PROGRAMMA PLURIENNALE E RELAZIONE PREVISIONALE E PROGRAMMATICA 2013 DELLA CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO E AGRICOLTURA DI

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1 PROGRAMMA PLURIENNALE E RELAZIONE PREVISIONALE E PROGRAMMATICA 2013 DELLA CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO E AGRICOLTURA DI BELLUNO Proposto dalla Giunta camerale con deliberazione n. 05 del e approvato dal Consiglio camerale con deliberazione n. 2 dell

2 Indice Premessa 3 1. Analisi di scenario e definizione del quadro di riferimento 3 a) IL CONTESTO SOCIALE E AMBIENTALE DELLA PROVINCIA 3 Il territorio 3 La popolazione 4 Le infrastrutture 5 b) IL CONTESTO ECONOMICOPRODUTTIVO DELLA PROVINCIA 6 La struttura economica 6 Il tessuto imprenditoriale locale 11 L'apertura ai mercati 12 Il mercato del lavoro 13 Il mercato del credito 14 Altri aspetti del benessere sociale 15 La congiuntura e le problematiche attuali 16 c) QUADRO ISTITUZIONALE E NORMATIVO DI RIFERIMENTO 19 d) IL SISTEMA CAMERALE E I RAPPORTI DI COOPERAZIONE CON LE ISTITUZIONI LOCALI Analisi del contesto tecnico ed organizzativo della Camera 20 a) LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA E LE RISORSE UMANE 20 b) LA STRUTTURA TECNOLOGICA A SUPPORTO DELL'ATTIVITA' Stato di attuazione delle precedenti linee programmatiche Analisi risorse economiche, finanziarie e patrimoniali delle Camera Obiettivi strategici di intervento per lo sviluppo dell'economia provinciale Il programma delle iniziative per l'anno

3 Premessa La legge n. 580/93 di riordino delle Camere di Commercio, agli articoli 1 e 2 attribuisce all ente funzioni di interesse generale per il sistema della imprese curandone lo sviluppo nell ambito delle economie locali e di supporto e di promozione degli interessi generali delle imprese. Il programma pluriennale adottato dalla Camera si propone di indicare il percorso che l ente intende seguire nel prossimo quinquennio di attività al fine di svolgere nel modo migliore le funzioni che il legislatore ha inteso affidargli e che il sistema delle imprese bellunesi richiede. Sicuramente i prossimi anni si prospettano certamente come non facili: le difficoltà della situazione economica sono purtroppo note e al tempo stesso c è la consapevolezza delle problematiche che attanagliano ampi settori dell economia provinciale colpita duramente dai contraccolpi derivanti dalla globalizzazione. In una situazione così mutevole e di difficile prevedibilità, le varie azioni attraverso le quali la Camera andrà a declinare il proprio operato dovranno giocoforza essere monitorate con costanza e attenzione al fine di adattarle alle reali condizioni e renderle di conseguenza più efficaci in relazione alle esigenze delle imprese. Il Consiglio camerale sarà pertanto chiamato ogni anno in sede di approvazione della relazione previsionale e programmatica, ad affinare le proprie scelte apportando gli adeguamenti che si terranno più opportuni rapportandoli al contesto economico esistente. 1. Analisi di scenario e definizione del quadro di riferimento a) IL CONTESTO SOCIALE E AMBIENTALE DELLA PROVINCIA 1. Il territorio L altitudine media di 691 metri sul livello del mare fa sì che la provincia di Belluno venga considerata interamente montana dalla normativa vigente. Il suo territorio si riparte in 69 comuni, compresi tra l altezza minima di Vas (218 m) e la massima di Livinallongo del Col di Lana (1.475 m); 37 municipi si trovano al di sopra della media provinciale, 16 superano i m e 24 risultano sotto i 500. Proprio facendo leva sul requisito della montuosità, il decreto legge di riforma delle Province approvato a fine ottobre 2012 dal Consiglio dei Ministri e non convertito in legge dal parlamento ha mantenuto in vita la nostra provincia (e quella di Sondrio), pur riducendo a 51 il totale delle province italiane, città metropolitane comprese. L'orografia ha costituito (e si conferma tuttora) un forte limite all'unità economica e politica dei bellunesi e il campanilismo resta un fenomeno fortemente diffuso. Ciascuna vallata, infatti, tende a fare vita a sé, e non mancano le spinte centrifughe di diversi comuni che chiedono di staccarsi da Belluno per essere annessi alle finitime regioni a statuto speciale, più ricche della nostra provincia, mentre un movimento d opinione si batte per la creazione di un'unica regione alpina che inglobi l'intera area dolomitica. Il territorio bellunese si estende su Kmq, che costituiscono il 20% circa della superficie regionale e l 1,2% di quella nazionale e dispone di un alta valenza naturalistica per la presenza di pregevoli risorse naturali e ambientali e di aree protette. E attraversato dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, istituito nel 1990 con decreto del Ministero dell Ambiente e divenuto tre anni dopo un "Ente pubblico autonomo non economico", la cui attività è regolata dalla legge quadro sulle aree protette (n. 394/1991); occupa una superficie di circa 32mila ettari ripartiti in 15 comuni della parte centro meridionale della provincia. A nord del centro abitato di Cortina, su un area di circa 11mila ettari, è stato istituito con L.R. n.21/1990 il Parco Naturale Regionale delle Dolomiti d Ampezzo, gestito dalla Comunanza delle regole mediante la sottoscrizione di un apposita convenzione. 3

4 Il 26 giugno 2009 l intera catena delle Dolomiti, posizionata in gran parte nella provincia di Belluno, ha ottenuto l iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'unesco, in qualità di bene naturale di eccezionale bellezza e di elevato valore scientifico. Tale prestigiosa sottolineatura ufficiale mette in evidenza la straordinaria valenza ambientale del territorio settentrionale della provincia. Nel suo documento preliminare del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Belluno l Amministrazione Provinciale ha suddiviso il Bellunese in tre macroaree, aventi caratteri simili per geomorfologia, infrastrutture e vocazione produttiva: Terre Alte, territori cerniera e territori del Vallon del Piave. I territori delle Terre Alte insistono a quota elevata, con specificità insediative, socioeconomiche, ambientali e relazionali fortemente contrassegnate dai caratteri alpini. Sono quelli che hanno maggiormente risentito del calo dei residenti a vantaggio dei fenomeni turistici polarizzati e dell incremento di seconde case, mentre un tempo la concentrazione di piccole medie imprese a forte vocazione turistica e artigianale era più elevata. I territori cerniera, posti a media quota, sono aree di transizione tra la montagna e la Valbelluna a vocazione economica mista, con dei centri con forte attrattività valliva, dove le specificità insediative, socioeconomiche, ambientali relazionali ed identitarie hanno sia i caratteri alpini che una crescente connotazione urbana. Comprendono aree a vocazione turistica con potenzialità culturali, paesaggistiche e naturalistiche, con presenza di servizi e terziario, con crescente densità insediativa a valle e buone relazioni sia verso la parte alta della provincia che verso la parte bassa. I territori del Vallon del Piave, comprendenti la Valbelluna e Alpago, le Prealpi a sud e le AlpiDolomiti Bellunesi a nord, hanno specificità di tipo urbano, con economia dei servizi, industria, artigianato e turismo e la loro dinamica demografica è sostanzialmente stabile. Il dissesto ambientale è un fenomeno esteso, anche a causa dell attività dell uomo (abbattimento delle piante, eccesso di cementificazione, ecc ), ma rappresentano ulteriori fattori di rischio la conformazione geomorfologica, la presenza di torrenti e fiumi dotati di alta capacità erosiva e il clima assai piovoso, caratterizzato da un escursione termica notevole tra estate e inverno. Le forti piogge novembrine, che nel 2012 hanno messo in ginocchio in particolare il Feltrino, hanno impietosamente evidenziato la fragilità del territorio provinciale. Il Piano di Assetto Idrogeologico redatto dall Autorità di Bacino evidenzia la presenza di aree a significativa criticità idraulica (nei centri abitati di Alleghe, Cencenighe, Longarone, Belluno e nella zona a monte del lago di S.Croce), in parte interessate all esondazione storica del La popolazione Al risiedevano in provincia abitanti (dato provvisorio di fonte Istat), 490 in meno dell'anno precedente (0,2%): tale decremento, pur contenuto, appare però in controtendenza rispetto al dato veneto (+0,4%) e nazionale (+0,3%). Sulla base di questi dati la densità media sarebbe scesa a 57,9 abitanti per kmq, in calo di un decimo di punto sul La popolazione risulta variamente distribuita sul territorio: si passa dai 248,5 abitanti per kmq del capoluogo (in leggero decremento sul 2010) e ai 207 (in aumento) di Feltre agli 8,2 (in calo) di Ospitale di Cadore, che chiude la graduatoria. Ben 18 comuni hanno meno di abitanti, 7 non raggiungono nemmeno quota 500. Soltanto Belluno e Feltre, che sommati valgono il 27% dell'intera popolazione della provincia, superano i 20mila residenti, mentre tutti gli altri comuni, con l'esclusione di Sedico, non arrivano a 10mila. Il saldo naturale provvisorio 2011 è ampiamente negativo (777 unità) e superiore all anno precedente (768). Questa tendenza accomuna Belluno all Italia, ma non al Veneto, regione nella quale, dal 2001, le nascite superano i decessi. A fine 2010 si contavano in provincia 180,3 persone di 65 anni e più ogni 100 giovani fino ai 14 anni, mentre lo stesso rapporto in Italia valeva 144,5 e in Veneto 139,8. Il nostro è dunque un territorio largamente invecchiato, nel quale sono presenti più anziani che altrove. L evidente sproporzione tra la popolazione attiva (1564 anni) e quella non attiva (014 e 65 e più) avrà riflessi di certo non trascurabili sullo sviluppo economico, oltre che sociale, della provincia di Belluno: la latitanza dei giovani, sui quali costruire il futuro, e la riduzione del peso della componente attiva sono cause strutturali del divario tra la crescita reale 4

