Impresa sociale e sviluppo locale*

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1 Studi e Note di Economia, Anno XVII, n , pagg GruppoMontepaschi Impresa sociale e sviluppo locale* MARINA AlbANESE**, MARcO MUSEllA*** In the last years there s growing interest on the themes of social capital and of the social enterprise in the economic literature, but a complete analysis of the connections concerning these research areas there isn t still. Many contributions have showed, anyway, dynamics related to such connections and they have demonstrated that the social firms can promote social networks around people and can favour the accumulation of social capital in the communities. Starting by this theoretical point of view, we study the relationship among social enterprise and local development trough the accumulation of social capital. (J.E.L.: Z13; L3; O10) Premessa Nell ultimo decennio, due grandi aree di ricerca hanno avuto uno sviluppo parallelo: caratteristiche e natura del terzo settore e significato e rilevanza del capitale sociale. I due filoni di studi non si sono ancora saldati in maniera significativa poiché la relazione tra terzo settore, servizi alla persona e valorizzazione del capitale sociale fornisce spunti di riflessione sempre nuovi ed è, almeno in parte, ancora da esplorare. bisogna inoltre considerare che da quando si è andata affermando una visione meno economicista dello sviluppo, è cresciuta l attenzione alla dimensione territoriale dei processi di crescita: oggi, nell era della globalizzazione, lo sviluppo è, per motivi connessi a trasformazioni culturali e tecnologiche sulle quali non è possibile soffermarsi in questa sede, sempre più legato alle caratteristiche economiche e sociali delle comunità locali. Proprio questa dimensione globale, ma localizzata, dei processi di sviluppo, ha fatto sì che diventasse centrale il tema del capitale sociale: è diffusa l opinione che il capitale sociale è una infrastruttura immateriale fondamentale perché comunità locali, e quindi territori ben definiti e identificati, percorrano sentieri di sviluppo durevole, autonomo ed equilibrato. A livello internazionale, tra i contributi che si sono occupati in maniera * Articolo approvato nel mese di febbraio ** Facoltà di Sciende politiche, Università di Napoli Federico II, Ricercatore Economia politica, Dipartimento di analisi delle dinamiche territoriali e ambientali. *** Facoltà di Sciende politiche, Università di Napoli Federico II, Ordinario Economia politica, Dipartimento di analisi delle dinamiche territoriali e ambientali.

2 114 Studi e Note di Economia, Anno XVII, n sistematica dello studio del capitale sociale nell ottica dei servizi alle persone, citiamo i lavori di Stone - Huges (2002) e le indagini effettuate dal gruppo di ricerca della South bank University di londra; nei lavori citati si avverte ancora l esigenza di una cornice teorica, metodologica ed operativa convincente. A livello nazionale camarlinghi (2002) e Stanzani (2007) hanno esplorato le positive connessioni esistenti tra imprese sociali ed accumulazione del capitale sociale e, in maniera più sistematica, Donati e colozzi (2006) e Donati (2007) hanno svelato le dinamiche sottese a tali connessioni dimostrando che il carattere distintivo dei servizi sociali alla persona non è più solamente la loro adeguatezza al bisogno individuale, bensì la loro capacità di ricreare o generare reti sociali intorno alla persona, valorizzando il capitale sociale della comunità di appartenenza. Prendendo spunto da questa prospettiva teorica, nel presente lavoro si intendono approfondire le connessioni esistenti tra i due campi di studio ed esaminare la relazione che unisce presenza e diffusione di imprese sociali e sviluppo locale. l attenzione sarà in particolare concentrata sulle vie attraverso le quali le imprese sociali possono giocare un ruolo positivo nelle dinamiche di sviluppo locale. la categoria del capitale sociale sarà qui intesa sia come un prodotto congiunto dell attività economica delle imprese sociali, sia come un fattore produttivo aggiuntivo che esse utilizzano, in maniera maggiore delle imprese profit e delle organizzazioni pubbliche, nei propri processi produttivi. E ciò anche perché le imprese sociali rafforzano la coesione sociale, sia attraverso la creazione di nuove reti sia fornendo un esempio di efficacia dell azione collettiva nel perseguimento di interessi comuni (Sabatini 2008a). Partendo, dunque, da una chiave di lettura delle dinamiche di crescita e sviluppo in termini di valorizzazione delle risorse di un territorio (cfr. Ecchia-Tortia 2009) e dall ipotesi della centralità del capitale sociale in questi processi, si proporrà un modello nel quale sono esplicitate le vie attraverso cui le imprese sociali, mediante la produzione di beni pubblici locali, di beni meritori e di beni comuni, danno un contributo insostituibile all uso efficiente a fini produttivi delle risorse di un territorio e alla creazione e manutenzione delle risorse dello stesso. Il lavoro è così organizzato. Nel primo paragrafo si definisce lo sviluppo locale; nel secondo paragrafo si descrivono le diverse accezioni del capitale sociale e nel terzo paragrafo si espongono le vie attraverso le quali esso costituisce una risorsa per lo sviluppo; nel quarto paragrafo, infine, si individua il ruolo dell impresa sociale nelle dinamiche di accumulazione del capitale sociale e, quindi, nello sviluppo locale. 1. Lo sviluppo locale la parola sviluppo è densa di significati in diverse discipline sia appartenenti al ramo delle scienze cosiddette della natura che di quelle umane (ci

