BORSE DI FORMAZIONE LAVORO PER ADOLESCENTI E GIOVANI A RISCHIO

Save this PDF as:
 WORD  PNG  TXT  JPG

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "BORSE DI FORMAZIONE LAVORO PER ADOLESCENTI E GIOVANI A RISCHIO"

Transcript

1 EQUAL IPOTESI DI LAVORO BORSE DI FORMAZIONE LAVORO PER ADOLESCENTI E GIOVANI A RISCHIO Valutazione quanti-qualitativa dell implementazione del progetto obiettivo "Inserimento socio-lavorativo con borsa di formazione lavoro di minori e giovani adulti (15-21 anni) a rischio di devianza e criminalità" sul territorio della provincia di Pordenone. Anni Provincia di Pordenone Servizio Programmazione Sociale

2 PIC Equal Ipotesi di lavoro Cod P.S. IT-S2-MDL-293 BORSE DI FORMAZIONE LAVORO PER ADOLESCENTI E GIOVANI A RISCHIO Valutazione quanti-qualitativa dell implementazione del progetto obiettivo "Inserimento socio-lavorativo con borsa di formazione lavoro di minori e giovani adulti (15-21 anni) a rischio di devianza e criminalità" sul territorio della provincia di Pordenone. Anni A cura di: Comunità San Benedetto Istituto don Calabria Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) Ministero della Giustizia Dipartimento della Giustizia Minorile Centro per la Giustizia Minorile per il Veneto e il Friuli Venezia Giulia Provincia di Pordenone Servizio Programmazione Sociale Osservatorio delle Politiche Sociali Comune di Pordenone Cooperativa Sociale Il Piccolo Principe Pordenone, Gennaio

3 Capofila Progetto EQUAL IPOTESI DI LAVORO : Partenariato nazionale: DIPARTIMENTO GIUSTIZIA MINORILE CENTRO PER LA GIUSTIZIA MINORILE per il VENETO e il FRIULI - VENEZIA GIULIA Partenariato locale: Provincia di Pordenone Comune di Pordenone 2

4 Il rapporto di ricerca è il frutto collettivo ed integrato di più autori appartenenti a diverse organizzazioni: Martina Contin (Cooperativa Sociale Il Piccolo Principe) ha effettuato il lavoro di scouting, ha raccolto i dati sulle borse lavoro e realizzato le interviste; ha inoltre contribuito alla stesura dei capitoli 2, 6 e 7; Luciano Innocente (Comune di Pordenone) ha progettato e coordinato l indagine; ha curato la stesura dei capitoli 2, 3, 5, 7 e 8; Andrea Satta (Provincia di Pordenone Servizio Programmazione Sociale) ha raccolto i dati sulle borse lavoro e svolto un ruolo di facilitatore di relazioni istituzionali; ha contributo inoltre alla stesura del capitolo 6; Paolo Tomasin (Provincia di Pordenone Servizio Programmazione Sociale - Osservatorio delle Politiche Sociali) ha effettuato l elaborazione statistica, curato l impostazione finale del documento nonché la stesura dei capitoli 2, 4, 6 e 8. Difficilmente il processo di ricerca sarebbe approdato a qualche tangibile risultato senza il contributo di: Giuliana Colussi (Cooperativa Sociale Il Piccolo Principe) che ha svolto un ruolo di raccordo tra i vari partner locali del progetto EQUAL Ipotesi di lavoro ; Carla Vit (USSM) che ha contribuito all impostazione del disegno di ricerca e a fornire chiavi di lettura ai risultati emersi; Miralda Lisetto (Coordinatrice del SSC dell Ambito Distrettuale 6.5 di Pordenone). Un sincero riconoscimento viene esteso a quanti hanno dato la loro disponibilità fornendo informazioni e sottoponendosi alle interviste: - Margherita Donnarumma (dirigente della Direzione Regionale alle politiche Sociali nel periodo di formulazione del progetto obiettivo); - Daniela Gregori (dirigente USSM - Dipartimento Giustizia Minorile del Ministero di Giustizia); - Raffaella Pianca (funzionario della Provincia di Pordenone Servizio Programmazione Sociale); - Elena Beltrame (assistente sociale della Provincia di Pordenone nel periodo di attuazione del progetto obiettivo); - Francesca Fracassi e Nadia Naibo (assistenti sociali dell Ambito Distrettuale 6.1 di Sacile); - Chiara Bozza e Rita Cappettini (assistenti sociali dell Ambito Distrettuale 6.3 di Azzano Decimo); - Maria Luisa Campagnolo, Maria Grazia Susanna (assistenti sociali dell Ambito Distrettuale 6.2 di San Vito al Tagliamento); - Elisabetta Turani (assistente sociale dell Ambito Distrettuale di Maniago); - Mario Pradella (educatore di OrientaLavoro - Comune di Pordenone); - Donatella Miniutti (assistente sociale dell Ambito Distrettuale di Pordenone); - G. Zanini, C. De Marchi, Marchini, L. Rizzardi, G. Razzi (imprenditori e i responsabili di unità aziendali). La stampa del rapporto è stata realizzata dalla Provincia di Pordenone nel gennaio

5 Indice 1. PRESENTAZIONI SUMMARY REPORT / SINTESI DEL RAPPORTO OBIETTIVI DI RICERCA PROCESSO DI RICERCA EVOLUZIONE NORMATIVA E GENESI DEGLI INTERVENTI UNA VALUTAZIONE QUANTITATIVA DELLE BORSE I dati complessivi Dati I dati delle borse ai minori Dati relativi al periodo Dati al I dati di flusso economico I dati finanziari provenienti dagli Ambiti Distrettuali I dati finanziari provenienti dal Servizio regionale Le aziende coinvolte UNA VALUTAZIONE QUALITATIVA DEGLI INTERVENTI ATTIVATI La voce dei Servizi Sociali La voce delle imprese CONCLUSIONI E INDICAZIONI Un tentativo di sintesi Limiti dell indagine e possibili piste di ricerca future Proposte ALLEGATI Bibliografia ragionata Fonti normative Modelli di convenzione-tipo adottati Elenco aziende ospitanti Strumenti per la raccolta dei dati Scheda dati quantitativi Tracce d intervista

6 1. PRESENTAZIONI Il progetto EQUAL IPOTESI DI LAVORO Il Progetto Equal Ipotesi di lavoro si è rivolto al tema dell occupabilità di minori e giovani (14-25 anni) inseriti nel circuito penale minorile, soggetti che risentono delle condizioni di privazione dovute alla situazione giuridica, che vivono stati di forte esclusione a causa delle carenze socio-famigliari alla base del compimento dei reati, alla condizione di straniero e di clandestinità. Gli elementi di discriminazione hanno riguardato anche la bassa scolarità, l appartenenza a gruppi emarginati e a contesti di illegalità. Gli ambiti di intervento del progetto sono stati: - sperimentazione di percorsi integrati e personalizzati di occupabilità - innovazione e flessibilizzazione dell offerta di orientamento e formazione - promozione di nuovi accordi tra imprese e attori locali che supportino l inserimento occupazionale e l inclusione sociale - promozione di un collegamento stabile tra i sistemi della formazione, del lavoro e del welfare, attraverso il coinvolgimento attivo dei servizi competenti. Il progetto ha coinvolto a livello di sistema l intero territorio nazionale che rappresenta il livello di competenza del Dipartimento per la Giustizia Minorile del Ministero della Giustizia, mentre le sperimentazioni locali si realizzano nei territori di competenza dei Centri per la Giustizia Minorile di: Milano, Venezia, Roma, Catanzaro e Palermo. Nel territorio della provincia di Pordenone il progetto Equal Ipotesi di lavoro ha affrontato tre aspetti specifici: il percorso di orientamento e formazione con esperienze di inserimento lavorativo per i minori e giovani dell area penale; i modelli e metodi di accompagnamento dei minori coinvolti nella fase di inserimento e nella dimensione delle capacità di relazione adeguata nell ambiente aziendale; i raccordi e le sinergie operative tra le varie Istituzioni coinvolte nelle attività. In particolare ha inteso quali strategie da implementare: l avvio di percorsi di orientamento al lavoro per i giovani che abbiano la finalità di sviluppare specifiche competenze basandosi sulle potenzialità reali del giovane; il coinvolgimento delle aziende attraverso azioni di promozione, supporto e confronto; la sperimentazione di attività di accompagnamento dei minori e giovani dell area penale nel mondo del lavoro, integrate nella dimensione generale del progetto educativo; lo sviluppo della 5

7 rete territoriale a supporto dei percorsi di inclusione, coinvolgendo un maggior numero di associazioni, aziende, enti pubblici, con particolare attenzione alle Istituzioni che si occupano in modo specifico delle politiche attive del lavoro. Provincia di Pordenone, Comune di Pordenone, USSM (Ufficio Servizi Sociali Minori) di Trieste e Il Piccolo Principe cooperativa sociale, in qualità di rete di partenariato locale, dopo un attenta valutazione hanno orientato l attività in un percorso di ricerca volto a fare il punto sull esperienza di realizzazione sul territorio provinciale delle attività di cui al Progetto Obiettivo "Inserimento socio-lavorativo con borsa di formazione lavoro di minori e giovani adulti (15-21 anni) a rischio di devianza e criminalità" della L.R. 33/88, con la finalità di cogliere elementi a supporto di un processo di riflessione e di revisione del Progetto Obiettivo stesso. Verificare quanto effettivamente realizzato nella Provincia di Pordenone nel quinquennio , individuare le variabili ed i reali processi che si sono sviluppati ed hanno inciso nei progetti individualizzati realizzati, costituiscono la prima parte del lavoro di ricerca che va poi ad approfondire, con interviste dirette a servizi sociali ed imprese, i fattori che hanno permesso la concreta realizzazione di questi progetti caratterizzati da un target di beneficiari particolarmente sensibile. Oggetto della ricerca è anche rilevare le nuove forme di disagio con la finalità di sviluppare uno spazio di ri-progettazione che tenga conto anche delle nuove problematiche, dei nuovi bisogni e delle nuove prospettive di adolescenti e giovani a rischio. Alessandro Padovani Coordinatore e capofila del progetto EQUAL Ipotesi di lavoro Provincia di Pordenone L Amministrazione Provinciale di Pordenone ha partecipato con interesse al partenariato locale del progetto EQUAL Ipotesi di lavoro, intravedendo in questa iniziativa un ulteriore opportunità per svolgere il proprio ruolo istituzionale di raccordo tra politiche del lavoro e politiche sociali. Fin dall inizio i Servizi afferenti al mio Assessorato hanno profuso energie per favorire percorsi di inserimento lavorativo riguardanti persone caratterizzate da svantaggio sociale, fondandosi sulla convinzione del lavoro come strategia per l inclusione sociale e sulla certezza dell esistenza di un tessuto imprenditoriale sensibile non solamente al profitto, ma al benessere e dunque alla qualità della vita della comunità di appartenenza. 6

