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1 Scheda libro /La cultura dell innovazione/ Comportamenti e ambienti innovativi Riccardo Viale

2 /1/ tesi del libro 2 Riccardo Viale, "La cultura dell innovazione. Comportamenti e ambienti innovativi" Il Sole 24 ore, Milano, 2008

3 tesi del libro Il titolo La cultura dell innovazione, comportamenti e ambienti innovativi racchiude in sé la tesi del libro, ovvero il concetto base attorno al quale si sviluppano le diverse argomentazioni, organizzate in capitoli e affidate a diversi autori. L innovazione non deve essere considerata e studiata come un rigoroso processo scientifico, tecnologico o economico. Essa è intrinseca alla società, al territorio e alla cultura all interno della quale si sviluppa e come tale non racchiude soltanto aspetti razionali, ma anche e soprattutto l insieme di quei valori emotivi e culturali, quali la creatività, la passione, l arte, che ne caratterizzano e identificano il tessuto sociale. In corrispondenza all aspetto culturale dell innovazione, viene evidenziata anche la dimensione locale, ovvero, la forte tendenza a concentrarsi in determinati luoghi, dove possono nascere e svilupparsi fitte reti di relazioni sociali, in grado di incoraggiare il confronto tra individui, lo scambio e la circolazione di conoscenza ed esperienza, facilitando così l emergere di nuove soluzioni e idee. Nel suo complesso l innovazione può essere, quindi, considerata come un fenomeno urbano. Percorso contenuti Come detto in precedenza, ogni capitolo è affidato ad un autore diverso che indaga ed argomenta un aspetto dell innovazione, coerentemente alla tesi complessiva del libro. Si parte così da un analisi storica del problem solving, per analizzare il ruolo della conoscenza e della creatività nei processi innovativi, descrivendo l importanza della dimensione locale e sociale del territorio di sviluppo, evidenziando il ruolo delle imprese e le loro prospettive. Un percorso complesso e completo attraverso gli aspetti dei processi innovativi che possono essere raggruppati in tre macroaree: il territorio, le imprese, i valori della società. S Maria Dukhvalova // Francesco Donati // Chiara Gambarana Eleonora Ganini // Flavia Frison // Clara Fustinoni // Dina Skuratovich 3

4 /2/ situazione di contesto 4 Riccardo Viale, "La cultura dell innovazione. Comportamenti e ambienti innovativi" Il Sole 24 ore, Milano, 2008

5 situazione di contesto Note sull autore: Riccardo Viale // Il Professore Riccardo Viale è nato a Torino il 31 dicembre Nel 1978 ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia con la specializzazione in Psichiatria presso l Università degli Studi di Torino. E docente stabile di Politica della Ricerca e dell Innovazione presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione di Roma; Professore ordinario di Logica e Filosofia della Scienza presso la Facoltà di Sociologia dell Università degli Studi di Milano-Bicocca. Membro e Visiting Scholar di diversi Atenei stranieri: Oxford; Aix en Provence; Rice, Houston; Friburgo; Universidade Federal di Rio de Janeiro; Santa Barbara, Universidade Federal Fluminense di Niteroi, Brasile. Invitato come Distinguished Visiting Fellow presso la Columbia University di New York ( ). Fondatore e Presidente della Fondazione Rosselli; Direttore del Laboratorio sull Innovazione, la Ricerca e l Impresa (LIRA) dell Università degli Studi di Milano-Bicocca; Direttore Scientifico dell Istituto di Metodologia della Scienza e della Tecnologia di Torino. Dal 2004 al 2006 è stato editorialista de La Stampa. Attualmente è editorialista de Il Sole 24 Ore. Principali interessi di ricerca: Metodologia ed epistemologia delle scienze sociali; Cognizione sociale e cervello; Epistemologia sociale; Teorie della razionalità limitata; Modelli cognitivi del ragionamento e della decisione; Teoria cognitiva della scienza; Economia cognitiva; Antropologia cognitiva; Sociologia della scienza; Sociologia neurocognitiva; Innovazione tecnologica; Politica della ricerca. La Cultura Dell innovazione Maria Dukhvalova // Francesco Donati // Chiara Gambarana Eleonora Ganini // Flavia Frison // Clara Fustinoni // Dina Skuratovich 5