3 M. Albanese, M. Musella - Impresa sociale e sviluppo locale 115 si riferisce alla distinzione di Dilthey) 1. Il dizionario italiano alla parola sviluppo richiama il verbo sviluppare e dice di esso: far crescere, potenziare 2. In economia, molte delle questioni, terminologiche e non, che circondano la parola sviluppo sono connesse ai problemi di misurazione: l aspirazione dell economia a mimare le scienze della natura la porta spesso fino a qualche anno fa, sempre a negare l esistenza (nel senso della rilevanza economica) di ciò che non è misurabile. Il problema, come diventa sempre più chiaro man mano che passa il tempo, è che le cose andrebbero rovesciate: il compito degli economisti è riconoscere e dare spazio a tutto ciò che ha rilevanza economica; la questione successiva, semmai, è come ottenere delle misure di ciò che non ha in sé una misura precisa e non può essere espresso in moneta o attraverso altro metro economico (cfr. il recente Rapporto redatto da illustri economisti per il Presidente Sarkozy, cfr. Stiglitz, Sen, Fitoussi 2009). Una volta che si è accettato il rovesciamento del problema diventa più facile accettare l ipotesi che lo sviluppo ha una dimensione sociale, civile, culturale, di sostenibilità ambientale. Naturalmente si porrà il problema di capire quando, confrontate due situazioni diverse nel tempo, ci troviamo di fronte a fenomeni di sviluppo e quando di stagnazione, considerato che un termine per indicare il contrario di sviluppo, almeno in economia, non esiste (la parola recessione, infatti, ha un significato più collegato al breve periodo). Una definizione della categoria economica di sviluppo che includa le dimensioni di cui si diceva in precedenza è mutuabile dalle idee di Sen (cfr. Vaggi 2009). Senza alcuna pretesa di esporre nel dettaglio le idee di questo Premio Nobel, si può dire che nell ottica seniana sviluppo è l allargamento delle possibilità/capacità di scelta e, quindi, un aumento della possibilità di accedere a livelli di ben-essere e di ben-vivere più elevati 3. È noto, infatti, che Amartya Sen, senza dilungarci su una tematica che è stata oggetto di ampi dibattiti, ha suggerito di valutare i temi del benessere, dell uguaglianza sullo spazio delle capabilities, piuttosto che sulla base dei risultati fenomenici che emergono da un confronto tra individui, territori e Paesi. In linea con questa idea si può ritenere che lo sviluppo sia l ampliamento dello spazio delle capabilities e sarebbe interessante poterne misurare le dimensioni seguendo la lista delle capabilities/funzionamenti proposta da Martha Nussbaum nei suoi interessantissimi contributi sulla discriminazione di genere e sulla giustizia (cfr., ad esempio, Nussbaum 2001 e 2002). 1 Per una breve presentazione di questa fondamentale classificazione, cfr. Negri, 1991, vol. I, pagg e Questo paragrafo, riproduce con qualche integrazione, una parte del saggio di Musella (2009b). 3 Anche Scarlato (2008), affronta il tema qui proposto partendo da una definizione alla Sen di sviluppo come espansione delle capabilities e delle libertà umane.

4 116 Studi e Note di Economia, Anno XVII, n Una delle caratteristiche del recente dibattito sullo sviluppo ha a che fare con la rilevanza assunta dalla sua dimensione geografica: lo sviluppo economico viene sempre più spesso declinato in termini di sviluppo locale con riferimento al fatto che i sentieri di crescita e potenziamento delle possibilità di scelta appaiono sempre più spesso legati a comunità specifiche e a territori che presentano, oltre ad una prossimità geografica, caratteristiche di forte coesione e integrazione dal punto di vista socio-economico e/o della storia e della cultura. Perché si abbia sviluppo locale si chiarisce in borzaga (2010) devono realizzarsi delle sinergie tra i soggetti dell economia di un territorio che si esprimono in una adeguata maturazione di quattro fondamentali capacità : - capacità di collaborare nella produzione di beni collettivi; - capacità di valorizzare i beni comuni e, tra questi, il patrimonio artistico storico e ambientale; - capacità di generare cooperazione tra gli agenti al fine di gestire i vincoli e cogliere le opportunità della globalizzazione; - capacità di includere e far partecipare ai benefici dello sviluppo tutte le componenti sociali, anche quelle che in ragione di qualche difficoltà personale o sociale, sono svantaggiate. ciò che nel contributo di borzaga non è esplicitato è che la dimensione locale dello sviluppo accentua la natura cumulativa dei processi economicosociali che generano inesorabilmente o allargamento delle capabilities e ampliamento delle libertà o il loro contrario, e cioè difficoltà dei territori ad uscire da percorsi di povertà diffusa o sviluppo dipendente e squilibrato. Siamo di fronte a fenomeni di causazione cumulativa che già molti decenni or sono economisti come Kaldor avevano messo in evidenza (Kaldor 1956, 1959). Per far risaltare, anche dal punto di vista analitico, la natura circolare dei processi di crescita ed enfatizzare i meccanismi di causazione cumulativa, intesi come circoli virtuosi o viziosi, si può introdurre un modello molto semplice che contenga tra le determinanti della crescita del reddito il capitale sociale e che ipotizzi l esistenza di un legame funzionale diretto tra stock di capitale sociale in qualche modo definito e tasso di crescita. Ma prima di procedere è meglio approfondire la questione di a quale capitale sociale intendiamo far riferimento, visto che esistono in letteratura varie nozioni di esso. 2. Le diverse accezioni del capitale sociale Il concetto di capitale sociale compare per la prima volta nei lavori presenti nella teoria sociologica classica, in particolare nelle ricerche di Marx ed Engels sulla solidarietà di classe, anche se l elaborazione vera e propria del concetto nel suo significato più moderno si deve a bordieu (1986), Putnam (1993) e coleman (1988). l interdisciplinarietà della ricerca sul capitale