5 (misurata in termini di reddito procapite) e quella potenziale, poiché amplificano il gap tra la parte che produce ricchezza e quella che, avendola prodotta in passato, la consuma. Giova ricordare che nel 1951 si contavano residenti, diminuiti dopo 50 anni a , con la perdita di quasi 30mila unità. Dal 2001 ad oggi si sono riacquistate circa teste. Negli ultimi anni la popolazione nazionale e quella regionale appaiono in lieve crescita, soprattutto per effetto delle migrazioni, ma anche in virtù di un tenue aumento delle nascite. Da noi queste dinamiche risultano molto più lente, tanto che il tasso di crescita 1 per Belluno, stimato dall Istat per il 2011 (2,1 per mille abitanti) si posiziona al di sotto della media regionale (5,4) e nazionale (3,7). In particolare, il contributo della componente naturale è negativo: il 3,8 per mille per il 2011 è la sintesi di un tasso di natalità più basso (8,1 per mille) che in Veneto (9,4) e in Italia (9,1) e di un tasso di mortalità più alto (11,9 per mille) rispetto a quello regionale (9,2) e del Paese (9,7). Anche il saldo migratorio, pari all 1,7 per mille, è il più basso tra tutte le province venete (5,2 per mille è la media regionale e 4,3 quella nazionale), fatto che indica come il territorio bellunese risulti molto meno attrattivo di altri. 2.1 La presenza degli stranieri Pur rafforzandosi nel tempo, la presenza degli stranieri nel territorio bellunese è di entità minore rispetto al riscontro relativo al Veneto: al 31 dicembre 2010, infatti, gli stranieri censiti raggiungevano da noi le unità, costituendo il 6,4% del totale dei residenti. Si tratta, in ogni caso, di un dato in costante crescita: basti pensare che nel 2002 gli stranieri rappresentavano appena il 2,7% dell intera popolazione provinciale, mentre, a fine 2007, i non italiani avevano toccato le unità. La percentuale bellunese risulta sensibilmente al di sotto di quella regionale (10,2%, pari, in termini numerici, a unità) e anche al 7,5% del Paese, ma supera di un unità di punto il dato registrato nel 2007 (5,4%), a testimonianza di come il fenomeno migratorio si stia intensificando anche da noi, sia pure parzialmente rallentato dalla crisi. In particolare, la rilevanza della provincia è la più bassa in un contesto regionale che ha le sue punte di diamante in Treviso e Verona, attestatesi sull 11,5%. I maschi stranieri al sono 6.103, ampiamente superati dalle donne, che toccano quota unità. Anche a livello regionale, il riscontro vede, sia pur di poco, prevalere le femmine ( contro maschi), così come avviene nelle province di Verona, Vicenza e Treviso. Con riferimento alle principali fasce d età, la popolazione straniera in età lavorativa (da 15 a 64 anni) raggiunge le unità, mentre il segmento 014 raccoglie individui e quello relativo agli ultrasessantacinquenni si ferma a 390 soggetti. Si tratta dunque di una popolazione giovane, che, con la presenza di molti figli, sembra guardare al domani. Tra gli stranieri residenti in provincia la nazionalità marocchina è la più ricorrente (14,9% del totale 2 ), seguono quindi la romena (11,8%), l albanese (10,9%) e l ucraina (9,3%). Quest ultima è costituita per oltre l 80% da donne che svolgono la funzione di badanti dei nostri anziani. A ben guardare, ad esclusione del Marocco e della Repubblica popolare cinese (quinta nazionalità con l 8,7% delle presenze), tra i primi dodici Paesi in graduatoria ben dieci appartengono all Est Europa, con il 57,6% dei cittadini sul totale degli stranieri e le donne in maggioranza sugli uomini, in funzione dell elevata domanda di assistenza per i vecchi. 3. Le infrastrutture 1 Di seguito si indicano alcune definizioni richiamate nel testo: Il tasso di natalità è il rapporto dei nati vivi nell anno e l ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per Il tasso di mortalità è il rapporto tra il numero dei decessi nell anno e l ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per Il saldo migratorio è la differenza tra il numero degli iscritti e quello dei cancellati dai registri anagrafici dei residenti. Il tasso di crescita è la somma del tasso di crescita naturale (differenza tra il tasso di natalità e quello di mortalità) e del saldo migratorio. 2 I dati sulle nazionalità risalgono al 1 gennaio

6 L arretratezza del sistema infrastrutturale del territorio bellunese ha radici antiche. È opportuno ricordare che, data la conformazione montuosa del territorio provinciale, in assenza di investimenti significativi, la carenza di infrastrutture e di servizi appare particolarmente penalizzante per le imprese e per i cittadini, soprattutto in tempi di crisi economica grave e duratura e di spending review come quelli che stiamo attraversando. Gli indici relativi al 2011 elaborati da UnioncamereIstituto Guglielmo Tagliacarne nel settore delle infrastrutture non fanno che confermare il vistoso gap tuttora esistente non solo tra la nostra provincia e il Veneto, ma anche nei confronti della certo non eccelsa dotazione del Paese. Fatto 100 l indice nazionale, ecco che le statistiche ci condannano senza appello: l indice infrastrutturale totale di Belluno, al netto dei porti, risulta pari a 40,1 ed è lontano anni luce da quello della regione (109,6).Il giudizio è più pesante per quanto attiene alle infrastrutture economiche (36,6 rispetto a 123,8 del Veneto), ma anche per le infrastrutture sociali, Belluno deve accontentarsi di un impietoso 48,4 rispetto al 102,4 del Veneto. Con riferimento alle singole infrastrutture, per la rete stradale il Veneto tocca quota 108,6 e Belluno non va oltre il 66,4. L indice della rete ferroviaria è addirittura avvilente: 12,6 contro il 94,1 regionale. Anche per quanto riguarda le reti energeticoambientali (dove il Veneto vanta un notevole 136,8), il riscontro provinciale risulta deficitario (69,2). Belluno si conferma il fanalino di coda della regione sia nella graduatoria relativa alla banda larga, dove si ferma al 40,5 (col Veneto a quota 105,3), sia nelle strutture per le imprese (53,2 contro 120,7). Con riferimento alle infrastrutture immateriali, ampie parti del territorio provinciale non sono state ancora coperte da banda larga, a dispetto di quanto avviene in province contermini (anche montane). Di conseguenza, le imprese che non riescono a scambiarsi informazioni, dati e progetti in tempo reale operano sul mercato in condizioni di indiscutibile svantaggio. b) IL CONTESTO ECONOMICOPRODUTTIVO DELLA PROVINCIA 1. La struttura economica Secondo UnioncamereIstituto Tagliacarne, il valore aggiunto provinciale ha toccato nel 2010 i 5.848,60 milioni di euro correnti, corrispondenti allo 0,4% del PIL nazionale e al 4,4% di quello regionale. L'anno precedente ammontava a milioni di euro correnti. La scomposizione per settori (grafico 1) evidenzia il ruolo marginale dell agricoltura, che pesa per un esiguo 0,9%: si tratta del valore più basso tra le sette province del Veneto, mentre in Veneto il primario raggiunge l 1,9% del Pil regionale. L industria manifatturiera determina il 33,3% del Pil, un riscontro che si mantiene nettamente più elevato sia rispetto al Veneto (26,1%) che al dato nazionale (18,8%). La parte di reddito ascrivibile alle costruzioni, che nel 2005 era di poco inferiore al 10%, scende invece al 6,9%, al di sotto del Veneto (7%). Dalla sommatoria dei due indicatori esce la conferma che il peso complessivo del settore industriale provinciale (40,2) è alquanto marcato e di gran lunga al di sopra sia della media nazionale (24,9%) che di quella della regione (33,1%). Con un peso del 59,0%, è il Terzo Settore a determinare la porzione più cospicua del reddito provinciale, ma, data l importanza del Secondario, si tratta di una percentuale ben lontana dal 73,2% medio nazionale e dal 65,2% del Veneto. Dalla suddivisione degli occupati per macrosettore economico emerge che a fine 2011 appena l 1,1% lavora nell agricoltura (la più bassa percentuale del Veneto, attestato sul 3,3%), mentre il settore manifatturiero ne impiega il 40,5%, che è di gran lunga il valore più elevato in regione. Le costruzioni pesano per l 8,6%, contro una media veneta pari all 8,1%. Complessivamente il Secondario occupa il 49,1% delle forze lavoro provinciali, una percentuale altissima, superiore al 45,8% di Treviso. Conseguentemente, le persone che si dedicano ai servizi, pur essendo poco meno della metà del totale (49,7%), pesano meno, in termini percentuali, che in tutto il resto del Veneto. Al la composizione per settore delle imprese presentava il quadro seguente: all agricoltura faceva capo il 13,0% delle aziende attive bellunesi (contro una percentuale regionale del 17,0), all industria in senso 6