6 situazione di contesto Editore: Il Sole 24 Ore Data di pubblicazione: 2008 Siamo nel secolo dell'innovazione permanente e pervasiva. Dall'impresa manifatturiera alle istituzioni culturali e sportive, l'innovazione gioca un ruolo centrale nella vita organizzativa e nelle decisioni strategiche. Per capire il fenomeno ci si affida tradizionalmente al lavoro degli economisti. Questo tipo di analisi riesce a rappresentare, però, solo gli aspetti esterni del processo innovativo; non è in grado, invece, di spiegarne né la genesi né i meccanismi intimi di sviluppo. L'obiettivo di questo testo è coprire tale vuoto, concentrandosi sugli aspetti psicologici, valoriali e sugli incentivi sociali e istituzionali in grado di generare comportamenti innovativi. Un libro quanto mai attuale che spiega come si genera e si produce l'innovazione. Un riferimento importantissimo che attraverso le voci di grandi esperti italiani di psicologia, economia, sociologia, politica della ricerca, epistemologia e teoria della complessità, cerca di chiarire una serie di incombenti questioni. Quali sono le caratteristiche cognitive nella soluzione creativa dei problemi; che tipo di propensione al rischio ha l'innovatore; quali sono i valori culturali che incentivano comportamenti innovativi; come possiamo caratterizzare gli ambienti ed i territori che favoriscono la nascita di imprese innovative; cosa deve fare un'impresa per generare innovazioni di successo economico; che ruolo ha la ricerca scientifica nell'alimentare l'innovazione tecnologica. Si tratta di testo particolarmente interessante per chi desidera accostarsi a uno dei temi cardine dell economia contemporanea. Altri testi: Il libro verde sull innovazione. Come rilanciare l innovazione in italia M. Calderini - M. Sobrero Editore: Il Sole 24 Ore Data di pubblicazione: 2008 L'importanza della ricerca e dell'innovazione per la competitività 6 Riccardo Viale, "La cultura dell innovazione. Comportamenti e ambienti innovativi" Il Sole 24 ore, Milano, 2008

7 delle imprese e dei sistemi economici è un elemento ormai consolidato. Il primo libro verde, curato dalla Fondazione Cotec, parte da questo dato per sviluppare un'articolata e approfondita analisi dell'attuale situazione italiana in tema di ricerca e innovazione. Dopo una rapida, ma significativa ed approfondita ricognizione generale sullo stato di salute (o di malattia) del paese rispetto all'innovazione, il testo fornisce indicazioni specifiche nei diversi campi. La cultura dell innovazione in italia Fondazione Cotec, Wired, e IRPPS del CNR Data di pubblicazione: 2009 Nell ambito delle celebrazioni della Giornata Nazionale per l Innovazione, è stato distribuito il primo Rapporto Annuale sulla Cultura dell Innovazione, realizzato dalla Cotec in collaborazione con il mensile Wired e l Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Cnr. Il Rapporto è stato prodotto a partire da un campione di oltre 2000 cittadini italiani, stratificati per genere, età e area di provenienza in modo da rappresentare nella maniera più fedele possibile uno spaccato dell intera popolazione. Ne emerge la consapevolezza dell importanza del lavoro, della ricerca e dello studio come fattori fondamentali per innovare. Vengono ritenuti indispensabili anche incentivi finanziari e simbolici adeguati per motivare chi intraprende la difficile strada dell innovatore. Il Rapporto sulla cultura dell innovazione costituisce il primo episodio di uno studio che si propone di essere realizzato annualmente quale aggiornamento periodico dell analisi del grado di diffusione della cultura dell innovazione nella società italiana, un fenomeno complesso e di importanza strategica per il futuro del Paese. Maria Dukhvalova // Francesco Donati // Chiara Gambarana Eleonora Ganini // Flavia Frison // Clara Fustinoni // Dina Skuratovich 7

8 /3/ argomenti fondanti il testo 8 Riccardo Viale, "La cultura dell innovazione. Comportamenti e ambienti innovativi" Il Sole 24 ore, Milano, 2008