5 M. Albanese, M. Musella - Impresa sociale e sviluppo locale 117 sociale (sono coinvolte quanto meno sociologia ed economia) ha prodotto eterogeneità nella definizione stessa del concetto ed ha implicato altrettante ipotesi inerenti alla sua accumulazione 4. Alla prospettiva individualistica o microeconomica, per la quale il capitale sociale è da considerarsi una risorsa di cui possono disporre gli individui o, in ambito produttivo, le imprese, si è affiancata una prospettiva aggregata o macroeconomica, per la quale il capitale sociale può essere identificato con la rete di conoscenze e la condivisione di valori di una comunità locale che possono favorire la fiducia, la cooperazione e la sanzione di comportamenti opportunistici; in questa seconda prospettiva il capitale sociale è visto come una condizione per lo sviluppo. Il ruolo positivo del capitale sociale nei fenomeni di crescita di aree è, perciò, considerato oggi uno dei temi più interessanti del dibattito economico, soprattutto di quello che ha per oggetto i temi dello sviluppo. Sebbene numerosi studi ne abbiano messo a fuoco le molteplici sfaccettature, infatti, la letteratura non è riuscita a sciogliere alcuni nodi strutturali: da un lato, l analisi economica non fornisce una spiegazione chiara e dettagliata dei meccanismi attraverso i quali si generino processi di accumulazione del capitale sociale e dall altro, i numerosi contributi inerenti allo studio delle relazioni esistenti tra crescita economica e capitale sociale non hanno svelato in maniera univoca i nessi di causalità e le dinamiche di breve e lungo periodo derivanti dall interazione di essi 5. È innegabile, tuttavia, che il capitale sociale assume un ruolo chiave nella comprensione degli aspetti relazionali delle comunità e, nonostante le difficoltà espresse da una parte della letteratura economica in merito alla sua misurabilità 6 ed alle perplessità derivanti dalla impossibilità di definire in maniera univoca i nessi di causalità esistenti tra esso e lo sviluppo, è ormai innegabile che la sua presenza possa contribuire al miglioramento delle performances economiche 7. Esistono due accezioni del capitale sociale: una relazionale e una culturale (civicness). la prima è più propriamente sociologica, mentre la seconda è più di frequente utilizzata dalla teoria economica. Nella accezione relazionale il capitale sociale è costituito dall insieme di relazioni personali di un soggetto che gli consentono di perseguire i propri fini utilizzando risorse aggiuntive rispetto al capitale finanziario e a quello 4 Questo paragrafo riproduce con numerose integrazioni, una parte del saggio di Albanese Solow (1999) e bowles e Gintis (2002), hanno sottolineato come sia difficile definire rigorosamente la fiducia, distinguere con precisione tra stock (capitale sociale) e flusso (interazione sociale). Più di recente Fehr (2008) ha evidenziato che la fiducia, alla base del capitale sociale, è difficilmente misurabile in quanto emerge endogenamente nei sistemi economici ed evidenziarne elementi di causalità è molto complicato. 6 Per una rassegna critica della letteratura empirica inerente ai diversi metodi di misurazione del capitale sociale si consenta il riferimento a Sabatini (2008c). 7 Per una recente rassegna della letteratura economica inerente alle connessioni esistenti tra capitale sociale e crescita si consenta il rinvio a chou (2006).

6 118 Studi e Note di Economia, Anno XVII, n umano di cui dispone (Trigilia 2011). Tali relazioni in alcuni casi accrescono le possibilità dei soggetti coinvolti nella rete, ma consentono la creazione di esternalità positive alimentando la fiducia e lo scambio di informazioni tra gli agenti, abbassando i costi di transazione e favorendo lo sviluppo di un territorio. In talune situazioni, tuttavia, può verificarsi un vantaggio per coloro che appartengono alla rete a cui corrisponde uno svantaggio per coloro che ne sono esclusi, come accade quando si creano nei territori legami di complicità tra politici, funzionari pubblici, imprenditori o, addirittura, criminalità. l accezione relazionale del capitale sociale, da un punto di vista metodologico, determina un approccio micro del capitale sociale che pone il fuoco sulle reti di relazioni. In particolare, bourdieu (1986) definisce il capitale sociale (distinguendolo dal capitale economico e culturale) come l insieme delle risorse attuali e potenziali legate al possesso di una rete stabile di relazioni più o meno istituzionalizzate di conoscenza e riconoscenza reciproca. bordieu usa il termine capitale sociale per indicare i vantaggi e le opportunità derivanti dall appartenenza a determinate comunità e la rete di relazioni personali che è direttamente mobilitabile da un individuo per perseguire i propri fini e migliorare la propria posizione sociale (bourdieu 1980). Pertanto, il capitale sociale si identifica per l autore con un particolare insieme di risorse quelle presenti nelle relazioni che un individuo mantiene con la collettività circostante al disuguale possesso delle quali è associata, nel processo di riproduzione sociale, una diseguale opportunità di collocazione lungo la gerarchia della stratificazione (bourdieu e Passeron 1977). Sempre in un ottica individualistica lin (2001) definisce il capitale sociale come investimento in relazioni sociali con rendimenti attesi nel mercato. Tale investimento è determinante per le chances individuali, poiché, ad esempio, il possesso di capitale sociale favorisce chi cerca un occupazione o, più in generale, favorisce l acquisizione di un particolare status 8. coleman (1988) pone l accento sull interazione sociale che, generando strutture relazionali durature, dota i singoli individui di risorse produttive la cui peculiarità consiste nel fatto che esse non sono incorporate in beni fisici o in singoli individui, come accade per il capitale fisico e il capitale umano. coleman tuttavia considera tali risorse alla stregua delle altre forme di capitale, appunto come capitale sociale, in quanto esse sono suscettibili di processi di accumulazione e decumulazione nel tempo e possono essere oggetto di specifici investimenti. Secondo il sociologo, la nozione di sociale fa riferimento a relazioni tra persone, mentre il concetto di capitale implica che le relazioni interpersonali costituiscono risorse con conseguenze economi- 8 Glaeser, laibson e Sacerdote (2002) considerano il capitale sociale il risultato di un processo di ottimizzazione individuale soggetta a vincoli in cui tutte le caratteristiche sociali di una persona carisma, abilità sociali sono in grado di fargli conseguire rendimenti di mercato.

