PREMESSE PER UNO STUDIO DELLA VARIAZIONE DI REGISTRO IN ITALIANO

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1 PREMESSE PER UNO STUDIO DELLA VARIAZIONE DI REGISTRO IN ITALIANO 0. Il recente avvio di un progetto di ricerca sulle varietà formali di alcune lingue europee nella comunicazione elettronica ( 1 ) offre l occasione per discutere, a mo' di premessa, alcuni aspetti e peculiarità della variazione di registro in italiano all interno di un quadro teorico più generale, e specie in relazione alla prospettiva anglosassone. In ambito italiano, va detto, la bibliografia scientifica sul tema si caratterizza per una generale carenza di indagini empiriche (v. Rovere 1989 e ora Moretti et alii 2004, tra le poche), alla quale tuttavia fanno da contraltare importanti sistematizzazioni teoriche, più e meno recenti (Francescato 1974; Berruto 1980: e ; Berruto 1987: , Berretta 1988: , Moretti in stampa) ( 2 ). 1. Una questione iniziale da considerare, imprescindibilmente, è di ordine terminologico. Facendo riferimento alle note categorie illustrate in Halliday (1978; ma v. già Gregory 1964 e cfr. tra gli altri Halliday-McIntosh-Strevens 1964: 87-94), campo, tenore e modo (field, tenor e mode) sono considerati i tre fattori principali che intervengono a determinare la variazione della lingua attraverso le situazioni comunicative. Nella linguistica europea continentale, e così in quella italiana, si è soliti identificare una specifica dimensione o sottodimensione di variazione in relazione a ciascuno di questi: al primo fattore è connessa la variazione detta di sottocodice (termine in uso nella bibliografia italiana per lingua settoriale e simili), al secondo la variazione di registro o stile (da cui variazione stilistica) e al terzo la variazione dipendente dalla dicotomia scritto/parlato; le prime due rappresentano le sottodimensioni della variazione diafasica, mentre la terza, per lo meno secondo alcune posizioni, costituirebbe una dimensione autonoma di variazione, cosiddetta diamesica. Nella linguistica anglosassone, invece, è intesa tipicamente come un unica dimensione l intera sfera di variazione determinata dall azione congiunta dei tre fattori citati ( 3 ); dimensione 1

2 alla quale ci si è soliti riferire con il termine register ( registro ; v. da ultimo Biber-Conrad 2009). Più in generale, nella terminologia angloamericana è consuetudine usare register per ogni varietà di lingua definita in relazione agli usi (according to uses) e dialect per ogni varietà, geografica o sociale, definita in relazione ai parlanti, agli utenti (according to users; cfr. Halliday 2009[1964]); in questo quadro, la variazione di registro intesa nell accezione europea continentale è resa in buona parte nella sociolinguistica variazionista dal termine style (cfr. Schilling-Estes 2002, Coupland 2007: 9-18). Entro queste linee generali si collocano poi le singole tradizioni di studi, che conducono inevitabilmente a un incremento di differenziazioni terminologiche e comportano modi anche alquanto diversi di intendere una stessa nozione, di registro o stile nella fattispecie. Benchè una rassegna ragionata ecceda certamente la portata di queste nostre note (si vedano invece Dittmar 2004 e Wunderli 2005, quest'ultimo specie in relazione alla bibliografia di lingua francese), si possono quanto meno menzionare, in ambito europeo continentale, i contributi della scuola di Praga, a cui si deve l'elaborazione del concetto di 'stile funzionale' (per cui v. ad es. Dubský 1972), accolto con particolare favore dalla linguistica sovietica, e della sociolinguistica tedesca, che ha visto lo Stil al centro del dibattito tra linguisti 'internalisti' ed 'esternalisti' (nei termini di Berruto 2009). Dando per noto l'apporto della scuola praghese, si può qui ricordare a proposito della sociolinguistica tedesca la contrapposizione tra un'impostazione 'interna' (per cui si vedano i lavori di Dressler e Wodak, citati in Dittmar 1995a), che postula l'esistenza di una variazione libera condizionata da fattori psicologici, trascendente le correlazioni laboviane tra fatti linguistici e sociali (in un quadro di integrazione della variazione stilistica in un modello esplicito di grammatica), e un approccio 'esterno', proprio di una corrente sociolinguistica etnograficamente orientata (sono rappresentativi alcuni studi di Hinnenkamp e Selting, per cui v. ancora Dittmar 1995a), che è principalmente interessata alle configurazioni di cooccorrenza tra fenomeni linguistici e strategie discorsivo-interazionali; lo stile, per la prima, costituisce la dimensione individuale della 2

