LA COSTRUZIONE DELLA SALUTE NEL WELFARE SOCIO-SANITARIO. NUOVI SCENARI E PRATICHE SOCIOLOGICHE.

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1 VI CONGRESSO NAZIONALE SISS LA COSTRUZIONE DELLA SALUTE NEL WELFARE SOCIO-SANITARIO. NUOVI SCENARI E PRATICHE SOCIOLOGICHE Giugno 2015 Polo Didattico delle Piagge Via G. Matteotti, Pisa 1

2 VI Convegno Nazionale SISS (Società Italiana di Sociologia della Salute) La costruzione sociale della salute nel welfare socio-sanitario. Nuovi scenari e pratiche sociologiche giugno 2015 Polo Didattico delle Piagge, Via Matteotti, 3 Pisa VOLUME ABSTRACT, TABELLE SESSIONI a cura di Pietro Paolo Guzzo (Direttivo SISS) e Francesca Pecori (Università di Pisa, Università Paris Diderot) 2

3 La costruzione della salute nel welfare socio-sanitario. Nuovi scenari e pratiche sociologiche. Integrazione socio-sanitaria e costruzione della salute in uno scenario di crisi dei sistemi di welfare sono i temi che affronterà il VI Congresso Nazionale della Società Italiana di Sociologia della Salute (S.I.S.S.), in un ottica multidisciplinare. I lavori, che si articoleranno in sette sessioni parallele, prevedono la partecipazione di studiose/i appartenenti sia all ambito accademico che professionale, e intendono inserirsi nell attuale dibattito affrontandone i punti nodali: dalla sostenibilità del sistema alle trasformazioni derivanti dalla web-society. L attuale poli-crisi (economico-finanziaria, sociale, culturale) sta trasformando in modo irreversibile e strutturale le politiche sociali e sanitarie, ponendo la salute sempre più al centro di forti tensioni tra risposte pubbliche e modelli di mercato. Su questo terreno incerto e scivoloso la partecipazione di individui, gruppi e associazioni sono risorse importanti per dar vita a pratiche dal basso e a un rinnovamento indispensabile del sistema, modificando i processi in corso in funzione di una sanità delle persone. SESSIONI PARALLELE: 1) Sostenibilità e politiche di welfare socio-sanitario La perdurante crisi economica ha indotto tutti i paesi europei a ripensare, almeno in parte, le politiche di welfare socio-sanitario, in ragione della sempre più difficile sostenibilità del sistema. Nel nostro Paese ciò sta avvenendo con la revisione dei LEA, con l attuazione del Patto per la salute e con la Legge di stabilità. Si propongono analisi, suggestioni e pratiche per passare dal welfare state al welfare mix, comunitario e generativo (o altro). 2) Governance e valutazione in Sanità tra ospedale e territorio Dall evoluzione sia del concetto di salute (sempre più olistico) che del concetto di cura (to care), troviamo servizi o progetti assistenziali socio-sanitari di varia natura in forma diretta o in strutture territoriali intermedie (Servizi distrettuali, Servizi socio-sanitari, Case per la salute) o di base (Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta, Infermieristica di comunità, terzo settore, servizi di comunità in genere). In questo quadro si inseriscono i servizi territoriali alla persona gestiti da Enti Locali, Agenzie di varia natura, servizi del no profit; questi ultimi rispondono direttamente con veri e propri interventi psico-socio-sanitari e/o con interventi di prevenzione (empowerment gruppale, istituzionale, comunitario) e politiche di promozione della salute. Questa area tematica vuole raccogliere contributi valutativi, anche micro, non solo sociologici, di questi progetti o servizi. 3) Salute e web society: teoria e ricerca L uso di Internet e delle ICT nel mondo sanitario privato e pubblico riveste una straordinaria importanza sia nell analisi degli impatti, sia e soprattutto nella promozione concreta dei servizi. L e-health si inserisce nella web society, ossia nell era della rivoluzione digitale in cui il web 2.0 e nuove evoluzioni sono entrate nella quotidianità delle interazioni degli individui, ed è alla base di un cambiamento che richiede un analisi approfondita dei processi e delle organizzazione preposte ai servizi sociosanitari e, più in generale, dei sistemi di welfare. Anche le tecniche di ricerca sociale, attraverso soluzioni 3

