Il Piccolo 1 settembre 2015

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1 Il Piccolo 1 settembre 2015 Attualità Topi nell ospedale di Massa Parte della struttura con sale operatorie chiusa fino al 7 settembre MASSA.Topi in una parte dell ospedale di Massa: la Asl 1 è così costretta a chiudere fino al 7 settembre, per la terza volta in pochi mesi, un area con sale operatorie per derattizzazione. I roditori sono stati trovati nella cosiddetta week surgery già oggetto di lavori di bonifica predisposti nel novembre 2014 proprio per bonificare i locali dalle tane dei topi. Nonostante questi lavori, i topi sono tornati: medici e infermieri questo fine settimana hanno avvistato altri roditori della specie mus musculus. A causa dei topi è stata pertanto disposta la chiusura del blocco operatorio fino a lunedì 7 settembre 2015 «al fine - scrive la Asl di Massa in una nota ufficiale - di poter mettere in atto le necessarie misure di disinfestazione già intraprese con la ditta specializzata. L'attività chirurgica sarà riprogrammata nel blocco operatorio della long surgery garantendo sempre h24 eventuali urgenze». Topi all ospedale di Massa furono trovati una prima volta in una sala operatoria il 17 novembre 2014 e poi il 20 novembre, sempre nello stesso reparto. Le autorità sanitarie, a parte la derattizzazione, stanno cercando di capire come sia possibile che nonostante gli interventi effettuati tornino i topi in ospedale, specie in un area come quella delle sale operatorie. Il direttore sanitario della Asl 1, Maurizio Dal Maso, sostiene che si tratta di «un caso isolato, visto che a novembre del 2014 predisponemmo un grande lavoro di derattizzazione nei controsoffitti dell ospedale, dove i topi avevano ricavato le loro tane». Secondo Dal Maso, potrebbe trattarsi di «piccoli topi riusciti ad entrare in una struttura ormai troppo vecchia, attraverso intercapedini o cavi elettrici. Il grosso del problema fu eliminato con l intervento dell anno scorso. Speriamo che problemi di questo tipo non si ripetano - conclude - visto che a novembre lasceremo il vecchio ospedale per trasferirci nel nuovo ospedale unico delle Apuane». Monfalcone cronaca «Franco ucciso in ospedale L omicidio colposo è poco» La moglie di Geromet, morto all ospedale di Cattinara, lancia una petizione: «Una legge per inasprire le pene. La politica mi aiuti, chi sbaglia deve pagare» Edema cerebrale e polmonare acuto causato dall inversione del collegamento delle cannule ai tubi del circuito della circolazione extracorporea con una conseguente riduzione del flusso circolatorio sistemico e una severa ipotensione arteriosa. Sono le cause della morte di Franco Geromet (nella foto con la moglie): a scriverlo Maurizio Rubino, viceprimario del reparto di Cardiochirurgia di Padova e l anestesista, pure padovano, Eugenio Serra, i due consulenti tecnico d ufficio nominati dal gip Giorgio Nicoli. Una perizia richiesta dal pm Matteo Tripani. Per quanto avvenuto in sala operatoria a Cattinara sono indagati i componenti dell intera équipe della Cardiochirugia. Si tratta dei chirurghi Elisabetta Rauber e Alessandro Moncada, dell anestesista Enrico Michelone, dei tecnici Elena Maghet, Jadranka Jankovic e Francesco Sasso.di Ciro Vitiello «Franco non c è più, non me lo possono restituire. Ma io vado avanti...». Non si dà pace Luana Miani, 47 anni, moglie di Franco Geromet, 48 anni originario di Staranzano, morto il 18 agosto dello scorso anno nella sala operatoria di Cardiochirurgia dell ospedale di Cattinara a Trieste, dove avrebbe dovuto effettuare un intervento di applicazione di un by- pass aorto- coronarico. Qualcosa purtroppo andò storto nella fase preliminare dell operazione, definita di routine, come riferiamo nell articolo qui a fianco. Ma a 1