8 Il rapporto di ricerca qui presentato offre una valutazione dell applicazione su scala provinciale di uno strumento - le borse di formazione lavoro per i minori ed i giovaniadulti a rischio di devianza - dimostrando che è necessario continuare e semmai rafforzare il dialogo tra istituzioni e imprese. Un dialogo che deve fondarsi su un forte patto territoriale e su logiche d azione di tipo reticolare tra tutti gli attori in gioco. Solo intraprendendo questo percorso sarà possibile contribuire alla crescita del territorio e alla sua coesione sociale. L Amministrazione provinciale, dal suo canto, riconferma il proprio impegno nel rimuovere gli ostacoli che riducono questo dialogo, favorendo forme di promozione delle imprese socialmente responsabili e offrendosi quale spazio di armonizzazione e coordinamento tra i Servizi Sociali territoriali coinvolti. Alessandro Ciriani Assessore Politiche del Lavoro, Programmazione Sociale, Sport della Provincia di Pordenone Il Piccolo Principe Cooperativa Sociale Onlus A quasi venti anni dalla sua fondazione la cooperativa sociale Il Piccolo Principe, cresciuta in termini numerici e nella propria capacità di rispondere ai bisogni del territorio, ha maturato una peculiare esperienza nel settore dell integrazione lavorativa di persone in difficoltà. Il Progetto Equal Ipotesi di lavoro è stato un ambito privilegiato in cui individuare, a partire da un lavoro di ricerca, strade nuove per definire e sperimentare nuovi modelli e dispositivi a sostegno dell inserimento sociale e lavorativo di giovani entrati nel circuito della giustizia. Per il Piccolo Principe è stata l occasione in cui mettere in gioco la professionalità maturata e le reti di partnership costruite negli anni al fine di sostenere azioni progettuali e promuovere l azione congiunta dei diversi attori istituzionali coinvolti. Le riflessioni ricche ed approfondite emerse dal confronto con i servizi sociali e con il mondo delle imprese rappresentano per noi un grande valore aggiunto che andrà capitalizzato per immaginare, progettare e sostenere nuovi contesti di corresponsabilità. Giuliana Colussi Presidente della Cooperativa Sociale Il Piccolo Principe 7

9 2. SUMMARY REPORT / SINTESI DEL RAPPORTO Il progetto EQUAL Ipotesi di Lavoro ha offerto l opportunità di effettuare un analisi valutativa sull esperienza di implementazione, nel territorio della provincia di Pordenone durante il periodo , del Progetto Obiettivo Inserimento sociolavorativo con borsa formazione lavoro di minori e giovani adulti (15-21 anni) a rischio di emarginazione, devianza e criminalità. La finalità che ha guidato l indagine, illustrata nel capitolo terzo, è stata quella di cogliere elementi utili ad approfondire la riflessione sul rapporto servizi sociali contesti lavorativi, in grado di fornire suggerimenti ed indicazioni per iniziative diverse la cui realizzazione pone come variabile cruciale questo stesso rapporto. Una eventuale ridefinizione del progetto obiettivo; l imminente attivazione sperimentale del reddito di base per la cittadinanza; i percorsi di reintegrazione lavorativa a seguito di crisi occupazionali; l inserimento di soggetti difficilmente occupabili; la consolidata esperienza dei percorsi di integrazione lavorativa a favore delle persone disabili possono senza dubbio essere considerati i possibili orizzonti di riferimento a cui destinare i risultati emersi dalla presente ricerca. Il processo di analisi empirica, presentato nel capitolo quarto, ha inteso integrare dati quantitativi e qualitativi. Cogliendo l opportunità di un monitoraggio regionale su tutte le borse lavoro attivate dai servizi sociali dei comuni, la ricognizione effettuata per Ipotesi di lavoro ha potuto esaminare e confrontare dal punto di vista statistico dati di natura sociale ed economica relativi alla specifica categoria dei giovani a rischio di criminalità. La parte qualitativa dell indagine è stata realizzata invece con alcune interviste in profondità a referenti dei Servizi Sociali comunali di tutti e cinque gli Ambiti Distrettuali, e a datori di lavoro o responsabili di contesti produttivi resisi disponibili all attivazione delle borse di formazione lavoro. Un capitolo del rapporto di ricerca (il quinto) è stato dedicato alla ricostruzione dell iter normativo. La genesi di questo intervento si fonda sulla LR n 33/88 e i quattro progetti obiettivo collegati. Successivamente il DGR 2870/1990 ha attivato il progetto pilota e il DGR 1646/1997 il progetto obiettivo triennale. Alla scadenza del triennio l iniziativa è continuata, sostenuta economicamente attraverso una specifica previsione di spesa inserita nelle leggi finanziarie regionali. Con l introduzione della LR 6/2006 i progetti obiettivo introdotti con la LR 33/88 vengono abrogati ad esclusione del progetto obiettivo a favore di minori e giovani adulti a rischio di 8

10 emarginazione, devianza e criminalità, oggetto dello studio di Ipotesi di lavoro. La finanziaria regionale del 2007 ha abrogato anche quest ultimo progetto finalizzandolo alle attività per le persone a rischio di esclusione sociale e detenute ed ex detenute. Con l anno in corso questa iniziativa trova dunque la sua conclusione per essere però ricollocata in un contesto più generale, sancendo di fatto quello che effettivamente è avvenuto nelle prassi di erogazione delle borse di formazione-lavoro attivate dai Servizi Sociali dei Comuni 1. La ricostruzione quantitativa illustrata nel capitolo sesto ha permesso di rilevare che nel periodo sono state attivate nel territorio della Provincia di Pordenone 103 borse di formazione lavoro dando un opportunità a 62 beneficiari compresi nella fascia d età del progetto obiettivo. I finanziamenti erogati dalla Regione hanno subito un incremento nel periodo, mentre oltre 50 aziende hanno dato la loro disponibilità per l inserimento dei giovani a rischio di devianza. Si sottolinea però che lo strumento non è stato impiegato per le ragioni originarie: solo 4 beneficiari, infatti, sono risultati facenti parte del circuito penale. Le borse di formazione lavoro ideate per adolescenti e giovani-adulti a rischio di devianza e criminalità, nel corso degli anni, sono state quindi estese ad altre fasce d età e soprattutto ad altre tipologie di utenti gravitanti per lo più nell area dello svantaggio sociale adulto. La ricostruzione qualitativa dell esperienza illustrata nel capitolo settimo è suddivisa in due parti: la prima volta a raccogliere le riflessioni degli operatori sociali e la seconda attenta a registrare la voce, finora mai ascoltata, dei datori di lavoro. I principali elementi emersi dall ascolto dei Servizi Sociali sono stati: l attenzione al caso (è l elemento prevalente che contraddistingue l assistenza sociale); le difficoltà pratiche nel reperire contatti con le aziende; le paure suscitate dai contesti lavorativi, in termini di distanza dalle problematiche e dalle metodologie del lavoro sociale; la personalizzazione dei rapporti con l imprenditore (che diviene dunque patrimonio personale dell assistente sociale). I principali elementi emersi dall ascolto dei datori di lavoro sono risultati: il non essere lasciati soli, ovvero l importanza dell accompagnamento del borsista durante il percorso di formazione lavoro; la necessità che l operatore sociale conosca in modo adeguato i bisogni dell azienda (di produttività, di sicurezza, di codici di 1 Come si dirà in modo più esaustivo nel capitolo quinto, a chiusura del presente rapporto, in data 7 novembre 2007, è apparso nel BUR della Regione Friuli Venezia Giulia il decreto che prevede un regolamento di transizione, a valere per il solo anno 2007, a sostegno di progetti aventi lo scopo di contrastare l esclusione sociale, al devianza e la criminalità (Decreto del Presidente della Regione 5 novembre 2007 n 0352/Pres.). 9

11 comportamento, ecc..); l inaspettata sensibilità dei referenti aziendali anche per aspetti pedagogico-educativi ( imparare le regole ). Nelle conclusioni si rileva dunque come centrale la questione del rapporto operatore sociale contesto di lavoro. Si rileva come i Servizi Sociali, nell implementare questo progetto obiettivo, abbiano di fatto acquisito un metodo ed un area di lavoro, sperimentandolo a favore di minori e giovani-adulti. Questa attività ha consentito il sedimentarsi di una significativa esperienza di rapporto con il mondo delle imprese e di gestione di percorsi di integrazione lavorativa, fatta principalmente di una capacità di coinvolgere e motivare singoli imprenditori ed i loro collaboratori in attività di accoglienza e formazione nei confronti di persone portatrici di problematicità talvolta importanti. L integrazione dell analisi quantitativa e di quella qualitativa tende a sottolineare come vi sia stata una forte diversificazione dell impiego dello strumento borsa: per finalità, tipo di beneficiari, ammontare economico, tempi di erogazione, ecc..; ovvero è risultata assente una omogeneizzazione/armonizzazione dello strumento borsa di formazione lavoro, anche per il venir meno del coordinamento provinciale esistente nel periodo La ricerca si propone anche di offrire alcune indicazioni per piste operative ed ulteriori approfondimenti. Due percorsi in particolare sono evidenziati nel capitolo conclusivo: - si richiama la necessità di una nuova veste giuridica dello strumento borsa formazione-lavoro che: a) mantenga un attenzione specifica alla devianza minorile, condizione che ha importanti e peculiari risvolti educativo-pedagogici, anche alla luce dei cambiamenti socio-demografici dei nuovi potenziali beneficiari (immigrati, giovani benestanti); b) configuri un nuovo assetto istituzionale ripristinando il ruolo di coordinamento, armonizzazione e monitoraggio della Provincia (integrando quello dei processi di supporto alla governance nei Piani di Zona); c) consideri alcuni aspetti operativi: aggiornamento del valore degli assegni, diversificazione secondo le finalità, personalizzazione degli interventi, aumento delle risorse per le funzioni di accompagnamento (sorta di tutorship); - si auspica un supporto ai processi di dialogo tra istituzioni ed impresa, attraverso modalità plurime in grado, da un lato, di sedimentare e formalizzare quanto è stato fino ad oggi fatto, prevalentemente grazie alla capacità relazionale dei 10