4 tecnologiche (e-methods), sono alla base di nuove modalità di pensare e fare ricerca. Questi argomenti saranno al centro del confronto nei lavori della sessione. 4) Cittadini protagonisti di buone pratiche sociali per la salute La crisi economica e del welfare richiede nuovi paradigmi per uno sviluppo non solo economico, ma anche sociale, culturale, etico che concorra, insieme al sistema di welfare, al miglioramento della qualità della vita. In questo scenario di innovazione sociale tende ad emergere anche un nuovo ruolo del cittadino non più inteso solo come utente/paziente/ consumatore, ma come imprenditore di qualità della vita. La sessione intende focalizzare l'attenzione sui progetti e le esperienze di cittadinanza attiva, nel contesto socio-sanitario, ed in particolare sul ruolo della sociologia nella promozione di empowerment del cittadino, quale protagonista di Buone Pratiche Sociali per la salute. 5) Salute e genere: il contributo della sociologia all'approccio multidisciplinare Partendo dal concetto multidimensionale di salute e dalla categoria di genere, superando il dualismo natura/cultura,si intende proporre un approccio multidisciplinare a favore di una proficua contaminazione tra pratiche di ricerca e contesti culturali. L'interazione tra sociologia e scienza medica costituisce un indubbio valore euristico nella produzione di conoscenze e un approccio rilevante per la definizione di scenari innovativi e buone pratiche. La sessione accoglierà papers che affronteranno sia tematiche teoriche, sul piano epistemologico, che risultati di lavori inerenti a prevenzione, cura e diagnosi di malattie finalizzati alla co-costruzione di un welfare socio-sanitario. 6) (Nuove) dipendenze e mutamento dei servizi nella web society Le dipendenze individuano una vasta fenomenologia di problemi sociali e di salute in cui gli interventi dei servizi di welfare spesso diventano fattore di moltiplicazione e non di contrasto delle disuguaglianze (sociali e di salute). La sessione punta a fare emergere non soltanto il mondo mutante delle nuove addiction ma anche la dimensione socialmente integrata dei nuovi consumatori e le diverse forme, esperienze o buone prassi di innovazione nei servizi per le dipendenze nell era della web society. 7) Public Health, processi migratori e relazioni di cura Le politiche di salute pubblica si confrontano sempre più con assetti multidisciplinari e transculturali. La sfida dei servizi sociosanitari si pone nella necessità di dare risposte adeguate alla persona proveniente da altri contesti culturali sia nei termini di relazione che di comunicazione. Sarebbe auspicabile ripensare i servizi utilizzando percorsi di resilienza nell'assistenza al paziente, come farlo sarà al centro del dibattito della sessione. 4

5 SESSIONE 1: Sostenibilità e politiche di welfare socio-sanitario Coordinatori: Annamaria Perino, Remo Siza Abstract n. 1 Titolo: L innovazione sociale in tempi di austerità: risorsa o termine di moda? Autori: Francesco Grisolia Emanuele Ferragina** Affiliazione: *Università Magna Graecia di Catanzaro, Dipartimento di Scienze Giuridiche, Storiche, Economiche e Sociali. **Sciences Po Paris, OSC and LIEPP. Relatore: Francesco Grisolia Introduzione: Il termine innovazione sociale generalmente indica prodotti, servizi, modelli in grado, da un lato, di rispondere a nuovi bisogni sociali e, dall altro, di creare nuove forme di relazione e collaborazione tra individui e gruppi. Forte di una crescente popolarità, l innovazione sociale è stata proposta quale strategia per affrontare i nuovi rischi sociali associati al sistema sanitario, come l invecchiamento della popolazione. Risultati: Il nostro contributo intende mettere in discussione l idea che l innovazione sociale possa compensare le lacune del welfare state italiano, contro-bilanciando gli effetti della riduzione dell investimento statale. La prima sezione del paper delinea il