Più lavoro per uscire dalla crisi. Credito responsabile, ricerca CRIF-Efma: Antiriciclaggio, titolare effettivo, ex D. Lgs.

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1 Pubblicazione di CRIF / autunno 2011 Più lavoro per uscire dalla crisi Intervista al Premio Nobel Dale Mortensen Credito responsabile, ricerca CRIF-Efma: sempre più rilevanti gli strumenti di valutazione della sostenibilità finanziaria Antiriciclaggio, titolare effettivo, ex D. Lgs. 231/07: Deutsche Bank adotta il supporto di CRIF Decidere di erogare credito alle imprese: lo scenario di mercato e la soluzione di svolta con CRIF POE: tornano ad aumentare le microimprese investitrici e migliora la qualità del credito Imprese italiane di fronte a un bivio: sopravvivere o crescere attraverso il cambiamento su scala internazionale La vista 3D sull impresa: rischiosità creditizia, rischio commerciale e marketing Pagamenti delle imprese: aumenta la puntualità in Italia nel primo semestre 2011 Nuove metriche per uno sviluppo sostenibile del portafoglio crediti Geomarketing e sviluppo delle carte di pagamento: il caso ICCREA Uffici Legali: quali strumenti per la tutela del business e il recupero del suo valore Nella Manovra misure espansive per facilitare l accesso al credito I temi del CRIF Finance Meeting 2011 Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - DCB - Bologna - n. 29, 2011

2 Pubblicazione di CRIF PIÙ LAVORO PER USCIRE DALLA CRISI Intervista al Premio Nobel Dale Mortensen Di Maurizio Liuti, Responsabile Comunicazione di CRIF e Direttore Responsabile di Sintesi In occasione della lectio magistralis organizzata da CTC - Centro di formazione manageriale della Camera di Commercio di Bologna, abbiamo avuto l opportunità di intervistare il Professor Dale Thomas Mortensen, insignito nel 2010 del Premio Nobel per l Economia insieme ai colleghi Diamond e Pissarides per il metodo di analisi dei mercati che presentano frizioni di ricerca. Gli spunti di riflessione proposti dal Professor Mortensen risultano particolarmente interessanti per meglio comprendere le incertezze determinate dalla recente recrudescenza della crisi economica internazionale. Professor Mortensen, come la crisi dei consumi ha influito sulla recessione economica? Indubbiamente la relazione tra occupazione, consumi e congiuntura economica è molto forte. Nello specifico, in questa fase cruciale le famiglie avrebbero bisogno di ricostruire il proprio portafoglio di ricchezza per riprendere a sostenere i consumi. L obiettivo primario dei lavoratori, quindi, è ottenere un reddito che consenta loro di acquistare beni e servizi senza mettere a rischio il bilancio famigliare. Il mercato del lavoro però è ancora molto debole e questo rappresenta un fattore di criticità che frena la crescita dei consumi e, quindi, l uscita dalla crisi. Inoltre non dobbiamo dimenticare che, negli USA come del resto in molti altri Paesi sviluppati, una larga parte delle famiglie ha una casa di proprietà, bene primario per eccellenza che rappresenta la quota maggioritaria del loro patrimonio. Con il crollo del valore delle abitazioni, come accaduto in questi ultimi anni, le famiglie sono state spinte a ricostruire la ricchezza attraverso un maggiore risparmio, riducendo i consumi di beni e servizi. Questo ha innescato una reazione a catena con effetti devastanti. La situazione del mercato del lavoro è una causa o un effetto della recessione? La globalizzazione dei mercati ha rappresentato un fattore di accelerazione della crisi ma va fatta una distinzione tra fenomeni di breve e di lungo termine. Nel lungo periodo dobbiamo considerare l incidenza di almeno un altro fattore oltre alla globalizzazione: lo sviluppo dell informazione, che ha privilegiato le competenze più evolute. Questo aspetto non è collegato direttamente alla recessione ma incide fortemente sulla ripresa perché la disoccupazione di lungo termine, come quella che si registra in questa fase, ha effetti drammatici sulla catena del lavoro. Infatti, le persone che rimangono senza occupazione per molto tempo tendono a perdere la propria rete di contatti professionali e fanno ancora più fatica a ricollocarsi. Abitualmente si pone molta enfasi sulla disoccupazione giovanile ma non dobbiamo dimenticare che c è anche un problema di espulsione dal mercato del lavoro di persone più avanti con gli anni, la cui professionalità e competenze non risultano più adeguate rispetto alla domanda. Negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione registrato negli ultimi anni, durante la crisi, è stato al livello più alto degli ultimi 60 anni, secondo solo a quello rilevato durante la recessione dei primi anni 80. Inoltre, fino a 3 anni fa per un lavoratore era impensabile rimanere fuori dal lavoro per più di 6 mesi mentre ora è normale stare disoccupati anche 12 mesi o più, il che produce una perdita sia di relazioni sia di competenze. Diversi segnali, tra i quali proprio la contenuta creazione di nuovi posti di lavoro, lasciavano intravvedere la possibilità di una ricaduta, che puntualmente è arrivata, accentuata dalle difficoltà di alcuni paesi più deboli. Quali interventi di stimolo sarebbe opportuno attivare? Nei periodi di recessione il problema è che il numero dei posti di lavoro persi è maggiore di quello delle assunzioni, i lavoratori hanno maggiori difficoltà ad essere assunti e i tempi di rioccupazione sono più lunghi. Quando i posti vacanti sono pochi a causa di una offerta modesta, la ripresa dipende fondamentalmente dalla motivazione delle imprese, dalla loro fiducia rispetto al futuro immediato e dalla propensione ad investire risorse. Per questo a mio avviso servirebbero politiche di riconversione dei lavoratori dai settori maggiormente in crisi verso altri con maggiori potenzialità, in particolare attraverso formazione e riqualificazione della forza lavoro. Il fatto è che mancano investimenti sia pubblici sia da parte delle imprese stesse, che sono poco stimolate nel creare nuovi posti di lavoro. Questo consolida una crisi di fiducia, come un cane che si morde la coda, che per essere superata avrebbe bisogno di segnali solidi e costanti nel tempo oltre che di politiche di stimolo forti. Dobbiamo però considerare che, rispetto al passato, le cause della recessione sono differenti per cui la ricetta per uscirne non può essere la medesima. A mio parere la soluzione più efficace non può essere rappresentata da un incremento della pressione fiscale né da provvedimenti che innalzerebbero ulteriormente il debito pubblico, in molti Paesi già molto alto, ma piuttosto da interventi di stimolo costanti, in grado di produrre risultati positivi e solidi nel medio-lungo termine. Il problema è che gli indirizzi politici sono prevalentemente orientati al breve termine in quanto condizionati dal consenso pubblico che per natura è concentrato sul presente, sul qui e ora. Ma se non si interviene immediatamente i riflessi nel lungo periodo saranno ancora più drammatici. Probabilmente usciremo dalla crisi con nuovi modelli di riferimento ma, del resto, ogni generazione ha dei parametri diversi rispetto alle precedenti, sia dal punto di vista economico sia sociale. Quali prospettive vede per l Italia? È difficile fare valutazioni approfondite in quanto non conosco così a fondo il vostro Paese ma senza dubbio la situazione del mercato del lavoro rappresenta un fattore cruciale anche per voi, sia per quanto riguarda le ripercussioni sulla disoccupazione di lungo termine sia per quella giovanile, drammaticamente importante. Il fatto che l Italia abbia un rapporto debito/pil molto alto, che limita gli investimenti, è indubbiamente un fattore frenante e ugualmente rilevante è il problema della spesa assistenziale e delle pensioni. Questo quadro impone una valutazione seria e tempestiva sulle modalità e i tempi di intervento. Relativamente al mercato del lavoro in Italia, da uno studio condotto da una ricercatrice con la quale ho collaborato è emerso che le forme di contratti a termine ed atipici introdotti negli ultimi anni non sembrano aver prodotto particolari benefici di lungo periodo pur avendo agevolato l inserimento sul mercato del lavoro anche di persone non più giovani. Alla luce di questo scenario potrebbe quindi essere necessario un ripensamento complessivo delle politiche occupazionali. In ogni caso dobbiamo considerare che in Italia c è una forte vitalità e anche in una fase così delicata continuano a nascere nuove imprese; il problema è che spesso rimangono piccole e fanno fatica a fare quel salto di qualità che una economia sempre più globalizzata richiederebbe. D altro canto, è pur vero che durante le fasi di recessione non di rado si registra un incremento della nascita di nuove imprese proprio perché vengono fondate da lavoratori che non riescono a rioccuparsi come dipendenti. Per consolidare questa dinamica servirebbero però investimenti solidi e di lungo termine, in grado di stimolare la ripresa dei consumi. Ad esempio attraverso stipendi più alti o un minor cuneo fiscale. 2