12 singoli operatori; dall altro di aumentare l integrazione attraverso processi di promozione e valorizzazione della responsabilità sociale delle imprese. Il rapporto di ricerca, perseguendo anche un obiettivo squisitamente documentale, termina con un ricco apparato di allegati proponendosi dunque come strumento al tempo stesso di memoria e lavoro per tutti gli operatori ed amministratori che intendono in futuro rendere operative le indicazioni emerse da questa ricerca. 11

13 3. OBIETTIVI DI RICERCA La ricerca empirica sviluppata all interno del progetto EQUAL Ipotesi di lavoro ha inteso verificare ed analizzare le attività svolte sul territorio della provincia di Pordenone nel periodo relativamente alla realizzazione del progetto obiettivo Inserimento socio-lavorativo con borsa di formazione lavoro di minori e giovani adulti (15-21 anni) a rischio di devianza e criminalità definito nel DGR del 6 giugno 1997 n Campi di verifica sono stati identificati ne: il contesto programmatorio che ha portato alla ideazione ed alla attuazione del progetto obiettivo; le attività svolte sul territorio della provincia di Pordenone nel periodo relativamente alla realizzazione dei progetti individuali previsti; i fattori che hanno permesso la concreta realizzazione di questi interventi caratterizzati da un target di beneficiari particolarmente sensibile con l obiettivo di individuare quali sono stati i fattori che hanno condizionato il loro successo/insuccesso. La ricerca documentale e testimoniale relativamente alla genesi dei progetto pilota e del successivo progetto obiettivo ha consentito di ricostruire il senso ed i processi, sia a livello programmatorio regionale che a livello attuativo provinciale, che hanno consentito la progettazione e la realizzazione della progettualità oggetto di indagine. Si ricorda che tale progetto obiettivo è stato già oggetto di valutazione da parte del Coordinamento tecnico-provinciale, ma solo relativamente al periodo (vedasi bibliografia), in prossimità della conclusione del triennio sperimentale. A tutt oggi, infatti, non è stata prodotta alcuna documentazione recante informazioni sull andamento delle borse di formazione lavoro per giovani a rischio di devianza e criminalità attivate nel periodo che di fatto coincide con la fase finale di questa iniziativa progettuale. Gli obiettivi specifici dell indagine sono così enucleabili: - descrivere, dal punto di vista quantitativo, le modalità e l andamento del ricorso allo strumento della borsa di formazione lavoro da parte dei Servizi Sociali Comunali (SSC); l indagine si è intersecata con una parallela attività svolta dal Servizio Programmazione Sociale/SISS della Provincia di Pordenone che ha realizzato una ricognizione di tutte borse di formazione lavoro attivate dai comuni della provincia di Pordenone nel periodo di riferimento. E stato così possibile contestualizzare l attività a favore dei minori a rischio di disadattamento, devianza e criminalità nel più ampio 12

14 contesto delle attività di formazione-lavoro realizzate in questi anni dai comuni a favore dei loro beneficiari giovani ed adulti; - individuare i fattori che hanno permesso la concreta realizzazione di progetti di inserimento socio-lavorativo caratterizzati da un target di beneficiari particolarmente sensibile: il rapporto con gli utenti, il coinvolgimento delle imprese e degli altri servizi territoriali (USSM in particolare); - capire gli elementi che hanno inciso nel favorire il successo o l insuccesso di questi interventi di accoglienza e di formazione in situazione; - fornire alcune indicazioni per la costruzione di uno stabile e fruttuoso rapporto istituzioni ed imprese utili a tutte le iniziative che riconoscono nell inserimento lavorativo una delle possibili strategie di integrazione sociale. 13

15 4. PROCESSO DI RICERCA La ricerca attivata nell ambito del progetto EQUAL Ipotesi di lavoro si configura come analisi valutativa mirata dell implementazione di uno specifico intervento pubblico fondandosi su fonti secondarie (indagine documentale) e primarie (ricerca sul campo). Le informazioni raccolte e utilizzate ai fini della stesura del presente rapporto hanno natura sia quantitativa (dati economici e performance di attività), sia qualitativa (descrizioni, opinioni e giudizi). Operativamente il processo si è svolto durante l anno 2007 attraverso le seguenti azioni: 1) ricognizione documentale di base al fine di disporre un quadro il più possibile esaustivo degli atti normativi, progetti, relazioni di verifica e valutazione, studi ed analisi prodotti sull oggetto d indagine; 2) realizzazione di alcune interviste esplorative a testimoni privilegiati in grado di fornire informazioni sulla genesi del progetto obiettivo; 3) raccolta sistematica di dati quantitativi sulle borse di formazione lavoro erogate nel periodo , effettuata su schede opportunamente predisposte e somministrate agli Ambiti Distrettuali della provincia di Pordenone; in questa azione si è colta l opportunità di raccogliere anche la lista dei contesti di inserimento lavorativo dei beneficiari della borsa (aziende ospitanti), nonché i costi sostenuti dalla Regione; 4) raccolta delle convenzioni-tipo impiegate dagli Ambiti Distrettuali; 5) somministrazione di interviste agli operatori sociali che nei cinque Ambiti Distrettuali hanno impostato e accompagnato i beneficiari dell iniziativa delle borse di formazione lavoro per adolescenti e giovani a rischio; 6) individuazione di alcuni significativi contesti lavorativi e somministrazione dell intervista al corrispettivo tutor o referente aziendale. Ragioni di difficoltà oggettiva e di opportunità hanno sconsigliato la realizzazione delle interviste con persone che hanno beneficiato in prima persona degli interventi previsti dal progetto obiettivo in materia di disadattamento, devianza e criminalità per minori e giovani adulti. Gli strumenti impiegati nelle diverse azioni sono riportati in allegato al presente rapporto. Anche gli esiti della ricognizione documentale sono qui presenti, 14

16 precisando che, stando alle difficoltà incontrate e ai tempi limitati di questa ricerca, si tratta di un lavoro rimasto in progress, che non vanta alcuna pretesa di esaustività. Le interviste ai testimoni privilegiati 2 sono state impiegate per la ricostruzione del percorso normativo regionale e di attuazione degli interventi così come delineati nel terzo capitolo. L analisi dei dati quantitativi sull attivazione delle borse raccolti presso gli Ambiti Distrettuali si è rivelata piuttosto faticosa per diversi aspetti: - mancanza di una omogeneità nell archiviazione delle informazioni; - effettiva varietà di impiego dello strumento della borsa formazione lavoro, non sempre riconducibile a variabili comuni; - persistenza, nonostante un miglioramento compiuto di recente, della scarsa cultura del dato statistico presso i Servizi Sociali Comunali; - resistenze alla condivisione e diffusione dei dati; in particolare esse si sono registrate nella raccolta della lista dei contesti di inserimento socio-lavorativo, ritenuti non comunicabili per problemi di privacy. Queste difficoltà possono trovare riscontro in alcune inesattezze presenti nelle tabelle riportate nel sesto quinto. Le convenzioni tipo sono state raccolte in tutti gli Ambiti Distrettuali e inserite negli allegati. Le interviste agli operatori sociali sono state effettuate in ogni Ambito Distrettuale della provincia e hanno coinvolto 7 referenti (vedasi tabella n 1). 2 In particolare si è avuto modo di ascoltare: la dirigente della Direzione Regionale in carica nel periodo di avvio dell iniziativa; la referente USSM per questi progetti dei primi anni 90; la coordinatrice del progetto della Provincia di Pordenone. 15

17 Tabella n 1: operatori sociali intervistati per Amb ito Distrettuale Ambito Distrettuale Operatore sociale intervistato Data intervista Note 6.1 SACILE Francesca Fracassi lunedì 18 giugno 1 intervista 6.2 SAN VITO AL T. Maria Luisa Campagnolo mercoledì 27 giugno 1 intervista 6.3 AZZANO DECIMO Chiara Bozza e Rita Cappettini lunedì 11 giugno 2 interviste 6.4 MANIAGO Elisabetta Turani giovedì 2 agosto 1 intervista 6.5 PORDENONE Mario Pradella e Elena Miniutti lunedì 17 settembre 1 intervista con entrambi gli operatori Le interviste alle figure dei contesti di inserimento lavorativo hanno raggiunto cinque imprese piuttosto differenti dal punto di vista del settore economico e dimensione (vedasi tabella n 2), ascoltando sei persone, titol ari dell azienda o responsabili di unità. Tabella n 2: contesti produttivi di attivazione del le borse raggiunti dall intervista Azienda Sede Settore Fatturato ( ) Dipenden ti Intervistato (ruolo) Trattoria/Piz zeria da Gildo Zoppola (Orcenigo Inferiore) Ristorazione , la titolare e la co-titolare G. Zanini (cotitolare dell azienda) Decoro Srl Spilimbergo Mosaico artistico nd 13 C. De Marchi (titolare) Sodexo Spa Porcia Ristorazione per mense Pulizie Vigilanza ,00 35 nella sede Electrolux 3 Marchini (responsabile di unità) Giardino in città Eco Espansi Srl Udine Florovivaistico ,00 6 fissi e 3-4 stagionali San Vito al T. Chimica ,00 25, suddivisi in due turni L. Rizzardi (titolare) G. Raggi (titolare) e collega (responsabile di reparto) 3 Il totale dei dipendenti in Italia raggiunge quota unità. 16

18 5. EVOLUZIONE NORMATIVA E GENESI DEGLI INTERVENTI Anticipata da un progetto innovativo di inserimento con borse lavoro per i ragazzi dell area penale sperimentato verso la fine degli anni 80 dall Ufficio Servizio Sociale per i Minorenni (USSM) del Dipartimento Giustizia Minorile del Ministero di Giustizia in convenzione con la Provincia di Trieste, che a quei tempi gestiva l area minori, la progettualità regionale a favore dei minori a rischio di devianza trova il suo sviluppo nei circa venti anni che intercorrono fra il 1988, anno della promulgazione della legge regionale n 33 Piano socio-assistenziale della reg ione Friuli Venezia Giulia ed il 2007, che nella legge finanziaria determina la chiusura del progetto obiettivo per minori e giovani adulti (15-21 anni) a rischio di devianza e criminalità, assegnandolo alle finalità definite dalla legge regionale n 6/20 06 Sistema integrato di interventi e servizi per la promozione e la tutela dei diritti di cittadinanza sociale agli articoli 50 4 e Da un punto di vista normativo la storia della progettualità a favore dei minori a rischio di devianza si sviluppa attraverso i seguenti passi normativi fondamentali: La promulgazione della legge regionale n 33/88 Pia no socio-assistenziale della regione Friuli Venezia Giulia che in tema di disadattamento, devianza e criminalità, all art. 22 comma 4 dà mandato alla Giunta Regionale di definire un progetto pilota per l'avvio in tale campo di iniziative di recupero e reinserimento. Tale Progetto pilota in tema di disadattamento, devianza e criminalità verrà definito nel D.G.R. 13 giugno 1990, n 2870; L emanazione del progetto obiettivo "Inserimento socio-lavorativo con borsa di formazione lavoro di minori e giovani adulti (15-21 anni) a rischio di devianza e criminalità" definito nel D.G.R. 6 giugno 1997, n 1646, di durata triennale ( ). Da un punto di vista culturale la nascita di questa progettualità trova radici nel più ampio movimento culturale che in quegli anni affrontava il tema delle carceri e del sistema penale nei loro rapporti con il territorio. È infatti del 1986 la legge Gozzini 6, che affrontava il tema delle carceri ed incominciava ad individuare una presa in carico da parte del territorio del problema penitenziario. Nel tempo infatti si era assistito ad uno scollegamento totale del mondo penitenziario dal territorio di appartenenza. Quella legge cominciava a prevedere sia misure alternative (per 4 Politiche per le persone a rischio di esclusione sociale 5 Politiche per le persone detenute ed ex detenute 6 Legge 10 ottobre 1986, n. 663 Modifiche alla legge sull ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà. 17