7 stretto (manifatturiera, estrattiva, di produzione e distribuzione di energia) apparteneva il 13,3% dello stock (il dato regionale era fermo al 12,9 e quello nazionale al 10,6), alle costruzioni il 18% (Veneto 16,3 e Italia 15,7). Grafico 1 Italia, Veneto e province: valore aggiunto per macrosettore economico (2010) 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% Agricoltura Industria s.s. Costruzioni Servizi 56,4 59,0 58,0 63,4 69,3 69,0 65,2 74,6 73,2 6,4 6,9 7,9 8,5 7,0 6,3 6,4 35,9 7,5 6,1 33,3 32,5 24,1 21,8 23,0 26,1 16,5 18,8 2,6 1,3 0,8 1,5 1,4 1,5 4,0 1,8 1,9 Verona Vicenza BELLUNO Treviso Venezia Padova Rovigo VENETO ITALIA Fonte: nostra elaborazione su dati UnioncamereTagliacarne Complessivamente il Secondario annovera il 31,3% delle imprese locali, superando sia il Veneto (29.2) che l Italia (26,3). Una spiccata connotazione industriale caratterizza le tre regioni del Nord est, che hanno tradizioni manifatturiere fortemente radicate, e risulta assai marcata in Veneto, ma in provincia di Belluno, sia in termini di valore aggiunto, che di forza lavoro e di imprese attive, il peso del comparto industriale è superiore rispetto alle consorelle. Tale fatto amplifica gli effetti della congiuntura economica, sia positivi, che negativi, come nell attuale fase di marcata crisi. 1.1 Il Settore Primario Poggiando su numeri esigui come l 1,1% degli occupati (dato 2011) e lo 0,9% del Pil 2010 il settore primario non può che vantare un peso residuale in seno all economia provinciale, anche se occorre rimarcare il fatto che la pratica agricola svolge, anche in sinergia con il turismo, una rilevante funzione di presidio del territorio, favorevole alla sua salvaguardia e alla conservazione ambientale. Al al Registro delle Imprese risultavano attive imprese agricole. La forma giuridica assolutamente prevalente è da sempre l impresa individuale (1.755 unità), 134 sono le società di persone e soltanto 11 quelle di capitale. Un piccolo motivo di consolazione e di speranza deriva dal fatto che nell'ultimo quadriennio di crisi si sono insediati sul territorio bellunese 175 nuovi agricoltori under 40, ovvero l'11% del totale veneto. I giovani bellunesi sono diventati imprenditori agricoli sfruttando i finanziamenti del Programma di Sviluppo Agricolo che assegnano sostegni economici fino a 30mila euro a chi avvia una nuova attività o subentra in un attività gia esistente. Il 6 Censimento generale dell Agricoltura 2010 ha assegnato alla provincia una superficie agricola (SAU) pari a ettari, registrando un calo del 13% rispetto al precedente Censimento del Il decremento si spiega sia con l abbandono delle colture in ambiente montano, dove i terreni e prati un tempo coltivati sono stati sostituiti dall avanzamento dei boschi, sia in virtù dell urbanizzazione, che ha determinato un evidente consumo di suolo soprattutto nei fondovalle e in Val Belluna. Le aziende censite, pari a unità (il 2% del totale regionale), nel decennio considerato, hanno subito un tracollo (64,5%), anche in rapporto al Veneto, 7

8 dove la diminuzione è stata del 32,3%, un riscontro analogo a quello nazionale. Di conseguenza, la SAU media aziendale bellunese ha visto lievitare la propria estensione da 7,9 a 19,5 ettari, destinati quasi esclusivamente a prati e pascoli. Il settore zootecnico risulta trainante: al censimento 2010 Belluno annoverava aziende con allevamenti, mentre al 1 dicembre dello stesso anno si contavano bovini (di cui di età inferiore all anno e vacche da latte), ovini, caprini, equini e suini. Nel lattiero caseario c è una grande impresa (Lattebusche) che nel 2011 ha fatturato oltre 90 milioni di euro, con unità locali anche al di fuori della provincia (Vicenza, Padova e Venezia), la cui commercializzazione avviene sul territorio nazionale principalmente veneto per il 40% del fatturato, ma anche europeo e internazionale (37% del fatturato 2011). Ci sono poi poco più di una decina di latterie di piccole dimensioni e malghe (circa 50 in esercizio) che operano in alpeggio per 3 mesi all anno. 1.2 Il Settore Secondario Il Secondario riveste in provincia un ruolo chiave: come già s è scritto, a fine 2011 concorreva ad occupare (edilizia compresa) il 49,1% della forza lavoro provinciale, accorpando il 30,8% delle imprese attive. Alla fine del 2011 vi erano sedi attive dell industria in senso stretto e delle costruzioni. In quella stessa data si contavano in provincia unità locali 3 ( del manifatturiero e delle costruzioni). Al lordo delle attività dell energia e minerarie, il manifatturiero rappresenta il cuore dell imprenditorialità provinciale, tanto da inglobare il 13,3% del totale delle nostre imprese, mentre sia il Veneto (12,9%) che, soprattutto, l Italia (10,6%) vantano percentuali più basse. La lunga crisi economica ha comportato un ridimensionamento numerico per molti settori, a cominciare da quello più importante e conosciuto all estero, l occhialeria. Da oltre un decennio le imprese meno competitive del comparto, che non hanno sviluppato produzioni di nicchia, sono state costrette ad uscire dal mercato. In questo periodo è entrato in crisi il modello produttivo dell occhiale basato sul contoterzismo, che ha sofferto in particolare dell affermazione sui mercati internazionali della Cina, favorita soprattutto dal bassissimo costo del lavoro che caratterizza le sue fabbriche. La Cina ha influenzato la politica di approvvigionamento e di internazionalizzazione dei gruppi industriali. Vittime del mercato globale, le circa 750 sedi bellunesi legate all occhiale attive nel 2000 sono scese a fine 2011 a quota 361. La crisi ha accelerato il riposizionamento delle imprese bellunesi: quelle meno strutturate chiudono, ma il settore continua a mantenere la leadership mondiale, senza risentirne in termini complessivi sia nel fatturato che nell export. Quasi per intero il territorio provinciale è interessato dal Distretto Veneto dell Occhialeria, che insiste soprattutto in Cadore (zona a maggiore densità imprenditoriale), in Agordino, nel Longaronese, nell Alpago e nel Feltrino, ma negli ultimi anni conta presenze significative anche nelle province di Treviso, Padova e Venezia e in alcuni comuni adiacenti in Friuli Venezia Giulia. Al suo interno le aziende industriali leader, che fanno da traino alle altre imprese del distretto, sono 5, quelle industriali mediopiccole 91, mentre le imprese artigiane toccano quota 265. Gli occupati a fine 2011 erano , in calo rispetto al momento di massimo fulgore, nel 2007, quando raggiunsero le unità 4. Mentre è in corso, a livello regionale, una discussione sul futuro dei distretti che da un punto di vista normativo potrebbero essere sostituiti da aggregazioni diverse come le reti d impresa va ricordato che la provincia fa parte del Distretto veneto del condizionamento e della refrigerazione industriale, che abbraccia anche le province di Padova, Rovigo, Vicenza. Al suo interno Belluno che conta 7 aziende assume il ruolo di polo della componentistica avanzata con la presenza di aziende leader a livello mondiale. Ha base esclusivamente provinciale, infine, il Distretto delle energie rinnovabili. Oltre all energia idroelettrica, sono fonti rinnovabili le biomasse (il legno e le sue forme, la paglia e i residui agricoli, vegetali e fanghi essiccati provenienti dalla depurazione delle acque), l energia eolica e quella solare fotovoltaica. Per l abbondanza dei 3 L unità locale è l impianto situato in un dato luogo e variamente denominato (stabilimento, laboratorio, negozio, ristorante, albergo, bar, ufficio, studio professionale) in cui viene effettuata la produzione o la distribuzione di beni o la prestazione di servizi); l unità locale principale è la sede di impresa. Un impresa può avere in provincia solo la sede, una (o più) unità locali (e avere la sede fuori provincia), o entrambe. 4 Stime di Confindustria Dolomiti Belluno SIPAO. 8

9 corsi d acqua, ma anche per i boschi, il sole e, in maniera più ridotta, il vento, la provincia è ricca di risorse energetiche. Il loro uso può diventare attività economica, in linea con i principi dello sviluppo sostenibile e nel rispetto delle azioni programmatorie degli enti cui spetta il governo dell acqua e del territorio, all insegna del risparmio energetico, della tutela dell ambiente e della riduzione dell inquinamento. Il Patto di sviluppo del distretto delle energie rinnovabili è stato sottoscritto da sette enti pubblici e associazioni di categoria e da 104 aziende, che operano nel settore dell energia, occupandosi di produzione e commercializzazione della stessa, analisi e studi di settore, progettazioni di impianti e tecnologia, produzione di attrezzature tecnologiche su materie prime e infrastrutture. Ricco di tradizione e nutrito è il novero delle imprese del legno (358 unità attive), che, unitamente al comparto della lavorazione del metallo (361), rappresenta una porzione consistente del manifatturiero provinciale. Al 31 dicembre 2011 l edilizia contava su imprese (il 18% del totale), un peso superiore alla media regionale (16,3%) e nazionale (15,7%). All interno del comparto rientrano anche tutte le attività di installazioni di impianti per l edilizia, per cui vi è un incidenza altissima di imprese individuali. Questa forma giuridica in provincia assomma unità (che sono il 62,2% delle imprese bellunesi rispetto al 59,4% del Veneto e il 62,5% dell Italia) e di queste il 21% è relativo al settore delle costruzioni (18,6% e 16,6% rispettivamente). Nel 2010, con 405 milioni di euro, l edilizia valeva il 6,9% dell intero Pil provinciale a prezzi correnti, a conferma dell importanza del comparto nell economia provinciale L Artigianato Con 848,5 milioni di euro del 2009, l artigianato contribuiva a circa il 15% del Pil provinciale. Il dato è inferiore a quello del Veneto (16%), ma superiore a quello nazionale (12,8%). Al termine del 2011 le imprese artigiane attive erano 5.481, il 36,0% di tutte le imprese bellunesi, ma nell ambito del manifatturiero si arriva al 75% e tra le costruzioni addirittura all 83%. Il peso delle imprese artigiane a Belluno è più elevato rispetto alle altre province della regione (31% la media regionale) e nei confronti della media nazionale (27,5%). Storicamente l artigianato si è imposto nel Bellunese sia a causa della conformazione montuosa del suo territorio, che non rende agevole l insediamento di unità produttive di grandi dimensioni, sia perché è in grado di soddisfare la domanda interna di una collettività poco numerosa e sparsa su un ampia superficie. In valore assoluto, il settore di gran lunga più consistente all interno dell artigianato bellunese è quello delle costruzioni (2.274 unità); le 323 imprese del legno rappresentano invece il 90% circa dell intero comparto provinciale. Ci sono, quindi, 290 autotrasportatori e 269 imprese attive nella fabbricazione di prodotti in metallo. Le imprese dell occhialeria sono 186, così suddivise: 12 attive nella galvanica, 26 nella fabbricazione di elementi ottici, 148 per la realizzazione di montature per occhiali. Gli alimentaristi, per lo più panettieri, toccano le 113 unità, 96 imprese fabbricano mobili e 304 operano nel commercio e riparazioni, mentre tutte le altre componenti hanno una consistenza numerica inferiore. 1.3 Il Settore Terziario Con oltre 8mila imprese in attività, che nel 2011 hanno dato lavoro a 46mila occupati (il 49,7% del totale), il Terziario si conferma il settore economico di maggior peso all interno della provincia. Tuttavia, pur producendo nel 2010 un reddito pari milioni di euro (il 59% del totale provinciale), la terziarizzazione economica bellunese avanza più lentamente rispetto al Veneto. All interno del terziario il commercio (incluse le attività di riparazioni) è il comparto più numeroso: conta unità, l 8,5% delle quali sono artigiane, e vale il 23,6% del totale delle imprese bellunesi. Si contano diversi punti vendita della grande distribuzione e una miriade di piccoli negozi, ubicati per lo più nelle frazioni e nei comuni di montagna. Secondo i dati del Ministero delle Attività produttive in provincia a fine 2011 si contavano 4 ipermercati (punti di vendita al dettaglio, alimentare e non alimentare, con superficie maggiore di metri quadrati), 61 tra supermercati (superficie fino a 250 metri quadri a prevalenza alimentare) e 9