3 variazione libera e, per il secondo, è dato dalla co-varianza di fatti linguistici e sequenze di interazione. Rappresenta un tentativo di compromesso la proposta di Dittmar (1995b), per cui lo stile, da intendere non soltanto come una varietà diafasica ma come un concetto generale nell'intero spettro della variazione linguistica (v. Berruto 2001: 318), è concepito in senso sia sistemico sia ecologico (nei termini dell Autore), come Gestalt und Gestaltung, ossia come un sistema ordinato di scelte e di combinazioni preferenziali (con restrizioni di cooccorrenza) dei mezzi di espressione, che si attuano in conformità a un particolare contesto situazionale e su quattro livelli: quelli delle azioni (obiettivi, intenzioni e scopi) sociali, delle 'cornici' che orientano i vari tipi di interazione, dei patterns conversazionali e delle forme linguistiche (v. Dittmar 1995b: ). Tradizioni e posizioni teoriche differenti convivono altresì nella linguistica anglosassone. I diversi significati con cui register e style (a cui va aggiunto genre) si presentano nella bibliografia specialistica (v. Biber-Conrad 2009: per una panoramica recente) celano appunto, come spesso accade per fatti in apparenza esclusivamente formali, questioni di sostanza; nella fattispecie, anche di interesse teorico. Nel già citato Biber-Conrad (2009), ad esempio, style si contrappone a register, inteso nel senso angloamericano, e presenta un accezione sensibilmente vicina al significato che ha stile nella tradizione letteraria e retorica; diverge perciò altrettanto sensibilmente dal senso, sopra ricordato, con cui è comunemente inteso nella sociolinguistica variazionista, di impostazione laboviana. La prospettiva di Biber-Conrad (2009: ) si pone non a caso in esplicita contrapposizione a quest ultima; differenti sono le unità di analisi fondamentali, e di qui gli approcci metodologici, differente è il modo di intendere i rapporti reciproci tra classi di varietà di lingua, e tra registers e dialects in particolare. La prospettiva variazionista si basa infatti sul concetto di variabile sociolinguistica: la variazione, cioè, è data fondamentalmente dalla realizzazione di varianti diverse dallo stesso significato. La prospettiva di Biber-Conrad (2009), che gli stessi definiscono testuale e che identificano con lo studio della variazione di 'registro', in senso anglosassone (register variation), 3

4 assume invece come unità di analisi tratti linguistici, chiamati register features (da cui si distinguono i register markers, per cui v. Biber-Conrad 2009: 11), che si caratterizzano per distribuzioni di frequenza quantitativamente differenti a seconda delle diverse varietà situazionali: la loro occorrenza in un determinato register non implica la preservazione dell'identità di significato rispetto a possibili corrispondenti e, a differenza dei tratti di dialect, è esplicitamente funzionale, soddisfa cioè scopi comunicativi richiesti specificamente dalla situazione. Le due prospettive, come già menzionato, divergono poi in relazione all'interpretazione dei rapporti tra classi di varietà e quindi, più in generale, in merito alla priorità da assegnare a una certa dimensione di variazione piuttosto che a un altra all'interno del repertorio linguistico. La sociolinguistica variazionista considera tipicamente primaria la dimensione di variazione rappresentata dai dialects, dalla quale deriverebbe la variazione stilistica (o di registro, nel senso europeo continentale) ( 4 ); poggia su questo principio il modello di Bell (1984; v. anche Labov 2001), secondo cui la variazione stilistica sarebbe sostanzialmente determinata dall'adattamento alla varietà di dialect dell'interlocutore. Di contro, gli studi condotti nella prospettiva testuale riconoscono come basica la dimensione rappresentata dai registers (la diafasia, dunque, da intendere come comprensiva anche della diamesia) e come derivata quella dei dialects (v. Biber- Conrad 2009: 265); secondo Finegan-Biber (1994 e 2001), ad esempio, tratti di register diverrebbero marche di dialect per effetto dei differenti accessi sociali alle modalità di produzione linguistica tipiche della 'concezione' scritta (schriftliche Konzeption, per Koch-Oesterreicher 1990) ( 5 ). Ne consegue che la gamma di variazione tra dialects diversi è considerata maggiore rispetto alla gamma di variazione stilistica, nella prima prospettiva, e minore rispetto alla gamma di variazione tra registers, nella seconda; in linea di principio, come sarà del tutto eccezionale nella prima prospettiva la presenza di varianti soltanto stilistiche, che non rechino cioè anche marcatura di dialect (cfr. Bell 1984: ), così sarà nella seconda la presenza di tratti linguistici indicatori soltanto di variazione di dialect (cfr. Finegan-Biber 2001: ). Entrambe le prospettive condividono invece i due assunti teorici fondamentali circa i pattern 4

