti su incarico di altri segmenti Capitale proprio (in mrd. CHF) 1,5 Tier 1-ratio della BRI (in %) 23,3 Raccolta netta 2011 (in mrd. CHF) 8,2 Moody s Rating Bank Vontobel AG: A1 Standard & Poors s Rating Bank Vontobel AG: A+ Per ulteriori informazioni:

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5 Cara lettrice, caro lettore Francesco Bacone era un attento osservatore del suo mondo. Nel suo saggio «Of Innovations», il filosofo e statista inglese scriveva: «Chi non applica nuovi rimedi, deve essere pronto a nuovi mali.» Già nel 1625 Bacone aveva riconosciuto che il tempo ha una straordinaria forza di innovazione e trasformazione. Il cambiamento nasce dal semplice trascorrere del tempo ossia le cose cambierebbero anche se l uomo non intervenisse e lasciasse libero corso alla natura. L uomo, tuttavia, non rimane inattivo. Neanche la società e gli Stati. E tanto meno le imprese, impegnate in una costante concorrenza. Possiamo affermarlo forti della nostra esperienza. Il nostro compito prioritario è di dimostrare giorno per giorno ai nostri clienti la nostra profonda expertise e la nostra conoscenza di un mondo in costante e rapida trasformazione. La grande fiducia dimostrataci dai clienti ci conferma che siamo sulla strada giusta. Mentre importanti concorrenti del settore finanziario sono scomparsi dalla scena o sono stati assorbiti dalle loro case madri, il Gruppo Vontobel rimane un istituto forte e indipendente. Affidabilità e stabilità sono i valori che ci caratterizzano valori che ormai non sono più scontati e che oggi conoscono un vero revival. Lo attesta anche il notevole afflusso di clienti che abbiamo registrato nello scorso esercizio. Nel 2011 ci sono stati affidati nuovi capitali per un importo di 8,2 miliardi di CHF. Un altro dato positivo è che questo denaro non proviene solo dall Europa, ma anche dai mercati in crescita del Medio ed Estremo Oriente. Noi tutti siamo testimoni di un processo di trasformazione epocale che interessa tutti i settori della nostra vita. Gli sviluppi demografici, il cambiamento climatico, la carenza di risorse e lo spostamento dei centri di potere economico sono i fattori trainanti di questi profondi mutamenti. Il Global Change è quindi onnipresente. Spesso suscita incertezza, in alcuni paesi provoca una perdita di posti di lavoro, in altri crea occupazione in industrie che ieri non esistevano. Il cambiamento globale ha molte facce, alcune delle quali sono illustrate nel nostro Ritratto Tre rinomati scienziati ci presentano la loro visione del cambiamento. Lo storico dell economia Niall Ferguson focalizza il suo occhio critico sulle carenze e le lacune della società occidentale. L economista Jagdish Bhagwati è da anni uno strenuo difensore del cambiamento globale e sostiene che senza il cambiamento i paesi emergenti avrebbero meno opportunità e possibilità di sviluppo. Il prof. Bhagwati non ha dubbio, che nonostante l evidente spostamento di potere economico da Ovest a Est anche la Cina e l India arriveranno ai limiti della loro crescita. L Occidente non deve quindi aver paura dei due colossi asiatici. La professoressa del Politecnico di Zurigo, Nina Buchmann, mostra le enormi sfide che il mondo deve affrontare per garantire a tutti la sicurezza alimentare. Il cambiamento globale investe paesi, economie, imprese e famiglie e in particolare il mondo finanziario. Ha quindi un impatto su ogni portafoglio e, di conseguenza, è un fattore decisivo da tenere presente nelle strategie e nelle decisioni di investimento. Qui i nostri clienti possono far leva sulle nostre competenze. Gli specialisti di Bank Vontobel impegnati nella ricerca, nei processi di investimento e nella consulenza analizzano infatti da tempo questi sviluppi ed elaborano per i nostri clienti delle strategie e soluzioni che tengono conto delle grandi opportunità ma anche dei rischi del cambiamento globale, con tutte le sue implicazioni per la gestione patrimoniale. L obiettivo è di cogliere le chance e contenere i rischi. Herbert J. Scheidt Presidente del Consiglio di amministrazione Dott. Zeno Staub Chief Executive Officer Vontobel Ritratto

6 Indice 106 Prof. Niall Ferguson Le prospettive future viste in un ottica storica. 34 Centrali marine l energia che viene dalle onde. 12 Dott. Zeno Staub Dobbiamo allontanarci dall eurocentrismo. 36 Georg von Wattenwyl I prodotti strutturati fanno leva sul cambiamento globale. 16 Prof. Jagdish Bhagwati La paura infondata dell Occidente nei confronti dell Asia. 37 Rajiv Jain Non andiamo solo a caccia di buone occasioni. 22 Christophe Bernard Global Change un megatrend con impatto sul portafoglio. 38 «Vertical Farming» i cereali venuti dai grattacieli. 24 Prof. Nina Buchmann Alimenti per tutti la grande sfida. 40 Sabine Döbeli Sostenibilità significa assumere attivamente la responsabilità. 30 Christophe Grünig Proteggere il capitale, controllare i rischi e sfruttare le opportunità. 42 «Natur konkret» alla riconquista dei pascoli alpini. 31 Daniel Bruderer Il cambiamento globale avviene anche nel portafoglio. 44 u blox idee svizzere per il mondo. 32 Grafici sul Global Change Il mondo che cambia. 46 Dott. Hans Vontobel «Panta rhei.» 4 Vontobel Ritratto 2012

