C.O.N.I. I.U.S.M. CORSO NAZIONALE DI SPECIALIZZAZIONE PER TECNICI

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1 S.d.S. C.O.N.I. I.U.S.M. CORSO NAZIONALE DI SPECIALIZZAZIONE PER TECNICI DELLA F.I.T. EQUIVALENTE AL IV LIVELLO EUROPEO L ansia nel tennis Direttore Tecnico Centro Studi e Ricerche Federazione Italiana Tennis Dottor Roberto LOMBARDI Tutor Project Work Prof. Massimo Di Paolo Relatore Maestro Nazionale Paolo Pambianco Anno Accademico

2 INDICE Introduzione CAPITOLO 1 EMOZIONI E MOTIVAZIONI - Il ruolo delle emozioni nell attività sportiva..4 - Le motivazioni dell attività sportiva..5 - Stress e coping CAPITOLO 2 ANSIA E SPORT - Concetto di ansia 12 - L ansia negli sport di squadra e negli sport individuali.15 - L ansia nel tennis L ansia fuori e dentro il campo (rapporto allenatore-allievo) 19 CAPITOLO 3 TECNICHE DI GESTIONE DELL ANSIA - Cenni storici Tecniche di rilassamento muscle-to-mind.25 - Tecniche di rilassamento mind-to-muscle.26 - Self talking.29 - Goal setting Conclusioni..33 Bibliografia..35 2

3 Introduzione I ritmi frenetici imposti dalla società moderna sottopongono l individuo a stati di continua tensione. Pensiamo alle difficoltà che possono insorgere nel conciliare gli impegni familiari con quelli lavorativi e il mantenere rapporti positivi con entrambi. Probabilmente è questo il motivo per cui, da circa venti anni, si è avuto un notevole incremento della pratica sportiva a fini non agonistici. Ma, mentre l attività sportiva finalizzata esclusivamente ad uno stato di benessere interiore contribuisce ad alleviare stati di tensione, lo sport ad alto livello, al contrario, può recare condizioni di notevole coinvolgimento emotivo tali da condizionare in maniera determinante l esito della competizione. Attualmente, a livello professionistico, si è raggiunta una omogeneizzazione inerente alla preparazione Tecnico-Tattica-Atletica ; proprio per questo una maggiore solidità mentale costituisce elemento di fondamentale importanza per la vittoria finale. Negli ultimi anni ho osservato che un sempre maggior numero di tennisti PRO necessita della presenza dello psicologo ai bordi del campo. Allo stesso modo, nelle grandi accademie, si è avuta una maggiore integrazione di questa figura professionale all interno dello staff. A conferma di quanto scritto posso ricordare una mia esperienza presso la Nick Bollettieri Tennia Academy nel 90 in cui la preparazione mentale era prassi quotidiana. Essendo il mio lavoro incentrato sul concetto di ansia nel contesto tennistico, ho ritenuto opportuno introdurre, nel capitolo uno, gli stati motivazionali ed emotivi con riferimento in particolare al ruolo rivestito da questi elementi nell attività sportiva. Nel capitolo due è mia intenzione definire il concetto, non certo semplice, di ansia, individuandone le differenze riscontrabili negli sport individuali e di squadra. Ho ritenuto opportuno, inoltre, trattare le differenti modalità di gestione dell ansia da parte dei giocatori e dell allenatore, avendo rivestito entranbi i ruoli. 3