9 origine storiche dell'innovazione permanente capitolo 1 (Riccardo Viale) Il primo capitolo ci introduce al tema dell innovazione permanente, che caratterizza i giorni nostri, andandone ad indagare le origini storiche. Se in passato le t non erano frequenti e si trasformavano in difficoltà in innovazioni che si diffondevano lentamente nel mercato, oggi la situazione si è capovolta. Riccardo Viale, come molti altri autori, fa risalire la svolta tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, soprattutto negli USA. Una serie di incentivi (economici, culturali, istituzionali ecc.) hanno incoraggiato in quegli anni comportamenti innovativi, che a loro volta hanno rafforzato tali incentivi, generando così circoli virtuosi e quindi innovazione permanente. I cambiamenti di quegli anni sono legati a quelle che Viale chiama le 3 C (che s influenzano a vicenda): aumento della Concorrenza del mercato, scoperta dei rendimenti crescenti legati alla Conoscenza scientifica delle tecnologie e sempre maggiore disponibilità di Capitale finanziario per le imprese impegnate in ricerca e sviluppo. La concorrenza diventa significativa con la rivoluzione dei trasporti della seconda metà dell 800 (treno, auto), con la maggiore urbanizzazione, l aumento del reddito medio disponibile e le leggi antitrust statunitensi del 1890; in un contesto fortemente concorrenziale, che caratterizza la globalizzazione dei giorni nostri, diventa fondamentale per le imprese distinguersi attraverso prodotti e processi innovativi. Il secondo fattore, la conoscenza scientifica delle tecnologie, sviluppatosi con la seconda rivoluzione industriale e incentivato dalle leggi sui brevetti (che consentono alle imprese di proteggere le proprie innovazioni) porta alla nascita dei primi laboratori di ricerca e sviluppo all interno delle imprese e alle collaborazioni tra università e imprese; la ricerca e quindi l innovazione diventano un must delle imprese. La disponibilità di Capitale finanziario diventa fondamentale per le imprese della seconda rivoluzione industriale (a differenza di quelle della prima), che creano fusioni, dando presto vita a società per azioni; il mercato azionario permette così l investimento nelle imprese di grandi quantità di capitali, utilizzati soprattutto in ricerca e sviluppo. Le imprese di oggi sono ormai strutturalmente collegate alle istituzioni finanziarie. S A Maria Dukhvalova // Francesco Donati // Chiara Gambarana Eleonora Ganini // Flavia Frison // Clara Fustinoni // Dina Skuratovich 9

10 ostacoli cognitivi ad innovazione capitolo 2 (Fabio del Missier e Rino Rumiati) La psicologia cognitiva, spiegata da Fabio Del Missier e Rino Rumiati, come chiave di lettura dei meccanismi mentali chiamati in gioco nella generazione d'innovazione. Le diverse attività cognitive: 1. individuare problemi/opportunità non immediatamente evidenti; 2. generare soluzioni per problemi mal definiti; 3. scoprire nuove procedure volte a produrre diversi tipi d'innovazione rispettivamente I. identificazione di un nuovo bisogno o esigenza, nuovo modo di concepire un prodotto; II. ideazione di un nuovo prodotto o servizio, o di una loro componente, o trasformazione innovativa di un prodotto o servizio già esistente; III. ideazione di nuovi processi) possono avere esiti qualitativi soggettivamente differenti in base alla naturale influenza di elementi cognitivi aiutanti o opponenti tali attività, il capitolo offre dei suggerimenti pratici per alimentare un'impostazione mentale efficace nella produzione di idee innovative. INDAGA A 10 Riccardo Viale, "La cultura dell innovazione. Comportamenti e ambienti innovativi" Il Sole 24 ore, Milano, 2008

11 creatività e innovazione capitolo 3 (Paolo Cherubini) Paolo Cherubini contrappone alla versione allargata della spiegazione cognitiva dell innovazione (presentata nel capito precedente da Fabio Del Missier e Rino Rumiati) una sua versione ristretta. In poche parole nella tesi viene brevemente affrontata la questione della natura dell innovazione e del pensiero creativo. Dopo un ampia analisi delle tesi di dottorato sulla creatività, Cherubini ha notato che nonostante l argomento fosse lo stesso, nelle aree diverse si usavano termini diversi(le tesi di area economicofinanziaria preferivano termine innovazione, focalizzandosi sugli aspetti organizzativi, mentre le tesi de area psicologica usavano più il termine creatività, focalizzandosi sugli aspetti isndividuali). Così l autore sostiene che la psicologia cognitiva può aiutare a capire solo l attività di problem solving finalizzata all'adattamento di una soluzione tradizionale a un contesto nuovo. Più problematica invece, per la psicologia, l'analisi empirica della creatività assoluta, cioè pensare o realizzare qualcosa che non era stato né pensato né realizzato prima e che costituisce un'innovazione. Nella tesi l autore descrive 4 approcci dello studio della creatività: psicometrico e psicologico; cognitivo-sperimentale; storico-ideografico ; cognitivo-computazionale. Avvertendo comunque che ciascuno dei quattro approcci ha dei seri limiti, intrinseci al loro essere approcci indiretti. Un altro aspetto importantissimo che sottolinea psicologo è che una delle caratteristiche dei più grandi innovatori è la capacità di superare gli schemi tradizionali di pensiero attraverso l utilizzo creativo delle analogie. S A Maria Dukhvalova // Francesco Donati // Chiara Gambarana Eleonora Ganini // Flavia Frison // Clara Fustinoni // Dina Skuratovich 11