7 «Restare fedeli alle tradizioni aperti e allo stesso tempo al cambiamento.» Herbert J. Scheidt Presidente del Consiglio di amministrazione Quale sarà il giudizio degli storici e degli economisti di domani sugli avvenimenti attuali? La crisi del debito dei paesi della zona euro segnerà la fine della moneta unica? Oppure i grandi saggi dell economia sapranno cogliere l occasione della crisi per lanciare una forte unione fiscale o addirittura politica? I gravi problemi economici e politici degli Stati Uniti sono i segni premonitori di un rapido declino della potenza mondiale americana? Oppure la vitalità e l autoconsapevolezza di questa nazione stanno segnando solo una battuta di arresto, prima di sferrare un contrattacco economico e politico alla Cina, gigante dalla crescente forza? All inizio del 2012 non possiamo ancora dare una risposta a questi interrogativi. Sarà fondamentale osservare da vicino e analizzare a fondo i processi di trasformazione, anche nell ottica del «Global Change». «Too big to fail»: con questo slogan i gruppi bancari hanno dettato e continuano a dettare il ritmo della crisi finanziaria e del debito. E il Gruppo Vontobel? Come è riuscito il nostro istituto, con le sue medie dimensioni e il forte azionariato di famiglia, a sormontare questi tempi difficili? Un esame autocritico ha confermato la validità delle nostre scelte. Da un lato, siamo un istituto che crede nei valori tradizionali, senza per questo mancare di capacità innovativa e di una politica professionale nei confronti del rischio. Dall altro lato, a causa delle nostre dimensioni, siamo costretti a restare sempre vicini al mercato e a rimetterci costantemente in questione: facciamo le cose giuste, agiamo nell interesse dei nostri clienti e dei nostri azionisti? Il nostro modo di pensare e di agire è sempre accentrato sull essere umano. La nostra è un opera di costante equilibrismo: vogliamo restare fedeli alle nostre valide tradizioni e allo stesso tempo aperti al cambiamento. Con la nostra iniziativa «Global Change» affrontiamo ogni giorno questa apparente contraddizione. < Herbert J. Scheidt è Presidente del Consiglio di amministrazione del Gruppo Vontobel dal Dal 2002 al 2011 ha diretto l impresa in veste di Chief Executive Officer. In precedenza aveva rivestito per vent anni diverse cariche direttive a livello internazionale per Deutsche Bank. Dopo l esame di maturità, Herbert J. Scheidt ha seguito una formazione commerciale, per poi studiare scienze economiche nel Sussex (MA of Economics) e acquisire un MBA alla NYU di New York. Vontobel Ritratto

8 Le prospettive future viste in un ottica storica. Niall Ferguson Lo storico britannico Niall Ferguson ha una cattedra di storia ed economia all Harvard University. È anche membro del Centro di studi europei Minda de Gunzburg e insegna alle università di Oxford e Stanford. Prof. Niall Ferguson Oggi stiamo vivendo la fine del grande divario che si è aperto oltre cinque secoli fa tra l Occidente e il resto del mondo. Trentacinque anni fa, un tedesco medio era 15 volte più ricco di un cinese medio. Oggi questo rapporto è sceso a 3 a 1. Negli anni ottanta, la Cina generava solo il 2,2 percento della produzione economica mondiale, un terzo della quota dell economia tedesca. Stando al Fondo Monetario Internazionale, il contributo cinese salirà entro il 2016 al 18 percento, sei volte di più dell economia tedesca. Sempre entro il 2016, la Cina dovrebbe diventare la più grande economia mondiale, superando a parità di potere d acquisto addirittura i potenti Stati Uniti d America. Mentre l Occidente ristagna, la Cina registra una crescita intorno all 8 9 percento. La produzione industriale cinese aumenta in media del 15 percento all anno. Già oggi gli investimenti cinesi, calcolati in dollari, superano quelli degli Stati Uniti. Nel 2010, il valore delle offerte pubbliche iniziali sulle borse cinesi ha sorpassato di 3,5 volte le IPO sui listini di New York. Secondo i dati di Credit Suisse, un terzo della popolazione cinese dispone di un patrimonio tra e dollari USA. Oltre 17 milioni di cinesi posseggo no un patrimonio di più di dollari USA. In Cina si contano milionari e 65 miliardari. Stiamo assistendo a uno straordinario trasferimento di ricchezza una cesura in una storia durata quasi mezzo millennio. Nel mio ultimo libro «Civilization: The West and the Rest» ho mostrato come, dopo il 1500, l Occidente abbia superato il resto del mondo inclusa la Cina, grazie a una serie di innovazioni istituzionali, che ho definito «applicazioni killer»: 1. la concorrenza: l Europa era frammentata a livello politico in molteplici monarchie e repubbliche, che a loro volta erano divise in corporazioni in concorrenza tra di loro, i predecessori delle moderne società commerciali; 2. la rivoluzione scientifica: tutte le maggiori scoperte del XVII secolo nel campo della matematica, dell astronomia, della fisica, della chimica e della biologia hanno avuto origine nell Europa occidentale; 3. lo Stato di diritto e le forme di governo rappresentative: nei paesi anglosassoni è nato un sistema ottimale di ordinamento sociale e politico, basato sui diritti di proprietà privata e la rappresentanza dei proprietari terrieri negli organi legislativi eletti; 4. la medicina moderna: quasi tutte le conquiste del XIX e XX secolo in campo sanitario, che hanno più che raddoppiato la speranza di vita, sono avvenute nell Europa occidentale e nell America settentrionale; 5. la società dei consumi: la rivoluzione industriale ha trovato un terreno fertile là dove esisteva sia un offerta di tecnologie capaci di aumentare la produttività sia la domanda di beni sempre più numerosi, migliori e a buon mercato, a cominciare da capi di abbigliamento in cotone; 6. l etica del lavoro: le popolazioni occidentali sono state le prime al mondo ad abbinare metodi di lavoro più intensi e a larga scala con maggiori quote di risparmio, permettendo così un accumulo di capitale. Per secoli queste «applicazioni killer» sono rimaste prerogativa degli europei e dei nostri cugini dell America del Nord e dell Australasia. Gli abitanti del mondo occidentale non sono diventati solo più ricchi del resto del mondo, ma anche più alti, sani, longevi e più potenti. Il Giappone, per primo, e un paese non occidentale dopo l altro hanno poi imparato a «scaricare» queste applicazioni. Ciò spiega, per metà, la «rimonta» di questi paesi, alla quale abbiamo assistito nell arco della nostra vita in particolare dopo le riforme 6 Vontobel Ritratto 2012