4 Infine, nel capitolo tre, ho svolto un analisi delle differenti tecniche di gestione dell ansia utilizzate in ambito tennistico. Dopo una ricerca, ho focalizzato la mia attenzione sulle metodiche a mio giudizio più utili. Capitolo 1 Emozioni e motivazioni Paragrafo 1.1: il ruolo delle emozioni nell attività sportiva La rilevanza dei fattori emotivi in ambito sportivo è evidente agli occhi di tutti. Le emozioni, infatti, costituiscono il perno delle spinte motivazionali, sebbene in ambito sportivo si faccia di solito riferimento ad emozioni positive e negative, usate rispettivamente per giustificare vittorie o sconfitte. Molti tennisti giustificano un risultato negativo attribuendolo a fattori emotivi: le emozioni vengono quindi intese come un ostacolo al proseguimento della meta finale: la vittoria. Nella concezione comune, quindi, le emozioni vengono viste come elemento distrattore, come antagoniste della concentrazione. Anche sul piano strettamente scientifico questa visione ha influenzato negativamente la ricerca, che si è soprattutto focalizzata esclusivamente sui rapporti fra prestazioni sportive ed emozioni negative, come l ansia e la paura. Lo stesso concetto di attivazione (arousal), ovvero l intensità della risposta emotiva, il grado di coinvolgimento, l incremento delle funzioni fisiologiche, concetto di per sé neutrale, e quindi privo di connotati a valenza negativa o positiva, recentemente è divenuto sinonimo di ansia in psicologia dello sport. Le attività sportive hanno in comune, più che l attività motoria fine a se stessa, il portare una determinata abilità a condizioni di prestazione ottimale e superiore. Il desiderio di ottenere la vittoria in un torneo dello Slam induce il tennista pro a raggiungere le massime prestazioni mediante allenamenti personalizzati: conseguentemente le intensità emozionali risulteranno massimamente amplificate, sia se vengono valutate come emozioni negative, che se vengano considerate nella loro valenza positiva. Un fattore importante da considerare nel condizionamento degli stati emotivi riguarda il ritmo, quindi la velocità, di una data attività sportiva: una partita di tennis ad alti livelli è certamente più emozionante di una competizione amatoriale, e allo stesso tempo l intensità emozionale di chi pratica attività e di chi la osserva è direttamente proporzionale 4

5 all importanza della manifestazione. L attività sportiva, inoltre, rientra fra i fattori di autoregolazione delle emozioni: lo sport determina un maggior raggiungimento del benessere psicofisico, quindi un miglior controllo del proprio livello di attivazione neurofisiologica, con un ulteriore miglioramento anche nel tono dell umore. Il concetto di attivazione (arousal), concetto, come scritto precedentemente, che indica il grado di intensità con cui viene vissuta una data emozione, è strettamente legato a quello prettamente fisiologico di attivazione a livello di sistema nervoso periferico, che comporta quindi un aumento della frequenza cardiaca e di quella respiratoria, oltre che una vasodilatazione periferica, secrezione di adrenalina e noradrenalina, aumento di metabolismo e tensione muscolare. Stati di alta attivazione possono condurre, a seconda dell intensità dello stato motivazionale, a condizioni che vanno dalla semplice eccitazione a livelli di ansia vera e propria. Allo stesso modo, una scarsa attivazione può essere vissuta dallo sportivo sotto forma di rilassamento o sotto uno stato di noia. Paragrafo 1.2: Le motivazioni nell attività sportiva Il concetto di motivazione, relativamente recente, concerne tutta quella varietà di fenomeni che hanno rappresentato l area di indagine inerente ai bisogni, agli scopi, ai fattori cognitivi e ai processi affettivi che orientano l individuo verso il raggiungimento di un obiettivo finale. La motivazione è quindi un agente fisiologico, cognitivo, emotivo, che organizza il comportamento dell individuo verso uno scopo preciso, ovvero la soddisfazione di un bisogno. Lo stesso concetto viene utilizzato quando ci si interroga sui fattori che determinano un dato comportamento: si cerca di trovare i fini che lo giustificano, anche per renderci meglio conto delle nostre azioni e di quelle degli altri. Sono state avanzate moltissime teorie inerenti alle motivazioni: dall idea freudiana sugli istinti inconsci, alla negazione comportamentistica di tutto ciò che non è osservabile, fino ai più recenti studi inerenti al rapporto motivazione-cognizione. Riferendoci prettamente al contesto sportivo, possiamo citare la teoria di Terreni e Occhini (1997) che, ribadendo che lo sport è un attività praticata per libera scelta, ne articola tre momenti costitutivi: - la scelta, ovvero una valutazione degli elementi pro e contro un attività sportiva, con conseguente presa in esame di tutte le alternative possibili, sia a livello soggettivo che oggettivo; 5