3 autunno 2011 CREDITO RESPONSABILE, RICERCA CRIF-EFMA: SEMPRE PIÙ RILEVANTI GLI STRUMENTI DI VALUTAZIONE DELLA SOSTENIBILITÀ FINANZIARIA La ricerca a livello europeo evidenzia il ruolo e la graduale crescita di nuove metriche per la valutazione della sostenibilità finanziaria dei richiedenti credito. L innovativo Indice di Tensione Finanziaria di CRIF già adottato con successo da importanti aziende di credito. Le strategie adottate nell ultimo anno dalle aziende di credito di 16 Paesi europei per rispondere alla crisi economica e fronteggiare il rischio di sovraindebitamento della clientela retail, perseguendo un approccio basato sul Credito Responsabile: questo il focus di indagine della ricerca intitolata Responsible lending realizzata da CRIF e Efma, l associazione che raccoglie quasi operatori del credito a livello internazionale. I processi attivati dagli intermediari finanziari europei per ricalibrare e rivedere le politiche creditizie mostrano un graduale crescente utilizzo di nuove metriche per la valutazione della sostenibilità finanziaria dei richiedenti credito. Inoltre, la ricerca - che ha visto sia la realizzazione di interviste di persona sia la somministrazione per via elettronica di questionari a senior executives di banche e istituzioni finanziarie - fa emergere un secondo elemento chiave: la maggioranza dei rispondenti (l 89%) usa sistemi di rating interni per la valutazione dell affidabilità creditizia, il 74% li integra con dati esterni provenienti da credit bureau, ma solo il 22% del totale ha sviluppato nuovamente i propri sistemi di rating per incorporare indicatori di sostenibilità finanziaria. Nel recente passato, il tasso di crescita delle nuove erogazioni di credito è stato in grado di mascherare, pur entro certi limiti, alcune inefficienze nelle pratiche manageriali di banche e istituzioni finanziarie. Oggi i costi del rischio hanno reso necessaria per gli intermediari finanziari l ottimizzazione dei propri processi creditizi attraverso l introduzione di nuove misure di valutazione della sostenibilità finanziaria che garantiscano quei parametri fondamentali per operare con profitto sul mercato e per rafforzare una relazione con la clientela fondata sulla soddisfazione di lungo periodo. In questo scenario la ricerca CRIF-Efma evidenza come l integrazione di dati da fonti esterne, come ad esempio quelli provenienti dai credit bureau che forniscono informazioni sui comportamenti creditizi, sui livelli di esposizione complessiva e sui profili di gestione dei debiti, a detta degli intervistati è risultata cruciale per una completa valutazione dell indebitamento complessivo dei clienti e della loro capacità di sostenere oneri finanziari nel medio periodo. Sembra che una comprensione della fondamentale differenza tra la dimensione del rischio e quella della sostenibilità non sia ancora molto diffusa - ha commentato Patrick Desmarès, Segretario Generale di Efma. I due concetti sono sicuramente correlati ma richiedono specifici strumenti di analisi. Ad ogni modo, i processi implementati dagli intermediari europei per ristrutturare e rivedere le proprie politiche creditizie evidenziano una graduale crescita nell utilizzo di nuove metriche per valutare la sostenibilità finanziaria. Per valutare meglio i clienti e misurare la loro sostenibilità finanziaria, CRIF ha sviluppato per il mercato italiano un indicatore che misura il livello di tensione finanziaria basandosi sul patrimonio informativo del Sistema di Informazioni Creditizie EURISC - spiega Simone Capecchi, Direttore Finance Corporate Offer Italy and Western Europe di CRIF. L Indice di Tensione Finanziaria consente di identificare i soggetti che adottano un comportamento spregiudicato o imprudente nella domanda di credito e dimostrano caratteristiche aggressive nell uso di tutti i tipi di finanziamento, anche i più innovativi e costosi. Questi consumatori, per quanto rappresentino una minoranza, hanno una naturale propensione alla mobilità creditizia e al credit shopping e, più in generale, tendono a finanziarie i loro consumi correnti con il debito. L Indice di Tensione Finanziaria è nella sua essenza complementare ai sistemi di rating, che risultano in una più efficace valutazione dell affidabilità creditizia dei richiedenti. Inoltre, l utilizzo di indici che misurano la sostenibilità finanziaria aiuta i prestatori a essere compliant con i principi della Consumer Credit Directive, facilita un dialogo con il consumatore finale improntato ai principi della trasparenza, basato su valutazioni oggettive e che descrive la sua reale capacità di rimborsare i debiti, riducendo i margini di soggettività. Indicatori come l Indice di Tensione Finanziaria di CRIF introducono un grande elemento di novità nella gestione del credito - continua Capecchi. Stiamo assistendo alla progressiva fine dell era della valutazione tramite i strumenti che distinguono solo i buoni clienti da quelli meno affidabili: occorrono pertanto nuovi indicatori altamente performanti click&go che, senza estrazioni di dati da parte del lender, sono in grado di intercettare i nuovi fenomeni del credito a partire dal patrimonio informativo del SIC. Tali indicatori mixati a quelli tradizionali (il credit bureau score o score interni) consentono di mettere in atto strategie e processi decisionali ad hoc per la valutazione e la gestione dei nuovi consumatori del credito, anche alla luce dell invito normativo. Grazie agli strumenti CRIF sono stati già ottenuti importanti risultati presso lenders italiani, tra cui CheBanca!, Creditis, ING Direct, che hanno così individuato target di clienti da gestire in modo differenziato rispetto a quelli non finanziariamente stressati. Secondo i risultati della ricerca CRIF-Efma, la Direttiva sul Credito al Consumo ha spinto banche e società finanziarie verso strumenti e pratiche di erogazione sostenibile. Dall analisi dei dati raccolti è emerso infatti che: il 63% degli operatori intervistati ha risposto che il Legislatore ha posto in essere iniziative mirate a stimolare questo processo; il 33,3% dei rispondenti ha inoltre affermato che il mix dei prodotti offerti è cambiato per meglio aderire a questo principio; il 29,6% ha sostenuto che sono state intraprese specifiche iniziative di comunicazione per informare i consumatori dei cambiamenti introdotti nell ottica di consolidare un approccio sempre più responsabile alla concessione del credito. Dalla ricerca CRIF-Efma emerge anche una sostanziale differenza nell interpretazione dei trend del mercato del credito, che possono essere sostanzialmente attribuite alle differenti specializzazioni di business. In particolare, differenze emergono tra i lenders con un portafoglio crediti in cui predominano i mutui rispetto a quelli maggiormente focalizzati sul credito al consumo. Rispetto al 2009, nel 2010 gli operatori intervistati hanno rilevato un calo della domanda di servizi finanziari (prestiti per viaggi, studio, cura della persona) a fronte di un trend positivo delle richieste di prestiti per l acquisto di auto e case, così come di prestiti per liquidità. D altro canto, le politiche di erogazione riflettono anch esse la specializzazione del business: tra i lenders che gestiscono prevalentemente mutui, una quota pari a circa il 60% del totale ha risposto di aver applicato nel corso del 2010 criteri più conservativi, mentre nel caso di operatori maggiormente attivi nel credito al consumo tale quota scende al 35%. Trends in the credit market Respondents confirmed that, compared to 2009, in 2010: Overall surveyed population Largely consumer loans business Largely mortgages business Fonte: ricerca Responsible Lending, CRIF e Efma. Volumes Risk Credit Policy 55.6% increased 52.9% increased 60.0% increased 44.4% decreased 58.8% decreased 20.0% decreased 44.4% more prudential 35.0% more prudential 60.0% more prudential Ad ogni modo, il 55,6% delle risposte raccolte da CRIF e Efma fa emergere un incremento nelle erogazioni nel 2010 rispetto all anno precedente, e alcuni lenders hanno segnalato come il 2011 sia iniziato con aspettative ottimistiche in termini di crescita dei volumi, che sarà sostenuta dal recupero della domanda di credito specialmente nel segmento dei mutui. Per maggiori informazioni sulla ricerca Responsible Lending di CRIF e Efma: 3

4 Pubblicazione di CRIF ANTIRICICLAGGIO, TITOLARE EFFETTIVO, EX D. LGS. 231/07: DEUTSCHE BANK ADOTTA IL SUPPORTO DI CRIF Cliente: Deutsche Bank Esigenze: supporto per attività di individuazione del titolare effettivo. Soluzione: IDea, IDentity Effective Analysis, e il supporto CRIF per alcune attività da ricomprendersi nell adeguata verifica della clientela. Risultati: certezza nell acquisizione dei dati relativi al titolare effettivo, monitoraggio centralizzato del processo, contenimento costi e maggiore efficienza dei processi. Il Decreto Legislativo n. 231, del 21 novembre 2007, riguardante l attuazione della Direttiva 2005/60/CE sulla prevenzione dell utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, nonché della Direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione, ha introdotto alcune importanti innovazioni nello scenario normativo in materia. Una delle principali novità riguarda la codifica legislativa del concetto di adeguata verifica della clientela, che include: l identificazione del cliente e del titolare effettivo, le informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto o dell operazione, nonché un controllo costante nel corso del rapporto. Per quanto riguarda il titolare effettivo, questa figura è definita come la persona o le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedono o controllano il cliente nonché la persona fisica per conto della quale è realizzata un'operazione o un'attività, individuate sulla base dei criteri descritti nell allegato tecnico al presente decreto. 1 Lo scenario italiano Gli obblighi di adeguata verifica della clientela sono commisurati al rischio di riciclaggio associato al tipo di cliente, al rapporto continuativo, al tipo di servizio richiesto, all area geografica di riferimento. Ogni adeguata verifica porta a determinare, in capo al cliente, un grado di rischio di esposizione al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. La determinazione di un profilo di rischio necessita a sua volta di informazioni, in parte già disponibili da parte degli istituti di credito, in parte da richiedere al cliente, in parte da acquisire da basi informative esterne. A carico dei soggetti cui la disciplina si rivolge vi è, quindi, l obbligo di dotarsi di tutti quegli strumenti organizzativi e informativi per accrescere la conoscenza sulla clientela, attraverso la rilevazione e organizzazione di informazioni e dati relativi ai rapporti con il cliente, in termini di complessiva situazione economica e patrimoniale e in termini di collegamenti operativi del cliente con altri soggetti. Nella classificazione dei rischi, quello del riciclaggio è ricondotto tra quelli di natura legale e reputazionale, ancorché non possano escludersi perdite su crediti o su strumenti finanziari dovute al finanziamento inconsapevole di attività criminose. Il rischio legale è ricompreso nell ambito dei rischi operativi e come tale concorre alla determinazione del requisito del patrimonio previsto dal primo pilastro ; il rischio reputazionale viene trattato nell ambito del secondo pilastro e contribuisce alla stima del grado di adeguatezza del capitale complessivo dell intermediario. Le esigenze di Deutsche Bank Deutsche Bank, da sempre in prima fila nella prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, ha avvertito l esigenza di agevolare alcune attività effettuate nell ambito dell adeguata verifica, fornendo supporto ai propri gestori di relazioni con la clientela, nell ambito dell identificazione del titolare effettivo. In base a quanto contenuto nella normativa antiriciclaggio, in caso di società, per titolare effettivo s'intende: 1. la persona fisica o le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedano o controllino un'entità giuridica, attraverso il possesso o il controllo