UNIVERSITA DEGLI STUDI DI PERUGIA

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1 UNIVERSITA DEGLI STUDI DI PERUGIA FACOLTA DI MEDICINA VETERINARIA DIPARTIMENTO DI PATOLOGIA DIAGNOSTICA E CLINICA VETERINARIA SEZIONE DI SCIENZE SPERIMENTALI E BIOTECNOLOGIE APPLICATE CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN MEDICINA VETERINARIA TESI DI LAUREA PESTE DEI PICCOLI RUMINANT I(PPR) NEL SAHARA OCCIDENTALE: indagine epidemiologica nelle Wilaias e nei Territori Liberati della Repubblica Democratica Araba Saharawi (RASD). PESTE DES PETITS RUMINANTS (PPR) IN WESTERN SAHARA: a epidemiological survey among Wilaias and Liberated Territories of the Saharawi Arab Democratic Rebublic (SARD). Settore Scientifico Disciplinare VET 05 LAUREANDO Sabatini Laura RELATORE Prof. Passamonti Fabrizio ANNO ACCADEMICO

2 INDICE ABSTRACT pag. 4 RIASSUNTO pag INTRODUZIONE pag CARATTERISTICHE GENERALI DELLA PPR pag EZIOLOGIA pag EPIDEMIOLOGIA E TRASMISSIONE pag SEGNI CLINICI E LESIONI ANATOMOPATOLOGICHE pag DIAGNOSI pag DIAGNOSI DIFFERENZIALE pag PREVENZIONE E CONTROLLO pag PARTE SPERIMENTALE pag AREA DI STUDIO pag STORIA E SITUAZIONE POLITICA pag IL POPOLO SAHARAWI E LA SUA STORIA pag I CAMPI PROFUGHI SAHARAWI OGGI pag POPOLAZIONE ED ECONOMIA pag TECNICHE DI ALLEVAMENTO pag I SERVIZI VETERINARI SAHARAWI pag ASPETTI CLIMATICI E TERRITORIALI pag MATERIALI E METODI pag PIANO DI CAMPIONAMENTO pag. 59 2

3 3.4.2 ELABORAZIONE STATISTICA DEL CAMPIONE DI STUDIO pag SCREENING ANTICORPALE NELLA RASD pag PROTOCOLLO ELISA COMPETITIVA pag RISULTATI pag ANALISI DI SIEROPREVALENZA pag SIEROPREVALENZA GENERALE pag SIEROPREVALENZA PER SINGOLE REGIONI pag SIEROPREVALENZA PER CLUSTER pag ANALISI DI CORRELAZIONE pag CORRELAZIONE PER SPECIE ANIMALE pag CORRELAZIONE PER ETA DEI SOGGETTI pag CORRELAZIONE PER SESSO DEI SOGGETTI pag FUNZIONE DI CORRELAZIONE pag ANALISI DI MODELLAZIONE SPAZIALE pag CONCLUSIONI pag. 84 BIBLIOGRAFIA pag. 86 3

4 ABSTRACT Peste des Petitis Ruminants (PPR) is an acute viral disease affecting small ruminants and characterized by high morbidity and mortality. Up to today it is considered a tropical disease because of its major diffusion in sub-saharian Africa, Middle East and south of Asia, but ecological and environmental changes that have taken place in these last years and the intensification of the animal trade could favour the spread of this disease even in Europe. This study aims to perform an epidemiological survey of PPR in the Saharawi Arab Democratic Republic (SARD), assessing the potential presence of the virus, since no reference data had been reported, but also its prevalence and the distribution in these territories. This work, conducted with the collaboration of the Veterinary Direction of the Pubblic Helth Ministery, is based on census and collection of sheep and goat population and camels living on this territories, from which blood samples were collected to undergo serological tests. Blood samples were collected in March and April 2008 and the sampling methodologyperformed has been allowed to identify 11 sites of sampling for a total of 976 tested animals. The results of these tests have evidenced a serological positive prevalence in about 30% of the tested animals, even though during the collection no animal presented clinical signs related to the subjected disease. A major number of 4