6 - la decisione di praticare sport, inteso come effetto conseguente alla scelta svolta; - l attuazione, ovvero l atto concreto della pratica sportiva, come conseguenza della scelta e della decisione presa. Il tennista che, con costanza, si allena per due, tre volte la settimana, può essere spinto dalle più svariate motivazioni (per mantenersi in forma, per scaricare la tensione, per vincere competizioni..), ma sicuramente, dopo un accurata valutazione in termini di costi e benefici, ha trovato più elementi favorevoli nel dedicarsi alla pratica di tale sport che non elementi contrari. Una distinzione importante va fatta se consideriamo motivazioni innate, ovvero connaturate ai bisogni fisiologici fondamentali nell uomo, oppure se consideriamo motivazioni derivate da apprendimenti legati a condizionamenti culturali: parliamo allora, nel primo caso, di motivazioni primarie e, nel secondo caso, di motivazioni secondarie. Sono questi due termini che rimandano ad una scala gerarchica dei bisogni, che presuppone la condizione che solo una volta esauriti i bisogni primari sia poi possibile, in seguito, il soddisfacimento di quelli secondari. Maslow (1954) ha messo in sequenza e ordinato i bisogni secondo una struttura a piramide, illustrata nella fig. 1.1 La struttura vede alla base i bisogni fisiologici (fame, sete, per esempio) la cui soddisfazione garantisce la sopravvivenza dell individuo, cui seguono i bisogni di sicurezza (bisogno di protezione o di evitamento del pericolo), sui quali poi si innestano i bisogni di appartenenza (bisogno di affiliazione, di accettazione, di amore). I bisogni di stima (desiderio di successo, bisogno di essere apprezzati) scaturiscono dalla soddisfazione di quanto elencato precedentemente, così come i bisogni di autorealizzazione, o metabisogni (senso di giustizia, qualità spirituali, piena realizzazione delle proprie potenzialità). Maslow sostiene che, una volta soddisfatti, i bisogni alla base della piramide scompaiono, in quanto sono bisogni di carenza, mentre quelli ai vertici continuano a crescere anche una volta soddisfatti, in quanto sono bisogni di crescita. 6

7 Figura 1.1 La scala dei bisogni secondo Maslow Murray esamina 12 bisogni di natura fisiologica e 28 di natura psicologica. Singer (1938) invece suddivide le motivazioni in: -intrinseche (permettere alle proprie capacità di progredire o svolgere un attività sportiva per il proprio gusto personale); -estrinseche (trarre vantaggi materiali, come ricompense e apprezzamenti, quindi cercare un rinforzo esterno). Secondo Antonelli e Salvini (1987) lo sport è un gioco con finalità agonistiche, pertanto le motivazioni primarie di riferimento sono esclusivamente il gioco e l agonismo stesso. Terreni e Occhini (1997), in accordo con la precedente teoria, affermano che, indipendentemente dal fatto che le motivazioni siano intrinseche o estrinseche, lo sportivo pone sempre alla base della attività praticata il gioco e l agonismo. Sul fatto se il gioco sia intrinsecamente competitivo o se siano le regole imposte a renderlo tale vi sono teorie contrastanti. La società attuale sembra attribuire valore solo ed esclusivamente ad ogni genere di confronto, favorendo quindi comportamenti e atteggiamenti competitivi. Il confronto sul piano fisico è una delle prime esperienze vissute dai bambini, come dimostrano giochi tipo: nascondino o mosca cieca. Allo stesso modo acquisiscono notevole importanza fattori come furbizia, destrezza, prontezza di riflessi, fattori resi ancora più importanti dalla famiglia, dalla scuola, dai media, che esaltano situazioni competitive. Venendo invece a considerare le prestazioni sportive di alto livello, si tiene conto, in questo caso, della capacità del singolo di giostrare al meglio il 7

8 proprio potenziale, tenendo conto delle risorse fornite dall ambiente. Il tennista professionista, avendo acquisito un notevole senso di competenza, si assegna autonomamente i propri obiettivi per esercitare quella che è poi una sfida con sè stesso. In tal caso anche un risultato negativo può concorrere a migliorare la propria efficacia. Gli obiettivi troppo semplici, al contrario, rischiano di sminuire la propria efficacia, soprattutto se non mettono l individuo nella condizione di affrontare con interesse e impegno la competizione. Prospettare un obiettivo irraggiungibile sicuramente può permettere un impegno maggiore rispetto a quello che si associa ad un semplice incoraggiamento. Riportiamo qui di seguito le motivazioni che spingono gli individui alla pratica sportiva. FATTORI 1. Motivazioni legate alla riuscita personale o allo status ESEMPLIFICAZIONI Desiderio di vittoria Sentirsi importanti Acquisire popolarità Migliorare il proprio status Fare qualcosa che rientra nelle proprie capacità Ricevere premi e riconoscimenti 2. Spirito di squadra Desiderio di essere parte di una squadra 3. Forma fisica Sentirsi in forma Fare esercizio 4. Spendere energia Desiderio di scaricare le tensioni, di fare una qualunque cosa, di muoversi, di stare fuori casa 5. Rinforzi estrinseci Sostegno da parte di persone quali genitori, amici, allenatore 6. Sviluppo e miglioramento di abilità sportive Migliorare la performance Sviluppare lo schema d azione nella squadra 7. Bisogno di amicizia Desiderio di farsi delle nuove amicizie 8. Divertimento Piacere tratto dall azione e desiderio di eccitamento Tab