7 M. Albanese, M. Musella - Impresa sociale e sviluppo locale 119 che. Esso si situa a metà tra l individuo e le condizioni poste dalle organizzazioni che condizionano le sue scelte; esso è una risorsa per l individuo, da lui stesso creata nella relazione con l altro, per originare istituzioni e favorire la sua riuscita personale. coleman scrive: Social capital is defined by its function. It is not a single entity but a variety of different entities, with two elements in common: they all consist of some aspect of social structures, and they facilitate certain actions of actors whether persons or corporate actors within the structure (1988: 98). Nel suo schema il capitale sociale è visto come una risorsa di cui gli individui dispongono, e la rete di relazioni che ne scaturisce amplia la capacità di azione dell agente individuale o collettivo e, di conseguenza, la capacità di azione del sistema sociale. In tal senso il capitale è sociale perché, a differenza del capitale privato, ha la natura del bene pubblico: le persone che sostengono attivamente e rafforzano queste strutture di reciprocità producono benefici per tutti gli appartenenti a tali strutture (Mutti 1998). Nell accezione culturale, di impronta macroecomomica, il capitale sociale è inteso come la cultura civica che frena l opportunismo e favorisce il rispetto delle regole della convivenza collettiva. Il primo contributo di questo filone è attribuibile a Robert Putnam che, per primo, propone una prospettiva del capitale sociale, pensato in termini di densità delle reti associative orizzontali, caratteristiche della società civile. Per Putnam (1993) il capitale sociale è... la fiducia, le norme che regolano la convivenza, le reti di associazionismo civico, elementi che migliorano l efficienza dell organizzazione sociale promuovendo iniziative prese di comune accordo. Nella sua visione il capitale sociale si identifica con quei requisiti culturali, quali la struttura delle relazioni, i valori e le norme, che favoriscono un ordine sociale contraddistinto dalla generale cooperazione per il bene pubblico. Molto vicino al pensiero di Putnam è quello di Fukuyama, che identifica il capitale sociale con la fiducia, cioè la capacità di instaurare comportamenti cooperativi derivanti da caratteri culturali che tendono ad autoconfermarsi, e la cui funzione economica è la riduzione dei costi di transazione associati ai meccanismi di coordinamento formale. Nella prospettiva dell autore il capitale sociale e la fiducia sono creati e trasmessi da meccanismi culturali di lungo periodo basati su fondamenti etici e credenze tramandate storicamente. Gli approcci di Putnam e di Fukuyama non considerano, però, la maniera nella quale i vari aspetti della struttura sociale ed economica possano modificare una cultura locale condivisa, così come accade nel caso dell azione politica. North (1990, 1993, 1998), in particolare, ha posto in evidenza che nel capitale sociale sono incluse, oltre alle relazioni sociali, informali e locali, enfatizzate dagli autori precedentemente citati, anche le strutture di governo, che, a livello macro, influenzano le scelte degli individui: istituzioni, regime

8 120 Studi e Note di Economia, Anno XVII, n politico, leggi e sistema giudiziario. In tal caso all azione politica è riconosciuta la possibilità di modificare gli incentivi individuali e di fissare degli obiettivi comuni che richiedono la cooperazione di gruppi distinti, in modo da influenzare gli effetti aggregati che le relazioni sociali hanno sulla comunità. come accennato con riferimento alla dimensione relazionale del capitale sociale, la presenza di gruppi all interno della società può determinare situazioni in cui il capitale sociale può configurarsi come una risorsa a disposizione solamente di alcuni di essi a discapito di tutta la collettività. A tale proposito Narayan (1999) distingue tra bonding e bridging social capital. con il termine bonding social capital si fa riferimento a quei legami interpersonali che si formano all interno di particolari gruppi (associazioni, partiti, confederazioni etc.) e che portano vantaggi esclusivamente ai membri di quei gruppi, ponendosi potenzialmente in contrasto al perseguimento di interessi da parte di altri gruppi, aumentando la sfiducia tra le persone e, quindi, i costi di transazione; si parla, al contrario, di bridging social capital quando le relazioni sono tali da mettere in contatto partecipanti a gruppi differenti, in modo da creare vantaggi reciproci e diffusi a livello di collettività favorendo lo sviluppo. la letteratura individua, infine, anche un livello intermedio di capitale sociale che include sia le associazioni verticali che orizzontali. Il termine linking social capital, identifica proprio questa terza tipologia di capitale sociale che descrive le relazioni verticali che collegano gli individui, o le reti sociali cui appartengono, a persone o gruppi che si trovano in posizioni di potere politico o economico. la capacità di sfruttare le risorse, le idee e le informazioni tra le istituzioni formali presenti nella comunità è una funzione chiave nell accumulazione di tale tipologia di capitale sociale (Woolcoock 2001). In particolare, le organizzazioni della società civile, attraverso l azione collettiva, consentono ai cittadini comuni di entrare in contatto con le istituzioni per svolgere attività di tutela di interessi condivisi e ne favoriscono l accumulazione. Altro esempio tipico possono essere proprio le imprese sociali, che producono servizi di utilità sociale, e attuano di fatto una redistribuzione di risorse pubbliche o private tra individui o gruppi, o tra utilizzi alternativi (Sabatini 2008c). Il tipo di capitale sociale a cui facciamo riferimento nel lavoro è soprattutto ascrivibile a questa ultima categoria. In particolare, la capacità di inserire i soggetti in reti positive che consentano l affermazione di valori idonei a costruire sul sentiero della civicness, costituisce la variabile chiave nei processi di cooperazione idonei alla diffusione di beni collettivi capaci di produrre economie esterne che sostengono lo sviluppo. cercheremo di chiarire il ruolo dell impresa sociale nel favorire tali processi e nello scoraggiare, piuttosto, la creazione di network negativi per lo sviluppo economico, dove per impresa sociale intendiamo tutte le organizzazioni economiche che non si