2 Luana il percorso in atto della giustizia penale, che vede indagati per omicidio colposo i componenti dell intera équipe, non basta. Ha deciso di intraprendere una battaglia - nella quale intende coinvolgere l opinione pubblica non solo del Friuli Venezia Giulia, ma di tutta l Italia - per arrivare a una proposta di legge che introduca il reato di omicidio medico. Un percorso simile a quello che, sempre a livello nazionale, vede da più parti la volontà di inasprire le pene in caso di incidente mortale sulle strade italiane. Almeno in determinate circostanze. Anche qui non limitandosi all omicidio colposo ma prevedendo il reato di omicidio stradale. Miani è conscia che si tratta di un percorso lungo e difficile, decisamente più grande di lei, ma è determinata e ha le spalle larghe. Per questo motivo ha preparato una petizione e sta per avviare una raccolta di firme nella quale - oltre a chiedere un inasprimento delle pene, in caso di riconosciuta colpevolezza del personale medico e infermieristico - spinge a una nuova normativa che preveda l introduzione di una serie di parametri più restrittivi in materia sanitaria rivolta a tutte le professioni coinvolte. «Chi ha sbagliato non dovrebbero più svolgere quel tipo di professione», sostiene la moglie di Franco Geromet. E aggiunge: «Il testo della petizione è in fase di definizione e mira a fissare le responsabilità di chi ha in mano la vita di altre persone - spiega Miani - Figure professionali, insomma, che hanno delle responsabilità e non possono sbagliare poiché una volta compiuto l errore diventa impossibile tornare indietro...». È un discorso di principio quello portato avanti dalla signora Luana «dove gli schieramenti politici non c entrano, ma è un qualcosa che interessa tutti. Per questo chiunque voglia appoggiare questa battaglia è il benvenuto afferma Miani e auspico l aiuto di esperti in materia». Fra le richieste da inserire nella nuova normativa di legge, la vedova Geromet chiede l «obbligatorietà di una visita medica psicologica dei soggetti interessati ogni quattro mesi, per verificare le loro condizioni psico- fisiche». Il tutto per evitare superficialità e distrazioni in situazioni delicate... «La mia è una lotta non solo personale - sottolinea - per quanto mi è successo e per la quale andrò fino in fondo. È la voglia di fare qualcosa affinché certe situazioni non possano più ripetersi». E proprio per sensibilizzare l opinione pubblica sul problema, in modo da raggiungere la politica e il Parlamento preposto a legiferare in materia, Luana Miani ha intenzione di mobilitarsi non solo con una raccolta firme, ma andando a chiedere l appoggio delle istituzioni per una serie di iniziative. La prima è una sensibilizzazione sul tema organizzando una fiaccolata. Grado LE PROTESTE CONTRO IL PIANO DELLA REGIONE Bufera sul taglio delle ambulanze Malato di Sla: «Denuncio Telesca» GRADO. L assessore regionale alla Sanità rischia di essere denunciata da un ammalato di Sla. È il gradese Fabrizio Dovier, colpito da questa tremenda malattia, che lo scorso anno, unico in città, sfidò la popolare doccia gelata per denunciare la gravità della Sla e la necessità di fondi per sconfiggerla. Ma adesso Dovier, davanti al taglio delle ambulanze previsto nella delibera della giunta Serracchiani (zero nel periodo invernale, una sola d estate), è seriamente preoccupato. «Se dovesse capitarmi qualche cosa - speriamo il più tardi possibile - l ambulanza dovrà venire a prendermi da Monfalcone e portarmi nella stessa città dei cantieri», riflette Dovier. E aggiunge: «Tra andata e ritorno da Monfalcone ci vogliono 40 minuti. Se mi dovesse succedere qualcosa dicea - denuncio l assessore regionale Maria Sandra Telesca». Nello scorrere il piano regionale, Dovier cita l allegato in cui c è l elenco dei tecnici di tutto il Friuli Venezia Giulia estensori del testo: «Tutti a quanto pare tranne Walter Zalukar (direttore Pronto soccorso e Medici d urgenza di Trieste, ndr), hanno deciso che a Grado non è lecito avere una copertura sanitaria sulle 24 ore». Quella di Dovier è una 2