12 propensione a innovare e conoscenza di sfondo capitolo 4 (Andrea Pozzali) Prendendo per assunto che l innovazione è un fenomeno relativamente poco diffuso, ovvero fortemente legato a determinate dimensioni temporali, spaziali e sociali, Andrea Pozzali, nel capitolo 4, cerca di mettere in luce quelli che possono essere i fattori di influenza per lo sviluppo dell innovazione, attraverso un focus sull individuo, sulla sua interazione con l ambiente fisico, sociale e culturale. In particolare viene analizzato il rapporto tra innovazione e conoscenza. Quest ultima viene classificata in conoscenza proposizionale, che ha la sua manifestazione nelle scoperte scientifiche; conoscenza prescrittiva, che traduce la scoperta in invenzione; conoscenza tacita, definita da Michael Polanyi, come l insieme di tutte quelle forme di sapere possedute più o meno consapevolmente dal soggetto e che per loro natura non possono essere codificate. Questa a sua volta può essere classificata in conoscenza tacita competenziale, che racchiude ed interessa le abilità fisiche di un individuo; conoscenza tacita cognitiva, che riguarda le competenze linguistiche; conoscenza tacita di sfondo, che racchiude tutti quei valori, quelle credenze, quei comportamenti, assunti dall individuo in quanto inserito in un determinato contesto socio-culturale. E proprio sull importanza e sulla relazione di quest ultima con i processi di innovazione, che si sviluppa la tesi del capitolo, ovvero: L innovazione non può essere vista come un fenomeno puramente economico o ingegneristico: per poter essere compresa, deve essere considerata anche come un fenomeno sociale e culturale. (Pozzali, 2008 p. 130) In particolare, al termine del capitolo, vengono evidenziati i tre fattori fondamentali che influenzano la propensione di una determinata società all innovazione: il peso della tradizione culturale, ovvero la propensione alla rottura con le consuetudini del passato e con le abitudini consolidate; l orientamento positivo nei confronti del rischio, ovvero la disponibilità ad accettare un determinato livello di rischio nei processi di sviluppo e innovazione, tale da considerare i possibili fallimenti come parti integranti di tali processi; la tendenza al pensiero veloce, ovvero la propensione ad assumere decisio- 12 Riccardo Viale, "La cultura dell innovazione. Comportamenti e ambienti innovativi" Il Sole 24 ore, Milano, 2008

13 ni fondamentali in tempi relativamente brevi, in modo da limitare l incertezza e l indecisione: in un contesto innovativo e dinamico, prendere decisioni in tempi rapidi è spesso una necessità vitale. In conclusione si può affermare che la propensione all innovazione di una determinata cultura è data dal giusto equilibrio tra questi fattori. Un terreno fertile per l innovazione sarà, quindi, quella cultura in grado di liberarsi dal peso della tradizione, disposta a convivere con un livello ragionevole di rischio e di vulnerabilità e in grado di premiare i soggetti in grado di prendere decisioni fondamentali in tempi rapidi. S A Maria Dukhvalova // Francesco Donati // Chiara Gambarana Eleonora Ganini // Flavia Frison // Clara Fustinoni // Dina Skuratovich 13