contesto politico che negli ultimi decenni ha favorito l ascesa dell innovazione sociale quale strumento per ripensare i sistemi di welfare. Nella seconda parte analizziamo i mutamenti del Sistema Sanitario Italiano come elemento di un processo di riforma più ampio, caratterizzato dalla ricerca di nuovi equilibri tra finanziamento pubblico e privato, tendenza alla decentralizzazione e alla mercatizzazione. In nome del risanamento dei bilanci, la logica dei tagli lineari contribuisce ad approfondire le disuguaglianze di salute sul territorio nazionale e le distanze fra i sistemi sanitari regionali. Conclusioni: In sintesi, la generica promozione delle potenzialità dell innovazione sociale potrebbe contribuire allo spostamento dell attenzione politica dalla responsabilità pubblica a quella privata, riducendo la probabilità di riflessione e confronto sulle disuguaglianze strutturali che segnano il nostro paese. Riteniamo che, senza una riforma strutturale del welfare state italiano, l innovazione sociale rischi di diventare solo un termine che riecheggia le retoriche neoliberiste, non uno strumento con cui affrontare i nuovi bisogni sociali e le sfide che abbiamo di fronte. Riferimenti bibliografici: 1. Ascoli U., Ranci C., (a cura di) (2002). Dilemmas of the Welfare Mix. The New Structure of Welfare in an Era of Privatization.New York: Springer. 2. Bertin G. (2012). Modelli di welfare e sistemi sanitari: quali omogeneità e specificità. Salute e Società, 1: Cantù E., Longo F. (2013). Rapporto OASI 2013 (Executive Summary). SDA and CERGAS, Università Bocconi: 4. CEIS (2013). IX Rapporto Sanità - Crisi economica e Sanità: come cambiare le politiche pubbliche. Università Tor Vergata: sintesi_rapporto_colore.pdf. 5. Franz H., Hochgerner J., Howaldt J. (a cura di) (2012). Challenge Social Innovation. Berlin-Heidelberg: Springer. 6. Hubert A. (a cura di) (2010). Empowering People, Driving Change: Social Innovation in the European Union. Brussels: BEPA Bureau of European Policy Advisers. 7. Ministero della Salute, Direzione Nazionale della Programmazione Sanitaria Ufficio VI (2014). Adempimento mantenimento dell erogazione dei LEA attraverso gli indicatori della griglia LEA Metodologia e risultati anno 2012: 8. Moulaert F., MacCallum D., Mehmood A., Hamdouch A. (a cura di) (2013). The International Handbook of Social Innovation. Collective Action, Social Learning and Transdisciplinary Research. Cheltenham: Edward Elgar. 9. Murray R., Caulier-Grice J., Mulgan G. (2010). The Open Book of Social Innovation. London: The Young Foundation and Nesta. 10. Ricciardi W., Solipaca A. (a cura di) (2013). Rapporto Osservasalute

6 Abstract n. 2 Titolo: Welfare locale per la non autosufficienza: crisi o opportunità? Autore e relatore: Luigi Nava Affiliazione: Éupolis Lombardia, Istituto per la Statistica, la Ricerca e la Formazione, Regione Lombardia Introduzione: L intento di analizzare il funzionamento del welfare state non può essere soddisfatto senza considerare le modalità con le quali le politiche sociali si configurano a livello territoriale. I singoli contesti, anche quelli più piccoli, si articolano per specifiche capacità nella creazione di benessere e di crescita economica che non si intrecciano sempre in modo virtuoso con i processi di decentramento amministrativo delle politiche sociali [1]. Come noto, le politiche a favore delle persone anziane non autosufficienti ha caratteristiche analoghe al più generale sistema di welfare italiano: forte frammentazione degli interventi, differenze territoriali nella copertura dei bisogni e un deciso orientamento a favore dei trasferimenti monetari. Queste differenze assumono tanta più rilevanza se si considerano le (insoddisfatte) aspettative riposte nella Legge 328/2000 e l attuale indeterminazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali; è anche quest ultimo aspetto che favorisce la produzione di regole e orientamenti a livello locale e, quindi, la difficoltà nel far corrispondere ai bisogni sociali degli