5 positive animals was revealed in goats with higher prevalence in subjects over 36 moths of age. Some positive cases were reported also in camels, which normally aren t considered a susceptible species to this disease. 5

6 RIASSUNTO La Peste dei Piccoli Ruminanti (PPR) è una malattia virale acuta che colpisce gli ovi-caprini, caratterizzata da elevata morbilità e mortalità. A tutt oggi viene considerata una malattia tropicale in quanto presenta la sua maggiore diffusione in Africa sub-sahariana, Medio Oriente e Asia meridionale, ma i cambiamenti di ordine ecologico-ambientale a cui si assiste negli ultimi anni e l intensificarsi del commercio animale potrebbero favorire la diffusione di questa malattia anche in Europa. Lo scopo di questo studio è stato quello di eseguire un indagine epidemiologica sulla PPR nei Campi Profughi Saharawi e nei Territori Liberati della Repubblica Democratica Araba Saharawi (RASD), per valutarne sia l eventuale presenza, dato che non esistonosono dati bibliografici in merito, sia la prevalenza e distribuzione. Lo studio, svolto in collaborazione con la Direzione di Veterinaria del Ministero della Salute Pubblica della RASD, si è basato sul censimento e campionamento della popolazione ovi-caprina e dei dromedari presenti in queste regioni dai quali sono stati eseguiti prelievi di sangue da sottoporre a test sierologici. La raccolta dei campioni di ematici è stata effettuata nei mesi di Marzo e Aprile 2008 utilizzando una specifica metodica di campionamento che ha permesso di individuare 11 aree di campionamento per un totale di 976 animali testati. I risultati degli esami eseguiti hanno messo in evidenza una prevalenza sierologica in circa il 30% dei campioni testati, anche se al momento del campionamento 6

7 nessun soggetto presentava segni clinici riconducibili alla malattia. Una maggiore sieropositività è stata riscontrata nei caprini con maggior prevalenza negli animali di età superiore a 36 mesi. Alcune positività sono state evidenziate anche nei dromedari, i quali normalmente non rappresentano una specie sensibile a questa malattia. 7

8 1. INTRODUZIONE La Peste dei Piccoli Ruminati (PPR) è una malattia infettiva degli ovini e dei caprini caratterizzata da alta morbilità e mortalità. E una malattia soggetta ad obbligo di notifica, tenuta sotto stretta sorveglianza dall Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE) e un tempo inserita nella lista A, ossia tra le malattie ad elevato impatto economico. La PPR risulta capillarmente distribuita in tutta l Africa Sub-Sahariana, nel Medio Oriente e nell Asia Meridionale (fig.1), dove causa gravi perdite economiche (Taylor, 1984a; Shaila et al., 1989; Diallo, 2003) e si presenta come un forte ostacolo allo lo sviluppo dell allevamento dei piccoli ruminanti in questi Paesi (Couacy-Hymann et al., 2007). Figura 1: Distribuzione mondiale della PPR (dati OIE, 2004). Malattia riportata presente Malattia riportata assente Dati non disponibili o assenti 8