19 detenuti che potevano goderne) sia una presa in carico da parte dei comuni, degli enti locali, del territorio in generale, delle problematiche dei detenuti che fino ad allora erano invece erano stati vissuti in maniera separata. A livello nazionale era stata costituita una commissione Stato-Regioni che prevedeva la presenza del Ministero di grazia e giustizia, delle Regioni e le Province autonome. Era un gruppo tecnico strutturato in due sottocommissioni: adulti e minori. In analogia con quanto si faceva a livello nazionale, in ogni regione, compreso il Friuli Venezia Giulia, era stata avviata una Commissione regionale devianza e criminalità, composta dai direttori delle case circondariali, il direttore del Servizio Sociale Adulti, il direttore del centro USSM, la Procura del Tribunale per i Minorenni, i quattro comuni capoluogo di provincia, le quattro Province e la sanità. Anche a livello regionale la commissione era suddivisa in adulti e minori. Per quanto riguarda i minori da subito si è puntato sulla prevenzione, con l idea di inserire i minori problematici nei servizi già esistenti. In un primo momento non si è voluto quindi entrare negli aspetti di cura della devianza, quanto piuttosto di promuovere la prevenzione, sensibilizzando chi doveva gestire il settore minori ad intervenire in maniera precoce. Nel corso del tempo tuttavia a fronte dell aumentare dei fenomeni di disadattamento (abbandoni scolastici, disadattamento con conseguenze penali) si è stretta sempre di più una collaborazione fra USSM e Comuni per progetti integrati non solo di prevenzione ma anche di intervento in situazioni di disadattamento in atto. La Regione Friuli Venezia Giulia allora si è fatta carico di progetti specifici sui minori che erano entrati in percorsi di devianza, già nel circuito civile o penale, magari con provvedimenti di messa alla prova. Da qui ha previsto l avvio di interventi per borse di formazione lavoro. Si è quindi passati da interventi di prevenzione primaria e di intervento culturale ad interventi di natura riabilitativa sul disagio conclamato di natura deviante. La sottocommissione minori ha iniziato a lavorare pensando alle linee guida delle iniziative previste dalla LR n 33/88. Inizialmente puntando ad una attività di conoscenza del fenomeno del disadattamento giovanile strutturando un flusso informativo dedicato con l adozione di una scheda di rilevazione (abbandono scolastico, assunzione di droghe, tentativi di suicidio, reati penali ), con gli istituti scolastici ed i servizi presenti in regione. Dagli esiti di questa attività sono nati il primo progetto obiettivo e quindi il progetto pilota del L assetto istituzionale del progetto prevedeva l attivazione di due livelli di coordinamento tecnico: Regione Province e Province Ambiti Distrettuali. La Regione è intervenuta a sostegno della sperimentazione con un finanziamento ad hoc, trasferito alle Province per la gestione tecnico-operativa e finanziaria del progetto. Le Province hanno quindi svolto un ruolo di coordinamento con i tecnici 18

20 individuati dagli Ambiti socio assistenziali, con compiti di quantificazione del fabbisogno, assegnazione a ciascun ambito del numero di borse, assegnazione delle singole borse attraverso la definizione di procedure, strumenti (indicatori di rischio, schede di rilevazione, contratto tipo di lavoro, ecc.), gestione delle graduatorie, accompagnamento alla realizzazione dei singoli progetti. Con l approvazione del regolamento n. 233/R-Pres del la Regione ha fissato i termini per la presentazione delle domande direttamente da parte degli ambiti socio assistenziali alla regione stessa, di fatto non rinnovando l assetto organizzativo della sperimentazione centrato sulla funzione di coordinamento tematico territoriale attivato dalle Province. Nel contempo le commissioni nazionale e regionale hanno funzionato almeno fino al 2000, andando quindi diradando via via la propria attività. La legge finanziaria regionale del 2007 (LR 1/2007) ha abrogato il progetto pilota previsto dalla LR 33/88 in materia di disadattamento, devianza e criminalità finalizzandolo alle attività per le persone a rischio di esclusione sociale e detenute ed ex detenute previste dalla LR 6/2006. Oltre a ciò la finanziaria ha previsto altresì, nelle more della compiuta definizione di un regolamento di finanziamento dei progetti rientranti nelle finalità previste dagli articoli 50 e 51 della LR 6/2006, l emanazione di un regolamento di transizione, a valere per il solo anno 2007, allo scopo di concedere e ripartire le risorse disponibili a bilancio per l anno in corso. Tale regolamento per la concessione dei finanziamenti per l anno 2007 a sostegno di progetti aventi lo scopo di contrastare l esclusione sociale, la devianza e la criminalità (Decreto del Presidente della Regione 5 novembre 2007 n 0352/Pres.) è stato pubblicato nel BUR in data 7 novembre

Ambito Distrettuale 6.1

Ambito Distrettuale 6.1 Ambito Distrettuale 6.1 Piano di Zona 2013-2015 AREE DI INTERVENTO: OBIETTIVI STRATEGICI, PRIORITA DEL PDZ, AZIONI, TEMPI E RISORSE 4.2 AREA DISABILITA PREMESSA. Negli ultimi anni l azione progettuale

Dettagli

Modello sperimentale di sistema di inclusione lavorativa dei minori inseriti nel circuito penale

Modello sperimentale di sistema di inclusione lavorativa dei minori inseriti nel circuito penale Modello sperimentale di sistema di inclusione lavorativa dei minori inseriti nel circuito penale 1 1 1. Premessa La seguente proposta di modello nasce dopo un attività di confronto tra i rappresentanti

Dettagli

PROGRAMMA PROVINCIALE SPERIMENTALE SULLA DISABILITA (L.R. 41/96 ARTT. 5 21) TRIENNIO 2011 2013 PIANO DI ATTUAZIONE

PROGRAMMA PROVINCIALE SPERIMENTALE SULLA DISABILITA (L.R. 41/96 ARTT. 5 21) TRIENNIO 2011 2013 PIANO DI ATTUAZIONE PROGRAMMA PROVINCIALE SPERIMENTALE SULLA DISABILITA (L.R. 41/96 ARTT. 5 21) TRIENNIO 2011 2013 PIANO DI ATTUAZIONE Definizione obiettivi: descrizione degli obiettivi di piano riferiti agli obiettivi generali

Dettagli

SCHEDA PROGETTO/ SERVIZIO/INTERVENTO per la realizzazione di azioni nelle aree di intervento previste dall obiettivo 3 delle linee guida dei PdZ

SCHEDA PROGETTO/ SERVIZIO/INTERVENTO per la realizzazione di azioni nelle aree di intervento previste dall obiettivo 3 delle linee guida dei PdZ SCHEDA PROGETTO/ SERVIZIO/INTERVENTO per la realizzazione di azioni nelle aree di intervento previste dall obiettivo 3 delle linee guida dei PdZ Per progetto si intende qualsiasi azione volta al perseguimento

Dettagli

1. INTRODUZIONE 2. PROGETTO EQUAL II FASE S.O.LE. STRATEGIE PER L OCCUPAZIONE SOSTENIBILE

1. INTRODUZIONE 2. PROGETTO EQUAL II FASE S.O.LE. STRATEGIE PER L OCCUPAZIONE SOSTENIBILE !! 1. INTRODUZIONE Il Progetto d integrazione tra lavoratori e soggetti svantaggiati si inserisce in un attività più ampia realizzata nell ambito del Progetto Equal S.O.LE., e precisamente nell attività

Dettagli

PROVINCIA DI UDINE. OGGETTO: Osservatorio Politiche Sociali della Provincia di Udine : DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA PROVINCIALE

PROVINCIA DI UDINE. OGGETTO: Osservatorio Politiche Sociali della Provincia di Udine : DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA PROVINCIALE PROVINCIA DI UDINE DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA PROVINCIALE SEDUTA DEL GIORNO 07 MARZO 2011 Presente Assente FONTANINI PIETRO Presidente X MARCHETTI FABIO Vicepresidente X DECORTE ENIO Assessore X FALESCHINI

Dettagli

L.R. 25 SETTEMBRE 1996 ART. 5 CO. 2 E ART. 21 CO. 3 D.P.R. N. 022/PRES.

L.R. 25 SETTEMBRE 1996 ART. 5 CO. 2 E ART. 21 CO. 3 D.P.R. N. 022/PRES. PROGRAMMA PROVINCIALE FINALIZZATO ALLA SPERIMENTAZIONE DI MODELLI ORGANIZZATIVI INNOVATIVI DEGLI INTERVENTI E DEI SERVIZI DI RETE RIVOLTI ALLE PERSONE DISABILI L.R. 25 SETTEMBRE 1996 ART. 5 CO. 2 E ART.