individui dei diritti soggettivi esigibili. Obiettivi, materiali e metodi: Nel contributo ci si propone di lavorare su questi temi e, più nello specifico, sulla differenziazione dei sistemi locali di welfare per gli anziani non autosufficienti, con lo scopo di mettere in luce quanto l approccio comparato tra Regioni celi le rilevanti differenze al loro interno. Risultati: Dopo aver evidenziato queste differenze rispetto alla capacità di copertura dei servizi socio-sanitari e dei trasferimenti statali all interno della Regione Lombardia eletta quale caso studio il lavoro, in particolare, renderà conto della ricostruzione svolta attraverso analisi documentale e interviste ai referenti dei servizi sociali dei modelli regolativi e dei criteri di accesso dei principali interventi socio-assistenziali attuati in sei capoluoghi. La ricostruzione verterà sulle principali linee di intervento dei Comuni, quali il Servizio di Assistenza Domiciliare, i centri diurni e il ricovero presso le Residenze Assistenziali. Conclusioni: In una Regione caratterizzata da media intensità assistenziale [2] non mancano significative differenze territoriali nell accesso ai servizi e alle prestazioni, frutto anche delle decisioni che a livello comunale risultano determinanti nel favorire o meno diverse tipologie di utenza e, quindi, nel configurare diverse forme di cittadinanza. Riferimenti bibliografici: 1. Pavolini E., (2011), Welfare e dualizzazione dei diritti sociali, in ASCOLI U., (a cura di), Il Welfare in Italia, Bologna. il Mulino. 2. Chiatti C., Barbarella F., Lamura G., Gori C., (2010), La bussola di NNA: lo stato dell arte basato sui dati, in Gori C. e NNA (Network non autosufficienza) (a cura di), L assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia. Secondo rapporto, Santarcangelo di Romagna: Maggioli,, pp Abstract n. 3 Titolo: Malattia Mentale e Servizi Territoriali. L esperienza di Trento. Autori: Barbara Cordella (*), Francesca Greco ( ), Raffaella Casamassima (^), Michele Gifuni (*), Antonia Florio (*), Massimo Grasso (*) Affiliazioni: (*) Dipartimento di Psicologia Dinamica e ClinicaSapienza Università di Roma ( ) Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche Sapienza Università di Roma (^) Ospedale S. Giovanni Calibita Fatebenefratelli Isola Tiberina, Roma Relatrice: Barbara Cordella 6

7 Introduzione: L esigenza di economicità del Sistema Sanitario ed il principio di equità nell accesso alla salute inducono a ripensare i servizi offerti dal SSN attraverso la conoscenza delle buone prassi e la loro diffusione. Nell ambito della Salute Mentale, ad esempio, si può osservare come il disagio cronico spesso venga gestito attraverso il trattamento dei momenti di crisi, con necessario ricorso al reparto, ed il trattamento della quotidianità, frequentemente risolto con l inserimento in strutture residenziali a tempo indeterminato e senza obiettivi di sviluppo.tale prassi ha carattere ricorsivo e come tale un costo probabilmente elevato. Il ricorso ai dati Audit, d altra parte, consente di individuare alcuni servizi segnalati per la loro efficacia: è stato studiato il funzionamento del Servizio di Salute Mentale di Trento. Materiali e Metodi: Sono state condotte delle interviste in profondità agli esperti del settore (n=18). Le trascrizioni delle interviste sono state sottoposte ad analisi testuale (analisi dei cluster con metodo delle K-Medie e analisi delle corrispondenze) al fine di individuare fattori e cluster indicativi del modello attuato dagli operatori del Servizio. Risultati: I risultati evidenziano una particolare attenzione alla costruzione di reti di supporto per facilitare l adattamento sociale del malato mentale. Il Servizio investe sull attivazione di un ponte tra realtà istituzionale e territoriale in modo da assicurare una gestione alternativa al solo regime ospedaliero o residenziale. L inserimento degli UFE (Utenti e Familiari Esperti) nel Servizio garantisce agli stessi una rendita ed uno status sociale utile alla promozione