5 sistematici della variazione situazionale (cfr. Labov 2001: 86ss.); in breve: 1) gli stessi tratti linguistici spesso funzionano sia come marche sociali sia come marche situazionali e 2) la distribuzione di questi nelle varietà sociali e situazionali è generalmente parallela, con i tratti diffusi presso gli strati sociali più bassi che occorrono più frequentemente nelle situazioni meno formali e quelli diffusi presso gli strati sociali più alti nelle situazioni più formali. 2. Veniamo ora alla realtà sociolinguistica italiana. Possiamo notare innanzitutto che i due assunti teorici appena citati trovano appoggio nei rapporti tra le varietà situazionali e sociali del repertorio linguistico, che vede sia un'ampia sovrapposizione fra tratti marcati diafasicamente e tratti marcati diastraticamente sia una correlazione privilegiata fra registri e varietà sociali di uno stesso livello, alto o basso. La situazione italiana non sembra però presentare una generale distribuzione laboviana (o 'di prestigio') delle variabili, specie fonetiche, cioè con tratti ugualmente sensibili alla variazione situazionale e sociale (oltre che geografica), fatta eccezione per il caso dell'italiano di Toscana; la struttura sociolinguistica, all interno della gorgia, della variabile (k) in fiorentino, ad esempio, è stratificata sia stilisticamente sia socialmente: la realizzazione delle varianti non standard, [x], [h] e Ø, prodotte per effetto della spirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche (fenomeno notoriamente marcato in diatopia), varia cioè congiuntamente per registro e strato sociale (v. Berruto 1980: 193 e 1987: ). A differenza di situazioni tipiche angloamericane, inoltre, ma conformemente a realtà comuni nel dominio romanzo (cfr. Berruto 2001: 311), le produzioni linguistiche di fasce sociali diverse parrebbero convergere maggiormente nei registri più bassi, meno sorvegliati, anziché in quelli più alti. La competenza dei parlanti colti coprirebbe infatti una porzione maggiore del continuum di variazione diafasica rispetto a quella dei parlanti incolti, in particolare quanto alla zona 'alta', dove anche le differenze generazionali sembrerebbero più marcate; la variazione stilistica nella realizzazione di variabili sociolinguistiche parrebbe insomma generalmente più ampia presso i parlanti colti, specie di età avanzata (che possono ad es. disporre dei cultismi della lingua letteraria 5

6 e di tratti dei registri formali del passato, oggi di uso raro). Le varietà sociali dell'italiano, va ricordato, non rappresentano esse stesse vere e proprie varietà diafasiche; in linea di principio, ogni varietà sociale dispone di una propria variazione diafasica interna. Si configurano evidentemente come casi peculiari, ad esempio, gli usi dell'italiano popolare come elderly talk, ossia come varietà di accomodamento usata in conversazioni spontanee con anziani, anche da parte di giovani colti (v. Sogni 2004; cfr. Taddei Gheiler 2005: 68); l'italiano popolare viene qui ad assumere il ruolo di varietà situazionale, mostrando tra l'altro interessanti analogie con i fenomeni di language crossing (l'uso di una lingua che generalmente non 'appartiene' al parlante; v. Rampton 1998). Funziona anche come varietà diafasica all interno del repertorio l'italiano popolare di parlanti incolti in situazioni formali, particolarmente nello scritto; l'italiano popolare è per questi l'unica varietà di italiano, ha variazione diafasica interna sensibilmente ridotta se non completamente assente (specie per certe zone del sistema) e rappresenta di fatto il registro alto, mentre il dialetto occupa lo spazio funzionale riservato alle varietà di registro basso ( 6 ). Tratti tipici di una certa varietà sociale possono poi comparire nel sistema linguistico di una varietà sociale diversa, spesso con connotazione diafasica differente rispetto a quella che hanno nella prima. Tratti di italiano popolare, che caratterizzano la varietà di registro alto del repertorio di parlanti incolti, si ritroveranno propriamente nella varietà di registro basso di parlanti colti; i medesimi fenomeni, presumibilmente, costituiranno però fatti di langue per i parlanti incolti e di parole per quelli colti. Questi stessi tratti, peraltro, saranno connotati come più o meno formali, più o meno 'alti' in diafasia, a seconda della loro realizzazione in diamesia: dato, infatti, che a parità di altre variabili il parlato richiede sempre elementi di registro meno formale di un parallelo testo scritto [ ], i medesimi elementi linguistici, comparendo in testi orali oppure scritti, risulteranno spostati di un gradino nella scala formale/informale: verso l alto nel parlato, verso il basso nello scritto (Berretta 1988: 771) ( 7 ). La gamma di variazione tra i registri, infine, parrebbe in italiano particolarmente ampia. Qualunque valutazione, che in attesa di indagini empiriche deve peraltro affidarsi alle impressioni, 6