10 grandi magazzini (superficie superiore a 400 mq a prevalenza non alimentare), 20 minimercati (alimentari fino a 250 mq), e 5 grandi superfici specializzate (del settore non alimentare con superficie non inferiore ai mq). Le performances dell intero comparto sono fortemente condizionate dalla grande distribuzione, a svantaggio dei negozi, soprattutto di quelli sprovvisti di una particolare specializzazione. La chiusura delle piccole unità rappresenta un trend costante negli ultimi anni ed è la conseguenza sia delle difficoltà nel mantenere vive le attività economiche nei centri montani scarsamente abitati (anche se, proprio per questo, svolgono un ruolo sociale fondamentale), sia per le scelte di spesa più oculate dei consumatori, il potere d acquisto dei quali si è costantemente ridotto. Un ruolo di indiscutibile importanza è svolto in ambito provinciale dal comparto del turismo. Le attività dei servizi di alloggio e ristorazione sono 1.809, valgono l 11,9% del totale delle imprese bellunesi, una percentuale decisamente più elevata rispetto a quelle del Veneto (6,2) e del Paese (6,6%), che si spiega però più con la capillare presenza di bar sul territorio conteggiati in questa categoria (in tutto 825, pari al 45,6% delle imprese di questo comparto) piuttosto che con la vocazione alla ricettività turistica dell economia bellunese. L Amministrazione Provinciale ha censito al nei 69 comuni bellunesi esercizi ricettivi, che dispongono di camere, letti e bagni. Le strutture alberghiere assommano a 415 e vantano camere con posti letto e bagni. Gli esercizi di lusso a 5 stelle sono solo 3 per 650 letti, quelli a 4 stelle 35 per letti, mentre la maggior parte degli alberghi (209) vanta 3 stelle e dispone di letti. Infine, gli alberghi a 2 stelle sono 99 e quelli a una stella 54. La parte del leone della ricettività provinciale spetta all'extralberghiero, che dispone di esercizi, a loro volta comprensivi di camere con letti e bagni. Nel settore gli esercizi di affittacamere risultano con letti, 26 sono i campeggi e i villaggi turistici con letti, mentre gli agriturismi (47) offrono appena 450 letti. Le altre strutture (comprensive dei rifugi) sono infine e di letti ne hanno , mentre poco si sa sulle seconde case e sull indotto economico da esse generato; complessivamente, la qualità dell offerta turistica non appare all altezza di quella proposta dalle regioni contermini. In provincia trovano ospitalità ogni anno oltre 838mila persone che trascorrono 4,2 milioni di notti (dati del 2011); la durata media del soggiorno si va progressivamente riducendo (dalle 7,4 giornate del 2000 si è passati alle 5,5 attuali), anche in conseguenza della perdita di atrattività della vacanza in montagna rispetto in particolare all ambiente marino e alle località esotiche. La maggior parte dei flussi turistici proviene dall Italia (il 69% degli arrivi e il 77% delle presenze 5 ) ed anche se gli stranieri negli ultimi anni sono in sensibile aumento, restano pur sempre una componente fortemente minoritaria, non in grado di imprimere nuovi impulsi al comparto. Per quanto concerne la tipologia di esercizi, negli alberghi confluiscono il 69,5% degli arrivi e il 47,3% delle presenze. La gran parte dei turisti si riversa nel territorio dolomitico, più strutturato, anche se non risulta privo di punti di criticità, dovuti soprattutto alla mancata o scarsa modernizzazione della proposta turistica. Mediamente, la vacanza in albergo dura 3,9 giorni, in una struttura extralberghiera quasi il doppio (7 giorni). Mentre un turista italiano si ferma 3,9 giorni negli alberghi e 8,2 negli esercizi extralberghieri), gli stranieri (che sono soprattutto tedeschi) ne trascorrono 3,6 negli alberghi e 3,9 nelle altre strutture ricettive. La distribuzione degli arrivi e delle presenze non è omogenea nell arco dell anno né in tutto il territorio: le aree più frequentate sono quelle con i comprensori sciistici e le vette più rinomate a nord della provincia (ex Apt n. 1), mentre la parte meridionale risulta più svantaggiata (ex Apt n. 2), sebbene comprenda il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. E storia piuttosto recente la nascita di nuove iniziative che coniugano le peculiarità dell ambiente con quelle alimentari, valorizzando a pieno le sinergie che si creano tra comparti economici (agricoltura, turismo e commercio). La provincia è caratterizzata dal Distretto turistico delle Dolomiti Bellunesi, il cui Patto di sviluppo raccoglie 21 soggetti tra enti pubblici e associazioni di categoria e 145 aziende private con circa addetti, allo scopo di 5 Gli arrivi sono il numero di ospiti che si fermano almeno una notte, le presenze conteggiano il totale delle giornate da loro trascorse in provincia. 10

11 conoscere ed indirizzare in un azione comune sul territorio la pluralità di soggetti istituzionali che effettuano attività programmatorie e promozionali per la valorizzazione del comparto, e quelli privati che svolgono attività d impresa nel settore, promuovono e commercializzano il prodotto turistico. Fanno parte del Terziario non tradizionale tutte le attività dei servizi all impresa e alla persona. Sono le imprese dei servizi di informazione e comunicazione, delle attività finanziarie e assicurative, delle attività immobiliari, delle attività professionali, scientifiche e tecniche, del noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese, settori di recente espansione, il cui sviluppo va di pari passo con l evoluzione e la diffusione delle tecnologie moderne, ma rispetto al Veneto e all Italia, la loro presenza è meno marcata (11,8% in provincia, 15,8% nel Veneto e il 14,8% in Italia). Tra le 647 imprese delle altre attività di servizi, il 90% sono artigiane: si tratta per lo più di attività delle parrucchiere ed estetiste, ad appannaggio soprattutto delle imprese femminili. 2. Il tessuto imprenditoriale locale Nonostante uno sviluppo tumultuoso negli Anni Sessanta, connesso alla legislazione post Vajont, l imprenditorialità è rimasta un fenomeno meno diffuso a Belluno rispetto al Veneto e all'italia: a fine 2011 si contavano, infatti, 71,4 imprese ogni abitanti, contro una media regionale di 92 e una nazionale pari a 86,7. Dal 2009 tali rapporti sono leggermente calati in provincia come in Veneto e in Italia (rispettivamente 73, 95,2 e 73,8), in regione e nell intero Paese per il decremento delle imprese contemporaneo all aumento della popolazione, mentre la provincia risente di un calo delle imprese più che proporzionale a quello della popolazione. Il tessuto imprenditoriale della provincia appare, quindi, meno dinamico di quello veneto e italiano, basti pensare che da noi nel 2011 sono nate 5,4 imprese ogni 100 registrate presso il Registro a inizio periodo. Questo tasso si posiziona ampiamente al di sotto sia del dato regionale (6,0%) che nazionale (6,4), mentre l'incidenza della mortalità di imprese risulta allineata con la media della regione (6,3%) e inferiore a quella del Paese (6,4%). Di conseguenza, il tasso di crescita (che misura la differenza tra quello di natalità e quello di mortalità) in provincia appare ampiamente negativo (0,8%) rispetto al contesto regionale (0,2%), a sua volta in ritardo in raffronto con il trend nazionale stabile. Non tutte le nuove iscrizioni corrispondono a nuove imprese, dal momento che in parte danno vita a fenomeni di trasformazione, scorporo, separazione o filiazione d impresa. Su 955 iscrizioni del 2010, solo il 50,7% sono state vere e proprie nuove imprese, ma tra le attività manifatturiere (46,3%), le attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (39,6%), le attività immobiliari (30,4%), il trasporto e magazzinaggio (26,7%) i valori sono al di sotto della media provinciale; al di sopra stanno, invece, le costruzioni (52,1%), il commercio (56,7%), le altre attività di servizi (58,5%), mentre per le attività finanziarie e assicurative siamo sul 50%. La provincia conserva, per contro, un indice di attrazione insediativa più marcato: per 100 imprese con sede in provincia vi sono oltre 126 unità locali (che hanno anche sede fuori provincia), rispetto alle 120,9 del Veneto e alle 119,9 dell Italia. Se da un lato ha effetti positivi sull occupazione, questo fenomeno diventa un punto critico nei casi in cui un impresa tiene la testa (e quindi la parte più qualificata della sua dotazione professionale) fuori provincia. Negli ultimi anni le società di capitali hanno registrato una diffusione più rapida in seno al tessuto imprenditoriale bellunese, in parte favorita dall estensione alle imprese artigiane della possibilità di istituirsi in società a responsabilità limitata. Tuttavia il peso delle società di capitali, pari, a fine 2011, al 12,1% del totale delle imprese della provincia, risulta ampiamente inferiore al 18,2% del Veneto e al 18,1% dell Italia. Risultano per contro percentualmente più numerose le forme giuridiche meno complesse, tanto le imprese individuali (62,2% rispetto al 59,3% del Veneto), quanto le società di persone (23,3%), nettamente più diffuse che in Veneto (21%) e nel riscontro nazionale (17,6%). È interessante tuttavia notare come sia nel manifatturiero (24,6) come nel turismo (7,2), la percentuale provinciale di società di capitali sia più elevata che in Veneto (rispettivamente al 22,9 e al 3,8) e nel Paese (17,3 e 5,1). 11