9 Questa malattia fu descritta per la prima volta in Costa d Avorio nel 1942 (Gargadennec & Lalanne, 1942) e fu denominata Peste dei Piccoli Ruminanti per favorire la sua differenziazione dalla Peste Bovina con cui presenta numerose correlazioni dal punto di vista eziologico, clinico ed anatomo-patologico. E anche nota come complesso stomatite-pneumoenterite che meglio descrive i segni clinici associati alla malattia (Rowland et al., 1969, 1970). In seguito la PPR fu segnalata anche in alcune regioni francesi dell Africa Occidentale ed in Senegal (Gilbert e Monnier, 1962) con conseguente diffusione in gran parte del continente africano, in particolar modo nelle regioni al nord della zona sub-sahariana, in Sudan (El Hag Ali e Taylor, 1984; Taylor, 1984), in Africa Orientale, Kenya e Uganda (Wamwayi et al, 1995) ed Etiopia (Roeder et al., 1994). In Tanzania non sono stati mai segnalati focolai attivi nonostante la presenza della malattia nei paesi confinanti quali Kenya ed Uganda (P.N. Wambura, 2000). A tutt oggi è quindi possibile affermare che la PPR è presente in molti paesi africani che si trovano tra l Oceano Atlantico e il Mar Rosso. L area principalmente interessata è quella che si estende dal nord dell Egitto al sud del Kenia e da est a ovest del Gabon; mancano segnalazioni nel resto del continente africano (fig.2). Il 23 luglio 2008 le autorità sanitarie del Marocco hanno segnalato la presenza di due focolai nella parte centrale del Paese dove la malattia si è rapidamente diffusa a sud e a nord-est ed il 14 agosto 2008 sette focolai sono stati riportati al confine con l Algeria. Attualmente più di un centinaio di focolai sono stati denunciati su tutto il territorio marocchino (CESME). 9

10 Al momento la situazione in Africa sta diventando sempre più preoccupante in quanto si stanno evidenziando nuovi focolai d infezione. Figura 2: Distribuzione della PPR nel continente africano. Per quanto riguarda la Penisola Arabica la PPR è endemica in Oman (Taylor et al., 1990) ed è stata anche riscontrata in Arabia Saudita (Abu Elzein et al., 1990) mentre in Medio Oriente è presente in Libano, Giordania (Lefefre et al., 1991) ed Israele (OIE, 1993). In Asia fu segnalata per la prima volta in India nel 1987 (Shaila et al., 1989) dove da allora si presenta a carattere endemico (Nanda et al., 1996) e da cui si è estesa sino al Nepal, Bangladesh, Tajikistan, Pakistan ed Afganistan (AVIS). Nel 2007 nuovi focolai sono stati notificati in Cina (Tibet e Nepal), dove la malattia è tutt ora presente. In Europa, dove la PPR non viene segnalata, il rischio maggiore è rappresentato dall introduzione di animali recettivi e infetti (piccoli ruminanti) provenienti da Paesi endemici ed è per questo motivo che la legislazione veterinaria europea vieta il commercio di animali sensibili alla PPR con paesi non indenni (CESME). 10

11 La distribuzione geografica degli ultimi 50 anni probabilmente è riconducibile ad una maggiore consapevolezza della malattia dovuta ad una più alta disponibilità di mezzi diagnostici e ad una maggiore conoscenza del virus che in natura potrebbe avere subito mutazioni (AVIS). La PPR è una malattia contagiosa a rapida diffusione che colpisce gli ovi-caprini, animali che per le popolazioni africane rappresentano la maggiore fonte di sostentamento. Dal commercio del bestiame, infatti, deriva buona parte del reddito di queste popolazioni e quindi la presenza della PPR implica un grande impatto socio-economico. Studi epidemiologici risultano essere, di conseguenza, particolarmente significativi non solo nelle aree dove la malattia è endemica ma anche in quelle a rischio di introduzione come ad esempio l Europa dove in questo momento la PPR è assente, sebbene alcuni paesi europei, in particolare quelli più a sud come la Spagna ed a est come la Grecia, a causa della loro posizione geografica, risultano essere particolarmente esposti all introduzione della malattia. Occorre inoltre ricordare che un ulteriore rischio per il continente europeo è rappresentato dalla presenza della malattia in Turchia, dove l infezione è presente fin dal 1999 (CESME). 2. CARATTERISTICHE GENERALI DELLA PPR 2.1 EZIOLOGIA Il virus della Peste dei Piccoli Ruminanti (PPRV) appartiene alla famiglia Paramyxoviridae, genere Morbillivirus, antigenicamente correlato al virus della Peste Bovina, del Cimurro del cane, del Morbillo umano, e ai virus che colpiscono i 11