7 va tuttavia operata distinguendo per lo meno tra repertorio linguistico comunitario e individuale e tra i diversi livelli d'analisi. Nel repertorio comunitario, anche per motivi legati alla storia e alle convenzioni testuali dell'italiano, lessico, morfosintassi e testualità sembrerebbero conoscere una variazione di registro più ampia rispetto ad altre lingue europee, potendo disporre nella zona 'alta' di cultismi letterari, grecismi, latinismi e arcaismi (a differenza ad es. del tedesco, in cui molti arcaismi non funzionano da marche di registro; v. Rovere 1989: 153) e nella zona 'bassa' dell'apporto interferenziale dei dialetti (che manca, ovviamente, in situazioni diverse da quella di lingua cum dialectis; v. anche 3.); a livello fonetico-fonologico, al contrario, anche in ragione di una distribuzione non laboviana delle variabili (v. sopra), la variazione di registro parrebbe meno ampia e meno marcata rispetto a quella di altre lingue europee, quali francese, tedesco e inglese (cfr. Berruto 1987: ). Nel repertorio individuale, invece, la gamma di variazione tra registri sembrerebbe tendenzialmente inferiore a quella che si ha nel repertorio comunitario, seppure con significative differenze generazionali e di istruzione (v. sopra). A ciò si aggiunga che nello spazio di variazione dell'italiano, caratterizzato ancora da una gamma di variabilità complessiva, data dall'intreccio tra le varie dimensioni, che parrebbe più estesa rispetto a quella delle altre lingue europee (v. Berretta 1988: 763), la varietà standard fa ormai da riferimento per il registro formale e non coincide più con il registro medio dell'italiano, orientato invece sulla varietà neo-standard; aumenta, di conseguenza, la marcatezza dei registri più alti e si riduce quella dei registri più bassi, sempre più presenti tanto nella comunicazione ordinaria quanto nelle situazioni in cui in passato prevalevano di norma varietà più formali (Rovere 2009). In questo quadro, rimangono da indagare in maniera mirata gli effetti prodotti dalla comunicazione elettronica (v. 4.), nella quale, per lo meno in alcuni ambiti, sembrerebbe predominante una tendenza al registro unico, modellato sul parlato informale (Pistolesi 2004: 250). 3. Date queste coordinate generali, occorre considerare come intervenga a complicare il quadro la principale dimensione di variazione dell'italiano, quella diatopica. Rispetto a quanto si accennava 7

8 poco sopra, un ulteriore elemento di distinzione tra lingue, riferito ai relativi spazi di variazione, è rappresentato appunto dal riconoscimento di una certa dimensione di variazione piuttosto che un'altra come quella dominante nel repertorio linguistico (su questo tema cfr. Gadet 1998, dove si pongono a confronto le situazioni del francese, dell'inglese britannico e dell'italiano, e Gadet 2007: ; cenni anche in Moretti in stampa). Generalmente, è noto, ogni varietà regionale si costituisce di più varietà sociali e, come ogni varietà sociale, conosce una propria variazione diafasica interna; la dimensione diatopica si sovrappone quindi a quelle diastratica e diafasica, mentre quest ultima opera all interno delle altre. Gli usi di varietà regionali come varietà diafasiche rappresentano casi peculiari; si pensi all esempio della varietà romana, che sempre più di frequente tende a essere usata anche da parlanti di altre regioni come varietà di registro basso ( un substandard diafasico quasi-nazionale secondo Scholz 2003: 135, a proposito del romanesco nella comunicazione elettronica). In condizioni particolari, varietà diatopiche differenti, compresenti in uno stesso repertorio linguistico comunitario, potranno poi connotarsi anche per gradi reciprocamente diversi di marcatezza diafasica e/o diastratica. Nella situazione torinese, ad esempio, dal secondo dopoguerra fino per lo meno agli anni Sessanta-Settanta del secolo scorso l'italiano regionale piemontese ha rappresentato un modello linguistico di riferimento per gli immigrati meridionali (cfr. Grassi 1965, Lorenzetti 1994: 649); una varietà regionale, insomma, che si presentava come lievemente marcata verso l'alto delle dimensioni diastratica e diafasica. Di contro, le stesse condizioni sociali venutesi a creare in quegli anni determinarono forti sovrapposizioni tra varietà regionali meridionali e varietà sociali basse, da cui la tendenza di alcuni tratti delle prime ad assumere il valore di tratti sociolettali bassi (cfr. Berretta 1988: 764). Tratti regionali possono poi dare luogo a variazione di registro, specie a livello foneticofonologico: l'interferenza dialettale, notoriamente, è soggetta a maggiore controllo nei registri alti. Il rapporto tra variazione regionale, sociale e di registro va tuttavia considerato anche in relazione a uno dei postulati teorici della sociolinguistica variazionista in tema di variazione 8

9 stilistica: lo style-shifting sarebbe cioè correlato alla consapevolezza della marcatezza sociolinguistica, e in particolar modo sociale, di una certa variante da parte dei membri di una comunità (v. Labov 2001: 86ss.); in altre parole, l inconsapevolezza della marcatezza sociogeografica di alcuni tratti potrebbe rendere questi scarsamente sensibili alla variazione di registro (cfr. Eckert 2001: 123). In riferimento al caso italiano, che però, come si è già detto, presenta note differenze sostanziali rispetto a situazioni tipiche angloamericane, è largamente appurato come si abbia spesso scarsa coscienza della marcatezza diatopica di un certo tratto. Potrebbero risultare 'inconsapevolmente' marcati, in particolare, alcuni tratti dell'italiano regionale standard, dal momento che nell'ambito di una certa regione o area geografica risultano socialmente condivisi, quindi diastraticamente non marcati; tratti che potrebbero perciò occorrere in varietà tanto di registro alto quanto basso. Se così fosse occorrerebbe poi considerare quali tratti dello standard regionale veicolano invece marcatura stilistica e valutarne l'eventuale eccezionalità, in un quadro che anche rispetto alla contrapposizione tra le due posizioni anglosassoni cui si accennava al 1. presenterebbe una situazione generale caratterizzata dalla presenza sia di varianti regionali che recano marcatura stilistica ma non sociale (alcune varianti 'regionali standard', ad esempio) sia di varianti regionali marcate in diastratia e non, o soltanto lievemente, in diafasia (nell'italiano popolare di alcuni parlanti incolti, v. 2.). L'occorrenza di un dato tratto regionale, specie per certi livelli di analisi, potrà essere comunque funzionalmente motivata, analogamente a quella dei tratti di registro. Risponderà però a fattori di natura funzionale diversa rispetto a quelli della variazione situazionale; fattori, è ovvio, fondamentalmente riconducibili a principi e meccanismi che intervengono nel contatto fra lingue. Consideriamo ad esempio i casi di fare che+infinito, già (parentetico in interrogative, nel senso grossomodo di ricordami ) e solo più: tratti tipici della varietà piemontese di italiano, e in particolare dello standard regionale, che permettono l espressione di valori per i quali lo standard panitaliano non prevede corrispondenti grammaticalizzati (cfr. Cerruti 2009: e ). Nella prospettiva del contatto fra dialetto e italiano, il transfer, che ha interessato l'italiano regionale 9