9 «L egemonia occidentale terminando nella nostra sta epoca.» Niall Ferguson Christian Sinibaldi, eyevine, Dukas Vontobel Ritratto

10 economiche avviate in Cina nel L altra metà si spiega con la tendenza dell Occidente a cancellare i segreti del proprio successo. Niall Ferguson Quanto all etica del lavoro, un sudcoreano lavora in media quasi il 40 percento in più di un americano. In Corea del Sud l anno scolastico dura 220 giorni contro 180 giorni negli USA. E la società dei consumi? Sapevate che 26 dei 30 maggiori centri commerciali del mondo si trovano nei paesi emergenti, principalmente in Asia? Solo tre sono situati negli USA. La medicina moderna? Su questo punto gli Stati Uniti sono ancora in testa: la loro spesa sanitaria misurata in rapporto al prodotto nazionale lordo supera di tre volte quella della Cina (e di due volte quella del Giappone); ma il suo effetto sulla salute pubblica non è certamente tre volte migliore. Lo Stato di diritto? Molti americani sono tuttora convinti che il loro sistema giuridico sia il migliore del mondo e offra la migliore protezione per imprese, investitori e consumatori. A risultati ben diversi giunge invece l ultimo Executive Opinion Survey del World Economic Forum (WEF), che misura l efficienza degli ordinamenti giuridici in base a sedici parametri. Ne emerge un dato sorprendente: in ben 15 su 16 aree, gli Stati Uniti si classificano dopo Hong Kong. Solo in una disciplina si piazzano tra i primi venti del mondo, cioè nella protezione degli investitori. In tutte le altre categorie la loro reputazione è fortemente danneggiata. È vero che la Cina è ancora molto indietro rispetto agli Stati Uniti ma non in tutti i campi. L unica consolazione per gli organi legislativi e giudiziari americani è che molti paesi occidentali, soprattutto nell Europa meridionale, presentano un bilancio ancora peggiore. Justin Sutcliffe, Dukas Operaie in una fabbrica tessile cinese. Che ne è della scienza? Le ultime statistiche dell Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale mostrano un trend costante, che ho già descritto nel mio libro «Civilization: The West and the Rest». Il declino dell Occidente si manifesta in modo palese nel numero dei brevetti inter nazionali rilasciati. Come avevo previsto, la Cina ha superato la Germania nel Rimane infine la concorrenza. A questo proposito si rivela utile un ampia inchiesta sulla competitività globale che il WEF conduce ogni anno da ormai trent anni. Dal 2004, quando è stato introdotto l attuale metodo, la competitività degli USA è scesa da 5,82 a 5,43, segnando una delle principali flessioni tra i paesi industrializzati. Allo stesso tempo il punteggio della Cina è salito da 4,29 a 4,90. Molti americani continuano a credere che il futuro sarà come un iphone: «designed in California» e «assembled in China». Ma si sbagliano. L egemonia occidentale sta terminando nella nostra epoca, ma non perché il resto del mondo ha scoperto come scaricare le applicazioni killer dell Occidente. Sta terminando perché gli occidentali non sono riusciti ad attualizzarle oppure hanno preferito cancellarle. Stephen Wilkes, Gallerystock «Già oggi gli investimenti cinesi, calcolati in dollari, superano quelli degli Stati Uniti.» 8 Vontobel Ritratto 2012