12 mammiferi marini (Phocine distemper delle foche, Morbillivirus dei Cetacei isolati da delfini e focene), anch essi inclusi nello stesso genere (Gibbs et al., 1979; Barrett et al., 1993). Gli appartenenti alla famiglia dei Paramyxoviridae sono virus a RNA molto grandi ( nm di diametro), particolarmente pleomorfi. Il nucleocapside, a simmetria elicoidale, contiene un filamento di ssrna ( ) di Figura 3: struttura del PPRV (AVIS). kb, non segmentato, ed avvolto dall envelope (fig.3). La resistenza delle particelle virali al calore, all acidità e ai comuni disinfettanti è molto scarsa in tutti i membri della famiglia, con l eccezione del virus della malattia di Newcastle o pseudo-peste aviare, che oltre ad essere termoresistente, sopravvive per mesi a temperatura ambiente e a 4 C, nei tessuti degli animali infetti e nelle uova. Il virus della PPR può resistere a temperatura di 60 C per 60 minuti, è stabile a ph compreso tra 4 e 10, è sensibile ad alcool, etere ed ai comuni disinfettanti e può sopravvivere al congelamento e alla refrigerazione per lunghi periodi. I membri della famiglia Paramyxoviridae possiedono due tipi di proteine del nucleocapside, strutturali ed ausiliarie: le strutturali sono proteine che vengono denominate in modo diverso a seconda del genere (NP, NC o N). Sono proteine costituite da due domini: amino-terminale, che comprende i due terzi della molecola e che interagisce direttamente con l RNA, e carbossi-terminale, che si pone sulla superficie esterna del nucleocapside, rendendolo particolarmente flessibile. 12

13 Le proteine ausiliari sono invece implicate nel processo di trascrizione e replicazione del genoma. Si differenziano in proteina L (large), molto grande (che verosimilmente rappresenta la RNA polimerasi) e proteina P, fosforilata (polymerase associated), più piccola. Insieme possiedono l attività enzimatica richiesta per la trascrizione (RNA polimerasi) e per le modificazioni posttrascrizionali dell RNAm: poliadenilazione all estremità 3 e metilazione al 5. Le glicoproteine dell envelope hanno funzioni sia di attacco che di fusione. Le proteine di attacco sono diverse nei diversi generi: H (emoagglutinina) ed N (neuroaminidasi) nel genere Paramyxovirus sono in grado di riconoscere i recettori cellulari specifici che presentano acido sialico, per i quali hanno un affinità molto elevata; sono in grado di agglutinare gli eritrociti dei mammiferi e dei uccelli e, contemporaneamente, presentano attività neuraminidasica che si esplica al momento del rilascio delle particelle. La proteina H nel genere Morbillivirus è deputata all adsorbimento ed è emoagglutinante, ma non ha attività neuraminidasica. La proteina G nel genere Pneumovirus possiede la sola funzione di adsorbimento e manca di attività emoagglutinante e neuraminidasica. La proteina 5F, di fusione, è presente in tutti i generi e garantisce la fusione dell envelope con la membrana cellulare, permettendo il rilascio del nucleocapside nel citoplasma. Le proteine F vengono sintetizzate come precursori inattivi (F 0 ), e sono attivate dall azione di un enzima cellulare tripsino-simile. Questo scinde la F 0 in F 1, la cui parte idrofobica si inserisce nella membrana cellulare, e in F 2, sub-unità più piccola che rimane ancorata alla F 1 mediante ponti disolfuro. Grazie a questo meccanismo, l entrata del nucleocapside avviene a ph neutro. Il fatto che l ingresso del virus 13