10 di chi ha avuto come L1 il dialetto, potrebbe agevolmente spiegarsi in riferimento a una delle motivazioni funzionali che regolano fatti interferenziali in varie situazioni di contatto: l'importazione di elementi è difatti generalmente favorita dall'esistenza di 'vuoti' strutturali nella lingua ricevente (cfr. ad es. Winford 2003: 96-97, Aikhenvald 2006: 30-31); la stessa motivazione può altresì chiarirne la persistenza, e l'uso, presso i parlanti che hanno invece l'italiano regionale già come L1 (v. Cerruti in stampa). Detto ciò, bisogna poi considerare che la gamma di variazione di registro in italiano ha conosciuto un aumento cospicuo in diacronia, e specialmente con la diffusione di massa della lingua nazionale; in particolare, occorre tener conto che all'esigenza di sviluppare i registri bassi, in una lingua che per secoli è stata prerogativa dei soli usi scritti e letterari, ha risposto ovviamente anche il dialetto, funzionando, attraverso meccanismi anche interferenziali, da 'serbatoio di variazione' (v. Moretti 2006) per l'ingresso di nuove varianti, marcate in diatopia ma selezionabili anche in relazione a variabili situazionali. Si è venuta così a determinare, oltre che una crescita delle possibilità di scelta dipendenti dalla variazione di registro, la creazione di alcune serie regionali di varianti semanticamente o funzionalmente equivalenti ma di registro diverso; tra le quali, peraltro, è spesso problematico identificare la variante diafasicamente non marcata ( 8 ). Il rapporto tra variazione diatopica, diastratica e diafasica si intreccia così nella situazione italiana con un'altra questione, quella della trasformazione anche intergenerazionale di tratti di variazione dovuti al contatto in tratti di variazione intralinguistica in sé (Berruto in stampa): un rapporto che viene quindi a coinvolgere due tipi diversi di variazione, ciascuno dei quali rispondente a principi propri, su piani diversi, e regolato da fattori e meccanismi specifici. La trasformazione di tratti di variazione del primo tipo in tratti del secondo va pure considerata in relazione al carattere obbligatorio vs. opzionale di uno stesso fenomeno linguistico. L'italiano regionale popolare, è noto, presenta cooccorrenze relativamente stabili di tratti prodotti per interferenza del dialetto dovuti quindi al contatto, che in certi casi danno vita a veri e propri sottosistemi autonomi rispetto alle varietà standard e neo-standard. I registri dell'italiano, di contro, 10

11 si caratterizzano per la presenza regolare di certi tratti di variazione in sé, benché eventualmente originati per effetto del contatto, che tuttavia sembrano non dare luogo a cooccorrenze solidali in senso sistemico (cfr. Berretta, 1988: ). Un dato fenomeno, obbligatorio in dialetto, potrà quindi comparire in maniera opzionale e perciò variabile in alcune varietà di registro dell'italiano, con frequenza e modalità peraltro per certi versi ancora da indagare (cfr. il concetto di frequential copying in Johanson 2008: e passim); il fenomeno, ad esempio, della cosiddetta ristrutturazione (del tipo di devo vederlo vs. lo devo vedere, con risalita del clitico), che in certi contesti è obbligatorio nei dialetti meridionali, presenta invece nelle varietà regionali corrispondenti, e negli stessi contesti, realizzazione opzionale, regolata dai fattori della variazione di registro (cfr. Egerland 2009) ( 9 ). 4. Apre infine nuove prospettive nello studio della variazione di registro, e più in generale della variazione diafasica e diamesica, la comunicazione elettronica, che per le proprie peculiarità invita a una riconsiderazione globale delle forme di produzione linguistica e dei generi testuali tradizionalmente definiti sulla base delle dicotomie scritto/parlato e formale/informale. Particolare interesse hanno destato le modalità di realizzazione di caratteri tipici del parlato, in un medium per sua natura scritto (specie in relazione a fatti di scrittura tachigrafica e di resa di elementi paralinguistici; cfr. Berruto 2005); scarsa attenzione, invece, è stata sinora prestata alle modalità di manifestazione della formalità, e più in generale alla variazione di registro, in un medium che tende ad accogliere una certa noncuranza verso la norma (scritta, 'alta') ma che allo stesso tempo si costituisce di una vasta gamma di tipi di testo, differenti tra di loro anche sulla base di parametri di formalità/informalità (v. Pistolesi 2004). Pur mostrando aspetti comuni, ambiti diversi della comunicazione elettronica risultano infatti caratterizzarsi differentemente, sia tra di loro sia rispetto ad ambiti dei media tradizionali, in rapporto a parametri situazionali (circostanze di produzione, grado di interattività, condivisione del contesto, numero di partecipanti, scopi comunicativi, ecc.) e, di conseguenza, quanto alla presenza 11