11 Secondo alcuni commentatori, stiamo assistendo a una competizione tra due modelli istituzionali contrapposti: il capitalismo di mercato e il capitalismo di Stato. Nel suo libro «La fine del libero mercato», Ian Bremmer sostiene che i governi autoritari di tutto il mondo «hanno inventato qualcosa di nuovo: il capitalismo di Stato». Secondo Bremmer, il capitalismo di Stato è una seria minaccia non solo per il libero mercato, ma anche per le democrazie dei paesi emergenti. La realtà è però ben più differenziata. Gli obiettivi e l entità degli interventi statali nell economia variano sensibilmente da paese a paese. Quello che conta non è tanto se a guidare le sorti dell economia è lo Stato o il mercato. La vera questione è sapere quali paesi dispongono delle leggi e delle istituzioni migliori non solo per ottenere una rapida crescita economica ma anche fattore altrettanto importante per distribuire i frutti della crescita in un modo che sia considerato equo dai cittadini. Fino a 40 anni fa, i paesi occidentali erano i migliori: le loro istituzioni superavano il resto del mondo sia in termini di efficienza economica che di giustizia sociale. Oggi non è più così. Se vogliamo capire gli attuali mutamenti nel rapporto tra stati ed economie nazionali dobbiamo guardarci da luoghi comuni generalizzanti sul «capitalismo di Stato». Noi tutti siamo dei capitalisti di Stato. Lo siamo da più di cento anni, da quando alla fine del 19 secolo si è imposto lo stato moderno e «l economista nazionale» tedesco Adolf Wagner ha formulato la sua legge sull aumento della spesa pubblica. Esistono molteplici forme di capitalismo di Stato: dall autocrazia illuminata di Singapore alla tirannia disfunzionale dello Zimbabwe, dallo «Stato bambinaia» della Danimarca al paradiso della libertà del Texas. La vera competizione dei nostri tempi non è tra il capitalismo di Stato della Cina e il capitalismo di mercato dell America con l Europa come via di mezzo ma piuttosto tra queste tre regioni. Noi tutti lottiamo per un adeguato equilibrio tra le istituzioni economiche che generano benessere e le istituzioni politiche che lo regolano e lo distribuiscono, e allo stesso tempo cerchiamo di contenere la corruzione che si manifesta in varie forme là dove il settore pubblico incontra quello privato. < In quali paesi lo Stato esercita un maggiore ruolo nella vita economica? Il Fondo monetario internazionale pubblica i dati sugli investimenti pubblici complessivi in percentuale del PIL. In Cina (2009) questa cifra ammonta al 23 percento, contro il 28 percento di trent anni fa. Secondo questo parametro, la Cina si colloca al 147 posto sui 183 paesi per i quali si dispone di dati. La Germania, con una percentuale di spesa pubblica del 48 percento rispetto al PIL, è al 24 posto. Alla 44 a posizione seguono gli USA con una quota del 44 percento. Secondo questi criteri, il capitalismo di Stato è dunque un fenomeno europeo e non asiatico. Danimarca, Francia, Finlandia, Belgio, Svezia, Austria, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Ungheria e Portogallo: tutti hanno una spesa pubblica, in rapporto al PIL, più elevata della Germania. Nel caso della Danimarca, la percentuale sale al 58 percento: più del doppio di quella della Cina. Se si considera la percentuale degli acquisti di beni e servizi da parte dello Stato rispetto al PIL, si ottengono risultati simili. Anche in questo caso i paesi europei sono in testa alla classifica: la Danimarca (27 percento) viene molto prima della Germania (18 percento). Negli USA questo rapporto è del 17 percento, in Cina del 13 percento. L unico parametro in cui la Cina supera i paesi occidentali è la quota della formazione lorda di capitale del settore pubblico. Secondo i dati della banca mondiale, questa percentuale si attestava nel 2008 al 21 percento del PIL cinese ed era la più elevata del mondo. Questo dato conferma il ruolo predominante svolto tuttora dallo Stato nelle spese infrastrutturali. Le cifre dei paesi industrializzati dell Occidente sono trascurabili. In Occidente, lo Stato sperpera denaro, non lo investe. Vontobel Ritratto

12 «Noi tutti lottiamo per un adeguato equilibrio tra le istituzioni economiche che generano benessere e le istituzioni politiche che lo regolano e lo distribuiscono.» Niall Ferguson Ponte sul porto mercantile di Hong Kong, Cina.

13 Crescita del prodotto interno lordo % Cina 9% India 8% Brasile 4% Germania, Giappone, Russia 3% USA, Svizzera 0% Nel 2010, il prodotto interno lordo della Cina è salito tre volte di più di quello degli USA. Fonte: Vontobel Research, 2012 Reddito pro capite Reddito nazionale lordo pro capite in USD (convertito con tasso di cambio a parità di potere d acquisto). Fonte: Banca Mondiale, 2010 (GNI p.c. PPP) Svizzera USD USA USD Germania USD Giappone USD Russia USD Brasile USD Cina 7640 USD India 3550 USD Tom Nagy, Gallerystock