9 Paragrafo 1.3: stress e coping Come definire un concetto così ampiamente usato, anche a sproposito, come quello di stress? La parola in questione sembra la chiave onnicomprensiva per definire la situazione dell individuo nei tempi moderni. Innanzitutto gli eventi che scatenano tale reazione, definiti stressor, o agenti stressanti, sebbene nell immaginario collettivo vengano associati a condizioni di disagio psicofisico, e quindi vengano associati ad emozioni negative, possono essere associati anche ad emozioni considerate di valenza positiva, di notevole impatto emotivo (Mason). Parliamo di eustress quando lo stress è positivo e di di stress quando è negativo. Possiamo riferirci alla definizione di stress data da Fisher (1986) che definisce lo stress come il prodotto di un processo cognitivo che confronta la minaccia percepita con la possibilità percepita di controllarla. Si tratta di una reazione di adattamento utile, non necessariamente patologica. L adattamento prevede una prima fase di allarme, nella quale, di fronte a un pericolo, avvengono modificazioni biochimiche e ormonali nel proprio corpo; una seconda fase di resistenza, durante la quale l organismo si organizza per difendersi; e infine una fase di esaurimento, con un crollo delle difese. Lo stress è quindi interpretabile in termini di deficit, di difficoltà di controllo e di gestione della situazione. L accento viene posto soprattutto a livello di percezione: l ampiezza della richiesta e la difficoltà percepita nel farvi fronte sembrano configurarsi come le principali componenti dello stress. Lo stress si manifesta spesso con sintomi che incidono negativamente sulla prestazione sportiva: diminuzione delle attività motorie, eccessivo stato di arousal precompetitivo, diminuzione della concentrazione, inadeguatezza rispetto al compito, e via dicendo. I sintomi dello stress si manifestano, a seconda delle caratteristiche dell individuo e delle circostanze, su uno o più versanti di tipo fisiologico, comportamentale e cognitivo. A livello fisiologico l incremento dello stato di arousal porta a segni dello stress evidenti, quali maggior frequenza cardiaca, sudorazione, maggior frequenza respiratoria, aumento della pressione del sangue, maggior flusso di adrenalina, accompagnati da evidenti segni di disagio psicofisico come difficoltà ad addormentarsi, oppure sonno irregolare, cefalee tensive, inappetenza, problemi digestivi, maggior affaticamento... Sul piano comportamentale, abbiamo manifestazioni di tensione, rigidità a carico muscolare, oltre che sintomi quali crampi, dolore, con conseguenti rischi maggiori di infortuni, oltre che perdita delle coordinazioni fini e 9