12 di tratti di concezione scritta o parlata e formali o informali ( 10 ). Il che si traduce in distribuzioni di frequenza diverse. Dalle poche trattazioni che è possibile rintracciare in ambito italiano sulla variazione di registro nella comunicazione elettronica, questa parrebbe presentare differenze significative in termini di tratti linguistici rispetto all interazione faccia a faccia; sarebbero caratteristiche, in particolare, la mancata cooccorrenza tra marche di uno stesso registro e, parallelamente, la cooccorrenza di marche di registri diversi. Berruto (2005) nota ad esempio come in alcuni ambiti informali della comunicazione elettronica la forte diffusione di tratti tipici dei registri bassi del parlato (frammentazione sintattica, strutture testuali con poca o nulla argomentazione esplicita, scarso ricorso alla subordinazione frasale, ecc.) sia controbilanciata dalla presenza del tutto sporadica di altri fenomeni caratteristici dei medesimi registri (quali il che polivalente e le connesse relative substandard; ma cfr. Fiorentino 2004: 80-81; Pistolesi 2004: 105ss. e 230). Moretti et alii (2004: 4-5), dall angolatura ticinese, osservano invece come in alcuni ambiti formali (le pagine web delle istituzioni cantonali) lo stile della comunicazione ufficiale tra lo Stato e il cittadino si contraddistingua per un evidente oscillazione tra tratti tipici di registri di livello diverso, formale e informale; osservazioni del tutto analoghe, dalla situazione italiana, si hanno in Pistolesi (2004: , a proposito della comunicazione aziendale per e di un corpus di corrispondenza elettronica di un C.S.A. ( 11 ) locale). Sarebbe importante verificare, in questa prospettiva, se esistano e quali siano, a parità di registro, le zone del sistema linguistico e i livelli di analisi maggiormente interessati dalla coerenza/incoerenza tra le relative marche. Le particolari caratteristiche della comunicazione elettronica suggeriscono inoltre la possibilità di esaminare sotto una luce diversa gli stessi fattori hallidayani responsabili della variazione situazionale, inducendo in parte a riconsiderarne le rispettive componenti e gli intrecci d azione. Oltre al modo, di cui si è già detto, risulta ad esempio quanto mai opportuno tenere in conto alcune componenti ad hoc del fattore tenore. In ambiti nei quali non è possibile l'identificazione 12

13 dell'utente per mezzo delle variabili sociali tradizionali (classe generazionale, livello di istruzione, fascia e status sociale, ecc.), saranno infatti altre le forze in grado di determinare i rapporti di ruolo tra i partecipanti a un'interazione e il conseguente grado di formalità della situazione comunicativa ( 12 ). Il che, inoltre, andrà valutato in relazione a un sistema di norme collettive di comportamento (la cosiddetta netiquette) in parte differente da quello tradizionale, che può avere riflessi importanti anche sul grado di marcatezza diafasica di un certo tratto linguistico: banalmente, si pensi ad esempio alle funzioni di una delle principali marche di registro in italiano, la scelta degli allocutivi, e in particolare al valore dell'allocutivo di cortesia, in un sistema contrassegnato dall'uso generalizzato del 'tu telematico', o, analogamente, al rispetto delle convenzioni ortografiche, che è una prima spia del grado di accuratezza formale di un testo, in un ambito tipicamente caratterizzato da modalità proprie di scrittura tachigrafica e di resa del paralinguistico (v. ad es. Gheno 2004: e Pistolesi 2004: , ). Analoga attenzione merita il fattore 'campo'. Benchè dia luogo propriamente alla variazione di sottocodice, anziché di registro, dai seppur pochi studi che accennano a questioni di tale attinenza (v. Fiorentino 2004 e Gheno 2004) risulta infatti che proprio l argomento di discorso è in grado di esercitare un influenza determinante sulla variazione di registro nella comunicazione elettronica, anche all interno di uno stesso ambito (cfr. Corino 2007: per i newgroups). Il campo parrebbe quindi indurre ad assumere come predominanti modalità d uso della lingua tipicamente correlate a certe sfere di argomento, alleviando la rilevanza del tenore nella scelta della varietà di registro. 5. Questioni molteplici e spesso intricate, alcune delle quali peraltro nemmeno menzionate in un contributo cursorio quale il presente, contrassegnano dunque lo studio della variazione di registro, un ambito di ricerca che, nel caso dell italiano più che di altre lingue, comporta un necessario inoltrarsi in profondi intrecci e forti sovrapposizioni tra dimensioni e tra tipi di variazione; un ambito nel quale, per l italiano come per altre lingue, aprono nuove prospettive le modalità di 13