diretto o indiretto di una percentuale sufficiente delle partecipazioni al capitale sociale o dei diritti di voto in seno a tale entità giuridica, anche tramite azioni al portatore, purché non si tratti di una società ammessa alla quotazione su un mercato regolamentato e sottoposta a obblighi di comunicazione conformi alla normativa comunitaria o a standard internazionali equivalenti; tale criterio si ritiene soddisfatto ove la percentuale corrisponda al 25 per cento più uno di partecipazione al capitale sociale; 2. la persona fisica o le persone fisiche che esercitano in altro modo il controllo sulla direzione di un'entità giuridica. Specifiche disposizioni vigono, poi, in relazione ad eventuali partecipazioni in società quotate su mercati regolamentati, partecipazioni reciproche/circolari, fiduciarie e soggetti pubblici. I controlli che avevamo attivato per assolvere agli obblighi normativi - spiega Francesco Adamoli, Campaign Management di Prestitempo, divisione Consumer Finance di Deutsche Bank - erano stati definiti attraverso la consultazione delle singole sorgenti informative (Elenco Soci, Consob, Registro Imprese, Ministero dello Sviluppo Economico). Ci siamo però resi conto che tali controlli, effettuati individualmente dal singolo gestore di relazione, potevano risultare poco precisi ed inefficienti. Pertanto, abbiamo cercato una soluzione efficace che ci consentisse di rendere omogenee sull intera rete distributiva tali controlli, garantendo completezza e precisione dei dati da cui partire per eseguire, a cura del gestore della relazione, l adeguata verifica sul cliente. Abbiamo scelto IDea - IDentity Effective Analysis, la soluzione CRIF per il supporto all individuazione del titolare effettivo. Aggiunge Francesco Adamoli: Abbiamo così integrato nei nostri processi di istruttoria e di monitoraggio della clientela la soluzione CRIF che ci consente di ottenere un dato proveniente da una fonte affidabile ed indipendente, vagliato e monitorato da una struttura centrale. Il valore aggiunto di CRIF dalle fonti informative all'individuazione del titolare effettivo FONTI INFORMATIVE Banca Dati Soci Consob Gruppi Aziendali Registro Imprese I benefici ottenuti Abbiamo adottato la soluzione CRIF in primis per agevolare l individuazione del titolare effettivo su tutto il portafoglio storico di imprese con cui abbiamo rapporti continuativi - spiega Adamoli. Grazie all utilizzo di IDea siamo riusciti a raggiungere importanti risultati in termini di affidabilità del dato raccolto e di maggiore efficienza dei processi, attraverso il contenimento dei tempi. Ciò è stato possibile sia attraverso una gestione massiva di file batch in fase iniziale, sia perché, con un solo click, riusciamo ad avere, in un unico report, gli elementi afferenti al titolare effettivo richiesti dalla normativa senza dover consultare più fonti informative e costruire poi i legami manualmente e, vantaggio non trascurabile, la soluzione CRIF ha portato a un omogeneizzazione delle procedure adottate da tutti gli operatori, garantendo il gruppo rispetto all assolvimento degli adempimenti normativi in materia. Nella soluzione IDea abbiamo trovato piena conferma dell esperienza ventennale di CRIF nella gestione e qualità delle informazioni creditizie e business - conclude Adamoli. Per informazioni sulle soluzioni CRIF per l antiriciclaggio: 1 Art. 1 comma 2 lett. U del D. Lgs 231/2007 KNOW HOW + VENTENNALE = ASSETTO PROPRIETARIO (QUOTATE E NON QUOTATE) FIDUCIARIE E ENTI PUBBLICI RECIPROCITÀ E CIRCOLARITÀ STRUTTURA GIURIDICA IMPRESE TITOLARE EFFETTIVO 4

5 speciale Credito alle imprese Pubblicazione di CRIF DECIDERE DI EROGARE CREDITO ALLE IMPRESE: LO SCENARIO DI MERCATO E LA SOLUZIONE DI SVOLTA CON CRIF Sulla base dell analisi del patrimonio informativo di EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF, che raccoglie i dati relativi a oltre 8 milioni di linee di credito attribuite a utenti business, emerge che la domanda di credito da parte delle imprese italiane (analizzata sulla base delle anagrafiche riconducibili sia a imprese individuali sia a società di persone e capitali) nel primo semestre 2011 ha fatto segnare una diminuzione pari a -1% rispetto ai valori dello stesso periodo del Segno ancora negativo, ma in risalita rispetto al ben più pesante -9% rilevato nel primo semestre dell anno passato, quando ancora i primi timidi segnali di ripresa economica non si erano manifestati (Fonte: Barometro CRIF sulla domanda di credito da parte delle imprese italiane). Tasso di Variazione Andamento della domanda Imprese ponderata sui giorni lavorativi 35% 30% 25% 20% 15% 10% 5% 0% -5% -10% -15% -20% Fonte: EURISC Il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie Imprese individuali Società A questo scenario della domanda di credito, che si innesta in un quadro di crescita che stenta a ripartire a pieno regime (con l inevitabile conseguenza di una maggiore rischiosità del credito), si aggiungono le crescenti pressioni connesse all inasprimento della regolamentazione prudenziale sul sistema bancario, che impongono agli intermediari finanziari sia un maggior controllo dei cosiddetti RWA (Risk Weighted Asset) sia una maggiore dotazione di patrimonio. In altri termini, si richiede alle aziende di credito di erogare solo dopo attente analisi, governando al meglio la rischiosità del proprio attivo, e di gestire l istituto finanziario con maggiore efficienza per garantire un adeguata redditività. Si impone un cambiamento per poter rispettare il nuovo dettato normativo e garantire un adeguata redditività al capitale investito. E anche l andamento dei tassi di default, per quanto leggermente più contenuti nelle ultime rilevazioni, rende sempre più fondamentale dotarsi di sistemi tecnologici e avanzati per la stima del rischio di credito, soprattutto in fase di valutazione. La soluzione di svolta proposta da CRIF: la nuova Sprint Business 2.0 Per essere costantemente a fianco dei propri clienti e di supporto nel loro business, CRIF ha sviluppato Sprint Business la soluzione più avanzata sul mercato italiano per la valutazione dell affidabilità creditizia delle imprese per la nuova era 2.0 del credito. Completamente in outsourcing, Sprint Business 2.0 consente alle aziende di credito di processare una pratica, ovvero di valutare la richiesta di credito presentata da un impresa e di decidere - sulla base delle evidenze di informazioni pubbliche, creditizie e regole decisionali stabilite dall istituto - se accettarla, rifiutarla o rimandarla a un organo deliberante superiore. Già consolidata sul mercato da ormai 15 anni e utilizzata quotidianamente da oltre 250 aziende di credito italiane, la nuova soluzione 2.0 offre una vista fronte-retro sulle aziende in quanto vengono effettuati controlli congiunti su dati di natura pubblica, creditizia e commerciale integrati in logiche parametriche originali e innovative - spiega Maria Ricucci, Marketing Manager di CRIF. 4. nuova riclassificazione di bilancio, realizzata da CRIF Decision Solutions, e nuovo tableau degli indici delle società di capitali in conformità alle novità normative in materia (D.Lgs 17 gennaio 2003 n.6 e D.Lgs Correttivo sul diritto societario art del 2004); 5. innovativi indicatori di benchmark fra l impresa e il settore/comparto di appartenenza, in relazione ai principali indicatori economico-finanziari dell impresa oggetto di valutazione. Si tratta di oltre 15 indici tra i più significativi che identificano lo stato di salute di un settore, le voci prevalenti del conto economico e dello stato patrimoniale, con possibilità di approfondimento per classe di fatturato, per territorio, e per tipologia del settore di riferimento. 6. innovativi indicatori statistici di rischio commerciale e creditizio: - indicatori sulle abitudini di pagamento di un impresa verso i propri fornitori (tra i quali ad esempio il D&B Paydex); - CRIF Business Default Index, l innovativo indice di rischiosità di default delle imprese realizzato da CRIF Decision Solutions. Specifico per la valutazione del credito business alle imprese, considera oltre al profilo economico-finanziario dell impresa anche quello creditizio, aggiungendo potenza predittiva al già potente credit bureau score, diventando così il nuovo standard di riferimento sul mercato per la valutazione del credito alle imprese nell era 2.0; 7. calcolo della perdita attesa connessa all affidamento e ai singoli finanziamenti; 8. giudizio qualitativo sull impresa e sull imprenditore: a partire da un questionario di indagine viene elaborato un esito finale, per correggere al rialzo o al ribasso il rating quantitativo (c.d. notching); 9. possibilità di definire le strategie decisionali con il team degli oltre 100 analisti, che lavorano quotidianamente per arricchire l enorme patrimonio informativo del Gruppo CRIF e valutare le imprese; 10. un layout grafico user-friendly che consente un immediata lettura della solvibilità dell impresa con la possibilità di ottenere zoom specifici sui dettagli. Sprint Business 2.0 rappresenta infatti - continua Ricucci - oggi il luogo fisico in cui accedere a tutto il know-how di CRIF per la gestione del rischio di credito e per la valutazione delle imprese, beneficiando delle elevate competenze metodologiche e tecnologiche di CRIF e dei vantaggi della fruizione della soluzione in outsourcing, senza alcun impatto IT. Le principali novità introdotte dalla soluzione sono: 1. nuove informazioni di natura creditizia, EURISC la nuova generazione del Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF - con maggiore profondità informativa e viste ad hoc nella credit history di un impresa. Il SIC di CRIF conta tra le proprie 78 milioni di posizioni di credito e tassi di significatività superiori al 90%; 2. nuove informazioni di natura commerciale, grazie a CRIBIS itrade, il più ampio patrimonio informativo sui comportamenti di pagamento delle aziende italiane ed estere, con 26 milioni di esperienze di pagamento sul mercato italiano; 3. controlli compliant con D.Lgs. 231/2007 sull antiriciclaggio e il supporto per la definizione del Titolare Effettivo; Per ulteriori informazioni: 5