12 2.1 Le imprese femminili, giovanili e straniere A fine 2011 le imprese femminili 6 assommavano a 3.385, il 22,3% del totale provinciale; tale percentuale è appena superiore a quella del Veneto, pari a 22,1%, ma si colloca nettamente al di sotto del riscontro nazionale (24,2%). Per numerosità prevale il settore commerciale con 993 unità, il 29% di tutte le imprese femminili, il 27,7% dell intero comparto. Seguono le 658 unità degli alberghi e ristoranti e le 495 dell agricoltura. Questi primi tre gruppi concentrano complessivamente il 63,4% dell imprenditoria femminile bellunese e in ciascuno di essi la percentuale delle donne sopravanza il riscontro regionale. La voce con il peso di donne più elevato è, con il 49,4%, quella relativa agli Altri settori, nel quale vengono conteggiate anche le attività legate alla cura del corpo svolte da parrucchiere, estetiste, saloni di bellezza e simili; dopo i servizi alle imprese (336) e il manifatturiero (266 unità), le attività residue restano di poco conto. Quanto alle imprese giovanili, con unità esse costituiscono il 9,7% delle imprese bellunesi, una percentuale leggermente più elevata di quella veneta (9,6%) ma considerevolmente inferiore a quella nazionale (11,9%). Anche in questo caso le più numerose appartengono al settore del commercio (340 aziende pari al 10% di tutte le imprese giovanili e al 9,5% di quelle del comparto), ma quasi altrettante sono quelle delle costruzioni (9,7% e 11,9% di quelle del comparto) ed un 6,5% quelle dell'agricoltura, l'unico settore nel quale la presenza dei giovani appare in provincia più marcata che in Veneto (11,1% rispetto a 4,4%). Infine, va fatto un accenno agli imprenditori stranieri, intendono con essi coloro che sono nati fuori dall'italia e quindi comprende anche i figli degli emigranti bellunesi nati all estero. Il fenomeno, annoverando imprese pari al 7,5% del totale, è meno pregnante che in Veneto (8,1%) e in Italia (7,9%). Le più numerose sono quelle del commercio (368 unità pari al 10,9% di tutte le imprese straniere e al 10,3% di quelle del comparto, ma assai considerevole è l'apporto nelle costruzioni, con il 9% delle imprese giovanili e l'11,2% di quelle del comparto; infine 109 unità appartengono al ramo manifatturiero (3,2% del totale e 5,4% di quelle del comparto). Agricoltura, commercio, assicurazioni e credito, servizi alle imprese e altri settori sono comparti nei quali l'incidenza di giovani imprenditori per settore in provincia è superiore della media regionale. 3. L apertura ai mercati L economia provinciale è caratterizzata da una forte vocazione all interscambio commerciale, che dipende in massima parte dall elevato grado di affermazione dei prodotti dell occhialeria sui mercati internazionali. L esame di alcuni indici di competitività mette a fuoco un immagine delle imprese bellunesi all insegna della solidità e dell apertura ai mercati esteri. Nel 2011 il grado di copertura delle importazioni, che misura la dipendenza di Belluno dal mercato straniero 7, valeva 287,5: tale dato evidenzia come il flusso locale dell export sia quasi tre volte maggiore di quello dell import, molto migliore, dunque, rispetto al 123,5 del Veneto, mentre l indice nazionale (pari a 93,6) conferma il rapporto deficitario che il nostro Paese, a corto di materie prime, intrattiene negli scambi commerciali internazionali. Nel 2010, in merito alla propensione all export 8, la percentuale di Pil prodotta dalle esportazioni che misura il grado di apertura del sistema produttivo bellunese verso il resto del mondo era pari a 41,5, superando sensibilmente il riscontro del Veneto (34,5), e, ancor di più, quello nazionale (24,2). Il valore totale delle merci vendute all estero nel 2011 dalle imprese bellunesi sfiora i milioni di euro, pari al 5,4% di tutte le esportazioni del Veneto; le importazioni (938 milioni di euro) sono il 2,3% del totale regionale. La quasi totalità delle merci sia in uscita che in entrata sono prodotti del comparto manifatturiero, di cui l occhialeria è la voce di gran lunga più significativa: nel 2011 questo settore, così vitale per l'economia 6 Un impresa si dice femminile se la partecipazione delle donne supera il 50%, mediando la composizione di quote di partecipazione e cariche attribuite; la stessa definizione si applica per le imprese giovanili e straniere (non nate in Italia). 7 È il rapporto percentuale tra le esportazioni e le importazioni. 8 E il rapporto tra le esportazioni e il Pil. 12

13 bellunese, ha coperto da solo poco meno del 50% delle importazioni e circa il 64% delle esportazioni della provincia. Non è certo positivo il fatto che solo il 24% del nostro export sia costituito da prodotti specializzati ed hig tech, cioè di prodotti ad alto contenuto tecnologico (e per ciò più difficilmente imitabili), mentre il 76% riguarda prodotti standardizzati e standard. Questo denota in qualche modo una limitata capacità a rinnovarsi e a investire in tecnologia e innovazione. Il fatto che la maggior parte dell'export riguarda prodotti tradizionali e standard, più facilmente aggredibili dai Paesi concorrenti) espone inevitabilmente l'economia provinciale più di altra a shocks esterni che, in quanto tali, risultano difficilmente governabili. La percentuale di prodotti hig tech tende inoltre a decrescere (erano il 25,8% delle esportazioni nel 2010), fatto che induce a ritenere che l'indiscutibile capacità delle imprese bellunesi ad esportare sia per molte collegate a elementi congiunturali e di natura esterna piuttosto che ad una pianificazione strategica ad hoc. In tempi recenti, la repentina caduta dell'export in fase di crisi e la veloce ripresa in fase di ripresa, sembrerebbero confermare questo fatto. 4. Il mercato del lavoro Secondo le stime dell Istat, nel 2011 gli occupati hanno raggiunto in provincia le 93,4 migliaia unità, così suddivise per sesso: 41,8 di femmine e 51,6 di maschi. 75mila occupati sono lavoratori dipendenti, gli altri sono indipendenti. Un migliaio appartiene al settore agricolo, mentre hanno toccato quota 46mila gli occupati dell industria, a loro volta divisi tra 40mila dipendenti e 6mila indipendenti. L industria in senso stretto ha fatto leva su 38mila occupati, l edilizia su 8mila. Quello dei servizi è risultato il comparto con il maggior numero di occupati (46mila), 35mila dei quali dipendenti. Prima della lunga crisi economica tuttora in corso, i bellunesi, dati alla mano, sembravano non avere alcuna difficoltà nel trovare un attività lavorativa: nel 2006, ad esempio, il tasso di disoccupazione 9 provinciale (2,3%) risultava il più basso d'italia, il tasso di occupazione 10 maschile superava il 70% e quello femminile il 60%, obiettivi che gli accordi internazionali di Lisbona avevano fissato come target da raggiungere nel Il mercato del lavoro bellunese si rafforzò nel 2007, quando i tassi di occupazione femminile e maschile raggiunsero i loro valori massimi (60,9% e 74,6%), ma già dal 2008 quella femminile si discostava dal target di Lisbona per riavvicinarvisi solo nel Anche nel 2011 i il mercato del lavoro provinciale ha manifestato numeri migliori al confronto con la media regionale e nazionale: pur essendo salito al 4,6%, il tasso di disoccupazione ha visto infatti Belluno piazzarsi seconda nel Veneto e nona in Italia. Più nel dettaglio, il tasso di disoccupazione femminile (5,4%) ci ha collocati al dodicesimo posto nazionale (9,6) e al secondo in regione (6,4), mentre quello maschile (3,8) ci è valso la 16 posizione tra le province italiane e la seconda nel Veneto. Anche il dato provinciale relativo alla disoccupazione giovanile (1524 anni), fissata a quota 11,4 dall'istituto Tagliacarne, ci ha visto in posizione migliore sia nei confronti del Veneto (19,1) che dell'italia (27,8). Nonostante questo quadro che continua negli anni a collocarci in posizioni decisamente migliori del contesto generale, nella nostra provincia la crisi ha inasprito le criticità, portando ad un aumento, nel 2011, delle persone in cerca di occupazione, tra i maschi (da 2 a 2,1 migliaia) come tra le femmine (da 2,3 a 2,4), assecondando una tendenza che accomuna Belluno all'italia ma non al Veneto. Secondo i calcoli di Veneto Lavoro sulla base dei dati delle Amministrazioni provinciali, nel 2011 i saldi tra avviamenti e cessazioni 11 sono stati negativi (nel primo e terzo trimestre), come conseguenza delle difficoltà in cui è incorsa tutta l economia provinciale e in particolare l industria. L aumento dei disoccupati non riguarda soltanto la Vabelluna, tradizionalmente votata al manifatturiero, ma anche le aree settentrionali, dedite in prevalenza al turismo. 9 Misura il rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le forze di lavoro, a loro volta comprensive delle persone occupate e quelle in cerca di occupazione (disoccupate). 10 Misura il rapporto tra le persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni occupate e la parte di popolazione della stessa fascia d età. 11 Si tratta di contratti e non di teste in quanto una persona può essere avviata e cessata al lavoro più volte in un anno, se intraprende più rapporti di lavoro. 13