Dettagli

Star bene a scuola. L adozione come risorsa Poppi, 31 ottobre 2014

Star bene a scuola. L adozione come risorsa Poppi, 31 ottobre 2014 Star bene a scuola. L adozione come risorsa Poppi, 31 ottobre 2014 Adozioni nazionali e internazionali in Toscana: il quadro complessivo e i percorsi in atto per favorire l'inserimento scolastico dei bambini

Dettagli

Prove Esame di Stato

Prove Esame di Stato Prove Esame di Stato 2012 SEZ. A 1 Prova L Assistente Sociale specialista responsabile di un servizio sociale riceve dal proprio riferimento politico (Assessore alle politiche sociali) l incarico di redigere

Dettagli

7. Svolgimento del progetto

7. Svolgimento del progetto Allegato 4 SCHEMA TECNICO PER LA PRESENTAZIONE DEI PROGETTI INNOVATIVI ai sensi della l.r. n.1/08 Testo unico delle leggi regionali in materia di volontariato, cooperazione sociale, associazionismo e società

Dettagli

BRUXELLES 6 GIUGNO 2012

BRUXELLES 6 GIUGNO 2012 BRUXELLES 6 GIUGNO 2012 Chi siamo Il Forum nasce con l assemblea di Firenze il 21 maggio 2011. Il Forum sta raccogliendo le idealità, il lavoro, le esperienze, maturate in tutta Italia negli ultimi 10

Dettagli

PROTOCOLLO DI INTESA TRA MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI E UNIONE DELLE PROVINCE D ITALIA

PROTOCOLLO DI INTESA TRA MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI E UNIONE DELLE PROVINCE D ITALIA PROTOCOLLO DI INTESA TRA MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI E UNIONE DELLE PROVINCE D ITALIA Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e l Unione delle Province d Italia UPI VISTI il

Dettagli

VISTI. Il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, Testo unico delle leggi sull ordinamento degli enti locali ;

VISTI. Il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, Testo unico delle leggi sull ordinamento degli enti locali ; PROTOCOLLO OPERATIVO PER LA PROMOZIONE DI PROGETTI DI INSERIMENTO LAVORATIVO E STABILIZZAZIONE DEI RAPPORTI DI LAVORO DI PERSONE IN STATO DI DISAGIO SOCIALE (PROGRAMMA PARI) VISTI Il Decreto Legislativo

Dettagli

IL LAVORO CON IL TERRITORIO PER LO SVILUPPO DEGLI INTERVENTI Adozioni nazionali e internazionali: il modello toscano

IL LAVORO CON IL TERRITORIO PER LO SVILUPPO DEGLI INTERVENTI Adozioni nazionali e internazionali: il modello toscano IL LAVORO CON IL TERRITORIO PER LO SVILUPPO DEGLI INTERVENTI Adozioni nazionali e internazionali: il modello toscano Paolina Pistacchi, Psicologa, Ricercatrice, Istituto degli Innocenti La Regione Toscana

Dettagli

REGIONE BASILICATA Dipartimento Formazione Lavoro Cultura Sport MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

REGIONE BASILICATA Dipartimento Formazione Lavoro Cultura Sport MINISTERO DELLA GIUSTIZIA REGIONE BASILICATA Dipartimento Formazione Lavoro Cultura Sport MINISTERO DELLA GIUSTIZIA LINEE DI INTERVENTO PER L INCLUSIONE SOCIALE E LAVORATIVA DI SOGGETTI, ADULTI E MINORI, SOTTOPOSTI A PROVVEDIMENTO

Dettagli

Il monitoraggio dell attuazione del programma regionale

Il monitoraggio dell attuazione del programma regionale L REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA ALLEGATO ALLA DELIBERAZIONE N.69/20 DEL 10.12.2008 PIANI PERSONALIZZATI A FAVORE DI PERSONE CON DISABILITÀ Il monitoraggio dell attuazione del programma regionale 1. ORIENTAMENTI

Dettagli

Contesto, dati, caratteristiche e tendenze del fenomeno adottivo in Toscana

Contesto, dati, caratteristiche e tendenze del fenomeno adottivo in Toscana L impegno per le famiglie adottive in Toscana. Lavorare insieme per favorire l inserimento e l accoglienza a scuola Firenze 23 gennaio 2014 Contesto, dati, caratteristiche e tendenze del fenomeno adottivo

Dettagli

STRUMENTI DI SOSTEGNO ALL INSERIMENTO SOCIO-LAVORATIVO

STRUMENTI DI SOSTEGNO ALL INSERIMENTO SOCIO-LAVORATIVO STRUMENTI DI SOSTEGNO ALL INSERIMENTO SOCIO-LAVORATIVO IN PROVINCIA DI TRIESTE ANNO 2013 Persone in borsa lavoro, soggetti attuatori, tipologie degli strumenti Provincia di Trieste Area Servizi al Cittadino

Dettagli

REGIONE MARCHE GIUNTA REGIONALE

REGIONE MARCHE GIUNTA REGIONALE 2 OGGETTO: Approvazione Linee guida per la predisposizione dei Piani triennali di ambito sociale obiettivi 2005-2007 LA VISTO il documento istruttorio, riportato in calce alla presente deliberazione, predisposto

Dettagli

Modalità e requisiti per la definizione delle forme di partecipazione e rappresentanza nei tavoli di programmazione partecipata inerenti il Piano di

Modalità e requisiti per la definizione delle forme di partecipazione e rappresentanza nei tavoli di programmazione partecipata inerenti il Piano di Modalità e requisiti per la definizione delle forme di partecipazione e rappresentanza nei tavoli di programmazione partecipata inerenti il Piano di Zona delle Politiche sociali dell Ambito territoriale

Dettagli

la L.R. n. 2 / 2003 ed in particolare il Titolo II Sistema integrato di interventi e servizi sociali, art.5 comma 4, art.

la L.R. n. 2 / 2003 ed in particolare il Titolo II Sistema integrato di interventi e servizi sociali, art.5 comma 4, art. PROTOCOLLO DI INTESA TRA I COMUNI DEL DISTRETTO DI CASALECCHIO DI RENO L ASC InSIEME L AUSL DI BOLOGNA LE ISTITUZIONI SCOLASTICHE DEL DISTRETTO DI CASALECCHIO DI RENO PER INTERVENTI DI PREVENZIONE E CURA

Dettagli

SINTESI DEI CONTRIBUTI RICEVUTI DALLE ASSOCIAZIONI SUL DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE PLURIENNALE IN TEMA DI POLITICHE DEL LAVORO E DELL INTEGRAZIONE

SINTESI DEI CONTRIBUTI RICEVUTI DALLE ASSOCIAZIONI SUL DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE PLURIENNALE IN TEMA DI POLITICHE DEL LAVORO E DELL INTEGRAZIONE SINTESI DEI CONTRIBUTI RICEVUTI DALLE ASSOCIAZIONI SUL DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE PLURIENNALE IN TEMA DI POLITICHE DEL LAVORO E DELL INTEGRAZIONE 2015-2020 PREMESSA Il documento è stato inviato alle Associazioni

Dettagli

REGIONE PIEMONTE BU2 15/01/2015

REGIONE PIEMONTE BU2 15/01/2015 REGIONE PIEMONTE BU2 15/01/2015 Codice DB1906 D.D. 24 ottobre 2014, n. 234 Approvazione Protocollo d'intesa tra la Direzione Politiche Sociali e politiche per la famiglia e l'organizzazione Federazione

Dettagli

1. Azioni di sistema. 2. Azioni di sostegno alla domiciliarità. 3. Azioni di sostegno alla vita indipendente. 4. Azioni di inclusione sociale

1. Azioni di sistema. 2. Azioni di sostegno alla domiciliarità. 3. Azioni di sostegno alla vita indipendente. 4. Azioni di inclusione sociale 1 AREE DI INTERVENTO E PROGETTI 1. Azioni di sistema Formazione Coordinamento e monitoraggio Trasporti 2. Azioni di sostegno alla domiciliarità Moduli respiro 3. Azioni di sostegno alla vita indipendente

Dettagli

I beni culturali come volano della crescita economica e sociale. del territorio. 4. I beni culturali come volano della crescita economica e sociale

I beni culturali come volano della crescita economica e sociale. del territorio. 4. I beni culturali come volano della crescita economica e sociale I beni culturali Il problema I beni culturali un elemento di estremo rilievo per la crescita della cultura e della qualità della vita dei cittadini - possono favorire lo sviluppo di alcune iniziative economiche

Dettagli

Presentazione del progetto Non solo accoglienza per il reinserimento di cittadini detenuti ed ex detenuti a Busto Arsizio e Varese

Presentazione del progetto Non solo accoglienza per il reinserimento di cittadini detenuti ed ex detenuti a Busto Arsizio e Varese Presentazione del progetto Non solo accoglienza per il reinserimento di cittadini detenuti ed ex detenuti a Busto Arsizio e Varese Non solo accoglienza, ma accompagnamento in percorsi di inclusione sociale

Dettagli

DGR 399 DD. 20.2.2004 LA GIUNTA REGIONALE

DGR 399 DD. 20.2.2004 LA GIUNTA REGIONALE DGR 399 DD. 20.2.2004 LA GIUNTA REGIONALE VISTA la legge regionale 27 marzo 1996, n. 18 e successive modificazioni ed integrazioni ed in particolare l articolo 6, comma 1 della stessa; VISTA la legge 8

Dettagli

D.G.R.n.94-4335 del 13.11.2006

D.G.R.n.94-4335 del 13.11.2006 D.G.R.n.94-4335 del 13.11.2006 Approvazione criteri per l assegnazione contributi ai Soggetti gestori delle funzioni socioassistenziali per le attività delle Equipe Adozioni e per la promozione dell affidamento

Dettagli

Erice è. con i diversamente abili: un percorso che continua PROGETTO DI INCLUSIONE SOCIO-LAVORATIVA PER I SOGGETTI DIVERSAMENTE ABILI

Erice è. con i diversamente abili: un percorso che continua PROGETTO DI INCLUSIONE SOCIO-LAVORATIVA PER I SOGGETTI DIVERSAMENTE ABILI Erice è. con i diversamente abili: un percorso che continua PROGETTO DI INCLUSIONE SOCIO-LAVORATIVA PER I SOGGETTI DIVERSAMENTE ABILI PREMESSA L art. 3, II comma della Costituzione Italiana recita: è compito

Dettagli

Special project Newsletter 1

Special project Newsletter 1 PO F.S.E. Regione Abruzzo 2007-23, Obiettivo C.R.O. - Asse V Piano Operativo 2007-2008; Codice Identificativo (CIG) n. 64280FF5 L incremento dei fabbisogni di assistenza per non i autosufficienti ed il

Dettagli

RICERCA-INTERVENTO IN COLLABORAZIONE CON LA FONDAZIONE PIO ISTITUTO DEI SORDI DI MILANO

RICERCA-INTERVENTO IN COLLABORAZIONE CON LA FONDAZIONE PIO ISTITUTO DEI SORDI DI MILANO RICERCA-INTERVENTO IN COLLABORAZIONE CON LA FONDAZIONE PIO ISTITUTO DEI SORDI DI MILANO LA RETE DEI SERVIZI SOCIALI E SANITARI PER LE PERSONE CON DISABILITÀ SENSORIALI DELL UDITO NELL AREA METROPOLITANA

Dettagli

Comune di Sondrio. Si assiste inoltre ad una maggior richiesta di accesso alla scuola secondaria di secondo grado da parte degli alunni disabili.