6 speciale Credito alle imprese autunno 2011 POE: TORNANO AD AUMENTARE LE MICROIMPRESE INVESTITRICI E MIGLIORA LA QUALITÀ DEL CREDITO Se il 2010 si era chiuso con una ulteriore diminuzione dei Piccoli Operatori Economici (ovvero le imprese italiane con meno di 10 dipendenti e/o un fatturato inferiore a 2,5 milioni di Euro) che avevano effettuato investimenti, facendo registrare la percentuale più bassa degli ultimi quattro anni (i POE investitori erano stati rispettivamente il 35,4% nel 2007, il 28,7% nel 2008 e il 26,6% nel 2009 e, appunto, il 24,5% nel 2010), il 2011 sembra orientato ad una inversione di tendenza. Secondo le rilevazioni contenute nell ultima edizione dell Osservatorio sulla Finanza per i Piccoli Operatori Economici, realizzato da CRIF Decision Solutions e Nomisma e giunto alla diciassettesima edizione, per il 2011 i POE investitori dovrebbero passare, infatti, al 25,6%. Il credito alle microimprese: gli impieghi Secondo lo studio CRIF Decision Solutions-Nomisma, il 2010 ha evidenziato una ripresa particolarmente sostenuta degli impieghi erogati soprattutto alle imprese individuali (+8,37% rispetto all anno precedente) mentre è stata meno marcata la ripresa per le società non finanziarie (+1,65%). Anche per quanto riguarda la durata degli impieghi, quelli inferiori all anno hanno registrato una performance positiva (da -8,49% del dicembre 2009 a +0,48% del dicembre 2010) mentre quelli con durate comprese tra 1 e 5 anni sono passati, nello stesso arco temporale, da -6,77% a -4,85%. Gli impieghi con durata superiore ai 5 anni hanno mantenuto e addirittura incrementato il loro trend positivo attestandosi, a dicembre del 2010, a oltre il +6,6% di crescita annua. Per quanto riguarda il 2011, le indicazioni provenienti dall analisi dei dati registrati nel Sistema di Informazioni Creditizie EURISC relativamente ai primi mesi dell anno mostrano un incremento degli affidamenti richiesti di oltre il 7% rispetto al 2010, in linea con gli andamenti evidenziati dalle fonti istituzionali. La rischiosità del mercato Per quanto riguarda la qualità del credito erogato, a fine 2010 hanno trovato conferma i segnali di miglioramento già evidenziati a metà dello scorso anno. I tassi di insolvenza leggera (1 o 2 rate insolute) e grave (da 3 a 5 rate insolute) mostrano, dopo tre trimestri di sostanziale stabilità, una flessione negli ultimi tre mesi del 2010, registrando rispettivamente valori pari al 4,62 % e al 1,97%. Il tasso di sofferenza (almeno 6 rate scadute e non pagate) registrato a fine 2010 è invece stato del 9,23%, in crescita di 1,6 punti percentuali rispetto al periodo precedente ma che, in previsione, dovrebbe tornare verso i livelli sperimentati nella fase pre-crisi, registrando una progressiva battuta d arresto. I tassi di decadimento, che misurano l incidenza delle nuove posizioni in sofferenza creditizia, nell arco del 2010 si sono prima stabilizzati e ora risultano in netta flessione: nello specifico, il tasso di decadimento a 180 giorni è sceso dal 4,21% di fine 2009 al 3,87% di fine 2010, mentre il tasso di decadimento a 90 giorni è sceso al 5,72% (-1,08 punti percentuali rispetto a fine 2009). Gli ultimi dati disponibili, rilevati al 31 marzo 2011, consolidano questa linea di tendenza evidenziando un tasso di decadimento a 180 giorni che scende ulteriormente al 3,70% mentre quello a 90 giorni si assesta al 5,44% Andamento della domanda Imprese ponderata sui giorni lavorativi 5,13 2,86 5,72 3,27 6,36 3,70 6,11 3,84 6,80 4,21 6,14 4,15 6,21 4,22 5,88 4,07 5,72 3,87 L'analisi territoriale Dall analisi territoriale presentata nell Osservatorio CRIF Decision Solutions-Nomisma risulta che dal 2007 le microimprese che hanno effettuato investimenti sono calate sensibilmente soprattutto nell area del Nord Est (-14 punti percentuali nell ultimo quadriennio). Se nel 2010, il Nord Ovest era stata l area territoriale con la più alta percentuale di POE che avevano effettuato investimenti (26,7% del totale), seguita da Nord Est (26,6%), Centro (25,7%) e Sud (22%), nel 2011 i POE valdostani, piemontesi, liguri e lombardi ridurranno drasticamente i loro investimenti, al contrario delle microimprese delle altre regioni italiane. Sul fronte della qualità del credito, il Sud si conferma come l area con le peggiori performance del tasso di sofferenza (pari a 10,26% a dicembre 2010). I tassi di insolvenza grave mostrano, rispetto a dicembre 2009, le contrazioni più rilevanti nel Nord Est (1,8% contro 2,09%), Nord Ovest (1,85% contro 2,11%) e Centro (2,02% contro 2,31%). A fine 2010, l analisi territoriale della nuova rischiosità (tasso di decadimento) conferma la tendenza a una contrazione dei livelli dei tassi di decadimento in tutte le macroaree, che è risultata particolarmente rilevante nel Nord del Paese (3,6% il tasso di decadimento a 180 giorni). In particolare, il Sud del Paese continua registrare le performance peggiori (4,31% il tasso di decadimento a 180 giorni). Alla fine del primo trimestre 2011, l analisi della rischiosità creditizia a livello territoriale conferma la tendenza ad una ulteriore contrazione della rischiosità per tutte le aree del Paese con la sola eccezione del Sud, che rimane fermo ai valori dei tassi di decadimento a 90 e 180 giorni del periodo precedente. L'analisi settoriale Per la fine del 2011 si prevede un aumento della percentuale di POE che effettueranno investimenti in quasi tutti i settori tranne in quello manifatturiero, dove la quota di investitori dovrebbe scendere drasticamente, a conferma della complessa e difficile fase che le micro imprese del settore stanno attraversando. Per quanto riguarda la rischiosità creditizia, il tasso di sofferenza nei diversi settori indagati hanno mostrato un trend crescente per tutto l arco del 2010 soprattutto nei comparti dell Edilizia e Opere Pubbliche e dei Servizi e Trasporti, attestando a dicembre dello scorso anno rispettivamente all 11,56% e all 11,36%. Più contenuti, invece, i tassi di sofferenza del comparto Manifatturiero (9,9%) e del Commercio (10,6%). Infine, il macro settore dell Agricoltura conferma il livello di bassa rischiosità storicamente osservato registrando, a fine 2010, un tasso di sofferenza del 3,8% Decadimento a 90 giorni Decadimento a 180 giorni, vol.17 Fonte: Osservatorio CRIF Decision Solutions Nomisma sulla Finanza per i Piccoli Operatori Economici Per ulteriori informazioni: 6

7 speciale Credito alle imprese autunno 2011 IMPRESE ITALIANE DI FRONTE A UN BIVIO: SOPRAVVIVERE O CRESCERE ATTRAVERSO IL CAMBIAMENTO SU SCALA INTERNAZIONALE Di Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano Tutti hanno la percezione che in questi anni sia in atto un vero e proprio sconvolgimento degli assetti geo-economici su scala globale. In pochi sono consapevoli dei numeri in gioco, che sono per certi versi impressionanti. Basti pensare che nel 1950 Stati Uniti ed Europa contribuivano al 57% del PIL mondiale (29% e 28% rispettivamente) mentre l Asia aveva un ruolo del tutto marginale - solo il 10% del PIL era generato dai paesi del Far East. Le previsioni al 2030 del Fondo Monetario internazionale attribuiscono all Asia il 48% del PIL generato; Stati Uniti e Europa saranno relegati per allora al ruolo di comprimari: rispettivamente il 15% e l 11% del valore aggiunto complessivamente generato. Si tratta di un vero e proprio tsunami economico, che pone paesi come Cina, India, Vietnam e Thailandia al centro dello sviluppo economico mondiale. Non solo come Paesi in grado di rappresentare la fabbrica distribuita del mondo, ma anche come mercati in cui la domanda di beni di consumo e strumentali sarà nei prossimi anni/decenni in fortissima crescita: da molto tempo, ormai, i consumi in questi paesi crescono a due cifre, a fronte di dinamiche pressoché stagnanti nel mondo occidentale. Se questo è il quadro di riferimento, è quasi banale osservare come la competitività futura del sistema industriale italiano sia legata a doppio filo alla capacità che le nostre imprese avranno di vendere i loro prodotti nelle economie a maggior tasso di crescita. Si potrebbe superficialmente pensare che tale obiettivo è a portata di mano: autorevoli indagini dell OCSE evidenziano come l Italia sia il secondo paese - dietro la Germania - per competitività su scala internazionale. Si tratta invece di una fotografia parziale, che riflette più la storia passata che il nostro potenziale futuro. Infatti, le imprese italiane - a differenza di quelle tedesche e francesi - esportano molto nel cosiddetto mondo occidentale, mentre vantano, in media, una presenza ancora poco significativa nei paesi emergenti (BRICS, in primis). È dunque necessario, in chiave prospettica, un cambio di passo, per lo meno con riferimento a quella larga parte di piccole imprese che, dovendo affrontare un cambio così rilevante - affrontare il mercato cinese è evidentemente molto diverso rispetto dall esportare in Francia - si trovano in difficoltà sia da un punto di vista finanziario che gestionale. Le nostre piccole e medie imprese sono, infatti, in molti casi sotto-capitalizzate e spesso si trovano esposte agli istituti di credito con forme di finanziamento di breve periodo. Sul fronte gestionale, due sono invece gli elementi a cui occorre prestare maggiore attenzione: sono in possesso prevalentemente di un cultura tecnica - tipica espressione di una cultura del sapere fare/produrre - ma hanno investito poco nello sviluppo di competenze di marketing, indispensabili invece per affrontare mercati complessi dal punto di vista dei comportamenti di acquisto come quelli emergenti; hanno ancora una presenza estera quasi esclusivamente basata sull export affidandosi a distributori locali, quando invece i nostri competitor (tipicamente francesi e tedeschi) hanno sviluppato programmi di vera e propria internazionalizzazione della catena del valore (ovvero attraverso delocalizzazione di parti delle attività o, perlomeno, presidio diretto del mercato). L affrontare in modo strutturato i mercati a forte tasso di crescita richiede pertanto un nuovo approccio all internazionalizzazione, ove tutti gli stakeholder del sistema Italia devono orientarsi verso un vero cambiamento e tenere conto dei punti di forza e di debolezza propri e degli altri attori economici e/o istituzionali. Le imprese, in primo luogo, devono essere consapevoli della necessità di orientarsi verso un portafoglio più equilibrato di mercati esteri verso i quali destinare i propri sforzi. In particolare è opportuno che: ruolo fondamentale del meccanismo delle reti di impresa, che devono essere molto diverse dalle associazioni temporanee costituite molto spesso, fino a oggi, per adire a finanziamenti pubblici. Le reti di impresa del futuro devono essere il frutto della condivisione di un progetto strategico volto alla creazione di sinergie che portino economie di scala e di scopo, e al raggiungimento di una massa critica minima in grado di garantire condizioni di competitività nei cosiddetti