14 «Il cambiamento globale offre più opportunità che rischi.» Dott. Zeno Staub è CEO del Gruppo Vontobel dal Dopo aver ricoperto la funzione di CFO, ha diretto prima l Investment Banking e in seguito l Asset Management. Ha studiato economia all Università di San Gallo dove ha conseguito anche il dottorato. La sua tesi con il Prof. Dott. Heinz Zimmermann era dedicata al tema «La gestione di rischi di interesse complessi con strumenti derivati un applicazione del metodo Value at Risk». 12 Vontobel Ritratto 2012

15 Dobbiamo allontanarci dall eurocentrismo. Dott. Zeno Staub Chief Executive Officer Il mondo cambia a un ritmo sempre più sostenuto. Come vive Lei questo grande cambiamento di portata mondiale? Il mondo ha attraversato una lunga fase di sviluppo lineare, stabile, prevedibile. Ciò era dovuto in gran parte al bipolarismo tra i due centri di potere a Ovest ed Est. Allora era chiaro cosa era giusto per l uno e sbagliato per l altro. Oggi ci troviamo invece in un sistema aperto e multipolare. Quando ero all università, gli economisti distinguevano tra rischio e incertezza. Allora questa differenza mi sembrava difficile nella pratica, oggi invece la capisco anche troppo bene perché svolge un importante ruolo nel mondo attuale. Il rischio è qualcosa che si può descrivere e analizzare in base a modelli di distribuzione e previsione. L incertezza, per contro, è qualcosa che non possiamo né descrivere né prevedere, perché sfugge a ogni parametrizzazione. È finita quindi l epoca delle certezze? In un certo senso, sì. I rischi esistevano anche in passato, ma erano pianificabili e gestibili. Le incertezze che oggi si affacciano sempre più frequentemente, trovano invece impreparati e impotenti molti attori del mondo politico, economico e sociale. Una volta Gideon Rachman, Chief Foreign Affairs Columnist del Financial Times, disse: le generazioni del dopo guerra hanno vissuto in un mondo che offriva sempre di più. L economia era in costante crescita. Le popolazioni dei paesi occidentali diventavano sempre più libere e ricche. Nella competizione tra i sistemi si disegnava un chiaro vincitore. La cesura è avvenuta quasi dall oggi al domani con la crisi finanziaria del 2007/08. Quali sono secondo Lei le principali sfide a livello globale, alle quali sono confrontati gli stati e le società? Sono convinto che in Svizzera dobbiamo allontanarci dall eurocentrismo dominante. Dobbiamo pensare e agire in un ottica veramente globale: non abbiamo altra scelta. L anno zero nella storia europea è stata la sconfitta dei Persiani ad opera dei Greci. Era circa 2500 anni fa. Allora l Occidente ha scon fitto l Oriente emergente nonostante la superiorità militare dell Impero persiano. Dopo questo momento decisivo, l Occidente ha gradualmente rafforzato la sua egemonia. Siamo arrivati a un nuovo punto di svolta? In un certo senso. Questa volta però l Oriente Cina, India e altri paesi emergenti dell Asia non deve ricorrere a mezzi bellici. Basta la forza economica per agganciarsi al sistema delle potenze globali e imporre i propri interessi là dove è importante. Molte persone, soprattutto in Europa, hanno paura della globalizzazione. Le capita di sentire anche voci positive sul cambiamento globale? Sì, e molto spesso. Soprattutto in Asia, dove si vedono chiaramente i vantaggi della globalizzazione. Chi riconosce i vantaggi della libera concorrenza delle idee, dei beni e dei servizi, è anche uno strenuo fautore della globalizzazione, sa che essa genera un valore aggiunto aggregato. E in Occidente lo abbiamo dimenticato? Quantomeno abbiamo perso di vista alcuni aspetti. L attuale benessere dei paesi occidentali non è sorto dall oggi al domani, ma è frutto di secoli di predominio economico dell Occidente sull Oriente. La leadership dell Ovest soffre oggi per un duplice motivo. Innanzitutto abbiamo introdotto nel sistema un eccessiva ridistribuzione. E in secondo luogo abbiamo iniziato non solo a godere i frutti della produttività, ma anche a consumare ciò che avevamo accumulato in passato. Allo stesso tempo si sta verificando un grosso trasferimento di potere economico verso l Estremo Oriente, a scapito dell Occidente. Per le nostre economie ciò significa uno sgretolamento degli attuali vantaggi competitivi. Vontobel Ritratto