3 testimonianza dura e sentita, ma c è da registrare numerose reazioni in città. I gradesi ieri, davanti ai dati positivi sul turismo, commentavano: «Grado batte Lignano, ma per l esponente alla Sanità della giunta Serracchiani è pareggio». Nel senso che tutte le località del Friuli Venezia Giulia sono alla pari, identiche, pur se le esigenze e le necessità sono diverse. Ma sul piano regionale per le emergenze e i soccorsi, che prevede anche una drastica riduzione dell attività del pronto soccorso nel periodo invernale, le reazioni sono tutte contro la riforma nella speranza che la commissione regionale, chiamata a esaminare il testo, operi le opportune modifiche. Grado vive i tagli come un affronto e potrebbe ricorrere al Tar, per far valere l accordo di programma con la Regione siglato dopo la chiusura dell ospedale civile dell isola, che tra le altre cose prevedeva l apertura e i servizi di un vero pronto soccorso, con ambulanze 24 ore su 24. Sul fronte politico interviene il presidente del Club Forza Silvio Iulia Felix, Maurizio Delbello, attaccando l assessore regionale Telesca e mettendo in evidenza, alla pari di quelli che nelle proteste lo hanno preceduto, le peculiarità di Grado rispetto a tutte le altre località della regione. Lignano compresa. Delbello fa presente che a Grado il turismo c è tutto l anno, piuttosto sostenuto anche in primavera e autunno: «Con questa riforma si mettono a rischio le persone - afferma - Nessun consigliere regionale prende le difese di Grado, nemmeno quello eletto nel collegio locale, il gradese Alessio Gratton (esponente di Sel che fa parte della maggioranza in Consiglio regionale, ndr)». E aggiunge: «Se uno viene eletto è per interessarsi dei cittadini e del territorio, non per curare gli interessi del gruppo politico cui appartiene sbraita ancora Delbello - Gratton faccia finalmente il suo lavoro e non pensi solo al centrosinistra in Regione». Ma a criticare il piano ci sono anche altri gradesi, politici e non, imbattutisi in un testo che sarebbe rimasto sconosciuto fino alla sua approvazione. Un piano caduto dall alto, insomma, se non fosse stato anticipato sulla stampa. Cogliendo in contropiede un po tutti. Ecco che a criticare, dopo i pensionati della Cisl, c è Maurizio Longo della Uil Flp che si dice «inorridito per i contenuti del piano. Grado di fatto viene privato ulteriormente di importanti servizi». La mobilitazione, insomma, è appena iniziata.(an.bo.) Messaggero Veneto 1 settembre 2015 Cronaca Udine Un milione in premi ai dipendenti L ospedale liquida assegni per lavoratori. Stipendio extra anche all Aas4 per di Alessandra Ceschia. Oltre un milione di euro in premi da dividere fra i dipendenti dell Azienda ospedaliero universitaria Santa Maria della Misericordia. Sono i lavoratori che in questi giorni stanno ricevendo gli assegni relativi alle Risorse aggiuntive regionali. I compensi, concordati da un accordo di produttività, si riferiscono alle prestazioni straordinarie volontarie cui i dipendenti hanno aderito per il 2014 e che vengono liquidati con l utilizzo di fondi regionali. Gli assegni L importo complessivo ammonta a euro. «Compensi spiega il commissario straordinario dell Azienda Mauro Delendi attribuiti sulla base dell adesione a una serie di progetti che abbiamo definito, quelli più strategici hanno coinvolto l adozione di interventi di compensazione nei reparti in cui si è manifestata una carenza di organico e quelli destinati agli interventi di riorganizzazione nel nuovo ospedale». Comunque sia, i livelli di adesione non sono stati alti visto che, a fronte di una previsione di partecipanti, i progetti hanno coinvolto persone. «Per i dipendenti le risorse aggiuntive rappresentano un segnale importante ammette Nicola Cannarsa segretario regionale Cisl Fp per la Sanità, perchè riconoscono l impegno del personale, inoltre, mezzo migliaio di euro in più in famiglia, o mille euro in più quando entrambi i coniugi lavorano all ospedale, fanno la differenza. L assessore Maria Sandra Telesca conosce queste necessità e 3

4 ne ha tenuto conto aggiunge Cannarsa rispetto al passato però le Rar ora vengono distribuite in maniera più ponderata e diventano un premio dato a chi dedica tempo aggiuntivo per partecipare a un progetto strategico». Liste di attesa Fra le destinazioni più significative ci sono quelle che hanno impegnato 37 dipendenti nell obiettivo dell abbattimento delle liste d attesa in Chirurgia plastica, Cardiologia, Oculistica, Medicina nucleare, Neurochirirgia, Autoemoteca e nei profili sanitari cui sono stati assegnati oltre 50 mila euro, altri 31 lavoratori si sono inseriti nel progetto di screening mammografico e al colon retto. Una trentina