Comune di Sondrio. Si assiste inoltre ad una maggior richiesta di accesso alla scuola secondaria di secondo grado da parte degli alunni disabili. Comune di Sondrio LINEE GUIDA PER LA SPERIMENTAZIONE del coordinamento territoriale per l integrazione dei servizi a favore dell inclusione scolastica degli alunni con disabilità PREMESSA Il Comune di

Dettagli

Ufficio di Servizio Sociale BANDO PUBBLICO PER LA PARTECIPAZIONE AL PROGETTO. Accompagnamento e integrazione sociale di persone con disabilità

Ufficio di Servizio Sociale BANDO PUBBLICO PER LA PARTECIPAZIONE AL PROGETTO. Accompagnamento e integrazione sociale di persone con disabilità Prot. nr. 1617 BANDO PUBBLICO PER LA PARTECIPAZIONE AL PROGETTO Accompagnamento e integrazione sociale di persone con disabilità In esecuzione della Determinazione del Responsabile dell Area Amministrativa

Dettagli

REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA DELIBERAZIONE N. 60/ 25 DEL 5.11.2008

REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA DELIBERAZIONE N. 60/ 25 DEL 5.11.2008 IBERAZIONE N. 60/ 25 5.11.2008 Oggetto: LR3/2008, art. 8, comma 5. Programma di interventi sulla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali della Sardegna. Euro 4.000.000 (UPB S05.01.013)

Dettagli

A più voci contro la dispersione scolastica

A più voci contro la dispersione scolastica A più voci contro la dispersione scolastica 1. Contesto dell intervento Abbandoni, interruzioni formalizzate, frequenze irregolari, ripetenze, ritardi : hanno nomi diversi le disfunzioni che caratterizzano

Dettagli

Il sistema integrato di interventi e servizi sociali ed il piano di zona. www.ulss.tv.it

Il sistema integrato di interventi e servizi sociali ed il piano di zona. www.ulss.tv.it Il sistema integrato di interventi e servizi sociali ed il piano di zona www.ulss.tv.it Principi costituzionali Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo

Dettagli

LA GIUNTA REGIONALE. SU PROPOSTA dell Assessore alle Politiche Sociali e Famiglia;

LA GIUNTA REGIONALE. SU PROPOSTA dell Assessore alle Politiche Sociali e Famiglia; Oggetto: Piano di utilizzazione annuale 2011 degli stanziamenti per il sistema integrato regionale di interventi e servizi sociali. Approvazione documento concernente Linee guida ai Comuni per l utilizzazione

Dettagli

Premesso che: - il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni e integrazioni, agli articoli dal 16 al 16 sexies interviene in materia

Premesso che: - il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni e integrazioni, agli articoli dal 16 al 16 sexies interviene in materia Premesso che: - il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni e integrazioni, agli articoli dal 16 al 16 sexies interviene in materia di formazione continua, definendone le finalità, i

Dettagli

Programma di sviluppo della partecipazione comunitaria alla definizione del PlUS 2016/2018

Programma di sviluppo della partecipazione comunitaria alla definizione del PlUS 2016/2018 Tavoli TemaTiCi 2015 Programma di sviluppo della partecipazione comunitaria alla definizione del PlUS 2016/2018 Comunità solidale, welfare di tutti: costruiamo insieme il piano dei servizi alla persona

Dettagli

CENTRO LA TENDA - Napoli

CENTRO LA TENDA - Napoli OSSERVATORIO NAZIONALE SUL DISAGIO E LA SOLIDARIETÀ NELLE STAZIONI ITALIANE CENTRO LA TENDA - Napoli STAZIONE DI NAPOLI CENTRALE SCHEDA DI PRESENTAZIONE DEL CENTRO E DEL PROGETTO HELP CENTER Referente

Dettagli

A relazione dell'assessore Ferrari:

A relazione dell'assessore Ferrari: REGIONE PIEMONTE BU53 31/12/2014 Deliberazione della Giunta Regionale 5 dicembre 2014, n. 33-743 Assegnazione di contributi per l'anno 2014 a favore degli Organismi di collegamento e coordinamento, formati

Dettagli

(INDICARE ASSE, Obiettivo Specifico e Azione, come declinati in allegato all avviso)

(INDICARE ASSE, Obiettivo Specifico e Azione, come declinati in allegato all avviso) SEZIONE 0 - DATI IDENTIFICATIVI DEL PROGETTO 01 Titolo: Accompagnamento Operatori Reti d aiuto 02 Acronimo: AgORA 03 Soggetto proponente capofila e partenariato operativo 03.1. Denominazione soggetto proponente

Dettagli

PROGETTO ABITARE. donne sole e/o con figli in condizioni di fragilità o vulnerabilità sociale a seguito di eventi spiazzanti;

PROGETTO ABITARE. donne sole e/o con figli in condizioni di fragilità o vulnerabilità sociale a seguito di eventi spiazzanti; PROGETTO ABITARE OBIETTIVI GENERALI Il quadro di riferimento e l origine del Progetto Abitare è rappresentato dal Protocollo di Intesa stipulato tra la Città di Torino, la Compagnia di San Paolo e l Ufficio

Dettagli

COMITATO TECNICO SCUOLA E UNIVERSITA

COMITATO TECNICO SCUOLA E UNIVERSITA Emilia Gangemi COMITATO TECNICO SCUOLA E UNIVERSITA Linee di indirizzo 12 dicembre 2012 Il quadro disegnato dai dati più recenti, tra cui le indagini ISTAT, in merito al mercato del lavoro nel Lazio non

Dettagli

PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA ALUNNI DI LINGUA NON ITALIANA

PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA ALUNNI DI LINGUA NON ITALIANA Allegato 4 PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA ALUNNI DI LINGUA NON ITALIANA IL protocollo d accoglienza è un documento deliberato dal Collegio Docenti che contiene principi, indicazioni riguardanti l iscrizione

Dettagli

PIANO PROVINCIALE DISABILI 2014-2016 OLTRE LA CRISI ANNO 2014 SISTEMA DOTALE - AVVISO 3) TIROCINI E ADOZIONI LAVORATIVE

PIANO PROVINCIALE DISABILI 2014-2016 OLTRE LA CRISI ANNO 2014 SISTEMA DOTALE - AVVISO 3) TIROCINI E ADOZIONI LAVORATIVE PIANO PROVINCIALE DISABILI 2014-2016 OLTRE LA CRISI ANNO 2014 SISTEMA DOTALE - AVVISO 3) TIROCINI E ADOZIONI LAVORATIVE 1) RIFERIMENTI NORMATIVI Legge 8 novembre 1991 n. 381: Disciplina delle cooperative

Dettagli

PROGRAMMA N. 16: PER LE PARI OPPORTUNITA

PROGRAMMA N. 16: PER LE PARI OPPORTUNITA PROGRAMMA N. 16: PER LE PARI OPPORTUNITA 235 236 PROGETTO 16.1: CONTRASTO AL MALTRATTAMENTO ED ALLA VIOLENZA SULLE DONNE OBIETTIVI PER IL TRIENNIO 2015-2017 Titolo obiettivo 1: Sostenere la legge contro

Dettagli

Piano Sociale di Zona

Piano Sociale di Zona Piano Sociale di Zona 2010-12 Molfetta-Giovinazzo Protocollo Operativo Istituzione dell équipe integrata, multidisciplinare e multiprofessionale, per l affido familiare e l adozione Organizzazione, Funzioni,

Dettagli

Favorire l inserimento lavorativo di persone svantaggiate

Favorire l inserimento lavorativo di persone svantaggiate 12. Favorire l inserimento lavorativo di persone svantaggiate Favorire l inserimento lavorativo di persone svantaggiate Il problema Uno degli aspetti più preoccupanti del fenomeno della disoccupazione

Dettagli

PROGETTO LIBERI DENTRO

PROGETTO LIBERI DENTRO PROGETTO LIBERI DENTRO Premessa Nel corso di questi ultimi anni, il profondo cambiamento dell utenza che afferisce ai servizi, ha spinto le comunità ha modificare in modo profondo le proprie strategie

Dettagli

Ti salverò da ogni malinconia perchè sei un essere speciale ed io avrò cura di te... Franco Battiato 1996 La cura

Ti salverò da ogni malinconia perchè sei un essere speciale ed io avrò cura di te... Franco Battiato 1996 La cura Ti salverò da ogni malinconia perchè sei un essere speciale ed io avrò cura di te... Franco Battiato 1996 La cura Fianco a Fianco aderisce al Progetto Regionale ADS ed ha l'obiettivo di sostenere la diffusione

Dettagli

PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA PER ALUNNI CON DISABILITA

PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA PER ALUNNI CON DISABILITA PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA PER ALUNNI CON DISABILITA PREMESSA L Istituto opera con particolare attenzione per l integrazione degli alunni disabili, favorendo la socializzazione, l acquisizione di autonomia

Dettagli

SCHEDA PROGETTO/ SERVIZIO/INTERVENTO per la realizzazione di azioni nelle aree di intervento previste dall obiettivo 3 delle linee guida dei PdZ

SCHEDA PROGETTO/ SERVIZIO/INTERVENTO per la realizzazione di azioni nelle aree di intervento previste dall obiettivo 3 delle linee guida dei PdZ SCHEDA PROGETTO/ SERVIZIO/INTERVENTO per la realizzazione di azioni nelle aree di intervento previste dall obiettivo 3 delle linee guida dei PdZ Per progetto si intende qualsiasi azione volta al perseguimento

Dettagli

ALLEGATOA alla Dgr n. 1562 del 31 luglio 2012 pag. 1/8

ALLEGATOA alla Dgr n. 1562 del 31 luglio 2012 pag. 1/8 giunta regionale 9^ legislatura ALLEGATOA alla Dgr n. 1562 del 31 luglio 2012 pag. 1/8 PROTOCOLLO D INTESA TRA Regione del Veneto Ministero dell'istruzione,dell'università e della Ricerca - Ufficio Scolastico

Dettagli

PROGETTO DI RICERCA Comportamenti violenti in adolescenza nella provincia di Rimini

PROGETTO DI RICERCA Comportamenti violenti in adolescenza nella provincia di Rimini PROGETTO DI RICERCA Comportamenti violenti in adolescenza nella provincia di Rimini In collaborazione con l Assessorato Politiche Sociali della Provincia di Rimini. Coordinatore scientifico del progetto

Dettagli

SCHEDA TECNICA INT. 17 All. A/10

SCHEDA TECNICA INT. 17 All. A/10 Settore Servizi Socio-Assistenziali U.O. Attuazione e Gestione Piano Infanzia e Adolescenza SCHEDA TECNICA INT. 17 All. A/10 Intervento Premessa Intervento integrativo in ambito penale di Giustizia Riparativa.