9 M. Albanese, M. Musella - Impresa sociale e sviluppo locale 121 pongono come principale finalità la creazione di valore per l azionista quanto piuttosto un obiettivo sociale esplicito La rilevanza del capitale sociale per lo sviluppo locale Il legame tra capitale sociale e sviluppo locale si svela facendo riferimento ad una semplice connessione: accrescendo il livello di fiducia tra gli agenti, le interazioni sociali riducono i costi di transazione e negoziazione. Tra i numerosi contributi che hanno evidenziato tale relazione, vanno menzionati Guiso, Sapienza e Zingales (2004) che hanno studiato gli effetti del capitale sociale sui livelli di sviluppo finanziario delle regioni italiane e, in linea con i risultati dell analisi di Putnam (1993), hanno evidenziato che nelle regioni settentrionali, a differenza di quelle meridionali, alti livelli di capitale sociale, accrescendo la fiducia tra gli agenti, esercitano un influenza positiva sullo sviluppo dei mercati finanziari, ingrediente indispensabile per la prosperità economica delle aree. In altri termini, l appartenenza degli attori dello sviluppo di particolari aree a network sociali influenza il volume delle transazioni di mercato e, a parità di condizioni, i legami sociali determinano fiducia ed aspettative di cooperazione, riducendo il timore di comportamenti opportunistici della controparte in una transazione. Trigilia (2001) esplicita la maniera nella quale il capitale sociale, riducendo i costi di transazione, influenza l efficienza dei modelli organizzativi alternativi e, quindi, lo sviluppo locale. In particolare, i network di relazioni sociali, favorendo la cooperazione tra imprese a costi contenuti, possono rendere l uso di un mercato e forme di organizzazioni produttive decentrate comparativamente più efficienti della integrazione verticale. Da questo punto di vista, un effetto indiretto del capitale sociale è l attrazione di nuove iniziative imprenditoriali: la decentralizzazione rappresenta una opportunità per le imprese esterne di catturare una parte della domanda proveniente dalle imprese operanti in quell area; ciò può implicare una diversificazione della produzione ed un ampliamento del mercato. In tal caso le relazioni tra le imprese costituiscono un caso di bridging social capital. Più in generale, possiamo affermare che il capitale sociale può costituire, favorendo la diffusione delle informazioni, uno strumento per ridurre l incertezza delle transazioni economiche e abbassare i costi di transazione (Paldam e Svendsen 2000; Routledge e con Amsberg 2003; Torsvik 2000, 9 Nella nostra accezione è, pertanto, impresa sociale qualsiasi organizzazione (come le cooperative sociali, le organizzazioni senza scopo di lucro e le imprese solidali) che esclude la ricerca del massimo profitto in capo a coloro che apportano il capitale di rischio ed è piuttosto tesa alla ricerca dell equilibrio tra una giusta remunerazione di almeno una parte dei fattori produttivi e le possibili ricadute a vantaggio di coloro che utilizzano i beni e servizi prodotti (borzaga e Zandonai 2009).

10 122 Studi e Note di Economia, Anno XVII, n Whiteley 2000) 10. Il capitale sociale influenza, inoltre, la produzione di beni pubblici locali i quali possono derivare dagli spill-overs delle imprese localizzate in una determinata area (forza lavoro specializzata), da una deliberata azione intrapresa da un ente istituzionale, oppure da iniziative combinate di natura pubblica e privata (poli tecnologici, zone industriali). In ogni caso, la produzione di beni pubblici locali richiede azione collettiva e coordinamento tra differenti attori (istituzioni pubbliche, associazioni di commercio, agenzie di sviluppo, organizzazione sociale). la capacità di coordinarsi e di creare consenso sociale e istituzionale dipende fortemente dalla qualità delle relazioni sociali tra i network di attori pubblici e privati; in altre parole, dipende dal capitale sociale (cerosimo e Nisticò 2008). 3.1 Un modello l interpretazione del capitale sociale come fattore della produzione è stata sviluppata nel dettaglio, con riferimento alla dimensione macroeconomica del concetto, da Paldam - Svendsen (2000), i quali affermano che la sua esistenza all interno delle comunità costituisce un elemento idoneo a ridurre i costi di transazione e di monitoraggio (Paldam ; Paldam - Svendsen ). A tale proposito, Svendsen e Svendsen, per i quali il capitale sociale è un fattore della produzione, al pari del capitale fisico ed umano 13, ritengono che la fiducia esistente in una comunità sia l origine del capitale sociale, mentre le norme sociali e la cooperazione ne costituiscano le conseguenze. l approccio al concetto di capitale sociale di Paldam - Svendsen trascura tuttavia l importanza dell attivazione di un processo relazionale tra gli individui in fase di accumulazione del capitale sociale; in tale prospettiva, esso 10 l evidenza empirica supporta le tesi di tale letteratura rilevando che il capitale sociale, a livello aggregato, migliora la performance del sistema economico fornendo uno strumento per la spiegazione dei differenziali di crescita (bartolini e bonatti 2008); Guiso, Sapienza e Zingales 2004). 11 Paldam (2000) oltre a ripartire il capitale sociale in tre dimensioni (strutturale, relazionale e cognitiva), enfatizza come esso, grazie ai vantaggi organizzativi che ne derivano, faciliti la creazione e la ripartizione di nuovo capitale intellettuale. Quest ultimo fa riferimento alle capacità conoscitive di una collettività sociale, quali l organizzazione, le comunità intellettuali o le pratiche professionali. la sua creazione avviene attraverso la combinazione e lo scambio delle risorse intellettuali esistenti, sotto determinate condizioni, tra le quali la motivazione e la convinzione che tutto ciò crei valore. 12 Il lavoro di Paldam - Svendsen (2000) si basa sul contributo di collier (1998) per il quale dall interazione sociale scaturiscono tre esternalità che si concretizzano nel capitale sociale: si facilita la trasmissione di informazioni inerenti al benessere degli altri soggetti e ciò riduce l opportunismo; si facilita la trasmissione di conoscenze tecnologiche e ciò riduce i fallimenti del mercato; infine, si riducono i problemi di free riding e ciò riduce il costo di controllo dell azione collettiva. 13 Arrow (1999) e Solow (1999) hanno criticato l uso stesso della terminologia capitale perché tale termine viene generalmente associato ad oggetti tangibili, durevoli ed alienabili il cui valore può essere stimato e che possono essere accumulati. Recentemente Dasgupta (2007) ne ha fornito una visione alternativa in termini di sistema di reti interpersonali da cui derivano esternalità che modificano la produttività totale dei fattori ed il capitale sociale è un aspetto del capitale umano. Tra gli autori che ne difendono l appartenenza alla categoria capitale citiamo Robison, Schmid e Siles (2002) e che ne mettono in evidenza le sue proprietà produttive e trasformative.