14 nelle cellule sia legato alla modificazione enzimatica della F 0 ha due importanti conseguenze: 1) il tropismo del virus è ristretto ai tipi cellulari che possiedono le adatte proteasi; 2) la maggiore o minore sensibilità delle diverse F 0 all azione enzimatica è direttamente collegata a diversi gradi di patogenicità. La proteina F agisce anche come fattore di fusione tra cellule contigue, permettendo la diffusione del virus persino in presenza di anticorpi. Dal momento che la proteina F è fondamentale per la penetrazione, come lo sono le proteine di adesione, gli anticorpi anti-f contribuiscono, insieme a quelli diretti contro le proteine di adesione, a conferire immunità nei confronti del virus. Dal punto di vista antigenico, le proteine superficiali dei Paramyxovirus sono molto più stabili rispetto a quelle degli Orthomyxovirus. Sono stati infatti definiti alcuni sierotipi nel genere Paramyxovirus (che forse sono da intendere come specie virali diverse), ma nell ambito dello stesso sierotipo le variazioni tra isolati diversi sono molto scarse ed evidenziabili solo mediante anticorpi monoclonali. Nel genere Morbillivirus sono state messe in evidenza estese cross-reazioni tra gli antigeni superficiali F, ma non con H. All interno di una singola specie virale la configurazione antigenica è molto uniforme. Sempre nell ambito delle proteine di attacco dell envelope ritroviamo anche le proteine M, di matrice. Queste si allineano all interno dell envelope e sono deputate al riconoscimento del nucleocapside durante l assemblaggio e verosimilmente partecipano anche alla formazione dell envelope stesso. 14

15 Il processo di replicazione si esplica con lisi cellulare con formazione di sincizi e di corpi inclusi acidofili. Pur essendo la replicazione completamente a carico del citoplasma, corpi inclusi acidofili si formano anche nel nucleo. La replicazione inizia con la trascrizione primaria dell RNA gonomico, ad opera della RNA polimerasi-rna dipendente, in 6-10 (secondo i generi) filamenti di RNAm monocistronici, che utilizzano la stessa sequenza leader e sono sintetizzati nello stesso ordine in cui i rispettivi geni sono situati nel genoma. Deve quindi esistere, all inizio e alla fine di ogni gene, un meccanismo che controlla l inizio e la fine della trascrizione: in effetti, alle estremità dei geni, esistono delle sequenze nucleotidiche omologhe alle sequenze coinvolte nei segnali di inizio/fine trascrizione del DNA cellulare. Inoltre, esiste una fine regolazione nella quantità di RNAm trascritto per ciascun gene, che dipende dalla posizione del gene stesso nel genoma. L efficienza della trascrizione, infatti, decresce con l aumentare della distanza del gene stesso dall estremità 3 del genoma. Il motivo di tale regolazione è che il virus necessita di molte copie delle proteine strutturali (come ad esempio la NP) e solo di alcune copie delle proteine di attività enzimatica (come ad esempio la L). Contemporaneamente alla trascrizione degli RNAm si producono alcuni filamenti (+) a lunghezza genomica che fungono da intermedi replicativi per la sintesi dell RNA progenie. Ovviamente, la trascrizione dell intero RNA ( ) genomico in un singolo filamento (+) comporta che, in questo caso, la trascrizione stessa avvenga ignorando tutti i segnali di inizio/fine. Non è ancora del tutto chiaro come il medesimo enzima (RNA polimerasi) possa comportarsi in due modi così diversi. 15

16 Potrebbe essere dovuto al fatto che l interazione dell enzima con le proteine del nucleocapside in via di formazione sia in grado di influenzare l attività in questo senso. La maturazione e il rilascio prevedono l incorporazione delle proteine strutturali glicosilate [H e N (N o G) e F] nella membrana plasmatica della cellula ospite, l associazione della proteina M alla superficie interna della stessa membrana, l allineamento del nucleocapside (RNA+NP+L+P) al di sotto della proteina M e, infine, il rilascio, mediante budding, dei virioni maturi (Poli). In natura è recettiva al virus della PPR la capra, in minor misura la pecora ed il bovino che, se sottoposto ad infezione sperimentale, presenta soltanto febbre di modesta entità. Nel maiale è riproducibile soltanto la forma subclinica, seguita da risposta anticorpale, non associata ad escrezione del virus mentre nel cervo, l infezione sperimentale, può provocare sintomi di entità molto variabile con possibile acquisizione di infezione subclinica o di infezione acuta o letale. Su base sierologica, con l impiego di anticorpi policlonali, è possibile dimostrare strette correlazioni antigeniche nei confronti degli altri membri del genere Morbillivirus, che risultano particolarmente marcate per il virus della Peste Bovina andando a giustificare la presenza di reazioni sierologiche crociate in pecore e bovini inoculati con i rispettivi virus. Comunque l analisi del genoma con sonde molecolari derivate dal gene N (nucleoproteina), oppure l impiego di antisieri monoclonali attivi sulle proteine di superficie consentono di riconoscere l appartenenza dei virus a specie distinte (Farina & Scatozza 1998). 16