hanno lavorato al mantenimento del servizio di emergenza i dipendenti del 118 di Udine in situazioni di mancanza di personale. Carenza di organico Al supporto delle attività assistenziali con problemi di criticità organizzativa territoriale sono stati assegnati quasi 56 mila euro da corrispondere a 113 dipendenti che hanno garantito un impegno aggiuntivo per un totale di ore nelle strutture in condizioni di understaffing ovvero di carenza di organico, dalle Medicine, all Area a bassa intensità di cura, dal Pronto soccorso, alla Ginecologia. Una ventina le persone impegnate per la raccolta di sangue territoriale, cui sono stati destinati euro. Fra le altre voci significative, anche quella legata al progetto di organizzazione dell ospedale per intensità di cure, integrazione delle funzioni, rimodulazione dei ruoli di responsabilità e integrazione dei processi gestionali che ha impegnato 434 dipendenti, per un totale di euro. A registrare le maggiori adesioni è stato il progetto dei richiami in servizio per il quale si sono messe a disposizione persone. Oltre 104 mila euro sono stati distribuiti fra chi vi ha partecipato con i seguenti criteri: 50 euro per la chiamata entro 24 ore e 30 euro per quella entro 72 ore. Adesioni ridotte «In generale l adesione comunque non è stata massiccia - fa il punto Cannarsa ciò significa che il personale ritiene che la propria vita privata abbia un valore non negoziabile, è altrettanto vero che i progetti per integrare la situazione di carenza di organico sono stati importanti per i reparti in sofferenza». I numeri dell Aas4 Più alti i livelli di adesione alle Risorse aggiuntive all Azienda per l assistenza sanitaria 4 che pure sono in liquidazione. A beneficiare dei fondi, destinati non solo ai progetti strategici, sono state persone su 1800 candidati, per un importo complessivo di euro. «Le prossime settimane annuncia Cannarsa con le altre rappresentanze sindacali apriremo la contrattazione di secondo livello sulle risorse aggiuntive per il 2015, lo faremo con un leggero ritardo perché il tavolo sindacale regionale si è protratto a causa delle richieste che sono state avanzate». Bilancio in rosso per l Aas4 Friuli Centrale Il rendiconto di gestione prevede una passività di 4,6 milioni. A incidere sui costi sono i nuovi farmaci È negativo il rendiconto economico infrannuale stilato dall Azienda per l assistenza sanitaria 4 del Friuli centrale. Le previsioni al secondo trimestre prospettano una perdita d esercizio per la gestione sanitaria pari a 4,6 milioni di euro, mentre la gestione in delega per l handicap evidenzia un risultato per l esercizio in sostanziale pareggio. A incidere sui conti, come già per l Azienda ospedaliero universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine è il settore farmaceutico e in particolare all immissione di nuovi farmaci ad alto costo che hanno di fatto aumentato le spesa. «L andamento del costo dei farmaci si legge nella relazione evidenzia un trend negativo rispetto ai valori standard regionali sia per quanto concerne la distribuzione diretta effettuata dall Aas4 che per quella acquisita dalle altre Aziende regionali». Anche i dati di mobilità regionale relativi all acquisto di prestazioni di ricovero e di specialistica segnano una passività e un aumento di 2,2 milioni di euro sui costi preventivati. Dati che vanno attribuiti alla fuga regionale per ricoveri, tant è che nel secondo semestre 2015 è previsto un ulteriore aumento di costi pari all 11% rispetto al primo semestre. I costi stimati 4

5 per i privati accreditati sono stati ridotti dell 1% rispetto al preventivo come da direttive regionali, anche i dati di costo relativi all attrazione extraregionale dei privati accreditati, inoltre, sono stati mantenuti in linea con il preventivo. Quanto alle spese per la manutenzione edilizia e impiantistica sono state condivise con l Aas3 e costituiranno una base per il controllo del rispetto dei vincolo economico per l esercizio Relativamente al personale infine, visto che vi è stata una redistribuzione di competenze e risorse con l Aas3 il costo è stato aggiornato sulla base dell andamento reale rilevato, i fondi dovranno esser