16 In quali settori diminuisce l egemonia dell Occidente? Per esempio nella tecnologia, nell in novazione, nella metodologia e in generale nella scienza in fondo in tutti i settori che sono importanti per un economia. I paesi e le regioni che stanno recuperando terreno, riescono ad accorciare le distanze perché la loro manodopera dimostra una volontà di rendimento che l Occidente ha perso da tempo. Se in Asia la gente è disposta a lavorare a un quarto del nostro livello salariale, a vivere in spazi ristretti e affrontare un tragitto casalavoro di una o due ore al giorno, per l Occidente sarà sempre più difficile mantenere la sua competitività. Quali sono i fattori più importanti per l evoluzione del benessere? In Occidente non riusciremo a mantenere l attuale tenore di vita se non adotteremo dei correttivi. Dobbiamo adeguare il rapporto tra demografia, indebitamento, sicurezza sociale e competitività in modo da ridare stabilità al sistema nel suo insieme. Solo allora potremo tornare a crescere a un tasso modesto e dare delle chance a quelle persone alle quali oggi è preclusa ogni opportunità. Quali sono secondo Lei le aree di intervento prioritarie? A mio parere è essenziale ridurre i deficit primari da non confondere con un mero abbattimento del debito. Solo affrontando con fermezza i deficit primari si potrà fermare il vortice della crisi. Importante è anche il miglioramento della competitività. Ciò significa che in futuro noi tutti dovremo lavorare di più. Allo stesso tempo dobbiamo snellire i sistemi di welfare e riportarli ai loro compiti precipui. Chi si affida solo all abbattimento del debito pubblico, non avrà successo a lungo termine. Il cambiamento globale offre anche delle opportunità? Il cambiamento globale offre molte opportunità anche per gli investitori. Anzi, sarà indubbiamente uno dei temi prioritari dei prossimi anni. I rendimenti scaturiscono sempre dal cambiamento. Le opportunità di investimento nascono là dove si verifica una trasformazione e noi vogliamo cogliere queste chance sistematicamente. Come giudica gli effetti del cambiamento globale sulla Svizzera? La Svizzera può trarre vantaggio dal cambiamento globale se pone le priorità giuste. Ciò vale per la protezione della sfera privata finanziaria, come per la competitività. La nostra situazione è caratterizzata da tre specificità. Innanzitutto la nostra economia ha «Un avvenire prospero richiede una competitività globale incondizionata.» una dipendenza dalle esportazioni superiore alla media. In secondo luogo, la Svizzera vanta un livello di benessere molto elevato. E in terzo luogo abbiamo un assetto politico diverso dagli altri paesi europei. Un avvenire prospero richiede una competitività globale incondizionata. Se vogliamo preservare la nostra indipendenza, dobbiamo essere decisamente migliori. Il nostro paese può seguire solo un approccio proattivo. Dalla crisi finanziaria del 2008, il settore bancario è in profonda trasformazione. Come reagisce il Gruppo Vontobel? Il nostro istituto è specializzato nella gestione patrimoniale e in attività selezionate di Investment Banking. La crisi finanziaria ha rafforzato il nostro sistema di valori, basato su un atteggiamento prudenziale. Ci ha però anche mostrato la necessità di indirizzare in modo più mirato i nostri business model. In passato, molti clienti internazionali cercavano semplicemente una banca svizzera. Oggi esigono un servizio altamente specializzato, capace di soddisfare in modo ottimale i loro bisogni. Differenziazione, focalizzazione e massima qualità in tutto ciò che facciamo: queste sono le sfide che dobbiamo affrontare. E la «Swissness» non conta più? La «Swissness» rimane un elemento distintivo prezioso a livello internazionale. Oggi è però solo un vantaggio supplementare e non più un fattore decisivo. Al primo posto viene la competenza nella consulenza e nell investimento, assieme alla qualità dei prodotti e dei servizi. «Swissness» continua tuttavia a rappresentare valori come l affidabilità, la certezza del diritto, una propria valuta e la continuità dei dipendenti. Il segreto bancario avrà ancora un ruolo in futuro? Innanzitutto ci tengo a precisare che la Svizzera non ha abolito il segreto bancario come molti paesi vorrebbero credere. Qui da noi e sorprendentemente anche in Asia si tengono alti certi valori che non sono più apprezzati in alcuni paesi occidentali. Mi riferisco all esperienza, all età, alla famiglia, alla discrezione, per citarne solo alcuni. Le stesse persone che nelle nostre società hanno accantonato questi valori sostengono ora che il futuro appartiene all Asia. Secondo me, è una contraddizione. Vontobel intende integrare il tema Global Change nel Private Banking lungo tutta la catena di creazione del valore. Cosa significa concretamente? Negli ultimi anni, la nostra banca e i nostri clienti hanno attraversato un processo doloroso, che ci ha fornito però nuove conoscenze e convinzioni. Capiamo ora meglio le tensioni tra 14 Vontobel Ritratto 2012

17 Occidente e Oriente e, come conseguenza, la carenza di risorse e lo sviluppo demografico. Le catene di creazione di valore si accorciano e rendono superfluo il passaggio attraverso i paesi del nord. Queste trasformazioni, trainate dal cambiamento globale, sono state integrate gradualmente nei nostri portafogli e anche nei processi di consulenza. «In futuro noi tutti dovremo lavorare di più.» È possibile riprodurre il cambiamento nei portafogli dei clienti? Il nostro compito prioritario consiste nel preservare il patrimonio affidatoci dai clienti e, possibilmente, incrementarlo. L orizzonte di investimento si estende spesso sull arco di diverse generazioni ed è proiettato in un lontano futuro. Ciò vale sia per i clienti privati che istituzionali. In passato era abbastanza facile assolvere questo compito. Nel mondo multipolare di oggi diventa invece sempre più difficile. Il Global Change è parte della nostra risposta. < Dott. Zeno Staub Vontobel Ritratto