17 2.2 EPIDEMIOLOGIA E TRASMISSIONE La Peste dei Piccoli Ruminanti (PPR) è una infezione virale acuta, altamente contagiosa che colpisce i piccoli ruminanti e occasionalmente anche alcuni ruminanti selvatici (Gazella dorcas, Capra ibex nubiana, Oryx gazella, Ovis orientalis laristanica), caratterizzata da febbre alta, scolo nasale e oculare, polmonite, necrosi, infiammazione ed ulcerazione delle mucose e delle membrane del tratto gastro-intestinale che portano a grave diarrea (Radostits et al., 2000). A causa dell elevato tasso di mortalità, soprattutto tra i giovani animali, la PPR riveste una grande importanza economica anche per le misure restrittive che porta al commercio del bestiame (Al-Majali, A.M., et al., 2008). Quando la malattia si presenta per la prima volta in una zona sono possibili manifestazioni caratterizzate da febbre molto alta e forte depressione che spesso esitano nella morte dei soggetti colpiti ancor prima dell evidenziazione di ogni altro tipico segno clinico. Un quadro più comune tuttavia, si appalesa con una rapida diffusione della malattia con improvvisa comparsa di depressione, secrezioni nasali e oculari, respirazione anomala, tosse, diarrea e morte (fig.4). Figura 4: gregge affetto da PPR (P.L. Roeder). 17

18 Sebbene sia le capre che le pecore siano suscettibili all infezione e possano manifestare segni clinici di malattia, a volte tale specie non vengono colpite simultaneamente. Nel continente africano ad esempio sono più comunemente colpiti i caprini, mentre in Asia meridionale ed occidentale principalmente gli ovini (AVIS). Le secrezioni oculari e nasali tipiche della PPR, come pure le feci, contengono grandi quantità di virus. Piccolissime particelle aerosoliche, che si liberano in seguito a tosse e starnuti, favoriscono la diffusione del virus tra gli animali e lo stretto contatto quindi rappresenta il più importante fattore di rischio ai fini della trasmissione. Secrezioni ed escrezioni infette possono anche contaminare acque di bevanda, alimenti o le lettiere, trasformandoli in ulteriori fonti di infezione anche se quest ultimi sono relativamente importanti in quanto il virus della PPR non è in grado di sopravvivere a lungo al di fuori dell ospite (Recognizing Peste des Petits Ruminants, a field manual FAO). La localizzazione primaria del virus è rappresentata dalla mucosa delle prime vie respiratorie a cui segue replicazione nelle tonsille palatine e nei linfonodi faringei e mandibolari. Il successivo adsorbimento alla superficie dei mononucleati è responsabile della viremia che precede di 1-2 giorni la comparsa dei sintomi. Le localizzazioni secondarie sono rappresentate dagli organi linfoidi, nonchè dalle mucose degli apparati digerente e respiratorio. Nella fase prodromica, la replicazione virale è molto efficiente ma si arresta successivamente alla comparsa di febbre e di anticorpi specifici nel torrente circolatorio. La viremia persiste a 18