14 I dati relativi alla Cassa Integrazione e Guadagni evidenziano un miglioramento rispetto al 2010, poiché il 2011 ha chiuso con il 32,8% in meno, meglio che in veneto (30,1%9 e in Italia (18,8%). Il calo è stato generalizzato ed ha riguardato sia gli interventi ordinari (28,7%), sia straordinari (40,2%) che in deroga ( 33%). E' opportuno ricordare che si tratta di ore d'intervento richieste dall'azienda ed autorizzate dall'inps, mentre quelle effettivamente utilizzate sono normalmente in numero assai inferiore. Quanto a crisi aziendali 12, il fenomeno, ancora contenuto nel 2008 (quando in provincia ne sono state aperte 14 in tutto l anno), ha avuto ampia diffusione nel 2009 con 73 casi, diventati 51 nel 2010 ma scesi a 28 nel Il coinvolgimento (potenziale) è stato di 301 lavoratori, oltre un terzo in meno dell'anno precedente. La causa principalmente addotta è stata la crisi di mercato (17 casi), minore la ristrutturazione aziendale (7) e il fallimento / procedura concorsuale (4 casi). Grafico 2 Belluno, Veneto e Italia. Tasso di occupazione e di disoccupazione Tasso di occupazione anni Tasso di disoccupazione 70,0 68,0 66,0 64,0 62,0 60,0 58,0 56,0 54,0 52,0 50,0 67,1 67,8 66,9 66,9 65,5 65,1 64,7 64,6 65,5 65,8 66,4 64,3 64,6 64,5 64,9 63,3 57,4 58,4 58,7 58,7 57,5 57,5 56,9 56, Belluno Veneto Italia 10,0 8,4 8,0 8,4 7,7 6,8 6,1 6,7 7,8 8,0 5,8 6,0 5,0 4,2 4,2 4,8 4,0 3,3 3,5 4,0 4,4 4,6 4,6 2,0 3,8 2,7 2,3 2,4 2,1 0, Belluno Veneto Italia Fonte: nostra elaborazione su dati Istat Gli inserimenti nelle liste di mobilità avvenuti in corso 2011 testimoniano un leggero aumento dei licenziamenti collettivi (426 rispetto ai 414 dl 2010) ma soprattutto di quelli individuali: nel primo caso la tendenza è comune a tutto il Veneto, nel secondo Belluno si è tristemente distinta su tutte le province eccetto Verona e Rovigo, dove, però, l'intensità del fenomeno è stata più bassa. 5. Il mercato del credito La rete degli istituti di credito è capillare e offre una discreta copertura del territorio provinciale, con 187 sportelli bancari attivi nel 2011, dislocati su dei 69 comuni bellunesi. In rapporto all utenza, si tratta di 88 sportelli ogni 100mila abitanti. Nell'anno di massima diffusione (il 2006), tuttavia, erano in funzione 197 sportelli che interessavano 58 comuni. 12 Una situazione di crisi per un azienda si apre con la formalizzazione di una comunicazione preventiva alle rappresentanze sindacali, all Inps e alla Commissione provinciale del lavoro competente, in cui si spiegano i motivi della difficoltà e il personale coinvolto (numero, collocazione e profilo professionale). Non si tratta ancora di una descrizione precisa degli effetti occupazionali, ma è un segnale significativo di una difficoltà congiunturale. Dopo che la crisi è stata formalizzata, da una generica ricaduta dell occupazione si fa una più puntuale identificazione dei lavoratori interessati e degli strumenti di welfare impiegati e successivamente si passa alla fase di negoziato. La procedura si conclude con un accordo o un mancato accordo tra azienda e parti sociali; nel secondo caso vi è un aggravio di costi per l azienda che intende procedere. 13 Privi di sportelli bancari risultano i seguenti 18 comuni: Castellavazzo, Chies d Alpago, Cibiana di Cadore, Colle S. Lucia, Danta di Cadore, Gosaldo, La Valle Agordina, Ospitale di Cadore, Perarolo di Cadore, Rivamonte Agordino, S. Nicolò di Comelico, S. Tomaso Agordino, Soverzene, Vallada, Vas, Vodo di Cadore, Voltago e Zoppè di Cadore 14

15 Quasi la metà degli sportelli fa capo a banche a diffusione territoriale nazionale, ma vi è una consistente presenza di banche interprovinciali, mentre hanno intensificato la loro presenza quelle dell Alto Adige, che operano nel territorio bellunese da alcuni anni. Sono per contro saliti i servizi home e corporate banking sia per le famiglie (dai 64mila accessi nel 2007 ai 71mila del 2011) che per le imprese (da a 5.751). Tra il 2010 e il 2011, però, sono aumentati quelli per le famiglie, ma diminuiti per le imprese. Sono calati invece a quota i phone banking, sostituiti dal più evoluto sistema di home banking. All aumento della diffusione dei servizi telematici corrisponde un razionamento di operatori fisici sul territorio, testimoniata (oltre che dall abbassamento del rapporto degli sportelli su 100 abitanti) anche dalla contrazione del numero dei dipendenti presso gli stessi, che dagli 896 del 2009 sono diventati 855 a fine L'analisi delle sofferenze utilizzate nette danno prova delle difficoltà intervenute con la crisi: dai 136 milioni del 2009 si è passati ai 195 del 2010 e addirittura a 239 milioni nel 2011; gli affidati sono stati 1,648 nel 2009 a 2,165 nel Nel biennio della crisi gli importi sono cresciuti più che proporzionalmente degli affidati così che la sofferenza media utilizzata è cresciuta da 83mila euro del 2009 a 110 del 2011, pur mantenendosi sia nel 2009 che nel 2011 sempre la più bassa rispetto a tutte le altre province venete. Il rapporto delle sofferenze sugli impieghi (5,52) a fine 2011 era uno dei più bassi del Veneto ed è cresciuta la consistenza dei finanziamenti oltre il breve termine, transitando dai milioni di euro del 2008 ai del Altri aspetti del benessere sociale Secondo i dati Prometeia elaborati dal Sole 24 Ore, nel 2011 Belluno ha registrato un Pil procapite pari a ,45 euro, piazzandosi in 15 posizione della graduatoria nazionale tra le 107 province italiane. Si tratta di un risultato lusinghiero, molto al di sopra del valore medio nazionale, calcolato in ,66 euro. La graduatoria della ricchezza prodotta, guidata da Milano con euro, è chiusa da Crotone a quota euro. Belluno risulta la prima provincia del Veneto, precedendo Vicenza (16 ), Verona (18 ), Venezia (19 ), Padova (22 ), Treviso (26 ) e Rovigo (39 ). Rispetto al 2010, quando terminò 22esima (e alle spalle, in regione, di Verona, Vicenza e Venezia) la provincia di Belluno ha guadagnato 7 posizioni, tuttavia, a testimonianza di come la crisi si sia intensificata, il Pil procapite del 2010 ( euro) risultava decisamente più elevato di quello Nel 2010 il valore del patrimonio delle famiglie bellunesi è stato di milioni di euro (dati Unioncamere Tagliacarne) e nella graduatoria regionale Belluno supera soltanto Rovigo. In tale patrimonio le attività reali (abitazioni e terreni) hanno pesato più di quelle finanziarie (depositi, valori mobiliari e riserve), rispettivamente 65,2% le prime e 34,8% le seconde. La provincia attribuisce grande importanza alla casa: le abitazioni sono la voce prevalente e costituiscono ben il 63% del patrimonio delle famiglie bellunesi, mentre nel Veneto sono un più modesto 58,6%. Secondi sono i valori mobiliari, che da noi hanno un peso più moderato (18,1%) che nel Veneto (19,6%) ma pari a quello dell'italia; seguono le riserve (7,8% a Belluno, 8,9% in Veneto e 8,3% in Italia) ed infine i terreni, che con un modesto 2,3% (3,6% nel Veneto e 2,5% in Italia) hanno un importanza minore di una qualsiasi attività patrimoniale. Ciascuna famiglia possiede un patrimonio medio di euro, un valore nominale che è andato decrescendo dal 2007 al 2010, anche se la variazione percentuale a prezzi correnti segnala, al contrario, una crescita dello 0,2% sul 2009 rispetto al calo dello 0,9% registrato in Veneto (+0,3% in Italia). A testimonianza di un buon livello di qualità della vita, la classifica del Sole 24 ore di fine 2012 ha posizionato Belluno al settimo posto della graduatoria finale, anche se l anno precedente la provincia occupava il terzo posto. Si tratta di un piazzamento di tutto rispetto, che ci colloca ai vertici regionali e che si ripete ormai da anni, replicato da un analogo rapporto redatto dal quotidiano ItaliaOggi. I risultati migliori riguardano soprattutto il tenore di vita (3 posto nazionale), la pagella ecologica (2 ) e indicatori sociali come i furti d auto (1 posto), le estorsioni (2 posto), mentre la provincia zoppica in altri settori, per lo più di tipo economico, come ad esempio gli imprenditori under 30 (ultimi), lo spirito d iniziativa imprenditoriale (105 ), la propensione ad investire (75 ), i prestiti alle imprese, nonché il numero di nati. Vanno però sottolineati gli 15