quindi ricalcolati e suddivisi con l Aas3 in relazione all andamento del personale trasferito. Vista la particolare situazione dell Aas4 rimangono alcune criticità legate alle operazioni di scorporo che verranno eliminate nelle successive fasi di rendicontazione. (a.c.) Gemona Piano emergenze, comitati perplessi Ci si chiede chi gestirà le ambulanze e dove sarà preso il personale GEMONA. «Tante ombre, poche luci, e molte perplessità nel nuovo piano regionale per le emergenze». Con il nuovo piano delle emergenze deliberato in questi giorni dall amministrazione regionale si prevede l avvio delle nuove postazioni per i mezzi di soccorso avanzati anche in alto Friuli, e più nello specifico a Ovaro, Ampezzo, Paluzza e Chiusaforte, ma a Gemona il coordinamento dei comitati a difesa dell ospedale San Michele manifesta le sue critiche rispetto alle scelte relative alla futura gestione delle emergenze sul territorio montano. «Ci sono 6 ambulanze - dicono i comitati - in più in tutta la regione, ben 4 nell Aas3 con in più una automedica. Se giustamente le vallate carniche verranno meglio presidiate, seppur solo di giorno, a Chiusaforte non si capisce perché non ci debba essere un presidio sulle 24 ore, visto che il soccorso notturno proveniente da Gemona o da Tolmezzo impiegherà più di 18 minuti per arrivare nelle zone interne del Canal del Ferro». Il nuovo piano di emergenza predisposto dalla Regione prevede una implementazione del numero della ambulanze e l individuazione di sette postazione Als, quattro di queste in alto Friuli, con l obiettivo di rispettare gli standard di soccorso, che in base alle normative nazionali è di 20 minuti nelle zone extra urbane. Per i comitati i dubbi non sono solo collegati al fatto che tale soccorso sarà garantito dalle 8 alle 20 e non sulle 24 ore, ma anche sul personale che si occuperà di garantire questo servizio. «Sorge spontanea - dicono i comitati - la domanda; chi gestirà questi mezzi? Chi salirà a bordo degli stessi? Il personale della Aas3, preparato e abilitato o altri magari in appalto o addirittura volontari? Ciò che è uscito in questi giorni non lo specifica. Oltretutto dove si troveranno tanti infermieri, vista la cronica mancanza di queste figure professionali? Sarà forse il personale che adesso opera nell Area di emergenza gemonese che la Regione vuole chiudere? O quello della medicina? Altra novità per la nostra Azienda è l automedica basata a Tolmezzo. Ben venga ma a bordo chi ci sarà? Un anestesista rianimatore o un altro medico? E poi sarà a servizio dell intera azienda e quindi da Forni Avoltri a Tarvisio e Varmo?». «Infine concludono - la pianura, già ridondante in termini sanitari, con ben 15 ospedali, guadagna ancora due ambulanze, a Gradisca d Isonzo e soprattutto ad Azzano Decimo sulle 24 ore. Questa, la presidente Serracchiani l ha chiamata equità e secondo l assessore Telesca è stato usato un calcolo matematico, una scienza esatta dove infilare a forza un altra che non lo è: la medicina e la salute». (p.c.) Gorizia Ambulatorio diabetologico c è il rischio di chiusura 5

6 Si teme possa venir trasferito dall ospedale di Gorizia a quello di Monfalcone La responsabile Tortul è prossima al pensionamento e non sarà sostituita di Vincenzo Compagnone. Ambulatorio diabetologico dell ospedale di Gorizia a rischio chiusura. È quanto paventa il referente dell Associazione isontina diabetici, Riccardo Stasi, secondo il quale starebbe circolando l idea di trasferire il servizio a Monfalcone. Impossibile avere delucidazioni in merito da parte dei vertici dell Azienda sanitaria, da noi interpellati, e in attesa dell annunciato ritorno alla guida dell ente del dimissionario Giovanni Pilati. Le preoccupazioni di Stasi hanno, comunque, un fondamento. È prossima al pensionamento, infatti, la responsabile dell Ambulatorio, la dottoressa Tortul che, secondo fonti attendibili, non verrà sostituita. Quando ciò avverrà, rimarranno in servizio tre medici, due a Monfalcone e uno a Gorizia. Non è quindi campata in aria l ipotesi di accorpare il servizio al San Polo e, in ogni caso, durante periodi di ferie o malattie c è il rischio che l ambulatorio di Gorizia rimanga