14 interazione indotte dalla comunicazione elettronica. Università di Torino Massimo CERRUTI APPENDICE Si fornisce qui di seguito un breve elenco di alcuni tra i principali tratti linguistici con valore di marche di registro in italiano. Procedendo per livelli d analisi, i vari tratti sono raggruppati secondo categorie e zone del sistema interessate dalla variazione diafasica; sono inoltre accompagnati dall indicazione del livello di registro, [+alto] o [ alto]. Non si fa menzione di fenomeni che caratterizzano più tipicamente le varietà popolari (es. il raddoppio clitico) o il parlato (es. fatti di articolazione dipendenti da velocità e controllo dell elocuzione). Morfologia: - morfologia verbale: diatesi (passiva [+alto] vs. attiva [ alto]; soggetto generico in luogo del passivo [ alto]); persona (si impersonale o passivante [+alto] vs. tu generico [ alto]; plurale maiestatico [+alto]; allocutivo di cortesia [+alto] vs. di confidenza [ alto]); - struttura della parola: moduli di derivazione (cumuli di morfemi derivazionali [+alto]); scelte morfologiche (varianti arcaicizzanti [+alto]); radici lessicali (abbreviazioni [ alto] e riduzioni morfofonologiche [ alto]). Sintassi della frase: - sintagma nominale: struttura interna (presenza ampia [+alto] vs. scarsa [ alto] di modificatori nominali; modificatori dalla struttura interna complessa [+alto] vs. semplice [ alto]); - sintagma verbale: forma del verbo (perifrasi verbali astratte [+alto]; verbi sintagmatici [ alto]); - ordine dei costituenti: posizione reciproca testa-modificatore (anteposizione di certi aggettivi al nome [+alto], di certi avverbi al verbo [+alto], di certe subordinate alla principale [+alto]), frasi con ordini marcati pragmaticamente [ alto]. Sintassi del periodo e testualità: - rapporti tra frasi: coordinazione/subordinazione (uso ampio [+alto] vs. scarso [ alto] della subordinazione frasale; presenza di subordinazione implicita [+alto] e di alto grado [+alto]; sintassi frammentata [ alto]); - collegamenti discorsivi: uso ampio [+alto] vs. scarso [ alto] di connettivi e glosse metatestuali; 14

15 - coerenza testuale: anafora (catene anaforiche con materiale morfologico o lessicale [+alto]; riprese semantiche con sinonimi o iperonimi [+alto]; indicazioni esplicite di ripresa o cambiamento di topic [+alto]; scarsa continuità tematica [ alto]) e deissi (ampi [ alto] vs. scarsi [+alto] riferimenti diretti all io parlante e al qui e ora); - struttura testuale: sviluppo argomentativo (uso ampio [+alto] vs. scarso [ alto] di strutture di argomentazione esplicita). Lessico e semantica lessicale: - distribuzione lessicale: rapporto type/token (variazione lessicale ampia [+alto] vs. scarsa [ alto]); rapporto nomi/verbi (prevalenza di nomi [+alto], nominalizzazioni frequenti [+alto]); scelte lessicali (termini di uso raro [+alto] vs. comune [ alto], arcaico [+alto], aulico [+alto]; termini paragergali [ alto], disfemismi [ alto]); - natura dei significati: intensione/estensione (parole dal significato specifico [+alto] vs. generico [ alto]); astratto/concreto (parole dal significato astratto [+alto] vs. concreto [ alto]). Semantica frasale: - atti linguistici: forza illocutiva (atti, specie richiestivi, indiretti [+alto] vs. diretti [ alto]). BIBLIOGRAFIA Aikhenvald, Alexandra Y. 2006, Grammars in contact: a cross-linguistic perspective, in Alexandra Y. Aikhenvald, R. M. W. Dixon (eds.) 2006, Grammars in contact: a cross-linguistic typology, Oxford University Press, Oxford- New York: Bell, Allan 1984, Language style as audience design, in Language in Society, 13: Berretta, Monica 1988, Italienisch: Varietätenlinguistik des Italienischen/Linguistica delle varietà, in Günter Holtus, Michael Metzeltin, Christian Schmitt (Hrsg.) 1988, Lexikon der Romanistischen Linguistik, IV, Max Niemeyer, Tübingen: Berretta, Monica 1989, Tracce di coniugazione oggettiva in italiano, in Fabio Foresti, Elena Rizzi, Paola Benedini (a cura di) 1989, L italiano tra le lingue romanze. Atti del XX Congresso SLI (Bologna, settembre 1986), Bulzoni, Roma: Berruto, Gaetano 1980, La variabilità sociale della lingua, Loescher, Torino. Berruto, Gaetano 1987, Sociolinguistica dell'italiano contemporaneo, La Nuova Italia Scientifica, Roma. Berruto, Gaetano 2001, Soziolinguistik/Sociolinguistica, in Günter Holtus, Michael Metzeltin, Christian Schmitt (Hrsg.) 2001, Lexikon der Romanistischen Linguistik, I.2, Tübingen, Niemeyer: Berruto, Gaetano 2005, Italiano parlato e comunicazione mediata dal computer, in Klaus Hölker, Christiane Maaß 15