del benessere individuale e sociale e al Servizio una maggiore capacità di sviluppo delle competenze residuali del malato, recuperando una dimensione di autonomia e produttività, facilitando anche la sostenibilità degli interventi. Conclusioni: Riassumendo, si può sottolineare come ciò che differenzia il modello studiato dalle usuali prassi sembra essere la capacità di non organizzare l intervento sul contenimento della crisi, quanto piuttosto sulla prevenzione, riducendo in tal modo il sovraccarico ed i costi del Sistema Sanitario. La gestione del disagio cronico organizzata in larga misura nel sociale, coinvolgendo comunità e terzo settore, riesce ad assicurare una buona rete di convivenza che facilita un utilizzo pertinente ed adeguato dei servizi in un ottica rivolta al benessere della persona e non per ultima alla razionalizzazione della spesa pubblica. Riferimenti bibliografici: 1. Babini, V. (2011). Liberi tutti: manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento. Bologna, IT: Il Mulino. 2. Basaglia, F. (Ed.) (1968). L istituzione negata. Rapporto da un ospedale psichiatrico. Torino, IT: Einaudi. 3. Bolasco, S. (1999). Analisi multidimensionale dei dati: metodi, strategie e criteri d'interpretazione. Roma, IT: Carocci. 4. Bonavita, V.; Casuccio, F.; D Alessandro, G., Di Ruzza, F., Di Sero, A., Izzo, P., Quaglia, R., Rastelli, F., Reale, F., Sofia, L., Sorrentino, G., &Terenzi, V. (2012). Malattia mentale: il mandato a occuparsene. Lo stato dell arte dei servizi di salute mentale. Quali domande e quali interventi. Rivista di Psicologia Clinica, 2, Carli, R., & Paniccia, R.M. (2002). L AnalisiEmozionale del Testo: Uno Strumento Psicologico per Leggere Testi e Discorsi. Milano, IT: Franco Angeli. 6. Carli, R. (2008). Modelli psicologici per l analisi istituzionale, culturale e organizzativa: proposte per la funzione psicologica entro i servizi psichiatrici per la diagnosi e la cura. In S.Di Massimo & M. Sparvoli (Eds.), La psicologia nella crisi psichiatrica (pp ). Roma, IT: Alpes. 7. Carli, R. & Paniccia, R.M. (2011). La cultura dei servizi di salute mentale in Italia: Dai malati psichiatrici alla nuova utenza: l evoluzione della domanda di aiuto e delle dinamiche di rapporto. Milano, IT: Franco Angeli. 8. Cordella, B., Greco, F., & Grasso, M. (2012). Psychologist Know Thyself : Psychologist and Professionals Representations of the Disabled Users/Clients and Assistive Technologies. In S. Federici& M.J. Scherer (Eds.), Assistive Technology Assessment Handbook (pp ). London, UK: CRC Press. 9. Cordella, B., Greco, F., & Raso, A.( 2014). Lavorare con un corpus di piccole dimensioni in Psicologia clinica: una proposta per la preparazione e l analisi dei dati. In E. Née, M. Daube, M. Valette& S. Fleury (Eds.), Proceedings JADT 2014, 12es Journéesinternationalesd Analysestatistque dies DonnéesTextuelles, Paris, France, Juin 3-6, 2014 (pp ). Paris, FR: jadt.org. 7

8 10. Fioritti, A. (Ed.) (2002). Leggi e salute mentale. Panorama europeo delle legislazioni di interesse psichiatrico. Torino, IT: Centro scientifico editore. 11. Foucault, M. (1976). Storia della follia nell età classica. Milano, IT: Rizzoli. 12. Giuliano, L., & La Rocca, G. (2010). Analisi automatica e semi-automatica dei dati testuali.vol. II. Milano, IT: Led. 13. Lancia, F. (2004). Strumenti per l Analisi dei Testi. Introduzione all Uso di T-Lab. Milano, IT: Franco Angeli. 14. Montesarchio, G., &Venuleo, C. (2009). Colloquio Magistrale. La Narrazione Generativa. Milano,IT: Franco Angeli. 15. Moscovici, S. (1989). Psicologia sociale. Roma, IT: Borla. 16. Ongaro, F. (Ed.) (2005). L utopia della realtà. Torino, IT: Piccola Biblioteca Einaudi. 