10 diminuzione della fluidità nei movimenti, che appaiono quindi quasi meccanici. Infine, analizzando l aspetto cognitivo, si presentano disturbi dell attenzione e della concentrazione (maggior distraibilità, difficoltà nel sostenere un adeguato focus attentivo), oltre che una presenza massiccia di pensieri catastrofici e di fallimenti personali. L atleta in questione si sentirà eccessivamente preoccupato per gli esiti della gara o per le valutazioni negative che potranno eventualmente scaturire se la sua prestazione dovesse essere scadente. L attivazione di un sistema di pensiero disfunzionale provoca una distorsione nella codifica e valutazione degli stimoli interni ed esterni. L atleta, in questo caso, tende sempre a pensare al peggio, ignorando gli eventi positivi e giungendo in anticipo a conclusioni in assenza di fatti concreti, minimizzando o accrescendo eccessivamente il significato di un evento. Il tennista, per esempio, può trasformare situazioni momentanee, (durante una partita svolge molti doppi falli, pur essendo il servizio uno dei suoi colpi migliori), in decisioni categoriche ( ritiene quindi di non essere capace a eseguire tale colpo). Questo sistema disfunzionale di pensiero conduce a risposte sotto il profilo non solo prettamente cognitivo (distrazione, basso autocontrollo, inadeguatezza..) ma anche fisiologico e comportamentale. Stress e coping sono due aspetti dello stesso fenomeno. La loro correlazione è già ravvisabile nelle prime produzioni di Seyle, quando fa riferimento al maggior peso che ha il modo con cui si prendono e si accettano i fatti ( the way you take it ) rispetto ai fatti stessi. Entrando nella definizione del concetto di coping, possiamo prendere come riferimento la teoria di Folkman e Lazarus: il coping sono gli sforzi cognitivi e comportamentali delle persone di gestire (ridurre, minimizzare, padroneggiare, tollerare) le richieste interne ed esterne del rapporto transazionale tra persona e ambiente, che vengono valutate come gravose o eccedenti (Folkman, 1986). E oggi generalmente accettata la differenziazione tra coping centrato sul problema e coping centrato sull emozione, originariamente delineata da Folkman e Lazarus nel Il primo include gli sforzi rivolti a cambiare il problema esterno o la fonte interna della sua intensità, ovvero la sua formulazione cognitiva. Il secondo tipo di coping è invece volto a cercare un sollievo dagli aspetti piacevoli-spiacevoli del problema. Endler e Parker (1990) hanno proposto un terzo tipo di coping denominato di esitamento che si riferisce a strategie consistenti verso la ricerca di diversivi o distrazioni. Nella formulazione di Lazarus il coping viene descritto come una reazione dinamica, specifica 10

11 alla determinata situazione in cui lo stress è percepito. Tuttavia altri studiosi ritengono che esistano differenti stili di coping che le persone tendono ad adottare in diverse situazioni. Integrando i diversi suggerimenti della letteratura, è giusto quindi teorizzare che le dinamiche situazionali influenzano la differente strategia di coping che viene utilizzata di volta in volta. A titolo esemplificativo, si possono riportare differenti strategie di coping, riscontrabili anche in un contesto sportivo. Strategia -Distrazione -Ridefinizione della situazione -Azione diretta -Catarsi -Accettazione -Cercare supporto sociale -Rilassamento -Fede Descrizione -Distogliere l attenzione dal problema pensando ad altre cose o intraprendendo qualche attività -Tentare di vedere il problema sotto una luce diversa, che lo rende più sopportabile -Pensare alle soluzioni del problema, raccogliere informazioni su di esso, o fare effettivamente qualcosa per cercare di risolverlo -Esprimere le emozioni in riferimento al problema per ridurre l ansia, l angoscia, le frustrazioni da esso causate -Accettare il fatto che il problema si sia presentato, ma che non sia possibile fare nulla in merito -Cercare o accettare supporto sociale da persone che si amano, da amici (la squadra, per esempio), da professionisti -Fare qualcosa con l esplicita intenzione di rilassarsi -Cercare o accettare conforto spirituale Tab

12 Capitolo 2 Ansia e sport Paragrafo 2.1: definizione del concetto di ansia Secondo Weinberg e Gould (1995) l ansia può esser definita come uno stato emozionale negativo accompagnato da nervosismo, preoccupazione, apprensione associati ad un aumentata attivazione corporea. Martens et al.(1990) hanno distinto due aspetti degli stati ansiogeni. Quando l individuo si trova in una condizione di ansia fa esperienza di stati fisiologici coincidenti con un alta attivazione. Si ha quindi un aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, oltre che un respiro aumentato e un visibile arrossamento del volto. Sono effetti, questi, molto simili ai sintomi indotti da stati di euforia o di rabbia. L esperienza di questi cambiamenti fisiologici fanno riferimento all ansia somatica (dal greco sόma, corpo). L ansia somatica può esser misurata direttamente misurando indici fisiologici o indirettamente mediante questionari di autovalutazione, come lo STAI. Misure fisiologiche dirette possono essere, per esempio, l analisi delle urine, che permette di rilevare la presenza di ormoni come adrenalina, noradrenalina e cortisolo, secreti in condizioni di stress, oppure si può effettuare la misurazione della conduttanza cutanea o della pressione arteriosa. Quando l individuo è in stato ansiogeno tende a sudare di più, soprattutto nelle mani, e la conduttanza cutanea misura la facilità di passaggio sulla pelle della mano di una debole corrente, essendo il sudore, proprio perché salato, un buon conduttore. Questo passaggio di corrente viene appunto definito conduttività. Ne consegue che maggiore sarà il livello di attività delle ghiandole sudoripare e maggiore sarà il livello di conduttanza della nostra pelle. Uno strumento denominato sfigmomanometro permette infine di misurare l aumento di pressione sanguigna, fattore presente negli stati ansiosi. Importante tenere conto dell ampia variabilità dei livelli di attività fisiologica fra gli individui: pertanto in qualsiasi studio occorre effettuare diverse misurazioni, rispettivamente con e senza induzione d ansia; una volta fatto questo occorre confrontare il livello di base con quello che fa seguito allo stato d ansia. La registrazione fisiologica deve comunque far uso sovente di apparecchiature da laboratorio, che non permettono studi 12