BRICS (ma non solo). In questa prospettiva, lo sviluppo di progetti di internazionalizzazione attraverso reti di imprese acquisisce quindi un rilievo chiave al fine di: studiare mercati lontani, sviluppare progetti di innovazione, combinare prodotti complementari in grado di rappresentare un basket di acquisto interessante per il target di mercato e sviluppare canali distributivi diretti volti a consolidare la forza di marca (brand equity) delle nostre imprese. Vista l importanza del tema per la sopravvivenza e competitività di medio periodo del nostro sistema industriale, viene da chiedersi se saranno in grado gli imprenditori e/o manager di attivare da soli dinamiche tanto complesse, spesso incoerenti con il DNA individualista tipico del fare impresa in Italia. Molto probabilmente, no. Un ruolo importante, in questo senso, può essere giocato dagli istituti di credito, in quanto soggetti che vantano piena visibilità sulle difficoltà della propria base clienti e, nel contempo, godono di quella credibilità e status che permette loro di indurre le imprese loro clienti a valutare seriamente l avvio di iniziative così diverse dal business as usual del nostro sistema industriale. Del resto qualche esempio si comincia a intravedere: alcune banche del territorio emiliano hanno avviato importanti progetti in tal senso; Unicredit Group ha avviato un progetto su scala nazionale esattamente con l obiettivo di individuare opportunità di messa in rete di imprese anche appartenenti a distretti territoriali differenti ma accomunate da competenze sinergiche e/o stesso mercato target. Si può, in conclusione, essere ottimisti per il futuro all estero delle nostre imprese? Direi di sì. Sta emergendo progressivamente nel tessuto imprenditoriale l esigenza di introdurre una discontinuità, soprattutto in quei casi in cui i giovani hanno la responsabilità della gestione di impresa. Le stesse banche - per la prima volta alle prese con un rischio sistemico (interi settori industriali sono in grave difficoltà) - hanno tutta la convenienza a intervenire pro-attivamente presso la propria base clienti anche in relazione a Basilea 3. Ma, al di là delle declinazioni puntuali delle strategie di internazionalizzazione, un elemento deve rappresentare un punto fermo da cui non si può prescindere: la volontà di valorizzare l unico asset realmente riconosciuto nel mondo, ovvero il Made in Italy e l italianità. Solo in questo modo riusciremo realmente a massimizzare i ritorni dei considerevoli sforzi che dovranno essere messi in campo nei prossimi mesi. A distanza di vent anni, la situazione è molto cambiata Asia USA Europa Altro 26% 29% 24% 18% 25% 25% 20% 33% continuino a presidiare i mercati consolidati in una logica di estrazione di valore, cercando di contenere e, se possibile, ridurre il cosiddetto Italian sounding (relativo a prodotti che sembrano italiani ma che tali non sono) valorizzando al massimo i canali distributivi esistenti; investano per la loro crescita futura nei mercati ad alto potenziale. Si tratta di un azione che non è a costo zero: investire significa, in primis, studiare il mercato con le sue regole e prassi, individuare le modalità più opportune per una presenza su scala locale (agenti, unità commerciale, parte della produzione e di altre attività della catena del valore) e riadeguare, se necessario, l offerta ai requisiti e ai fattori critici di successo della clientela locale. È, d altro canto, fondamentale studiare una presenza distributiva che sia veramente attrattiva per dei consumatori e/o clienti industriali che sono ormai sottoposti a moltissimi stimoli. Non può sfuggire che la portata del cambiamento richiesto travalica le possibilità di una singola impresa, a maggior ragione se di piccole dimensioni. Ed è per questo motivo che diventa cruciale una presa di coscienza circa il Gli IDE a confronto $ ,00 $ ,00 $ ,00 $ ,00 $ ,00 $ ,00 $ ,00 $ ,00 $ ,00 $ 0, Germania Francia Italia Fonte: OCSE,

8 speciale Credito alle imprese autunno 2011 LA VISTA 3D SULL IMPRESA: RISCHIOSITÀ CREDITIZIA, RISCHIO COMMERCIALE E MARKETING CRIF è un punto di osservazione privilegiato sulle imprese, grazie al patrimonio informativo unico di cui dispone e alle proprie competenze analitiche. Le aziende di credito grazie alle innovative Liste Imprese 3D di CRIF possono ottenere una vista tridimensionale che coniuga sinergicamente rischiosità creditizia, rischio commerciale e propensione all acquisto dei prodotti finanziari da parte degli esponenti dell impresa. Sul fronte marketing per individuare le aree di sviluppo e le imprese potenziali Data4Value - la società del Gruppo CRIF specializzata nelle soluzioni di marketing e geo-business - mette a disposizione Data4Zone, il più ampio archivio statistico su micro-zona presente in Italia che consente di sviluppare azioni mirate e realmente capillari sul territorio. La micro-zona rappresenta la più piccola unità territoriale ufficiale italiana, un area basata sulla sezione di censimento ISTAT (circa a copertura dell intero territorio nazionale, che corrisponde in media a poco più di 0,6 km 2 di estensione; circa 80 abitazioni, 62 famiglie, 162 individui). Il patrimonio informativo Data4Zone comprende informazioni aggregate su affidabilità finanziaria, domanda prodotti (numero e tipologia di richieste di credito) e portafoglio prodotti posseduti (numero, forma tecnica, importo e durata dei prodotti), oltre a informazioni statistiche, socio-demografiche, istituzionali e di fonte pubblica (ISTAT, ISVAP, ecc.). Data4Value mette a disposizione oltre 200 indicatori statistici sulla clientela consumer e oltre 100 sulle imprese, per conoscerle in maniera completa dal punto di vista dell affidabilità/rischiosità finanziaria, della rischiosità commerciale e della propensione e marketing, individuando i clienti - titolare di ditta e/o esponenti dell impresa - a maggiore potenziale, ovvero con un livello di rischio contenuto e un elevato grado di propensione all acquisto di un prestito personale, mutuo o carta di credito. A fronte di questi margini di sviluppo commerciale si affianca poi il supporto di indicatori di rischio: RiskZone, gli originali indicatori di rischio territoriale che consentono di stimare la probabilità di default dell impresa in funzione della micro-zona di residenza, integrando tutte le basi dati disponibili a livello di singola cella di censimento (sintesi del comportamento creditizio, protesti e ISTAT); Industry Risk l indicatore di rischio settoriale di CRIF che consente di misurare il rischio di un determinato settore merceologico in una determinata zona (può arrivare fino alla micro-zona) rispetto al Sistema paese. Dal lato del rischio commerciale, CRIBIS D&B - la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information - mette a disposizione robusti indicatori statistici D&B Paydex che valutano la performance storica e attuale dei pagamenti di un impresa verso i propri fornitori e sono altamente predittivi della probabilità che un impresa cessi e che lasci obbligazioni non pagate sul mercato in un arco temporale di 12 mesi. Inoltre, CRIBIS D&B Fido suggerito fornisce l indicazione di un fido commerciale calcolato considerando la rischiosità dell impresa, la dimensione, il settore merceologico e la capacità operativa. Valorizzando al meglio tutte queste componenti uniche, la soluzione Liste Imprese 3D di CRIF permette all azienda di credito di: sviluppare il business in prossimità del territorio di interesse; individuare le imprese da contattare e pianificare azioni commerciali sull azienda e sui titolari/esponenti della stessa; misurare il rischio di un determinato settore merceologico in una determinata zona (può arrivare fino alla micro zona). Per ulteriori informazioni: Corso CRIF Training La valutazione delle imprese fronte-retro - Bologna, 16 novembre Si svolgerà il 16 novembre, presso la sede centrale CRIF di Bologna, il corso La valutazione delle imprese fronte-retro, che consentirà ai partecipanti di approfondire le metodologie per una valutazione efficace e completa delle imprese attraverso la lettura e l analisi congiunta delle informazioni qualitative e quantitative da fonte pubblica e creditizia, coniugando la vista sul rischio commerciale e sul rischio di credito. Il corso, della durata di una giornata, è organizzato da CRIF Training, il team CRIF certificato UNI EN ISO Settore A37 per i processi formativi, in collaborazione con il Dipartimento di Rating di CRIF. Per maggiori informazioni: PAGAMENTI DELLE IMPRESE: AUMENTA LA PUNTUALITÀ IN ITALIA NEL PRIMO SEMESTRE 2011 Segnali di ripresa sul fronte dei pagamenti delle imprese italiane: migliora la puntualità a livello nazionale e si riducono i ritardi gravi. A fine giugno 2011, infatti, il 42,98% delle aziende ha saldato i fornitori entro i termini prestabiliti, facendo registrare un netto miglioramento rispetto a fine 2010, quando solo il 37,5% del totale (il livello più basso dal 2007) risultava virtuoso. Un miglioramento, seppur minimo, si è registrato anche rispetto a marzo 2011, quando le imprese puntuali erano state il 41,87%. Ciononostante siamo ancora lontani dalla situazione del 2007, quando a pagare alla scadenza era il 50% delle aziende. Questa, in sintesi, la principale evidenza che emerge dall aggiornamento al 30 giugno dello Studio sui comportamenti di pagamento delle imprese italiane realizzato da CRIBIS D&B, società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information. La puntualità nel rispettare gli impegni di pagamento nei confronti dei propri fornitori è, dunque, migliorata dopo un 2010 da dimenticare. In particolare, secondo l aggiornamento di CRIBIS D&B: il 42,98% delle imprese ha pagato alla scadenza, il 52,26% ha saldato entro il ritardo di 30 giorni e il 3,15% tra i 30 e i 60 giorni di ritardo. Le aziende che hanno saldato le fatture dai 60 giorni in poi sono state l 1,61%. Tra queste lo 0,38% ha esibito un grave ritardo ( giorni medi) e lo 0,15% un gravissimo ritardo (oltre i 120 giorni medi). Rispetto alla fine del 2010, cresce di 5,48 punti percentuali la quota di pagatori puntuali, cui corrisponde una riduzione simile (4,74%) dei ritardi moderati e limitati ai 30 giorni medi. 8 Resta stabile, invece, la distribuzione in corrispondenza delle altre classi di ritardo considerate, con flessioni non superiori allo 0,65%. Le imprese del Nord mostrano una maggiore tendenza a rispettare i termini pattuiti e a contenere il ritardo entro i 30 giorni medi con una percentuale di pagamento puntuale superiore al 45%; nell Italia