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19 NOTE ( 1 ) VALERE-Varietà Alte di Lingue Europee in Rete, finanziato dalla Regione Piemonte nell ambito del Bando regionale per progetti di ricerca in materia di Scienze umane e sociali, anno 2008 (coordinatore Massimo Cerruti). ( 2 ) Si dà in Appendice, tratto da questi studi, un breve compendio delle principali marche di registro in italiano. ( 3 ) Ma si noti che anche per Coseriu, al quale viene fatta risalire l introduzione della dimensione diafasica nel modello di spazio variazionale, la dimensione della variazione situazionale non è internamente differenziata (v. ad es. Coseriu 1973: ). ( 4 ) Come nota Moretti (in stampa), già Coseriu perveniva a considerazioni analoghe (seppure focalizzate su questioni in parte diverse; v. anche Wunderli 2005: ): das Verhältnis zwischen Dialekt, Sprachniveau und Sprachstil [ist] ein orientiertes: Dialekt>Sprachniveau>Sprachstil. D.h. ein Dialekt kann evtl. als Sprachniveau, und ein Sprachniveau als Sprachstil funktionieren, nicht aber umgekehrt (Coseriu 1988: 50). ( 5 ) Il rimando qui è al modello di Koch/Oesterreicher (1990), che oppone i caratteri fisici del canale di comunicazione, fonico o grafico (phonisches vs. graphisches Medium) alla concezione strutturale del messaggio, parlata o scritta (mündliche vs. schriftliche Konzeption). ( 6 ) Specularmente, si danno pure casi di registri usati in funzione sociolettale; si pensi, ad esempio, all'uso di registri molto bassi da parte di gruppi giovanili come emblema della propria identità sociale. Analogamente, lingue settoriali possono funzionare da lingue di gruppo (v. Rovere 1989: 135). I gerghi, poi, sono allo stesso tempo varietà diafasiche e diastratiche (cfr. Berruto 1987: 155). ( 7 ) Ma su questo punto si veda anche Rovere (1989: 153), secondo cui l'impiego di un certo tratto linguistico nella comunicazione orale o scritta, anziché spostarne il valore di registro, andrebbe innanzitutto valutato in relazione all'infrazione delle norme pragmatiche e delle convenzioni di formalità/informalità che regolano l'uso orale e l'uso scritto. Il che andrebbe ora riconsiderato in relazione agli effetti causati dai nuovi usi indotti dalle modalità di comunicazione elettronica (v. 4.). ( 8 ) Dati ad esempio i sinonimi investirsi (v. DISC, s.v. investire), scontrarsi e andarsi addosso (cfr. GDU, s.v. andare), detti di veicoli in movimento (es. due auto si sono investite/si sono scontrate/si sono andate andosso), di cui il primo di registro formale, il secondo medio e il terzo informale anche in relazione alla forma sintetica o analitica del verbo, a quale stadio del continuum di formalità/informalità si collocheranno i loro ulteriori sinonimi bocciare (settentrionale, es. due auto hanno bocciato), di forma sintetica, e ad es. darsi dentro (regionale popolare piemontese, 19

20 dal dial. dése drinta; es. due auto si sono date dentro), di forma analitica? Il che, inoltre, all'interno di una certa varietà regionale, comporterà un mutamento nel grado di marcatezza diafasica dei corrispondenti panitaliani? ( 9 ) Qualche altro esempio, in questa direzione, si può trarre incrociando i dati relativi al riscontro di forme di coniugazione oggettiva nei dialetti settentrionali (Cerruti 2008) e in italiano (Berretta 1989). ( 10 ) Ad esempio, lungo i continua parlato/scritto e formale/informale, la varietà media dei gruppi di discussione telematici si collocherà più vicino ai poli scritto e formale rispetto a quella delle chat e più vicino ai poli orale e informale rispetto a quella della posta elettronica (Gheno 2004: ); la quale, a sua volta, sarà più prossima ai poli orale e informale rispetto alla varietà media di una lettera tradizionale (cfr. Scholz 2003: 120). ( 11 ) Centro Servizi Amministrativi, già Provveditorato agli Studi. ( 12 ) Negli e-forum, ad esempio, andranno considerati tra gli aspetti di tenore anche il rating di un partecipante (ossia il punteggio che identifica ciascun utente in base alla valutazione della qualità dei suoi interventi rispetto a un certo argomento di discussione), l'anzianità di appartenenza e il grado di partecipazione attiva alla comunità, il carattere uno-a-uno vs. uno-a-molti dei messaggi (comunque pubblici), ecc. 20

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