11 M. Albanese, M. Musella - Impresa sociale e sviluppo locale 123 non è semplicemente inseribile in una funzione di produzione come input: è un fattore della produzione che più si utilizza e più si accumula. l importanza dell attivazione di un processo relazionale nell accumulazione di capitale sociale, ne spiega, tuttavia, anche la sua natura frequence dependent: più lo si utilizza più si rafforza o, di converso, meno lo si utilizza, più lo si distrugge. Il suo sviluppo è legato all attivazione graduale di dinamiche relazionali cooperative all interno delle quali, in una prima fase, si creano dei meccanismi in cui gli agenti economici investono risorse e sperimentano relazioni fiduciarie, che, reiterate nel tempo, producono una situazione di istituzionalizzazione della fiducia 14. Sia fiducia sia capacità di collaborazione derivano pertanto da buone relazioni interpersonali e costituiscono il presupposto per l accumulazione di capitale sociale che assume una duplice natura: input nei processi produttivi e output dell interazione tra agenti. Per analizzare il primo aspetto, in linea con il contributo di coleman, formalizzato da Paldam e Svendsen (2000), definiamo la funzione di produzione di una generica collettività in relazione all utilizzo di capitale fisico (K), lavoro (l), capitale umano (H) e capitale sociale (Q) nel seguente modo: Y = f (K,L,H,Q) (1) con δy/δq >0 e δ 2 Y/δQ 2 <0. (2) come Grootaert, Oh, Swamy (2002) suggeriscono, tuttavia, il capitale sociale si accumula con il suo utilizzo ed è, pertanto, sia un input che un output della cooperazione esistente nell area 15. In altre parole, man mano che le interazioni sociali determinano benefici collettivi, la qualità e la quantità di queste interazioni cresce contribuendo ad accumulare capitale sociale (chou 2006). In formule: Q = f(y) (3) Q > 0 con f > 0 e f < 0 se Y max > Y t-1 > Y min (4) Q = 0 con f > 0 e f < 0 se Y t-1 > Y max (5) 14 Tale dinamica è spiegata dalle teorie manageriali (Nooteboom 2002) che evidenziano la natura relazionale del capitale sociale, a differenza delle teorie istituzionalistiche per le quali esso è una variabile di stato ed una esternalità. 15 correani (2008) a tale proposito distingue tra due livelli di capitale sociale: un capitale sociale potenziale, inteso come l insieme delle norme e delle istituzioni di un sistema (approccio istituzionalista alla North 1990) e un capitale sociale effettivo che è quello effettivamente impiegato nei processi produttivi e che scaturisce dalla cooperazione (approccio sociologico alla bourdieu 1986). In tal modo l autore tiene distinti i concetti di capitale sociale e cooperazione dove il primo assume la natura di input delle singole funzioni di produzione ed il secondo è uno degli effetti prodotti dalla presenza di capitale sociale.

12 124 Studi e Note di Economia, Anno XVII, n la spiegazione economica delle (4) è legata all ipotesi di processi di learning by doing e spillovers della conoscenza, in grado di generare rendimenti costanti del capitale fisico e, quindi, la crescita endogena di lungo periodo è più elevata quanto più alto è il livello di equilibrio della cooperazione. Mentre un sistema produttivo tradizionale può continuare ad esistere in uno stato stazionario, anche con bassi livelli o valori addirittura nulli di capitale sociale e cooperazione (Q=0), le economie più avanzate e con settori tecnologicamente più sviluppati vedono nel capitale sociale un elemento irrinunciabile per la loro stessa sopravvivenza e lo sviluppo. Da un lato, pertanto, la partecipazione a reti di imprese consente la diffusione delle informazioni e della tecnologia e costituisce un elemento della funzione produttiva (bridging social capital), dall altro, il maggior reddito e la diffusione delle reti di relazioni interpersonali accrescono i livelli di capitale sociale presenti in una comunità favorendo le relazioni verticali che collegano gli individui, o le reti sociali cui appartengono (linking social capital). In tali casi il capitale sociale beneficia di un processo cumulativo caratterizzato da rendimenti crescenti. Quando tuttavia i livelli di reddito diventano troppo alti (la soglia individuata da Y max ) la capacità di accumulazione del capitale sociale da parte della collettività si riduce progressivamente (cfr. (5)), in quanto il tempo a disposizione per costruire e coltivare interazioni sociali viene progressivamente destinato ad attività produttive. Questa ultima argomentazione si ricollega al cosiddetto treadmill effect in virtù del quale si cercano livelli di reddito progressivamente crescenti per soddisfare bisogni sempre più costosi e sottraendo tempo ad attività di natura sociale 16. In tale prospettiva, Pugno (2007) evidenzia come il deterioramento del capitale sociale sia una esternalità negativa derivante dagli incrementi di attività produttiva che induce a favorire, nelle scelte dell allocazione del tempo, il numero di ore destinate ad attività lavorative piuttosto che relazionali, alimentando in tal modo la crescita dei beni di consumo oltre il livello che sarebbe indotto solamente dal progresso tecnico 17. ciò potrebbe determinare, nel lungo periodo, addirittura una distruzione di parte del capitale sociale, soprattutto se i livelli di reddito crescono a ritmo eccessivamente elevato. Antoci, Sacco e Vanin (2009) dimostrano, al riguardo, che, soprattutto nelle società avanzate, gli agenti, non essendo in grado di internalizzare completamente gli effetti diretti ed esterni delle loro azioni legate al consumo di beni relazionali e, quindi, all accumulazione di 16 Antoci e bartolini (2004), bartolini e bonatti (2002; 2003a; 2003b; 2006), propongono un modello di equilibrio generale che cattura sia le esternalità negative sia l effetto di sostituzione tra i beni di mercato ed il capitale sociale, in relazione ad elevati livelli di reddito. 17 come sottolinea Pugno (2007) questo dato è molto interessante perchè i modelli di crescita endogena à la lucas (1988) e Romer (1986) cessano di essere endogeni se il tempo libero è considerato come una variabile di scelta (ed un bene normale) (Duranton 2001; Solow 2000). Se vengono introdotte le esternalità negative, la crescita endogena viene ripristinata (bartolini e bonatti 2003b).