18 La paura infondata dell Occidente nei confronti dell Asia. Prof. Jagdish Bhagwati Nella sua celebre poesia «La ballata dell Est e dell Ovest», Rudyard Kipling scrisse: «Oh, l Est è Est e l Ovest è Ovest, e mai i due si incontreranno». Dopo le profonde trasformazioni economiche attuate dall India e dalla Cina e l enorme crescita conseguita da questi due paesi negli ultimi 25 anni, l Est e l Ovest si sono invece incontrati nella spietata corsa alla crescita economica, che influenza i rapporti politici ed economici a livello internazionale. Eppure, l ironia della sorte sembra confermare l affermazione di Kipling, invertendone però il segno. Il divario tra Est e Ovest si riapre, ma questa volta è l Est, con la sua incredibile forza economica, ad avere ormai sorpassato l Ovest. Questi sviluppi suscitano ovviamente panico negli USA. La prima potenza economica rischia, infatti, di dover cedere l egemonia alla Repubblica popolare cinese, un paese autoritario, intimidante, che non esita a mostrare i muscoli. L India democratica appare invece più amichevole e meno minacciosa. Non scatena quindi le stesse reazioni, anche se per superficie e popolazione è quasi equiparabile alla Cina. Dalle prime riforme del 1991 consegue anche elevati tassi di crescita, che si avvicinano a quelli a due cifre della Cina. La situazione attuale ricorda la fulminante ascesa del Giappone dopo la seconda guerra mondiale. Quando, negli anni ottanta, l economia nipponica stava quasi per superare la potenza economica americana, negli Stati Uniti si diffuse un clima di scoramento, che allora definii la «sindrome del gigante caduto». Allora si pensava che il Giappone avrebbe dominato il XXI secolo, come l impero britannico aveva fatto nel XIX secolo e gli USA nel XX. Invece, come avevo previsto, la minaccia nipponica scomparve non appena scoppiò la bolla. Il Giappone fu risucchiato in una crisi economica decennale con tassi di crescita annui medi dell un percento. Molti osservatori e commentatori vedono la continua crescita dell India e della Cina come una nuova minaccia, che costringerà gli USA a cedere la loro supremazia alla Cina. Queste previsioni contribuiscono a creare un clima di ansia e tensione su scala internazionale. Eppure esistono diversi motivi che confutano un tale scenario. Molte delle paure suscitate dai due giganti asiatici non hanno ragion d essere. Ritengo, al contrario, che l Occidente possa tessere delle relazioni commerciali proficue per entrambe le parti sia con i nuovi colossi economici sia con le nazioni asiatiche più piccole. Sono necessarie stime attendibili sulla crescita cinese e indiana I forti tassi di crescita della Cina e dell India non dureranno in eterno, seppure per diversi motivi. La crescita a due cifre dell economia cinese è riconducibile all abbondanza di manodopera e a una strategia di sviluppo focalizzata sull esportazione. La piattaforma di esportazione, alimentata essenzialmente dalla provincia del Guangdong, ha generato finora un enorme domanda di mano dopera, soddisfatta dalla popolazione locale. E là dove vi è abbastanza lavoro aumenta anche la crescita. A seguito però della politica del figlio unico e dello smaltimento dell eccedenza di manodopera in questa regione, la forza lavoro si fa più rara e i salari salgono. Questa situazione va a beneficio della forza lavoro non sotto forma di una maggiore occu pazione, bensì attraverso un aumento delle retribuzioni ma allo stesso tempo frena la crescita. A ciò si aggiungono problemi esogeni ed endogeni, causati dalla politica autoritaria della Cina. Senza la certezza del diritto, la libertà di stampa, la democrazia e una società civile attivamente partecipe, le speranze della popolazione cinese di ottenere una maggiore fetta di benessere si trasformeranno in delusione e scontento sociale. Il regime è inoltre imprevedibile. Nessuno sa chi assumerà la successione politica e quali saranno le sue risposte alle crescenti sfide sociali. Quando diversi anni fa si chiese alla sovietologa Padma Desai, in base alle sue esperienze del periodo post stalinista, che cosa sarebbe successo in Cina alla morte dell allora Presidente, questa rispose: «Dipende da chi muore prima, Mao Zedong o Zhou En Lai.» Gli attuali leader politici sapranno rispondere alle rivendicazioni della popolazione o permetteranno il ripetersi di un massacro alla Tienanmen? Nel secondo caso, le ripercussioni negative per l economia assumerebbero proporzioni imponderabili. Tutto sommato, quindi, le previsioni sulla crescita cinese sono costellate di diverse incognite. Jagdish Bhagwati L economista indiano Jagdish Bhagwati è professore di economia e diritto alla Columbia University e Senior Fellow per le relazioni internazionali al Council for Foreign Relations di New York. 16 Vontobel Ritratto 2012

19 «La rapida crescita asiatica non in eterno.» durerà Jagdish Bhagwati Marc Asnin, Redux, Keystone Vontobel Ritratto