13 sul campo. Tuttavia, tenendo conto dell avanzamento tecnologico operato negli ultimi tempi, il problema della registrazione si è piuttosto limitato: mediante la miniaturizzazione degli apparati di registrazione si è reso possibile misurare sia la pressione che le frequenze cardiache e respiratorie in modo continuato. Gli strumenti portatili in dotazione agli sportivi, infatti, possono tranquillamente essere portati anche al di fuori del laboratorio. I questionari di autovalutazione invece possono essere usati per misurare indirettamente l ansia somatica ma presentano l inconveniente che l oggetto della loro misurazione è ciò che lo sportivo pensa che accada nel proprio corpo, e non quello che avviene effettivamente.. Il vissuto di ansia somatica è spesso accompagnato da un altro concetto, che si riferisce all ansia cognitiva. E questo un concetto che fa riferimento alle attività di pensiero, ai ragionamenti, alle aspettative e alle memorie associate all ansia di tipo somatico. Un pensiero associato a vissuti ansiosi implica preoccupazione, dubbi sulle proprie effettive capacità, anticipazione di una sconfitta con conseguente umiliazione. Uno studio condotto da Swain e Jones (1993) condotto sul campo su 49 atleti, ha potuto constatare che nella mezz ora che precede l inizio di una gara vi è un incremento notevole di pensieri ansiosi; l aumento dell ansia somatica, invece, è presente già da più tempo. Una volta iniziata la competizione l ansia somatica crolla immediatamente, mentre l ansia cognitiva fluttua e varia a seconda dell esito della competizione. Una distinzione di notevole importanza viene fatta in merito all ansia cosiddetta di tratto, e all ansia di stato. La teoria è stata formulata in un primo tempo da Cattel e Scheier (1961), per poi essere ulteriormente elaborata da Spielberger e collaboratori (1966), nello sviluppo della loro scala di autovalutazione, la State-Trait Anxiety Inventory- STAI (1970). In linea di massima si può affermare che l ansia di tratto può essere considerata una caratteristica relativamente stabile della personalità, ovvero un atteggiamento comportamentale, che riflette la modalità con cui il soggetto tende percepire come pericolosi o minacciosi stimoli e situazioni ambientali. Una persona con ampia ansietà di tratto sarà costantemente ansiosa, in modo quasi del tutto indipendente dalla situazione specifica che sta vivendo: in questo soggetto la modalità ansiosa sarà una abituale risposta agli stimoli. Questi soggetti mostrano quindi una più marcata reattività ad un numero maggiore di stimoli e, secondo Cattel e Scheier, sono caratterizzati da elevato arousal, debolezza dell Io, tendenza alla sensitività e al senso di colpa; sono questi i soggetti che, un 13