sguarnito. «I vertici dell Azienda sanitaria, nonostante fossero a conoscenza della mancanza di personale, nulla hanno fatto rileva Stasi affinchè si potesse tornare alla normalità, con gli utenti già penalizzati dalle interminabili attese o dai continui appuntamenti spostati e giustificati dalla mancanza del medico». I timori sono legati al fatto che numerosi pazienti seguiti dall'ambulatorio di Diabetologia di Gorizia non sarebbero in grado di recarsi autonomamente a Monfalcone. Secondo Stasi, già da qualche anno vi è un trasferimento progressivo a Monfalcone di pazienti che presentano casi più interessanti da un punto di vista sanitario (giovani insulino- dipendenti, pazienti con micro- infusori e donne in stato di gravidanza) mentre nella sede goriziana rimangono anziani e pazienti in trattamento con ipoglicemizzanti orali o con dieta che possono essere dirottati e seguiti dal medico di base. «Quello che mi lascia perplesso aggiunge è il comportamento di gran parte degli operatori del Centro di Diabetologia che avrebbero richiesto espressamente l accorpamento al San Polo, forse una decisione di comodo per il più facile raggiungimento del posto di lavoro». «Tutto ciò conclude Stasi non può essere giustificato con la scusa della razionalizzazione delle risorse o del progetto di riordino dei servizi sanitari; a mio parere vi è lo scopo ben preciso di cancellare pian piano la sanità goriziana. Il risparmio va attuato sugli sprechi, risparmiare non è sinonimo di taglio dei servizi perchè tagliando i servizi chiunque sarebbe in grado di gestire e far quadrare i bilanci». Azzano Decimo Presidio del 118 potenziato: sarà attivo 24 ore L assessore alla sanità Innocente: «Era un esigenza non più rinviabile per il territorio» AZZANO DECIMO. Ampliamento in vista per il presidio del 118 di Azzano Decimo: in seguito all approvazione del nuovo piano emergenze da parte della giunta regionale, il servizio sarà attivo 24 ore al giorno e non più 12. Per l apertura h 24, in seguito all'approvazione del piano da parte del consiglio regionale, servirà il via libera dell Azienda sanitaria: allo stato attuale non si possono fare previsioni sui tempi. La novità è stata accolta con soddisfazione dall assessore comunale alla Sanità, Roberto Innocente, che, unitamente al resto della giunta, aveva lavorato tre anni per ottenere l apertura del presidio, situato nel parcheggio e in alcuni spazi della casa di riposo. «É un risultato importante dice che va a potenziare l offerta sanitaria dell Azzanese. I dati relativi al periodo iniziale del servizio hanno confermato le nostre previsioni: era un esigenza non più rinviabile per il territorio, che ora può contare su tempi di risposta decisamente migliori». L estensione dell orario evidenzia che la giunta azzanese aveva visto giusto: ne è convinto l assessore. «La decisione dell'esecutivo Serracchiani rafforza il lavoro fatto per l attivazione del presidio sottolinea visto che, se ha optato per un apertura 24 ore su 24, la giunta regionale deve aver ravvisato, sulla scorta di 6

7 una serie di dati, tale necessità. La scorsa settimana, in una notte, il 118 ha fatto 4 interventi ad Azzano Decimo: ci fosse stato un mezzo sul posto, si sarebbe registrato un risparmio. È evidente la soddisfazione da parte dell amministrazione, per aver affrontato un percorso che ha prodotto risultati importanti a beneficio di un considerevole numero di cittadini». L amministrazione guidata dal sindaco Marco Putto aveva avviato tre anni fa, poco dopo il proprio insediamento, gli sforzi propedeutici all apertura del presidio. Una richiesta partita dall analisi dei dati relativi ai tempi di risposta dei mezzi di soccorso, secondo cui sarebbe stato necessario un servizio del 118, con la presenza di un'ambulanza pronta a intervenire ad Azzano Decimo e nelle zone limitrofe. Un percorso non facile, che ha dovuto fare i conti con l esiguità di risorse disponibili, ma che ha portato i risultati auspicati: per il territorio si tratta di un servizio importante, oltre che potenzialmente determinante nella gestione delle situazioni di maggior criticità. Massimo Pighin 7

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