Dettagli

LE PROPOSTE DEL FORUM A.S. ALLA XIII COMMISSIONE AGRICOLTURA DELLA CAMERA

LE PROPOSTE DEL FORUM A.S. ALLA XIII COMMISSIONE AGRICOLTURA DELLA CAMERA LE PROPOSTE DEL FORUM A.S. ALLA XIII COMMISSIONE AGRICOLTURA DELLA CAMERA Consegnate alla Commissione agricoltura della Camera dei deputati il 26 aprile 2012 1. Il Forum per una legge nazionale Il Forum

Dettagli

SCHEDA PROGETTO/SERVIZIO/INTERVENTO per la realizzazione di azioni di sistema prioritarie previste dagli obiettivi 1 e 2 delle linee guida dei PdZ

SCHEDA PROGETTO/SERVIZIO/INTERVENTO per la realizzazione di azioni di sistema prioritarie previste dagli obiettivi 1 e 2 delle linee guida dei PdZ Distrettuale Sud 6.3 11.1.9. ABITARE SOCIALE SCHEDA PROGETTO/SERVIZIO/INTERVENTO per la realizzazione di azioni di sistema prioritarie previste dagli obiettivi 1 e 2 delle linee guida dei PdZ Per progetto

Dettagli

SCHEMA DI PROTOCOLLO D INTESA PER LO SVILUPPO DI PERCORSI DI ACCOGLIENZA E DI INSERIMENTO SCOLASTICO DEDICATO AI BAMBINI E AI RAGAZZI ADOTTATI

SCHEMA DI PROTOCOLLO D INTESA PER LO SVILUPPO DI PERCORSI DI ACCOGLIENZA E DI INSERIMENTO SCOLASTICO DEDICATO AI BAMBINI E AI RAGAZZI ADOTTATI Allegato A SCHEMA DI PROTOCOLLO D INTESA PER LO SVILUPPO DI PERCORSI DI ACCOGLIENZA E DI INSERIMENTO SCOLASTICO DEDICATO AI BAMBINI E AI RAGAZZI ADOTTATI Il giorno., dell anno. alle ore., presso la sede

Dettagli

UNIONE TERRE DI CASTELLI OPPORTUNITÀ DELLO STARE INSIEME

UNIONE TERRE DI CASTELLI OPPORTUNITÀ DELLO STARE INSIEME QuickTime e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. UNIONE TERRE DI CASTELLI OPPORTUNITÀ DELLO STARE INSIEME ANALISI DI ECONOMICITÀ, EFFICACIA ED EFFICIENZA

Dettagli

DELIBERAZIONE N. DEL. Direzione Regionale: POLITICHE SOCIALI, AUTONOMIE, SICUREZZA E SPORT Area: IMPRESA SOCIALE E SERVIZIO CIVILE

DELIBERAZIONE N. DEL. Direzione Regionale: POLITICHE SOCIALI, AUTONOMIE, SICUREZZA E SPORT Area: IMPRESA SOCIALE E SERVIZIO CIVILE REGIONE LAZIO DELIBERAZIONE N. DEL 6 9/04/014 GIUNTA REGIONALE PROPOSTA N. 7194 DEL 17/04/014 STRUTTURA PROPONENTE Direzione Regionale: POLITICHE SOCIALI, AUTONOMIE, SICUREZZA E SPORT Area: IMPRESA SOCIALE

Dettagli

REGOLAMENTO DEL SERVIZIO AFFIDAMENTO FAMILIARE DEL COMUNE DI FIRENZE

REGOLAMENTO DEL SERVIZIO AFFIDAMENTO FAMILIARE DEL COMUNE DI FIRENZE REGOLAMENTO DEL SERVIZIO AFFIDAMENTO FAMILIARE DEL COMUNE DI FIRENZE Premessa normativa Art.1 - Principi generali Art.2 - Tipologia e modalità di affidamento Art.3 - Durata dell affidamento Art.4 - Come

Dettagli

Progetto regionale Cittadini sempre SCHEDA INTERVENTO LOCALE

Progetto regionale Cittadini sempre SCHEDA INTERVENTO LOCALE Progetto regionale Cittadini sempre SCHEDA INTERVENTO LOCALE DENOMINAZIONE INTERVENTO Cittadini sempre Modena Formare cittadinanza accogliente. Formazione congiunta per coprogettare percorsi di accoglienza

Dettagli

Bollettino Ufficiale. Serie Ordinaria n. 18 - Martedì 28 aprile 2015

Bollettino Ufficiale. Serie Ordinaria n. 18 - Martedì 28 aprile 2015 Bollettino Ufficiale 5 D.g.r. 24 aprile 2015 - n. X/3453 Determinazione in ordine alle iniziative in favore dell inserimento socio-lavorativo delle persone con disabilità e integrazione delle linee di

Dettagli

PROTOCOLLO D INTESA. Atteso che l articolo 27, c. 3 della Costituzione stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.

PROTOCOLLO D INTESA. Atteso che l articolo 27, c. 3 della Costituzione stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. PROTOCOLLO D INTESA Tra Dipartimento dell'amministrazione Penitenziaria - Provveditorato Regionale di Bari Ufficio Esecuzione Penale Esterna e Conferenza Regionale Volontariato Giustizia della Puglia Atteso

Dettagli

Progetto TRA CASA E CITTA : PERCORSI DI INCLUSIONE SOCIALE

Progetto TRA CASA E CITTA : PERCORSI DI INCLUSIONE SOCIALE Progetto TRA CASA E CITTA : PERCORSI DI INCLUSIONE SOCIALE PREMESSA I concetti di cura e territorio sono al centro di iniziative ed interventi realizzati da più enti che aderiscono al sotto tavolo sulla

Dettagli

La finalità del presente avviso è quella di individuare i soggetti interessati alla co-progettazione per l anno 2014-2015

La finalità del presente avviso è quella di individuare i soggetti interessati alla co-progettazione per l anno 2014-2015 Avviso rivolto ai soggetti istituzionali, del Terzo settore e alle agenzie di spettacolo e culturali, con esperienza almeno biennale maturata nel Friuli Venezia Giulia nel settore penitenziario della devianza

Dettagli

Le linee guida regionali sui piani di zona 2011 2015: da Casa di Riposo a Centro di Servizio

Le linee guida regionali sui piani di zona 2011 2015: da Casa di Riposo a Centro di Servizio Le linee guida regionali sui piani di zona 2011 2015: da Casa di Riposo a Centro di Servizio Il quadro Istituzionale organizzativo in Regione Veneto Dirigente Regionale Servizi Sociali dott. Mario Modolo

Dettagli

INTEGRAZIONE ALL ACCORDO DI PROGRAMMA DEL PIANO DI ZONA 2005-2007 PER L ADOZIONE DEL PROGRAMMA ATTUATIVO 2006 DEL DISTRETTO N. 1

INTEGRAZIONE ALL ACCORDO DI PROGRAMMA DEL PIANO DI ZONA 2005-2007 PER L ADOZIONE DEL PROGRAMMA ATTUATIVO 2006 DEL DISTRETTO N. 1 INTEGRAZIONE ALL ACCORDO DI PROGRAMMA DEL PIANO DI ZONA 2005-2007 PER L ADOZIONE DEL PROGRAMMA ATTUATIVO 2006 DEL DISTRETTO N. 1 IN ATTUAZIONE DELLA LEGGE 8 NOVEMBRE 2000, N. 328 E DELLA LEGGE REGIONALE

Dettagli

Condizioni e criticità di un progetto di integrazione lavorativa

Condizioni e criticità di un progetto di integrazione lavorativa Patrizia Sartori SIL Azienda Ulss 16 - Padova Condizioni e criticità di un progetto di integrazione lavorativa Padova, 15 novembre 2007 Workshop di progettazione sul tema Avviamento al lavoro o benefici

Dettagli

Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca

Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Dipartimento per l istruzione Direzione generale per l istruzione e formazione tecnica superiore e per i rapporti con i sistemi formativi delle

Dettagli

Rapporto sulla implementazione della Carta

Rapporto sulla implementazione della Carta Rapporto sulla implementazione della Carta Il Rapporto sul grado di implementazione degli impegni assunti con la sottoscrizione della Carta per le Pari Opportunità e l Uguaglianza sul lavoro è un rendiconto

Dettagli

DELIBERAZIONE N. 43/25 DEL 28.10.2014. Flexicurity politiche attive per i lavoratori in uscita dagli ammortizzatori sociali.

DELIBERAZIONE N. 43/25 DEL 28.10.2014. Flexicurity politiche attive per i lavoratori in uscita dagli ammortizzatori sociali. Oggetto: Flexicurity politiche attive per i lavoratori in uscita dagli ammortizzatori sociali. L Assessore del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale rappresenta che, a seguito

Dettagli

Approvato con Deliberazione di G.P. n. 293 del 29/11/2005. Visto:

Approvato con Deliberazione di G.P. n. 293 del 29/11/2005. Visto: PROTOCOLLO DI INTESA TRA LA PROVINCIA DI RIMINI, L AZIENDA USL, DELEGATA ALLA GESTIONE DELLE FUNZIONI IN MATERIA DI MINORI, E GLI ENTI AUTORIZZATI PER L ATTIVITA RELATIVA ALL ADOZIONE INTERNAZIONALE Approvato

Dettagli

RUOLO, FUNZIONI, SERVIZI

RUOLO, FUNZIONI, SERVIZI RUOLO, FUNZIONI, SERVIZI Il tema della disabilità mette a prova tutti i passaggi dei cicli di vita delle persone. Attraverso le vicende biografiche di chi attraversa questa particolare condizione è possibile

Dettagli

PROTOCOLLO D INTESA FRA LA REGIONE MARCHE IL MINISTERO DELL ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITA E DELLA RICERCA

PROTOCOLLO D INTESA FRA LA REGIONE MARCHE IL MINISTERO DELL ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITA E DELLA RICERCA PROTOCOLLO D INTESA FRA LA REGIONE MARCHE IL MINISTERO DELL ISTRUZIONE, DELL UNIVERSITA E DELLA RICERCA IL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI Per la realizzazione dall anno scolastico 2003/2004

Dettagli

Accordo Quadro tra Regione Abruzzo e Italia Lavoro S.p.A.