14 tempo, venivano classificati sotto la voce nevrosi d ansia. Eysenck credeva che certe persone fossero generalmente più ansiose di altre in quanto geneticamente programmate a reagire in modo maggiore a pericoli potenziali nel loro ambiente. Venendo in specifico all ambito sportivo, è stata riscontrata un ansia definita competitiva, che si manifesta proprio nelle situazioni agonistiche, che può esprimersi come ansia di tratto o come ansia di stato. La teoria di Martens approfondisce proprio la condizione dell atleta nelle situazioni competitive, viste come eventi che si affrontano con tensione, con la messa in discussione delle proprie capacità, con l affiorare di insicurezze e timori. Lo stesso Martens (1977) ha sviluppato una scala denominata Sport Competition Anxiety Test, il cui scopo consiste nel misurare l ansia di tratto negli sportivi agonisti. In questo questionario sono presenti affermazioni come: Prima di una competizione mi sento a disagio, Prima di una competizione temo di non essere all altezza, Durante una competizione mi preoccupo di fare degli errori, Prima di una competizione mi sento tranquillo, e il soggetto deve indicare la frequenza con cui tali affermazioni si adattano al suo caso specifico. L ansia di stato può essere definita come un interruzione temporanea del proprio continuum emozionale, che si esprime attraverso una sensazione soggettiva di tensione, apprensione, nervosismo, inquietudine, ed è associata ad una attivazione del sistema nervoso autonomo. I soggetti con una elevata ansia di tratto hanno maggiore probabilità, rispetto agli altri, di presentare ansia di stato in circostanze di basso potenziale ansiogeno e, a parità di stimoli, potranno sperimentare livelli più elevati di ansia di stato. Alti livelli di ansia di stato risultano estremamente spiacevoli, dolorosi e disturbanti e stimolano il soggetto a mettere in atto meccanismi comportamentali di adattamento per evitare o ridurre queste sensazioni; questi meccanismi hanno successo solo se riescono ad allontanare lo stimolo ansiogeno o a valutarlo come meno minaccioso. Se, al contrario, questi meccanismi non riescono nel loro scopo, il soggetto può ricorrere a meccanismi di negazione o di repressione che, però non aggrediscono alle radici la causa dell ansia e possono risultare altamente disadattivi. In questo caso i meccanismi sono antieconomici: finiscono per aumentare l ansia di tratto avviando una spirale continua. Martens et al. (1990) hanno sviluppato un ulteriore questionario, il Competitive State Anxiety Inventory-2, avente lo scopo di misurare selettivamente l ansia di stato che precede una competizione. Dal 1990 questo questionario è stato lo 14

15 strumento più utilizzato nella misura dell ansia legata a prestazioni sportive. Esso include tre sottoscale che misurano l ansia cognitiva, quella somatica e l autostima. E comunque importante, in fase di trattamento dei disturbi ansiosi, tenere distinte l ansia di stato da quella di tratto. Solamente valutando l ansia di stato, infatti, potremo evidenziare i modi e i tempi delle variazioni del quadro clinico, che difficilmente potremo rilevare esplorando solo l ansia di tratto. Molti autori si sono occupati dell ansia nei suoi diversi aspetti e dei suoi riflessi nella prestazione. Adam e Wieringen (1988) hanno riscontrato come a moderati livelli di ansia cognitiva corrispondesse una prestazione superiore rispetto a livelli bassi o elevati, mentre tale reazione non era evidente per l ansia somatica. Quest ultima tende a danneggiare la prestazione quando diventa così forte da costringere il soggetto da distogliere l attenzione dal compito per rivolgerla allo stato interno. Altri autori hanno anche analizzato l andamento temporale, notando come l ansia di stato aumentasse rapidamente fino a pochi istanti prima della competizione, per poi calare altrettanto rapidamente con un andamento grafico di una V inversa (cfr. Fenz, 1988). Altri studiosi, tra cui Weinberg (1984) hanno osservato che tale incremento è correlato all ansia somatica e non a quella cognitiva. Un alto arousal fisiologico, con l ansia somatica ad esso associata, non è necessariamente negativo per la prestazione, ma lo diventa quando l ansia cognitiva supera un determinato livello. Solamente in questa situazione si manifesta quindi un catastrofico deterioramento della performance, a seguito del quale diviene molto difficile recuperare una situazione accettabile. Paragrafo 2.2: sport individuali e sport di squadra Una importante distinzione va fatta per il gruppo di atleti che svolge discipline sportive di carattere prettamente individuale, rispetto a coloro che svolgono attività all interno di una squadra. La presenza di un concorrente indica già di per sé una situazione competitiva, sia se si parla di sport individuali, che se si parla di sport di squadra. Nel caso di attività individuali che prevedono lo scontro diretto di uno con l altro, è presente la consapevolezza di dover contare esclusivamente sulla propria forza, sulle abilità personali, sull incondizionata disponibilità al contatto fisico e alla distanza intima, unite a una consistente componente di aggressività 15

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