19 lungo in presenza di stipiti virali ad elevata virulenza e/o di soggetti ad elevata recettività, ma di norma alla guarigione non segue lo stato di portatore anche se, sia pure occasionalmente, il virus è stato isolato a distanza di settimane o mesi dalla regressione dei sintomi. Casi clinici di PPR possono essere associati a movimentazione degli animali, all abitudine di costituire gruppi di animali di specie ed età diverse, all introduzione di nuovi soggetti, al commercio animale ed, in particolare, nei mercati dove greggi provenienti da differenti regioni vengono poste a stretto contatto o, infine, con greggi nomadi attraverso la condivisione di pascoli e punti di abbeverata. Anche i cambiamenti climatici possono svolgere un ruolo importante, episodi di malattia infatti si registrano più frequentemente all inizio della stagione delle piogge (caldo e umido), o l inizio della stagione secca. Nelle aree endemiche la maggior parte degli animali malati o morti risultano quelli di età compresa tra i quattro mesi e i due anni (AVIS). La trasmissione avviene quindi per contatto diretto per via inalatoria, mentre il contatto indiretto, pur non potendo essere escluso, assume rilevanza modesta. La comparsa di PPR in territori riconosciuti indenni è costantemente riferibile all importazione di animali infetti che presentano una forma subclinica o asintomatica. Nelle aree indenni, quindi, in presenza di animali ad alta recettività, la PPR evolve in forma grave e letale anche dopo contatto con stipiti a bassa virulenza al contrario di quanto si verifica invece nelle aree endemiche. La morbilità può raggiungere anche il 100% in una popolazione recettiva, mentre la mortalità varia 19

20 dal 50 all 80%. Queste percentuali sono in genere più basse nelle zone endemiche dove gli animali entrano frequentemente in contatto con il virus. 2.3 SEGNI CLINICI E LESIONI ANATOMOPATOLOGICHE I segni clinici, in seguito ad infezione naturale, compaiono in media dopo due/sei giorni dall avvenuto contatto, con l insorgenza improvvisa di febbre alta, C, anoressia e ottundimento del sensorio. Inizialmente si può osservare un essudazione oculo-nasale sierosa che si trasforma poi in muco-purulenta in seguito ad infezioni batteriche secondarie che si sviluppano soprattutto a carico dell apparato respiratorio (Pasteurella sp.) (fig. 5 e 6). A breve distanza di tempo compaiono erosioni ed aree necrotiche sulle mucose del cavo orale associate a diarrea persistente. Figura 5: secrezione oculare sierosa (FAO). Figura 6: secrezione oculo-nasale muco- Purulenta (FAO). Uno o due giorni dopo l insorgenza della febbre le membrane delle mucose buccali e oculari diventano molto congeste. La necrosi epiteliale porta a delle piccole aree tondeggianti di colore grigio sulle gengive, sul palato, sulle labbra, all interno delle guance e sulla superficie superiore delle lingua che tendono a crescere di numero e di dimensioni fino a confluire (fig.7). La cavità buccale 20

21 assume un aspetto drasticamente modificato, assume un colorito pallido ed è ricoperta di cellule morte che in alcuni casi possono formare una vera e propria pellicola di materiale spesso ed appiccicoso al di sotto del quale si possono trovare ulteriori erosioni superficiali (fig.8). In alcuni casi le lesioni possono non essere facilmente notate e richiedono un attendo esame visivo. Con il semplice sfregamento della gengiva e del palato è possibile asportare materiale maleodorante contenente brandelli di tessuto epiteliale. Stesse modificazioni si posso riscontrare anche nelle mucose del naso, della vulva e della vagina dove le labbra tendono a gonfiarsi e a ricoprirsi di croste. Figura 7: tipica lesione buccale in corso di PPR (CESME). Figura 8: tipico aspetto della mucosa Buccale in corso di PPR (FAO). Con il progredire della malattia viene prodotto un caratteristico essudato maleodorante dalla bocca e, i soggetti colpiti, a causa del dolore non riescono ad aprire la bocca e quindi a nutrirsi. La diarrea compare generalmente dopo due o tre giorni dall insorgenza della febbre, anche se, in alcuni casi può non essere evidente. Le feci sono inizialmente morbide e poi acquose, maleodoranti e possono contenere tracce di sangue e pezzi di tessuto necrotico. Quando la diarrea non è evidente, l inserimento di un 21