meridionale, invece, i pagamenti sono meno regolari e i pagatori affidabili sono solo il 34,55% del totale. Nella categoria dei ritardi gravi (oltre i 4 mesi) le distanze tendono ad annullarsi: si passa, infatti, dallo 0,10% del Nord Ovest allo 0,32% del Sud e Isole. A livello settoriale, sono l agricoltura, foreste e caccia, i servizi finanziari e l industria estrattiva a distinguersi per un minore ritardo rispetto ai termini pattuiti. Pagamenti al rallentatore, invece, per commercio all ingrosso (39,38%) e dell industria e produzione (39,52%). Il primo semestre del 2011, inoltre, conferma le differenze, già delineatesi negli scorsi anni, nello scenario dei pagamenti commerciali in riferimento alla dimensione aziendale. Sono, infatti, le micro realtà (che rappresentano una componente estremamente rilevante del tessuto economico nazionale) a mostrare una maggiore percentuale di pagamenti regolari con il 47,51% del totale, al contrario delle aziende di più grande dimensione per cui il pagamento puntuale è fortemente ridotto. In particolare, si registra solo il 23,28% di pagatori regolari nel caso delle medie imprese e solo l 11,45% nel caso delle grandi. Nel corso di questa prima parte del 2011 abbiamo osservato un graduale miglioramento nei tempi di pagamento delle aziende italiane. Un trend che lascia ben sperare per il prosieguo dell anno. Questo andamento - commenta Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B - conferma l impressione che quello che esce dalla crisi sia un nuovo contesto economico, caratterizzato da una maggiore fluidità, intesa come maggiore dinamicità e velocità nei cambiamenti, sia a livello di controparti (clienti e fornitori), sia a livello di andamento di mercato. I dati presentati derivano da CRIBIS itrade, il programma di condivisione di dati e analisi sulle abitudini di pagamento delle aziende, in Italia e nel mondo. Il programma è attivo a livello mondiale dal 1972: i movimenti raccolti in Italia superano i 140 milioni, e sono oltre 26 milioni le esperienze di pagamento generate dalla lavorazione dei movimenti contabili e un milione le aziende su cui sono disponibili le esperienze di pagamento nei confronti dei propri fornitori. In particolare, le valutazioni sui pagamenti presentate nello Studio CRIBIS D&B si basano sull analisi delle posizioni per cui è disponibile il D&B Paydex, l indicatore statistico che valuta la performance storica dei pagamenti verso i fornitori e permette di delineare il profilo dell azienda in modo solido e affidabile. Si tratta di uno strumento analitico solido basato sulle esperienze di pagamento (da non confondere con i movimenti contabili) che garantisce la robustezza e la consistenza del dato, sintetizza la storia dei pagamenti di un azienda e fornisce un

9 autunno 2011 NUOVE METRICHE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE DEL PORTAFOGLIO CREDITI L andamento del mercato dei crediti erogati alle famiglie consumatrici negli ultimi tre anni è stato fortemente condizionato dalla fragilità economica del sistema, scosso dai venti della crisi internazionale, che ha acuito la debolezza del mercato del lavoro e delle condizioni reddituali delle famiglie, con inevitabili riflessi sul livello della rischiosità. La dura lezione impartita dalla crisi ha modificato profondamente le prospettive del sistema bancario e finanziario che dovrà adeguarsi a criteri più restrittivi in termini di accantonamenti di capitale e, al contempo, identificare nuovi strumenti, prodotti e servizi in grado di assicurare i parametri di redditività e la fidelizzazione della propria clientela. Specialmente in ambito internazionale, la crisi economica ha innegabilmente sancito l inadeguatezza dei sistemi di rating tradizionali, che non hanno saputo cogliere ed interpretare i cambiamenti nei comportamenti delle famiglie producendo una valutazione del merito creditizio che fosse realmente sensibile alle mutate condizioni di scenario. In Italia, grazie alla tradizionale cautela e alla minore propensione al ricorso al credito da parte delle famiglie, coniugata ad una maggiore prudenza degli intermediari nella definizione delle condizioni di offerta, la crescita del rischio non ha raggiunto livelli drammatici ed è stata successivamente calmierata dagli aiuti goverantivi, dall adozione di politiche di erogazione maggiormente prudenti, dal calo fisiologico della domanda. L emanazione della direttiva europea sul credito al consumo è stata un motore propulsivo per accelerare l adozione di strumenti a supporto di un erogazione sostenibile e, in questo ambito, CRIF Decision Solutions ha realizzato forti investimenti in attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla previsione dei fenomeni di stress finanziario e di sovraindebitamento. Si sono dunque aperti nuovi tavoli di lavoro per mettere a punto soluzioni quantitative da affiancare agli strumenti di rating tradizionali, per irrobustire i processi di gestione dei portafogli retail in compliance con quanto previsto dalla normativa. Le evidenze empiriche confermano l inadeguatezza degli strumenti di credit scoring nel cogliere appieno la dimensione del sovraindebitamento. Infatti, esiste una sostanziale diversità fenomenica tra il rischio di credito e la sostenibilità del debito che, anche se certamente correlati, devono essere indagati con strumenti differenziati e specifici. La quantificazione del rischio è propriamente oggetto di inferenza dei sistemi di scoring e di rating e rimane un parametro indispensabile per garantire un presidio efficace della qualità del portafoglio. Tuttavia, il solo parametro del rischio di credito non è esaustivo per ottimizzare la relazione con la clientela retail sul fronte degli impieghi poiché, a parità di rischio di default, i soggetti evidenziano differenti propensioni e attitudini nel ricorso al credito e nella gestione dei prodotti di debito che, qualora molto accentuate, possano degenerare in stati di stress finanziario e, in seguito, in manifestazioni di default. un atteggiamento spregiudicato nel ricorso al credito, si mostrano aggressivi nell utilizzo di tutte le formule di finanziamento, anche quelle più innovative o più costose; che sono naturalmente propensi alla mobilità creditizia e al credit shopping e, più in generale, favorevoli a finanziare con il debito i propri consumi correnti. L Indice di Tensione Finanziaria arricchisce i tradizionali sistemi di credit scoring nell ambito della gestione del portafoglio clienti privati sia per obiettivi di sviluppo del portafoglio - in quanto consente di filtrare dalle azioni di targeting la clientela che sta iniziando a manifestare comportamenti potenzialmente critici e aggressivi nella gestione delle finanze personali - sia per gli obiettivi di pre-delinquency - in quanto permette di identificare i clienti sui quali vale la pena pianificare azioni di contenimento del rischio, quali ad esempio la revisione del piano di ammortamento, prima che si manifesti la morosità. La componente innovativa dell indice si esprime nell utilizzo di variabili dinamiche, che tracciano nel breve periodo il comportamento del soggetto per verificare se si stia progressivamente avvicinando ad uno stato di tensione finanziaria. Le variabili dinamiche indagano se il cliente nel breve periodo abbia messo in atto comportamenti correlati a una condizione di stress finanziaria: ricorrere a nuovo credito per ripianare situazioni di sconfino o scaduto o per sostenere pluriaffidamenti con impegni già onerosi, rinegoziare le condizioni, utilizzare in modo molto intenso le linee di fido e revolving per finanziarie i consumi correnti. Infine, sempre in ottica di affidamento responsabile, circoscrivendo la valutazione ai clienti che si caratterizzano per un buon merito creditizio e per l assenza di segnali di tensione finanziaria, è rilevante poter valutare l impatto che una nuova accensione di credito potrà generare sul rischio del prenditore per contrastare il rischio di sovraindebitamento. Infatti, per incrementare le azioni di repeat business e cross-up selling sui clienti è molto utile poter quantificare l impatto sul rischio generato dell aumento dei livelli di affidamento correnti. Il Limite di Credito, definito come la rata mensile aggiuntiva agli oneri già contratti dal cliente, è il nuovo modello messo a punto da CRIF Decision Solutions per inferire la crescita del rischio del cliente in funzione del progressivo aumentare della sua esposizione. Le analisi condotte da CRIF Decision Solutions dimostrano infatti che al crescere degli oneri finanziari il rischio di default aumenta con un grado di intensità che dipende sia dal debito già contratto dal prenditore, che dal suo merito creditizio iniziale misurato dal CRIF Credit Bureau Score. La rata mensile aggiuntiva agli oneri correnti stimata dal modello, applicando opportune condizioni di tasso e durata, permette di calcolare un nuovo importo erogabile - un limite di credito - da proporre al cliente nel contesto di una campagna commerciale in batch o in fase di erogazione on line. L Indice di Tensione Finanziaria, il CRIF Credit Bureau Score e il Limite di Credito sono integrati in una strategia descritta nel flusso seguente che segmenta il portafoglio privati in cluster su cui indirizzare, a seconda delle caratteristiche, azioni di sviluppo del business, piuttosto che attività di contenimento del rischio. L approccio identifica i clienti ad alto potenziale, sui quali investire con azioni di repeat business e cross e up selling, dai clienti a medio potenziale e da quelli a rischio di sovraindebitamento. Limite di Credito & Indicatore di Tensione Finanziaria & Oneri Prospettici: crescita dei volumi Variabili di segmentazione PERFORM - CRIF Credit Bureau Score Indicatore Tensione Finanziaria Credit limit Alto Potenziale (25%) PERFORM - CRIF Credit Bureau Score Delinquency Indicatore Tensione Finanziaria Bonis (84%) Rischiosi (16%) Medio-basso Potenziale (59%) Variabili di segmentazione Delinquent (7.6%) PERFORM - CRIF Credit Bureau Score Delinquency Indicatore Tensione Finanziaria PreDelinquent (5.2%) Rischiosi (3.2%) A questo riguardo, l Indice di Tensione Finanziaria, messo a punto da CRIF Decision Solutions, è uno strumento analitico di misurazione degli stati di stress che si manifestano nella gestione dei prodotti di debito: l indice intercetta i soggetti che adottano Azioni di repeat business Monitoraggio Bassa priorità Collection Consolidamento debito Monitoraggio Alta priorità 9