14 la dimensione locale dell'innovazione capitolo 5 (Guido Martinotti e Andrea Pozzali) Guido Martinotti è professore di Sociologia urbana presso la facoltà di Sociologia dell Università di Milano Bicocca. Il quinto capitolo ci mostra come l innovazione dipenda fortemente dal luogo,cioè dal contesto locale in cui si sviluppa. Martinotti e Pozzali, attraverso il caso della Silicon Valley, individuano alcuni dei fattori che rendono determinate zone geografiche maggiormente propense all innovazione rispetto ad altre. Un fattore è la presenza di un capitale sociale, cioè una fitta rete sociale che collega vari attori dell innovazione (università, centri di ricerca, aziende, istituzioni pubbliche), relazioni che possono essere sia formali che informali. Nella Silicon Valley questa rete è caratterizzata dalla presenza di numerose università di eccellenza. Un altro fattore concerne le caratteristiche del sistema industriale, che nel caso della Silicon Valley consiste in microelettrica e network computing, settore da costruire ex novo e quindi più propenso ala nascita di piccole aziende innovative e dinamiche. In California c erano anche condizioni istituzionali favorevoli: diffusione in larga scala del venture capital, mercato del lavoro flessibile e aperto, politiche di finanziamento federali generose nei confronti della ricerca universitaria. Non ultimi i fattori culturali: forte spinta all imprenditorialità individuale, orientamento positivo nei confronti dell assunzione di rischio, valutazione positiva dei casi di insuccesso, della competizione, dello stress. S A 14 Riccardo Viale, "La cultura dell innovazione. Comportamenti e ambienti innovativi" Il Sole 24 ore, Milano, 2008

15 la capacità di innovare nelle imprese capitolo 6 (Luigi Marengo) Luigi Marengo raggruppa i fattori che determinano il successo innovativo in un'impresa in quattro categorie: la capacità di percepire le minacce e le opportunità nell ambiente circostante; la capacità di mettere in atto i necessari e conseguenti cambiamenti interni; la capacità di tradurre il cambiamento in risultato economico e la capacità di mantenere queste condizioni nel tempo. Un'azienda è in grado di innovare se riesce ad approfittare delle nuove conoscenze tecnologiche generate al suo interno o esterno; se riesce a cogliere i cambiamenti di gusto o i bisogni latenti dei consumatori; se riesce a seguire in modo efficace l'attività dei concorrenti; se riesce a occupare nuove nicchie di mercato locale o internazionale; se riesce ad approfittare delle opportunità generate da nuovi vincoli o da incentivi legali e dal quadro istituzionale e politico generale; se riesce a mantenere attivo questo ciclo di condizioni senza fossilizzarsi su alcune routine organizzative. S A Maria Dukhvalova // Francesco Donati // Chiara Gambarana Eleonora Ganini // Flavia Frison // Clara Fustinoni // Dina Skuratovich 15

16 conoscenza tecnologica e innovazione: il ruolo crescente dell'innovazione (Pier Paolo Patrucco) Questo capitolo pone al centro dell economia dell innovazione la dimensione relazionale, comunicativa e cooperativa che sta dietro alla creazione di conoscenza e d innovazione. La comunicazione tecnologica viene poi definita come quel supporto necessario all accumulazione della conoscenza stessa, che permette la crescita delle imprese. Ogni programma per la diffusione dell innovazione nelle imprese dovrebbe tenere in considerazione, oltre alla componente puramente tecnologica, altre componenti, quali: il fattore umano, la cultura d impresa, la cultura sociale e la cultura di mercato. Le imprese sono il motore per la generazione e la diffusione di conoscenza solo se sono in grado di implementare interazioni e scambi di conoscenza efficaci con altre imprese, università, organizzazioni etc. Devono trarre vantaggio dall esterno, dalla multidisciplinarietà e rendere accessibile la propria conoscenza tramite i mezzi di comunicazione tecnologica. capitolo 7 S A 16 Riccardo Viale, "La cultura dell innovazione. Comportamenti e ambienti innovativi" Il Sole 24 ore, Milano, 2008