13 M. Albanese, M. Musella - Impresa sociale e sviluppo locale 125 capitale sociale, sostituiscono beni relazionali con beni privati, cadendo in trappole di povertà sociale. In tale prospettiva, a fenomeni di crescita del reddito non si associano processi di sviluppo nell ottica seniana, ma, piuttosto, una contrazione delle attività sociali che determina, da un lato, nel caso del capitale sociale inteso come fattore della produzione, un suo progressivo minore apporto alla crescita del prodotto nazionale e, dall altro lato, nel caso del capitale sociale inteso come output, una contrazione nel tempo dello stock di tale grandezza. In tale ambito, possono innescarsi processi in cui lo sviluppo, inteso come l allargamento delle possibilità/capacità di scelta e, quindi, la possibilità di accedere a livelli di ben-essere e di ben-vivere più elevati, si potrebbe addirittura arrestare. 4. Il ruolo dell impresa sociale nell accumulazione di capitale sociale Indagare il ruolo dell impresa sociale nei processi di accumulazione del capitale sociale equivale ad analizzare il ruolo di tale tipologia organizzativa nei processi di sviluppo endogeno. come sottolineato da Ecchia-Tortia (2009) infatti, le teorie dello sviluppo locale possono essere suddivise in due grandi gruppi: il primo mette in evidenza i fattori esogeni dello sviluppo (investimenti fissi esteri, trasferimenti di capitale etc.) e il secondo si concentra invece sui fattori di sviluppo endogeni quali il capitale umano, il capitale sociale e la valorizzazione delle risorse radicate a livello locale. In questo ultimo caso, la produzione di beni e servizi quasi pubblici diventa una condizione necessaria per lo sviluppo stesso poiché essa necessita di un ambiente socioeconomico ed istituzionale adeguato. la forte crescita rilevata recentemente della domanda di servizi personali, sociali e di comunità connotata da uno spiccato carattere relazionale, mette in luce uno spostamento dei processi di sviluppo, rilevano gli autori citati, verso le attività vicine alle capacità operative delle imprese sociali. In questa prospettiva, e ricollegandosi al significato più ampio di sviluppo delineato nelle pagine precedenti e letto attraverso il welfare ed il miglioramento della qualità della vita, l impresa sociale fornisce risposte a problematiche di conciliazione di interessi eterogenei in quanto l interazione personale fondata su relazioni personali e rapporti fiduciari può contribuire a ridurre i costi di governo al di sotto di quanto accade per altre forme organizzative. Entrando maggiormente nel dettaglio, possiamo affermare che gli obiettivi di sviluppo generati endogenamente dalle decisioni degli agenti che si avvantaggiano dei risultati realizzati, permettono di concentrarsi sulla mobilitazione delle risorse e dei saperi locali, quali l ambiente naturale e le tradizioni storiche e culturali: la preservazione dell ambiente ha un rapporto con le modalità di accumulazione del capitale sociale. come affermano Ecchia- Tortia (2009) il legame tra lo sviluppo delle imprese sociali, il loro radica-

14 126 Studi e Note di Economia, Anno XVII, n mento nel contesto culturale locale appare molto chiaro, come pure appare nitido il processo di produzione di esternalità positive legate al rafforzamento delle relazioni personali, alla creazione di reti di persone tutte motivate al rafforzamento di legami fiducia. In tal caso, il rafforzamento dei legami fiduciari, i rapporti di rete che assumono la connotazione di una particolare tipologia di relazionalità sul territorio che supporta la produzione, permettono di dare un contributo positivo all accumulazione di capitale sociale localizzato, fondamentale nei processi di sviluppo. Anche i risultati empirici (Sabatini, 2008a, Stanzani, 2007) rilevano che la diffusione delle cooperative sociali è positivamente correlata con una elevata qualità sociale e ambientale e con la presenza di fitte reti di relazioni informali tra amici e conoscenti. Tale correlazione apre spazio all idea che le imprese sociali contribuiscono significativamente al benessere sociale e favoriscono l accumulazione di capitale sociale, fornendo un terreno fertile per la creazione di contatti e nuove reti di relazioni interpersonali tra gli utenti. In sintesi, le imprese sociali, grazie al proprio radicamento locale, sono pienamente integrate in quei percorsi di sviluppo fondati sulla valorizzazione delle risorse locali, potenziando gli obiettivi posti dalle stesse comunità che ne trarranno beneficio e che possono essere integralmente considerati parte dei processi di sviluppo di tipo endogeno. In tal senso esse favoriscono l accumulazione di linking social capital che accresce a sua volta i livelli di bridging social capital. Può purtroppo anche accadere che le imprese sociali e le loro reti sfruttino i legami interni per ottenere risorse dall operatore pubblico che non portano ad esternalità positive per il territorio, ma solo vantaggi per chi è interno alla rete. Tuttavia, riteniamo che le organizzazioni che non si pongono come prima finalità del proprio agire la creazione di valore per gli azionisti, siano dotate dei presupposti necessari alla creazione di valori etici all interno dell impresa, mediante la capacità di attrazione di soggetti volontari cioè disposti a lavorare per nulla e fortemente spinti da motivazioni intrinseche ed etiche, e all esterno dell impresa, proponendo una visione del mercato che promuove produttività ed inclusione di aree e soggetti marginali (becchetti 2011). In Musella (2009b), poi, con riferimento al ruolo che le organizzazioni della società civile possono giocare per lo sviluppo del Sud, si osserva che esse contribuiscono alla produzione di capitale sociale in più modi. Innanzitutto relazioni di vicinanza e prossimità, amicizia, fiducia negli altri, senso di rispetto per le regole della comunità anche se può essere difficile misurarne consistenza e valore economico contribuiscono in modo rilevante allo sviluppo economico. Associazioni, cooperative sociali, organizzazioni di volontariato, imprese sociali, fondazioni rappresentano, già di per sé stesse, capitale sociale e con le loro attività realizzano anche occasioni di incontro, di relazioni, di costruzione e implementazione di reti di relazioni e di rapporti di fiducia. Esse, cioè, producono capitale sociale in quantità tanto