10 Pubblicazione di CRIF GEOMARKETING E SVILUPPO DELLE CARTE DI PAGAMENTO: IL CASO ICCREA Cliente: ICCREA Esigenze: efficace sviluppo commerciale del prodotto carte di credito e debito. Soluzioni: gli strumenti di geomarketing di Data4Value. Risultati: condivisione in rete delle informazioni territoriali, andando ad arricchire il network BCC. Maggiore efficienza degli orientamenti e delle scelte commerciali. ICCREA Banca è dal 1963 l Istituto Centrale del Credito Cooperativo, nata con lo scopo di rendere più completa, intensa ed efficace l attività delle Banche di Credito Cooperativo, rappresentandole in tutti gli ambiti tecnici istituzionali. ICCREA Banca sostiene e potenzia l attività complessiva delle BCC clienti, attraverso il supporto nei servizi di pagamento: scambia e regola i flussi nazionali e internazionali per conto delle Banche associate, è acquirer diretto ed emittente delle carte di credito e di debito nazionali e internazionali a marchio CARTA BCC. Abbiamo chiesto ad Antonio Galiano, Responsabile Servizio di E-Bank di ICCREA Banca e a Marco Vecchiotti, Direttore di Data4Value, di illustrare i progetti di collaborazione tra le due aziende e l esperienza di successo di ICCREA nell utilizzo delle soluzioni di geomarketing messe a disposizione dalla società specializzata del Gruppo CRIF. Quale il ruolo del geomarketing in una realtà come ICCREA? Galiano: In un momento di discontinuità come quello attuale, le soluzioni di geomarketing consentono di analizzare sul territorio diversi fenomeni di interesse, fornendone una lettura integrata, facile e interattiva. Non potevamo perciò fare a meno di un strumento di così rilevante supporto alle decisioni, in grado di mettere in relazione quelle informazioni che debbono essere pienamente integrate fra Centro e Territorio per ottenere il massimo ritorno da qualsiasi iniziativa di sviluppo e commerciale in senso lato. Quali sono le strategie e gli ambiti di applicazione più interessanti di questi strumenti per le Banche di Credito Cooperativo? Galiano: Le Banche di Credito Cooperativo hanno fatto del radicamento territoriale un valore economico ed etico. La conoscenza profondissima del territorio supera esclusivamente per le BCC il problema di agenzia che invece storicamente ha messo in difficoltà le banche commerciali. Le BCC infatti nascono come realtà endogena, un motore territoriale interno e pieno di energia. Se isolate, però, non riuscirebbero a conseguire la stessa potenza di fuoco delle grandi banche ed è per questo che si sono organizzate in forma di network, creando strutture centrali di servizio, come ICCREA Banca e tutte le società che fanno capo alla Capogruppo ICCREA Holding. Il geomarketing consente di mettere in rete le informazioni territoriali, andando ad arricchire il network BCC e rendendone sempre più efficaci gli orientamenti e le scelte commerciali. Le applicazioni legate all aspetto rischio/propensione, fra le altre, rappresentano per noi un grande valore poiché ci consentono di raggiungere quelle economie di scala che sono l effetto naturale dell approccio di geomarketing. In sintesi, se una volta la dimensione e la massa critica rappresentavano una sorta di limite per le Banche di Credito Cooperativo, oggi, proprio grazie alle analisi di geomarketing, la piccola dimensione delle BCC e la precisione della mira consentita da tali strumenti e applicazioni consentono un efficacia e un economicità un tempo impensabili. Vecchiotti: Sulla base dell esperienza di Data4Value, una delle più significative tra le molteplici applicazioni di queste metodologie e strumenti operativi è l individuazione dei mercati locali da sviluppare. L ampio spettro di informazioni disponibili, unita alla semplicità di utilizzo e all interattività degli strumenti, permette di visualizzare su mappe tematiche molto intuitive le aree territoriali e ottenere una visione completa e aggiornata del proprio mercato di interesse e dell effettiva forza competitiva in atto sul territorio. Si individuano i bacini di successo, isolando le loro caratteristiche peculiari e soprattutto valutando la potenziale replicabilità del successo ottenuto esportandolo in altri contesti territoriali. Da queste analisi emergono inoltre importanti spunti per un riallineamento delle strategie commerciali sul territorio in termini di obiettivi, target, approccio, prodotto e concorrenza locale. Queste soluzioni possono contribuire a sviluppare un nuova cultura, dove la competizione territoriale locale ritorni a avere un ruolo strategico? Galiano: Per le nostre Banche di Credito Cooperativo la competizione territoriale è sempre stata una sfida vitale nel vero senso della parola, che però oggi ci vede vincenti in un contesto dove essere riusciti a mantenere la fiducia dei clienti appare come il maggiore risultato possibile. E ne siamo orgogliosi tanto quanto ne sentiamo il carico di responsabilità. Vecchiotti: Il geomarketing e la dimensione territoriale è determinante in un duplice approccio. Da un lato, cogliere nuove opportunità di business presuppone una fotografia attenta dei mercati in essere con dettaglio analitico del micro-mercato in relazione a molteplici dimensioni: contesto sociodemografico ed economico dell area, penetrazione dei principali prodotti finanziari, domanda, livelli di indebitamento e affidabilità finanziaria, concorrenza e pressione competitiva. Dall altro, la ricerca di nuovi mercati locali richiede forti personalizzazioni: dalla ricerca del miglior territorio in assoluto, alla gerarchizzazione di una lista di potenziali aree di interesse, alla ricerca della miglior zona in un area limitata, come spesso accade per le Banche di Credito Cooperativo, legate nell apertura di nuove filiali a territori limitrofi rispetto a quelli attualmente serviti. Quali tra i seguenti driver hanno maggiormente influenzato e portato ICCREA alla scelta di Data4Value? Galiano: La sensibilità al mercato e alla dimensione localistica hanno connotato subito per noi Data4Value. Fra esperti ci si intende e noi ci siamo affidati a chi era in grado di parlare il nostro stesso linguaggio, privilegiando la flessibilità delle soluzioni, la snellezza delle decisioni e la qualità dei risultati. Vecchiotti: Siamo molto soddisfatti della proficua collaborazione con ICCREA. I risultati ottenuti testimoniano come il geomarketing si confermi oggi come non mai uno strumento prezioso e strategico nella gestione aziendale. Ancor più utile in contesti di mercato caratterizzati da discontinuità in cui trovare velocemente la rotta giusta è l unica via di successo. Le BCC hanno bisogno di moderni sistemi di geomarketing Abbiamo chiesto a Stefano De Renzi, Referente società prodotto, monetica e crediti speciali, BCC dell Agro Pontino, partecipante al percorso Pianificazione delle Attività di Sviluppo: come organizzare e valorizzare le filiali, organizzato dalla Federazione BCC Lazio Umbria Sardegna, un breve commento sulle salienze emerse. La serie di appuntamenti formativi organizzati dalla Federazione BCC Lazio Umbria Sardegna ha evidenziato come le banche di Credito Cooperativo in risposta alle politiche di crescita messe in atto dalle banche nazionali abbiano il bisogno di affiancare ai propri tradizionali punti di forza importanti - la relazione con il cliente, la conoscenza ed il radicamento su un determinato territorio, l etica e la correttezza del fare banca - nuovi elementi quali la figura del referente commerciale e l utilizzo di un sistema strutturato e scientificamente organizzato di analisi del mercato esterno, di analisi della clientela in portafoglio e di gestione organizzata e sistemica delle politiche di sviluppo commerciale e di comunicazione aziendale. Colmando queste lacune le BCC potrebbero dar luogo a uno sviluppo proattivo del proprio mercato, recuperando l eventuale ritardo nei confronti degli istituti più grandi, oggi di ritorno sui territori, i quali invece sono dotati di moderni sistemi di pianificazione commerciale basati sui CRM, sui sistemi di geomarketing, sull analisi della clientela in portafoglio. Il sistema di geomarketing Data4Zone di Data4Value, la società specializzata in soluzioni e servizi di marketing del Gruppo CRIF, è in grado di unire ai dati degli ultimi censimenti della popolazione dell industria e dei servizi, dati aggregati di consumo dei prodotti finanziari e di rischio finanziario. Tali sistemi forniscono: informazioni di dettaglio sulle singole celle di censimento (es. quartiere o zona abitativa) quali il numero di abitanti presenti in una data zona, la suddivisione di questi per età sesso, professione, propensione all utilizzo di strumenti finanziari, grado di rischio finanziario (stimato sul numero dei protestati presenti); informazioni relativamente alle aziende in termini di numero di unità locali presenti, settore di attività, numero di dipendenti, propensione all utilizzo di strumenti finanziari, grado di rischio. Nello specifico Data4Zone mette a disposizione oltre 200 indicatori statistici sulla clientela consumer e oltre 100 sulle imprese, per conoscerle in maniera completa dal punto di vista dell affidabilità/rischiosità finanziaria, della rischiosità commerciale - per le imprese - e della propensione e marketing. 10