16 ottimi riscontri per l export (9 ), il tasso di disoccupazione (9 ), l appeal turistico (9 ) e la ricchezza prodotta (15 ). Non meno lusinghiera risulta la performance, prospettata per il 2012 dall indagine di Legambiente Sole 24 Ore, che assegna a Belluno il secondo gradino nella graduatoria nazionale dei capoluoghi con riferimento alla qualità ecologica dell ambiente urbano. 7. La congiuntura e le problematiche attuali Per il 2012 governo e Banca d Italia hanno previsto un consistente calo del Pil (2,4%), mentre nel 2013, secondo le stime dell esecutivo, l economia italiana dovrebbe arretrare dello 0,7%. Per i principali analisti solo nella seconda metà del 2013 è attesa nel nostro Paese l agognata fine della lunga fase recessiva. In conformità al trend nazionale, anche la congiuntura economica della provincia ha subito un progressivo peggioramento a partire dallo scorcio finale del Cominciando dalla demografia delle imprese, nel terzo trimestre 2012 le unità attive sono scese a , 65 in meno rispetto a settembre 2011 (04%). Il commercio ha registrato un calo di 56 posizioni (1,6%), il manifatturiero di 41 ( 2,1%) e l edilizia di 16 (0,6%). L artigianato ha subito una sforbiciata di 64 unità pari a 1,2%, più consistente nell ambito del manifatturiero (38 pari a 2,6%). In positivo hanno chiuso invece le imprese agricole, guadagnando 25 unità (+1,3%). Iniziamo con l agricoltura. Nella zootecnia da latte, lo zoccolo duro del primario bellunese, durante il 2012 gli allevatori hanno ottenuto dal collettore provinciale (la Lattebusche) una discreta remunerazione per il latte conferito, mentre si è confermato in difficoltà il settore della carne. Quella locale risulta infatti più buona e sicura ma più cara della carne importata, cosicché è quest ultima, complice la crisi, ad essere smerciata dai macellai bellunesi. La prolungata siccità ha danneggiato la produzione del fagiolo di Lamon, effettuata in un area male irrigata, e risultata molto inferiore alla media, mentre le gelate primaverili hanno rovinato il raccolto delle mele, scarso per quantità ma ottimo per qualità. Nonostante il carogasolio, il florovivaismo ha tenuto, pur in assenza di collaborazione tra le imprese per abbattere i costi. Diversi giovani scelgono il biologico e le coltivazioni alternative, un settore di nicchia che spesso, però, non va oltre la produzione per l autoconsumo. In barba alle difficoltà climatiche, la produzione del mais, la coltura provinciale più diffusa, è andata invece benissimo, pur in un contesto regionale ovunque deficitario. Lo crisi dell industria manifatturiera nazionale sta forse sortendo, come già nel passato, effetti amplificati nel Bellunese, dove l indice della produzione industriale ha chiuso a settembre 2012 con un calo del 7,5% sullo stesso periodo del Già da dodici mesi tale indicatore risultava negativo, ma è nel terzo trimestre 2012 che la situazione è precipitata registrando il risultato peggiore tra le sette province del Veneto (4,9% la media regionale). Anche tutti gli altri indicatori congiunturali hanno registrato diminuzioni considerevoli: 9,7% per il fatturato, 7,6% per gli ordini interni e 15,6% per quelli dall estero, con ripercussioni negative anche sull occupazione (2%), tutti ampiamente inferiori alla media regionale e in netto peggioramento sulle rilevazioni della prima parte dell anno. Grafico 3 Belluno e Veneto: variazione tendenziale della produzione nelle imprese manifatturiere con due e più addetti (IIV trim. 06, III trim. 07) 16

17 T 08 2T 08 3T 08 4T 08 1T 09 2T 09 3T 09 4T 09 1T 10 2T 10 3T 10 4T 10 1T 11 2T 11 3T 11 4T 11 1T 12 2T 12 3T 12 Belluno 6,7 0,3 4,0 11, 29, 23, 13, 5,9 29,0 12,9 15,9 13,8 6,5 10,3 4,6 5,7 0,2 4,4 7,5 Veneto 0,4 0,8 3,6 8,2 16, 19, 15, 8,1 5,3 8,6 5,5 5,7 4,6 3,9 2,0 1,4 3,6 5,3 4,9 Fonte: nostra elaborazione su dati Uniocamere del Veneto VenetoCongiuntura Soltanto il comparto dell occhialeria (e limitatamente alle imprese con 10 e più addetti) ha chiuso il terzo trimestre in crescita, mettendo in mostra incrementi nella produzione, nel fatturato, negli ordini interni e nell occupazione, ma palesando altresì una perdita pesante negli ordini dall estero. Tessile, abbigliamento e calzature, macchine utensili, elettriche ed elettroniche e altre industrie manifatturiere hanno registrato invece cali marcati. Le attuali difficoltà congiunturali sembrano destinate a perpetuarsi anche nel corso dell ultimo scorcio del 2012: infatti, i saldi percentuali tra quanti prevedono aumenti nel quarto trimestre e coloro che si attendono delle perdite sono fortemente negativi per produzione, fatturato, ordinativi interni ed esteri nonché occupazione, anche se con una lieve attenuazione rispetto alla rilevazione precedente. Tale dinamica è dovuta all effetto congiunto di una percentuale più contenuta di attese al ribasso e di un aumento delle previsioni di crescita e delle indicazioni di stazionarietà per tutti gli indicatori, secondo una tendenza che accomuna le imprese sotto e sopra i 10 addetti. La conclamata crisi dell edilizia, un comparto in stand by da anni, risulta ormai preoccupante: secondo il sindacato di categoria, basti pensare che in 5 anni gli occupati nel settore sono scesi del 26% e a fine 2012 sono stati censiti 1200 addetti in meno rispetto al Il mercato immobiliare appare fermo, nonostante il crollo del prezzo del mattone, sceso nel primo semestre 2012 in provincia del 4,7%, due punti in più della media veneta (2,7%) 14. Dopo una lunga fase ascendente iniziata nel 2000 e culminata nel 2003, favorita da tassi di interesse sui mutui scesi ai minimi storici, il comparto delle costruzioni sta vivendo un periodo di forte difficoltà tanto nell edilizia privata, quanto in quella pubblica, nella quale la provincia sconta anche l esclusione dalla programmazione di opere strategiche. Nel settore dell artigianato gli effetti della crisi, che ormai sembra aver assunto un carattere strutturale, sono tuttavia rimasti sotto controllo. La situazione generale può definirsi a macchie. I servizi (alla persona e alle imprese) si confermano il settore più solido, mentre nell edilizia i problemi riguardano soprattutto le imprese maggiori legate all immobiliare. Vanno meglio le aziende più piccole, attive nella manutenzione, ristrutturazione e riparazione degli immobili. Il settore legno soffre per la concorrenza spietata dell Austria e dell Est Europa e nel manifatturiero si è intensificata l azione di ricollocazione sul mercato delle aziende, che, per restare competitive, sono costrette ad adottare scelte di nicchia e di specializzazione. A giugno 2012 il volume d affari dell artigianato bellunese è rimasto costante (+0,1%) sul 2011, mentre l occupazione ha visto 14 Il Gazzettino i Belluno del

18 a metà dell anno un calo del 2,7%. In particolare, le costruzioni hanno perduto il 5,2% di occupati, il manifatturiero il 2,1% e i servizi l 1,4%. Secondo l associazione di categoria è possibile che alcune imprese abbiano licenziato personale entro fine del dicembre scorso per non incorrere nelle nuove condizioni imposte dalla recente Riforma del lavoro, anche alla luce delle non ancora chiare modalità di accesso alle forme di ammortizzatori sociali per il 2013 e degli interventi dell Ente bilaterale 15. La domanda di beni e servizi da parte delle famiglie bellunesi non può non risentire della grave e persistente crisi economica che suggerisce ai consumatori di acquistare beni e alimenti meno cari, privilegiando gli esercizi più competitivi sul fronte dei prezzi, in primis la grande distribuzione e i discount. Questa tendenza ha generato ricadute negative per la sopravvivenza di alcuni negozi, specie quelli di montagna, piccoli e non specializzati: Confcommercio ha manifestato in più riprese forti preoccupazioni per la sorte del comparto, che in poco meno di tre anni la provincia ha perduto 350 esercizi commerciali, 204 dei quali riguardavano le vendite al dettaglio. E la vita media di un esercizio commerciale montano appare estremamente breve, variando dai tre ai diciotto mesi 16. Ecco che il commercio non è riuscito a scrollarsi di dosso la pesante eredità accumulata negli anni precedenti, anzi la crisi dei consumi si è accentuata e in Veneto dal primo trimestre 2011 la variazione percentuale tendenziale del fatturato risulta negativa. In provincia le cose sembravano essere andate meno peggio, ma il ripiegamento registrato a settembre sentenzia inequivocabilmente il cattivo stato di salute del comparto, con un 9,9% di fatturato rispetto al terzo trimestre 2011 in provincia ( 5,1% in Veneto). Fino a giugno il comparto alimentare così come quello della grande distribuzione in provincia avevano dimostrato di tenere (con variazioni di fatturato positive) anche in rapporto al Veneto (variazioni negative), ma a settembre hanno chiuso rispettivamente a 5% e 6,4%. Il comparto non alimentare e la piccola/media distribuzione già in affanno nella prima parte dell anno hanno anch essi subito un peggioramento, scendendo addirittura 10,9% e 11,4%. Ma anche le prospettive per la fine dell anno non erano positive: basti pensare che nel settore alimentare ben il 66,3% degli intervistati ha dichiarato di attendersi un calo di fatturato e solo il 13,5% prefigurava invece un aumento degli utili, con un saldo tra ottimisti e pessimisti ampiamente sconfortante ( 52,8%). Un andamento simile si è palesato per le attese della grande distribuzione (36,2%), mentre probabilmente in vista del Natale si rivelavano meno pessimiste, ma pur sempre in rosso, quelle degli imprenditori del no food e della piccola/media distribuzione. Per quanto riguarda il turismo bellunese, i dati relativi ai primi nove mesi del 2012 mettono in luce un calo delle presenze, scese da a unità (2,9%), mentre il totale degli arrivi, pari a unità, è rimasto sostanzialmente immutato. Sempre nello stesso periodo, nel Veneto è andata un po meglio, con le presenze registrate a 2,7% e gli arrivi in positivo (+1,7). A Belluno la diminuzione ha interessato gli ospiti italiani, più danneggiati dalla recessione, sia nelle presenze ( 4,6%), che negli arrivi ( 1,9%). Al contrario, la componente straniera è risultata in crescita (+3,8% negli arrivi e +3,1% nelle presenze), ma si tratta di una parte minoritaria del turismo provinciale (33% degli arrivi e 24% delle presenze) sulla quale sarebbe opportuno investire maggiormente. Le presenze si sono ridotte tanto nelle strutture alberghiere (3,0%) quanto in quelle complementari (2,9%), mentre gli arrivi risultano in crescita negli esercizi extralberghieri (+1,7%) e in calo nel comparto alberghiero (1,2%). Con riferimento ai soli mesi estivi (da giugno a settembre) il consuntivo appare migliore perché, accanto ad una flessione delle presenze (1,7%, sintesi di 3% negli alberghi e 2,9% nelle strutture complementari) spicca un incremento degli arrivi pari al 3,1%, che ha coinvolto sia gli esercizi alberghieri (+2,6%) che quelli extralberghieri (+3,6%) Per quanto riguarda invece la stagione invernale, gli ultimi riscontri in provincia lasciano ben sperare in una buona chiusura dell anno e parlano, per la montagna bellunese, di un innevamento diffuso e di un Natale all insegna del tutto esaurito nelle principali località sciistiche. La persistenza della crisi economica non ha tuttavia scalfito in provincia il buon andamento del commercio estero. Nei primi nove mesi del 2012 si è verificato un incremento consistente (+6,1% secondo dati provvisori) delle esportazioni, salite da e milioni di euro: si tratta del riscontro forse più confortante proveniente dal territorio bellunese in una congiuntura tanto difficile. In termini percentuali Belluno ha fatto decisamente meglio sia del Veneto (+1,5) che dell Italia (+3,5%). Le importazioni sono invece diminuite da 712 a Dati e informazioni forniti dall Osservatorio UAPI. 16 Corriere delle Alpi del 14 settembre