20 Il regime autoritario cinese mina inoltre le prospettive di crescita del proprio paese, perché non è in grado di sfruttare le enormi potenzialità e sinergie offerte dalle tecnologie dell informazione. I sistemi comunisti considerano le tecnologie dell informazione come una minaccia alle loro velleità di controllo totale. Il personal computer e il partito comunista hanno lo stesso acronimo (PC), ma non sono compatibili. A ciò si aggiunge la corruzione che imperversa nel partito comunista cinese, come ben descrive Richard McGregor, giornalista del Financial Times, nel suo libro premiato nel 2011 «The Party: The Secret World of China s Communist Rulers». I funzionari del partito e i loro familiari hanno sempre le mani in pasta. In Cina si manifesta tuttavia una crescente avversione alla corruzione, che potrebbe far vacillare quello stesso sistema che in passato ha contribuito sensibilmente alla crescita economica. Sulla scena internazionale, le organizzazioni di difesa dei diritti umani protestano con vigore contro la mancanza di democrazia e l oppressione della libertà di espressione. Le popolazioni occidentali eserciteranno crescenti pressioni sui loro governi affinché frenino l importazione di prodotti cinesi, indebolendo così la posizione della Cina sui mercati. Anche se la Cina dovesse ripiegarsi su se stessa e ridurre la propria dipendenza dall export, rimarrebbe un importante nazione di esportazione e soffrirebbe di tali intralci alla propria attività commerciale. La politica monetaria cinese è da tempo bersaglio di dure critiche da parte del Senato americano. Più significativo è che la Cina è anche oggetto di attacchi nell ambito del sistema di risoluzione delle controversie dell OMC. In luglio Pechino è stata per esempio coinvolta in un contenzioso sul divieto cinese di esportazione di materie prime, in particolare di metalli delle cosiddette terre rare. Inoltre, sette imprese fotovoltaiche si sono coalizzate per chiedere al governo americano di avviare un indagine anti dumping contro la Cina e proibire così l importazione di pannelli solari cinesi. Non saranno certo le ultime azioni di questo genere. Con piccole stilettate e colpi più duri si cerca di imbrigliare la potente macchina esportatrice cinese e quindi anche la sua forza economica. Infine la Cina è confrontata allo stesso problema del Giappone negli anni trenta. Allora, il Giappone era un grosso esportatore di merci a elevata intensità di manodopera, come lampade antivento, matite e tessili. I produttori stranieri si sentivano minacciati dalla dura concorrenza. Il Giappone divenne famigerato per le sue «camicette da un dollaro» e ovunque si temeva il «pericolo giallo». Il problema era che il Giappone aveva registrato una crescita fulminante e offriva in modo aggressivo la sua merce sul mercato, mentre altri paesi avevano difficoltà a trattarlo come partner commerciale. Il Giappone era Gulliver in un economia di Lillipuziani. Lo stesso vale oggi per la Cina. I tassi di crescita molto più elevati e la maggiore intensità di scambi fanno paura alla concorrenza. Ma, a differenza del Giappone degli anni trenta, il cui ruolo di Gulliver era limitato a determinati beni da esportazione, la Cina importa enormi quantitativi di materie prime e li sottrae alle industrie di altri paesi. La Cina è quindi una specie di doppio Gulliver, nel campo delle esportazioni e in quello delle importazioni. La strada giusta per contrastare questo Gulliver sovradimensionato sono dei programmi di adattamento e quindi modifiche istituzionali, sia a Est che a Ovest. L India, dal canto suo, dovrebbe avere serie difficoltà ad avvicinarsi ai tassi di crescita a due cifre della Cina. Le sue strutture democratiche sono una carta vincente, ma anche un punto debole, perché ritardano la realizzazione delle riforme tuttora in cantiere. Le trasformazioni che hanno condotto a un accelerazione della crescita e a una riduzione della povertà non saranno certo annullate, ma non si vede come l India possa generare maggiore crescita. I tassi di crescita dell Oriente non sono una minaccia per l Occidente Indipendentemente dai futuri sviluppi, i tassi di cresci ta di India e Cina non costituiscono una minaccia economica per gli USA o l UE. A questo proposito vorrei correggere due errori frequenti. Il primo si fonda sull ipotesi superficiale che appena l India e la Cina disporranno di sufficiente know how e capitale, vorranno emulare i paesi industrializzati occidentali, per esempio fabbricare gli stessi prodotti che attualmente sono fabbricati ed esportati dall Occidente. Ne conseguirebbe un calo dei prezzi dei prodotti di esportazione occidentali con un conseguente danno per l economia. Questa argomentazione non è più di attualità. Poiché i paesi si assomigliano sempre più, si fabbricano anche «prodotti simili». Invece di creare prodotti diversi, si assiste a una crescente variazione di prodotti già esistenti, fenomeno conosciuto anche con il nome di «Trade in Variety». Andate a passeggiare alla Madison Avenue di New York, vedrete un esempio lampante di «Trade in Variety» nel settore dell abbigliamento maschile: un negozio accanto all altro di Giorgio Armani, Calvin Klein, Kenzo, Pierre Cardin, Christian Dior e Ralph Lauren e nessuna di queste marche chiederebbe di essere protetta dalle altre. Il mio studente Robert Feenstra e il mio collega David Weinstein hanno calcolato i profitti realizzati con il «Trade in Variety» soprattutto negli scambi tra paesi industrializzati. Sono cifre ragguardevoli. Un altro errore riguarda l outsourcing di servizi in India. In realtà lo sviluppo va in entrambe le direzioni: vi è un outsourcing dei servizi nei paesi emergenti ma anche un insourcing, per esempio negli USA. Non bisogna poi dimenticare che, quando un azienda esternalizza deter 18 Vontobel Ritratto 2012

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