17. Radi, E. (2010). Storia clinica della follia dal Medioevo ai nostri giorni. La Psicoanalisi, 47-48, Rosenhan, D. L. (1974). On being sane in insane places. Clinical Social Work Journal, 2 (4), Salvatore, S. &Freda, M.F. (2011). Affect, unconscious and sense making: A psychodynamic, semiotic and dialogic model. New Ideas in Psychology, 29, Salvatore, S., Gennaro, A., Auletta, A., Tonti, M., & Nitti, M. (2012). Automated method of content analysis: A device for psychotherapy process research. PsychotherapyResearch, 22(3), Vaccaro, J.V., Clark, G.H., & Bassi, M. (Eds.) (1999). Manuale di psichiatria territoriale. Milano, IT: Raffaello Cortina. Abstract n. 4 Titolo: Infermieristica ed equità nella salute in un sistema socio-sanitario in cambiamento. Autore: Giordano Cotichelli Affiliazioni: Infermiere, Area Vasta 2 Ancona, ASUR Marche Relatore: Giordano Cotichelli Introduzione: L equità in sanità è uno degli indicatori di qualità in materia di accesso, fruibilità e continuità delle cure verso i differenti gruppi di reddito della popolazione, in relazione alle diverse politiche sociali e sanitarie. Il quadro che ne scaturisce è quello che fa riferimento al prodursi delle disuguaglianze nella salute [1] [2] [3], a livello internazionale [4] e italiano [5] [6], in cui assume rilievo il contributo apportato dalle professioni sanitarie all'interno di un sistema di welfare che sta cambiando. Materiali e Metodi: Nello specifico è stata studiata la professione infermieristica nella sua dimensione valoriale e normativa così come evidenziato dal Codice deontologico [7], dalla letteratura prodotta e dai riferimenti ed esempi internazionali [8], al fine di valutare la percezione delle disuguaglianze nella salute da parte degli infermieri e le prospettive di sviluppo della professione in tema di equità [9] [10]. Risultati: Il risultato ha evidenziato ambiti e strumenti innovativi per l infermieristica in Italia quali il counseling, l'empowerment, e l'advocacy, funzionali a sviluppare il ruolo di connector dell'infermiere, in un'ottica patient-centered in cui il care management diventa volta per volta case management lungo la prospettiva dell Interdisciplinary care team. L ambito è quello proprio dell assistenza territoriale utile per lo sviluppo di un ruolo autonomo dell infermiere e per una partecipazione attiva dell utente. Diversi gli esempi indagati in una prospettiva etnografica [9]: dal chronic care model sviluppato a Firenze, alle micro-aree socio-sanitarie a Trieste, fino agli ambiti della formazione continua in cui si evidenzia come centrale la conoscenza stessa delle iniquità sanitarie da parte dell infermiere. L insieme conferma la presenza di risorse assistenziali da sviluppare per la tenuta del sistema in termini di equità ed appropriatezza. Conclusioni: Un risultato non scontato dato che l infermieristica negli ultimi due secoli si è sviluppata e cristallizzata in prevalenza nella dimensione assistenziale ospedaliera e medico-centrica. Oggi invece può esserle riconosciuto un ruolo diverso, in una prospettiva analitica da sviluppare ulteriormente rispetto alle esperienze nuove in atto, dall infermiere di famiglia agli ambulatori infermieristici, alle Unità Ospedaliere a Gestione Infermieristica, 8

9 attivate nel Lazio. Considerazioni finali che mantengono l attenzione della professione sulle questioni universalistiche del sistema e sui bisogni della salute della popolazione. Riferimenti bibliografici: 1. Black, D., Smith, C., Townsend, P. (1980), Inequalities in Health: report of a research working group. London: DHSS Department of Health and Social Security. 2. Marmot M. (2010), Fair Society, Healthy Lives The Marmot Review, University College 7 London, Cislaghi, C, et Caranci, N. (2009). Le disuguaglianze sociali di salute: problemi di definizione e di misura. G. Costa (Ed.). F. Angeli. 4. WHO (2008,a), Closing the gap in a generation: health equity through action on the social determinants of health., Final Report of the Commission on Social Determinants of Health, WHO, Geneva. 5. Costa G, Bassi M, Gensini GF, Marra M, Nicelli Al, Zengarini N. (2014) L equità nella salute in Italia. Secondo rapporto sulle disuguaglianze sociali in sanità, Milano, Franco Angeli ed, pp.510; 6. AA.VV. (2014) 48 Rapporto sulla situazione sociale del paese, Censis, Roma, pp. 560; 7. Silvestro A, et Barbieri G. (2009). Commentario al Codice deontologico dell'infermiere. McGraw-Hill; 8. ICN (2011), Closing the gap: Increasing access and equity, International Nurses Day, May 2011, ICN, Geneva. 