15 M. Albanese, M. Musella - Impresa sociale e sviluppo locale 127 maggiore quanto più spesso, denso, è il network di relazioni positive che esse contribuiscono a creare e alimentare. I beni relazionali che si producono e consumano nell economia civile e, grazie ad essa, nella società più in generale contribuiscono per un verso al ben-essere delle persone e per un altro accrescono il capitale sociale dell area. Alla luce di queste argomentazioni, il ruolo dell impresa sociale è fondamentale nel rallentare i processi di decumulazione del capitale sociale evidenziati in corrispondenza di livelli di reddito superiori al limite massimo indicato in precedenza, in quanto favorisce l instaurarsi di reti di relazioni forti tra i soggetti appartenenti al territorio in cui sono radicate. ciò potrebbe implicare due diversi percorsi attraverso i quali l impresa sociale favorisce l accumulazione di capitale sociale: lo spostamento della soglia di reddito massimo oltre il quale si incorre nel rischio della trappola della povertà sociale e/o l intensificazione del consumo di beni relazionali e l instaurazione e il consolidamento di reti basate sulla fiducia. Un autonoma società civile organizzata, inoltre, agisce in modo positivo sulla creazione e sul buon funzionamento di istituzioni e regole che premiano i comportamenti positivi e pro-sociali e puniscono i comportamenti antisociali. È proprio del Dna delle organizzazioni non profit in quanto istituzioni che perseguono anche e soprattutto un interesse pubblico - l impegno a rafforzare i legami tra le persone e i gruppi in modo da far crescere il senso di appartenenza alla comunità, la convinzione dell importanza del rispetto di regole di solidarietà, legami di amicizia, partecipazione positiva alla vita economica, politica e sociale. Questo effetto positivo, ovviamente, si genera solo a condizione che siano le stesse organizzazioni della società civile a muoversi per prime in un ottica di rispetto delle regole e che esse pratichino per prime una sana interazione con le istituzioni e il potere politico. 5. Conclusioni Negli ultimi anni si è fatta strada tra gli economisti e sociologi l idea che una forte spinta allo sviluppo venga dalla promozione di strutture sociali ed istituzionali efficienti, capaci di ridurre i rischi legati all attività economica e di favorire lo scambio di conoscenza e competenze, promuovendo la cooperazione tra gli attori economici. le unità produttive presenti nei territori possono agire da propulsore dello sviluppo delle aree in cui operano e determinare differenziali di crescita in economie locali simili. le imprese sociali si caratterizzano come un particolare tipo di organizzazione produttiva capace di favorire la creazione di reti relazionali da cui scaturisce l accumulazione di capitale sociale, elemento che diventa sempre più rilevante per lo sviluppo locale e che va inserito nelle funzioni di produzione, insieme ai tradizionali fattori del capitale fisico, umano e tecnologico. come ipotizzato da Putnam, leonardi e Nanetti (1993) nello studio sulle

16 128 Studi e Note di Economia, Anno XVII, n regioni italiane, le associazioni funzionano come scuole di democrazia, la cui attività favorisce la diffusione delle norme di fiducia e reciprocità nell ambiente sociale circostante. la fiducia verso le istituzioni migliora se i cittadini sentono di poter incidere sulle azioni dei policy maker grazie alla loro partecipazione sociale. Al tempo stesso, l appartenenza a un associazione rende più frequenti le interazioni sociali e crea i presupposti per lo sviluppo di legami fiduciari, che stimolano i comportamenti cooperativi anche al di fuori del contesto dell associazione. Questi meccanismi giocano un ruolo fondamentale nel determinare il buon funzionamento dei mercati e la sostenibilità della crescita economica. In un ambiente sociale ricco di opportunità di partecipazione, le persone si incontrano spesso, si conoscono meglio e parlano tra loro. la migliore diffusione delle informazioni e l elevata probabilità che l interazione tra ciascuna coppia di agenti si ripeta più di una volta aumentano l importanza della reputazione. Il comportamento degli agenti, di conseguenza, diviene più facilmente prevedibile e si determina una riduzione dell incertezza che abbassa i costi di transazione. A livello aggregato, tale processo migliora la performance del sistema economico. Nelle aree caratterizzate da elevate dotazioni di capitale umano e bassi livelli di fiducia intermedia e verticale, come il Mezzogiorno italiano, diviene allora di fondamentale importanza incoraggiare il radicamento delle organizzazioni volontarie, la creazione di imprese sociali e, più in generale, la partecipazione sociale dei cittadini. A ciò deve accompagnarsi un supporto da parte delle istituzioni che giocano un ruolo centrale nei processi di accumulazione del capitale sociale e nella definizione di percorsi di sviluppo nell accezione seniana del termine (Musella 2009b).

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