17 complessità nei percorsi dell'innovazione capitolo 8 (Pietro Terna) Lo slogan del capitolo è more is different, è il titolo di un articolo di Philip Anderson, e dagli suoi studi sugli elementi di numero elevato che interagiscono. Complessità depende dalla quantità degli elementi partecipanti dell'interazione tra gli elementi secondo le regole implicite o esplicite Questi due livelli di lettura si sovrappongono. I sistemi complessi hanno le seguenti caratteristiche (secondo Holland) ' il parallelismo, con moltitudine di agenti che interagiscono e producono un gran numero di segnali e informazione simultaneamente ' l'azione condizionale, per cui gli agenti adottano schemi del tipo se/allora, con l'azione conseguente ad allora che può a sua volta essere un segnale che genera interazioni o retroazioni ' la presenza di moduli o blocchi di regole, cha agiscano in sequenza ' la capacita di adattamento ed evoluzione con il cambiamento continuo degli agenti Tutto l'articolo è dedicato alla ricerca della spiegazione di cos'è la complessità, soprattutto nel mondo economico attuale, spinto dall'innovazione tecnologica costante, come è possibile studiare questo sistema complesso per produrre gli strumenti per la politica economica. La complessità come abbiamo visto ha più livelli in cui gli agenti (partecipanti del sistema), interagendo tra di loro, creano una rete di significati ed interazioni. Nel contesto economico abbiamo tre tipi di agenti importanti per lo sviluppo dell'innovazione: ' enti di governo ' enti di ricerca (soprattutto università) ' le imprese Il successo degli studi dell''innovazione e dell'applicazione nella realtà dipendono da quanto siano efficaci tutti i tre attori sia nel loro compito sia nell'interagire con gli altri. S A Maria Dukhvalova // Francesco Donati // Chiara Gambarana Eleonora Ganini // Flavia Frison // Clara Fustinoni // Dina Skuratovich 17

18 /4/ sistema dei legami e delle genealogie 18 Riccardo Viale, "La cultura dell innovazione. Comportamenti e ambienti innovativi" Il Sole 24 ore, Milano, 2008

19 sistema dei legami e delle genealogie Il volume La cultura dell innovazione, promosso dalla Fondazione Cotec (Fondazione per l innovazione Tecnologica), parte dall analisi della possibilità dell innovazione nell industria manifatturiera e nel settore dei servizi dicendo che questo fenomeno può essere promosso e spiegato e promosso solo con un attenta analisi di tipo psicologico, culturale e istituzionale. Essendo un testo composto da più parti scritte dagli autori specializzati nei settori diversi (psicologia,filosofia, formazione, economia e finanza, sociologia, storia delle scienze e tecnologia ecc.) il volume risulta in se interdisciplinare. Viale gli unisce nella discussione sul tema della cultura dell innovazione, e risulta interessante quanto sono differenti non tanto opinioni ma i punti di vista dell osservazione del problema posto. In ogni caso però si sottolinea l importante dominanza del fattore socio-culturale e del ambiente nel quale si avvisa lo sviluppo dell innovazione. In uno degli articoli Riccardo Viale dice che da più anni si parla, in Italia, sulla falsariga dell'esperienza americana, di educare i giovani all'innovazione. Di fronte alla differente propensione all'innovazione di aree geografiche, territori e contesti locali, si pensa che la causa si trovi proprio in uno specifico atteggiamento culturale e psicologico dell'individuo. Viale sottolinea che la conoscenza di sfondo "inno genetica" che l'individuo assorbe nei suoi processi di sviluppo e socializzazione sembra di influire in modo determinante. Valori e norme comportamentali come la curiosità intellettuale, la capacità di "problem solving", l'anticonformismo nelle soluzioni, la propensione al rischio, il gusto per la conoscenza e la comprensione della realtà naturale e umana, sembrano iscritti nella cultura locale, trasmessa attraverso l'istruzione e l'interazione sociale. Solo queste specificità sembrano di spiegare la differente performance innovativa di aree che hanno analoghi fattori di contesto economico, finanziario e amministrativo, come alcune regioni degli Stati Uniti. Qui che viene avvisata la necessità da alcuni studiosi e policy maker di orientare gli strumenti educativi verso la promozione di questo tipo di valori e comportamenti, quando il contesto locale ne sia privo. Il vero problema a questo punto è Come educare alla cultura Maria Dukhvalova // Francesco Donati // Chiara Gambarana Eleonora Ganini // Flavia Frison // Clara Fustinoni // Dina Skuratovich 19