11 autunno 2011 UFFICI LEGALI: QUALI STRUMENTI PER LA TUTELA DEL BUSINESS E IL RECUPERO DEL SUO VALORE Si è tenuto lo scorso 15 giugno a Milano l evento Uffici legali: quali strumenti per la tutela del business e il recupero del suo valore, organizzato da CRIF. Il convegno ha approfondito argomenti di forte attualità per gli Istituti di Credito, sempre più attenti all'efficienza organizzativa e al controllo puntuale dei costi delle attività legali di recupero crediti. Hanno partecipato oltre 30 tra i principali Istituti di credito interessati all ottimizzazione dei propri processi di recupero crediti giudiziale nonché alla corretta identificazione e valorizzazione del patrimonio - principalmente immobiliare - aggredibile. L incontro ha rappresentato l occasione di confrontarsi su questi temi insieme agli esperti in ambito legale di importanti banche: BNL, Banca Popolare di Bari e Cariparma. Di seguito una sintesi dei loro interventi. Eugenio Minucci, Responsabile Recupero Crediti di BNL, ha tenuto un intervento sulla Riorganizzazione dei processi e partnership strategica: il mix per una maggiore efficienza del recupero crediti. Tema centrale del discorso è stata l evoluzione del modello del recupero crediti di BNL in risposta ai cambiamenti economici del Paese negli ultimi anni e i significativi passi in avanti effettuati in termini di miglioramento dell efficienza, innovazione e ricerca di sinergie. Tra i principali rapporti di collaborazione si distingue per qualità del servizio la partnership CRIF-BNL, ove un unico interlocutore da anni fornisce a BNL gli strumenti necessari per il corretto approccio delle azioni legali su tutto il territorio nazionale, con benefici economici e organizzativi. CRIF ha contribuito al successo del nostro nuovo approccio - ha detto Minucci - in quanto ha consentito la diffusone veloce e capillare delle nuove linee guida tra tutti gli attori coinvolti nel processo, grazie al governo centralizzato delle attività e un approccio problem solving orientato al mantenimento di elevati livelli di performance. Anche l Avvocato Davide Moretto, che collabora da diversi anni con BNL, ha ribadito l importanza di affidarsi a un partner di fiducia che condivida gli stessi obiettivi e che garantisca un servizio di elevata professionalità, in grado di rendere più sicura ed efficiente la gestione dei flussi richiesti ed evasi. Questo accentramento consente sicuramente una riduzione dei tempi delle evasioni di ogni tipologia di pratica richiesta, dalle visure legali OPTIMA alla Certificazione Notarile. L uniformità dei costi e l utilizzo di un unico layout rende senz altro più agevole l operatività dello Studio stesso. Successivamente è stata la volta del testimonial di Banca Popolare di Bari, che ha presentato l esperienza di outsourcing giudiziale dell'istituto: La gestione delle azioni legali veniva effettuata attraverso procedure manuali con un notevole dispendio di tempo e risorse, l obiettivo del processo di outsourcing era l automazione dei processi decisionali utili a perseguire obiettivi di riduzione delle attività manuali e una velocizzazione del ciclo di gestione giudiziale in base alla qualità del credito. La soluzione CRIF ha rivoluzionato il nostro approccio, introducendo processi standardizzati e maggiore fruibilità dei dati, grazie a una gestione paperless. Raffaele Zabban, Legal Recovery Project Coordinator di CRIBIS Teleservice, società del Gruppo CRIF specializzata nel recupero crediti, ha poi illustrato l applicativo utilizzato evidenziandone i punti di forza nella gestione dello stato di lavorazione delle pratiche e della relativa documentazione prodotta dagli uffici legali. La standardizzazione dei processi, nata da un attenta analisi dell istituto bancario e CRIBIS Teleservice, ha consentito il mantenimento del governo del processo in capo alla Banca attraverso una vista in real time delle azioni effettuate su ogni singola fase del processo delegando totalmente gli iter operativi in funzione del work-flow disegnato insieme. L ultimo intervento è stato quello di Rossella Monachesi, Responsabile Ufficio Legale di Cariparma, che ha parlato dei Conti Correnti pignorati: ottimizzare i costi nella gestione di un attività che non ha una ricaduta diretta sui ricavi. Da tre anni circa infatti Crédit Agricole, di cui Cariparma fa parte, si affida a CRIBIS Teleservice per la gestione di tutte le attività connesse alla ricezione di atti di pignoramento c/terzi sui propri correntisti. Questo tipo di evento, che porta a onerosi controlli e adempimenti per l istituto bancario, a partire dall esamina dell atto ricevuto sino al proseguo con la resa della dichiarazione e il pagamento degli importi pignorati, aveva congestionato le risorse dell ufficio legale dell Istituto, che si trovavano impiegate in controlli di conti correnti e in altre attività non propriamente giuridiche. Con l acquisizione di nuove filiali e il ruolo di capogruppo dal ha affermato Monachesi - sono aumentate le attività per il servizio legale e il numero dei pignoramenti presso terzi provenienti sia da creditori privati che da agenti di riscossione sul territorio (Equitalia). Il ricorso all outsourcing completo con CRIF ha consentito una notevole riduzione dei tempi, ma soprattutto ha migliorato la motivazione delle risorse legali interne, ora dedicate ad attività a maggiore valore legale. Valeria Gubellini, CRIBIS Teleservice Director e moderatrice dell evento, ha concluso la giornata riassumendo i temi emersi e commentando alcune parole chiave che possono essere considerate la sintesi del valore dei Servizi Legali offerti da CRIF. Tutti i relatori hanno infatti evidenziato come l outsourcing abbia consentito di mantenere un elevato governo dei processi consentendo la riallocazione del tempo delle risorse coinvolte in attività a maggior valore aggiunto per l Istituto. La qualità del servizio, la flessibilità di CRIF nell implementare soluzioni customizzate sull esigenza del cliente, l unicità di obiettivi e l etica hanno garantito il pieno successo di tutte le attività di outsourcing presentate. 11

12 autunno 2011 Pubblicazione di CRIF NELLA MANOVRA MISURE ESPANSIVE PER FACILITARE L ACCESSO AL CREDITO Due emendamenti inseriti nella Manovra recentemente varata dal Governo apportano alcune importanti novità al settore del credito, a beneficio di famiglie e imprese. Naturalmente, a costo zero per lo Stato. Il primo (em ) riformula l articolo 8-bis approvato nel luglio scorso nell ambito del DL Sviluppo, assicurando la tempestiva gestione delle segnalazioni relative ai ritardi nel rimborso dei finanziamenti successivamente regolarizzati nelle banche dati, come ad esempio i Sistemi di Informazioni Creditizie. Il secondo (em ), invece, estende ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica l accesso alle sopra citate banche dati, in continuità con le previsioni recentemente introdotte dal decreto legislativo n. 141/10 le quali estendevano già a tali soggetti l obbligo di partecipare al sistema di prevenzione sul piano amministrativo delle frodi nel credito al consumo istituito dal Ministero dell Economia. L emendamento è un risultato fondamentale, che permette al sistema del credito, alle famiglie e alle imprese di tirare un sospiro di sollievo: la non chiara formulazione dell articolo 8-bis del DL Sviluppo, infatti, invece di espandere la disponibilità di nuovo credito creava i presupposti per una contrazione delle nuove erogazioni - commenta Luisa Monti, Operation Manager Credit Bureau Services di CRIF. Grazie a questa nuova norma il sistema bancario e finanziario potrà fornire un più efficace sostegno alla ripresa economica, nella stessa direzione intrapresa dopo l adozione del decreto legislativo 141/10, che già recepiva in Italia i nuovi orientamenti comunitari in materia di credito al consumo promuovendo, da parte degli enti finanziatori, una concessione responsabile del credito (concessione che deve tenere conto della capacità di rimborso del prenditore) e un costo del credito basato sull effettivo rischio del richiedente (ovvero, chi ha comportamenti di credito non rischiosi può ottenere finanziamenti a tassi inferiori). In linea non solo con le direttive europee in materia di responsible lending, ma anche con le nuove guidelines della Banca Mondiale (General principles on Credit Reporting, Y5YQM6X7F0). L emendamento 6.0.5, invece, introduce un altra importante novità, anche questa in linea con gli orientamenti della Banca Mondiale in materia di credito responsabile: estendere la condivisione dei dati contenuti all interno delle banche dati, quali i Sistemi di Informazioni Creditizie, anche alle società di telefonia, in linea con l esperienza di altri Paesi europei, come la Germania, ove sono da anni consolidati i vantaggi in termini di facilitazione all accesso al credito, inclusione sociale e incentivazione di politiche di pricing dei servizi modulate sull effettivo rischio della controparte. Questa apertura consentirà, da un lato, alle società di telefonia di proporre ai clienti, sia privati sia imprese che pagano regolarmente i propri debiti (circa il 95% degli italiani) i propri servizi a prezzi più mirati rispetto a quelli attuali, non dovendo più distribuire su tutti i clienti il rischio assunto concedendo i propri servizi a clienti che invece non pagheranno mai i propri debiti - aggiunge Monti. Dall altro lato, consentirà agli intermediari finanziari di poter accelerare l inclusione finanziaria di coloro i quali (ad esempio nuovi italiani, giovani o coloro che non hanno mai richiesto finanziamenti) abbiano una limitata o nulla storia di credito, ma possano dimostrare una robusta esperienza di pagamento di servizi telefonici. Con l ulteriore effetto di contenimento della richiesta di garanzie personali o reali e dell applicazione di costi del servizio del credito più I TEMI DEL CRIF FINANCE MEETING 2011 BOLOGNA, 6 OTTOBRE Creare la principale community dell industria del credito in Italia riunendo tutti gli attori di mercato, per condividere e confrontarsi sulle esigenze e trend attraverso un linguaggio e una visione comune. Questo l obiettivo del CRIF Finance Meeting Il mercato del credito si evolve, muta, e di pari passo anche il fare business. L evento CRIF offre l occasione di conoscere le esperienze di relatori di alto profilo, provenienti da primarie aziende di credito, e in che modo stanno innovando i loro processi. Tra i temi e le testimonianze della sessione plenaria Feed your Mind: il governo dei processi del credito (con Banca Popolare di Bari), rating e benchmarking (con l esperienza nell ambito del portafoglio dealer di BMW Financial Services Italia), l outsourcing dei processi per l origination mutui (con BPER Services) e la collection multietnica come leva strategica per un più efficace recupero del credito (con Unicredit). Quattro invece le sessioni di approfondimento Feed your Business, dedicate al Credito alle Imprese, alla Fraud Prevention, alla Gestione del Portafoglio e all Origination. Tra gli interventi, oltre agli esperti di CRIF e CRIF Decision Solutions, le testimonianze di Profamily, Cassa di Risparmio di Ferrara, Unionfidi Piemonte, Banca Monte dei Paschi di Siena, Creacasa - Gruppo Credem, Neos Finance, ING Direct, Artigiancredito Toscano, Cofidis, Crediveneto, Credifriuli, Consum.it, Barclays Bank, Ge Capital, Unicredit. Per scoprire insieme le nuove soluzioni del cruciverba del credito, andando oltre le solite definizioni. Per informazioni: sintesi Pubblicazione di CRIF autunno 2011 Registrazione del Tribunale di Bologna N del 21/04/2005 CRIF Via M. Fantin, Bologna Tel Fax Direttore Responsabile Maurizio Liuti Coordinatore Redazionale Francesco Bonetti Stampa Tipografia Negri, Bologna Se non desidera più ricevere in futuro la pubblicazione Sintesi, Le chiediamo di inviare una comunicazione a CRIF S.p.A., via M. Fantin 1-3, Bologna o una all indirizzo 12

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