9. Cotichelli, G. (2012). Disuguaglianze della salute e professione infermieristica: risorse e criticità per la equità del sistema sanitario, Franco Angeli, Milano, pp. 192; 10. Tousijn W, Giorgino E. (2003) Attraversando terre incognite: una sfida per la professione infermieristica. Franco Angeli, Milano, pp.220. Abstract n. 5 Titolo: Modelli organizzativi e riforme del sistema sanitario italiano Autore: Massimo Baldacci L articolo intende evidenziare alcune specificità organizzative del settore sanitario italiano, con riferimento all evoluzione che tale settore ha avuto dal 1978 ad oggi. Il lavoro si apre con un excursus delle principali riforme del servizio sanitario nazionale italiano L. 833/1978, D.lgd. 502/1992 e D.lgs. 517/1993, D.lgs. 229/1999 cui segue un associazione delle medesime riforme a modelli differenti di pianificazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario. Tali modelli sono quindi descritti ed interpretati secondo le principali correnti teoriche di management pubblico, con l obiettivo di individuare la capacità di soddisfare, in ultima istanza, le esigenze della popolazione. In particolare, l evoluzione del panorama socio-sanitario da sistema complicato a sistema complesso mette in luce alcuni limiti nella sostenibilità di alcune scelte organizzative, richiedendo, al contempo, efficienti ed efficaci soluzioni di governo dell attuale servizio sanitario nazionale. La capacità di affrontare le sfide della complessità socio-sanitaria contemporanea coesistenza di logiche di natura manageriale e professionale, bilanciamento tra specializzazione delle conoscenze e bisogno di integrazione di tecniche e saperi medici, interdipendenza intensa tra attività diverse- è letta in una prospettiva di switch delle politiche socio-sanitarie italiane dall approccio government all approccio governance, secondo un consolidato indirizzo nelle realtà di welfare internazionali. Risultato di tale metamorfosi è la crescente importanza, strategica ed operativa, riconosciuta ai processi di collaborazione inter-organizzativa tra enti pubblici (ma anche tra enti pubblici e privati), nell idea che la cooperazione tra più attori, pur nelle criticità che manifesta, rappresenti un valido punto di partenza nell obiettivo di maggiore sostenibilità del nostro sistema di welfare. 9

10 Abstract n. 6 Titolo: Riforme sanitarie e tutela del territorio: il caso Auxilium Vitae Autore: Giulia Palazzolo L articolo propone il caso di studio della struttura riabilitativa sanitaria Auxilium Vitae di Volterra. Il centro volterrano rappresenta un esempio di successo nella gestione di un processo di cambiamento indotto da forze esterne (le disposizioni normative) ma gestito dalle rappresentanze locali con una costante prerogativa di salvaguardia del sistema socio-sanitario locale. Il riferimento è al D.lgs 502/92, che prevede la chiusura delle strutture ospedaliere al di sotto dei 120 posti letto. Il coinvolgimento diretto del sistema volterrano nella suddetta normativa apre al rischio che gli abitanti di Volterra restino scoperti sotto il profilo socio-sanitario, una condizione, questa, difficilmente risolvibile con l appoggio ai centri di cura della Provincia, geograficamente distanti dall entroterra pisano. Tale minaccia rappresenta la molla per un rilancio con la costituzione di Auxilium Vitae, un centro di riabilitazione multispecialistico (riabilitazione cardiologica e neurologica, unità gravi cerebrolesioni acquisite) ; i locali del precedente nocosomio maniacale non solo continuano ad essere al servizio dell ospedale ma, grazie ad interventi di ristrutturazione, divengono la struttura fisica entro cui si realizza il progetto assistenziale-riabilitativo. La partecipazione al progetto da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, dei Comuni dell Alta Val