19 milioni di euro (17,7%), con una percentuale decisamente più alta rispetto al dato nazionale (6,0) e a quello della regione (9,1%). Colpisce in particolare il buon risultato dell occhialeria, un attività produttiva da sempre orientata alla competizione sui mercati esteri, che ha visto fino a settembre 2012 crescere il proprio export del 12,9%. Gli occhiali rappresentano il 68,7% del valore totale delle merci bellunesi esportate, una percentuale in crescita rispetto a quella dei primi tre trimestri del 2011, pari al 64,5%. Le importazioni dell occhialeria che da sola vale il 44,2% del totale dell import provinciale sono diminuite invece del 22,4%. Lo scenario dei principali Paesi di destinazione dei nostri prodotti nei primi tre trimestri del 2012 è rimasto sostanzialmente immutato. Gli Stati Uniti, il partner commerciale storico della provincia, si sono confermati in vetta alla graduatoria ed hanno registrato un incremento del 10,9% sui primi 9 mesi del Verso gli Usa si è indirizzato il 18,1% dei prodotti bellunesi. Al secondo posto della classifica, pur con un calo del 3,1% sul 2011, si è confermata la Francia, che ha calamitato il 12,1% del nostro export. Terza è la Germania che ha incrementato le importazioni dalla nostra provincia del l 1,6%, introitando l 8,1% del totale export bellunese, seguita da altri due paesi europei: Spagna (5,7%) e Regno Unito (+8,7%%). Primatista incontrastata tra i Paesi dai quali la provincia importa beni e servizi è la Cina, che da sola vale il 45,4% del totale dell import, sebbene abbia registrato un decremento pari al 15,6% sui nove mesi 2011, seguita a grande distanza dalla Germania (12,7% del totale import con 8,3% di decremento) e dalla Francia (5,4% e +3,1%). Le difficoltà attuali stanno inevitabilmente condizionando il mercato del lavoro: se nel quarto trimestre 2011 il trend delle assunzioni e delle cessazioni sembrava in miglioramento (con una ripresa delle prime e un calo delle seconde ed un saldo conseguentemente positivo), lo scenario è bruscamente peggiorato a inizio Secondo Veneto Lavoro nel primo trimestre ci sono stati avviamenti e cessazioni (saldo a 1.418) e nel terzo si è arrivati a avviamenti e cessazioni (saldo a 1.058), leggermente meno pesante ma ancora grave e preoccupante. Il peggioramento del mercato del lavoro è confermato dal ricorso alla Cig che nei primi 11 mesi del 2012 ha visto autorizzare interventi, il 64% in più di quelli dei primi nove mesi del Nello stesso periodo in Veneto l aumento è stato del 16,1% e in Italia del 23,6% e quindi, in entrambi i casi, assai inferiore. L incremento è stato generalizzato sia alla Cig ordinaria (+99,7%) che alla straordinaria (+20%) è in deroga (+45,4%), facendo comunque peggio sia dell Italia che del Veneto. Anche sul fronte delle crisi aziendali è evidente l intensificarsi delle difficoltà, con 37 aperture di crisi nei primi 11 mesi del 2012 rispetto alle 26 del periodo gennaionovembre 2011 ed un coinvolgimento (potenziale) di 772 lavoratori (rispetto ai 252). Si è trattato di 10 occhialerie, 8 aziende della metalmeccanica, 4 dell edilizia, 4 nei servizi, 2 nel tessile e altri casi unitari in diversi comparti. Infine, un ultimo aspetto riguarda le iscrizioni alle liste di mobilità, diminuite nel caso di licenziamenti collettivi (156 nel periodo gennaioottobre 2012 rispetto ai precedenti 390) ma aumentate (da 612 a 726) nel caso dei licenziamenti individuali, secondo una tendenza che accomuna la provincia al Veneto. c) QUADRO ISTITUZIONALE E NORMATIVO DI RIFERIMENTO L attuale assetto della Camera di Commercio è stato delineato dalla legge 580/93 che ne ha ridefinito competenze ed attribuzioni e le ha riconosciuto nel contempo piena autonomia statutaria, organizzativa e finanziaria. E quindi un istituzione che si governa attraverso il Consiglio all interno del quale sono rappresentante tutte le componenti dell economia locale: le imprese, i consumatori e i lavoratori. Il collegamento con queste realtà è assicurato dalle associazioni di categoria che attualmente sono gli interlocutori diretti dell ente nonché portavoce delle istanze degli attori dell economia. L operatività si ispira al principio di sussidiarietà, inteso come ricerca di soluzioni ottimali, non calate dall alto ma elaborate e gestite in modo responsabile e appropriato coinvolgendo le associazioni di categoria che saranno chiamate ad intervenire con progettualità ed azioni concrete. La Camera è investita di specifiche funzioni attinenti al sistema delle imprese per le quali costituisce l ente di riferimento con funzioni di promozione, supporto, tutela. Inquadrata dalla recente legislazione nella definizione di ente pubblico dotato di autonomia funzionale, rappresenta oggi uno degli strumenti 19

20 fondamentali che consentono al sistema produttivo di elaborare in piena autonomia azioni di politica per le imprese e concorre con gli altri soggetti territoriali, in un ottica di cooperazione ed integrazione allo svolgimento di funzioni di interesse generale per l intero sistema economico. In questo modo la Camera di Commercio assume una veste ibrida di ente pubblico a tutti gli effetti, ma al tempo stesso ponte sulla società reale, luogo in cui le dimensioni del pubblico e del privato si integrano in modo naturale. In tale contesto normativo di carattere generale è peraltro utile tener conto della particolarità della Camera di Commercio di Belluno nell ambito dell evoluzione normativa che si prospetta per il sistema camerale italiano. Già nel D.Lgs. 25 febbraio 2010, n.23, nel confermare l autonomia degli enti camerali, è stato introdotto l obbligo in termini di funzioni associate per le Camere di Commercio di piccole dimensioni (meno di imprese iscritte al Registro delle Imprese), il tutto in un ottica di ottimizzazione delle risorse. E da ricordare che la Camera di Belluno ha ora circa imprese iscritte al Registro e purtroppo l incertezza applicativa della sopra citata norma non ha permesso di fare molto in tal senso anche se non vi è dubbio che il problema si riproporrà quanto prima. Dovere di questa amministrazione sarà quello di salvaguardare l ente camerale collegandolo in particolare alla specificità montana del territorio e perseguendo al tempo stesso ineludibili obiettivi di razionalizzazione degli uffici e ottimizzazione dell impiego delle risorse. Ciò con l indispensabile collaborazione delle altre Camere e più in generale con il sistema camerale. d) IL SISTEMA CAMERALE E I RAPPORTI DI COOPERAZIONE CON LE ISTITUZIONI LOCALI La Camera di Commercio di Belluno, in attuazione della Legge 580/93 articoli 1 e 2, ha nel tempo consolidato e potenziato il suo ruolo di promozione e di gestione dei servizi sul territorio, attraverso accordi e partecipazioni societarie e soprattutto attraverso iniziative gestite direttamente dalla propria struttura. Risorse legate ad iniziative comunitarie cui la Camera di Commercio ha potuto accedere grazie ad una articolata progettualità nonché risorse interne destinate a progetti innovativi per tutti i settori economici provinciali hanno permesso all Ente di instaurate con le imprese un dialogo sempre più costruttivo in termini promozionali e di consolidare al contempo i rapporti con i soggetti, istituzionali e non, che a vario titolo operano sul territorio, diventando così interlocutore di primo livello in merito alle politiche di sviluppo economico provinciale. Particolarmente proficuo in tal senso è stato il lavoro svolto ancor più negli ultimi anni che ha visto la Camera di Belluno interlocutore privilegiato della Regione, in primis, e della Provincia in più di una iniziativa anche di rilevante impegno economico. In quest ottica la Camera di Commercio continuerà nella sua azione propositiva di impulso a sostegno del sistema produttivo locale, attuando interventi coordinati con il territorio nella consapevolezza che soltanto mediante un azione sinergica di tutti i soggetti sia possibile massimizzare i risultati ottenuti. In particolare nei rapporti con gli altri interlocutori verrà posta particolare cura affinchè sindacati ed associazioni siano considerati interlocutori di riferimento. Come più volte confermato, prioritario nel determinare l azione strategica della Camera è il rapporto con le Associazioni di categoria, da riconoscere come prime interlocutrici con cui confrontarsi al fine di cogliere i bisogni delle imprese e organizzare le relative risposte. Tematiche fondamentali per la crescita del sistema quali la valorizzazione del territorio, l innovazione, l internazionalizzazione, verranno affrontate con risorse interne nonché mediante strette collaborazioni con le altre realtà economiche specializzate nei vari settori. La Camera vuole essere in tale contesto il punto di aggregazione di tutti i vari interessi rappresentati in Consiglio camerale, al fine di potersi confrontare, quale voce unica e autorevole del sistema delle imprese, con le altre istituzioni presenti nel territorio provinciale. La Camera di Commercio continuerà inoltre nella sua azione di impulso e sostegno al ruolo di Unioncamere Veneto quale organismo indispensabile per le politiche e le strategie di sistema e di intermediario con la Regione del Veneto. Ugualmente saranno mantenute e consolidate partnership con gli altri Enti territoriali per la gestione delle iniziative economiche a favore del territorio, soprattutto in relazione alla gestione di progetti comunitari. 20

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