Accordo Quadro tra Regione Abruzzo e Italia Lavoro S.p.A. Accordo Quadro tra Regione Abruzzo e Italia Lavoro S.p.A. La Regione Abruzzo, rappresentata dal componente la Giunta preposto alle Politiche attive del lavoro, Formazione ed Istruzione, Politiche Sociali,

Dettagli

Adozioni in Toscana, alcuni dati di sintesi

Adozioni in Toscana, alcuni dati di sintesi Adozioni in Toscana, alcuni dati di sintesi A cura del Centro Regionale di Documentazione per l Infanzia e l Adolescenza Istituto degli Innocenti Per quanto le adozioni, coerentemente con quanto avviene

Dettagli

PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE SICILIA FONDO SOCIALE EUROPEO 2007-2013

PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE SICILIA FONDO SOCIALE EUROPEO 2007-2013 UNIONE EUROPEA REGIONE SICILIANA REPUBBLICA ITALIANA REGIONE SICILIANA Assessorato regionale del Lavoro, della Previdenza Sociale, della Formazione Professionale e dell Emigrazione Dipartimento regionale

Dettagli

lavorativo di persone con provvedimenti penali detentivi e/o in esecuzione penale esterna.

lavorativo di persone con provvedimenti penali detentivi e/o in esecuzione penale esterna. Allegato alla Delib.G.R. n.32/ 45 del 15.9.2010 L.R. n. 1 del 24.2.2006, art 9, comma 11. L.R. n. 2 del 29.5.2007, art 33, comma 11. Finanziamento di un programma di attività finalizzate al recupero e

Dettagli

Analisi delle forme di incentivi corrisposti alle donne nella fase di start-up e/o per lo sviluppo di attività imprenditoriali nella Regione Calabria

Analisi delle forme di incentivi corrisposti alle donne nella fase di start-up e/o per lo sviluppo di attività imprenditoriali nella Regione Calabria Analisi delle forme di incentivi corrisposti alle donne nella fase di start-up e/o per lo sviluppo di attività imprenditoriali nella Report di ricerca Rapporto realizzato da Viale della Resistenza 23 87036

Dettagli

Agenzia Regionale per il Lavoro Servizi per l Impiego

Agenzia Regionale per il Lavoro Servizi per l Impiego Agenzia Regionale per il Lavoro Servizi per l Impiego 2015 Veronica Stumpo Responsabile di posizione organizzativa Centro per l Impiego di Trieste Trieste, 4 novembre 2015 L INSERIMENTO LAVORATIVO DELLE

Dettagli

STRUMENTI DI WELFARE COOPERATIVO

STRUMENTI DI WELFARE COOPERATIVO Avviso 26 del 4 marzo 2015 Piani formativi aziendali concordati Standard - Fondo di Rotazione SCHEDA DI PRE ADESIONE entro il 13 maggio 2015 STRUMENTI DI WELFARE COOPERATIVO PREMESSA Venerdì 30 Gennaio

Dettagli

DGR 784 del 14 Maggio 2015 Aziende in rete nella formazione continua Strumenti per la competitività delle imprese venete

DGR 784 del 14 Maggio 2015 Aziende in rete nella formazione continua Strumenti per la competitività delle imprese venete FONDO SOCIALE EUROPEO IN SINERGIA CON IL FONDO EUROPEO DI SVILUPPO REGIONALE POR 2014 2020 Ob. Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione DGR 784 del 14 Maggio 2015 Aziende in rete nella formazione

Dettagli

COMUNE DI PACIANO PROVINCIA DI PERUGIA

COMUNE DI PACIANO PROVINCIA DI PERUGIA COMUNE DI PACIANO PROVINCIA DI PERUGIA Cap 06060 P.zza della Repubblica n. 4 P.IVA 00436320543 Tel. 075.830186 e-mail: info@comune.paciano.pg.it fax. 075.830447 REGOLAMENTO COMUNALE DEL SERVIZIO DI AFFIDAMENTO

Dettagli

PIANI DI ZONA PROGRAMMAZIONE SOCIALE 2015 2017

PIANI DI ZONA PROGRAMMAZIONE SOCIALE 2015 2017 PIANI DI ZONA PROGRAMMAZIONE SOCIALE 2015 2017 ------- Accordo 16 dicembre 2014 sottoscritto tra Cgil, Cisl, Uil congiuntamente alle Federazioni regionali pensionati Spi, Fnp e Uilp della Lombardia e l

Dettagli

L attuazione della Legge 162/98 in Sardegna

L attuazione della Legge 162/98 in Sardegna A cura dell ABC Sardegna, ediz. rivista in ottobre 2005 L attuazione della Legge 162/98 in Sardegna La Legge Nazionale 162/98 ha apportato modifiche alla legge quadro sull handicap L.104/1992, concernenti

Dettagli

P.A.I. (Piano Annuale dell Inclusività)

P.A.I. (Piano Annuale dell Inclusività) P.A.I. (Piano Annuale dell Inclusività) I dati si riferiscono all anno scolastico 2014/2015 Approvato nel Collegio dei Docenti del 12 giugno 2015 Gli alunni certificati in base alla Legge 104/1992 Tabella

Dettagli

INCONTRI DI INFORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE INDICAZIONI EMERSE

INCONTRI DI INFORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE INDICAZIONI EMERSE INCONTRI DI INFORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE INDICAZIONI EMERSE PROGETTO L.e.A. LAVORO E ACCOGLIENZA a cura di S. Campisi INCONTRI DI INFORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE INDICAZIONI EMERSE PROGETTO L.e.A.

Dettagli

PROGETTO DEL CENTRO SOCIO EDUCATIVO IL MELOGRANO

PROGETTO DEL CENTRO SOCIO EDUCATIVO IL MELOGRANO COMUNE DI SERRAVALLE PISTOIESE PROVINCIA DI PISTOIA PROGETTO DEL CENTRO SOCIO EDUCATIVO IL MELOGRANO Premessa La progettazione di un centro socio educativo sul territorio di Serravalle P.se nasce dall

Dettagli

SCHEDA PROGETTO/ SERVIZIO/INTERVENTO per la realizzazione di azioni nelle aree di intervento previste dall obiettivo 3 delle linee guida dei PdZ

SCHEDA PROGETTO/ SERVIZIO/INTERVENTO per la realizzazione di azioni nelle aree di intervento previste dall obiettivo 3 delle linee guida dei PdZ SCHEDA PROGETTO/ SERVIZIO/INTERVENTO per la realizzazione di azioni nelle aree di intervento previste dall obiettivo 3 delle linee guida dei PdZ Per progetto si intende qualsiasi azione volta al perseguimento

Dettagli

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Allegato parte integrante regolamento PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Regolamento per l inserimento e l integrazione degli studenti stranieri nel sistema educativo provinciale (articolo 75 della legge provinciale

Dettagli

TESTO DI LEGGE APPROVATO DAL CONSIGLIO REGIONALE ASSEMBLEA LEGISLATIVA REGIONALE DELLA LIGURIA NELLA SEDUTA DEL 6 MARZO 2007

TESTO DI LEGGE APPROVATO DAL CONSIGLIO REGIONALE ASSEMBLEA LEGISLATIVA REGIONALE DELLA LIGURIA NELLA SEDUTA DEL 6 MARZO 2007 REGIONE LIGURIA TESTO DI LEGGE APPROVATO DAL CONSIGLIO REGIONALE ASSEMBLEA LEGISLATIVA REGIONALE DELLA LIGURIA NELLA SEDUTA DEL 6 MARZO 2007 INTERVENTI DI PREVENZIONE DELLA VIOLENZA DI GENERE E MISURE

Dettagli

Progetto territoriale di sostegno all apprendimento della lingua italiana rivolto ad adolescenti stranieri inseriti nei percorsi dell istruzione

Progetto territoriale di sostegno all apprendimento della lingua italiana rivolto ad adolescenti stranieri inseriti nei percorsi dell istruzione Progetto territoriale di sostegno all apprendimento della lingua italiana rivolto ad adolescenti stranieri inseriti nei percorsi dell istruzione secondaria superiore della città di Cremona ELABORAZIONE

Dettagli

Bando di Accreditamento di Soggetti professionali per l erogazione di:

Bando di Accreditamento di Soggetti professionali per l erogazione di: Bando di Accreditamento di Soggetti professionali per l erogazione di: 1. Interventi socio educativi finalizzati al sostegno di minori in affido e/o famiglie affidatarie; 2. Interventi socio educativi

Dettagli

REGIONE PIEMONTE BU8S1 26/02/2015

REGIONE PIEMONTE BU8S1 26/02/2015 REGIONE PIEMONTE BU8S1 26/02/2015 Codice A15120 D.D. 11 dicembre 2014, n. 4 L.R. 9/2007 art. 24 - d.g.r. 33-743 del 5.12.2014. Approvazione bando regionale per l'assegnazione di contributi anno 2014 a

Dettagli

PROGETTO CITTADINANZA E COSTITUZIONE

PROGETTO CITTADINANZA E COSTITUZIONE PROGETTO CITTADINANZA E COSTITUZIONE SICUREZZA E RISPETTO DELLE REGOLE FINALITA e OBIETTIVI DEL PROGETTO Le direttive comunitarie in tema di salute e sicurezza sul luogo di lavoro sottolineano la necessità

Dettagli

IN ATTUAZIONE DELLA LEGGE 8 NOVEMBRE 2000, N. 328, DELLA LEGGE REGIONALE 12 MARZO 2003, N. 2

IN ATTUAZIONE DELLA LEGGE 8 NOVEMBRE 2000, N. 328, DELLA LEGGE REGIONALE 12 MARZO 2003, N. 2 INTEGRAZIONE ALL ACCORDO DI PROGRAMMA DEL PIANO DI ZONA 2005-2007, PER L ADOZIONE DEL PROGRAMMA ATTUATIVO 2007 DEL DISTRETTO DI CESENA VALLE SAVIO E DEI PROGRAMMI PROVINCIALI IN ATTUAZIONE DELLA LEGGE

Dettagli

L anno 2010 il giorno del mese di.., presso in Via n., Premesso che

L anno 2010 il giorno del mese di.., presso in Via n., Premesso che Protocollo d intesa metodologico-operativo tra la Provincia di Fermo Settore Formazione Professionale, Scuola e Politiche del Lavoro e Settore Politiche Sociali, gli Ambiti Territoriali Sociali XIX e XX

Dettagli

CARTA DEI SERVIZI AL LAVORO

CARTA DEI SERVIZI AL LAVORO PRESENTAZIONE OPERATORE CARTA DEI SERVIZI AL LAVORO La Cooperativa Sociale Conedia è stata costituita a maggio 2011, come emanazione dell Associazione F.L.E.G. Formazione Lavoro e Gioventù. Ha come oggetto

Dettagli