di Cecina e della Comunità Montana, e successivamente della Fondazione Maugeri e dell Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana rivela una tensione verso la tutela dei servizi territoriali alla persona ed uno sforzo di promozione della salute attraverso attività specialistiche estremamente complesse; aspetti, questi, che creano positivi trade-offs sul tessuto turistico e commerciale volterrano che è chiamato ad accogliere familiari dei pazienti della nuova struttura. Lo spirito di iniziativa che vede coinvolti soggetti pubblici e privati, diversi per storia e core business ma uniti dalla volontà di valorizzare la realtà volterrana, rende questo progetto un esempio di riqualificazione socio-sanitaria del territorio particolarmente convincente. 10

11 SESSIONE 2: Governance e valutazione in sanità, tra ospedale e territorio Coodinatori: Leonardo Altieri, Paolo Ugolini Abstract n. 1 Titolo: La valutazione delle politiche di integrazione socio-sanitaria sul territorio nei Piani di Zona della Regione Puglia: verso un modello valutativo multidimensionale. Autori: Luigi Spedicato, Annamaria Vitale, Marileda Vergori, Andrea Forte, Mario Quarta Affiliazioni: Dipartimento di Storia, Società e Studi sull Uomo - Università del Salento Il paper presenta i risultati preliminari di una ricerca sulla Valutazione dei Piani di Zona, e ne affronta la complessità sistemica considerandoli strumento di programmazione del sistema dei servizi sociali e socio-sanitari territoriali. L approccio metodologico parte dalla proposta di De Ambrogio (2003) del modello frattale che sottende processi valutativi di casi, servizi e politiche e fa perno sulle competenze del valutatore, il quale definisce e costruisce il disegno della ricerca valutativa nella consapevolezza che i diversi livelli seguono la stessa logica complessiva e rispondono, pur con gradi di complessità diversa, ai medesimi principi metodologici. La complessità dell oggetto-pdz è stata da noi affrontata attraverso un disegno di valutazione basato, oltre che sul modello frattale, anche sull approccio della Realistic evaluation di Pawson e Tilley (1997). L evaluando è stato articolato in cinque dimensioni: - l analisi dei bisogni e il processo programmatorio, - i processi organizzativi e di gestione, - il complesso delle azioni e degli interventi di piano, - qualità, soggetti e sviluppo del processo partecipativo, - qualità, soggetti e utilizzo della valutazione, le quali comprendono sia i processi che i prodotti: ogni dimensione genera i quesiti valutativi, definisce i soggetti investiti dall azione valutativa, le fonti utilizzate nella raccolta dei dati, gli output intesi quali prodotti ed azioni coerenti con la dimensione analizzata e realizzati nell ambito del PdZ. Data la loro complessità, ognuna delle dimensioni viene descritta da sottodimensioni ed aree di attività riferibili all integrazione socio-sanitaria, la quale viene dunque valutata in rapporto all implementazione sul territorio degli obiettivi prioritari definiti dalla Regione Puglia nel suo Piano regionale delle politiche sociali. Riferimenti bibliografici: - F. Lazzari, L. Gui, (a cura di), Partecipazione e cittadinanza - il farsi delle politiche sociali nei Piani di Zona, FrancoAngeli, Milano, 2013, - C. Bezzi, Il nuovo disegno della ricerca valutativa, FrancoAngeli, Milano, 2010, - F. Ciucci, La valutazione delle politiche e dei Servizi Sociali, FrancoAngeli, Milano, 2008, - R. Pawson, N. Tilley, Realistic Evaluation, in S. Matthieson (ed), Encyclopaedia of Evaluation, Sage, Beverly Hills, CA, 2004, - Battistella, U. De Ambrogio, E. Ranci Ortigosa, Il Piano di Zona, Costruzione, Gestione, Valutazione, Carocci, Roma, 2004, - U. De Ambrogio, Valutare gli interventi e le politiche sociali, Carocci, Roma, 2003, - M. Palumbo, Il Processo di Valutazione, decidere, programmare, valutare, FrancoAngeli, Milano, 2001, - R. Pawson, N. Tilley, Realistic Evaluation, Sage Publications, London,

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