22 tampone di cotone idrofilo nel retto può rilevare la presenza di feci molli spesso macchiate di sangue. Gli animali colpiti presentano una respirazione anomala, a volte talmente veloce da presentare discordanza toraco-addominale ad ogni atto respiratorio. Nei casi più gravi si può avere difficoltà nella respirazione con intensi rumori respiratori, che l animale esprime estendendo testa e collo, dilatando le narici, protendendo la lingua e con una tosse non secca ma dolorosa, tipici segni di una polmonite. Questi soggetti possono andare incontro a forte disidratazione visibile dagli occhi notevolmente incavati. La morte può subentrare dai sette ai dieci giorni dalla comparsa dei primi segni clinici di malattia. Alcuni animali, a seguito di una lunga convalescenza, possono invece recuperare un buono stato di salute. Superata la fase acuta della malattia frequentemente si possono riscontrare piccole lesioni nodulari a livello cutaneo, sulla parte esterna delle labbra ed intorno al muso. L eziologia di queste lesioni non è ben nota ma viene ipotizzata un infezione da Dermatophilus sp. o la riattivazione del virus dell ectima contagioso (AVIS). La carcassa di un animale colpito generalmente risulta essere emaciata, con i quarti posteriori sporchi e ricoperti di feci morbide o acquose e con i bulbi oculari estremamente incavati in seguito alla imponente disidratazione. Gli occhi e il naso risultano secchi o coperti da essudazioni. A livello della bocca si riscontrano erosioni biancastre sulle gengive, sul palato molle e su quello duro, sulla lingua, nelle guance fino a tutto l esofago. Le labbra 22

23 sono gonfie e possono presentare anch esse erosioni ed eventualmente croste e noduli. Il rivestimento della cavità nasale è congesto con essudazione di colore chiara o gialla cremosa e presenza di erosioni. I polmoni presentano aree di colore rosso scuro o porpora, duri al tatto, specialmente nei lobi anteriore e cardiaco, come riscontro di polmonite lobare acuta è indicativa di complicanze secondarie (fig. 9 e 10). Figura 9: riscontro di polmonite lobare acuta Figura 10: tipiche lesioni polmonari in corso in corso di PPR (FAO). di PPR (FAO). I linfonodi, a livello polmonare ed intestinale, sono morbidi ed aumentati di volume. L abomaso è congesto e talvolta emorragico. Anche il piccolo intestino appare congesto, emorragico con presenza di erosioni e le placche del Peyer presentano deplezione linfocitaria indicativa del coinvolgimento delle strutture linfoidi. Il grosso intestino (cieco, colon e retto) presenta piccole emorragie rossastre lungo le pieghe della mucosa che tendono a confluire con il tempo diventando più scure fino a risultare verdi-nerastre nelle carcasse più vecchie (fig 11). 23

24 Figura 11: tipiche lesioni a zebra del colon (FAO). 2.4 DIAGNOSI L elevata diffusibilità della PPR ed il relativo comportamento su base anatomoclinico, che si possono riscontrare nelle aree endemiche, danno fondamento al sospetto diagnostico anche se i caratteri della malattia possono variare ampiamente in relazione alla recettività degli animali e alla virulenza degli stipiti virali presenti nei singoli focolai. Supporto significativo nell indagine anamnestica è sicuramente quello riguardante la movimentazione degli animali con attenzione all introduzione di nuovi soggetti provenienti dalle zone infette e/o aree endemiche. La comparsa improvvisa di secrezioni oculo-nasali, diarrea e morte associata a problemi respiratori, soprattutto in soggetti giovani, deve suscitare il sospetto di malattia così come i rilievi dell indagine post-mortem nelle carcasse colpite. La sola diagnosi provvisoria non è però sufficiente perché molte altre gravi malattie che colpiscono gli ovi-caprini possono presentare segni clinici riconducibili alla PPR; per questo è sempre necessaria anche una diagnosi di laboratorio per individuare la presenza del virus o di anticorpi specifici. 24

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