20 sistema dei legami e delle genealogie dell'innovazione? La tendenza attuale è di orientare i programmi scolastici, liceali e universitari, verso i contenuti legati all'innovazione. Cultura scientifica, tecnologica, economica e di "business administration" instillata ad adolescenti viene proposta come lo strumento privilegiato. Ed appunto a questa tendenza che tralascia alcuni importanti errori si contrappone Viale. Dagli studi della nuova psicologia dell'età evolutiva (Alison Gopnik The Philosophical Baby, Farrar, Strauss and Giroux New York, 2010) si afferma che l'evoluzione cognitiva presenta un cambiamento che potrebbe essere rappresentato, metaforicamente, come il passaggio da una fase di ricerca a quella di sviluppo produttivo. Così i bambini nei primi anni di vita presentano il potenziale più alto di capacità creativa e di ricerca rispetto alle fasi successive. La loro mente e il loro corpo sono uno strumento d'indagine continua, di creazione di ipotesi sulla base dell'evidenza e della fantasia e di controllo e cambiamento concettuale alla luce di nuovi dati. La mente è libera di indagare e di sondare innumerevoli possibilità di interpretare il mondo. Il corpo permette l'interazione sensoriale con la realtà esterna da cui ricevere, elaborare e immagazzinare sempre nuovi dati. I bambini sono dei veri e propri laboratori di ricerca viventi. Dopo i primi anni però diminuisce progressivamente l'effervescenza creativa e prende piede una tendenza a sistematizzare e sviluppare le proprie ipotesi sul mondo. La necessità di affrontare, in modo sempre più autonomo e pragmaticamente di successo, la realtà circostante portano il futuro adulto a fissare e utilizzare gli strumenti concettuali di cui dispone. Così si passa, per usare la terminologia di Thomas Kuhn, a una fase di "scienza normale" dove la componente di cambiamento concettuale diventa minore. Il bambino, e successivamente l'adolescente, come "scienziato normale" perde progressivamente quell'apertura e permeabilità mentale che contraddistingue le prime fasi di sviluppo. È un errore, quindi, pensare di poter influire sulla propensione all'attività creativa e innovativa con programmi didattici che inizino a livello adolescenziale. È corretto invece concentrarsi su fasi di sviluppo precedenti cercando di alimentare e mantenere vivo nel tempo la 20 Riccardo Viale, "La cultura dell innovazione. Comportamenti e ambienti innovativi" Il Sole 24 ore, Milano, 2008

21 dimensione di "child as a little scientist" (bambino come piccolo scienziato). Non si può dimenticare in questo contesto l attività e il lavoro di uno dei più grandi Maestri del Design italiano Bruno Munari. Lui in sostanza ha messo in pratica i concetti sopraccennati, realizzando numerosi progetti per la stimolazione e sviluppo della creatività dei bambini piccoli, ed altri per lo sviluppo della propriocezione e coordinazione per bambini ipovedenti e ciechi. Viale evidenzia uno secondo errore: ovvero credere di promuovere la propensione all'innovazione attraverso programmi centrati solo sulla conoscenza tecnico scientifica e su quella di tipo economico gestionale. Come evidenzia il rapporto Cotec -Wired del 2009 sulla cultura dell'innovazione non è chiaro se l'acculturazione verso la scienza e tecnologia abbia una influenza determinante nell'accettazione delle tecnologie. Sembrano esserci altri fattori più profondi, come quelli legati al genere. Ad esempio, all'interno di campioni di scienziati maschi e femmine, con la stessa base conoscitiva, continua a esserci una differenza sensibile nell'accettazione delle tecnologie, con una maggiore propensione nei maschi che nelle femmine. Anche l'età sembra giocare un ruolo importante nel favorire, nei più giovani, una maggiore percezione degli aspetti benefici delle tecnologie. La maggiore propensione e apertura verso il nuovo, insita in questo atteggiamento, sembra diminuire progressivamente con l'età, dal "piccolo scienziato" in poi. Autore sostiene che aspetti cognitivi ed emozionali sono intrecciati nel determinare la tendenza al pensiero creativo, una minore percezione del rischio e un atteggiamento innovatore. Da queste considerazioni emerge che una proposta educativa adeguata dovrebbe non avere solo una finalità contenutistica, ma soprattutto procedurale. In altre parole si tratterebbe di agire più sul "know how" che sul "know that" del giovane. Maria Dukhvalova // Francesco Donati // Chiara Gambarana Eleonora Ganini // Flavia Frison // Clara Fustinoni // Dina Skuratovich 21

22 /5/ capacità di anticipazione 22 Riccardo Viale, "La cultura dell innovazione. Comportamenti e ambienti innovativi" Il Sole 24 ore, Milano, 2008

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